Evoluzione a Sinistra

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martedì 2 ottobre 2018

Favoreggiamento ai migranti Arrestato il sindaco di Riace

ilgiornale.it
Luca Romano

Mimmo Lucano è finito in manette nell'operazione "Xenia" della Guardia di Finanza. È il paladino dell'accoglienza


Alla fine sono scattate le manette. Domenico Lucano, il sindaco di Riace pro-accoglienza, è stato arrestato dalle fiamme gialle.

A portarlo in manette è stata l'operazione Xenia. Le accuse sono di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio per la raccolta dei rifiuti.

A spiegare l'operazione è stata una nota della procura di Locri: "I finanzieri del Gruppo di Locri hanno eseguito, alle prime luci dell'alba, un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Locri, che dispone gli arresti domiciliari nei confronti di Domenico Lucano, sindaco del Comune di Riace e il divieto di dimora per la sua compagna, Tesfahun Lemlem, nell'ambito dell'operazione denominata 'Xenia'".

Di fatto questo arresto arriva dopo le indagini sulla gestione dei finanziamenti erogati dal Viminale proprio per l'accoglienza dei rifugiati. Lo scorso agosto il sindaco aveva protestato per i tagli e per il ritardi nell'erogazione dei fondi da parte del ministero. Molto vicino a Roberto Saviano più volte ha messo nel mirino il ministro degli Interni, Matteo Salvini, per le sue politiche per frenare i flussi legati all'immigrazione.


Arrestato il sindaco di Riace, Salvini: "Chissà cosa dirà ora Saviano"

Franco Grilli

Dopo l'arresto di Mimmo Lucano, il sindaco di Riace pro-accoglienza, arriva la reazione del ministro degli Interni, Matteo Salvini



Dopo l'arresto di Mimmo Lucano, il sindaco di Riace pro-accoglienza, arriva la reazione del ministro degli Interni, Matteo Salvini.

Commentando sulla sua pagina Facebook l'operazione della Guardia di Fiananza che ha portato all'arresto del sindaco, Salvini afferma: "Accidenti, chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l'Italia di immigrati". Già in passato il titolare del Viminale e il primo cittadino del comune calabrese avevano avuto qualche scontro legato a due metodi compeltamente opposti di gestire l'emergenza immigrazione. Più di una volta Salvini ha criticato i metodi usati da Lucano per l'accoglienza.

Solo ad agosto scorso il sindaco aveva protestato per il taglio dei finanziamenti da parte del Viminale. Ma le parole di Salvini sono dirette anche a Roberto Saviano. Lo scrittore spesso ha usato Lucano come paladino dell'accoglienza per mettere in discussione le politche portate avanti dal Viminale. Qualche mese fa lo stesso Saviano ha visitato Riace per elogiare il sindaco e la sua ricetta per l'accoglienza. Ricetta questa che però non ha convinto gli investigatori che lo hanno arrestato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.


Il sindaco di Riace intercettato: "Non guardo se le carte sono a posto"

ilgiornale.it
Luca Romano

Le indagini sul sindaco di Riace, Mimmo Lucano andavano avanti da tempo. Ecco alcune intercettazioni telefoniche



Le indagini sul sindaco di Riace, Mimmo Lucano andavano avanti da tempo.

Gli investigatori, prima dell'arresto, hanno raccolto divresi elementi a suo carico che di fatto tracciano un quadro abbastanza inquietante della sua condotta come primo cittadino. Il sindaco pro-accoglienza, secondo gli atti della procura, organizzava, insieme alla compagna, nozze "di comodo" per potre trattenere sul suolo italiano i migranti che arrivavano nel comune calabrese. Secondo gli atti delle indagini i metodi amministrativi usati da Lucano erano "spregiudicati" e questa circostanza emerge anche da alcune intercettazioni telefoniche.

Come riporta il Corriere, il sindaco al telefono era abbastanza chiaro e cercava di aggirare tutte le procedure per portare a termine i matrimoni. "Io la carta d’identità gliela faccio immediatamente, perchè sono responsabile dell’Ufficio anagrafe e stato civile, come sindaco. Ho assunto io questa delega dopo che l’impiegato che c’era è andato in pensione. Proprio per disattendere a queste leggi balorde vado contro legge però non è che le serve molto che la carta d’identità...

Io non sto là a guardare se i suoi documenti sono a posto, mi fa un atto notorio dove dice che è libera di poter contrarre matrimonio e siccome è una richiedente asilo non vado ad esaminare i suoi documenti...", si legge nel testo di una telefonata. Parole queste che rendono l'idea di quanto fosse ormai consolidato questo sistema di matrimoni "combinati" tra cittadini di Riace e donne straniere sotto la regia del sindaco. Adesso dovrà rispondere delle accuse. Lucano si trova agli arresti domiciliari.


Nozze di comodo con migranti: i trucchi del sindaco accogliente di Riace

ilgiornale.it
Luca Romano

Dopo l'operazione Xenia che ha portato all'arresto del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, emergono alcuni dettagli sulle accuse a suo carico



Dopo l'operazione Xenia che ha portato all'arresto del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, emergono alcuni dettagli sulle accuse a suo carico di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Di fatto il primo cittadino pro-accoglienza del comune calabrese viene definito negli atti dell'inchiesta come un "sindaco spregiudicato" che organizzava matrimoni di "convenineza" tra cittadini del suo paese e donne straniere per consentire a queste di rimanere in Italia.

Di fatto, sempre da quanto emerge dalle carte dell'inchiesta, il sindaco e la sua compagna, Tesfahun Lemlem avrebbero "architettato degli espedenti criminosi tanto semplici quanto efficaci per aggirare la diciplina prevista dalle norme" per ottenere il permesso per entrare nel nostro Paese. Poi gli atti dell'inchiesta accendono un faro proprio sulle modalità usate dal sindaco per "combinare" questi matrimoni. Gli investigatori hanno riscontrato una "lunga serie di irregolarità amministrative e di illeciti che costellavano la realizzazione del progetto . Il sindaco e la compagna trasgredivano le norme civili, amministrative e penali". Di fattoi adesso il primo cittadino di Riace dovrà rispondere di queste accuse. Adesso si trova agli arresti domiciliari.

Google sborserà 12 miliardi di dollari per restare sull’iPhone

lastampa.it
ANDREA NEPORI

L’azienda di Mountain View pagherà una cifra esorbitante ai concorrenti di Apple affinché il suo motore di ricerca rimanga la prima scelta sui dispositivi della Mela anche nel 2019


Gli utenti iPhone, iPad e Mac possono selezionare dalle impostazioni del dispositivo il motore di ricerca con cui effettuare le ricerche in automatico su Safari. Nonostante tra le opzioni ci siano anche Bing di Microsoft e DuckDuckGo (il motore di ricerca che rispetta la privacy e non traccia gli utenti) Google rimane il “default”. È il motore di ricerca che centinaia di milioni di utenti, ignari della possibilità di modificare l’impostazione di serie, continuano ad usare.

Questo “default”, inteso in senso informatico e non economico, Google lo paga a caro prezzo. Nel 2014, per evitare che il motore di ricerca venisse declassato in seconda posizione a favore di Bing, l’azienda di Mountain View versò ai concorrenti di Apple un miliardo di dollari. Nel giro di quattro anni, contestualmente all’allargamento della base di utenza Apple, quelle cifre sono cresciute vertiginosamente. Secondo un report di un analista di Goldman Sachs, ripreso da Business Insider, Big G per il 2019 verserà ben 12 miliardi di dollari a Cupertino, tre in più rispetto ai 9 miliardi pagati nel 2018. 

Cifre da capogiro, che tuttavia sarebbero giustificate dal fatturato che Google riesce a generare grazie alle visite e alle ricerche degli utenti dei dispositivi di Cupertino. “Riteniamo che Apple sia uno dei maggiori canali di acquisizione di traffico per Google”, scrivono gli analisti di Goldman Sachs nel loro report. 

Le cifre sono ovviamente delle stime e potrebbero essere completamente sballate, ma sono in linea con la crescita del traffico da dispositivi mobili nel corso degli ultimi anni. Sono in linea anche con la crescita sensazionale della divisione Servizi di Apple, il cui fatturato dipende in gran parte dalla voce “licenze”, sotto cui finirebbero anche i soldi versati da Google. Secondo l’analista Tony Sacconaghi nel 2017 Google aveva pagato a Apple tre miliardi di dollari, ma l’unico numero di cui si abbia effettivamente conferma è il già citato miliardo versato nel 2014 . A confermarlo, nel 2016, furono i documenti processuali dello scontro legale tra Google e Oracle.

Posto che sia attendibile, il report di Goldman Sachs pone anche un dilemma etico per l’azienda di Cupertino: come si possono sposare infatti le posizioni ferree di Apple sulla protezione della privacy con il supporto a un servizio come Google Search, che genera fatturati grazie alla profilazione della navigazione a fini pubblicitari?

Santa Caterina, la culla di tre religioni

lastampa.it
LUIGI GRASSIA

Nel monastero del Sinai dove bruciò il roveto di Mosè


Una visione d’insieme del monastero di Santa Caterina

Mura alte dodici metri e spesse due: a vederlo da fuori sembra più una fortezza che un luogo di culto, ma il monastero di Santa Caterina, nella penisola del Sinai, ha dovuto resistere per più di quindici secoli in un luogo isolato e pericoloso, in mezzo a infinite guerre e invasioni e sotto la costante minaccia dei predoni del deserto, quindi quest’oasi di pace è giustificata se ha voluto proteggersi per bene. Comunque gode di una specialissima raccomandazione: Maometto in persona ha sentenziato che nessuno avrebbe dovuto toccare il monastero, non in nome dell’Islam per lo meno; si conserva persino una lettera autografa del Profeta che intima il divieto. Gli studiosi di carte antiche potrebbero disputare l’autenticità di quel documento, ma il monito è stato preso sul serio per secoli ed è questo che conta. 



Mosè e il roveto ardente come raffigurati all’interno del monastero





Nelle fotografie qui sopra due scorci del monastero e un cammello, o dromedario, accovacciato all’esterno, che sembra dire: beh, che cosa volete da me? Del resto l’evento celebrato dal monastero di Santa Caterina, cioè il primo dialogo fra Dio e Mosè, non riguarda solo il Cristianesimo ma prima ancora l’Ebraismo e in seguito l’Islam, che si considera continuatore di quelle tradizioni: il sito si trova dove Iddio parlò in forma di roveto ardente. Nell’anno 328 dopo Cristo una prima chiesetta fu realizzata qui per desiderio di Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino; dal 527 un altro imperatore, Giustiniano, aggiunse diversi edifici e fece cingere il tutto da mura poderose. Quando subentrarono i musulmani si limitarono a ricavare nel perimetro del monastero una piccola moschea, che però fa mero atto di presenza e in tutti questi secoli non è mai stata aperta al culto.




La chiesetta che è il cuore religioso del monastero di Santa Caterina e l’esteno del sito, con le pendici rocciose che cominciano a svilupparsi subito al di fuori delle mura

COME ARRIVARE E DOVE ALLOGGIARE
Nei pressi del monastero di Santa Caterina si trovano alcune strutture alberghiere economiche adatte al soggiorno dei pellegrini; ma se siete dei semplici viaggiatori e non avete motivi religiosi per una permanenza prolungata, il modo appropriato per visitare questo sito è fare andata e ritorno nell’arco di una giornata da Sharm el-Sheikh, località ben nota agli italiani e ottimamente collegata in aereo con il nostro Paese. Tipicamente si parte in pulmino alle 6 di mattina da Sharm e si rientra nel tardo pomeriggio.

C’è anche un’opzione più estesa, che consiste nel partire la sera precedente, attorno alle ore 22, e cimentarsi di notte nell’ascesa del Gebel Moussa, alto 2284 metri, che torreggia sul monastero, per ammirare l’alba da lassù e poi discendere al mattino verso Santa Caterina. Però al villaggio Domina Coral Bay, il resort storico di Sharm el-Sheikh dove abbiamo alloggiato ci hanno detto che negli ultimi tre anni non è stato mai raggiunto il minimo di 4 richieste per organizzare l’arrampicata (affascinante ma piuttosto faticosa). Invece la visita al monastero è gettonatissima, il sito è fra i più suggestivi del mondo, e non solo per motivi religiosi.




Uno spettacolo con cena nel deserto organizzato dal resort Domina Coral Bay. Per la maggior parte degli italiani la vacanza a Sharm al-Sheikh è esotica ma a costi contenuti, e questo ha una sua logica; tuttavia vale la pena di prendere in considerazione anche l’ipotesi meno economica fra i sette alberghi del Domina Coral Bay, cioè l’hotel Prestige; gli ospiti di questo albergo oltre a fruire di un soggiorno deluxe hanno libero accesso anche a tutte le altre strutture del sito (dai ristoranti alle spiagge), a portata di mano grazie a piccole vetture elettriche. Comunque, sia pure con alcune limitazioni, anche tutti gli altri ospiti del Domina Coral Bay hanno la possibilità di fruire di altre strutture oltre a quelle dello specifico albergo in cui alloggiano, e questo, in un resort così vasto, dà respiro a chi si sentisse ristretto nei confini di un singolo villaggio.





Qui sopra una delle piscine del Domina Coral Bay e due immagini ravvicinate della barriera corallina accessibile da una delle spiagge di questo resort

Morto Charles Aznavour, addio all’ultimo chansonnier

lastampa.it
leonardo martinelli


AFP
Charles Aznavour

Era appena rientrato da una tournée dal Giappone, dove era conosciutissimo. Alla bellezza di 94 anni, tonico (e diligente nella preparazione) come sempre. Intenso e volitivo. Ma durante l’estate Charles Aznavour aveva dovuto annullare alcuni concerti, perché era caduto e si era fratturato il braccio. Nella notte scorsa il cantante, ambasciatore della canzone francese, è scomparso: se ne è andato nel sonno, nella sua casa, nei rilievi delle Alpilles, nel Sud del Paese.

Era nato nel 1924 da due emigranti armeni, che si trovavano a Parigi in attesa del visto per partire alla volta degli Stati Uniti. Ma che alla fine non se ne erano mai andati. Il suo vero nome era Chahnourh Varinga Aznavourian e rimase tutta la vita estremamente legato al Paese di origine della famiglia. Aznavour ha cantato in sei lingue, italiano compreso (più il napoletano), oltre mille canzoni, che nella maggior parte dei casi scrisse lui di proprio pugno. «La bohème», «Je m’voyais déjà», «La mamma», «Comme ils disent» sono solo alcuni dei brani portati al successo con quella voce melodrammatica e potente, nonostante appena un metro e 65 centimetri di altezza e un fisico, che di certo, almeno agli inizi, non lo aiutò. Fondamentale fu l’incontro con Edith Piaf, nel 1946. Fu lei la sua vera scopritrice: lo porterà a suonare con la sua orchestra in giro per il mondo.

Per la Piaf scrisse varie canzoni (ma lei rifiutò «Je hais les dimanches», portata al successo da Juliette Gréco), mentre Aznavour come solista stentò a imporsi, fino al trionfo con «Sur ma vie», nel 1954, che lo trascinò finalmente all’Olympia. Iniziò anche a recitare come attore, pure in «Tirate sul pianista» di François Truffaut, del 1960. Nel 1963 s’impose al Carnegie Hall, a New York, e visitò per la prima volta l’Armenia. Due anni più tardi allestì a Parigi un’operetta, «Monsieur Carnaval», da cui è tratta «La bohème», portata al successo più tardi in Italia da Ornella Vanoni. Negli anni Settanta Aznavour diventò una presenza costante anche nei sabato sera televisivi del nostro Paese. Per le versioni italiane delle sue canzoni (che curava con estrema attenzione) collaborava con Giorgio Calabrese e Sergio Bardotti. «Com’è triste Venezia», «L’istrione», «E io fra di voi». 

Gli anni Settanta rappresentarono anche quelli di una certa svolta sociale (molto coraggiosa per l’epoca, visto il personaggio pubblico che era diventato), con titoli come «Mourir d’aimer», ispirato a un fatto di cronaca, un’insegnante che nel 1969 si era suicidata dopo aver avuto una storia con un allievo. E «Comme ils disent », dove lui, già al terzo matrimonio e una fama da conquistatore, si mise nei panni di un omosessuale, contro tutto e tutti. Nel 1988, con il terremoto in Armenia, si intensificò la sua azione a favore del Paese d’origine. Ha continuato a incidere a e cantare dal vivo fino alla fine, con una forza incredibile. Amava dire: «Ho fatto una carriera insperata ma esemplare », sempre sorpreso da quella sorta di «miracolo».

“La fisica? Non è donna”, il Cern sospende il ricercatore

lastampa.it
FABIO DI TODARO

Presentazione sessista a un convegno. Anche l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare prende le distanze: «Dichiarazioni inaccettabili»


A sinistra, Alessandro Strumia; a destra una immagine del Cern

«La fisica? Non è donna». Questa frase, pronunciata nel corso di un workshop organizzato a Ginevra lo scorso 28 settembre, è valsa la sospensione dal Cern con effetto immediato per Alessandro Strumia, docente all’Università di Pisa (che ieri ha avviato un procedimento etico nei suoi confronti e non esclude nemmeno quello disciplinare) e ricercatore nella struttura (peraltro) guidata da Fabiola Gianotti. Una tesi, quella del ricercatore, sostenuta col supporto di 26 diapositive.Partecipando a una conferenza su «Fisica delle alte energie e gender», Strumia ha affermato che «la fisica è stata inventata e costruita dagli uomini e l’ingresso non è su invito». Le donne, a suo dire, non sono portate per le materie scientifiche. Motivo per cui non c’è da indignarsi rispetto a un’eventuale scelta di tenerle fuori da un consesso tra addetti ai lavori. 

La frase non poteva lasciare indifferenti le decine di ricercatrici presenti in sala, interessate ad andare più a fondo del problema della scarsa rappresentanza che le riguarda in tutta l’area delle «Stem» (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Strumia le ha lasciate senza parole, aggiungendo che la discriminazione, se esiste, è a carico degli uomini. Un’affermazione, quest’ultima, «supportata» anche dall’esperienza professionale del protagonista di questa triste vicenda: a suo dire non assunto dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) a vantaggio di due colleghe, che secondo Strumia potevano contare su un numero di pubblicazioni inferiore. Pronta la presa di distanza da parte dell’istituzione guidata da Fernando Ferroni. «Dichiarazioni inaccettabili, che peraltro offendono anche il lavoro di una nostra commissione».

I fisici italiani si sono accodati a quanto dichiarato dal Cern, per cui la presentazione di Strumia «è inaccettabile in ogni contesto professionale e contraria al Codice di condotta del Centro»: da qui la decisione di rimuovere le slide dal proprio sito, ancora reperibili però attraverso i social network. «La diversità è uno dei valori principali del Cern, che è impegnato a promuovere diversità e uguaglianza a tutti i livelli». A Ginevra il caso-Strumia è stato il primo argomento di discussione della settimana, dopo un weekend costellato da un fitto scambio di email tra i vertici della struttura. Nessuno, giurano da Ginevra, era a conoscenza del contenuto della presentazione del ricercatore italiano.

Twitter @fabioditodaro

“Via le botticelle dalle strade di Roma”, arrivato l’ok della Commissione Mobilità

lastampa.it


La presse

Dopo il via libera della Commissione capitolina Ambiente arriva anche il voto favorevole di quella Mobilita allo spostamento delle botticelle dalle strade del centro storico ad un uso limitato solo a parchi pubblici e ville storiche. «Il Regolamento capitolino per la gestione del trasporto pubblico non di linea mediante veicoli a trazione animale ha oggi ricevuto il parere favorevole della commissione Mobilità di Roma Capitale», spiega il presidente della Commissione Mobilità Enrico Stefano, del M5s. Ora il provvedimento è atteso all’esame dell’Assemblea Capitolina.

Dopo il via libera della Commissione capitolina Ambiente arriva anche il voto favorevole di quella Mobilita allo spostamento delle botticelle dalle strade del centro storico ad un uso limitato solo a parchi pubblici e ville storiche. «Il Regolamento capitolino per la gestione del trasporto pubblico non di linea mediante veicoli a trazione animale ha oggi ricevuto il parere favorevole della commissione Mobilità di Roma Capitale», spiega il presidente della Commissione Mobilità Enrico Stefano, del M5s. Ora il provvedimento è atteso all’esame dell’Assemblea Capitolina.


LAPRESSE

«Tra le principali novità introdotte c’è il divieto di usare i veicoli a trazione animale nel centro della città - prosegue Stefano - è previsto infatti che il servizio possa essere svolto esclusivamente nei parchi pubblici e nelle ville storiche della Capitale. Ciascuna corsa non potrà durare più di quarantacinque minuti. Per tutelare i cavalli, il regolamento stabilisce che gli animali destinati al servizio di trasporto pubblico non di linea non potranno essere utilizzati per un periodo superiore alle sei ore giornaliere. Inoltre sarà vietata la circolazione dalle ore 11.00 alle ore 18.00 dal 1 giugno al 30 settembre di ogni anno». 


LAPRESSE

In New Mexico c'è una città costantemente disturbata da un misterioso ronzio

lastampa.it

C'è una città nel New Mexico, Stati Uniti d'America, in cui il silenzio è un dono più unico che raro. Siamo a Taos, e qui, da oltre quarant'anni, si sente un ronzio costante: un rumore "distante" che, a detta di chi lo ha sentito, è molto simile a quello di un motore diesel avviato al minimo.  



Il Taos Hum, ovvero il brusio di Taos, è chiaramente percepibile dall’orecchio umano ma è difficile da registrare con i microfoni. E anche se è stato per anni cercato e studiato, la sua fonte e la sua natura non sono state ancora accertate: insomma, ad oggi non c'è una spiegazione scientifica, alimentando così il mistero su un rumore che si sente anche in altre città del mondo.Tra i più noti, oltre a quello di Taos, vi sono i brusii di Bristol e di Windsor , in Canada. Per censirli è nato il sito internet thehum.info, che ne segnala la presenza anche in Italia. Sono migliaia le segnalazioni fatti, ma anche se per la maggior parte di essi esiste una spiegazione plausibile o si tratta di eventi sporadici, il perpetuo brusio di Taos rimane un vero enigma.



La città si trova vicino al Pueblo di Taos, antica terra della tribù di nativi americani di etnia Pueblo che parlava la lingua tiwa, bene tutelato dall'Unesco. E una delle ipotesi più gettonate è che si tratti di un infrasuono, un'onda sonora con frequenza di vibrazione inferiore a 20 hertz, che si diffonde solo lì per la sua particolare conformazione geografica.