Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

martedì 8 gennaio 2019

Accolse i migranti della Diciotti. Ma solo in tre sono rimasti ospiti della Cei

il giornale.it
Claudio Cartaldo

La Chiesa vuole ospitare gli immigrati ora a bordo delle navi Ong al largo di Malta. Ma di quelli della Diciotti che ospitò, sono quasi tutti si sono allontanati



La Chiesa italiana è pronta ad accogliere i migranti delle navi Obng. La Sea Eye e la Sea Watch sono al largo di Malta nell'attesa che i governi Ue trovino un accordo sulla redistribuzione e in Italia i vescovi (e il Papa) premono affinché il Belpaese faccia la sua parte.

"Voglio dichiarare la disponibilità della Chiesa torinese ad accogliere alcune delle famiglie che si trovano a bordo delle navi Sea Watch 3 e Sea Eye - detto l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, in un passaggio dell'omelia della messa celebrata in occasione della Festa dei Popoli - La nostra Chiesa, come si ricorderà aveva già offerto questa disponibilità per i profughi della nave Diciotti, nel settembre scorso".

Ecco, proprio qui sta il punto. Che fine hanno fatto i richiedenti asilo fatti scendere dalla Diciotti (dopo cinque giorni bloccati nel porto di Catania) e accolti dalla Cei? Sono scomparsi. Alcuni si erano allontanati subito dopo il loro trasferimento nel centro di Rocca di Papa (ricorderete quelli fermati al confine di Ventimiglia a bordo di un furgone della Baobab), molti si sono dileguati via via in questi quattro mesi di accoglienza.

Ora nelle strutture della Cei, come riporta Repubblica, ne rimangono solo tre. "Li abbiamo sistemati come meglio abbiamo potuto - dice Jonathan Ricci, gestore di una delle strutture della Papa Giovanni XXIII - ma hanno delle grosse difficoltà, sia per il contesto sia per la lingua. Il ministro Salvini non ha consentito che andassero nei nostri Cas dove avrebbero usufruito dei servizi riservati agli altri richiedenti asilo. Per la loro accoglienza noi riceviamo un modesto contributo dalla Cei, al resto pensiamo noi".

Ecco perché dalle parti della Lega guardano con diffidenza alla nuova disponibilità della Chiesa ad accogliere parte dei 49 migranti fermi al largo di Malta. Dario Galli, viceministro Leghista fa notare infatti che "quando si sono portati a casa 100 persone, che peraltro hanno messo in una sede distaccata, nell'arco di qualche ora sono sparite tutte".

Le bugie di Malta sui migranti e il silenzio assordante dell’Europa

ilgiornale.it
Lorenzo Vita

italia malta

Mentre infuria lo scontro sui migranti a bordo della Professor Albrecht Penck e di Sea Watch-3, Malta continua a fare la voce grossa. Ma c’è una realtà diversa, fatta di politica, accordi, comportamenti scorretti e soprattutto di necessità di rendere effettive alcune politiche finora rimaste sulla carta. Il tutto, con il silenzio assordante dell’Europa, che ha letteralmente abbandonato i governi degli Stati membri. E con loro, i 49 migranti a bordo della due imbarcazioni.

Le dichiarazioni di Muscat

Ieri, il primo ministro maltese Joseph Muscat ha detto: “Se si fosse accettato di far sbarcare le navi delle due Ong sin dall’inizio senza chiarimenti, i bulli avrebbero vinto, mentre i Paesi come Malta, che rispettano le leggi e salvano vite, sarebbero finiti per essere le vittime”.Le dichiarazioni di Muscat arrivano non solo dopo 16 giorni in cui le navi delle Ong sono ferme al largo di Malta. Ma arrivano soprattutto dopo anni in cui La Valletta ha fatto tutto meno che salvare vite, come dimostrato dalle continue richieste di intervento all’Italia nonostante l’area del naufragio o del ritrovamento fosse nella Sar (Search and Rescue) maltese.

Il comportamento di questi anni da parte delle autorità maltesi è stato a dir poco ambiguo. Frutto di un calcolo sulla pelle dei migranti e soprattutto basato sulle capacità di intervento italiana, la cui Marina è stata costretta molto spesso ad agire su richiesta di Malta poiché l’isola non ha i mezzi per garantire l’intervento nella vastissima area che si è scelta.

E le ultime dichiarazioni di Muscat nascondono una realtà ben diversa: La Valletta mente. E lo ha fatto anche adesso. Come spiegato da Il Fatto Quotidiano “i maltesi sostengono che Sea Watch 3 e Sea Eye abbiano soccorso – anzi solo trasbordato – i migranti in acque più vicine all’Italia che a La Valletta. È falso. Il Fatto ieri ha pubblicato atti che dimostrano qualcosa di peggio: nell’agosto scorso Malta s’ è rifiutata di soccorrere 190 naufraghi, nelle sue acque Sar, indirizzandoli all’Italia”.

L’area Sar della Libia

Ma se l’area Sar di Malta è un problema perché è troppo vasta, si sovrappone a quella italiana e non garantisce che siano le motovedette de La Valletta a intervenire, dall’altra parte c’è un grande nodo da sciogliere: la Sar libica. In teoria, la Libia aveva dichiarato una sua prima area Sar a luglio 2017. Come spiegato da Fabio Caffio per Affari Internazionali, “Tripoli, nel proclamare nel luglio 2017 la sua zona Sar, aveva incredibilmente dichiarato di delegare alla Valletta la responsabilità di coordinare le operazioni Sar. Questa dichiarazione era stata poi revocata, su impulso dell’Imo (Organizzazione marittima internazionale ndr), forse perché non confermata dal cointeressato”.

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Di quell’area Sar, non si è saputo più niente. Anzi, a dicembre del 2017, la stessa Libia aveva abbandonato i progetti di un’area sotto la sua autorità ritirando la sua comunicazione all’Imo. I mezzi non erano sufficienti né adeguati al salvataggio in mare, e soprattutto mancava (come adesso) un’autorità effettiva e unica nel Paese.

Poi, a giugno 2018, la Libia ha dichiarato di nuovo la propria zona di soccorso e recupero. Un’area che tuttavia  è apparsa fino ad ora come una vera e proprio farsa. Il motivo? La Libia continua a non avere i mezzi né un’autorità. Ma soprattutto, come spiega Il Fatto Quotidiano, “in base al trattato di Amburgo si chiede all’autorità nordafricana di coordinare i soccorsi e fornire un posto sicuro per lo sbarco dei naufraghi”.

Ed ecco il problema: la Libia non ha un porto sicuro. A livello burocratico, Tripoli ha una sua Sar e dunque una capacità di salvare e riportare indietro i barconi. Ma da un punto di vista sostanziale, non è affatto così. Nessuno considera la Libia un Paese di approdo sicuro dei migranti. Molto spesso la marina libica non ha alcun interesse a riportare i migranti sulle coste nordafricane.

E gli stessi migranti non vogliono tornare in Libia, creando spesso situazioni di caos anche a bordo delle motovedette battenti bandiera libica. Una situazione caotica che, unita alle operazioni delle Ong a largo delle acque territoriali di Tripoli e con la rete di trafficanti che si nasconde dietro la tratta, rende le acque libiche più che bollenti e incapaci di garantire salvataggi e accoglienza.

L’assurdo silenzio dell’Europa

Con Malta che teme di essere invasa e l’Italia che fa muro sia per motivi di sicurezza, sia per motivi politici (le elezioni europee sono alle porte), l’Unione europea non ha praticamente battuto ciglio. Nel Mediterraneo centrale ci sono le navi della missione Sophia, da Bruxelles arrivano richiami costanti alla presunta redistribuzione dei migranti in base alle quote. Ma dall’Ue non sono arrivati segnali. E del resto, non potranno arrivare finché non si supererà il trattato di Dublino.

Come spiegava La Stampa, il motivo delle critiche alla Convenzione nasce da due problemi: “viene contestato l’obbligo del Paese di primo approdo di gestire tutti gli accessi e accogliere chi arriva, sia l’Italia, la Grecia o l’Ungheria, alfieri europei più esposti agli sbarchi e desiderosi di maggiore solidarietà. In seconda battuta, lo stesso precetto impedisce di diritto la possibilità di arrivare a un meccanismo di emergenza che conduca alla redistribuzione obbligatoria di parte dei rifugiati nei momenti di maggiore crisi, ipotesi suggerita da Francia e Germania”.


Finché non si supererà il Trattato, l’Europa rimarrà immobile, Italia e Malta continueranno a lottare fra loro. Ma l’Unione europea non sembra per niente interessata al meccanismo di redistribuzione né al coordinamento.

Il viceministro leghista al Papa: "Contributo della Chiesa non significativo"

ilgiornale.it
Sergio Rame

Continua lo scontro sulle navi delle ong in stallo nel Mediterraneo. L'appello del Papa agita il governo. Il leghista lo sfida: "L'esempio arrivi dall'alto"



Ieri mattina l'Angelus recitato in occasione dell'Epifania è culminato con un "accorato appello" da parte di papa Francesco a tutti i Paesi europei (Italia compresa) affinché diano accoglienza agli immigrati che, dopo essere stati soccorsi dalla Sea Watch e dalla Sea Eye, sono ancora bloccati a bordo delle due navi. Una sorta di sos lanciato urbi et orbi per smuovere una situazione pesante e di sostanziale stallo che ha trovato il plauso tra le file della sinistra e che ha creato, al tempo stesso, molteplici malumori nella Lega. Tanto che il viceministro allo Sviluppo economico, Dario Galli, ci ha tenuto a ricordargli che "il contributo della Chiesa" nella gestione degli sbarchi "non è stato significativo".

"Il Papa è con noi. Grazie al Vaticano e al Papa. Tutti gli essere umani sono uguali". Su Twitter, poche ore dopo l'intervento di Bergoglio, la Sea Eye ha cantato vittoria. L'ong ha, infatti, una delle sue imbarcazioni con diciassette immigrati a bordo ferma al largo di Malta in attesa di avere il via libera allo sbarco. Ieri il testo che il Papa ha preparato per l'Angelus è stato un concentrato di allegorie che rimandano alle cronache di questi giorni, in particolare alla via Crucis che misurano ogni giorno gli stranieri in fuga, alla ricerca di un avvenire migliore in Europa.

Un parallelismo che ha fatto piacere soprattutto alla sinistra italiana che ha cavalcato l'appello del Pontefice per attaccare il governo gialloverde e, in modo particolare, Matteo Salvini. "Da non credente non posso che dire grazie a Papa Francesco - ha commentato il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni - lEuropa, se esiste, risolva la questione indicando un porto sicuro di sbarco a Sea Watch e a Sea Eye". "Èsacrosanto che il Papa si rivolga alle coscienze dei cosidetti cattolici", ha fatto eco Lorenzo Cesa dell'Udc invitando i cattolici che vanno a votare a "raddrizzare la barra di un timore che sembra ormai impazzito".

All'interno del governo l'invito del Papa ha creato non pochi grattacapi. Anche perché la Lega e i Cinque Stelle non sono allineati sulla gestione degli sbarchi. E, se il ministro alla Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, dice di aver "apprezzato l'appello" di Bergoglio e accusa Bruxelles di aver scaricato l'emergenza solo sull'Italia, il viceministro Galli è molto più duro e non fa sconti a nessuno. Tantomeno al Vaticano. "È giusto il richiamo ai leader europei perché effettivamente è ridicola la posizione dell'Europa in generale sulla 

posizione dell'immigrazione", dice il leghista che, ai microfoni di Agorà su Rai3, aggiunge subito un "però". "Però ricordo a me stesso, e a tutti, che anche il Papa è un leader europeo". Dunque, rincara Galli, "l'esempio, magari, arrivi dall'alto". "Non mi pare che il contributo nella faccenda particolare sia significativo", annota l'esponente della Lega ricordando che, "quando sono state portate a casa cento persone, che peraltro hanno messo in una sede distaccata, nell'arco di qualche ora sono sparite tutte".

Luzzara: i post sguaiati del sindaco anti-insulti

corriere.it
di Massimo Rebotti

Il 4 gennaio ha emesso un’ordinanza anti-violenza verbale ma ha anche definito Salvini «un co..» e Di Maio «un pagliaccio» negli stessi giorni sui social

Luzzara: i post sguaiati del sindaco anti-insulti

Sul sindaco pd di Luzzara che predica in un modo — un’ordinanza contro la violenza verbale emessa il 4 gennaio — e razzola in un altro — definisce Salvini «un co..» e Di Maio «un pagliaccio» negli stessi giorni sui social — si potrebbe infierire. E infatti il leader leghista ieri lo ha fatto: «Secondo voi questi cos’hanno nel cervello?» ha domandato ai suoi seguaci su Facebook dando la stura alla consueta sarabanda di improperi che accompagna episodi del genere. Certo, in questo caso la contraddizione è così evidente — il politico che indica la «luna» della gentilezza e non vede il suo dito mentre scrive gli insulti — che la tentazione di sbeffeggiare il malcapitato viene.

Eppure, la vicenda di Andrea Costa, primo cittadino di Luzzara, 9 mila abitanti vicino a Reggio Emilia, è talmente da manuale che diventa metafora dell’eterno tema del doppio: il sindaco educato (dottor Jekyll) e il militante sguaiato (mister Hyde). Scissione, ambivalenza, tutto già visto — anche in casi ben più seri di questo — nella realtà, nella letteratura, al cinema. Eppure, l’esperimento pedagogico del Comune di Luzzara qualche sospetto poteva farlo venire: per chi avesse trasgredito l’ordinanza pro-gentilezza erano previste «sanzioni» (?): dalla lettura di libri.

L
e memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar tra gli altri — alla visione di opere d’arte — l’Estasidi Santa Teresa, per esempio — fino alle visite culturali. Il tentativo di vivacizzare il tran tran amministrativo di Luzzara al sindaco, a suo modo, è riuscito. Certo, come quarto d’ora di celebrità, probabilmente sperava in qualcosa di meglio.