Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

domenica 29 luglio 2018

Effetto nostalgia: Apple non cambierà il primo Store inaugurato da Steve Jobs

lastampa.it
Antonio Dini

Preservato come monumento al fondatore di Apple, che proprio a Tysons Corner ha inaugurato 17 anni fa la strategia vincente dei negozi della Mela


L’Apple Tysons Corner

Diventerà una specie di monum ento “vivente”, come lo studio di Gabriele D’Annunzio al Vittoriale degli Italiani o il laboratorio di Guglielmo Marconi a Villa Griffone. È il primo Apple store mai aperto, inaugurato da Steve Jobs nel 2001 a centro commerciale Tysons Corner a McLean , un piccolo centro in Virginia, vicino a Washington D.C. Sino a poche settimane fa era previsto che dovesse essere chiuso e ristrutturato, ma Apple ha deciso di mantenerlo così com’è , un testamento al mondo fortemente voluto da Jobs.

Apple non sta solo aprendo un negozio dopo l’altro in tutto il mondo, a partire dal flagship store in apertura in piazza Liberty a Milano e tra i più importanti d’Europa, ma lavora anche per aggiornarne il design dei suoi oltre 500 negozi esistenti, alcuni vecchi di 17 anni come quello di Tysons Corner. È una strategia voluta nel 2015 dal capo del design di Apple Jony Ive e da quella delle vendite al dettaglio Angela Ahrendts: assieme hanno creato una nuova idea di negozio come piazza, all’interno delle quali ci devono essere ampi spazi aperti con tavoli e scaffali in legno chiaro e grandi schermi video per gli eventi.


(Piazza Liberty a Milano)

Seguendo questa nuova strategia, il primo negozio mai aperto da Apple (con l’eccezione del company store, che già da anni era aperto all’interno del campus aziendale di Cupertino per la vendita di gadget ai dipendenti e ai visitatori), era destinato ad essere completamente ristrutturato - e i documenti erano già stati depositati - superando il vecchio design con ampio uso di lastre di alluminio e ampie porte nere con doppio logo Apple luminoso. Negli anni passati peraltro queste porte sono state già rimosse per passare al look “tutto trasparente” con le porte in cristallo; le porte nere invece rimangono solo nei tre piccoli negozi di Tice’s Corner , Southpoint e Cherry Creek.


(Il negozio a San Francisco a Union Square)

All’ultimo momento però è stato deciso che il negozio non dovesse più essere rinnovato. Non una questione economica o estetica, ma di nostalgia. In questo spazio infatti Steve Jobs aveva girato il video a porte chiuse che mostrava il funzionamento degli Apple store, e in questo negozio era stato tagliato il primo nastro di una strada che per Apple è stata fondamentale. Il contributo dei negozi nella creazione del mito di Apple oltre che del suo conto economico gigantesco è infatti spesso sottovalutato ma gigantesco.

Grazie ai negozi Apple si è non solo disintermediata dalla rete di venditori che secondo Jobs non era all’altezza di vendere un prodotti unico come i suoi Mac e iPod, a cui poi si sono aggiunti iPhone e iPad. Ma Apple con i negozi è stata anche in grado di costruire e guidare la propria immagine, offrendo quel tipo di esperienza pre e post vendita che ha conquistato legioni di fedelissimi al culto della mela. In quest’ottica, il primo negozio ha un sapore speciale anche per un’azienda notoriamente poco nostalgica come Apple.


(Lo store di Londra in Regent Street)

Il primo negozio di Apple, che peraltro ha un “gemello” inaugurato lo stesso giorno ma senza Steve Jobs: quello di Glendale, in California, già ristrutturato, rimarrà così una sorta di testamento alla nostalgia del grande capo che non c’è più, come il suo ufficio all’interno del vecchio campus aziendale di Infinite Loop a Cupertino, che l’attuale ad Tim Cook ha voluto rimanesse intoccato sino al momento del trasferimento nella nuova astronave-madre, il gigantesco campus a forma di ciambella in vetro e acciaio che è stato inaugurato pochi mesi fa.

@antoniodini

Chi ha inventato le patatine fritte?

lastampa.it
marina palumbo

La storia di come dalla frustrazione di un cuoco sia nato uno degli snack più amati


George Crum nacque nel 1824 da padre di colore e madre nativa americana. Lavorò come cacciatore, guida e cuoco al Carey Moon’s Lakehouse

Sapete chi ha inventato le patatine fritte rotonde, sottili e croccanti? Oggi abbiamo deciso di raccontarvene la storia. L’invenzione si deve al cuoco americano George Crum. Un giorno, un cliente mandò indietro ben tre volte un piatto di patatine fritte perché secondo lui erano spesse e inzuppate di olio. Allora Crum, frustrato per il cliente difficile, tagliò le patate a fette sottilissime in modo che venissero talmente croccanti da non poterle mangiare con la forchetta e le condì con molto sale, ottenendo un piatto che credeva fosse quasi immangiabile. Invece il cliente non solo le apprezzò, ma ne parlò ad altri e presto il locale, che si chiamava Cary Moon’s Lakehouse e si trovava a Saratoga Springs, si riempì di persone che chiedevano le sue patate speciali. Talmente tanto che il piatto entrò nel menù del locale con il nome di Saratoga Chips . 

Era il 24 agosto 1853. Le patatine fritte in tal modo fecero diventare il ristorante famoso; così, un giorno, nel 1860, George Crum aprì un ristorante tutto suo nel quale offriva in omaggio un piatto di patatine. Crum morì nel 1914 senza aver mai registrato la sua creazione, ma fu solo nel 1920 che lo snack decollò davvero come fenomeno nazionale, principalmente grazie all’invenzione del pelapatate meccanico.


Pelapatate meccanico

Russia, cento anni fa la strage dei Romanov. "Quei resti sono della famiglia dello zar"

repubblica.it
ROSALBA CASTELLETTI

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 Nicola II, la moglie Alexandra e il loro cinque figli vennero uccisi a Ekaterinburg dai rivoluzionari bolsevichi. La prova del dna conferma l'autenticità dei resti. La chiesa ortodossa li commemora, il governo di Putin li ignora

Russia, cento anni fa la strage dei Romanov. "Quei resti sono della famiglia dello zar"
La famiglia del zar Nicola II Romanov

Quei resti ossei rinvenuti a Ekaterinburg e poi sepolti a San Pietroburgo appartengono davvero ai Romanov. L'ennesima conferma è arrivata nel centenario della loro brutale uccisione, ma non basta a dissipare un mistero che ha appassionato intere generazioni di storici né a mettere fine alla disputa tra lo Stato e la Chiesa russa ortodossa.

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918, l'ultimo zar Nicola II, la moglie Alexandra e i loro cinque figli che avevano tra i 10 e i 20 anni vennero giustiziati a Ekaterinburg dai bolscevichi che misero così fine ai 300 anni della dinastia Romanov a capo dell'Impero russo. I corpi furono poi gettati in fretta e furia in una fossa comune alle porte della città sugli Urali. I resti di Nicola, Alexandra e tre dei figli - Anastasia, Olga e Tatiana - furono ritrovati solo nel 1979. Una scoperta rivelata solo in pieno crollo dell'Urss.

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Bisogna attendere il 1998 perché le ossa vengano identificate ufficialmente e infine sepolte nella cripta della cattedrale di Pietro e Paolo a San Pietroburgo il 17 luglio di vent'anni fa. Ma l'allora patriarca Aleksej snobbò il funerale e mandò un vescovo a presiedere la cerimonia di sepoltura di quelli che chiamò "resti ignoti". Tutti i membri della famiglia imperiale vennero poi canonizzati nel 2000. I resti dello zarino Aleksej e della sorella Maria furono invece ritrovati solo nel 2007, ma restano conservati in custodie stagne negli Archivi di Stato e non sono mai stati riuniti al resto della famiglia per i dubbi della Chiesa sul loro Dna. Tanto che tre anni fa è stata riaperta l'inchiesta sulla "Fine dei Romanov".

Gli esperti, si è appreso ieri da una nota della Commissione investigativa, hanno confrontato i profili genetici dei resti a campioni di Dna dei parenti in vita confermandone l'autenticità. Ma l'inchiesta continua: "Dopo il completamento delle indagini di due commissioni mediche, verrà presa una decisione". Il patriarca russo ortodosso Kirill ha guidato una processione sino al monastero di Ganina Jama, nei pressi di Ekaterinburg, dove la Chiesa russa ortodossa crede che vennero sepolti i corpi dei Romanov. Una versione contestata dagli storici. Non c'è stata invece alcuna commemorazione governativa. Vladimir Putin ieri era impegnato nel vertice con Donald Trump a Helsinki.

Dopo 40 anni di contributi, Vasco Rossi va in pensione

lastampa.it
Francesco Dondi

Il rocker di Zocca ha maturato i requisiti per incassare l’assegno: «Ma tranquilli: non ho alcuna intenzione di fermarmi»



Vasco Rossi va in pensione. Sembra incredibile poter scrivere le parole «Vasco» e «pensione» nella stessa frase, eppure pare proprio che sia vero. Sessantasei anni, 40 di musica senza sosta e di versamenti a quello che fu l’Enpals, l’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei lavoratori dello spettacolo ora confluito nell’Inps. Quarant’anni di canzoni e evidentemente anche di contributi oggi per Vasco Rossi significano pensione. Nessuno, ovviamente, l’ha visto fare la fila all’ufficio postale di Zocca (Modena) dove in questi giorni smaltisce le fatiche del tour. Molti hanno atteso per ore davanti alla sua casa della frazione Verucchia solo per salutarlo e scattare una foto con lui e non è apparso diverso da prima.

Sono passati quarant’anni giusti dall’uscita del primo album «...Ma cosa vuoi che sia una canzone...»
Impossibile immaginare un Vasco che si dedica soltanto alle passeggiate in montagna o alla partita pomeridiana a carte con gli amici al Bar Bi Bap nel centro del piccolo paese dell’Appennino, dove lui di solito dopo pranzo arriva in moto. Però 40 anni giusti sono passati da quel 1978 in cui uscì il suo primo album, distribuito allora in Emilia Romagna e Lombardia: «...Ma cosa vuoi che sia una canzone...», con tanto di puntini di sospensione, duemila copie pubblicate dalle edizioni musicali Sarabandas. Deve essere questo il momento in cui Vasco, o chi per lui, ha cominciato a versare i contributi all’Enpals.

Senza mai smettere, negli anni della gavetta e neppure dopo il suo primo Sanremo, quello del 1982. È chiaro oggi che la «vita spericolata» da lui cantata era più un’aspirazione che una realtà, come lui d’altra parte ha sempre spiegato a a chi immaginava un rapporto troppo diretto tre arte e vita. I contributi devono essere andati avanti anche negli anni difficili delle droghe (con le quali dice di aver chiuso nel 1984), dell’arresto e delle polemiche sul suo presunto cattivo esempio. E anche se dal 1990 frequenta gli stadi, nessuna carriera è più incerta di quella da rockstar. L’Enpals, che dal 2011 è confluito nell’Inps, deve essere sembrata un’assicurazione contro le incertezze del mestiere.

«Io non mi muovo, io resto qui, sarebbe molto più semplice per me andare via»
Anche nel 2011, quando Vasco disse a Vincenzo Mollica e al Tg1 di voler dare le dimissioni da rockstar («Dichiaro felicemente conclusa la mia straordinaria attività, trentennale, di rockstar», fu la frase esatta), non si parlò di rinuncia alla pensione. Anzi, a ben vedere, pochi mesi dopo, quando annunciò il rientro sulle scene, su Facebook scrisse proprio: «Io non sono andato in pensione. Non sono messo un po’ male, fortunatamente sono guarito. Mi prendo sei mesi di recupero poi tornerò a stupirvi». Più chiaro di così.

Vasco Rossi, d’altra parte, non smette neppure oggi. «Io non mi muovo, io resto qui, sarebbe molto più semplice per me andare via» è l’ultimo messaggio in ordine di tempo, che cita «Come vorrei» e apre a diverse e fantasiose interpretazioni. Sarà pure in età da pensione, ma la carica è intatta e l’affetto dei «gi... tanti» – il soprannome che ha dato ai fan che ogni giorno lo aspettano davanti alla sua abitazione di Zocca – farà il resto. E i contributi previdenziali resteranno solo un codice da database.

Che cos’è il parastato?

lastampa.it
paolo magliocco



Il vice primoministro Matteo Salvini ha aperto il 3 luglio una polemica con il presidente dell’Inps Tito Boeri , annunciando la necessità di cambiare molto all’interno di quelli che ha definito “apparati pubblici, parapubblici e parastatali”. L’Inps in effetti fa parte di quello che viene comunemente definito parastato. Il termine parastato e l’aggettivo parastatale esistono nei dizionari della lingua italiana anche se in realtà sono poco utilizzati nelle leggi che riguardano gli enti che rientrano in questa categoria.

Un ente parastatale è definito come un ente pubblico che non fa parte direttamente dell’amministrazione statale, e che però è finanziato e controllato dallo Stato stesso. Ma non esiste una vera definizione concettuale che dica cos’è un ente parastatale e lo distingua da altri tipi di enti o società a controllo pubblico. L’enciclopedia Treccani ricorda come il primo uso di questo termine risalga a una legge di epoca fascista, il regio decreto n. 1825 del 1924, anche se è certo che l’espressione esisteva già prima.

Per il diritto amministrativo la legge più importante in questo campo è la n. 70 del 1975, che venne firmata dal presidente del Consiglio Aldo Moro, dal ministro del Lavoro Mario Toros e da quello del Tesoro Emilio Colombo. La legge 70/75 viene sempre ricordata come “legge sul parastato” e fu la prima a mettere ordine in questo settore. Divise gli enti controllati dallo Stato in precise categorie, ma non definì un criterio di appartenenza. In sostanza si limitò a fare un elenco. La prima categoria è proprio quella degli enti che gestiscono forme obbligatorie di previdenza e assistenza, come l’Inps o l’Inail.

Ma nel parastato ci sono anche gli “enti preposti a servizi di pubblico interesse”, come l’Aci o il Registro aeronautico italiano o il Parco nazionale d’Abruzzo e quello del Gran Paradiso. Ci sono gli enti che si occupano di attività sportive, come il Coni e il Club alpino italiano. Ci sono enti scientifici come il Cnr con tutti i suoi istituti e l’Istituto nazionale di fisica nucleare. C’è la Croce rossa. Insomma il parastato è un mondo ampio e vario. Così ampio che la legge del 1975 pensò che fosse il caso di ridurlo ed è passata alla storia anche per l’annuncio della soppressione di quelli che vennero da allora in poi definiti “enti inutili”.

Nella legge in realtà la parola parastato non viene mai utilizzata, così come non si parla mai neppure di enti inutili. Per l’Istat esistono solo le amministrazioni pubbliche, suddivise nelle tre grandi tipologie di amministrazioni centrali, amministrazioni locali ed Enti di previdenza e assistenza. Quello che conta per l’istituto di statistica è se il bilancio di questi enti finisca nel bilancio consolidato dello Stato oppure no. Una società come la Rai, poi, non fa parte né del parastato né delle amministrazioni pubbliche. Benché sia controllata di fatto dallo Stato, la Rai, che è una Società per azioni, fa parte di una categoria ancora diversa ed è definita un “organismo di diritto pubblico”. 

Lotta Onu a grassi e sale: "Nuociono gravemente alla salute". Ma nessuna etichetta per il parmigiano

repubblica.it
di VALERIA PINI

Ma secondo fonti diplomatiche del Palazzo di Vetro: "Solo una dichiarazione politica". Centinaio: "Non si tocchi il made in Italy"

Lotta Onu a grassi e sale: "Nuociono gravemente alla salute". Ma nessuna etichetta per il parmigiano

PROSCIUTTO di Parma e Parmigiano reggiano come le sigarette. Il timore era che questi prodotti potessero ritrovarsi con tanto di immagini con la scritta: "Nuoce gravemente alla salute". E preoccupazioni simili erano emerse per pizza, vino e olio d'oliva, il tutto nell'ambito di una politica dell'Onu e dell'Oms contro gli alimenti ricchi di grassi saturi, sale, zuccheri e contro l'alcool ed il fumo, al fine di ridurne il consumo e prevenire le malattie non trasmissibili. Parliamo di diabete, delle patologie cardiovascolari e dei tumori. Ma alla fine, da fonti diplomatiche del Palazzo di Vetro, è emerso che la riunione dell'Assemblea Generale dell'Onu del 27 settembre su queste patologie si concluderà semplicemente con una dichiarazione politica, da adottare per consenso, su cui sono in corso negoziati.

Non sarebbe quindi prevista una risoluzione e un voto sull'ipotesi di aumentare le tasse e di applicare immagini dissuasive su questi prodotti made in Italy. Tutto è nato da un report del giugno scorso, 'Time To Deliver', in cui l'Oms ha presentato una serie di possibili raccomandazioni ai Paesi per ridurre l'impatto negativo di questi cibi e migliorare la regolamentazione, fra le quali però non viene menzionata una maggiore tassazione, ad eccezione di quella su alcool e tabacchi, come invece era accaduto con una precedente proposta riguardo alle bibite dolci e gassate.

Nel documento, in cui si fa riferimento alla riduzione del sale anche tramite la fissazione di livelli nei prodotti alimentari e tramite campagne di informazione sui media, non erano esplicitamente menzionati i prodotti del made in Italy ma, secondo un'inchiesta del Sole 24 ore, sarebbero potuti finire nel mirino dell'Oms anche eccellenze del paniere agroalimentare italiano come il Parmigiano, il prosciutto, l'olio extravergine. Tutto questo per  il numero di morti per malattie non trasmissibili di un terzo entro il 2030. Un'evenienza che questa mattina ha suscitato una reazione immediata del ministro dell'Agricoltura, Gian Marco Centinaio. Se così fosse "siamo alla pazzia pura. Ritengono che facciano bene alla salute prodotti come la Coca Cola o altri perché light e poi ci condannano il Parmigiano o altri prodotti dell'enogastronomia italiana.

Su questo faremo una battaglia molto dura" ha detto Centinaio. Anche l'industria alimentare ha criticato l'ipotesi di un provvedimento Onu in questa direzione. Tramite l'Assica, l'Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, ha ricordato che "non esistono cibi buoni e cattivi quando viene incentivato un regime alimentare moderato e variegato, come del resto indica la stessa Dieta mediterranea". In un tweet il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia lamenta il rischio di avvisi di pericolo sulle confezioni su produzioni italiane: "Parmigiano, Prosciutto, pizza e olio nuocciono gravemente alla salute, come una sigaretta. #OMS e #ONU dichiarano guerra al diabete e alle malattie cardiovascolari con attacco strumentale e inaccettabile".

Va però ricordato che anche se fosse stata adottata una risoluzione dell'Onu in questa direzione, non sarebbe stata automaticamente adottata una norma in Italia, perché non esiste un obbligo di recipimento dai governi nazionali. "Una risoluzione di questo tipo, sebbene non comporti l'obbligo di ricevimento da parte degli Stati Membri, - ha fatto notare in mattinata il presidente di Copagri Franco Verrascina - causerebbe un considerevole danno d'immagine all'agroalimentare nazionale; basti pensare, infatti, che a essere colpiti potrebbero essere il vino, l'olio d'oliva, il parmigiano reggiano e il prosciutto di parma, prodotti simbolo del made in Italy, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo".

Borseggiato a Venezia scrive al ladro: sto morendo, ti perdono

lastampa.it


La lettera consegnata alle forze dell’ordine (foto La Nuova Venezia)

Malato di cancro e in vacanza a Venezia con la moglie, per quello che potrebbe essere il suo ultimo viaggio, un turista americano ha scelto l’arma più imprevista per `vendicarsi´ col ladro che l’aveva alleggerito del portafogli, su un vaporetto: gli ha scritto una lettera aperta, in cui, spiegata la propria condizione di malato terminale, ha manifestato il suo perdono verso il malvivente.

«Questo è il mio ultimo viaggio con mia moglie, sto morendo di cancro, mi hai lasciato senza soldi e senza carta di credito, ma ti perdono», è uno dei passi della lettera diffusa dal sessantenne in vacanza in laguna. Una missiva che l’uomo ha fatto arrivare alla stampa locale, sperando che in qualche modo “raggiunga” chi l’aveva borseggiato, nei pressi di San Marco.

Quando è sceso dal mezzo il turista si è accorto di essere stato derubato, e come prima cosa si è recato a fare denuncia, ai carabinieri. Poi, però, ha avuto l’idea di provare a rivolgersi al ladro (o la ladra), che certo non poteva conoscere il momento drammatico della sua vita. Così ha preso un foglietto di carta e in poche righe in stampatello, in inglese, intitolate «Alla persona che ha rubato il mio portafogli», si è rivolto idealmente a chi gli aveva causa l’ennesima amarezza.

Inizialmente l’uomo pensava di affiggere il foglietto davanti alla stazione ferroviaria di Santa Lucia, confidando nel grande via vai di persone. In seguito ha trovato il modo di far arrivare la lettera ai quotidiani locali: la Nuova Venezia ne ha pubblicato la foto, che riproduce tutto il testo. «Immagina solo per un istante - è scritto ancora - quello che questo causa alla tua vittima. Ho pregato per perdonarti, e prego per te affinché tu ti allontani da questo peccato che ferisce le persone innocenti. Ti perdono».

La coppia si fermerà a Venezia ancora qualche giorno. Nessuno può prevedere se il commovente messaggio in “bottiglia” raggiungerà il ladruncolo. Ma i due coniugi americani sperano che l’imprevedibile possa accadere, e che se qualcuno trovasse il portamonete, pur senza contanti, lo consegni alle forze dell’ordine. Il sindaco Luigi Brugnaro ha invitato l’uomo tornare quando vorrà: «Sarà mio ospite personale gratuitamente con la famiglia».

Cosa mettere in spiaggia: il galateo dell'estate 2018 in 15 punti

repubblica.it
di Donatella Genta, Marika Gennari e S.M.

Foto Getty Images
Foto Getty Images

Dal total look nero alla visiera logata. Dalle borse di paglia alla camicia da uomo usata come pareo. Ecco il nuovo galateo da spiaggia per l'estate 2018, un piccolo vademecum per anticipare le tendenze che verranno. I divieti? Basta ciabatte di plastica (quelle da piscina) e stop alle sneakers giganti che hanno imperato durante l'inverno. Scoprite qui i 15 consigli per non sbagliare un look in vacanza

1) Tutto bianco o tutto nero

L'ex top model degli anni '60 e '70 Veruschka
L'ex top model degli anni '60 e '70

Veruschka Dopo un'overdose di colori, stampe e ricami, sta per arrivare una stagione di pulizia, di rigore e forse di un ritorno a una certa idea di eleganza tradizionale. Proprio per questo, per la valigia delle vacanze e per il guardaroba estivo vi consigliamo di andare controtendenza e di affidarvi a completi completamente bianchi oppure completamente neri. Giocate, invece, sulle proporzioni: il volume di gonne e abiti, infatti, è fondamentale. Belli, quinidi, gli abiti ampi, le gonne a ruota con T-shirt o camicie aderenti, i pantaloni Capri con bluse morbide. Il tocco in più verrà dato dai bijoux o dai gioielli: pochi ma buoni, come potete ben controllare al prossimo punto.

2) Basta collane e collanine: un solo bijoux o un solo gioiello per tutta l'estate

Izabel Goulart

Izabel Goulart In estate, si tende a indossare tutto l'armamentario di bijoux e ricordi di viaggio accumulati non solo durante l'anno ma durante tutta la vita. L'effetto finale è quello di una sorta di santuario di santi, simboli e ricordi che fino a oggi hanno funzionato proprio per il loro aspetto iperdecorativo. Le nuove tendenze, però, stanno riportando un certo ordine e soprattutto una certa preziosità in fatto di orecchini e soprattutto collane. Proprio per questo, nella nuova estate vi consigliamo di affidarvi a pochi, meglio sarebbe a un solo bijoux o gioiello da portare con voi in vacanza, qualcosa che vi caratterizzi e che vi faccia ricordare. Un consiglio? Puntate su pietre colorate luminose o oro giallo.

3) Una borsa di paglia

Cosa mettere in spiaggia: il galateo dell'estate 2018 in 15 punti

Pochette di pelle, di plastica, coloratissime. Mega borse logate, con fantasie riconoscibili oppure con le proprie iniziali. E ancora: shopping bag con ricami, frange, Swarovski. Bene, se tutto questo vi sembrava la normalità in città, durante le prossime vacanze puntate esattamente sul contrario e se dovete portare con voi una sola borsa, sceglietela di paglia. Semplice, comoda, super chic. Vi accompagnerà in spiaggia, nello shopping tra un bagno e l'altro e anche negli spostamenti, visto che questi accessori si possono utilizzare anche come bagaglio a mano. Per la sera, invece, individuate un mini sacchettino o una piccola pochette oppure un secchiello piccolo tutti con tracolla. E con voi portate solo cellulare e portafogli.

4) La camicia bianca di lui: il nuovo pareo

Instagram di Doutzen Kroes

Instagram di Doutzen Kroes Vi ricordate i classici parei, quelli che si legano in vita sopra il costume da bagno? Bene, dimenticateli. E fate una scelta più chic e controcorrente. Quando vi recate a pranzo in spiaggia, quando fare shopping tra un bagno e l'altro, quando vi spostate dal lettino al bar per un aperitivo al tramonto, non scegliete il solito pareo o il tanto usato kaftano. Affidatevi a una camicia bianca da uomo extra-large, magari proprio quella del vostro fidanzato o del vostro marito. Indossatela con disinvoltura, con un paio di sandali bassi e magari anche con un cappello a tesa larga. Sarete elegantissime davvero con poco.

5) Shorts di jeans: attenzione ai dettagli

Instagram di Amanda Stanton

Instagram di Amanda Stanton Impossibile non notarlo: in spiaggia, in città, in montagna, praticamente ovunque. Gli shorts di jeans, spesso ultra corti, sono il capo più utilizzato di questa estate. A riguardo, sono necessari alcuni accorgimenti, specie per quanto riguarda i particolari. Innanzitutto la lunghezza: andrebbero scelti in modo che non mostrino la biancheria intima indossata. Poi un piccolo trucco: sceglieteli un po' sfrangiati perché le sfilacciature del denim aiutano la vestibilità e mettono meno in evidenza eventuali imperfezioni della pelle o rotondità delle gambe. Infine il colore: sceglieteli azzurri o sbiaditi, sono più facili da coordinare.

6) Le mega-sneakers: meglio lasciarle in città

Balenciaga Triple S

Balenciaga Triple S L'inverno passato ha consacrato definitivamente uno degli oggetti di moda più amati, discussi e sognati: le mega sneakers, quelle con diverse suole, tutte figlie del successo delle Triple S di Balenciaga o del modello extra large di Alexander McQueen. Bene, se le avete desiderate o acquistate e quindi indossate in città, è arrivato il momento di separarvi da loro. Non metterle in valigia, innanzitutto, significherà avere più spazio per altri abiti o per più sandali, visto che occupano parecchio spazio. In fatto di comfort, poi, queste maxi-scarpe non sono proprio l'ideale per i climi infuocati estivi e per camminare sulla sabbia.

7) Le righe marinare

Foto Getty Images

Foto Getty Images Bianche e nere. Bianche e blu. Ma anche bianche e rosse. Le righe marinare restano uno dei motivi più belli, evergreen e sempre eleganti per l'estate. Vi consigliamo di preferirle alle fantasie fiorate e ai colori sgargianti. Sceglietele soprattutto per i maglioni di cotone, ideali nelle serate più fresche. Oppure anche per le T-shirt alla marinara, pezzi che stanno davvero bene a tutte. Le più audaci possono provare a mischiarle tra loro. Per chi vuole giocare sicuro (e vincere sicuro), consigliamo di abbinarle a pantaloni bianchi oppure agli shorts di jeans. Sono davvero un cavallo di battaglia, un capo che vi accompagnerà per molti, molti anni. E anche d'inverno.

8) Occhiali da sole: due modelli per tutta la stagione

Instagram di Elsa Hosk
 Instagram di Elsa Hosk 

Mai come nell'ultimo anno, gli occhiali da sole hanno vissuto una stagione di puro teatro. Gli stilisti li hanno proposti in tutte le versioni: da gatta, da palcoscenico rock, da dandy, da diva. E ancora: con Swarovski, dalle forme stranissime, extra-large, con lenti giganti, con montature iper colorate. È stato un vero e proprio tripudio dello stile più funambolico. Bene, non rinunciate a questi pezzi eclatanti. Ma non fermatevi qui: con voi, infatti, vi consigliamo di portare anche un modello semplice, basico ed evergreen. Sarà il giusto contraltare allo sfoggio di tendenza e originalità dei primi.

9) Un costume, un colore.

Instagram di Sara Sampaio
Instagram di Sara Sampaio

Nel corso delle ultime stagioni, dive, star e personalità diventate famose grazie a Instagram hanno fatto sfoggio di bikini scombinati, ovvero di costumi da bagno di colori accesi e dalle fantasie forti mischiati tra loro in un tripudio di forme e toni. Bene, è davvero arrivato il momento di darsi una regolata e di optare per un look più sobrio e semplice. Detto in altre parole: puntate su bikini di un solo colore, meglio se di base, e non spezzatelo mai. E se proprio volete dare una lezione di stile, azzardate anche un bel costume intero, meglio se di un colore scuro. Anche qui: anticipate l'arrivo del nuovo minimalismo, una corrente che si sta facendo largo poco alla volta.

10) Ciabatte di plastica? Meglio i classici sandali di cuoio

Cosa mettere in spiaggia: il galateo dell'estate 2018 in 15 punti
Le ciabatte da piscina, quelle di plastica con fascia sul piede, sono diventate uno degli accessori più utilizzati in assoluto. Logate, a volte decorate addirittura con pelliccia o con Swarovski, sono state indossate d'inverno e anche sotto gli abiti eleganti. Funzionavano perché davano una sorta di effetto di straniamento dell'eleganza classica. In spiaggia, però, rischiano di diventare banali e decisamente già viste. Proprio per questo, vi consigliamo di sostituirle con i più classici sandali di cuoio bassi e magari con piccoli laccetti. Attenzione, ovviamente, alle pedicure e allo smalto delle unghie che devono essere sempre curatissimi.

11) Un mega cappello di paglia

Instagram di Bella Hadid
Instagram di Bella Hadid

Il ritorno dei maxi cappelli di paglia si deve soprattutto a uno stilista, il giovane francese Simon Porte Jacquemus. Per la sua collezione da lui definita 'La Bomba', ha voluto in passerella una sorta di maxi sombrero che ha poi spopolato sui social network. L'accessorio ha addirittura accesso un caldo dibattito dopo che Bella Hadid ha scelto di indossare una versione simile a quella di Jacquemus opera però di un marchio messicano. Tutto questo per dire che il vero accessorio di stagione è il maxi cappello di paglia, davvero extra-large e molto scenografico. Non abbiate riserve: portatelo con voi e indossatelo al posto dell'ombrellone!


12) Attenzione allo smartphone

Foto Getty Images
Foto Getty Images

Il rapporto tra spiaggia e smartphone è uno dei più complicati che ci siano. Per farli andare d'accordo, vi consigliamo due semplici regole. Prima, fondamentale: togliete tutte le suonerie dal vostro smartphone. La spiaggia resta un luogo di relax e di svago e sentire sigle di canzoni (che piacciono solo a voi) o suoni di sirena (che fanno ridere solo voi) non è proprio piacevole, anzi, è davvero scocciante. Quindi ripiegate sulla vibrazione e fate felice il mondo intorno a voi. In secondo luogo, provate un po' di sano detox da Instagram, chat e social network. Fate una cosa nuova: acquistate un quotidiano o un periodico di carta, leggetelo da cima a fondo e provate a uscire dalla gabbia di mesaggi o post senza un vero senso.

13) Le corde sono meglio delle zeppe

Instagram di Natalia Vodianova
Instagram di Natalia Vodianova 

I tacchi in spiaggia non sono banditi, sono abbastanza ridicoli. Vi farebbero sprofondare se non addirittura cadere. In questa stagione, però vi consigliamo anche di rinunciare alle zeppe, scarpe molto utilizzate in estate da chi vuole qualche centimetro in più. Al loro posto, sarebbe meglio puntare sulle calzature di corda, soprattutto quelle che arrivano a misurare anche dieci centrimetri. Sono più leggere delle zeppe, hanno un aspetto più chic e sono anche più comode da trasportare in valigia. I nostri modelli preferiti sono quelli con i nastri da legare alle caviglie: aumentano la stabilità e regalano anche un look più sofisticato.

14) Teli da mare: meglio a tinta unita

Foto Getty Images
Foto Getty Images 

Scritte divertenti. Fantasie sgargianti. Colori fluo. Sui teli da mare si è visto di tutto. E anche di più. Proprio per questo, questa estate vi consigliamo di puntare su modelli semplici, di spugna soffice e pregiata e soprattutto dai toni classici come nero, bianco o blu. Spesso li si sottovaluta, ma questi accessori sono davvero in grado di far letteralmente precipitare le quotazioni di un buon look o, al contrario, di dare una cornice di eleganza a chiunque. Se proprio siete fissate, poi, sceglieteli dello stesso colore del vostro costume da bagno: il risultato finale, in questo caso, è davvero molto chic.

15 Visiere logate

Visiera
Visiera "DiorClub1" 

Se questa guida, infine, vi è sembrata un po' troppo perbene o minimal, c'è però una piccola concessione a chi ha voglia di moda in spiaggia: le visiere logate degli stilisti. Visti su molte passerelle durante le fashion week e già indossati da molte dive e celebrità, questi accessori sono molto scenografici, si possono scegliere anche quando si fa attività fisica, tengono in ordine i capelli lunghi e sono un valido sostituto degli occhiali da sole. Le consigliamo soprattutto a chi va in vacanza in località di mare piuttosto ventose o a chi ha in programma un regata o un viaggio in barca.