Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

domenica 4 novembre 2018

Genova, addio alla Rinascente: stasera si chiude definitivamente

lastampa.it

Serrande giù dopo 60 anni. in 41 sono rimasti senza lavoro. La Cisl: “Ci saremmo evitati volentieri le illusioni su nuovi soggetti interessati all’area”



Dopo quasi 60 anni cala il sipario sul grande magazzino de La Rinascente di Genova che questa sera chiuderà definitivamente il punto vendita di Genova Piccapietra. La chiusura è stata decisa dal management aziendale che, nonostante un aumento sensibile delle vendite nell’ultimo periodo, non ritiene più interessante la piazza genovese. Complessa la situazione per i lavoratori del punto vendita genovese: dei 55 lavoratori, infatti, solo 14 hanno deciso di accettare il trasferimento, 4 hanno rassegnato le dimissioni mentre gli altri 41, che hanno atteso l’evolvere della situazione, resteranno disoccupati.

«È stato un percorso difficile e doloroso - spiega Silvia Avanzino, segretaria della Fisascat Cisl - e ci saremmo risparmiati volentieri le false illusioni di piani B e di competitors che arrivavano in sostituzione». La sindacalista si riferisce e alle promesse delle istituzioni che avevano ventilato l’ipotesi di nuovi investitori pronti a rilevare gli spazi. Questa sera i rappresentanti sindacali, assieme ai lavoratori, si sono dati appuntamento davanti al grande magazzino intorno alle ore 19 per un piccolo presidio.

A novembre 57 miliardi di tasse dalle imprese.L’Iva è il tributo più oneroso

lastampa.it
Sandra Riccio

La cifra corrisponde all’ammontare dello stock dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese fornitrici



Siamo entrati nel mese delle tasse. Per le imprese, infatti, novembre è da sempre il periodo dell’anno più “impegnativo” nei rapporti economici con l’erario. E tra gli acconti Ires e Irpef, i versamenti dell’Iva, dell’Irap e il pagamento delle addizionali regionali, comunali e le ritenute dell’Irpef, entro la fine di questo mese i lavoratori dipendenti, i possessori di altri redditi ma soprattutto gli imprenditori e i lavoratori autonomi saranno chiamati a corrispondere al fisco poco più di 57 miliardi di euro.

A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA nella sua nota odierna. In Italia il gettito tributario (imposte, tasse e tributi) si aggira attorno ai 500 miliardi di euro l’anno. Questa cifra così importante affluisce nelle casse dell’erario rispettando una serie di scadenze fiscali che si concentrano prevalentemente tra novembre (il mese top dell’anno) e dicembre e nei mesi di giugno e luglio. E non saranno poche le imprese che avranno problemi a onorare queste scadenze.

Sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo: «A causa dei mancati pagamenti, una buona parte delle 950 mila aziende che lavora per la Pubblica amministrazione deve ancora incassare 57 miliardi di euro. Con poca liquidità a disposizione e il perdurare delle difficoltà di accesso al credito, per questi imprenditori non sarà facile recuperare i soldi per pagare le tasse. E’ per questo che chiediamo al Governo Conte di trovare una soluzione. Se non si riesce a saldare questi fornitori entro i tempi stabiliti per legge, si consenta a questi ultimi almeno la compensazione tra i crediti vantati verso la Pa e le imposte dovute al fisco. Per queste realtà sarebbe un grosso toccasana».

Gli artigiani ricordano che nel dicembre 2017 la Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione a causa del sistematico mancato rispetto delle disposizioni europee contro i ritardi di pagamento. Secondo i risultati emersi dalle ultime indagini campionarie riportate dalla Banca d’Italia nella “Relazione annuale 2017” (pag. 154-155), lo stock di debiti commerciali in capo all’Amministrazione pubblica italiana sarebbe sceso da 64 a 57 miliardi di euro. 
E in attesa che il ministero dell’Economia riesca finalmente a dimensionarli con esattezza, si ipotizza, al netto della quota riconducibile ai ritardi fisiologici (ovvero entro i 30/60 giorni come previsto dalla legge), che le imprese fornitrici vanterebbero 27 miliardi di crediti dalla Pa.

La necessità di semplificazioni
Tornando ai dati di questa analisi, è ormai avvertita da tutti la necessità di semplificare il quadro normativo del nostro sistema fiscale. “Con un fisco più trasparente – afferma il segretario della CGIA Renato Mason – anche l’Amministrazione finanziaria potrebbe lavorare meglio ed essere più efficiente per contrastare l’evasione/elusione fiscale. La moltitudine di leggi, decreti e circolari esplicative presenti nel nostro ordinamento tributario, invece, complica la vita anche agli operatori del fisco che, comunque, continuano a essere uno dei comparti più virtuosi della nostra Pubblica amministrazione”.

L’imposta più onerosa che le imprese e i lavoratori autonomi verseranno questo mese sarà l’Iva che comporterà un incasso per l’erario di 15 miliardi di euro. Seguirà l’acconto Ires in capo alle società di capitali (Spa, Srl, Società cooperative, etc.): queste ultime anticiperanno al fisco 14 miliardi di euro. I collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, “daranno” al fisco le ritenute per un importo pari a 11,5 miliardi di euro. L’acconto Irpef, invece, costerà alle aziende 7,4 miliardi di euro, mentre l’Irap implicherà un prelievo di 6,5 miliardi.

Infine, le ritenute Irpef dei lavoratori autonomi e l’addizionale regionale Irpef “peserà” in entrambi i casi per poco più di 1 miliardo di euro. L’addizionale comunale Irpef e le ritenute bonifici detrazioni Irpef, infine, preleveranno dalle casse delle aziende rispettivamente 400 e 177 milioni di euro.

Anonymous attacca Regioni e Comuni. Il Garante: “Confini digitali del Paese fragili, servono investimenti”

lastampa.it
raffaele angius

Una ricerca indipendente pubblicata ad agosto svelava che i sistemi informatici di sette Comuni su dieci non erano aggiornati. Antonello Soro: “Informazioni sono il nostro patrimonio, speriamo almeno che questa escalation sollevi l’attenzione sul tema”



L’Italia è in balia in questi giorni dei venti anarchici portati da pirati informatici che continuano ad accedere impunemente a sistemi di istituzioni e organizzazioni. Il Comune di Palermo, il Consiglio Regionale della Sardegna e la Provincia di Arezzo sono solo alcuni dei bersagli dell’ultimo attacco compiuto dagli Anonymous italiani, che hanno annunciato il raid da uno degli account Twitter da loro controllati.

L’episodio arriva a dodici ore da un altro attacco: ieri a mezzanotte i banditi digitali di AnonPlus, altro collettivo protagonista in passato di attacchi al quotidiano Libero e allo staff di Matteo Salvini, ha reso pubblici quasi 4 Gb di informazioni sottratte alla Siae. Una situazione che evidenzia come «gli investimenti sulla protezione dei dati in Italia siano ancora erroneamente considerati accessori e residuali, mentre si lasciano le porte aperte a chiunque voglia appropriarsi delle nostre informazioni», ha denunciato il Garante per la privacy Antonello Soro, contattato da La Stampa. 

Le amministrazioni locali
Sparanise, Neirone, Rieti, Massa-Carrara: sono solo alcuni dei Comuni presi di mira. Ma avendo evidentemente preso nota di quanti li hanno criticati per aver pubblicato e reso accessibili le password di migliaia di utenti, stavolta gli hacker si sarebbero limitati a non decifrare quelle già protette da degli algoritmi di oscuramento, spiega una fonte vicina al movimento. Restano comunque accessibili decine di credenziali, tra cui quelle di un centinaio di consiglieri della Regione Sardegna - come l’attuale governatore Francesco Pigliaru e il suo predecessore, Ugo Cappellacci - e diversi amministratori di sistema: le stesse usate per compiere alcuni degli attacchi.

«Ci ritroviamo a sperare che si tratti di hacker etici e che la pluralità di attacchi messi a segno sia un atto dimostrativo e non una cortina fumogena che cela delle azioni più mirate - ha precisato il Garante per la protezione dei dati personali, il cui ufficio raccoglie le notificazioni provenienti dagli enti coinvolti -. Viviamo in un tempo in cui anche le relazioni ostili tra i Paesi avvengono soprattutto nel mondo digitale: è impensabile credere che basti difendere i nostri confini con le forze militari mentre rimangono incustoditi simili varchi».

I siti dei Comuni sono sicuri?
Ma che i siti delle pubbliche amministrazioni locali non siano adeguatamente protetti è noto almeno da agosto, quando una ricerca indipendente condotta dagli hacker etici del Mestre Hacklab ha svelato che risiedono su piattaforme raramente aggiornate. Lo studio, condiviso anche dall’agenzia nazionale specializzata in sicurezza informatica Cert-Pa, prendeva in esame i tre Cms (software per la gestione di siti web) più diffusi. In media il 67 per cento dei domini e sottodomini analizzati non veniva aggiornato da più di un anno.

In particolare per chi utilizza Wordpress (il Cms più noto), il 29 per cento delle versioni in uso risaliva a prima del 2015 e un altro 35 per cento ad agosto del 2016. Lo stato degli aggiornamenti di un sistema è cruciale in quanto ogni nuovo rilascio apporta delle correzioni alle vulnerabilità che vengono scoperte nel tempo. La conseguenza è che non solo un sistema non aggiornato è vulnerabile ad attacchi noti, ma è anche facile verificarne la versione - e dunque le fragilità - controllando quale versione del sistema è in uso. 

Le azioni dimostrative di Anonymous sono iniziate il 28 ottobre, quando il collettivo ha pubblicato un video di accusa contro l’esecutivo in carica, responsabile di aver sfruttato «guerre, attentati, esplosioni, malattie, masse di migranti e rifugiati» per guadagnare consenso. Da allora hanno pubblicato ogni giorno - con la sola eccezione di ieri - archivi di account e credenziali sottratte a ospedali, istituzioni ed enti pubblici, che in molti casi sono venuti a conoscenza dell’intrusione informatica solo dopo essere stati avvisati dallo stesso ufficio del Garante per la privacy, come alcune fonti tra i responsabili della sicurezza informatica dei bersagli hanno confermato.

Per le istituzioni colpite non resta che inviare all’Ufficio del Garante notificazione delle intrusioni, secondo quanto previsto dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr), pienamente effettivo da maggio. 

Anonymous all’attacco: “Inizia la settimana nera della sicurezza informatica”

lastampa.it.it
raffaele angius

L’annuncio in un video pubblicato su YouTube: nel mirino anche siti istituzionali



La rete di banditi digitali di Anonymous torna ad attaccare siti e sistemi informatici delle istituzioni italiane. Con un video pubblicato oggi alle ore 18 su YouTube, a nome delle sigle Anonymous Italia, LulzSec Ita e Antisec, gli hacker promettono che fino al 5 novembre renderanno nota ogni giorno una nuova lista di servizi informatici di cui hanno preso il controllo. La prima lista, secondo alcune fonti, sarà pubblicata domani nel primo pomeriggio.

“Sappiamo perché avete votato l’attuale governo - dice una voce artificiale nel video -. Avevate paura: guerre, attentati, esplosioni, malattie, masse di migranti e rifugiati - e prosegue - “La paura si è impadronita di voi e il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale governo”. Il collettivo, già in passato responsabile di attacchi a siti istituzionali come quello del Miur e ai sistemi informatici della Lega, lascia intuire che tra i loro bersagli ci saranno anche altri enti governativi.

Anche le date scelte dal collettivo non sono casuali. Come spiegato nel video, il 5 novembre ricorre l’anniversario della tentata strage organizzata dall’anarchico Guy Fawkes ai danni del parlamento inglese. La vicenda del cospiratore, identificato con la stessa maschera che usa Anonymous nei suoi video, è raccontata nel fumetto V per Vendetta (e nell’omonimo film).

Quella carovana di migranti che entusiasma il politically correct

ilgiornale.it
Michele Crudelini

TOPSHOT - Honduran migrants taking part in a caravan heading to the US, get on a truck, near Pijijiapan, southern Mexico on October 26, 2018. - The Pentagon is expected to deploy about 800 troops to the US-Mexico border, two US officials told AFP on Thursday, after President Donald Trump said the military would help tackle a "national emergency" and called on a caravan of US-bound migrants to turn around. (Photo by Guillermo Arias / AFP)

In poche settimane è già diventata il simbolo dell’ala progressista americana e occidentale. L’hanno soprannominata “carovana dei migranti”, volendole così conferire un carattere innocuo e pittoresco. Una semplice carovana, al pari di quelle organizzate in occasione di alcune festività, è un qualcosa di pacifico e non potrebbe dunque rappresentare una minaccia. Come di consueto, la narrativa mainstream, con l’aiuto di una terminologia iperbolica e fotografie tatticamente estrapolate da contesti specifici, è riuscita a creare un “mito” nell’immaginario collettivo che, tuttavia, poco si avvicina a quella che è la realtà dei fatti.

Quanti sono davvero i migranti della carovana?

Proviamo ad andare con ordine. All’inizio della scorsa settimana è iniziata a circolare la notizia, con foto annesse, che un nutrito gruppo di persone si sarebbero messe in marcia dall’Honduras con l’obiettivo di oltrepassare le frontiere di Guatemala e Messico per arrivare infine negli Stati Uniti. Il gruppo, beneficiando della possibilità di poter oltrepassare il confine guatemalteco solamente con il proprio passaporto, è arrivato dunque al confine con il Messico è lì si trova tuttora bloccato. Bene, partendo da questa ricostruzione, appositamente stringata e ridotta all’osso proprio perché si tratta degli unici eventi di cui si ha la certezza, proviamo a capire cosa è stato detto a sproposito e quelle che possono essere le interpretazioni di questo fenomeno.

Innanzitutto i numeri. Non si riescono a trovare, infatti, due articoli di giornale che riportano lo stesso numero circa i partecipanti alla carovana. Secondo Rai News sarebbero attualmente 2mila, anche se non viene specificato quale fosse il numero iniziale. Stime decisamente più larghe arrivano invece da Askanews, dove si parla di 4mila persone. Molto più ridotta invece la stima del The Post International, secondo cui la carovana sarebbe composta da sole 1.600 persone.

Tutte le contraddizioni dei media sulla carovana

Non sono solo i numeri a creare confusione in questa vicenda. Anche lo stesso evolversi degli eventi non viene descritto in maniera chiara. Per esempio, sempre su Rai News, si può leggere così “migliaia di migranti dell’Honduras, di El Salvador e del Guatemala,  componenti la carovana che marcia verso gli Usa, hanno sfondato, provenendo dal Guatemala, i cancelli e le reti di protezione della frontiera del Messico. Sono entrati nel territorio messicano e stanno avanzando verso gli Stati Uniti”, preludendo così ad un’avanzata senza intoppi. Nello stesso articolo viene però scritto che “molti altri sono bloccati sul ponte di confine tra Messico e Guatemala, dove si sono uniti ad altri manifestanti locali”, e nella foto pubblicata sono visibili alcune migliaia di persone proprio sul ponte.

Se la maggior parte della carovana è bloccata sul ponte, chi ha sfondato la barriera con il Messico? Alla domanda prova a rispondere il Corriere della Sera, pur lasciando alcuni dubbi. Inizialmente afferma che “migliaia di migranti dell’Honduras hanno sfondato dal Guatemala i cancelli e le reti di divisione alla frontiera con il Messico a Tecun Uman”, per poi, quasi contraddirsi, poche righe più sotto, dove si afferma che in realtà “un primo gruppo di circa 30 persone ha attraversato il confine venerdì mattina e sono stati fermati dagli agenti del confine messicano che studieranno le loro domande di asilo o di visto”.

Chi è il vero organizzatore della carovana di migranti

Nel frattempo, quel che è certo, è che il Messico ha schierato alcune unità del proprio esercito lungo quel confine, proprio per evitare che alcuni impavidi migranti si avventurino attraverso il fiume per oltrepassare la frontiera. Difficile credere che poche migliaia di persone (numeri modesti anche per un corteo cittadino) abbiano vinto la resistenza della nutrita polizia messicana schierata al confine. Passando invece alle interpretazioni del fenomeno c’è, ovviamente, qualcosa di più profondo rispetto alla narrativa dominante che la carovana come un gruppo di persone alla ricerca di una nuova vita, in marcia proprio contro il Presidente dei “muri” e dei “confini”.

I primi dubbi iniziano a sorgere quando si legge che dietro alla “carovana” ci sono alcuni organizzatori e tra questi risulta esserci tale Bartolo Fuentes. Si tratta di un ex politico honduregno legato al partito Libertad y Refundación che è attualmente all’opposizione nel Paese. Il governo honduregno sostiene che Bartolo Fuentes abbia “utilizzato le persone con finalità eminentemente politiche e persino criminali”. Inoltre non sarebbe la prima volta che lo stesso Fuentes viene riconosciuto come organizzatore di questi movimenti migratori, ruolo da lui stesso ammesso. Quest’ultimo però si difende sostenendo che queste persone stiano davvero scappando da una situazione di estrema crisi economica che colpisce l’Honduras.

L’Honduras è in una fase di crescita economica

Su questo punto sembrerebbe non esserci nulla da obiettare, sennonché il quadro macroeconomico dell’Honduras ci dà in realtà uno scenario ben diverso. Secondo la piattaforma Focus Economics, leader nella raccolta di statistiche economiche nei Paesi del mondo, “l’economia honduregna ha avuto una accelerazione nel secondo quadrimestre grazie ad una robusta domanda interna e i consumi privati sono molto aumentati”. Inoltre viene riportato come il reddito pro capite sia aumentato progressivamente dal 2013 al 2017 e il tasso di crescita del Pil sia passato dal 2.8% del 2013 fino ad arrivare ad un 4.8% nel 2017. Lo stesso tasso di disoccupazione è sceso dal 6.3% del 2016 al 5.9% del 2017.

Certo, rimangono problemi legati alla criminalità organizzata e ad una sperequazione costante tra le campagne e i centri urbani. Tuttavia l’economia del Paese è in una fase di crescita e non sta attraversando una crisi tale da scatenare un esodo, come paventato da Bartolo Fuentes. Molto più probabile è che questa carovana rappresenti un’arma politica dell’opposizione honduregna volta a indebolire il Governo attraverso, in particolare, l’interruzione degli aiuti americani, ipotesi che è stata per l’appunto paventata da Donald Trump.

Francia, due italiani in carcere da cinque mesi per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

lastampa.it
rino giacalone

Si tratta di Massimo Carpinteri e Renato Pasquale Barbera, originari di Trapani. Sono detenuti in due carceri diversi nel nord della Francia, a Dunkerque e Bethune. Si sa poco della loro vicenda

Due italiani, originari di Trapani, dallo scorso giugno sono in carcere in Francia accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sono stati arrestati dalla polizia francese. Si tratta di Massimo Carpinteri e Renato Pasquale Barbera, quest’ultimo noto a Trapani per essere un esperto di sicurezza, un bodyguard, ma anche volontario dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa Italiana, comandante di una idroambulanza. Sono detenuti in due carceri diversi nel nord della Francia, a Dunkerque e Bethune. Si sa poco della loro vicenda, l’autorità di Polizia italiana, la Questura di Trapani, è stata informata da Parigi dell’arresto e dell’ipotesi di reato contro i due cittadini italiani e null’altro.

Secondo una ricostruzione della gendarmeria francese i due sono approdati la scorsa estate sulla costa tra Calais e Dunkerque con il proposito di organizzare viaggi in mare all’apparenza turistici tra le coste francesi e inglese, utilizzando una imbarcazione, forse una barca a vela. Ma non per trasportare turisti ma clandestini, dalla Francia verso l’Inghilterra. Il loro “lavoro” in una zona calda della costa francese a proposito di presenza di migranti e di migrazione clandestina. Un tratto di costa oggetto di tanti reportage giornalistici. L’area è quella di Calais, nord della Francia, cittadina sul Canale della Manica. Dove nonostante sgomberi e interventi della polizia di Macron, periodicamente si formano insediamenti, accampamenti abusivi e vere e proprie bidonville, e si ritrovano migliaia di migranti desiderosi di un “passaggio” verso l’Inghilterra.

In massima parte si tratta di sudanesi, afgani, etiopi e pakistani. E poi tra molti adulti anche tanti minori non accompagnati. Spesso questi migranti cercano “ospitalità” nei mezzi pesanti con destinazione Inghilterra. I due trapanesi arrestati sono accusati di avere organizzato un loro business sfruttando la disperazione di questa gente, mettendosi all’opera, come traghettatori, via mare, verso la costa inglese, con una imbarcazione pare presa in affitto. Come se a bordo portassero dei turisti. Ma per la Polizia francese con quella barca i due trapanesi hanno trasportato solo migranti clandestini.

Regalo a piloti e hostess: in pensione sette anni prima

lastampa.it
nicola lillo

L’uscita di molti stipendi pesanti renderà la compagnia più appetibile



Una legge di fatto a favore di Alitalia. Nella bozza del pacchetto pensioni c’è una norma che consente ai lavoratori del trasporto aereo di andare in pensione di vecchiaia nel 2019 e nel 2020 con un requisito ridotto di sette anni. Il provvedimento avvantaggia certamente piloti e assistenti di volo rispetto a tutti gli altri lavoratori, ma anche la stessa ex compagnia di bandiera, la quale grazie a questa misura vedrebbe uscire per il prossimo anno circa 100 comandanti (60-70 in media negli anni successivi) e 50 tra hostess e steward, spiegano fonti sindacali. In questo modo si svecchierebbe il personale e si ridurrebbero i costi del lavoro molto alti. I piloti dai 55 anni in su infatti vantano stipendi fino a 15 mila euro al mese.

Ma soprattutto si potrebbe così alleggerire il corpaccione dell’azienda, in modo da renderla un po’ più appetibile. Il governo è impegnato proprio in queste ore nel trovare una (difficile) soluzione per il futuro di Alitalia, che dovrebbe essere acquisita dalle Ferrovie dello Stato con il supporto poi del ministero dell’Economia e di altri vettori internazionali che però non è facile coinvolgere.

Con questa norma - inserita in un disegno di legge collegato alla manovra - l’azienda potrà avere invece un certo numero di prepensionamenti, di quei lavoratori intorno ai 60 anni che costano di più. A questi potrebbero poi sommarsi i tanti che nei mesi successivi potrebbero sfruttare eventuali ammortizzatori sociali, che gli stessi sindacati si attendono: in questo modo le uscite da Alitalia potrebbero essere a favore anche di chi ha circa 56 anni.

Fino ad ora comunque per piloti e assistenti di volo è possibile uscire con un requisito ridotto di cinque anni, grazie al fondo speciale di previdenza, il cosiddetto «fondo volo», mentre con questa norma contenuta nel pacchetto pensioni si riduce di altri due anni la possibilità di lasciare il lavoro. Il governo punta a finanziare questo maggiore costo per il sistema pensionistico rendendo strutturale la norma sul pagamento di tre euro per il diritto di imbarco, andando dunque a prendere le risorse nelle tasche dei passeggeri.

Napoli, la taglia della camorra sul Pocho: il cane antidroga dal fiuto eccezionale

corriere del mezzogiorno

Centinaia di chili di stupefacenti trovati e i narcos non gradiscono. L’ordine è di farlo fuori con ogni mezzo: anche con polpette avvelenate. Ma lui è stato addestrato a non mangiare in servizio

Pocho, l’infallibile cane antidroga

Lo odiano e l’ordine è di farlo fuori in ogni modo. Polpette avvelenate, bustine per topi, cibo con droga.Già è accaduto varie volte. Si vocifera che su di lui ci sia addirittura una taglia. E per questo Pocho è stato allenato in modo particolare: quando è in servizio non mangia, non cede a distrazioni.

Neanche quelle di«affascinanti cagnette» che i clan mettono sulla sua strada. I pusher della Campania per liberarsi di lui hanno provato, infatti, anche con gli ormoni per riaccendere «desideri» sopiti. Negli appartamenti bunker dove nascondono hashish e marijuana hanno cagnoline in calore. Ma quando è in servizio, Pocho è un poliziotto integerrimo a quattro zampe e non esistono distrazioni di sorta. La storia del Pocho vale la pena di essere raccontata. In nove anni il Jack Russell dell’unità cinofila della polizia di Napoli ha ricevuto finanche un encomio e, soprattutto, ha permesso agli agenti di sequestrare quasi due tonnellate di sostanze stupefacenti. Milioni di euro persi dai clan.

L’ultimo colpo a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, poche settimane fa dove ha scoperto trenta chili di cocaina purissima. È piccolo, velocissimo e non fa un passo se non è Sandro ad ordinarglielo. È il suo conduttore, un agente con anni di esperienza alle spalle: tra loro la sintonia è arrivata subito. Adesso vivono assieme: il Ministero lo ha autorizzato a portarselo a casa. Una simbiosi perfetta che ha generato una scia di risultati incredibili. Dove nessuno arriva ci pensa Pocho. E ci sono tantissime storie da narrare come «quando a Scampia, in una delle Vele fu in grado di trovare delle stecche di hashish che erano infilate in un casatiello. Mi fece capire che lì c’era droga e aspettò seduto il suo biscotto-premio senza sfiorare il rustico», racconta Sandro sorridendo.

Pocho, l’infallibile cane antidroga
Un reparto affiatato, diretto con estrema competenza dal dirigente Francesca Fava, a capo dell’ufficio prevenzione generale della Questura di Napoli. Per lei e i suoi uomini parlano i risultati che ogni giorno riescono a portare a casa in una città difficile come Napoli, ma le gesta di Pocho continuano a far sorridere. «Come quando è riuscito a scoprire che in un biberon di un bambino di pochi mesi non c’era latte in polvere ma cocaina o quando è stato in grado di fiutare marijuana chiusa in una busta sigillata sottovuoto in un box chiuso e distante otto metri da dove si trovava - racconta soddisfatto Sandro -. Lui ha abbaiato ed è corso davanti alla porta. Ha grattato con le zampe e ho capito che era lì che dovevo cercare. Quando il box è stato aperto è schizzato come un fulmine verso la borsa che conteneva la droga».

La sua è una strana storia. Nel 2009 fu comprato da un medico in un allevamento: abitava in via Leopardi, a Fuorigrotta, a poche centinaia di metri dallo stadio San Paolo. Quel cane era amato da tutta la famiglia e fu chiamato Pocho perché era il soprannome del calciatore Ezequiel Lavezzi che quando giocava con il Napoli era un idolo. Ma dopo otto mesi la famiglia ha dovuto rinunciare alla sua compagnia perché il figlio più piccolo del medico era allergico al suo pelo. Così fu donato alla polizia e dal centro di addestramento hanno subito compreso le sue enormi possibilità. È stato assegnato a Sandro e al centro cinofili di Napoli. L’esame che gli conferì il «distintivo» andò benissimo: ritrovò la droga in pochissimi secondi.

Pocho da allora non si è più fermato e non solo è uno dei migliori cani d’Italia, ma anche il più temuto. È molto piccolo, rispetto a Pastori tedeschi e ai Labrador e quindi può girare con estrema libertà e infilare il naso in ogni anfratto. Passeggia senza guinzaglio, è abituato ai rumori delle sirene, ai rombi delle auto e finanche ai colpi di pistola. Non si spaventa mai e quando il suo conduttore pronuncia la parola «cerca», scatta come un fulmine. Il più delle volte non ha neanche bisogno di essere guidato con la mano e «fiuta la droga da solo e in posti impensabili». Se è su una grondaia si ferma davanti al muro e saltella. Se è in un tombino punta il naso in basso. Se è in un oggetto ci arriva accanto e gratta con le zampe.

«Per lui è un gioco perché dopo aver ritrovato la sostanza io tiro fuori una pallina e gliela lancio. Le ricompense sono le coccole e un biscotto», spiega Sandro. Dietro le sue gesta ci sono ore e ore di addestramento e un affetto sconfinato da parte del conduttore. Pocho non cerca droga senza la sua autorizzazione, «altrimenti sarebbe impossibile passeggiare in strada, perché caccerebbe anche chi, per esempio, sta fumando uno spinello». E l’amore dei poliziotti del centro cinofilo di Napoli del Questore Antonio De Iesu per gli altri undici «supercani» si percepisce dai loro sguardi. C’è Nina, condotta da Giuseppe, che è accanto a Broke tenuta da Gianluca: sono Labrador specializzati in ricerche di esplosivo. Vikie fiuta persone sotto le macerie e Zorro è usato per l’ordine pubblico.

Pocho fra un annetto andrà in congedo ma gli spacciatori non dormono sonni tranquilli. In un anno sono tante le partite di droga che Pocho può fiutare. E così resta nel mirino. Intanto si cerca il suo erede. «La più brava è Kira, un pastore tedesco già in attività» .

Un cane sordo e cieco capisce quando i suoi proprietari tornano a casa

lastampa.it
cristina insalaco



Una cagnolina di nome Opal è nata sorda e cieca, e quando è entrata in canile i volontari temevano che non sarebbe riuscita a trovare facilmente una famiglia. «Pensavamo che sarebbe rimasta qui dentro per sempre», raccontano i suoi soccorritori.



E invece la cagnolina di otto mesi è stata adottata da Christina Bray e da suo marito. «Appena l’abbiamo vista abbiamo capito che era adatta a noi - raccontano -. Non è in grado di vedere né di sentire, ma non è diversa dagli altri cani». Anzi: capisce tutto quello che sta accadendo attorno a lei. «Si accorge quando arrivo a casa - dice il suo proprietario - o quando c’è un altro animale nel raggio di pochi metri. Ha una sensibilità fuori dal comune ed è veramente un animale speciale».



I proprietari hanno anche fatto un video in cui si vede l’allegria della cagnolina al loro arrivo: «Lei ci aspetta sempre in giardino, e forse si accorge del nostro arrivo sentendo l’odore della vettura - dicono -. Non sappiamo come riesca a distinguere la nostra auto da quella dei vicini, ma lei ci riesce».  Probabilmente ha gli altri sensi più sviluppati, «ma la cosa che conta di più è l’amore che lei prova per noi - continuano Christina Bray e suo marito - è molto riconoscente nei nostri confronti e noi non potremmo più vivere senza di lei».

Feltri, le donne e quello che gli uomini non dicono

lastampa.it
antonella boralevi


LAPRESSE
Vittorio Feltri

Domanda: “A lei piace Chiara Ferragni ?” Risposta: “A me piacciono quasi tutte le donne…” Su Radio1, c’è un programma che riesce a far perdere agli intervistati le loro inibizioni. Lo conducono Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. “Un giorno da pecora”.

Lo scambio che ho riportato è accaduto ieri con Vittorio Feltri. Uno che dice sempre quello che pensa. In maniera diretta. Senza remore. Senza sconti. Ma questa frase è un piccolo capolavoro. Parla di Vittorio Feltri. Ma parla anche di molti altri uomini. Moltissimi. Che però non sono sinceri come lui.

Alla maggioranza dei maschi, la donna piace comunque. C’è un modo di dirlo piuttosto volgare: ”Basta che respiri”. Ma poi, nei fatti, questa disponibilità senza se e senza ma, gli uomini non la dicono. Dirlo equivarrebbe a fallire la seduzione, prima ancora di averci provato.

Il mito intorno a cui le donne (in genere) costruiscono la loro identità è la propria unicità. Accettare di piacere a un uomo, non per come siamo ma per il gender che condividiamo con tutte le altre, non ci fa piacere.

E così gli uomini ci dicono “Come te nessuna mai”. E noi ci crediamo. Ma ci crediamo davvero?

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