Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

domenica 3 giugno 2018

7 Avtoros Shaman, dalla Russia un “mostro” a otto ruote motrici

lastampa.it
omar abu eideh

È praticamente inarrestabile ma costa 180 mila euro e raggiunge appena i 70 km/h di velocità



L’Avtoros Shaman è decisamente un veicolo ingombrante: si tratta di un mezzo di fabbricazione russa lungo 6,3 metri, alto 2,7 metri, largo 2,5 metri e pesante 2,5 tonnellate. La sua peculiarità? È praticamente inarrestabile grazie al suo sistema di trazione integrale a 8 ruote motrici con funzionalità sterzante. Inusuale anche la posizione di guida, posta centralmente rispetto all’abitacolo, a cui si accede mediante tre portiere, due sulla fiancata e una posteriore. All’interno possono entrare 9 passeggeri.



La doti in fuoristrada sono assicurate da un’altezza minima da terra di ben 45 centimetri e da un sistema di trasmissione regolabile: consente, infatti, di far funzionate “esclusivamente” le quattro ruote motrici anteriori o tutte e otto. Senza contare che la Avtoros Shaman può affrontare pendenze di 45°, trainare un carrellino da 1,5 tonnellate (più sette passeggeri) e muoversi in acqua fino a una velocità massima di 7 km/h. Questo strampalato sforzo dell’ingegneria russa parla anche un po’ di italiano: sotto al cofano, infatti, c’è un motore 3 litri diesel di FPT Industrial (Gruppo CNH) da 150 CV di potenza massima e 350 Nm di coppia motrice, abbinato a un cambio manuale a 6 marce. Pure il serbatoio è extralarge: può inghiottire 260 litri di gasolio. Del resto il consumo è esagerato e quantificato in 25 litri/100 km.



La velocità non è certo una priorità per questo gigante: raggiunge appena i 70 km/h. Prezzo? Da 183 mila euro: ma, attingendo alla lunga lista degli optional – che include verricelli, fari montati sul tetto, oblò superiore, gomme maggiorate, etc – il conto da pagare può superare i 222 mila euro.

Il malware che ha infettato i router in 54 Paesi

lastampa.it
Marco Tonelli

Almeno 500 mila i dispositivi colpiti. Secondo L’FBI, il software sarebbe riconducibile a Fancy Bear, il gruppo di hacker accusato di aver colpito i server del partito democratico Usa



Sono 500 mila i router infettati, dislocati in 54 Paesi. E i modelli colpiti sono i più svariati: da quelli prodotti da Netgear a Linksys, passando per TP-Link, MikroTik e tanti altri. Basterebbero questi numeri per comprendere la gravità dell’attacco scoperto mercoledì scorso dagli analisti di Cisco Talos. Si tratta del malware VPN Filter, riconducibile al famigerato gruppo Fancy Bear (chiamato anche Sofacy e APT 28). Un collettivo di hacker, accusati, tra le altre cose, di aver trafugato le email del partito democratico Usa .

Il software malevolo è in grado di registrare le comunicazioni e lanciare attacchi contro altri obiettivi. Allo stesso tempo, a differenza di altri malware simili, rimane all’interno del dispositivo anche dopo la fase del riavvio. Senza dimenticare che VPN Filter, è anche in grado di distruggere gli apparecchi con un comando a distanza.

Per fermare l’attacco, l’FBI ha dovuto sequestrare e prendere il controllo del dominio ToKnowAll[.]com, da cui gli hacker controllavano la rete di dispositivi infetti. In questo modo, una volta riavviati i router, gli attaccanti non potrebbero più riprendere il controllo dei dispositivi infetti. Ma non basta, i federali stanno anche raccogliendo tutti gli indirizzi ip compromessi, in modo da avvertire provider e utenti. Allo stesso tempo, sarebbe necessario che siano gli stessi produttori a resettare i router.

Le prime infezioni sarebbero comparse diversi anni fa, ma con una progressione crescente nelle ultime settimane. In particolare poi, molte di esse, sono localizzate in Ucraina. E l’algoritmo di cifratura usato nelle prime versioni, sarebbe lo stesso di Black Energy, un malware che ha colpito i sistemi informatici delle centrali elettriche del Paese. Un software malevolo, creato e sviluppato da Fancy Bear, almeno secondo l’FBI. Insomma, le prove potrebbero ricondurre a una responsabilità russa. 

Sottomarini nascosti in acque europee e asiatiche: questo potente aereo armato è pronto a stanarli

repubblica.it
Giovanni Masini Christopher Woody


Sottomarini nascosti in acque europee e asiatiche: questo potente aereo è pronto a stanarli

Da anni ormai la tensione fra i Paesi della Nato e il blocco di alleanze internazionali che fa capo alla Russia è tornata a salire, e non di rado raggiunge livelli da Guerra Fredda. Il confronto, negli ultimi anni, si è molto inasprito anche in campo militare. In particolare a preoccupare gli Usa e i loro alleati è l’aumentata attività sottomarina, soprattutto da parte della Russia. Per questo le forze armate di Washington stanno usando un nuovo aereo anti-sommergibile: il P-8A Poseidon. Un vero e proprio mostro dei cieli, modellato a partire da un aereo di linea mitico come il Boeing 737.


L’aereo P-8A Poseidon – Boeing
Il Poseidon presenta una corazza in alluminio il 50% più spessa di quella degli aerei di linea e può raggiungere una velocità di 907 km/h. Certo, produrne un esemplare richiede ben otto settimane di lavoro, contro le due necessarie per fabbricare un Boeing 737. Tuttavia bisogna considerare che il Poseidon è equipaggiato con ogni sorta di armamento moderno e con la tecnologia militare più avanzata: questo aereo trasporta mine navali, cariche di profondità, missili anti-nave e siluri Mk-54, in grado di colpire imbarcazioni e sommergibili nemici individuati grazie a sistemi elettronici di ultima generazione.

Il Poseidon infatti monta un radar Apy in grado di identificare le sagome dei natanti a grande distanza e di condividere le informazioni con le Forze Armate dei Paesi alleati.Non sono solo gli Usa ad avere acquistato questo genere di aeromobile: la Royal Navy britannica ne schiera nove esemplari e le forze armate norvegesi ne hanno sei. L’India e l’Australia, preoccupate per l’attivismo di Russia e Cina, hanno voluto alcuni Poseidon nella loro flotta; e anche altri stati dell’Sud-Est asiatico come Indonesia, Malesia e Vietnam si sono detti interessati all’acquisto.

Alassio, Melgrati assolto per la trentesima volta: «Ora voglio la terza stella come la Juve»

lastampa.it

Il candidato sindaco prosciolto dall’accusa di abusi edilizi per i lavori all’ex cinema Ritz



“Adesso voglio tre stelle come la Juventus, anche se sono interista!”. Marco Melgrati sceglie una battuta per commentare la sentenza con la quale per la trentesima volta è stato assolto in un procedimento penale celebrato davanti al tribunale di Savona. Stavolta l’architetto ed ex primo cittadino di Alassio (oggi nuovamente in corsa per tornare a fare il sindaco) era finito a giudizio per un presunto abuso edilizio durante i lavori all’interno dell’ex cinema Ritz.

Melgrati, chiamato in causa proprio per la sua attività professionale, era imputato insieme all’ingegner Alessandro Sicco, ma entrambi sono stati assolti perché il fatto non sussiste dal giudice Francesco Giannone. I professionisti hanno infatti dimostrato che il lavoro finito nel mirino della Procura, per la precisione uno sbancamento della pavimentazione (in salita) del cinema finalizzato a pareggiarla con il livello più basso, effettuato effettivamente in assenza di autorizzazione, era stato realizzato di iniziativa dal titolare dell’azienda proprietaria del Ritz prima ancora che architetto ed ingegnere avessero un ruolo nei lavori.

Di qui l’assoluzione che Melgrati ha commentato sottolineando che il processo “si sarebbe potuto evitare se chi ha condotto l’inchiesta avesse ascoltato o interrogato subito il proprietario del Ritz”. L’uomo ha infatti confermato in aula che i lavori erano stati fatti di sua iniziativa, senza il coinvolgimento o la collaborazione dei due professionisti che non erano a conoscenza di questi lavori. 

Il bug che permette di localizzare gli smartphone di milioni di cittadini statunitensi

lastampa.it
Marco Tonelli

Una falla nel sito web della compagnia LocationSmart forniva a chiunque le informazioni sulla posizione degli utenti, senza il loro consenso


LocationSmart è una compagnia statunitense che aggrega i dati, dei ripetitori e del GPS, per poter fornire la posizione di uno smartphone. L’azienda riceve informazioni sulla localizzazione di milioni di dispositivi di utenti statunitensi, da parte di quattro grandi compagnie di telecomunicazione del Paese: US Cellular, Virgin, Boost, and MetroPCS. Ottenendo così, una copertura su quasi il 95% del territorio nazionale. Il sito web di LocationSmart però, ha un bug che permette a soggetti malintenzionati di vedere la posizione di un dispositivo, senza la necessità di alcun consenso da parte del suo possessore.

Secondo Robert Xiao, ricercatore della Carnegie Mellon University, nella sezione di prova è possibile bypassare la richiesta di consenso, semplicemente bloccando, con una riga di codice, l’invio del messaggio di conferma all’utente localizzato. In questo modo, potrebbero essere disponibili le informazioni su quasi 200 milioni di utenti, spiega Xiao a ZDNet. Allo stesso tempo, subito dopo che il ricercatore aveva comunicato la falla alla compagnia, la sezione è stata eliminata dal sito web. E in una dichiarazione ufficiale, la portavoce di LocationSmart Brenda Schafer ha confermato la vulnerabilità, ma ha anche spiegato che la falla non ha mai permesso la diffusione di informazioni senza il permesso dell’utente.

Xiao ha iniziato a occuparsi di LocationSmart, dopo l’uscita di un articolo del New York Times dedicato a un ex sceriffo del Missouri che utilizzava i servizi di Securus, per localizzare e tracciare le telefonate provenienti dagli smartphone di altre persone, inclusi anche ufficiali e delle forze dell’ordine. Il tutto senza il loro consenso. I dati forniti da Securus provenivano dalla stessa LocationSmart.

Dopo sette anni di battaglia legale, il caso si chiude con una vittoria per la casa di Cupertino

lastampa.it


Ap

Samsung dovrà pagare a Apple una somma pari a 533 milioni di dollari per aver copiato alcune caratteristiche di design dell’iPhone. Lo ha stabilito una corte federale statunitense, pronunciandosi su un caso relativo ai brevetti risalente a sette anni fa. I giurati hanno aggiunto 5 ulteriori milioni di dollari di danni.

Il riconoscimento ottenuto in sede giudiziaria appare come una vittoria per la casa di Cupertino, che in tribunale aveva sostenuto come il design fosse essenziale per l’iPhone. Proprio in questo senso, la sentenza stabilisce un precedente per quanto riguarda l’importanza riconosciuta dal punto di vista dei brevetti al design, anche in un prodotto complesso come lo smartphone. In particolare, alla giuria è stato chiesto di determinare se le caratteristiche di design in questione - la fila di icone colorate e la forma dello schermo nero con bordi arrotondati e una cornice - avessero determinato tutto il profitto realizzato dagli smartphone Samsung che le replicavano o se ne avessero determinato solo una parte, trattandosi di componenti.

Il caso era stato rimandato al tribunale distrettuale in seguito alla decisione del 2016 della Corte Suprema di rivedere una precedente sentenza che imponeva il riconoscimento a Apple di 400 milioni di danni. “La decisione di oggi contrasta completamente la decisione unanime della Corte Suprema in favore di Samsung sulla portata dei danni legato ai brevetti di design”, ha risposto la società sudcoreana alle richieste di commento di AFP, “prenderemo in considerazione tutte le opzioni per ottenere un risultato che non ostacoli la creatività e la concorrenza leale per tutte le aziende e i consumatori”. Apple non ha risposto alla richiesta di commento avanzata dall’agenzia francese.

A sette anni dall’inizio della battaglia legale, Apple e Samsung sono ancora i primi due produttori di smartphone al mondo ma i dispositivi venduti sono cambiati e quelli accusati di avere copiato l’iPhone da molto tempo non sono più in circolazione. E anche i gesti che usiamo per controllare smartphone e tablet sono diversi, a dimostrazione di come la legge fatichi a tenere il passo dell’evoluzione tecnologica.

Privacy, vari siti Usa offline in Europa. Tra questi anche il Los Angeles Times e il Chicago Tribune

repubblica.it

Lo riferisce Bbc. Tra i siti irraggiungibili il New York Daily News, il Chicago Tribune, il Los Angeles Times, l'Orlando Sentinel e il Baltimore Sun

Privacy, vari siti Usa offline in Europa.  Tra questi anche il Los Angeles Times e il Chicago Tribune

Il Gdpr è appena entrato in vigore e già si presentano i primi problemi. A causa del nuovo regolamento Ue sul trattamento e la protezione dei dati personali, che dovrà essere accettato anche dai big della Silicon Valley come Google e Facebook, diversi siti statunitensi sono momentaneamente offline in Europa. Tra le pagine web irraggiungibili ci sono il New York Daily News, il Chicago Tribune, il Los Angeles Times, l'Orlando Sentinel e il Baltimore Sun, tutti appartanenti al gruppo statunitense Tronc. Mentre Facebook e Google sono state già accusate di "consenso forzato".

· COSA PREVEDE IL GDPR
Il regolamento Ue 2016/679 impone alle aziende tech di informare in modo chiaro gli utenti sulle informazioni che verranno raccolte e il modo in cui verranno usate, impone sanzioni pesanti in caso di violazione della privacy e regolamenta anche il diritto all'oblio. In caso di irregolarità il Garante infliggerà multe molto salate alle aziende inadempienti: fino a 20 milioni di euro o addirittura il 4 per cento del loro fatturato globale.

I difensori della privacy hanno salutato la nuova legge come un modello per la protezione dei dati personali nell'era di Internet. Ma gli oppositori sostengono che le nuove regole sono eccessivamente onerose. E forse è anche questo uno dei motivi per cui molte aziende non sono arrivate puntuali all'appuntamento, non adeguando le loro policy sulla privacy entro la data di entrata in vigore delle nuove disposizioni. A metà mattinata i lettori europei che tentavano di accedere ai siti web dei media appartenenti a Tronc si sono trovati davanti un insolito messaggio di scuse: "Siamo concentrati sulla questione e ci impegnamo a trovare opzioni che supporti la gamma completa delle nostre offerte digitali nel mercato dell'Ue".

Privacy, vari siti Usa offline in Europa.  Tra questi anche il Los Angeles Times e il Chicago Tribune
 L'attuale 'home page' del Chicago Tribune

LA SITUAZIONE IN UE e ITALIA
Ma il gruppo Tronc non è l'unico a non essersi messo in regola in tempo. Nell'Unione europea sono solo una quindicina i paesi che hanno rispettato la scadenza. A fare il resoconto è la commissaria Ue alla giustizia Vera Jourova, secondo la quale otto membri, tra cui Belgio e Ungheria, si trovano "molto in ritardo" e altri cinque, tra cui l'Italia e la Spagna, cercano di passare col "giallo". Dal punto di vista normativo, l'Italia non è riuscita - come altri Paesi europei del resto - ad adeguarsi in tempo. Il decreto con cui armonizzare le nuove disposizioni europee all'ordinamento italiano è in attesa di uscire in via definitiva dal Consiglio dei ministri (esercitando la delega del Parlamento).

· RECLAMI CONTRO FB E GOOGLE
Per Facebook e Google arrivano già le prime proteste. Noyb.eu, associazione dell'attivista Max Schrems, ha presentato quattro reclami contro Google, Instagram, WhatsApp e Facebook perché avrebbero imposto agli utenti un "consenso forzato". Noyb.eu sottolinea che, in queste ore, gli utenti sono tartassati da "migliaia di messaggi di consenso", spesso accompagnati dalla "minaccia di sospensione del servizio qualora decidessero di accettare".

Secondo l'organizzazione questa posizione inficia la libertà di scelta e contraddice il punto 4 dell'articolo 7 del Gdpr. Noyb.eu mette nel mirino anche "i fastidiosi pop-up" che compaiono sul display per avvisare gli utenti sulle nuove norme, definiti "un impiccio grafico" che farebbe parte della "forzatura". L'obiettivo dell'organizzazione austriaca è anche un altro: essendosi mossa per prima, il reclamo sarò un "test cruciale" per verificare la capacità di risposta e l'atteggiamento delle autorità di vigilanza nei confronti delle grandi società.

Trovato il ‘Sacro Graal’ dei relitti: un galeone naufragato 310 anni fa che trasportava tesori per 17 miliardi $

repubblica.it
Jeremy Berke



I cannoni del ‘San Jose’ identificati dai ricercatori. Immagine Remus, Istituto oceanografico di Woods Hole

  • Una squadra dell’istituto oceanografico Woods Hole ha scoperto un relitto di un naufragio di 300 anni fa che potrebbe trasportare tesori del valore di almeno 17 miliardi di dollari.
  • La nave, il galeone spagnolo San Jose, affondò durante una battaglia con navi britanniche nel 1708.
  • I ricercatori hanno identificato il San Jose usando un sottomarino autonomo.
Una scoperta redditizia: i ricercatori hanno scoperto e identificato quello che è stato definito il “Sacro Graal” dei relitti al largo di Cartagena, in Colombia – e potrebbe trasportare fino a 17 miliardi di dollari di tesori, secondo l’Istituto oceanografico di Woods Hole. I ricercatori stanno ora rivelando dettagli sorprendenti sul relitto tre anni dopo averlo trovato. La nave in questione, il galeone spagnolo San José, affondò 310 anni fa nel Mar dei Caraibi durante una battaglia nel 1708 con le navi britanniche nella guerra di successione spagnola. La nave trasportava tonnellate di oro, argento e smeraldi, ora sparsi oltre 600 metri (circa 2.000 piedi) sotto il mare.

Sebbene la posizione esatta della nave venga tenuta segreta, è stata identificata da Remus 6000, un drone sottomarino gestito da ingegneri di Woods Hole. Il Remus 6000 è di proprietà del miliardario Ray Dalio, che gestisce Bridgewater Associates, uno degli hedge fund più grandi del mondo attraverso la sua Fondazione Dalio.


Il relitto era parzialmente coperto di sedimenti, ma il Remus 6000 è stato in grado di identificare tonnellate di artefatti. Immagine Remus, Istituto oceanografico di Woods Hole
La nave è stata scoperta nel 2015, ma i ricercatori lo hanno tenuto nascosto. Quando la squadra di Woods Hole ha perlustrato di nuovo il sito con il sottomarino autonomo, ha trovato dei cannoni incisi con delfini – un segno che la nave, senza dubbio, era il San José. “Mi sono seduto lì per circa 10 minuti e ho sorriso,” Jeff Kaeli, un ingegnere di Woods Hole, ha detto a CBS News della scoperta, aggiungendo: “Quindi in quel momento ho realizzato di essere l’unica persona al mondo che sapeva che avevamo trovato il relitto.”

Ora che il prezioso tesoro è stato trovato, può aprire un conflitto per stabilire a chi appartiene; sia la Colombia che la Spagna si sono fatte avanti. I ricercatori che hanno trovato il relitto dicono di non essere coinvolti nella controversia sulla proprietà. “È un pezzo di storia che si trova sul fondo del mare che racconta una storia”, ha detto Kaeli.

I sottomarini telecomandati come il Remus 6000 hanno aiutato i ricercatori a identificare e investigare navi naufragate in tutto il mondo negli ultimi anni. Nel Golfo del Messico, scienziati e archeologi della National Oceanic and Atmospheric Administration hanno trovato numerosi relitti precedentemente sconosciuti a migliaia di piedi sotto la superficie. “Puoi rischiare di più grazie alla tecnologia e andare in posti dove non sarebbe sicuro o fattibile mandare un essere umano”, ha detto Kaeli.

La trappola dei passaggi a livello, il tasto dolente, con la manutenzione, della rete ferroviaria Italiana. L’allarme di Ansf

repubblica.it
Valerio Mammone


23/05/2018 Caluso, scontro tra Tir e treno: due morti e 23 feriti. In seguito all’urto sono deragliate le tre vetture di testa. Morti il macchinista del treno e un autista di un furgone di supporto. Indagato il guidatore del Tir, che avrebbe forzato un passaggio a livello incustodito. Agf

Nel solo 2017 93 persone in Italia sono morte in incidenti ferroviari (88 sui tratti gestiti da Rete Ferroviaria Italiana, 5 sulle Reti Regionali), mentre altre 37 sono rimaste ferite (nel 2016  le vittime erano state 124); gli incidenti totali sono stati 101, 97 sulle linee Rfi, 4 su quelle regionali, con 3 decessi e 2 feriti. A tracciare l’infausto bollettino dell’anno appena passato, il rapporto “La sicurezza ferroviaria nel 2017” dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (Ansf),  presentato – sorte beffarda – il 24 maggio a Firenze, il giorno dopo il disastro di Caluso, costato la vita a due persone e il ferimento di altre 23 che viaggiavano su un convoglio Trenord.

Un rapporto allarmante, sebbene affermi che l’Italia si colloca tra i valori più bassi dell’Ue per incidentalità, che sottolinea la mancanza di manutenzione e di sicurezza sia su i convogli sia sulle infrastrutture italiane. Dalla relazione emerge un dato preoccupante: il 9% degli incidenti significativi (cioè quelli in cui è stato coinvolto almeno un veicolo ferroviario in movimento che ha causato almeno un decesso o un ferito grave, o danni superiori a 150 mila euro, oppure un’interruzione del traffico di 6 o più ore, esclusi incidenti sul lavoro e suicidi) è stato causato dalla manutenzione (o meglio, dalla mancanza della stessa).

Un numero gigantesco, tanto che la Ansf scrive: “i dati del 2017 sono sostanzialmente allineati a quelli rilevati negli anni precedenti tranne che per le problematiche manutentive. In merito alle quali l’Ansf è intervenuta energeticamente (sic)”.Altro punto dolente sono i passaggi a livello, trappole costate la vita a 9 persone e il ferimento grave di altre 4 (7 morti e 2 feriti gravi per indebito attraversamento, 2 morti e 2 feriti gravi per urti contro veicoli stradali).

In particolare, sono le linee regionali – passate sotto la competenza dell’Ansf solo nel 2016, a seguito dell’entrata in vigore del Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 05/08/2016 – a mostrare più problemi, visto che sui 2.000 km di estensione si conta un passaggio a livello ogni 1,2 km, rispetto ad 1 passaggio a livello ogni 3,3 km della rete di RFI. Un allarme confermato dalla cronaca del 2018: nel disastro di Pioltello del 25 gennaio (3 morti e 46 feriti), sotto esame dei magistrati è la manutenzione sia della linea gestita da Rfi, sia del convoglio Trenord. Nel disastro di Caluso, invece, fattore scatenante è stato un tir incastrato in un passaggio a livello incustodito.


25/01/2017 Milano, deragliamento del treno Trenord a Pioltello. Agf
Tornando alla relazione si legge che l’indice di mortalità (cioè il numero di morti totali in rapporto ai milioni di km treno totali) sulle linee Rfi è 0,19, su quelle regionali sale a 0,25. Tradotto: sulle linee Rfi passano molti più treni, quindi la media di decessi negli incidenti è più bassa. Viceversa, sulle reti regionali, che per anni sono sfuggite a ogni controllo, passano meno convogli e quando c’è un incedente, si muore di più. Le ragioni le mette nero su bianco la stessa Ansf:

“Le componenti maggiormente critiche dell’incidentalità delle [Reti Regionali] sono rappresentate da: collisione di veicoli, incidenti ai passaggi a livello, investimenti di persone”. Tutti dati che raccontano un mondo, quello delle reti regionali, a lungo vissuto senza regole né controllori. Un’anarchia alla quale l’Agenzia guidata dall’ing. Amedeo Gargiulo sta tentando di porre faticosamente rimedio. Tra le principali rigidità riscontrate negli audit effettuati sull’attività dei Gestori delle Reti Regionali, Ansf annovera:

Problemi nell’organizzazione per la sicurezza:
  • la strutturazione societaria che non realizza l’autonomia organizzativa e decisionale rispetto all’Impresa ferroviaria
  • insufficiente strutturazione dei Sistemi di Gestione della Sicurezza e scarsa riferibilità della documentazione prodotta ai processi ed alle attività effettivamente posti in essere
  • gestione dei carichi di lavoro
Non va meglio circa la gestione dei rischi, dove ha trovato:
  • mancata definizione dei contesti di riferimento e dei loro confini fisici e operativi
  • carenze nell’analisi dei rischi e nelle misure mitigative
  • mancata attuazione di sistemi di monitoraggio e controllo delle prestazioni di sicurezza
Ed ecco le inadempienze da sanare:
  • allineare i livelli di sicurezza in tutte le parti del sistema ferroviario (Reti Regionali interconnesse di cui al DM del 5 agosto 2016) e uniformare agli standard nazionali l’attrezzaggio tecnologico della rete e dei veicoli
  • garantire l’efficacia dei processi manutentivi
  • “ridurre significativamente il numero degli indebiti attraversamenti della sede ferroviaria” scrive Ansf.
Una deregulation che l’agenzia ha tentato di mitigare emanando nel 2017 “misure urgenti per la sicurezza della circolazione ferroviaria” e “definendo gli adempimenti degli Operatori riguardo ai veicoli utilizzati, tra cui l’iscrizione nel RIN e l’individuazione di soggetti responsabili della relativa manutenzione”.

La stretta di Ansf si è fatta più stringente dopo il disastro di Pioltello: “Nonostante il presente documento faccia riferimento all’anno 2017, si richiamano le iniziative adottate dall’Ansf nel 2018 anche a seguito dell’incidente avvenuto a Pioltello. L’Ansf ha emesso una specifica circolare rivolta a tutti gli Operatori ferroviari e ha impartito ulteriori disposizione nei confronti del Gestore dell’Infrastruttura RFI, definendo azioni immediate a breve e a lungo termine finalizzate ad un riesame complessivo dei processi interni per garantire un efficace presidio dei processi manutentivi di propria competenza”.

Una faticosissima opera di “messa in sicurezza” della giungla, come testimonia l’audit pubblicato in esclusiva da Business Insider Italia effettuato nell’ottobre del 2017 dall’Agenzia su Trenord, nel quale si faceva il pelo e contropelo alla società di Regione Lombardia e Fs per le carenze manutentive e nella sicurezza dei treni.

A proposito dei processi manutentivi, nella relazione Ansf sottolinea inoltre come nel 2017 abbia “promosso azioni” (tradotto dal burocratese, abbia obbligato le società ferroviarie) a:
  • operare il riesame dei processi interni, in coerenza con quanto stabilito dai Metodi Comuni di Sicurezza, per individuare i motivi di inefficacia e di conseguenza mettere in atto le necessarie azioni finalizzate a garantire un efficace presidio dei processi manutentivi di competenza;
  • controllo e monitoraggio dei processi di manutenzione, sia svolti internamente sia forniti da soggetti esterni, con particolare riferimento alla tracciabilità delle operazioni di sicurezza, alla definizione e controllo delle competenze del personale coinvolto nelle varie fasi del processo, ai rapporti fra gestione della flotta ed esercizio, alla gestione dei rischi correlati a tali attività, alla definizione di criteri oggettivi di intervento
  • superamento delle persistenti difficoltà ad analizzare compiutamente gli incidenti e a garantire che lo stato dei luoghi e dei mezzi non sia modificato prima di effettuare i rilievi; tali fattori riducono la possibilità di indagare tempestivamente ed efficacemente le problematiche verificatesi, adottando da subito i necessari provvedimenti migliorativi.
Insomma: l’agenzia sta strigliando i player regionali affinché svolgano la dovuta manutenzione sia sui treni che sulla rete e vigilino su quella appaltata a società esterne; affinché controllino le competenze di chi opera e che non modifichino luoghi e materiali dopo gli incidenti. Azioni che le società ferroviarie avrebbero dovuto fare da sempre, ma che ora sono obbligate a compiere. Lo chiede l’Ansf; lo chiedono i milioni di pendolari che ogni giorno lottano con convogli sporchi, in ritardo e insicuri; lo pretendono quei cinque morti già registrati nei primi cinque mesi del 2018.

Entra in vigore il nuovo regolamento Ue sulla privacy: ecco cosa cambia

lastampa.it

Tra i punti cardine della nuova normativa ci sono diritto all’oblio e modalità di accesso ai propri dati personali semplificate



Entra in vigore il 25 maggio il nuovo regolamento Ue sulla privacy che sostituisce in Italia, così come negli altri Paesi dell’Unione, le leggi vigenti in materia.

Tra i punti cardine della nuova normativa ci sono il diritto all’oblio e alla portabilità dei dati, le notifiche di violazione agli utenti e alle autorità nazionali, le modalità di accesso ai propri dati personali semplificate e la possibilità per le imprese di rivolgersi a un’unica autorità di vigilanza.Fondamentale il cosiddetto principio di “responsabilizzazione”, che attribuisce direttamente ai titolari del trattamento il compito di assicurare, ed essere in grado di comprovare, il rispetto dei principi applicabili al trattamento dei dati personali.

Le informazioni presenti nella rete sono in continuo aumento e le connessioni tra i diversi Paesi del mondo sempre più fitte, per questo viene anche regolamentata la diffusione di dati personali all’esterno dell’Unione Europea. I dati su internet saranno inoltre più protetti grazie a nuove restrizioni e all’obbligo di utilizzare un linguaggio chiaro nelle regole relative alla privacy.Nasce inoltre la figura del “responsabile della protezione dati” di cui dovranno munirsi tutte le realtà, pubbliche e private, che trattano informazioni sensibili: dagli istituti di credito e le imprese assicurative, alle società di informazioni commerciali, di revisione contabile, dai partiti e i sindacati, ai caf e laboratori di analisi mediche, centri di riabilitazione, fino alle società di call center e quelle che erogano servizi televisivi a pagamento.

Chi fornisce servizi internet, avrà bisogno di un consenso esplicito prima di utilizzare i dati dei clienti. Le nuove norme non riguardano solo il settore pubblico e le imprese, ma chiunque possegga dei dati (ad esempio le mail per l’invio di una newsletter informativa).

Passeggeri dei bus arruolati come spie, 150 euro a chi segnala i senza biglietto

lastampa.it.it
LORENZO PADOVAN

Bolzano, nel mirino anche le scorrettezze degli autisti. Sindacati sul piede di guerra


Uno degli autobus dell’azienda dei trasporti pubblici

Un concorso a premi per essere arruolati come spie e smascherare l’eventuale malcostume di passeggeri e autisti: lo ha promosso la Sad, società per il trasporto pubblico locale dell’Alto Adige, che opera anche nel campo ferroviario e delle funivie. Si reclutano cinquanta novelli 007 che, ovviamente in incognito, saliranno a bordo di bus e treni e - smartphone pronto all’uso - faranno strage di maleducati e portoghesi. L’idea non è originale perché negli Stati Uniti la applicano da tempo. Per aumentare la qualità del servizio, l’azienda bolzanina - che annovera 650 mila corse l’anno - chiede ai suoi stessi utenti di controllare il personale e gli altri fruitori del servizio. 

Ogni anno la società riceve circa 1.200 segnalazioni: qualche complimento e svariate doglianze. Come quelle di coloro che si lagnano perché il personale parla in tedesco, anche se sta lavorando in territorio italiano. Ancora frequenti sono i passeggeri che pizzicano autisti alla guida con il telefonino in mano o pigiano troppo sull’acceleratore. Un conducente è stato contestato per aver «fatto la corte, per tutta la durata del viaggio, a una giovane ragazza». Immancabili le polemiche sulla puntualità (ma si tratta quasi sempre di pochi minuti, qualche volta la protesta è per partenze in anticipo), ma anche alcune rare delazioni sulla presenza di portoghesi a bordo.

L’obiettivo dell’azienda
«È l’aspetto che in realtà ci preoccupa di meno, perché la percentuale di chi non paga il biglietto da noi è residuale. Il vero obiettivo di questo progetto è migliorare la qualità del servizio pubblico - ha spiegato Mariano Vettori, direttore generale della Sad -. Abbiamo detto ai clienti: “Siete i nostri giudici, siate anche i nostri controllori”. E le candidature fioccano: sono già quasi 400 coloro che, con la tessera societaria in tasca, che dimostra la fidelizzazione, si sono iscritti per diventare “spie”. La campagna pubblicitaria lanciata su giornali e radio non sembra ingannevole rispetto all’obiettivo da perseguire: «Sad punta sulla qualità del trasporto pubblico. In missione segreta per controllare ordine e sicurezza».

«Non vogliamo fanatici, ma persone con la testa sulle spalle che comprendano l’obiettivo di migliorare la nostra azienda e la percezione per il cittadino», ha garantito il Dg. Il sorteggio sarà a cura dell’Agenzia delle Entrate, perché è un gioco a premi con tutti i crismi. Gli utenti estratti segnaleranno a Sad eventuali violazioni o irregolarità sulle linee e sui mezzi. In cambio riceveranno un buono da 150 euro da spendere nei supermercati di città e provincia.

La protesta dei sindacati
I sindacati del trasporto pubblico locale non l’hanno presa benissimo: dopo un primo sciopero e un volantinaggio all’epoca dell’annuncio del concorso, sono pronti a incrociare le braccia quando gli improvvisati 007 entreranno in azione, tra circa un mese. «Non hanno nulla da temere - li ha tranquillizzati Vettori, che l’anno scorso fu al centro di polemiche per il suo compenso da 260 mila euro l’anno -: un dipendente pubblico che fa bene il proprio lavoro è sempre orgoglioso e avrà da questa verifica la possibilità di veder valorizzati ruolo e professionalità».

Nasce PuntoPoste, per ricevere e inviare pacchi dai tabaccai

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L’intesa firmata tra Poste Italiane e la Federazione Italiana Tabaccai porterà molti nuovi servizi



Poste Italiane ha firmato un accordo quadro di collaborazione con la Federazione Italiana Tabaccai. In base all’intesa le tabaccherie italiane potranno diventare dei `PuntoPoste´ facendo così parte della nuova rete di accesso ai servizi per l’eCommerce: si potranno ritirare i pacchi, consegnare i resi ed effettuare spedizioni prepagate o preaffrancate. Inoltre, secondo quanto si legge in una nota diffusa da Poste, l’accordo oltre a prevedere che le tabaccherie possano funzionare come punti di accettazione della corrispondenza, semplifica le modalità di distribuzione e vendita dei francobolli.

«PuntoPoste» è la nuova rete di accesso ai servizi per l’eCommerce che permette di ritirare i pacchi, consegnare i resi ed effettuare spedizioni prepagate o preaffrancate; è costituita da punti fisici di consegna, tra cui i tabaccai, e da lockers - gli armadietti collocati in diversi punti delle città per il ritiro e la spedizione automatica di pacchi - che offrono un servizio no-stop 24 ore su 24, fino a 7 giorni su 7. La Rete PuntoPoste è attiva da aprile con 287 lockers su tutto il territorio nazionale e si estenderà fino ad arrivare a: 350 lockers e 200 collect point a fine 2018 e 420 lockers e circa 5.000 collect point nel 2020.

Sul Ponte dei cani suicidi della Scozia, da cui 600 animali si sono buttati nel vuoto senza un motivo

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NOEMI PENNA


In Scozia c'è un ponte avvolto nel mistero, oltre che dalla nebbia. L'Overtoun Bridge si trova dal 1895 sulla strada di accesso per Milton, vicino a Dumbarton, ma è conosciuto non tanto per la sua bellezza architettonica quanto per la sua triste fama. Dagli Anni 50 ha infatti la reputazione di essere il luogo scelto da molti animali per saltare nel vuoto, conquistandosi così il soprannome di Ponte dei cani suicidi.

Inspiegabilmente, centinaia di cani si sono buttati giù nel vuoto, tutti dallo stesso punto del ponte, facendo un salto di oltre sedici metri e andandosi a schiantare contro le pietre sottostanti. Ovviamente, tutti questi cani non si sono suicidati: difficilmente cercavano arbitrariamente la morte, ma ancora non è stato scoperto il motivo che ha indotto tutti questi animali a saltare oltre la balaustra.



Alcuni testimoni raccontano che i cani seguono una sorta di «rituale» prima di lanciarsi, che consiste nel rimanere bloccati per qualche secondo al centro del ponte per poi saltare il parapetto, alto un metro, sempre dallo stesso punto. E c'è anche chi dice che siano soprattutto i cani a muso lungo, in particolare Golden Retriever, Collie e Labrador, i più attratti dal salto.

Sono stati fatti alcuni studi sul ponte, così come ipotesi fantasiose, dal magnetismo agli ultrasuoni. Ma la motivazione più plausibile risiede nell'odore. Il dottor David Sands, psicologo per cani, ha esaminato tutti i fattori presenti sul luogo e ha concluso che i cani, attratti dall'odore delle urine dei maschi di visone, si lanciano al loro inseguimento ignari del vuoto sottostante. Della stessa teoria è anche il professor Peter Neville della Ohio University. Tuttavia un cacciatore locale, John Joyce, ha dichiarato che in quella zona di visoni non se ne sono mai visti.



Non esiste un numero preciso dei cani suicidi dall'Overtoun Bridge. Ma in cinquant'anni si pensa che siano stati oltre 600 e che solo pochi di loro sono sopravvissuti, riportando gravissime ferite. Inutile dire che questo fenomeno abbia fatto volare la fantasia degli scozzesi, molti dei quali ritengono l'Overtoun Bridge un luogo di passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti e che i cani vengano ««invitati»» a saltare da degli spiriti rimasti lì intrappolati. Qualsiasi sia la motivazione reale, gli abitanti di Milton hanno deciso di mettere un cartello ai due imbocchi, con la scritta «Ponte pericoloso. Si prega di tenere i vostri cani al guinzaglio», cercando così di limitare le inspiegabili tragedie.

Attacco frontale del NYT: "Conte? Uno sconosciuto la cui unica qualifica è eseguire gli ordini"

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Attacco frontale del NYT: "Conte? Uno sconosciuto la cui unica qualifica è eseguire gli ordini"
Un editoriale del quotidiano dal titolo 'I populisti prendono Roma'. In cui si legge: "Non è chiaro quanti danni potrà fare la coalizione"

I populisti si prendono Roma". A scriverlo è un durissimo editoriale del New York Times, che parla del primo ministro incaricato Giuseppe Conte come di uno "sconosciuto professore di legge" con un curriculum gonfiato, "la cui principale qualifica è la sua disponibilità ad eseguire gli ordini" dei leader di Lega e M5S

"Non è chiaro quanti danni potrà fare la coalizione", scrive il giornale, che sottolinea le differenze ideologiche fra le due formazioni politiche che la compongono e la risicata maggioranza di cui godono in Parlamento. Tuttavia il cambiamento di direzione in un membro chiave dell'Unione europea la cui fedeltà al progetto europeo non era messa in dubbio, rappresenta "un serio colpo" ai progetti di un rafforzamento dell'integrazione europea portati avanti dal presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

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"Se l'Italia, la quarta economia dell'Ue, inizia a sfidare le regole dell'Unione e chiede di rinegoziare i termini della sua adesione, sarà più difficile tenere gli altri membri in riga", afferma il New York Times. Tuttavia, conclude il giornale, "è troppo presto perché Bannon e i suoi alleati possano celebrare o i campioni dell'Unione si facciano prendere dal panico. Il fascino dei populisti potrebbe presto svanire se non troveranno soluzioni concrete al risentimento che li ha portati al potere. Il compito di Macron e Merkel e dei loro alleati è di mantenere la barra dei valori, la coerenza e le regole dell'Ue, ma anche di riconoscere e affrontare la rabbia che ha alimentato la ribellione".

Cisgiordania, sarà demolita la celebre “Scuola di gomme” dei beduini

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GIORDANO STABILE

Gli abitanti del villaggio trasferiti ad Abu Dis, tensioni fra Israele e Ue


La “scuola di gomme”

La Corte Suprema israeliana ha autorizzato la demolizione del villaggio beduino Khan el-Ahmar, in Cisgiordania, e della celebre “Scuola di gomme”, realizzata con copertoni riciclati da una ong italiana con l’aiuto della cooperazione europea. I giudici hanno stabilito che sono stati costruiti senza i necessari permessi. Il quotidiano Haaretz ha precisato che i giudici hanno respinto gli appelli dei 200 abitanti che si oppongono al trasferimento nella vicina località di Abu Dis. La sentenza mette così fine ad anni di battaglie legali. I beduini si sono sempre opposti a un provvedimento che li costringerebbe ad abbandonare la loro vita di nomadi.

La “Scuola di gomme” è un progetto realizzato dalla Ong italiana Vento di Terra, nell’ambito della cooperazione fra l’Unione europea e l’Autorità nazionale palestinese. I rapporti fra Ue e Israele in questo momento sono tesi. Due giorni fa il ministro dell’Energia Yuval Steinitz ha invitato l’Europa “ad andare mille volte all’inferno” dopo che Bruxelles aveva chiesto un’indagine su presunte brutalità della polizia israeliana nei confronti di manifestanti arabi ad Haifa.

Oggi il ministero degli Affari Strategici israeliano ha chiesto all’Unione Europea a «interrompere i finanziamenti» alle organizzazioni non governative «che hanno legami con il terrore e promuovono il boicottaggio di Israele». Nel mirino oltre una decina di Ong europee e palestinesi che nel 2016 - stima il ministero - «hanno ricevuto oltre 5 milioni di euro dall’Ue». Israele chiede all’Ue «lo stop immediato» ai finanziamenti e «di mettere in pratica il suo impegno a rifiutare i boicottaggi».