Evoluzione a Sinistra

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venerdì 24 agosto 2018

Charlie Hebdo, vignetta choc: ride sui morti di Genova

ilgiornale.it
Claudio Cartaldo

La copertina dell'ultimo numero di Charlie Hebdo dedicata al ponte Morandi di Genova e ai migranti. Rixi (Lega): "C'è solo una parola: schifo"

La sua copertina Charlie Hebdo, questa volta, la dedica al crollo del ponte Morandi di Genova. E subito scattano le polemiche. La nota rivista satirica francese ha deciso di andare in stampa sbattendo in prima pagina l'Italia e due questioni centrali in questi giorni nel Belpaese: la drammatica vicenda del viadotto genovese e l'emergenza immigrazione.



L'immagine (guarda la foto) è una vignetta su sfondo giallo che mostra il ponte spezzato in alto a sinistra mentre a terra, tra le macerie e un'auto appena precipitata, c'è una persona di colore che spazza il suolo con una ramazza: "Costruito dagli italiani...pulito dai migranti". Si tratta di macabra ironia, dice già qualcuno. E in molti ricordano le vergognose copertine dedicate al sisma in Centro Italia, disegni che già due anni fa provocarono un vortice di polemiche. Oppure quella intitolata "Italia, la neve è arrivata" sulla tragedia di Rigopiano, dove si vedeva la morte che, indossando due falci come sci, scendeva sopra la valanga che ha sommerso l'hotel tra le montagne.

Il primo ad attaccare il giornale satirico francese è stato il viceministro ai Trasporti, il ligure Edoardo Rixi: "Il giornale francese Charlie Hebdo è senza vergogna e riesce a superare ogni limite nel cattivo gusto. Questa sarebbe satira? Per me c'è solo una parola: schifo", ha scritto su Facebook il leghista. A dire il vero il crollo del ponte di Genova già i social aveva prodotto una falsa copertina di Charlie. Questa volta però il disegno è vero. E di certo solleverà un polverone di commenti.

Bergamo, le donne di mezza età vanno a caccia di profughi africani

liberoquotidiano.it
di Miriam Romano

Cattura

La serata al centro di accoglienza è interrotta dal rombo del motore della macchina in partenza. I giovani migranti spiano dalle tende, si picchiettano coi gomiti i fianchi e i loro sorrisoni complici si spengono solo quando si sente in lontananza il tonfo della portiera dell' automobile, una classe A grigio perla. Sul sedile anteriore di quella vettura è appena salito un loro amico, un nigeriano dalla pelle scura come cenere, le spalle grosse e i muscoli scolpiti nelle braccia. Sparisce nella notte con una donna di mezza età, i capelli in ordine, un rossetto delicato sulle labbra e i tacchi che premono sull' acceleratore della Mercedes per allontanarsi il prima possibile col suo giovane accompagnatore nero.

«Una sera sì e una no, arriva sempre la stessa signora alla guida della sua auto», racconta una donna che abita di fronte alla struttura di accoglienza in una frazione di Bergamo, «parcheggia nello spiazzo davanti al centro e aspetta che il ragazzo salga a bordo». Vallo a chiedere agli amici stranieri del giovane cosa combinino insieme quella donna adulta e quel ragazzo che avrà su per giù venticinque anni. Fanno spallucce, ridacchiano.

«Vanno in letto», ci fa capire un migrante ventisettenne della Costa d' Avorio, confessando a denti stretti il misfatto. Non è un caso isolato. Di signore più o meno attempate che vanno a ricercare la compagnia dei giovani africani nel comune di Bergamo ce ne sono. Si capisce: la richiesta delle donne non più ventenni è quella di trascorrere qualche ora di passione coi ragazzi immigrati, che per noia, per denaro o per piacere, possiamo solo tirare a indovinare, cedono senza troppe moine e finiscono a letto con le cinquantenni italiane.

Sono gli educatori della cooperativa Ruah, che a Bergamo e provincia si occupa di una cinquantina di strutture di accoglienza in cui vivono più di mille stranieri, a confermare il via vai delle signore adescatrici dei migranti. «Capita di vedere i ragazzi salire in auto con queste signore di mezza età», spiegano, quando domandiamo loro chi siano quelle donne con cui vanno in giro, sono vaghi. «È una mia amica, l' ho conosciuta al bar», di solito rispondono così.

GLI APPOSTAMENTI
A Casazza, per esempio, i residenti non fanno mistero di aver assistito a veri e propri appostamenti di automobili con donne a bordo che ammiccanti tirano giù il finestrino. Un paesino di tremila anime, le voci corrono da un orecchio all' altro e gli sguardi dei curiosi non sbagliano mai il bersaglio quando fanno capolino dalle finestre delle casette dai tetti bassi. Non capita raramente, raccontano, che i ventenni migranti si lascino convincere in quattro e quattr' otto e scivolino velocemente sul sedile del passeggero. Mentre ciondolano per le stradine delle periferie bergamasche, i giovani neri diventano prede per le donne sole. «Qui», racconta il titolare di un locale dall' insegna scolorita nella periferia sud di Bergamo che dista pochi metri dalla struttura dove abitano decine di giovani profughi, «è più volte venuta a cenare una signora, sui quarantanni, con un ragazzo africano».

Agli occhi del proprietario non sono sfuggite le carezze nascoste tra i due amanti e il braccio forzuto dello straniero attorno al vitino della donna. Lui un giovanotto in t-shirt, zainetto, sneakers ai piedi. Lei elegante, bionda, con qualche capello bianco che la tinta non è riuscita a celare. «Paga sempre lei il conto», spiega, «e poi se ne vanno via insieme». Qualcun altro, invece, giura di aver visto una donnona, alta, robusta coi fianchi larghi, appartarsi negli angoli bui con un paio, addirittura, di giovanotti aitanti. Tutti in ogni caso constatano che le donne attratte dei migranti sono quasi sempre forestiere. Signore che non abitano in paese, ma che si dirigono proprio in quel di Bergamo per incontrare gli stranieri e combinare incontri piccanti.


PURE VIA FACEBOOK
«Di occasioni per fare nuove conoscenze i ragazzi dei nostri centri ne hanno», spiegano dalla cooperativa Ruah, «finite le lezioni, camminano per la città, entrano nei bar, frequentano i locali. In queste circostanze capita che conoscano donne con cui poi intrattengono rapporti». Ma anche Facebook è diventato un mezzo sempre più impiegato dalle signore per provare un primo approccio con gli stranieri. Digitano un nome africano, impostano la località (Bergamo in questo caso), e fanno partire la richiesta di amicizia. Un primo messaggio per sciogliere il ghiaccio e a seguire gli appuntamenti, presumiamo di fuoco, con gli amanti neri.

Di recente, un ventenne gambiano residente in un centro d' accoglienza bergamasco si è allontanato senza dire nulla. È arrivato fino all' ambasciata a Roma per preparare i documenti per sposarsi con una donna tedesca del '67 conosciuta qualche mese prima su Facebook. Non ci ha pensato su molto lo straniero, quando la signora si è fatta avanti con la proposta nuziale: la possibilità di ottenere la cittadinanza tedesca deve avergli fatto gola. O chissà, forse siamo solo malpensanti, e lo scambio di battute in chat ha fatto scattare l' amore.

Un dato è quasi certo: le signore ammaliate dai migranti, tra tutte le nazionalità, vanno pazze per gambiani e nigeriani. «Sono quelli che hanno più successo. Sarà per il loro carattere: sono più spavaldi degli altri», raccontano gli educatori della cooperativa Ruah. Ma se lo vai a chiedere ai diretti interessati, e noi l' abbiamo fatto, non ci girano tanto attorno: «Noi tanto grosso!», è la risposta di un giovane nigeriano.

Perché la schiuma di alcune birre dura di più?

lastampa.it
paolo magliocco


COURTESY OF©KZENON/ISTOCK

La schiuma della birra è considerata una qualità importante del prodotto, dai bevitori come dai birrai. In Belgio viene preferita una schiuma abbondante mentre a Londra la “testa” (come viene chiamata in inglese) deve essere più sottile. Per chi la produce e la serve, la schiuma serve a preservare l’aroma della bevanda prima del primo sorso. Secondo alcuni il modo più corretto di bere la birra sarebbe perciò di inclinare il bicchiere in modo da non togliere la schiuma dalla superficie mentre si gusta il liquido. Ogni qualità di birra ha però una schiuma di consistenza e durata diversa e allo studio di queste caratteristiche e della loro origine sono state dedicate varie ricerche scientifiche.

Dal punto di vista chimico, quella della birra non è diversa da qualunque altra schiuma, come quella di un sapone. I componenti sono tre: il gas, che sta all’interno delle bolle; il liquido, che sta al di fuori; e la pellicola delle bolle, che si frappone tra gas e liquido, tenendo il gas intrappolato. Il gas nella birra è composto soprattutto di anidride carbonica prodotta dalla seconda fermentazione degli ingredienti, quella che avviene nella bottiglia o nel fusto, o che viene aggiunta alla spillatura. Il liquido è soprattutto acqua. La pellicola è fatta invece da molecole di tipo particolare, che tendono a separare l’acqua dal gas.

Queste molecole hanno doppia natura, come se avessero una testa e una coda che si comportano in modo diverso: dal lato della testa tendono a rivolgersi verso l’acqua (sono idrofile, cioè amano il contatto con l’acqua) mentre dal lato della coda tendono a stare lontane dall’acqua (sono idrofobe).  Le sostanze che hanno questa doppia natura si chiamano surfattanti o tensioattivi. Il termine tensioattivi spiega il fatto che riescono a creare una tensione superficiale tale da tenere il gas imprigionato. Tensioattivi sono anche quelli presenti nei saponi.

Nella birra sono costituiti da proteine del malto. Ogni tipo di birra, creata con miscele di qualità diverse di malto, ha una sua composizione tipica dal punto di vista di queste proteine e questo è il motivo per cui produce una schiuma particolare. Il tipo di proteine influenza la dimensione delle bolle e la loro stabilità (poiché la pressione all’interno delle bolle è più alta quando le bolle sono più piccole, le bolle tendono a riunirsi in sfere di maggiori dimensioni). Tuttavia queste molecole interagiscono tra loro e quindi è difficile isolare il ruolo di ciascuna. Inoltre una sostanza presente nel luppolo, gli alfa-acidi non isomerizzati, tende ad aumentare la stabilità della schiuma e quindi le birre con più luppolo tendono ad avere schiume che durano di più.

Il livello e la durata della schiuma sono determinati anche da altri due fattori. Il primo è la quantità di gas presente nella birra, a sua volta legata ai processi di fermentazione. Poca anidride carbonica determina la formazione di meno schiuma, mentre troppa anidride carbonica tende a far scoppiare le bolle più rapidamente e a far durare meno la schiuma. Azoto e ossigeno, quando sono presenti, creano bolle più piccole. Il secondo fattore, più noto, è la temperatura: se la birra è calda, la temperatura più alta fa aumentare la pressione e quindi favorisce la formazione di più schiuma.

Un boccale coperto favorisce la persistenza della schiuma: man mano che le bolle della schiuma scoppiano, la pressione nella poca aria che si trova tra la schiuma e il tappo tende a diventare uguale a quella all’interno delle bolle, che scoppiano meno.

Le badanti truffate dalle cooperative: 800 euro per 22 ore di lavoro al giorno. E con partita Iva

repubblica.it
di Gloria Riva

Vengono sfruttate da società senza scrupoli che approfittano della loro scarsa conoscenza dell'italiano. E mentre le famiglie pagano bene queste coop, a loro a fine mese arriva un assegno inferiore ai mille euro. Su cui devono poi pagare le tasse

Le badanti truffate dalle cooperative: 800 euro per 22 ore di lavoro al giorno. E con partita Iva

Sono quasi tutte straniere, parlano un italiano stentato e hanno una grandissima necessità di trovare lavoro. E così si trovano a sgobbare 22 ore al giorno per 900 euro al mese, al soldo di cooperative che le sfruttano. Il fenomeno, denunciato dalla Camera del lavoro di Bergamo è in rapida crescita e, per via di un buco normativo, perfettamente legale. Tant'è che i tentativi di denuncia e i procedimenti legali sono finiti male (per le lavoratrici), ma ora anche i sindacati dell'Emilia Romagna stanno ricorrendo alle vie legali per contrastare il fenomeno, riuscendo a ottenere le prime vittorie.

Il tranello sta tutto nell'incapacità delle donne coinvolte di capire quale tipo di contratto viene loro proposto, come spiega Orazio Amboni, segretario della Cgil di Bergamo: «Non avendo una buona padronanza dell'italiano e, andando in fiducia, firmano documenti senza sapere esattamente di cosa si tratti. Credono si tratti del contratto, invece stanno aprendo una partita iva, si stanno iscrivendo alle Camere di Commercio locali».

Le cooperative provvedono a tutto, trovano le famiglie bisognose di una badante e loro iniziano a lavorare presso di loro. Poi, una volta al mese, si recano alla cooperativa per incassate la busta paga e l'assegno: «In realtà quella è una fattura e i soldi intascati, che sono circa 800 al massimo 900 euro al mese, sono lordi, perché essendo lavoratrici indipendenti dovrebbero poi provvedere a pagare tasse e contributi». Insomma, queste immigrate, provenienti dall'Africa, dal Sud America e dall'Est sgobbano in media 22 ore al giorno, con solo un giorno di riposo la settimana per 800 euro lordi, cioè 400 euro netti al mese.

Nella sola Lombardia sarebbero migliaia le donne coinvolte in questo fenomeno. Le stesse ignorano di non essere in regola, finché all'indirizzo della loro residenza arrivano cartelle esattoriali salatissime perché, ovviamente, non sanno di non aver versato tasse e contributi. Il sindacalista di Bergamo parla di un vero e proprio allarme e il sistema si sta estendendo anche all'Emilia Romagna: «Il fenomeno ha ripercussioni pesanti a livello contrattuale, sia per le lavoratrici, sia per le famiglie degli anziani, costretti a firmare clausole che prevedono un’esclusiva dell’agenzia nei confronti della lavoratrice attraverso un sistema di pesanti penali», denuncia la Cgil di Modena, che continua:

«Conti alla mano, le famiglie che si appoggiano a queste cooperative spendono molto di più di quello che spenderebbero facendo un contratto regolare di assunzione secondo il contratto nazionale del lavoro domestico; con il rischio di dover sborsare altri soldi in quanto, in caso di controversie, risponde la famiglia utilizzatrice e non la cooperativa. Purtroppo le normative attuali, a causa di un buco giuridico, non consentono di dichiarare l’illegittimità di questa prassi; ma è fuori dubbio che ci si stia approfittando di lavoratrici deboli contrattualmente e di clienti deboli emotivamente».

Ragazza di 19 anni viene cacciata dal centro commerciale: "Hai i pantaloni troppo corti"

ilgiornale.it
Franco Grilli

L’episodio in Alabama, negli Stati Uniti d’America, dove una guardia giurata le ha vietato l'accesso al mall



Una ragazza di 19 anni è stata cacciata in malo modo da un centro commerciale perché indossava un paio di pantaloni troppo corti. A denunciare l’episodio, verificatosi all’ingresso di un mall in Alabama (Usa) è stata la stessa malcapitata protagonista, postando su Facebook la testimonianza, corredata dalla foto che la ritrae indossando gli shorts - normalissimi - sotto accusa.

"Sono stata cacciata dal centro commerciale perché secondo loro avevo i pantaloncini troppo corti, mi sono sentita umiliata" scrive Gabrielle Gibson, raccontando proprio come la guardia giurata l'abbia invitata ad andarsene per il suo abbigliamento considerato inappropriato in quanto richiamava oltremodo l’attenzione dei maschi lì presenti.

Ecco un estratto del suo sfogo sul social network:"Stavo solo cercando di passare una bella giornata facendo shopping nel centro commerciale. Quando sono uscita di casa mi sentivo bella e felice, ma sono stata sbattuta fuori perché degli uomini adulti non riuscivano a controllarsi, non voglio che ciò accada più a nessun'altra. La guardia giurata ha detto che tutti mi stavano guardando il mio lato B e questo era un problema per il centro commerciale".

Al Campionato della bugia l’Ilva è una fabbrica di nuvole

lastampa.it

Dalle piscine di Virginia Raggi alla neve del piccolo migrante, mentire è dolce e ironico per i vincitori delle sezioni letteraria, radiofonica e grafica



Proclamati stasera, a conclusione della prima giornata del Campionato italiano della bugia a Le Piastre (Pistoia) i vincitori delle sezioni letteraria, radiofonica e grafica (italiana e internazionale), in attesa del concorso classico e tradizionale, previsto domani, con i racconti orali delle bugie di 20 concorrenti finalisti.

Quest’anno risultano tre gli scrittori più bugiardi d’Italia secondo il verdetto emesso dallo scrittore Sandro Veronesi, presidente della giuria che ha selezionato otto racconti sui 72 a concorso. I vincitori a pari merito sono i miniracconti Cani e gatti dal cielo di Cristina Giuntini di Firenze, che ha rivisitato il famoso proverbio inglese «piovono cani e gatti». Invece Annapaola Lacatena di Taranto ha vinto raccontando di un nonno che s piega al nipotino come suo padre, operaio dell’Ilva in fabbrica produca nuvole, tanto che, appena in città piove, il piccolo esclamerebbe: «Certo, papà è al lavoro!». Massimo riconoscimento anche per Paolo Fusi di Milano con il suo Una bugia per bene dove si narra di un piccolo migrante affidato ad una famiglia italiana a cui viene detto che la neve, che vedeva per la prima volta, è in realtà una buona manna capace di consolare i bimbi separati dai genitori.

Per la sezione grafica tra i concorrenti in Italia trionfa, su 65 partecipanti, Lucio Trojano di Lanciano. Il 28enne curdo Heibat Ahmadi sbaraglia invece la concorrenza internazionale. Trojano ha interpretato il tema dei cambiamenti climatici disegnando un plumbeo cielo temporalesco alzato con una leva fino a scoprire l’azzurro retrostante. Dedicata alla siccità l’interpretazione di Ahmadi, che ha disegnato una squadra di pompieri intenta a salvare l’unica goccia d’acqua che cade dalle scarse nubi. Per la bugia radiofonica il vincitore è l’imprenditore pistoiese Luca Pullerà, che ha raccontato della geniale soluzione che la sindaca di Roma Virginia Raggi ha trovato per fare in modo che romani e turisti possano sopportare meglio la calura estiva: ha fatto riempire d’acqua le numerosissime e profondissime buche che costellano le strade della Città Eterna, trasformandole in comode e gratuite piscine.

Tim Cook: i 1000 miliardi non sono la misura del successo di Apple

lastampa.it
ANDREA NEPORI

Con una nota inviata ai 120.000 dipendenti, il CEO della Mela ha celebrato il traguardo raggiunto, specificando però che la crescita del valore azionario non è l’obiettivo principale della società di Cupertino

Ieri il titolo di Apple in borsa ha chiuso a 207,39$ per azione , superando così i 1000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Da sola, l’azienda vale il 4% dell’intero listino S&P 500. Una cifra pari a due volte il PIL della Norvegia e superiore alla somma delle capitalizzazioni di tre giganti dell’economia USA come Exxon Mobil, Procter & Gamble e AT&T. Il CEO di Apple, Tim Cook, ha celebrato il traguardo con una nota inviata a tutti i dipendenti. Nel messaggio Cook ringrazia tutti per l’importante “milestone”, ma invita anche a contenere l’entusiasmo per una metrica finanziaria che, per quanto importante, non coincide con i veri obiettivi di Apple.

“Anche se abbiamo molto di cui andare fieri per questo risultato, questa non è la misura più importante del nostro successo. Il ritorno economico è semplicemente il frutto dell’innovazione di Apple, dell’aver anteposto i prodotti e i consumatori a tutto il resto e di aver sempre ottemperato ai nostri valori”, ha scritto Cook.  Il memo continua con un elogio del duro lavoro di tutti i dipendenti che ha reso possibile il raggiungimento di questo storico traguardo e si chiude, inevitabilmente, con un ricordo di Steve Jobs e della sua visione del ruolo di Apple nel mondo.

“Steve ha fondato Apple perché credeva che il potere della creatività umana può superare le sfide più grandi, e che le persone che sono abbastanza folli da credere di poter cambiare il mondo sono quelle che riescono a farlo. Nel mondo di oggi la nostra missione è più importante che mai. I nostri prodotti non solo creano momenti di sorpresa e di meraviglia, ma danno la possibilità alle persone in tutto il mondo di arricchire le proprie vite e quelle degli altri”, conclude Cook. “Come Steve avrebbe fatto in un momento come questo, anche noi dobbiamo tutti guardare avanti verso il luminoso futuro di Apple e verso il fantastico lavoro che ancora faremo assieme”. 

Ex sindaco lascia al Comune un'eredità di 2,5 milioni: un referendum tra i cittadini per capire come usarli

repubblica.it

A Fornovo, nella Bergamasca: la consultazione popolare si terrà entro la fine dell'anno

Ex sindaco lascia al Comune un'eredità di 2,5 milioni: un referendum tra i cittadini per capire come usarli

Il Comune di Fornovo San Giovanni, piccolo centro di 5mila anime della Bassa bergamasca, ha indetto un referendum per far decidere ai cittadini come utilizzare un grosso lascito - due milioni e mezzo di euro - ereditato dall'ex sindaco del paese Carlo Nicoli, a capo del Comune tra gli anni Sessanta e Settanta e scomparso nel dicembre 2016 a 85 anni.

Il referendum popolare si terrà entro quest'anno, come ha riferito l'attuale sindaco Giancarlo Piana nell'ultimo Consiglio comunale. Oltre a 2,5 milioni in obbligazioni, azioni e soldi in contanti, l'ex primo cittadino ha lasciato al Comune anche la villa padronale dove abitava, con il vincolo che non possa essere venduta ma destinata a servizi pubblici a favore dei suoi concittadini