Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

venerdì 7 settembre 2018

Congolese senza biglietto aggredisce passeggera: "Se eri nel mio Paese, ti avevo già picchiato"

ilgiornale.it
Francesco Curridori

Sabrina Fantauzzi, portavoce del vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, è stata insultata e aggredita verbalmente da un rifugiato politico del Congo che viaggiava sul treno Orte-Roma sprovvisto di biglietto



"Al Paese mio ti avrei già picchiato da tempo". Sabrina Fantauzzi, portavoce del vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, come ogni mattina si trovava sul treno Orte-Roma con arrivo a stazione Tiburtina mentre un rifugiato politico del Congo, sprovvisto di biglietto, l'ha insultata e minacciata pesantemente.

​La Fantauzzi ha ripreso tutta la scena e, poi, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un video di 3 minuti che ha avuto più di 23mila visualizzazioni. Il diverbio è nato quando il capotreno si è avvicinato all'extracomunitario per chiedergli il biglietto e, una volta appurato che era salito "da portoghese", gli stava per comminare una multa da 65 euro."Anche ieri sul bus di linea 913 mi è capitato di vedere la stessa scena e, oggi, non ci ho visto più", spiega al ilGiornale.it la giornalista italiana.

"Sarebbe bastato che il congolese fosse andato subito dal capotreno per acquistare il biglietto con un sovrapprezzo di 5 euro e si sarebbe evitato la multa", aggiunge la Fantauzzi che è stata aggredita verbalmente dall'africano. "Non voglio parlare con te. Vuoi parlare con me? Scendiamo a Tiburtina e ti vedo in faccia", ha detto."Che fai? Minacci? Mi fai a pezzetti?", ha replicato la giornalista che è rimasta pietrificata dalla risposta:"Al Paese mio ti avrei già picchiato da tempo", ha detto il passeggero senza biglietto.

"Infatti tu vieni in Italia a rompere i co...", ha risposto la Fantauzzi che, dopo essere stata minacciata, si è dovuto persino sorbire un "rimprovero" dalla solita "buonista" nostrana. "È ubriaco. Gli ubriachi li abbiamo anche in Italia. La smetta, non abbiamo bisogno delle provocazioni", ha detto una donna seduta nello stesso vagone. "La signora interviene cercando di zittirmi. Ha paura. Scendendo le dico: io non sto zitta, non mi faccio condizionare dalla paura. Così ha fatto la mafia", scrive la giornalista a conclusione del suo post.

L'islamico umilia l'infermiera: "Donna, abbassa lo sguardo"

ilgiornale.it
Claudio Cartaldo

La frase choc pronunciata al pronto soccorso di Saronno. Porta la madre (velata) per le cure ma contesta la diagnosi "fatta da una donna"



“Abbassa lo sguardo quando parli con me, sei una donna”. La frase, sibillina, pronunciata da un islamico non ha risuonato in un ospedale di Herat o Baghdad. Ma a Saronno, dove una esperta infermiera si è trovata nella spiacevole situazione di doversi sentir rivolgere queste parole dal parente di una donna che stava visitando.

Secondo quanto riporta la Prealpina, la vicenda risalirebbe a fine agosto, quando un giovane e sua sorella hanno accompagnato la madre malata al pronto soccorso. Sia la donna che la ragazza indossavano il velo integrale, simbolo della religione musulmana. Alla signora, scrive il quotidiano locale, è stato quindi somministrato un antidolorifico e poi le è stato assegnato un codice verde perché non destava in condizioni preoccupanti.

Quando l’infermiera è andata a riferire all’uomo le condizioni della madre e ciò che era stato fatto per curarla, l’uomo avrebbe contestato il fatto di trovarsi a parlare “solo” con una donna e non anche con un medico uomo. “Abbassa lo sguardo quando parli con me, sei una donna”, le avrebbe detto il musulmano. L’uomo, scrive il quotidiano locale, si sarebbe placato solo grazie all'intervento di un vigile che si trovava al nosocomio per assistere un paziente giunto sul posto a causa di un incidente stradale. Il fatto sarebbe stato confermato anche dai rappresentanti sindacali.

Duro il commento di Paolo Grimoldi, deputato della Lega e segretario della Lega Lombarda: “Per la serie ecco l'integrazione di cui blatera la sinistra boldrianiana... all'ospedale di Saronno una 'risorsa' mediorientale, un immigrato islamico, inveisce contro un'infermiera che stava curando la madre invitandola ad abbassare lo sguardo e chiedendone la sostituzione con un infermiere di sesso maschile... è questa l'integrazione di cui parla la sinistra?”.

Non voglio più pagare le tasse ad uno Stato che non ottempera al pagamento dei debiti nei confronti di molti imprenditori costringendoli dopo anni di sacrifici al fallimento

ilgiornale.it



Le imprese italiane, da sole, pagano all’erario circa più di 100 miliardi di euro di tasse e questa è una vera e propria vergogna se pensiamo ai servizi minimo che gli vengono dati in cambio dallo Stato è che tra l’altro sono pure pessimi. Senza contare che la pressione fiscale che le aziende sono costrette a pagare è arrivata a superare il 50% e questo corrisponde ad una vera e propria vessazione verso le imprese oneste.

Con un carico fiscale di questa portata è difficile se non impossibile fare impresa e, soprattutto, creare le condizioni per far ripartire seriamente l’economia. Le cause di questo record negativo sono da ricercare in diversi fattori. In particolare, a far aumentare le tasse, sono gli effetti legati alla rivalutazione delle rendite finanziarie, l’aumento dell’IVA, l’introduzione della Tasi e, soprattutto, l’inasprimento fiscale che graverà sulle banche.

Tutti elementi che compensano abbondantemente il taglio dell’Irap e i famosi 80 euro donati gentilmente dal governo Renzi per poi essere ripresi con gli interessi dalle buste paga dei lavoratori dipendenti con redditi medio bassi. L’Italia è il parse dove Burocrazia, pressione fiscale, corruzione, usura bancaria e il disinteresse totale delle istituzioni sono arrivati a livello veramente insopportabili. Il venditore di fumo Renzi quando era al governo ha pensato solamente a riempire la testa di milioni di italiani di sciocchezze.

Tantissime persone hanno creduto nelle sue fandonie perché, di fatto, in quel periodo non esisteva alcuna alternativa valida politicamente parlando. Dopo anni e anni di promesse mai mantenute, la scelta era tra un comico trasformatosi in politico e un centro destra composto dai soliti vecchi stracotti politicanti che vivevano e che vivono in pianta stabile in parlamento da decenni come dei veri e propri parassiti improduttivi.

Il centrodestra in quel periodo aveva completamente smesso di lottare per salvaguardare il suo elettorato liberale che e’ sempre stato ed è tuttora maggioranza in Italia, non si è più sentita alcuna proposta per dimezzare le tasse, per ridurre la burocrazia e tutto questo ha portato la scelta degli italiani purtroppo verso una figura come quella del finto nuovo, del finto giovane, delle finte promesse che poi alla fine si sono pian piano sciolte come neve al sole del pallista di Renzi.

Ma è una cosa così difficile riuscire un giorno a trovare un partito e un leader che sia coerente e concretizzi quello che viene promesso in campagna elettorale e che scelga di difendere e valorizzare unicamente la salvaguardia e la crescita del proprio popolo? Un leader che abbia a cuore il rilancio dell’economia per ridare quella dignità che meritano le imprese, gli imprenditori e i dipendenti, di far aumentare i consumi, di creare manodopera e tagliare definitivamente i milioni di euro che lo Stato ha speso e continua a spendere per mantenere delle situazioni che al paese non interessano minimante ma che anzi distolgono risorse a cose strategicamente più importanti per la nostra crescita.

Come ad esempio tutto i milioni di euro per mantenere i clandestini che andrebbero invece reinvestiti per far migliorare e rendere le imprese italiane sempre più competitive. Quanti Soldi ha sperperato ad esempio quel governo di sinistroidi per alimentare tramite l’accoglienza le cooperative rosse gestire dagli amici degli amici che gestivano in toto la scandalosa situazione dell’accoglienza dei migranti della quale al nostro paese nulla gli è mai interessato? Tanti anzi tantissimo. E noi ora siamo stanchi di tutto questo schifo.

La risposta a tutto questo è molto semplice. Tutti questi Invetsimenti rappresentano un buisness che serve ad oliare il sistema partitico e clientelare e probabilmente personale. Investire sulle aziende per creare occupazione tagliando di netto le tasse e permettendo agli imprenditori di respirare, investendo per migliorare e far crescere le proprie aziende non fa guadagnare quei pochi marci politicanti, ma invece avrebbe permesso e permetterebbe alle aziende anche in crisi di poter crescere, aumentare la richiesta di posti di lavoro creando di fatto ricchezza e benessere per molti e non per pochi.

Questo voremmo che accadesse una buona volta per tutte. Se, ad esempio, tutti i milioni di euro spesi per i clandestini aggiunto a tutti i milioni di euro che quotidianamente vengono sperperati per mantenere gli amici degli amici fossero stati stanziati o venissero stanziati per pagare i debiti alle imprese da parte dello Stato, se fossero stati impiegati o venissero impiegati per far ripartire l’economia, se venissero stati impiegati per abbassare concretamente il carico fiscale alle aziende, oggi si vivrebbe tutti meglio, l’economia sarebbe ripartita e gli italiani starebbero un pò meglio, no?Penso che non ci voglia un genio, non ci voglia un bocconiano, per capire che questa dovrebbe essere stata la priorità di tutti i governi e che invece non lo è mai stata.

L’ho capito io che sono un piccolo imprenditore, che sono un giovane di provincia ed ancora non l’hanno capito nei palazzi del potere romano, anzi non lo vogliono capire perché non gli conviene a quei quattro sciacalli. Non è piu accettabile che uno Stato che non paga i soldi che deve alle aziende per dei lavori che queste hanno fatto per lui, possa non adempiere ai propri doveri e chiedere addirittura i soldi per il pagamento delle imposte e che, se queste imprese non li hanno, gli scagli addosso Equitalia, un mostro inventato per uccidere le imprese e gli italiani cosi, oltre a far fallire le aziende, a portare gli imprenditori al suicidio, sequestrano anche gli immobili e se li rivendono all’asta per pochi spicci. Questa è una vera e propria vergogna che deve cessare una buona volta per tutte.

Lo Stato deve dare l’esempio, deve essere il primo a pagare ed invece dà l’esempio sbagliato, non paga nessuno tanto nessuno può controllare e punire lo Stato. E questa sarebbe democrazia? Questa di chiama a casa mia dittatura e della peggior specie. Questo messaggio lo voglio indirizzare a tutti gli imprenditori e a tutti gli italiani: non arrendiamoci, continuiamo a lottare per riprenderci la nostra dignità, per riprenderci il nostro futuro, dobbiamo metterci la faccia tutti, dobbiamo conquistare la politica dal proprio interno e cacciare a calci nel fondo schiena questi politicanti da strapazzo e tutti quei funzionari telecomandati dalla politica che sono anch’essi la causa delle peggiori porcherie burocratiche perché totalmente incapaci.

Basta credere alle promesse e a questi partiti carogna, dobbiamo lottare per cambiare le cose, lo dobbiamo fare per le nuove generazioni, per i nostri figli e per i nostri genitori e nonni che hanno sacrificato la vita per questo meraviglioso paese che è stato rovinato da una classe politica di opportunisti e si cialtroni. Oggi stiamo assistendo ad un nuovo scenario politico che ci auspichiamo posso realmente cambiare qualcosa in positivo anche e sopratutto per la questione del fisco. Il contratto di governo che è stato reso noto ormai da qualche mese nella sua versione definitiva al suo interno ha molte novità fiscali che i due schieramenti intendono speriamo portare a termine.

La parola chiave proprio in questo programma è la semplificazione e la riduzione della pressione fiscale. Tra i primi punti che dovranno affrontare in materia di fisco vi è l’inevitabile sterilizzazione delle clausole di salvaguardia IVA. Trova spazio anche la flat tax che la pace fiscale. Quello che da più fronti è stato definito come un condono ad ampio raggio e che noi ci auspichiamo venga fatto il più presto possibile. Inoltre dicono che sarà abolito lo spesometro e il redditometro e che ci sarà L’addio all’eccesso di burocrazia, per un fisco più semplice e meno opprimente.

Ed anche qua staremo a vedere se poi nelle realtà tutte queste meravigliose idee saranno concretizzate. Ci sarà secondo l’attuale governo un nuovo rapporto di fiducia tra fisco e contribuenti onesti. Queste sono le pillole che l’attuale governo vuole concretizzare a breve e sono di certo un grande passo avanti per iniziare concretamente a dare un po’ di ossigeno ai cittadini e alle imprese. Speriamo solamente che non siano solo parole e promesse fatte come sempre dalla politica e che mai troveranno vita. L’economia del paese deve ripartire e gli italiani hanno il diritto di poter oltre a fare sempre e solo dei sacrifici di poter godere anche di qualche soddisfazione e tranquillità.

Estate da dimenticare per Di Pietro e il figlio: tra vitalizi tagliati e compensi da restituire

espresso.repubblica.it
Adriano Botta

L'ex ministro ha subito la decurtazione dei compensi, mentre il figlio (già consigliere in Molise) è impegnato in una battaglia legale con la Regione

Estate da dimenticare per Di Pietro e il figlio: tra vitalizi tagliati e compensi da restituire

Estate difficile per la famiglia Di Pietro. All’ex magistrato ed ex ministro Antonio la brutta notizia è arrivata dalla mannaia sui vitalizi: il suo è destinato a scendere da da 6.462 a 4.866 euro, frutto degli 11 anni passati in Parlamento come leader dell’Italia dei Valori.

Partito che ancor oggi formalmente esiste (seppur in versione bonsai) e a cui dopo anni di gelo lo stesso fondatore si è riavvicinato, partecipando nel giugno scorso all’assemblea nazionale e parlando per una mezz’oretta dal palco dopo l’intervento dell’attuale presidente, Ignazio Messina. Nel marzo scorso Messina aveva tentato invano di far rientrare l’Idv in parlamento attraverso la lista “Civica Popolare” (quella della Lorenzin). Intanto è finita a carte bollate la carriera politica di Cristiano DI Pietro, figlio di Antonio e consigliere regionale del Molise dal 2011 all’aprile scorso.

All’ex poliziotto, che oggi ha 43 anni, è infatti giunta un’intimazione di restituire alla Regione 4.399 euro e 45 centesimi per un patrocinio legale che la Regione stessa gli aveva concesso (e liquidato) quando lui ne era vicepresidente, ma che per la Corte dei Conti non era dovuto. Nulla di penale, s’intende: il punto è che secondo il giovane Di Pietro quei soldi gli spettavano, quindi non intende resitituirli; di qui il contenzioso aperto con il Molise, passato nel frattempo al centrodestra.

Alle ultime amministrative - il 22 aprile scorso - Cristiano DI Pietro aveva cercato la terza elezione consecutiva con una lista chiamata Unione per il Molise ma ha racimolato soltanto 338 preferenze (di cui 127 nell’ex feudo di famiglia, Montenero di Bisaccia) quindi è rimasto fuori dal consiglio regionale. Quando si era presentato per la prima volta - ai tempi d’oro dell’Idv - era stato eletto trionfalmente con più di 2.500 preferenze.

I cattolici contro il Papa. La protesta dei biglietti per boicottare la Chiesa

ilgiornale.it
Erica Orsini

Francesco da oggi in visita nell'isola. Ma i fedeli lo disertano in polemica con i casi di pedofilia



Londra L'Irlanda si ribella al Papa. Non inizia certo sotto i migliori auspici la visita di Papa Francesco in uno dei Paesi più cattolici d'Europa. Lo aspetta infatti un'iniziativa che non ha precedenti e che si preannuncia come una delle proteste più eclatanti contro la Chiesa, colpevole nel passato, soprattutto in Irlanda, di centinaia di reati di pedofilia nei confronti di minori innocenti.

Non è Papa Francesco a essere messo sotto accusa, anzi questo Pontefice è stato forse il primo a voler condannati i sacerdoti che si erano macchiati di una simile colpa, ma quello che Francesco rappresenta: una Chiesa che ha sempre saputo e che ha sempre coperto ogni misfatto e i relativi colpevoli. Così in molti hanno deciso di «dire di no al Papa», boicottando la sua udienza a Knock e la messa a Dublino in un modo alquanto originale. Chi vuole esprimere il suo dissenso ha richiesto un biglietto per partecipare e invece non si presenterà. «Si tratta di una protesta silenziosa e pacifica», hanno spiegato gli organizzatori della campagna chiamata appunto Say Nope to the Pope, che sulla pagina Facebook conta 9mila sostenitori.

«Come cittadini irlandesi abbiamo diritto a ricevere un biglietto per essere presenti all'udienza papale ha spiegato Michael Stewart . I contribuenti hanno finanziato questa visita e il governo non ha tenuto conto della loro fede. Questo dettaglio è stato la ciliegina sulla torta che ha fatto esplodere un malcontento già molto forte». Ci sono mezzo milione di biglietti disponibili per la messa e altri 45mila possono essere richiesti per la visita a Knock. Ma sembra che saranno in molti a disertare. C'è chi afferma di aver richiesto 1.312 biglietti, mentre un altro ne ha ottenuti 800 usando indirizzi mail differenti. Quando Mary Coll ha visto l'annuncio della messa nel grande parco di Dublino non ha avuto esitazioni.

Ne ha richiesto uno a nome suo e un secondo con il nome di sua madre, che l'aveva data in adozione nel 1962: nessuna delle due si presenterà all'appuntamento. Mary invece guiderà fino a Limerick per presenziare a una veglia nel luogo in cui lo scorso anno è stata scoperta una fossa comune nei pressi di una casa per ragazze madri gestita dalla Chiesa cattolica. Furono trovati i resti di almeno 800 neonati. La signora Coll ha raccontato al quotidiano britannico The Guardian che la maggioranza degli irlandesi non sono contenti di questa visita. Molti sono furiosi per i tanti scandali sessuali che hanno visto protagonisti i sacerdoti e per come tutto sia stato insabbiato per un tempo così lungo.

Inoltre Dublino ricorda bene anche l'inumano trattamento di tante giovani madri sole, cacciate dal Paese e costrette a dare i figlioletti in adozione contro la propria volontà.Troppo dolore, troppe vite rovinate, troppi colpevoli lasciati impuniti. Gli irlandesi hanno detto «basta», e domenica preferiranno unirsi ai sopravvissuti agli abusi perpetrati dai servitori del clero piuttosto che recarsi ad ascoltare Sua Santità. Non raccogliere la sua chiamata è l'unico modo che conoscono per far sentire la loro voce. «Non esistono canali di dissenso all'interno della Chiesa spiega ancora Mary Coll , loro non sono interessati al nostro riscontro.

Non è un'organizzazione dove puoi riempire un questionario e dare un giudizio sui loro servizi. La Chiesa agisce a modo suo e non si interessa a come uno la pensi». La protesta è stata invece criticata dal primo ministro Leo Varadkar. «Negare la possibilità di ottenere un biglietto a chi vuole essere presente all'evento - ha dichiarato il premier irlandese è un'azione meschina, da poveri di spirito».

Diciotti, dileguati nel nulla 50 migranti affidati alla Cei

ilgiornale.it
Giovanna Stella

A renderlo noto i sottosegretari all'Interno: "Erano così disperate che hanno preferito rinunciare a vitto e alloggio garantiti"



I 170 migranti a bordo della nave Diciotti sono sbarcati tutti nel porto di Catania il 25 agosto scorso.

Dopo un lungo braccio di ferro con l'Ue che - purtroppo - non ha portato a nulla, gli immigrati verranno redistribuiti tra Albania, Chiesa Italiana e Irlanda. Ma il caso della nave Diciotti che tanto ha fatto parlare in queste settimane e che ha portato non pochi "guai" a Matteo Salvini, ora torna a far discutere. Il motivo? Alcuni di questi migranti sono scappati dai centri nei quali erano in affido. Si sono dileguati nel nulla. Scomparsi.

"Si sono già dileguati 40 dei 144 immigrati maggiorenni sbarcati dalla Diciotti e affidati alla Cei o al Centro di Messina - dicono i sottosegretari all'Interno, Stefano Candiani e Nicola Molteni -. Ricordiamo che, per la legge, queste persone hanno libertà di movimento e quindi non sono sottoposte alla sorveglianza dello Stato. Erano così disperate che hanno preferito rinunciare a vitto e alloggio garantiti per andare chissà dove. È l'ennesima prova che chi sbarca in Italia non sempre scappa dalla fame e dalla guerra, nonostante le bugie della sinistra e di chi usa gli immigrati per fare business". Per la precisione, dei 40 migranti mancanti all'appello, sei si sono allontanati il primo giorno di trasferimento.

Mentre due eritrei destinati alla Diocesi di Firenze sono scappati il 2 settembre. Per altri 19 l'allontanamento è stato riscontrato il 3 settembre. Altri 13 si sono dileguati ieri. I 40 migranti che si sono allontanati si erano limitati a "manifestare l'interesse per formalizzare la domanda d'asilo".Tutte - riferiscono fonti del Viminale - erano state identificate con rilievi fotodattiloscopici e inserite in un sistema digitale europeo. Sempre fonti del Viminale, fanno notare che sono in corso altre verifiche sul numero esatto delle persone "irrintracciabili" ed è possibile che il gruppo possa essere più consistente. Secondo fonti del Viminale, sono almeno 50 i migranti già a bordo della nave diciotti che si sono allontanati dal centro di accoglienza. Ma, riferiscono fonti del Viminale, "il dato è in aggiornamento".

Si tratta di "tutti maggiorenni: 6 di loro hanno fatto perdere le tracce il primo giorno di trasferimento, venerdì; 2 eritrei destinati alla diocesi di Firenze si sono dileguati il 2 settembre; per altri 19 è stato verificato l'allontanamento il 3 settembre; altri 13 infine si sono dileguati ieri. Erano destinati a varie diocesi". All'interno di questo gruppo di persone, "4 si sono allontanate quando erano ancora a Messina. Sono in corso altre verifiche. Le persone che si sono allontanate si erano limitate a manifestare l'interesse per formalizzare la domanda d'asilo. Tutte erano state identificate con rilievi fotodattiloscopici e inserite in un sistema digitale europeo. Controlli anche sulla nazionalità di chi si è allontanato: almeno in 6 provengono dalle Isole Comore".

"Più di 50 degli immigrati sbarcati dalla Diciotti erano così "bisognosi" di avere protezione, vitto e alloggio, che hanno deciso di allontanarsi e sparire! Ma come, non li avevo sequestrati? È l'ennesima conferma che non tutti quelli che arrivano in Italia sono "scheletrini" che scappano dalla guerra e dalla fame. Lavorerò ancora di più per cambiare leggi sbagliate e azzerare gli arrivi", ha commentato il ministro dell'Interno Matteo Salvini.Gli immigrati se la sono data a gambe levate. E c'è pure chi li difende, come padre Camillo Ripamonti presidente del Centro Astalli, la struttura dei Gesuiti che si occupa di migranti, profughi, rifugiati e richiedenti asilo: "I centri di accoglienza non sono centri di detenzione e dunque le persone ospitate possono allontanarsene liberamente: la loro non è una fuga".

Ma non solo. A padre Camillo fa eco pure don Francesco Soddu: "Il Viminale può dire tutto quello che vuole, rigirarla come preferisce e dire la sua verità per portare a casa qualche vantaggio...ma evidentemente non ha visto gli occhi di queste persone. Io sono stato anche questa mattina da loro e ho visto nei loro occhi una storia non solo drammatica, direi davvero terribile della loro vita, ho letto la disperazione; poi, ciascuno la calibra a suo modo. Ma il volto di queste persone testimonia quanto siano disperati. E poi come si fa a dichiarare che si sono dileguati? Si fugge da un carcere o se si è inseguiti e non mi pare sia questo il caso.

Noi abbiamo offerto accoglienza, il gesto si spiega con la disperazione di chi ha attraversato prima il deserto e poi il mare, di chi è stato nelle carceri libiche e ora si trova qui a decidere della propria vita, anche con decisioni poco razionali su cui tutti ci interroghiamo".

"Così una 'nave fantasma' di Malta ha scortato i migranti verso Italia"

ilgiornale.it
Claudio Cartaldo

Nel rapporto della Guardia costiera la ricostruzione del salvataggio dei 190 migranti della Diciotti. Il mistero della nave in "darkness asset"



Ci sono discrepanze, testimonianze, mail e comunicazioni tra Malta e Italia nella querelle in mare aperto che si è trasformata in un vero e proprio scontro internazionale.

Il caso della nave Diciotti, del soccorso fatto in zona Sar maltese per recuperare i 190 migranti sui barconi, sta provocando non poche frizioni tra Roma e La Valletta. La prima, infatti, accusa la seconda di aver abbandonato un barcone in avaria (costringendola a intervenire) e di aver “scortato” i migranti fin quasi a Lampedusa. Malta, invece, ci attacca definendo una “interferenza” quando fatto dalle motovedette nostrane. A parlare saranno i documenti. Già, peccato che – come c’era da aspettarsi – le versione di Malta e Italia non coincidono.

Partiamo dall’inizio. Secondo quanto si legge in un report inviato dalla Guardia Costiera italiana a Malta, riportato dal Fatto Quotidiano, tutto inizia il 15 agosto intorno alle 8.53. A quest’ora l’Rcc di Malta comunica a tutti che si occuperà di un “evento Sar” (tenere bene a mente questa definizione) in acque di sua competenza. A bordo dell’imbarcazione - dice – si trovano 190 migranti. Nel primo pomeriggio, sono le 15.47, La Valletta informa la Guardia costiera italiana di aver "provveduto a rifornire la barca con a bordo i migranti di acqua, viveri e giubbotti di salvataggio, facendo intendere di trovarsi di fronte ad una chiara situazione SAR”.

Tanto che alle 19.09 un aereo europeo fotografa due motovedette e un gommone. Poco dopo è un velivolo militare italiano a individuare due imbarcazioni tra cui una motovedetta maltese, entrambe vicine a un natante non identificato. Il barcone di migranti non si vede, ma sarebbe lì vicino. Il tutto si svolge tra Malta e Lampedusa, ma in zona SAr maltese.Quando avviene l’intervento delle motovedette italiane? La notte successiva, intorno alle 03.07 l’Imrcc italiano riceve un Sos. Due volte dalla barchetta chiamano per chiedere aiuto. Ora il barcone è (stranamente) a due miglia dalla zona Sar italiana, ma ancora in acque di competenza di La Valletta.

Come da regola Roma informa (via telefono e via mail) l’isola nel Mediterraneo che “l’imbarcazione versa in condizioni critiche ed esprime l’intenzione di fornire assistenza e decide di attivare unità della Guardia Costiera poste all’interno dell’area SAR italiana”. Dovrebbe intervenire e coordinare tutto Malta, ma non intende farlo. Il motivo? Come spiegherà più tardi, per La Valletta il gommone dei migranti non versava in condizioni critiche. Ben 40 minuti dopo, sempre di notte, in area sar maltese, la Guardia costiera italiana “rileva la presenza di un’imbarcazione non identificata in 'darkness asset0‘ - scrive il Fatto - (presumibilmente la motovedetta maltese, con trasponder spento)”.

Il resto è cronaca di questi giorni. I migranti la mattina successiva vengono portati sulla Diciotti che rimane ferma al largo di Lampedusa per alcune ore. Vengono fatti sbarcare i bambini e le persone vulnerabili, poi l’Imrcc chiede a Malta di far entrare in porto la Diciotti per sbarcare i migranti che sarebbero di sua competenza. Ma da La Valletta arriva un secco “no”. Eppure non solo gli immigrati erano in zona sar maltese, ma il loro Rcc aveva pure “rivendicato” il coordinamento dell’operazione di soccorso. Malta però si rimangia tutto. A quel punto il Mit ordina al comandante di fare rotta verso Catania. E qui Salvini blocca lo sbarco, lasciando tutti gli immigrati a bordo in attesa di una risposta dall’Europa.

Perché La Valletta non è intervenuta? E con quale motivazione ha spiegato il rifiuto a far sbarcare la Diciotti nei suoi porti? “Qualsiasi interferenza nelle operazioni di SAR di un altro Stato – ha scritto Malta a Roma - quando l’operazione era sotto stretto monitoraggio e controllo, è un’interferenza”. Per loro la Guardia costiera italiana avrebbe “esagerato” la condizione del barcone, che non consideravano in avaria, e accusa i nostri guardiacoste di aver mentito sulla richiesta di soccorso arrivata all’Imrcc di Roma.

Il fatto è che, guarda caso, l’imbarcazione tra l’inizio della vicenda (quando viene intercettata da Malta) e il momento del recupero, si sposta di molto. E fa rotta verso l’Italia e la sua zona Sar. Solo un caso? Secondo alcuni no. I migranti sbarcati dalla Diciotti hanno spiegato che una motovedetta maltese li avrebbe scortati fino a Lampesusa, indicando loro la “rotta giusta” per l’Italia. Non solo. Nel report della Guardia costiera, scrive il Fatto, si legge che quando la Diciotti si avvicina al barcone “poco lontano vi sarebbe un’imbarcazione ma in “darkness asset” e che al momento resta quindi non identificata”.

Cagliari, donna in auto circondata e molestata da gruppo di africani

ilgiornale.it
Federico Garau

Ennesimo episodio di degrado nel centro di Cagliari. La ragazza è stata letteralmente accerchiata dagli africani mentre si trovava nella sua auto. Dopo la scusa della richiesta di una sigaretta si sono mostrate le vere intenzioni del gruppetto: uno si spoglia, ma la donna riesce a trovare il modo di mettersi in salvo all’ultimo



Pomeriggio di paura per una ragazza di Cagliari, a causa di un episodio avvenuto nella centralissima piazza del Carmine, ormai, a tutte le ore del giorno e della notte, quasi completamente nelle mani di gruppi di extracomunitari di varie provenienze. Di frequente la situazione nella zona è fuori controllo e continua ulteriormente a peggiorare, nonostante la presenza ormai fissa di una camionetta delle forze dell'ordine.

Una ragazza attende di iniziare il turno pomeridiano di lavoro all'interno della propria vettura posteggiata, intorno alle 15:30. C'è tanto caldo, per cui le portiere sono aperte per far circolare un po' d'aria. Improvvisamente arrivano 4 o 5 africani che si piantano davanti all'auto e guardano verso l’interno, con sguardo poco rassicurante. Spaventata, la donna riesce a chiudere lo sportello dal suo lato ma, mentre tenta di fare altrettanto con quello del lato passeggero, uno degli africani blocca la portiera. La scusa è quella della richiesta di una sigaretta, ma al diniego ricevuto il gruppetto si guarda e sorride, così la giovane comprende di essere finita nella loro trappola.

Uno degli stranieri, infatti, inizia a spogliarsi abbassandosi i pantaloni e quello che tratteneva lo sportello cerca di entrare nell’abitacolo. In completo panico, la donna riesce a chiudere con la forza l'auto ed a ripartire prima che possa accadere il peggio, come racconta lei stessa sul portale “CastedduOnLine”.

“Ho chiuso con forza lo sportello e messo in moto, ho accellerato e sono scappata. Ma dallo spavento dopo stavo per svenire. Ho chiamato la polizia, mi hanno risposto dice che avrebbero mandato delle pattuglie. Ieri hanno cercato di aggredire un’altra commessa della zona. Noi il giovedì finiamo anche alle 24 di lavorare”. Questa l’amara considerazione e le forti preoccupazioni per i giorni a venire, a causa di una situazione divenuta ingestibile.

“E io che amo tanto l’Africa, e chi mi conosce lo sa, me ne dispiaccio molto di più. Ma la situazione a Cagliari in centro è molto pericolosa. Ho avuto un bel po’ di paura, io che la paura a stento la sento. Purtroppo piazza del Carmine sta diventando un incubo e mi dispiace dirlo visto che sono stata volontaria in Africa”.

Inutile in effetti continuare a fare gli struzzi, cosa che riesce molto bene all’amministrazione cittadina. Nascondere la testa sotto la sabbia facendo finta che il problema non sussiste è semplicemente un modo per rimandarlo e renderlo via via sempre più spigoloso. Solo due giorni fa un’altra donna cagliaritana aveva ripreso col proprio cellulare le immagini di un gruppetto di africani intenti ad accendere un bel falò al centro della medesima piazza. Quella stessa piazza che era un tempo il salotto buono della città e che ora un numero sempre maggiore di cagliaritani tende ad evitare accuratamente.

"Italiani primi a stuprare". Ma la sinistra fa male i conti (apposta)

ilgiornale.it
Gianni Carotenuto

Nelle ultime ore fioccano sui social le condivisioni di un post dove si scrive che gli italiani primeggiano per numero di stupri. Ma in percentuale non è assolutamente vero: per la violenza di un italiano, se ne contano 5 di rumeni e 11 di marocchini

"Prima gli italiani. A stuprare (dati del Viminale)". È un vecchio post pubblicato dalla scrittrice Michela Murgia - e ripreso in queste ore su Facebook - a corredo di una tabella diffusa dal Ministero dell'Interno che suddivide le violenze sessuali commesse in Italia tra il gennaio e il giugno 2017 in base alla nazionalità dello stupratore.



In questa classifica l'Italia primeggia a quota 1.638 (65 per cento del totale). Seguono rumeni, marocchini e nigeriani, autori di 173, 140 e 62 stupri. Numeri che secondo molti utenti "de sinistra" dimostrerebbero che il problema degli stupri riguardi più che altro i cittadini italiani. Dimenticando che sono 55 milioni contro 1.168 mila rumeni, 420 mila marocchini e 88 mila nigeriani. Numeri eloquenti sulla "predisposizione" delle varie nazionalità a violentare: per ogni stupro a firma italiana, se ne contano ben 11 marocchini.I social sono pericolosi. Se usati in un certo modo, si trasformano da luoghi di confronto in strumenti di bieca propaganda.

Come sta succedendo nelle ultime ore per una tabella condivisa da molti utenti progressisti. Il post, preso in prestito dalla bacheca della scrittrice Michela Murgia, accusa la "macchina di propaganda" salviniana di diffondere l'idea che le violenze sessuali siano commesse solo da immigrati, quando gli italiani sono in testa alla classifica per numero di stupri. La tabella da loro diffusa - su dati del Viminale - riporta che dei 2.602 stupri commessi sul territorio nazionale nel periodo gennaio-giugno 2007, 1.638 portano la firma di cittadini italiani, pari al 62,95 per cento del totale.
"Vedete?

La maggior parte degli stupratori sono italiani". Questa la conclusione che i progressisti traggono dall'analisi di questi dati. Conclusione che fa comodo a chi la pensa in un certo modo. Ma basta ragionare un attimo per rendersi conto come il calcolo sia fatto volutamente male. Per numeri assoluti gli italiani saranno pure al primo posto, peccato che la loro incidenza sul fenomeno sia molto più bassa di quella fatta intuire dagli autori del post. Nel 2017, dati Istat, c'erano 55 milioni e 551 mila italiani contro 500 mila rumeni, 420 mila marocchini e 88 mila nigeriani. Dividendo il numero di italiani per quello degli stupri, viene fuori che la percentuale di italiani stupratori nel periodo considerato è dello 0,0029 per cento.

Quella dei rumeni? 0,0148 per cento: cinque volte tanto. I marocchini, in media stuprano 11 volte tanto (0,0333 per cento), mentre per ogni violentatore italiano se ne contano addirittura 25 nigeriani, come spiega bene la pagina Facebook Cose Politiche.


Sta circolando questa immagine come attacco a Salvini e chi la condivide vorrebbe mostrare indignato, che gli italiani stuprino di più degli stranieri. Tralasciando per il momento il fatto che un discorso così becero ha esattamente la stessa forma logica del discorso medio del Ministro dell'interno, vorrei mostrarvi perchè oltre ad essere falso, prova esattamente il contrario di quello che vorrebbe.

I dati bisogna saperli interpretare, non basta buttare lì numeri a caso; se infatti calcoliamo che gli italiani sul territorio nazionale siano 55 milioni circa, possiamo vedere quanto è grande la percentuale di italiani che commette reati di questo tipo e paragonarla alla percentuale di cittadini provenienti da altre nazioni sempre residenti sul territorio: 1638/55000000x100= 0,0029% questa è la percentuale di Italiani in Italia che commette violenze sessuali.

Quanti mozziconi di sigaretta si buttano in spiaggia?

lastampa.it
Paolo Magliocco



Il video di un bagnino sardo che invita i turisti a rispettare la spiaggia e smetterla di buttare i mozziconi di sigaretta nella sabbia è diventato virale sul web . Il problema dell’inquinamento prodotto dalle cicche è ormai chiaro ed è stato affrontato sia dal punto di vista normativo, sia da quello ecologico, sia da quello scientifico.



Nel 2012 l’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) aveva stimato 51 miliardi di cicche gettate via ogni anno nel nostro Paese . Esse contengono 324 tonnellate di nicotina, ma anche sostanze radioattive come il Polonio 210, oltre 1400 tonnellate di catrame e condensato. Ma ci sono anche benzene e idrocarburi policiclici aromatici, cromo, nichel, cloruro di vinile, che sono tutte sostanze potenzialmente cancerogene, e il toluene, che può causare malformazioni dei feti. Oltre a 12.240 tonnellate di acetato di cellulosa, ossia la plastica di cui, per la maggior parte, sono fatte.

Legambiente ha pubblicato a maggio i risultati della campagna di indagine Beach litter 2018, che ha preso in esame 78 spiagge per un totale di oltre 400.000 metri quadri. La ricerca ha trovato quasi 50.000 rifiuti, cioè una media di 620 ogni 100 metri di spiaggia e dunque più di 6 oggetti per ogni metro. I mozziconi di sigaretta figurano al sesto posto, dopo pezzi di plastica, tappi e anelli di plastica, bastoncini per le orecchie, pezzi di polistirolo e bottiglie e contenitori di plastica. Le cicche trovate sono state quasi 3.000, pari al 6,3% dei rifiuti e 38 per ogni 100 metri. Significa almeno un mozzicone ogni tre metri di spiaggia esaminata.

Il Cleanup report realizzato dalla Ocean Conservancy , associazione ambientalista che agisce a livello mondiale, mette i mozziconi al primo posto tra i tipi di rifiuti raccolti dai volontari nella giornata dedicata alla pulizia delle spiagge che si svolge ogni anno il terzo sabato di settembre. Le cicche trovate lo scorso anno sono state oltre 2 milioni e 400 mila, più degli incarti di alimenti, delle bottiglie e dei tappi di plastica. Secondo il sito di divulgazione scientifica Biologiamarina.eu un mozzicone impiega da 1 a 5 anni per degradarsi.

Il sito ricorda che «la tossicità di un singolo mozzicone è paragonabile a quella di molti pesticidi, quindi la qualità dei corsi d’acqua e delle acque di balneazione ne risente notevolmente». Mentre «i piccoli filtri usati per le sigarette “fai da te” sono più facilmente ingeriti da animali come pesci, uccelli e piccoli animali e spesso tale ingestione provoca la morte di molti animali marini». Secondo i documenti pubblicati dall’Enea «le fibre di acetato di cellulosa, di cui è composto il filtro, una volta immesse nell’ambiente, non scompaiono ma vengono semplicemente frantumate: in questo modo si accumulano nel suolo e nelle acque superficiali e marine».

E «iI danno ambientale, viene aggravato dalle 4.000 sostanze chimiche che il filtro ha assorbito durante la combustione della sigaretta». L’uso di posacenere sulle spiagge non è obbligatorio ed è affidato solo alle singole iniziative, come quella attivata quest’anno dall’Ama sulle spiagge del litorale romano o quella del bagnino dei video La legge prevede però una multa per chi getta mozziconi di sigaretta nelle acque, negli scarichi e sulle spiagge che va da 30 a 300 euro.