Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

venerdì 11 ottobre 2019

Un tariffario per gli umarell: lo scherzo dell'impresa edile sugli anziani che guardano i cantieri diventa virale

repubblica.it
di LUCIA LANDONI

Si parte da 50 centesimi per una sbirciatina, il cartello è stato affisso in un ristorante in Valtellina

Un tariffario per gli umarell: lo scherzo dell'impresa edile sugli anziani che guardano i cantieri diventa virale

Dare solo una sbirciatina costa 50 centesimi, mentre per fermarsi a guardare per cinque minuti servono 1,5 euro e per 10 minuti 2,5 euro: sono le tariffe base del listino prezzi destinato agli umarell (ovvero gli anziani che guardano i cantieri) apparso in Valtellina e più precisamente, come riporta Centro Valle - Giornale di Sondrio, fuori dal ristorante La Brace di Forcola, lungo la strada statale 38 dello Stelvio.

Un modo originale per prendere bonariamente in giro gli anziani (e non solo) che si fermano spesso nei pressi dei cantieri per controllare l'andamento dei lavori, dando magari anche qualche consiglio non richiesto (che però in questo caso viene accettato di buon grado e gratuitamente, specifica il tariffario).

"L'idea è venuta ai responsabili della ditta che si sta occupando dell'ampliamento del ristorante e sta riscuotendo un grande successo - spiegano divertiti da La Brace - Il cartello è diventato un piccolo fenomeno, soprattutto sui social".

Il tariffario prevede anche la possibilità di rivolgersi al capocantiere per chiedere informazioni sull'avanzamento dei lavori (a 10 euro) e, per i veri appassionati, un abbonamento stagionale al costo di 80 euro.

Rimbalzando da un profilo social all'altro, il cartello è finito anche sul gruppo Facebook "Milano - Progetti e cantieri", seguito da oltre 35mila persone: "Se lo esponessimo a Milano, faremmo soldi a palate" commentano gli utenti.

Radio Maria posta la carta d'identità di Gesù: «Statura alta e capelli divini». Bufera social

ilmattino.it

Radio Maria, l'emittente radiofonica cattolica italiana, nei giorni scorsi ha postato sul Facebook la carta d'indentità di Gesù, scatenando una vera e propria bufera social.

Come si legge dal documento pubblicato su internet, la cittadinanza di Gesù, secondo Radio Maria, sarebbe “cielo, terra e ogni luogo”, mentere la residenza nel “regno dei cieli e in via del Paradiso”.

Lo stato civile invece “Figlio di Maria” e per quanto rigrada la professione “Fratello del mondo”.Insomma, un ritratto completo e dettagliato a cui si aggiunge l'ovvia data di nascita, fissata al 25 dicembre, a Betlemme (Palestina).

Tra i segni particolari troviamo: “È salvezza per tutti, è pane per la nostra fame, vino per la nostra festa”. E non manca nemmeno l’impronta che è la Sacra Sindone. Il tutto firmato dal sindaco, San Pietro.
 


L'immagine in querstione è stata pubblicata senza alcuna didascalia esplicativa. «Idiozia senza confini», si legge nel messaggio di una persona che non sembra aver gradito affatto l'ironia dell'emittente radiofonica.

Ma molti posto ironici hanno divertito molto i seguiaci della pagina: «Sono interessata alla professione fratello del mondo. Vorrei sapere se è ben retribuita e se è aperta la posizione anche per sorella del mondo.

A chi devo inviare CV?», ha scritto una ragazza. E poi ancora: «Che shampoo devo usare per avere anche io i capelli divini?»;
«Avrà la patente nautica obbligatoria visto che cammina sulle acque!?».
 
Ma non tutti hanno gradito la carta d'identità di Gesù. Alcuni hanno persino gridato allo scandalo.«Vi rendete conto che state ridicolizzando la figura di Gesù Cristo?

Temo di no», è il messaggio di un'utente risentito, a cui ha fatto eco un altro:
«Non ha bisogno, né il credente né Gesù Cristo, di questa cosa che avete pubblicato: veramente di cattivo gusto», mentre altri hanno ricordato di non “invocare il nome di Dio invano”.

Insomma, quale che sia stato il fine del social media manager di Radio Maria un obiettivo è stato raggiunto: il post in questione ha fatto il giro del web ed ha alimentato il dibattito su sacro e profano. Giovedì 10 Ottobre 2019, 18:06.

Ultimo aggiornamento: 10-10-2019 19:24

Vuoi un curriculum da capo di Stato? Ecco i titoli di studio più gettonati tra primi ministri e presidenti

repubblica.it
Mattia Sisti



Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, e Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, hanno ambedue una laurea in Giurisprudenza. Imagoeconomica

Chi volesse ambire alla carica di Primo Ministro o Presidente, a seconda delle diverse denominazione per i Capi di Stato nei vari paesi, dovrebbe considerare due fatti fondamentali. Il primo è che quasi tutti i Capi di Stato hanno conseguito una laurea.

Possedere una laurea triennale sembra dunque un prerequisito o comunque un’agevolazione per ascendere alla carica più alta di un paese.

La seconda è che anche all’interno di chi ha conseguito una laurea ci sono degli indirizzi di studio più popolari di altri; anche questo aspetto dovrebbe essere tenuto a mente dagli aspiranti leader di domani dato che permette di vedere quali siano le discipline più gettonate dai Capi di Stato al giorno d’oggi.

Un’info-grafica riportata da Visual Capitalist mostra in maniera molto immediata e dettagliata proprio questi due elementi, rifacendosi ai dati del 2018.


Visual Capitalist
Concentriamoci sulla top 5 delle lauree più ricercate dai Capi di Stato.

1. Politica ed economia.
Questo dato in realtà non deve sorprendere: ricoprire la carica di Primo Ministro significa innanzitutto dirigere la politica interna ed estera di un paese e gestire le sue finanze.

Shinzo Abe e Narenda Mori, Premier di Giappone e ed India, hanno studiato Scienze Politiche. Pedro Sánchez, Primo Ministro spagnolo, Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, e Alexander Van der Bennen, Presidente austriaco, invece hanno invece optato per la laurea in economia.

2. Legge.
Essere a capo di un paese comporta, tra molti altri compiti, proporre e ratificare nuove leggi ed è perciò appropriato che i Capi di Stato abbiano familiarità in proposito.

Il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella possiede una laurea in Giurisprudenza (e anche il nostro Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte), così come il Presidente Russo, Vladimir Putin, il Presidente iraniano Hassan Rouhani, il Primo Ministro del Sud Korea Moon Jae-In e Malcolm Turnbull, ex Primo Ministro australiano.

3. Accademia militare.
Una nazione non deve solo essere forte economicamente, ma anche militarmente ed è per questo che molti attuali leader hanno studiato in maniera approfondita la guerra ed i conflitti.

Il dittatore della Corea del Nord, Kim Jon-Um, si è formato presso l’accademia militare e lo stesso vale per il Primo Ministro della Tailandia Prayut Chan-o-cha e il Presidente dell’Egitto, Abdel Fattah el-Sisi.

4. Studi artistici e umanistici.
La presenza di studi artistici ed umanistici e la sua quarta posizione in classifica potrebbero sorprendere molti.

Eppure, si può argomentare che compiere studi umanisti apra la mente e dunque aiuti a risolvere problemi complessi pensando fuori dagli schemi quando e se si verificano; è dunque ragionevole che molti leader abbiano un background umanistico.

Esempi di Capi di Stato che hanno una formazione umanistica sono: Mark Rutte, Primo Ministro olandese, Salvador Sanchez Ceren, ex Presidente del Salvador ed infine Boris Johnson, Primo Ministro della Gran Bretagna, il quale ha studiato Classics (Lettere Antiche) durante la sua laurea triennale.

5. Ingegneria ed architettura.
Di primo acchito può sembrare strano che molti Capi di Stato abbiano studiato ingegneria ed architettura durante il proprio triennio.

Ma l’idea di saper progettare e costruire edifici, certamente agevola moltissimo il compito costruire la reputazione, rete di relazioni internazionali e struttura economica di un paese.

Esempi significativi in questo senso sono Xi Jinping, il Presidente della Cina, Maurizio Macrì, Presidente dell’Argentina e Joko Widodo, Presidente dell’Indonesia.

La Rackete ci porta i criminali, Salvini: "Pronto a denunciarla"

ilgiornale.it
Franco Grilli

La Capitana ha trasportato sulla Sea Watch tre immigrati accusati di tortura. Il leghista: "E il Pd era salito a bordo…"



Carola Rackete ha sempre detto di non essersi pentita per aver forzato il blocco navale, portando la Sea Watch 3 nel porto di Lampedusa, con tanto di speronamento a una motovedetta della Guarda di Finanza.

Oggi, forse, cambierà idea - e si pentirà - visto che tra i quaranta profughi bordo della nave della Ong, la Capitana trasportava anche tre trafficanti di esseri umani, accusati di torture su decine di migranti in un campo di detenzione della Libia.

Tre criminali che sono stati incontrati dalla delegazione del Partito Democratico, quando i parlamentari dem fecero la loro passerella buonista per sostenere la Capitana (contro Matteo Salvini) e invocare l'apertura dei porti. Forse, oggi, si pentiranno pure loro.

Ne scrive Chiara Giannini su ilGiornale in edicola quest'oggi, raccontando come – "secondo fonti attendibili" – la neo titolare del Viminale Luciana Lamorgese avrebbe chiesto di far calare il silenzio sulla notizia. E invece, la notizia è uscita.

E la firma del quotidiano riporta i nomi dei tre malviventi: Mohammed Condè, 27 anni, Hameda Ahmed, 26 anni e Mahmoud Ashuia, 24 anni.Il primo della Guinea, gli altri due dell'Egitto.

I tre sono stati arrestati a Messina nei giorni scorsi dalla squadra mobile di Agrigento: sono accusati di "associazione per delinquere dedita alla gestione di un centro di prigionia illegale", con tanto di torture, stupri, sequestri di persona e anche omicidi. Il che è gravissimo.

Matteo Salvini sbotta e rivendica la sua linea, quella di non far attraccare quella nave, proprio per evitare che qualche delinquente potesse essere traghettato in Italia da una Ong.

Il leader della Lega attacca duramente: "Non solo ha violato le leggi e speronato una motovedetta della Guardia di Finanza: il 29 giugno scorso la Sea Watch3 di Carola Rackete avrebbe scaricato in Italia tre immigrati accusati di violenze, stupri, sequestro, omicidio. 

Alcuni parlamentari del Pd erano saliti a bordo per chiedere lo sbarco di tutti gli immigrati, compresi quelli che ora sono sospettati di essere feroci criminali".

Infine, il capo politico del Carroccio annuncia la possibilità di sporgere denuncia contro l'attivista tedesca: "Chiediamo spiegazioni al premier, alla Farnesina, al Guardasigilli e al Viminale. 

Siamo pronti a denunciare Rackete e i parlamentari che hanno voluto a tutti i costi lo sbarco. Chiedano scusa all'talia".

Ecco tutti i segreti del B-52: il futuro della fortezza volante

ilgiornale.it



Continuerà la lunga storia operativa dell’iconico bombardiere strategico Boeing B-52
Stratofortress.

L’obiettivo dell’Aeronautica statunitense (Usaf, US Air Force) è quello di utilizzarli almeno fino al 2050, per questo motivo sono stati stanziati circa 3,4 miliardi dollari per aggiornare i motori, i radar, l’avionica e i sistemi d’arma.

Un ampio programma di modernizzazione che procederà nonostante che nei prossimi 4-5 anni è prevista l’entrata in servizio dei nuovi Northrop B-21 Raider, chiamati a sostituire inizialmente i Rockwell B-1B Lancer e in futuro i Northrop B-2 Spirit.

Il Buff (Big Big Ugly Fat Fellow)rimarrà, invece, operativo ancora per un lungo periodo di tempo arrivando a raggiungere i cento anni di servizio (in uso dal 1955).

Un traguardo inimmaginabile per un aereo e possibile solamente grazie alla progettazione, alla duttilità d’uso e agli interventi di modernizzazione compiuti negli anni.

I nuovi motori?

Il primo capitolo del programma di modernizzazione dell’Usaf per il B-52 riguarda gli otto motori Pratt & Whitney TF33, che assicurano la propulsione del gigante bombardiere strategico.

Entro la fine dell’anno, stando a Defense News, l’Aeronautica statunitense ha intenzione di rilasciare una richiesta di proposta per dei nuovi motori.

Questi dovrebbero garantire una potenza simile, se non maggiore, dei TF33 e avere tempi più brevi per la diagnostica e per la risoluzione di qualsiasi problema, assicurando una riduzione sostanziosa del ciclo manutentivo.

Non solo, perché il nuovo motore che equipaggerà i B-52 dovrà consumare meno carburante rispetto agli attuali TF33, ideati negli anni ’50 e che, nonostante gli aggiornamenti, sentono “il peso degli anni”.

Se la richiesta di proposta sarà presentata entro la fine del 2019, probabilmente passeranno alcuni mesi prima dell’individuazione del motore migliore e del finanziamento del programma da parte del Congresso.

Le prime prove in volo potrebbero essere fissate al massimo nel 2024, se tutto dovesse procedere al meglio e senza intoppi.

Le proposte arriveranno da Pratt & Whitney che ha offerto o la modernizzazione dei TF33 o i moderni PW815, e da Rolls Royce, che ha offerto l’F130 proponendo di aprire uno impianto di produzione nell’Indiana se dovesse vincere la gara d’appalto.

L’altra azienda che competerà sarà General Electric, intenzionata a presentare o i CF34-10 o i recenti Passport.

Gli armamenti del futuro…

L’altro aspetto che sarà soggetto di modernizzazione saranno sia il sistema d’arma sia gli armamenti veri e propri, con l’obiettivo di far sì che il B-52 anche in futuro possa utilizzare il massimo della tecnologia.

Il primo passo sarà la piena integrazione del bombardiere strategico con il missile ipersonico Lockheed Martin AGM-183A ARRW (Air-Launched Rapid Response Weapon), finora solamente

trasportato in un’esercitazione per verificare se questo avesse, o no, un impatto pesante sull’aerodinamica del B-52.

L’altro missile da integrare sullo Stratofortress sarà il nuovo LRSO (Long Range Stand Off Weapon), in versione convenzionale e nucleare, destinato a sostituire l’AGM-86B ALCM ma che, soprattutto,

permetterà di utilizzarlo da distanza maggiore rispetto a quello in servizio, incrementando la sicurezza del bombardiere che potrà operare lontano dai sistemi di difesa aerea avversari.

La possibilità di utilizzare armi nucleari sarà fondamentale nel futuro del B-52, anche perché il suo utilizzo e la sua presenza in tutto il mondo sono da sempre centrali per assicurare la deterrenza.

Per questo motivo che il Pentagono ha chiesto, e ottenuto, un ingente investimento nello sviluppo di un nuovo missile da crociera per sostituire l’ALCM, nato “vecchio” già negli anni ’80 tant’è che l’obiettivo iniziale era quello di sostituirlo entro una decade di servizio.

Ma il collasso dell’Unione Sovietica e l’illusione di Washington di essere diventata l’unica potenza globale ha fatto cadere nel “dimenticatoio” il programma di aggiornamento delle capacità

missilistiche nucleari, tornate prepotentemente all’ordine del giorno con la ripresa della Russia, l’emergere della Cina e la presenza di molteplici minacce su scala globale.

Entro il 2022, comunque, l’Aeronautica statunitense assegnerà a Lockheed Martin o a Raytheon il contratto per la progettazione della nuova arma, che sarà dotata della nuova testata W80-4 attualmente in fase di progettazione dalla National Nuclear Secuirty Administration.

La prima consegna è prevista nel 2025 e il completamento della produzione nel 2031, quando tutte le attuali testate in uso saranno sostituite da quella più recente.

Le altre modernizzazioni

Oltre ai missili, tra le richieste dell’Usaf vi è quella per la creazione di nuovi piloni subalari per aumentare la capacità di trasporto del B-52 fino a 18.144 kg (40.000 libre).

Un traguardo che, qualora fosse raggiunto, permetterebbe al bombardiere statunitense di essere dotato di tutti gli ordini in uso, tra cui la GBU-43/B MOAB (Massive Ordnance Air Burst) utilizzabile solamente dai Lockheed Martin MC-130.

Inoltre, anche il lanciatore rotante di stiva subirà delle sostanziali modifiche nei prossimi anni, raddoppiando il numero di missili lanciabili.Ovviamente non ci sono solamente i motori e gli armamenti da modernizzare, ma anche i radar e l’avionica.

Per quel che riguarda al datato radar a scansione meccanica Northrop Grumman AN/APQ-166 il “sostituto” sarà basato sull’APG-79 e APG-82, entrambi prodotti da Raytheon chiamata ad aumentare la portata dalla quale il B-52 può individuare potenziale bersagli da colpire.

Inoltre la sostituzione del radar permetterà all’Usaf di impiegare al meglio i nuovi armamenti, che richiedono le più recenti e avanzate tecnologie.

Raytheon, però, lavorerà con Boeing per sostituire anche i display di bordo, i computer e i sistemi di comunicazione dei dati per assicurare la piena compatibilità con il Link 16 e con gli altri sistemi Nato.

Verso il futuro

Migliorie che, combinate con gli ammodernamenti anche dei sistemi di difesa, permetteranno al B-52 di continuare a solcare i cieli di tutto il mondo fino al 2050.

Un traguardo importante per l’Usaf che potrà continuare a contare su un bombardiere strategico affidabile e molto utilizzato, “coprendosi” da eventuali problemi che potrebbe accusare il prossimo Northrop B-21 Raider.

Al tempo stesso, però, continuare la modernizzazione dei B-52 significa anche rendere omaggio a quello che rimarrà alla storia come il simbolo dell’aviazione in generale.

«Carosello», la gloriosa epopea Quando la pubblicità era d’autore

corriere.it
di PAOLO BELTRAMIN

Alla Fondazione Magnani-Rocca manifesti e bozzetti del programma nato nel 1957.

«Carosello», la gloriosa epopea Quando la pubblicità era d'autore Le foto |La storia in 10 personaggi
Gonfiabile di Susanna tutta Panna. Foto di Marco Beck Peccoz

La vita degli italiani è cambiata in dieci minuti, alle 20.50 del 3 febbraio del 1957. Fu allora che debuttò il programma più seguito della storia televisiva nazionale, in onda sempre alla stessa ora per i successivi vent’anni.

«A letto dopo Carosello!», diranno da allora milioni di mamme: ma prima della buonanotte ogni bimbo avrà comunque diritto a 10 fantastici minuti di réclame.

Carosello, la pubblicità arriva in tvLa storia in  dieci personaggi 
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«Carosello — ha scritto Aldo Grasso — non è solo pubblicità, è uno spettacolo, un “raccontino d’autore” a cui nessuno disdegna di partecipare». E infatti hanno collaborato da Ermanno Olmi a Eduardo De Filippo.

Fino all’8 dicembre la Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma) ospita la mostra Carosello. Pubblicità e televisione 1957-1977, a cura di Dario Cimorelli e Stefano Roffi(magnanirocca.it).

Manifesti, bozzetti e una serie di schermi raccontano l’epopea dell’ippopotamo Pippo e di Mucca Carolina, di Susanna tutta Panna, di Caballero e Carmencita.


Carosello, la pubblicità arriva in tv. 
La storia in dieci personaggi

di ALDO GRASSO

Cent’anni fa nasceva il regista Luciano Emmer: fu l’inventore della sigla di Carosello, che accompagnerà il «miracolo economico».

Su «la Lettura» #320 del 14 gennaio 2018, Aldo Grasso ricordava il regista, ripercorreva la nascita del mito di Carosello e proponeva personaggi che hanno contribuito a costruire l’immagine di un nuovo Paese, a partire da Calimero.

Il povero Calimero

«Tutti se la prendono con me perché sono piccolo e nero. È un’ingiustizia...», piagnucolava il povero Calimero creato da Toni Pagot per la Mira Lanza. Raccontava Pagot: «Ci dissero: che fareste per questo detersivo?

Ragionammo: per vendere bisogna interessare le donne: che cosa attira l’attenzione di una donna? Bambini e animali.

Bene, il prototipo del bambino indifeso è il pulcino. Se lo facciamo triste e disgraziato, suscita più simpatie. Se lo facciamo nero, cominciamo subito a introdurre l’idea che va pulito».

Il Gigante contro Jo Condor

Jo Condor (un avvoltoio vestito da militare, con un mirino sulla punta del becco), insieme con il fedele Secondor, disturba la vita della Valle Felice, distruggendo cose amate da tutti gli abitanti.

Alla fine i bambini chiedono aiuto al Gigante amico della Ferrero cantando «Gigante, pensaci tu!». Interviene allora il Gigante che riporta la pace e punisce «quel briccone di Jo Condor».

Jo Condor si difende con la battuta: «E che c’ho scritto Jo Condor?». Il Gigante lo prende per la coda e lo butta via mentre il condor grida: «Ma mi lasci... non c’ho la mutua!».


Gringooo...

Gringo è il testimonial della carne in scatola Montana. Nasce dal laboratorio Gamma Film di Roberto e Gino Gavioli, su un’idea di Livio Mazzotti, e s’ispira al successo degli spaghetti western:

«Laggiù nel Montana tra mandrie e cowboys/ c’è sempre qualcuno di troppo tra noi/ Black Jack va dicendo che troverà il modo/ di farmi sembrare un bel colabrodo/ però se a provarci un bel dì lo costringo/ vedremo chi cola, parola di Gringo… Gringoooo».


Miguel son mi!

«Miguel son mi» del cioccolato Talmone (primo sponsor storico del Torino). In Messico Miguel el Merendero porta scompiglio e, per merenda, deliziosi dolci al cioccolato:

«Mamma, mamma, lo sai chi c’è,/ è arrivato il Merendero,/ è arrivato col sombrero,/ è arrivato, eccolo qua./ El Merendero!/ L’è li, l’è là,/ l’è là che l’aspettava,/ l’è li, l’è là,/ l’è là che l’aspettava,/ l’è li, l’è là, l’è là che l’aspettava,/ l’è là che aspettava Miguel: Miguel son mi!»


Caballero e Carmencita

Le avventure di Carmencita e del suo bel caballero, gli indimenticabili personaggi creati dal grande Armando Testa per Lavazza, sempre uniti dall’amore e dalla passione: «Caballero: Bambina, sei già mia.

Chiudi il gas e vieni via. Carmencita: Pazzo! L’uomo che amo è un uomo molto in vista. È forte, è bruno e ha il baffo che conquista. Caballero: Bambina, quell’uom son mì… Oh yeh yeh yeh yeh yeh, oh yeh! Carmencita: Paulista! Amore mio... Coro: caffè, caffè, caffè Paulista».


La brillantina dell’ispettore Rock

Sono stati Luigi Magni, Furio Scarpelli e Lina Wertmüller (allora rigorosamente in incognito) a inventare il personaggio dell’ispettore Rock, interpretato da Cesare Polacco.

Al termine di ogni infallibile indagine, l’ispettore Rock, poliziotto americano di casa nostra (sul modello del tenente Sheridan impersonato da Ubaldo Lay) si scappellava mostrando la sua calvizie e ripeteva sempre: «Anch’io ho commesso un errore, non ho mai usato la brillantina Linetti!».


Basta la parola!

Basta la parola! In ogni episodio, l’attore Tino Scotti, nelle vesti del professore, cerca di spiegare significato ed etimologia delle parole difficili, finendo regolarmente per impappinarsi e confondersi.

Gli viene in soccorso qualcuno e la spiegazione arriva in porto: «Succede sempre così con una parola poco usata ma quando si dice Falqui: basta la parola!».

La parola, per la precisione, si riferiva a un confetto al dolce sapore di prugna venduto nelle farmacie che regolava l’intestino.


China Martini, dura minga!

Ernesto Calindri e Franco Volpi erano l’ufficiale e il gentiluomo che, nell’Italia di fine Ottocento, apparivano preoccupati di tutte le modernità che si venivano affacciando all’epoca. Le passavano in rassegna concludendo «Non dura», «Dura minga», «Non può durare».

E cantavano: «Oggigiorno tutto è una lusinga/ dura minga/ dura no/ Vive solo chi non se la prende/ e cantare sempre può/ Fino dai tempi dei Garibaldini/ China Martini, China Martini/ Non più bevande ma nei bicchierini/ China Martini/ Come ai tempi d’oggidì».


«Gigetto» Davoli

Un tempo, i garzoni dei fornai in bicicletta venivano sempre tirati in ballo per indicare il successo delle canzoni del Festival di Sanremo.

È probabile che ai tempi di Papaveri e papere qualche ciclista si esibisse alla maniera di Nilla Pizzi, ma l’unico garzone in bicicletta canterino è stato Ninetto Davoli, nelle vesti di Gigetto (in pieno stile Pasolini), per conto di Premium Saiwa.

Girava all’alba per le strade di Roma cantando a squarciagola alcune famose canzoni dell’epoca.


Il brodo del vigile Concilia

Altra creatura della Gamma Film è il vigile Concilia, un incazzoso e intransigente «ghisa» siciliano alle prese con automobilisti indisciplinati, che non rispettano le regole del Codice della strada (è Alighiero Noschese a prestargli la voce).

Gli episodi si concludevano sempre con una conciliazione «altrimenti a schifìo finisce». La sua vittima preferita era il troglodita Foresto: «Par mi tuto fa brodo». Alla fine partiva il tormentone: «Non è vero che tutto fa brodo, è Lombardi il vero buon brodo».

Vende le figlie per un matrimonio e le tiene segregate. Primo arresto in Italia col Codice rosso

corriere.it

In manette un rom di origini bosniache. Le ragazze si rifiutavano di sposare i cugini



Un uomo, bosniaco di etnia rom, è stato arrestato dalla polizia di Pisa in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere perché avrebbe picchiato, maltrattato e segregato le due figlie fidanzate con uomini diversi dai cugini da lui prescelti e a cui le aveva già vendute in cambio di denaro.

Per il reato di induzione al matrimonio, introdotto dal cosiddetto Codice Rosso, si tratta - è stato spiegato dagli inquirenti - della prima ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita in Italia.

L'uomo, da quanto spiegato, è accusato di reiterate violenze, lesioni, segregazioni nei confronti delle due figlie, una delle quali da poco maggiorenne.

Le violenze, che risalirebbero sin dalla minore età per una delle due, non si sarebbero limitate a calci, pugni e pratiche umilianti, come quella del taglio dei capelli, ma spesso consistevano in veri propri periodi di segregazione nelle roulotte, dove le ragazze venivano cibate a pane e acqua.

Le punizioni inflitte dal padre non sarebbero state solo finalizzate nel riprendere piccole mancanze in ambito familiare, ma servivano soprattutto a impedire alle due ragazze di frequentare i loro fidanzati, diversi da quelli che il padre aveva

prescelto per loro, ovvero due cugini del campo, con le famiglie dei quali aveva già intavolato una trattativa, chiedendo e ottenendo denaro in cambio dell'assenso al matrimonio con le figlie.

Ulteriori dettagli sull'inchiesta saranno forniti durante la conferenza stampa prevista oggi alle 10 alla Procura della Repubblica di Pisa.

Sánchez vince la battaglia legale: i resti di Franco lasceranno il mausoleo

lastampa.it
FRANCESCO OLIVO

Il Tribunale supremo spagnolo dà il via libera alla riesumazione della salma del dittatore. Per il premier una vittoria in vista delle elezioni



Il Tribunale Supremo di Madrid ha dato il via libera all’esumazione dei resti di Francisco Franco dal mausoleo della Valle dei Caduti dove si trova dal momento della sua morte. Il governo socialista esulta e assicura: «È una vittoria della democrazia. Lo spostamento della salma si farà molto presto».

Per la Spagna si sana così un paradosso storico: la tomba di un dittatore che viene celebrata in un monumento nazionale  pagato con i soldi pubblici e costruito (anche) dai prigionieri politici del franchismo.

Per arrivare a questo risultato l’esecutivo socialista ha dovuto superare molti ostacoli: l’opposizione strenua della famiglia del Caudillo, quella dei monaci benedettini titolari della basilica nella quale Franco è sepolto e anche una certa freddezza del Vaticano restio a prendere posizione.

L’altro successo per il governo socialista, è che Franco non sarà spostato nella cattedrale dell’Almudena, come volevano i parenti, ma nel più discreto cimitero del Pardo, alle porte di Madrid.

Per Sánchez, infatti, la lunga vicenda iniziata oltre un anno fa e suggellata da un voto del parlamento, rischiava di rivelarsi un boomerang.

Sarebbe stato paradossale, infatti, rimuovere  i resti del Caudillo da un mausoleo sperduto sulle montagne e (almeno fino a poco fa) praticamente deserto, per portarli nella cattedrale accanto al palazzo reale di Madrid, visitata da migliaia di turisti ogni giorno.

Non è andata così, perché i magistrati hanno  dato ragione al governo anche sul nuovo luogo della sepoltura. Una data ancora non c’è, anche perché la telenovela, iniziata nel giugno del 2018, tecnicamente ancora non è finita.

Quella del Tribunale Supremo (una sorta di Cassazione) è una sentenza definitiva, ma restano ancora alcune questioni tecniche e amministrative.

In teoria pure formalità, ma qualche preoccupazione a Sánchez la  offre la biografia del giudice che dovrà dare il permesso materiale all’ingresso degli operai nel mausoleo: José Yusty, infatti, nel passato aveva polemizzato con il governo Zapatero proprio sui temi della memoria storica.

Il governo ritiene però che questo giudice amministrativo non possa ritardare più di tanto l’operazione.

Al di là della mancanza di una data precisa, l’allontanamento del Generalissimo dal monumento che ne celebrava le gesta è un colpo importante per Sánchez, soprattutto oggi, a poco più di quaranta giorni dalle elezioni anticipate.

L’esecutivo assicura di voler tenere fuori questo tema dalla campagna elettorale, ma è ovvio che l’aver mantenuto l’impegno sulla fine di questa anomalia storica (un dittatore che veniva venerato in un monumento pubblico) è un’arma in più per un premier uscito indebolito dal fallimento delle trattative per formare un governo.

Curiosità in viaggio: 25 cose che non sai sul passaporto

corriere.it
Sara Bovi

Quello del Giappone è stato giudicato il più potente del mondo. In attesa che sparisca, sostituito dallo smartphone, ecco una lista di curiosità che lo riguardano. Dal colore della copertina a quello diplomatico, ecco le 25 cose che devi assolutamente sapere sul passaporto



Il passaporto più potente del mondo? Quello del Giappone.

Il Sol Levante è in cima alla classifica del Passport Index, un benchmark globale che definisce il potere di uno Stato in base a un punteggio ricavato dalla somma del numero di Paesi che si possono visitare con un determinato passaporto senza la necessità del visto e da quelli dove il visto si può ottenere all’arrivo a destinazione.

E il Giappone, con un punteggio di 189, è riuscito a salire sul gradino più alto del podio a pari merito con Singapore, seguiti dalla Finlandia, con 187.

Arriva il progetto Smart-Trust

In cima alla lista degli oggetti da non dimenticare quando si viaggia all’estero (in quei Paesi in cui la carta d’identità  non è sufficiente), il passaporto potrebbe tra qualche anno sparire. Almeno nella sua forma cartacea.

Se, come previsto dall’Unione Europea, entrerà  in vigore il progetto “Smart-Trust“, cambieranno le procedure relative all’identificazione dei passeggeri negli aeroporti.

Al varco di frontiera, invece del tradizionale documento, si potrà  utilizzare il proprio smartphone, all’interno del quale verranno caricati i dati relativi alla propria identità e le impronte digitali.

Prodigi della tecnologia. Fino a quando non sarà attuato questo progetto, però, meglio non lasciare a casa il passaporto.

Dimenticarlo per errore o non rinnovarlo significa non partire – se si viaggia in aereo – o non poter superare i controlli doganali una volta arrivati alla frontiera.

Documento di riconoscimento formale, il passaporto serve a richiedere il permesso, nel nome della sovranità  o del governo emittente, per entrare in un altro Stato ma anche a ottenere protezione legale all’estero.

Il microchip che sa tutto

In Italia, ormai, si è diffuso il Passaporto Elettronico che vale 10 anni: all’interno oltre ai dati personali c’è un microchip con l’immagine digitale del proprietario, l’impronta, un numero di identificazione e la firma digitale, impossibile da falsificare.

Per richiederlo per la prima volta o per rinnovarlo, basta prendere appuntamento sul sito della Polizia di Stato per il Passaportonline. Di solito è pronto nel giro di 15/20 giorni. Dipende dalle città e dalle richieste.

Il passaporto resta il documento di viaggio più diffuso al mondo, eppure non tutti conoscono le tante curiosità che lo riguardano: dal significato dei colori in copertina alla classifica dei più potenti, sfoglia la gallery e scopri 25 cose che non ti aspetti.