Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

domenica 18 agosto 2019

Apple, gli Usa vietano sugli aerei alcuni modelli di Mac Book Pro: ecco perché e quali sono

repubblica.it
Alice Mattei



La Federal Aviation Administration degli Stati Uniti ha vietato alcuni modelli di laptop MacBook Pro di Apple Inc sui voli americani, dopo che la società ha richiamato alcune unità selezionate dicendo che le batterie di quei modelli correvano il rischio di surriscaldarsi e innescare incendi.

In particolare si tratta di MacBook Pro da 15″ di generazione precedente, vendute principalmente tra il settembre 2015 e il febbraio 2017 (qui tutte le indicazioni fornite dall’azienda per sapere se il tuo computer fa o non fa parte di questo gruppo).

Fino a quando il completo richiamo e sostituzione di batterie dei Mac Pro 15” non saranno completate, per i loro proprietari volare in America sarà un po’ più difficile.

Giornata mondiale dei mancini: le 13 situazioni da «incubo» per chi usa la sinistra

corriere.it

l 13 agosto si festeggiano i mancini dal 1973 per «sensibilizzare» sulle abitudini quotidiane (e le piccole difficoltà) di una parte di popolazione che proprio con la mano destra non si trova

La giornata mondiale dei mancini
Il mondo ragiona con l’emisfero sinistro e usa preferibilmente il lato destro del corpo. O almeno, la maggior parte del mondo. Perché i mancini esistono e non sono neanche pochi.

La destra non viene preferita per niente da almeno un decimo della popolazione e di questa fetta, la maggioranza è al 100% mancina. Non importa: ci sono piccoli oggetti che usiamo nella nostra vita quotidiana che dimostrano quanto i destrimano si siano imposti sulle abitudini di chi preferisce la mano sinistra.

Niente di tragico, ma per loro comporta delle difficoltà quotidiane con conseguente nervosismo. Sin dal 1973 si festeggia allora la Giornata mondiale dei mancini per «sensibilizzare» su questa lateralizzazione del mondo.

La festa cade il 13 agosto ed è inizialmente nata come una ricorrenza più che altro popolare. Ufficiale lo diventa nel 1992, grazie al Left-Handers Club — istituzione nata due anni prima per essere un punto di riferimento della «categoria» — e oggi viene celebrata in tutto il mondo.

Il Club produce e vende oggetti pensati e prodotti proprio per essere usati con la sinistra. E dunque per provare ad ovviare alle loro difficoltà nella vita di tutti i giorni. Le più diffuse? Eccole nelle prossime schede.



Il banco che non piace ai mancini
Si parte sui banchi di scuola. Nessun problema quando questi sono piccole scrivanie a cui avvicinarsi seduti su una sedia. Ma al liceo — e soprattutto all’università — è comune trovare sedie con tavolette ribaltabili. A cui appoggiarsi per prendere appunto. Ecco, la tavoletta scende sempre a destra. Comodo per molti, molto scomodo per alcuni.



Le forbici ergonomiche (ma non per mancini)
Quando le forbici sono state costruite apposta per essere più comode da usare, i mancini sbuffano. Perché saranno anche più comode per chi usa la destra — con quell’impugnatura ergonomica — ma non certo per loro.



Le carte da gioco con i numeri solo su due angoli
Un altro problema è con le carte da gioco. Nessun impedimento se queste hanno i numeri e i segni stampati su tutti e quattro gli angoli. Ma nel caso in cui siano scritti solo su due, per un mancino sarà davvero difficile tenerle in mano. E soprattutto capire al volo cosa sta scartando.



Il metro al contrario
Provate a impugnare un metro con la sinistra, voi che usate la destra. Vedere tutti i numeri al contrario non sarà certo piacevole.



La discriminazione delle parole crociate
Anche le parole crociate discriminano velatamente i mancini. Che se seguono l’ordine dei numeri si ritroveranno ben presto con il dorso della mano sinistra ricoperto d’inchiostro.



La lotta dei gomiti
Il problema nasce anche dalla convivenza con un destrimano. Per esempio a colazione: seduti fianco a fianco, è inevitabile scatenare una lotta all’ultimo gomito e magari finire per versare i cereali sul tavolo.



I quaderni con gli anelli
I quaderni con gli anelli non piacciono neanche a chi usa la destra, ma almeno il problema di scrivere bene nasce solo nell’ultima parte della riga. O quando si gira pagina. Mentre per i mancini, le difficoltà ci sono subito.



Il diabolico apriscatole
Impossibile per un mancino usare un apriscatole. La manovella è a destra. Serve usare la mano destra. Non ci sono scorciatoie.



Il galateo nemico
In una tavolata è comune usanza posizionare il bicchiere leggermente a destra del piatto. Così da afferrarlo, appunto, con la mano destra. A meno che a fianco a te non sia seduto un mancino distratto che istintivamente te lo ruba.



Suonare la chitarra: difficoltà al quadrato
Alcuni strumenti musicali sono decisamente difficili da suonare per un mancino. Per esempio la chitarra: chi preferisce la sinistra dovrebbe ribaltare tutte le corde, nonché le note scritte sulle tablature.



Il Pos della carta di credito
Anche un’innocente operazione come pagare la spesa può rivelarsi discriminatoria. Chi l’ha detto che devo strisciare la carta di credito con la mano destra? Il Pos, qualunque Pos, che ha lo spazio dedicato posizionato proprio a destra.




La zip, di per sé, è neutra. Ma nei pantaloni e nei jeans viene «nascosta» da un pezzo di stoffa che rende molto difficile chiuderla con la sinistra.



I numeri sulla tastiera del Pc
La soluzione per un mancino che vuole usare la tastiera dei numeri di un Pc? Raggiungerla con la mano destra, non ci sono alternative.

Paghereste 40.000 dollari per una targa usata?

corriere.it
Sara Gandolfi

In Libano non basta avere una bella auto come status symbol. Anche i numeri del «car plate» sono fondamentali: tre cifre possono costare quanto una vettura nuova.

Paghereste 40.000 dollari  per una targa usata?

Paghereste 20.000 euro per una targa d’automobile? In Libano anche i numeri stampati sul retro di una vettura hanno un valore, a volte addirittura più alto di quello dell’auto stessa. Prendiamo la targa 599, in vendita a 40.000 dollari (circa 35.600 euro). O la 4664664, status symbol un po’ meno ricercato, che costa «solo» 15.000 dollari.

Un’assurdità in un Paese dove un terzo della popolazione vive con meno di quattro dollari al giorno? Forse, ma qui chi è ricco lo è davvero e non bada a spese per mostrarlo a tutti. «I ricchi non solo devono avere i soldi, devono soprattutto apparire», conferma al quotidiano spagnolo El Confidencial un commerciante di targhe usate.

Chiunque può comprare lo status symbol, online. Siamo andati a sbirciare su una pagina web che vende targhe usate e abbiamo scoperto un numero 482 a 20.500 dollari, un G-350000 a 15.000 dollari, un T 637 a 25.000 e una «preziosa» S9555 a ben 40.000 dollari (dove la lettera S sta per la provincia di Sidon, nel Sud Libano). Le targhe rosse costano anche più care, ma sono esclusiva dei tassisti .

Chi stabilisce il valore? Come al solito vige la legge della domanda-offerta. Le targhe di tre cifre sono di proprietà per tutta la vita, sono le più rare (novemila in tutto il Paese) e in genere le più care. Davanti ai tre numeri c’è una lettera, che corrisponde a una delle nove province libanesi.

Poi ci sono quelle di quattro, cinque o sei cifre, e lì dipende da quanto è considerata bella la serie. Piacciono molto quelle che finiscono con gli zero. Più zeri ci sono maggiore è lo status sociale del proprietario. «È come un biglietto da visita», spiega un autista.

Il discorso vale anche per i telefoni cellulari. Il numero 81 999 899 è in vendita a 4.000 dollari; l’81 166 000 invece ne costa «appena» 1.000. Il più caro di tutti è lo 03 000 000: il prezzo è di 300.000 dollari tondi tondi. Chi se lo può permettere?

Quell’1 per cento di libanesi che possiede il 25% della ricchezza del Paese, secondo i dati delle Nazioni Unite. Il resto della popolazione è stretto nella morsa di una crisi profonda e di una corruzione dilagante che, secondo un recente studio, costa ad ogni libanese 11.000 dollari in bustarelle.

Reggio Emilia, raid al supermercato: denunciata banda delle Mamme Ladre

ilmattino.it

​Reggio Emilia, raid al supermercato: denunciata banda delle Mamme Ladre

Da mamme a ladre organizzate, con tanto di figlioletti al seguito e strategici scontrini per eludere i controlli dei carabinieri. A Correggio, in provincia di Reggio Emilia, quattro donne italiane, di età compresa tra i 21 e i 46 anni sono state denunciate dai carabinieri della stazione di Correggio con l'accusa di concorso in furto aggravato.

Al momento del controllo, eseguito dopo che erano state all'interno di un supermercato di Correggio, sono state trovate in compagnia dei loro figlioletti con i quali avevano compiuto i raid furtivi. Le quattro sono state sorprese dai militari durante un banale controllo eseguito nei pressi del parcheggio del supermercato.

Fermate all'interno dell'auto con beni costituti da generi alimentari, prodotti di bellezza e per la casa, razziati dagli scaffali di un supermercato di Correggio, con disinvoltura hanno riferito ai militari che stavano tornando a casa dopo aver fatto la spesa. A riprova di quanto dichiarato esibivano ai militari uno scontrino fiscale probabilmente non considerando che i militari l'avrebbero analizzato.

I beni indicati nel documento fiscale esibito non corrispondevano a quelli in possesso delle quattro donne circostanza questa che, terminate le procedure di identificazione, ha indotto i militari ad approfondire gli accertamenti all'interno del supermercato. L'esame dei filmati delle telecamere della videosorveglianza interna del negozio, ha chiarito ogni dubbio.

Le donne sono state immortalate durante la loro azione furtiva. In corrispondenza degli scaffali da dove era stata trafugata la merce i carabinieri hanno rinvenuto le scatole dei beni trafugati vuote e lasciate esposte per evitare che si azionasse il dispositivo antitaccheggio.

E mentre la refurtiva recuperata dai carabinieri di Correggio è stata restituita al supermercato, il cui titolare appreso dai carabinieri l'accaduto ha sporto la relativa denuncia per furto, le quattro donne sono state condotte in caserma dove al termine delle formalità di rito sono state rilasciate con a carico una denuncia inoltrata alla Procura reggiana per il reato di concorso in furto aggravato.

Sono in corso approfondimenti dei carabinieri che, attraverso le immagini dei sistemi di videosorveglianza dei supermercati della bassa reggiana, vogliono verificare la loro eventuale responsabilità in analoghi colpi.

Lissone, le tombe dimenticate della Prima guerra mondiale


ilgiorno.it
di DARIO CRIPPA

Le lapidi accatastate in un anonimo magazzino vicino al cimitero

Simona con la fotografia della lapide dedicata ai fratelli Ferdinando e Paolo Monguzzi

Simona con la fotografia della lapide dedicata ai fratelli Ferdinando e Paolo Monguzzi

Lissone (Monza Brianza), 14 agosto 2019 - Ferdinando Monguzzi muore poco dopo la disfatta di Caporetto, il 25 novembre del 1917.

Ha appena 20 anni. Suo fratello Paolo muore invece l’anno successivo, il 2 novembre, dopo aver contratto un’infezione in seguito a una ferita rimediata nella battaglia di Vittorio Veneto. Lui, di anni, ne ha 24. Sono due dei milioni di morti di uno dei disastri bellici più sanguinosi della Storia d’Italia: la Prima Guerra Mondiale.

Come loro, fra le pietraie dal Carso e le trincee di confine con l’impero Austro Ungarico, accadde a tantissimi ragazzi. Ad accomunare Ferdinando e Paolo, però, c’è un altro particolare: vivevano a Lissone.

Eppure, la loro città sembra averli dimenticati. Per trovare le loro lapidi occorre infatti amarsi di pazienza e trovare le loro lapidi, accatastate, a volte spezzate, in un anonimo magazzino vicino al cimitero. Fino a pochi anni fa non era così.

Le lapidi funebri che li ricordavano erano in un punto ben preciso, lungo il vecchio muro di cinta del cimitero. Poi, però, quel muro ha dato segni di cedimento e il Comune è stato costretto a intervenire per risistemarlo.

Per quei lavori, è stato necessario togliere le lapidi dei Caduti nella Prima Guerra Mondiale e metterle da parte. In un magazzino, appunto. L’idea era di risistemarle e rimetterle un giorno al loro posto. Non è andata così. La famiglia Monguzzi, quella dei due ragazzi di cui abbiamo parlato, ha scoperto cosa fosse accaduto solo pochi mesi fa.

Racconta Simona: "Mia figlia per l’esame di terza media doveva preparare una tesina sulla guerra e ha pensato di dedicarla proprio a Ferdinando e Paolo, fratelli di suo nonno paterno Santino. La nonna l’aveva portata spesso al cimitero a vederle, le era sembrato un modo per ricordare una storia della famiglia. Perché la storia non si fa solo sui libri".

La sorpresa è arrivata però quando mamma Simona e la figlia non hanno trovato le lapidi che avevano visto per anni al cimitero. Fino a quando dopo un lungo peregrinare fra cimitero e uffici, mamma Simona ha scoperto cos’era accaduto. "Le lapidi erano accatastate in un magazzino polveroso.

Per puro caso, o forse per un segno del destino, il mio occhio è caduto sulle lettere “M” e “O” che componevano l’inizio del nome e le ho trovate. Il problema è che quelle lapidi sono rovinate, alcune lettere mancano. Il Comune prima di rimetterle al loro posto, vuole che i parenti dei defunti le facciano restaurare a loro spese". I costi? "Il preventivo è di circa 1.800 euro".

Non poco. "Bisognerebbe coinvolgere tutti i parenti ma ritrovarli, a distanza di tanto tempo, non è semplice... Se non fosse stato per mia figlia chissà quando ce ne saremmo accorti. Il Comune sostiene di aver avvisato i parenti, ma parecchi di loro ormai forse erano morti o troppo anziani".

I lavori risalgono a un paio di anni fa. "Alcune lapidi sono state riportate al loro posto, ma le altre ancora attendono che qualcuno si faccia vivo". Simona quasi si commuove:"Sarò sentimentale, ma quei ragazzi così morrannno una seconda volta. Speriamo che in Comune facciano qualcosa".

Usa, esecuzione con la sedia elettrica nel Tennessee: ​«Dio ha creato l'uomo. Gesù pianse. È tutto»

ilmattino.it



Il cittadino americano Stephen West, condannato a morte nel 1986 per l'omicidio di una donna e di sua figlia di 15 anni, è stato giustiziato con la sedia elettrica. Lo hanno annunciato le autorità del Tennessee, come riporta la Cnn.

La sua esecuzione era stata programmata e rimandata varie volte, l'ultima nel 2001 quando il condannato aveva presentato ricorso. Le sue ultime parole sono state «Dio ha creato l'uomo. Gesù pianse. È tutto».
 
West aveva negato il duplice omicidio, accusando un complice. I suoi legali hanno dichiarato di essere «profondamente delusi dal fatto che lo stato del Tennessee sia andato avanti con l'esecuzione di un uomo a cui lo Stato aveva diagnosticato una grave malattia mentale.

Un uomo di profonda fede che ha avuto un impatto positivo su quelli intorno a lui per decenni e un uomo che con prove schiaccianti non ha commesso questi omicidi, ma non ha mai negato la responsabilità personale per il suo coinvolgimento in questi crimini».

Massa, multe a chi indossa un «abbigliamento indecoroso». I tweet di Gassman e Mannoia

corriere.it
di Claudio Del Frate

Le nuove norme di polizia urbana, varate per contrastare la prostituzione, si spingono un po’ oltre. Rischiando di ingenerare equivoci nell’interpretazione

Massa, multe a chi indossa un «abbigliamento indecoroso». I tweet di Gassman e Mannoia


Multe per chi si mostra in pubblico con un «abbigliamento indecoroso»; multe a chi chiede informazioni stradali a persone che abbiano un atteggiamento equivoco; multe ovviamente a chi tenga un atteggiamento che possa essere interpretato come adescamento.

Il nuovo regolamento di polizia urbana del comune di Massa, approvato alla fine di luglio, nato per contrastare tra le altre cose il fenomeno della prostituzione, rischia di generare equivoci interpretativi.

E, se applicato in modo esteso, costringerebbe gli abitanti e i visitatori della cittadini toscana a prestare particolare attenzione al «dress code» con il quale si presentano in pubblico.

L’obiettivo primario
La giunta guidata dal primo cittadino leghista Francesco Persiani è intervenuta modificando e ampliando un regolamento già in vigore (che in sostanza applica una serie di norme nazionali, tra cui i Daspo urbani) ma «rinforzandone» gli articoli in grado di frenare il mercato del sesso in strada.

Sembra questo l’obiettivo primario del governo della cittadina toscana. L’articolo 12, ad esempio, prescrive:

«La violazione si concretizza con lo stazionamento e/o l’appostamento della persona e/o l’adescamento di clienti e l’intrattenimento con essi e/o con qualsiasi ulteriore atteggiamento o modalità comportamentali, incluso l’abbigliamento, suscettibili di ingenerare la convinzione che la stessa stia esercitando la prostituzione».

E fin qui Massa ricalca provvedimenti già adottati da tantissime altre amministrazioni.
No a torso nudo e bikini
Poi però il regolamento si spinge oltre a nello sforzo di «moralizzare» la condotta dei cittadini stabilisce che « è vietato andare in pubblico con abbigliamenti o atteggiamenti che possano offendere la decenza o il pubblico decoro quali, a titolo esemplificativo, mostrarsi a torso nudo oppure in bikini o reggiseno.

Chiunque viola le norme del presente articolo è soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 50 ad 150 euro». Tolti i due esempi citati dal testo resta da stabilire chi e in base a quali criteri deciderà che un data «mise», un abito o un paio di scarpe possano «offendere la decenza». Serviranno, si presume, molta elasticità e pazienza interpretativa.
I tweet di Gassman e Mannoia
L’attore Alessandro Gassman e la cantante Fiorella Mannoia hanno poi commentato sui social il nuovo regolamento. «Il nuovo regolamento del Comune di Massa prevede multe per chi mendica e per le donne che vestono in modo provocante.#ricoveratelasindaca» scrive il primo su twitter.

Ditemi che è uno scherzo. I cittadini di Massa accettano tutto questo?» aggiunge la seconda. «Noi cerchiamo di contrastare i reati di prostituzione e l’accattonaggio molesto per tutelare i cittadini e la convivenza civile. Fai l’attore, va!

Se proprio ti sta a cuore il nostro regolamento, passa di qua che te lo spiego meglio, così la prossima volta non fai figuracce!» replica a Gassman il vicesindaco di Massa Andrea Cella.

Robert Ballard e l’impresa (fino a ieri) impossibile: trovare l’aereo di Amelia Earhart

corriere.it
Carlotta Lombardo

L’oceanografo americano che ha scoperto il relitto del Titanic è partito a bordo di una nave con radar e telecamere ad alta definizione per l’isola di Nikumaroro. Sta cercando i resti dell’aereo della celebre aviatrice «rubati» da una foto

Robert Ballard e l'impresa (fino a ieri) impossibile: trovare l'aereo di Amelia Earhart

Amelia Earhart, la prima donna - nel 1937 - a compiere un volo transatlantico in solitaria

Se l’avventura avesse un volto femminile sarebbe quello di Amelia Earhart, la prima donna — nel 1937 — a compiere un volo transatlantico in solitaria, misteriosamente sparita in pieno Oceano Pacifico mentre stava per portare a termine il primo giro del mondo in aereo.

Di lei non si era saputo più nulla ed erano state avanzate le ipotesi più diverse: era annegata, era stata uccisa, era stata fatta prigioniera dai giapponesi e giustiziata come spia. Ma cercare il suo aereo, un Lockheed Model 10 Electra, sembrava ancora un’impresa impossibile.

La vecchia foto e l’inidizio che ha fatto scattare la ricerca
Ci ha pensato Robert Ballard, colui che, nel 1985, ha scoperto il relitto del Titanic sotto l’Oceano Atlantico.

L’oceanografo americano è ora partito alla volta della piccola isola di Nikumaroro ¬— 3.400 chilometri dalle Hawaii, 3.500 dalla Nuova Zelanda, laddove un anno fa le ossa umane rinvenute nel 1940 sono state ricondotte all’aviatrice deciso a trovare l’aereo della Earhart dopo aver visionato una vecchia fotografia scattata proprio a Nikumaroro da Eric Bevington, un ufficiale coloniale britannico, nell’ottobre del 1937, tre mesi dopo cioè la scomparsa della Earhart.
La nave delle ricerche, un prodigio di tecnologia
Che cosa mostra la foto? Un mercantile britannico incagliatosi anni prima nell’angolo nord-ovest dell’isola. Non sapeva, il giovane ufficiale, di aver catturato nella foto anche qualcosa che spuntava dall’acqua.

Ora Robert Ballard è partito. La ricerca è ancora in corso ma la sua nave è dotata di una suite di telecamere ad alta definizione, un sistema di mappatura 3D e veicoli sottomarini azionati a distanza, o ROV, uno dei quali può scendere quasi 20.000 piedi.

Non sarà un’impresa facile perché le creste della montagna della piccola isola di Nikumaroro sono aspre, piene di avvallamenti e ostacoli che possono intralciare il lavoro dei sonar.

Dopo aver utilizzato la tecnologia di bordo per creare una mappa 3D dei suoi lati, il team di Ballard dovrà cercare visivamente la montagna, monitorando i feed video dei ROV in turni di 12 ore. Alla ricerca della soluzione di un mistero che sta tenendo col fiato sospeso i fan dell’eroina dei cieli.