Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

mercoledì 1 aprile 2020

Manette per tutti tranne che per loro

ilgiornale.it
Alessandro Sallusti

Questo è il momento del fare e del dolore, non c'è dubbio, ma prima o poi verrà il giorno di tirare le somme di questo disastro



Questo è il momento del fare e del dolore, non c'è dubbio, ma prima o poi verrà il giorno di tirare le somme di questo disastro. Che è sì un disastro sanitario, ma anche gestionale tra ritardi, errori ed omissioni che hanno sicuramente dilatato il numero dei contagi e quindi dei morti.

Non ci pare vero che la magistratura se ne stia alla larga, ne siamo felici. Prendiamo però atto che ancora una volta i giudici, anche di fronte a emergenze e catastrofi naturali, intervengono sul livello politico o spariscono in base al colore del governo di turno. Matteo Salvini è a processo per avere chiuso i porti e secondo l'accusa messo a rischio la vita, la libertà e la dignità di un centinaio di immigrati bloccati per qualche ora a bordo di una nave in condizioni di massima sicurezza nel periodo dell'emergenza sbarchi.

Se il principio deciso dai pm, dal Pd e dai Cinque Stelle sul caso Salvini è quindi che le responsabilità politiche sono giudicabili penalmente, mi chiedo se lo stesso non dovrebbe valere oggi nei confronti di chi, pur conscio del rischio imminente di epidemia (sancito in un decreto del governo il 31 gennaio), non ha procurato per tempo mascherine, tamponi e apparecchiature salvavita, mandando così allo sbando prima e provocando la morte poi di decine di medici e infermieri e di migliaia di ignari italiani.

Io auguro al ministro della Sanità Roberto Speranza di non mettere mai piede in un tribunale, ma almeno si faccia una domanda con onestà: perché ho votato per mandare alla sbarra il ministro Salvini (zero immigrati morti e feriti) e io (diecimila italiani morti e centomila feriti) dovrei farla franca?

Mi auguro che la risposta per favore non sia la più vera: perché Salvini è leghista e lui di sinistra. E a proposito. Terremoto a L'Aquila, 2009, governo Berlusconi, Bertolaso capo della Protezione Civile, 306 morti. A processo finiscono tutti i membri della commissione Grandi rischi (che dipende da Palazzo Chigi), l'equivalente nelle catastrofi dell'Istituto superiore di sanità per il virus. La surreale accusa è di non aver previsto il terremoto. In primo grado furono tutti condannati a sei anni (prosciolti nel 2015 in Cassazione) per comportamenti «inefficaci in relazione ai doveri di previsione e prevenzione» e «rassicurazioni infondate».

Nessun solerte magistrato oggi si permette di rivolgere la stessa accusa al premier Conte (e ai suoi collaboratori) che ancora il 30 gennaio rassicurava in tv: «Italiani, tranquilli, la situazione è sotto controllo, siamo pronti, non accadrà nulla di grave», inducendo così a comportamenti suicidi milioni di persone. Anche a Conte auguro ogni bene, ma si vergogni di aver venduto Salvini ai magistrati. E i magistrati si vergognino di quello che stanno facendo a Salvini e fecero ai tempi della berlusconiana emergenza a L'Aquila.

L'osceno scaricabarile contro le regioni del Nord

ilgiornale.it
Alessandro Sallusti

Ma quale "solidarietà nazionale" invocata dal presidente della Repubblica e millantata dal premier Conte che ieri, alle strette, ha detto «sì» a una cabina di regia dell'emergenza con le opposizioni.



Ma quale «solidarietà nazionale» invocata dal presidente della Repubblica e millantata dal premier Conte che ieri, alle strette, ha detto «sì» a una cabina di regia dell'emergenza con le opposizioni. Non solo, a oggi, la maggioranza giallo-rossa non ha alcuna intenzione di ascoltare il centrodestra ma ha avviato una operazione di sciacallaggio nei confronti dei governatori del Nord, scaricando colpe e responsabilità di ritardi e inefficienze su Fontana e Zaia, presidenti di Lombardia e Veneto.

Sarebbe facile ricordare che il 27 gennaio il premier Conte, ospite di Lilli Gruber, disse: «Siamo prontissimi, abbiamo adottato tutti i protocolli di prevenzione possibili e immaginabili», salvo poi scoprire pochi giorni dopo che non avevamo né respiratori né mascherine; sarebbe semplice ricordare al Pd che il suo sindaco di punta Giorgio Gori, primo cittadino di Bergamo, ancora l'11 febbraio portò la giunta a mangiare in un ristorante cinese «perché bisogna evitare i pregiudizi»; sarebbe ovvio ricordare che mentre Conte e la sinistra brancolavano nel buio i governatori del Nord già imploravano isolamento, restrizioni e lanciavano allarmi sulla mancanza di mezzi adeguati;

sarebbe ovvio ricordare al Pd e ai Cinquestelle che lo scarso utilizzo dei tamponi per scovare i positivi è stato deciso dall'Istituto superiore di sanità che risponde al governo, non alle regioni. Con l'avvicinarsi di decisioni impopolari (altro che chiusura solo fino al 4 aprile) e di scadenze drammatiche (servono altri soldi, ma le casse sono vuote), i partiti di maggioranza cercano di passare il cerino nelle mani dell'opposizione, aprendo una tardiva «cabina di regia» e mettendo in croce i suoi governatori, il che ben ci fa capire in che mani siamo.

Di questo passo ci si va sicuramente a schiantare, occorre un cambio di linea, di visione, di competenza, uscire dalla rissa politica che si sta accedendo. E c'è una sola persona che potrebbe prendere in mano il cerino con buone probabilità di non scottarsi lui e di evitare che l'incendio si propaghi: si chiama Mario Draghi. In molti lo evocano, lui ha aperto uno spiraglio con un illuminante articolo sul Financial Times (che oggi ripubblichiamo). Escludo che sgomiti per prendere in mano il Paese, ma non escluderei che - se chiamato - possa accettare, a determinate condizioni, di provare a salvarlo. O almeno lo spero. Non è l'ora dei dilettanti.

Perché in Lombardia mancano le mascherine protettive? Fontana e Gallera non raccontano tutta la storia

repubblica.it
Andrea Sparaciari


Giulio Gallera, assessore regionale alla sanità e Attilio Fontana, presidente regione Lombardia. Imagoeconomica

Perché in Lombardia mancano le mascherine protettive? Perché 12 contagiati su 100 in regione appartengono al personale sanitario? Di chi è la responsabilità? Domande che da giorni rimbalzano nella Lombardia che lotta contro il Corona Virus. Una polemica tra Pirellone e Protezione Civile rimasta a lungo sotto traccia ed esplosa definitivamente dopo le parole pronunciate venerdì 13 marzo dall’assessore regionale al Welfare Gallera che ha attaccato frontalmente la Protezione Civile per un’inadatta fornitura di presidi medici: «A noi servono mascherine del tipo fpp2 o fpp3 o quelle chirurgiche e invece ci hanno mandato un fazzoletto, un foglio di carta igienica, di Scottex».

Tuttavia la storia è molto più complicata. Per comprenderla bisogna partire da un punto dirimente: Regione Lombardia non ha mai avuto un “Piano Emergenze” che stabilisse in modo chiaro a chi spettasse l’acquisto di presidi medici come mascherine, guanti e occhiali protettivi. Quindi, ogni singola amministrazione ha sempre agito per conto suo.Non l’aveva prima, non l’ha neanche adesso. Una scoperta fatta dai consiglieri regionali del Pd, che però non è mai stata confermata ufficialmente dalla giunta Fontana, anche perché l’attività del Consiglio regionale è paralizzata e la possibilità ispettiva delle opposizioni sull’operato della giunta è praticamente nulla.

Tanto che il 10 marzo scorso, in una lettera a Fontana, i consiglieri Pd chiedevano formalmente se: “È stato predisposto e aggiornato periodicamente, negli anni, il Piano Emergenze dal quale tutto il personale sanitario potesse trarre le indicazioni operative omogenee per affrontare un’epidemia di queste dimensioni? Possiamo avere copia degli aggiornamenti dei piani via via predisposti?”. Una richiesta caduta nel vuoto.Comunque, una prova della disomogeneità operativa è che domenica 15 marzo il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha potuto annunciare sulla sua pagina Facebook che:

«Da sempre Milano mantiene ottimi rapporti con le principali città cinesi: nei giorni scorsi ho fatto un po’ di telefonate alla ricerca di mascherine, e la risposta non si è fatta attendere. Ieri sera è arrivato un primo carico: le distribuiremo ai medici di base, agli ospedali e al personale del Comune al lavoro per assicurare i servizi. Nei prossimi giorni ne attendiamo alcune centinaia di migliaia: le metteremo a disposizione dei cittadini, cominciando dalle fasce più deboli». Se fosse stato operativo un protocollo unico regionale, Milano non avrebbe potuto fare da sola.

Secondo dato certo è che Regione Lombardia, a metà febbraio – quindi a emergenza già in atto ha bloccato tutti i singoli ordini di presidi medici inviati in precedenza dalle sue propaggini amministrative (Asst, ospedali, ecc…), centralizzando gli acquisti nell’Azienda Regionale per l’Innovazione e gli Acquisti (Aria Spa). Una procedura che ha avuto come conseguenza un ritardo oggettivo negli approvvigionamenti, anche perché si è subito dimostrato più difficoltoso il reperimento di grandi stock di materiale, rispetto a di ordini di minor grandezza. Inoltre, con l’avanzare del contagio a livello globale, si è fatto sempre più difficile trovare fornitori con magazzini pieni.

E infine i prezzi sono schizzati alle stelle.

In seguito e questo lo ha scoperto l’inchiesta di Fabrizio Gatti su “L’Espresso” – è accaduto che il Pirellone ha firmato un ordine per 4 milioni di mascherine che – aveva assicurato il governatore lombardo Attilio Fontana – sarebbero dovute arrivare entro il 27 febbraio. Ma quelle mascherine non sono mai giunte, tanto che il 2 marzo il maxi ordine viene annullato dalla Regione. Secondo la versione ufficiale perché il “fornitore non è stato in grado di adempiere agli obblighi assunti”. Secondo il giornalista perché le aziende scelte dal Pirellone non producevano più quel tipo di presidi medici. Quindi un ordine sbagliato.

“L’ordine di quattro milioni di mascherine è stato annullato (…) dalla centrale di committenza regionale, in quanto il fornitore non è stato in grado di adempiere agli obblighi assunti. Sono stati perfezionati ulteriori ordini con una serie di altri fornitori per i quantitativi di mascherine necessari. L’acquisizione dei dispositivi sta avvenendo presso diversi operatori economici e, alla data di lunedì, abbiamo già ricevuto e distribuito 57.440 mascherine tipo ffp2; 22.620 tipo ffp3 e 496.600 chirurgiche”, aveva risposto ufficialmente il Pirellone a L’Espresso.Così Regione Lombardia si è ritrovata a cercare affannosamente i presidi sul mercato mondiale. Che ne frattempo era andato in tilt.

Con l’esplosione globale del virus, infatti, non solo trovare i fornitori si è rivelato difficile, ma anche riuscire a far arrivare i carichi è divenuta un’impresa, visto che la fame di mascherine ha spinto numerosi paesi di transito delle navi a requisire i carichi. E il Pirellone non è sfuggito alla regola: si vede infatti bloccare un cargo in Turchia a fine febbraio e un altro, proveniente dall’Olanda, viene bloccato e requisito in Germania. E poi ci sono le truffe, come svela il consigliere regionale M5s, Dario Violi: «La Regione ha fatto un ordine da 7 milioni di euro a un’azienda che poi si è rivelata inesistente. Sembra che fortunatamente sia poi riuscita a recuperare i soldi».

È in questo marasma che è partita la richiesta di aiuto di Fontana alla Protezione Civile per una fornitura extra di mascherine e guanti. Quella stessa fornitura poi attaccata platealmente dall’assessore Gallera. A quanto risulta a Business Insider Italia la Protezione Civile ha consegnato alla Lombardia:

  • 398.140 mascherine modello Ffp2 ed Ffp3
  • 97.200 mascherine chirurgiche;
  • 707.000 mascherine Montrasio;
  • 10.800 occhiali protettivi;
  • 930 mila guanti monouso
  • 3.013 indumenti protettivi;
  • 113 ventilatori polmonari intensivi;
  • 103 ventilatori polmonari sub-intensivi 103
«La verità è che la Protezione Civile ha consegnato alla sola Regione Lombardia in pochissimo tempo oltre mezzo milione di mascherine di diversa tipologia: ffp2, chirurgiche e simil-chirurgiche», attacca Violi, «Le mascherine contestate dagli assessori regionali lombardi sono solo una parte della fornitura e sono state acquistate con la garanzia che siano idonee all’uso per le quali sono state progettate. Ricordiamo inoltre allo smemorato assessore che sono state acquistate in tempi super celeri perché chi era stato incaricato all’approvvigionamento di questi dispositivi, ovvero la Regione, HA SBAGLIATO L’ORDINE‼️

Questo i signori della Lega non verranno mai a dirvelo che era loro compito procedere all’acquisto di mascherine e che si sono affidati ad una ditta estera la quale ha tirato il bidone lasciandoli e lasciandoci sprovvisti. È quindi intervenuta la Protezione Civile per coprire la falla aperta da quelli “capaci” di Regione Lombardia con ordinativi urgenti e rapidi». «Tutto quello che abbiamo, trasferiamo alle Regioni per cercare di ovviare alle carenze. Al momento non abbiamo altre mascherine, ma la Lombardia ne ha avute un numero superiore a quello delle altre proprio perché è in una situazione drammatica», ha dichiarato domenica al “Corriere della Sera” Luigi D’Angelo, responsabile emergenze della Protezione civile, al Corriere della Sera.

«Finora alle Regioni abbiamo dato 5 milioni di mascherine. Il fabbisogno mensile è di 90 milioni e noi abbiamo contratti per 56 milioni nelle prossime quattro settimane. All’inizio dell’emergenza c’era una disponibilità maggiore. Adesso che il virus si è diffuso in tutto il mondo i Paesi di transito fermano le forniture e le requisiscono. Ecco perché ogni Stato deve produrle e soprattutto riuscire ad aumentare questa produzione».Ma il fronte dello scontro Pirellone-Protezione Civile riguarda anche lo stop al previsto ospedale d’emergenza che Regione Lombardia aveva annunciato nel padiglione della Fiera di Milano.

Gallera aveva infatti annunciato un accordo con la Protezione Civile per creare una maxi struttura con 500 letti di terapia intensiva, dove avrebbero operato «circa 500 medici e dai 1.200 ai 1.500 infermieri». Un’idea poi decaduta polemicamente. Sempre a causa della Protezione Civile, ha sostenuto Fontana, rea di non esser stata in grado di mantenere le promesse fatte e di non aver recapitato le forniture promesse. Anche a questo ha risposto D’Angelo: «Le tempistiche per avere le attrezzature sono lunghe, almeno 15 giorni. Per allestire un ospedale ci vuole un mese.

Ma il vero problema è il personale: ci volevano almeno 400 medici e 800 infermieri e non abbiamo la possibilità di destinare tutte queste forze per una nuova struttura. Per questo abbiamo preferito aumentare i posti letto in altri ospedali in modo da poter procedere in pochissimi giorni», ha spiegato.

Lazzaro Spallanzani, padre della biologia sperimentale e della fecondazione artificiale

lastampa.it

Lo studioso nato a Scandiano nel 1729 fu un genio della scienza. Ecco tutte le scoperte del medico al quale è intitolato l’ospedale di Roma


Il monumento a Lazzaro Spallanzani a Scandiano

Da settimane sentiamo, purtroppo, ripetere spesso questo cognome, «Spallanzani». Il pensiero corre immediatamente all’enorme ospedale romano dedicato alle malattie infettive che fu fondato nel 1936 per la cura e la riabilitazione dei malati di poliomielite.

Oggi, come noto, esso rappresenta uno dei maggiori centri per l’assistenza e la ricerca sul Coronavirus.Per distrarsi un attimo dalla cronaca, può valere la pena riscoprire la figura del padre della biologia sperimentale cui fu dedicata la grande struttura sanitaria.

Lazzaro Spallanzani, (Scandiano, 12 gennaio 1729 Pavia, 11 febbraio 1799) grande naturalista italiano del ‘700, fu un vero genio e, per le sue straordinarie capacità di sperimentatore, divenne famoso in tutta Europa.

Egli comprese e spiegò per primo questioni che oggi per noi sono banali verità, ma che, all’epoca, costituirono vere rivoluzioni nel sapere scientifico.

La sua ricerca si dedicò a quattro grandi capitoli della fisiologia: generazione, circolazione, digestione e respirazione. Tuttavia, si applicò allo studio della “filosofia naturale” anche occupandosi di mineralogia, vulcanologia, bootanica e zoologia.



L’”Astrologo”
Era il primo dei nove figli di uno stimato giureconsulto del quale avrebbe dovuto seguire le orme. Fin da ragazzo dimostrò una poderosa intelligenza e un acume straordinario tanto che i suoi compagni del collegio gesuitico di Reggio lo avevano soprannominato “l’astrologo”.

Questa aura esoterica, nonostante avesse preso i voti e fosse divenuto abate, gli rimarrà indosso per tutta la vita tanto che in uno dei suoi viaggi in nave, durante una tempesta, l’equipaggio stava per buttarlo a mare ritenendolo uno stregone.

Non doveva possedere un carattere facile: studiosissimo, non privo di un certo egocentrismo, rendeva la sua giornata molto metodica, con esperimenti prima e dopo la Messa e la redazione, a sera, di un rigoroso diario scientifico.

Dopo essere passato dagli studi di legge che non amava - a quelli di scienze naturali, completò la sua istruzione accademica a Bologna, dove fu allievo della cugina Laura Bassi, una delle primissime donne che insegnavano all’università, grande divulgatrice delle teorie di Newton.

Fu nel 1754 che Spallanzani prese gli ordini minori e iniziò la sua carriera di insegnante di filosofia, matematica e fisica che si svolgerà quasi tutta presso l’università di Pavia.

Cuccioli in provetta
Fu il primo a scoprire il metodo della fecondazione artificiale. Prelevò dello sperma da una rana maschio e lo mise a contatto con delle uova estratte da una femmina riuscendo a ottenere la nascita dei girini.

Domandandosi se l’esperimento potesse riuscire anche con i mammiferi, fecondò la sua barboncina iniettandole nelle vie genitali «diciannove grani» (un’unità di misura) di liquido seminale di un cane maschio.

Dopo un mese, la gravidanza divenne visibile e Spallanzani così annotava: «Così a me riuscì di fecondare quel quadrupede, e la contentezza ch’io ne ebbi posso dire con verità che è stata una delle maggiori della mia vita, dappoché mi esercito nella sperimentale Filosofia».

Il “sonar”dei pipistrelli
Ancora più entusiasmante scoperta, a suo dire, fu quella che fece nel 1773 durante le tradizionali vacanze estive in famiglia, a Scandiano. Grazie alla collaborazione del fratello Niccolò e dei giovani nipoti, aveva infatti verificato che i pipistrelli, oltre a volare al buio, potevano farlo anche se temporaneamente accecati con della colla.

Il fenomeno, del tutto inatteso e sconosciuto, lo aveva indotto a proporre il sospetto che questi animali fossero dotati di "un nuovo senso", come recitava il volumetto sull'argomento che pubblicò a Torino nel 1794.

Aveva posto le basi per la scoperta dell’”ecolocalizzazione” grazie alla quale questi chirotteri, oggi così di attualità, riescono a orientarsi al buio.

Uno stomaco artificiale
Fu grazie a un esperimento altrettanto insolito che Spallanzani riuscì a capire come la digestione degli alimenti avvenga soprattutto attraverso un processo chimico (e non  solo meccanico) scoprendo la funzione di quelli che saranno da lui chiamati “succhi gastrici”.

Prelevò questi liquidi dall’esofago di una gallina, li inserì in una ampolla di vetro insieme a semi di mais e pezzetti di carne. Portò con sé questa provetta sotto l’ascella per diverse ore per scoprire come l’azione del succo gastrico avesse poi “digerito” artificialmente il mangime anche in modo del tutto autonomo.

Oggi il nome di Spallanzani appare ovunque, nella toponomastica. Gli è stato dedicato perfino un asteroide e un cratere su Marte. Eppure, è difficile che qualcuno non addentro alla storia della scienza serbi memoria dell’uomo cui dobbiamo le nostre più elementari conoscenze sul corpo umano.

Nel prossimo articolo vedremo quali furono le altre scoperte di questo grande scienziato da non dimenticare.

Da Milano al Canavese per pescare, feste in casa, prostitute e altre storie di denunciati per violazioni delle norme anti-coronavirus

lastampa.it



Tra la notte dell'11 marzo e la giornata di ieri, dopo l'ultimo Dpcm emanato dal Governo per contrastare la diffusione del Coronavirus , a Milano sono state controllate quasi settemila persone (6.934).

Secondo i dati aggiornati della Prefettura di Milano, le persone denunciate per inottemperanza ai provvedimenti sono state 124. Una denuncia invece per "false attestazioni". Gli esercizi commerciali controllati sono stati 781 con tre denunce di titolari.

Le persone denunciate per altri reati 10 e gli arresti cinque.

Da Milano al Canavese per pescare
Ma al di là dei grandi numeri sono le storie/motivazioni di chi ha violato queste regole che attirano l’attenzione: due persone sono state individuate e denunciate per essere partiti da Milano per trascorrere qualche ora pescando in un torrente della Valle Orco, nel Canavese, in provincia di Torino.

In due sono stati individuati e denunciati dai carabinieri in località Fornolosa, una frazione del comune di Locana (Torino), mentre stavano posizionando le canne da pesca lungo il corso d'acqua.

Festino con alcol e droga fra studenti nel Salernitano
Avevano organizzato un festino a base di alcol e droga.

Nel Salernitanoquattro studenti ed un operatore socio sanitario, di età compresa tra i 22 e i 26 anni, sono stati sia denunciati per inosservanza delle misure di contenimento e prevenzione dell'emergenza coronavirus sia segnalati alla prefettura di Salerno per uso personale di sostanze stupefacenti.

Il gruppo è stato sorpreso all'interno di una ex struttura ricettiva mentre era in corso il festino. È accaduto a Casalbuono, nel Salernitano. I carabinieri della compagnia di Sala Consilina li hanno scoperti nell'ambito dei controlli a tappeto.

Esce per andare a giocare alle slot, denunciato
I carabinieri di Tempio Pausania hanno denunciato quattro persone per non avere rispettato le norme che limitano gli spostamenti stabilite dal decreto «Io resto a casa».

Si tratta di un uomo che fermato dai militari si è giustificato dicendo di essere uscito per cercare una sala giochi aperta dove poter giocare alle slot machine, una coppia di turisti francesi domiciliati a Olbia, arrivati a Tempio in auto, per fare una gita, e un uomo che ha dichiarato ai carabinieri di essere andato fino a Tempio Pausania per lavare l'auto.

Scoperto a Roma circolo privato aperto, sanzione
Non solo stava svolgendo attività come circolo privato, contravvenendo alle disposizioni sul contrasto della diffusione del Covid-19, ma somministrava abusivamente bevande alle persone non iscritte.

Durante i controlli gli agenti del VI Gruppo Torri della Polizia Locale di Roma hanno riscontrato l'apertura del circolo e rinvenuto un gruppo di persone all'interno. Il locale è stato chiuso e la titolare, una donna di nazionalità nigeriana di 38 anni, è stata

denunciata e quattro suoi connazionali sono stati accompagnati per ulteriori accertamenti presso il centro di foto segnalamento del Comando Generale, in quanto privi di documenti.

Nei confronti della responsabile è scatta anche una sanzione amministrativa di tremila euro per la somministrazione abusiva.

Oltre 30 denunce a Lamezia Terme a gente nei bar
Sono oltre trenta i soggetti denunciati dai carabinieri a Lamezia Termepoiché sorpresi fuori dalle proprie abitazioni senza giustificato motivo, violando quanto previsto per l'emergenza coronavirus.

Molte delle persone sono state sorprese mentre consumavano tranquillamente alcolici nei bar del centro cittadino. Altre, invece, hanno approfittato delle restrizioni in corso per muoversi indisturbati e commettere reati.

È il caso di sei soggetti. Due tratti in arresto per essere stati sorpresi mentre asportavano legna da una proprietà privata e altri quattro bloccati mentre trafugavano merce varia dall'interno di uno stabilimento balneare.

Il titolare di un esercizio di ristorazione è stato denunciato per non aver ottemperato alla prevista chiusura oltre le ore 18, continuando a somministrare pasti alla clientela.

Lo stesso sarà segnalato alla competente autorità amministrativa per la sospensione dell'esercizio dell'attività. Molti i controlli effettuati in queste ore per le autocertificazioni di chi circolava in città, con i carabinieri che hanno anche confermato l'appello: «Restate a casa, insieme possiamo farcela».

Serve cena nel ristorante chiuso, denunciato titolare e clienti
Il titolare di un ristorante ha servito la cena a un gruppo di operai, più di una decina, mantenendo chiuso il locale ma contravvenendo a quanto disposto dal decreto della Presidenza del Consiglio.

È quanto ha appurato a Siena una pattuglia della questura, in servizio straordinario proprio per i controlli dopo aver ricevuto una segnalazione di voci e risate provenienti da un ristorante a nord della città. La denuncia per inosservanza al decreto è scattata per il titolare del locale, per gli avventori e anche per un cameriere.

Sempre a Siena scattata la denuncia per due stranieri, entrambi ubriachi, che si sono messi a inveire contro la polizia che li ha fermati in stazione dopo aver ricevuto la segnalazione di una lite in strada.

Denunciata una famiglia che fa festa in casa
Un'intera famiglia filippina, dieci persone in totale, è stata denunciata per essersi ritrovati a casa di una coppia di parenti a Lonate Pozzolo (Varese)per una festa, dopo aver lasciato le proprie abitazioni a Bergamo e Milano.

«Non avevamo capito che non fosse concesso trascorrere una serata a festeggiare in famiglia», si sarebbero giustificati ai carabinieri chiamati da un vicino di casa che ha telefonato al 112 per segnalare che all'interno dell'appartamento fosse in corso una festa.

Diverse denunce alle prostitute nel Parmense
Il coronavirus ferma anche il “lavoro più antico del mondo”. Nelle ultime due notti gli agenti della Questura di Parma, ma anche i carabinieri della stazioni della provincia hanno multato diverse prostitute sorprese lungo la via Emilia.

Molte di loro, straniere, risultano essere residenti a Milano e, oltre alla sanzione, sono state raggiunte da foglio di via.

Brevetti: il record italiano. Brilla la Lombardia, dodicesima in tutta Europa

corriere.it
di Giulia Cimpanelli

I numeri

Sulla base delle statistiche pubblicate nell’Indice dei Brevetti 2019, le domande inoltrate dal nostro Paese a European Patent Office sono cresciute dell’1,2%, registrando così una performance migliore sia rispetto all’anno precedente (+1%) che alla media europea dei 28 Paesi UE (+0,9%).

Nel 2019, società e inventori residenti in Italia hanno inoltrato 4456 richieste di brevetti, proseguendo così un trend positivo che continua ormai da cinque anni e che ha portato, in questo arco di tempo, ad una crescita complessiva pari al 22% dal 2014.


Le richieste a livello globale

Nel complesso, lo European Patent Office ha ricevuto richieste (che rappresentano un nuovo record assoluto) per più di 181.000 brevetti nel 2019, con un aumento del 4% rispetto al 2018.

Di queste, solo il 45% delle domande era di provenienza dei 38 Paesi aderenti all’EPO mentre il 55% arriva da altre aree. I primi cinque Paesi per numero di richieste sono Stati Uniti (25%), Germania (15%), Giappone (12%), Cina (7%) e Francia (6%).

Altro trend inconfutabile sembra essere l’ascesa delle richieste di brevetto nei settori della Comunicazione digitale e del Computer Technology.

«Essendo cresciute per cinque anni di fila, le domande di brevetto italiane confermano una tendenza in netto apprezzamento ha dichiarato il Presidente di EPO António Campinos.

La forza del settore dei Trasporti e l’elevata crescita nelle richieste di brevetti in altre aree come quelle dei macchinari speciali dimostrano quali sono le specialità nelle quali l’Europa è particolarmente forte».


I Trasporti in testa

Con 378 richieste , quello dei Trasporti (al quale sono ascrivibili numerose richieste di brevetto provenienti dall’Automotive) è diventato, per il secondo anno consecutivo, il primo settore tecnologico per le imprese italiane, benché segni un decremento del 4,8% rispetto alla crescita superlativa (+21%) messa a segno nel 2018.

A dimostrazione di ciò, le imprese italiane nel loro complesso hanno inviato il 4% di tutte le richieste inerenti i Trasporti, facendo dell’Italia il terzo Paese europeo in questo ambito, dopo la Germania e la Francia.

Pur tuttavia, la crescita più marcata registrata all’interno dei settori a maggiore tasso di tecnologia è attribuibile ad “Altri Macchinari Speciali” (+23,9%), un’area che copre tutta una gamma di tecnologie come le macchine utensili e le stampanti in 3D.


G.D., Pirelli, Prysmian sono le prime società italiane per richieste

Con 47 richieste, G.D. si è rivelata la società italiana più attiva nella domanda di brevetti presentati a EPO, seguita da Pirelli (46), Prysmian (46), Chiesi Farmaceutici (42), Saipem (37), Leonardo (30), Istituto Italiano di Tecnologia IIT (27), Ansaldo Energia (25), Brembo (20) e Telecom Italia (20).

(Da notare che le società tra le maggiori richiedenti brevetti come CNH Industrial NV, STMicroelectronics NV, Fiat Chrysler Automobiles non appaiono in questa classifica in quanto domiciliate nei Paesi Bassi e non in Italia).


Lombardia sul podio

La regione Lombardia rappresenta la dodicesima regione europea per richieste a EPO, scalando così una posizione dallo scorso anno quando risultava tredicesima grazie a un aumento del 6,2% nel numero di richieste.

Seguono l’Emilia Romagna (con una quota del 16,7%) e il Veneto (per il 12,9%, con un calo del 3,2% rispetto lo scorso anno). Queste tre regioni rappresentano più del 60% di tutte le domande di brevetto italiane a EPO.

L’incremento regionale più significativo si è avuto in Calabria (+53,8%) e in Sicilia (+37,5%), sebbene i numeri qui siano ancora piccoli, e in Trentino Alto Adige (+31%). Nella classifica per città, Milano svetta con il 21,1% di tutte le richieste italiane, precedendo Torino (6,9%), Bologna (6,8%) e Roma (4,5%).


5G e Ai spingono le richieste di brevetti a EPO

Tra i principali settori tecnologici, la Comunicazione digitale per la prima volta in dieci anni ha conquistato il primo posto in termini di numero di richieste pervenute: con il 19,6% di crescita sull’anno precedente, ha preceduto la Tecnologia medica (+0,9%) che dal 2006 rappresentava il settore a maggior intensità di brevetti.

Nella Comunicazione digitale, che include tecnologie che sono cruciali per implementare le reti di quinta generazione (5G), le domande provenienti da Cina, Stati Uniti ed Europa si equivalgono sostanzialmente.

A contribuire maggiormente alla crescita del settore (+64,6%) sono le aziende cinesi. Il Computer Technology, con +10,2%, rappresenta il secondo settore a maggiore incremento di domande nel 2019: qui il fattore di crescita è legato alle domande relative all’Intelligenza Artificiale.

A farla da padrone con il 14,6% di domande in più rispetto all’anno precedente sono gli Stati Uniti, che contano per circa il 40%, seguiti dai 38 Paesi membri di EPO (+9,3%) con una quota del 30% circa e dalla Cina (+18,7%) che ha una quota di poco superiore al 10%.


Huawei guida la classifica delle società

La classifica delle società riflette altresì l’importanza crescente delle tecnologie digitali. Con 3524 domande, Huawei è stata in assoluto la società con il più alto numero di richieste presentate a EPO nel 2019.

Samsung si è posizionata al secondo posto mentre LG è arrivata terza. Le due società coreane sono tallonate dall’americana United Technologies e da Siemens che, arrivata prima lo scorso anno, nel 2019 si è posizionata al quinto posto.

Cane da 15 anni vive vicino alla lapide dei padroni morti in un incidente stradale

lastampa.it



Da 15 anni vive vicino alla lapide che ricorda i suoi proprietari morti in un incidente stradale. Arriva dalla provincia di Mosca, nei pressi del villaggio Yakimovo, la commovente storia di un cane rimasto solo.

Secondo le persone del posto, infatti, dopo che la giovane coppia con cui viveva è morta in un incidente in autostrada il cane è stato legato vicino alla lapide dai parenti che di lui non ne volevano sapere.

Il quattrozampe si è liberato dalla corda, ma è rimasto lì. Vicino a quella lapide con la foto delle due persone che per tanto tempo lo hanno amato: si è seduto lì vicino e, come se fosse a lutto, non si è più mosso. «Il cane non si fida delle persone.

Quando qualcuno lo avvicina, si allontana e abbaia racconta al Mosca Today Olga N. . Io vivo a Mosca, ho già un cane, vado a Stromyn una o due volte a settimana, quindi non mi è sempre possibile portargli il cibo e non posso portarlo via con me».

Da qualche anno un randagio ha fatto amicizia con questo cane e ha deciso di stargli vicino. E così i due vivono insieme. I residenti del posto portano loro del cibo e hanno costruito due cucce in modo da dar loro un riparo caldo.



Coronavirus, le «armi magiche» di Pechino: perché i negozi cinesi hanno chiuso per primi

corriere.it
Danilo Taino

L’«Ufficio per i Cinesi d’oltremare» esiste dal 1978, e coordina le comunità della diaspora. Obiettivo: oggi, non contagiare gli italiani. In genere, esercitare un’egemonia

Coronavirus, le «armi magiche» di Pechino: perché i negozi cinesi hanno chiuso per primi

I cinesi sono un passo avanti: hanno «armi magiche». Non si limitano a mandare aiuti all’Italia.

Ben prima che il governo di Roma e le autorità regionali imponessero le misure contro il coronavirus, una parte consistente delle loro attività nel nostro Paese si è bloccata. Gran parte dei ristoranti ha chiuso. I centri di manicure hanno fatto lo stesso.

A Prato, una delle più grandi comunità, i 2.500 cinesi che avevano visitato la patria d’origine per il Capodanno si sono autoimposti la quarantena e hanno organizzato turni di uscita per fare la spesa:

obiettivo raggiunto, non contagiare la città. Negozi hanno abbassato la saracinesca da Milano ad Alghero, da Sanremo all’intera Campania. Quasi una solidarietà spontanea verso l’Italia e verso la Cina in affanno.

Spontanea ma anche indotta, a dire il vero. Da quello che ha ricostruito il Corriere, l’indicazione alle comunità cinesi in Italia (e nel resto del mondo) di abbassare il profilo e di evitare assolutamente di apparire come portatori di virus è venuta da Pechino.

Una volta scoppiata l’epidemia a Wuhan, i vertici del Partito Comunista e del governo si sono posti, tra gli altri problemi, quello delle cosiddette comunità cinesi d’oltremare: si tratta di sessanta milioni di persone di origine cinese che vivono in ogni continente.

Il rischio individuato dagli uomini del presidente Xi Jinping non era solo la possibilità che contro i connazionali ci fossero, con l’alibi del virus, episodi di razzismo. La preoccupazione maggiore era che tra le comunità cinesi all’estero e le comunità locali si creassero conflitti, scoppiassero tensioni.

Ciò avrebbe influito negativamente sull’immagine e sulla reputazione della Cina in tutto il mondo: scontri del genere avrebbero acceso una luce ancora più forte sulle responsabilità di Pechino nel mancato controllo delle prime fasi dell’epidemia.

Andava evitato: le overseas communities andavano guidate e gli strumenti per farlo c’erano.Sin dalla presa del potere delle truppe di Mao Zedong, nel 1949, a Pechino esiste un’organizzazione responsabile di tenere i rapporti con le comunità cinesi all’estero.

Nel tempo, ha preso diverse forme: nel 1978, ha assunto il nome di Ufficio per gli Affari dei Cinesi d’Oltremare e nel 2018, in piena era Xi Jinping, si è fusa con il Dipartimento di Lavoro per il Fronte Unito, alle dipendenze del Comitato Centrale del Pcc.

Il Fronte Unito fu un veicolo voluto da Mao sin dai tempi della lotta per la conquista del potere: egli stesso lo definì una delle tre «armi magiche» per estendere l’influenza del partito.

Si tratta di un’organizzazione che raccoglie attorno al Pcc altre forze sociali e politiche favorevoli alla politica ufficiale, in Cina e tra le comunità cinesi all’estero.

 Salito al potere nel 2012, il presidente Xi ne ha rafforzato il ruolo e gli ha dato più risorse, sia economiche che di personale: allo scoppio dell’epidemia si è mosso.

La diaspora cinese, detta anche Bamboo Network, non è affatto omogenea, sia essa nel resto dell’Asia, negli Stati Uniti, in Europa. Pechino la ritiene però fondamentale per fare avanzare i suoi interessi:

per difenderne l’immagine di Paese stabile del quale fidarsi, per aprire porte attraverso le relazioni, per aiutare a convincere i governi a partecipare alla Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta.

Soprattutto, i circa 15 milioni di cinesi che hanno lasciato la madrepatria dal momento dell’apertura della Cina al mondo e delle riforme economiche di Deng Xiaoping, alla fine degli Anni Settanta, sono politicamente più vicini ai vertici del Partito Comunista.

Ma, in generale, l’obiettivo di Pechino è quello di avere un’egemonia sulle comunità estere.Nell’agosto 2018, Xi ha rivolto un appello diretto ai cinesi d’oltremare: «Ricordate la chiamata del partito e del popolo, diffondete la voce cinese, sostenete lo sviluppo del Paese, salvaguardate gli interessi nazionali».

Scoppiata la crisi del coronavirus, andavano mobilitate per evitare danni di reputazione. In febbraio, Cui Aimin, il capo del dipartimento degli affari consolari presso il ministero degli Esteri di Pechino, ha invitato pubblicamente i membri della diaspora a contattare le ambasciate e i consolati cinesi nei Paesi in cui vivono.

Presidi diplomatici che già da gennaio hanno fatto pressioni sulle comunità per tenere un profilo il più basso possibile nella fase del virus: sparire per evitare conflitti e non intaccare l’immagine di forza stabile e benefica coltivata negli anni dalla Cina nel mondo.

Ora che il picco sembra passato anche a Wuhan, Pechino passa dalla modalità difensiva a quella propositiva: manda aiuti (non solo in Italia) e cerca di riscrivere la narrativa della crisi per dire che è il modello cinese quello che vince contro il virus. «Armi magiche» in funzione.