Evoluzione a Sinistra

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domenica 14 gennaio 2018

Usa: morto in carcere leader del Ku Klux Klan, mandante della strage di 'Mississippi Burning'

repubblica.it

Usa: morto in carcere leader del Ku Klux Klan, mandante della strage di 'Mississippi Burning'
Edgar Ray Killen aveva 92 anni. Stava scontando una condanna di 60 anni per l'omicidio di tre attivisti per i diritti civili uccisi nel 1964 che ispirò il film di Alan Parker premiato con l'Oscar

Edgar Ray Killen, predicatore e leader del Ku Klux Klan condannato per l'omicidio di tre attivisti per i diritti civili uccisi nel 1964, è morto all'età di 92 anni nel penitenziario di Parchman, in Mississippi. Lo ha reso noto l'amministrazione penitenziaria senza specificare la causa del decesso. Killen stava scontando una pena di 60 anni, dopo la condanna emessa nel 2005, quarant'anni anni dopo l'omicidio dei giovani attivisti James Chaney, Andrew Goodman e Michael Schwerner. È stato uno degli episodi cardine nell'epoca delle lotte per i diritti civili e ha costituito il fulcro di un celebre film del 1988 premiato con l'Oscar, Mississippi Burning, diretto da Alan Parker e interpretato da Gene Hackman e Willem Dafoe.

Usa: morto in carcere leader del Ku Klux Klan, mandante della strage di 'Mississippi Burning'

Era giugno del 1964 quando i tre attivisti, due bianchi e un nero, raggiunsero la Neshoba County, feudo del Klan, dove una chiesa frequentata dai neri era stata appena bruciata. Gli attivisti, secondo le ricostruzioni, vennero fermati in auto da un vice sceriffo con il pretesto di una multa per eccesso di velocità. Portati in cella, vennero rilasciati in piena notte con l'ordine di lasciare immediatamente la contea. La loro auto venne seguita da due macchine occupate da membri del Klan avvertiti da Killen. Dopo un inseguimento, in un'imboscata a circa tre chilometri dall'abitazione di Killen - non presente sul luogo - i tre attivisti vennero costretti a uscire dall'auto: due vennero freddati a colpi di pistola, Chaney, il nero, pestato a morte.

I tre uomini furono inizialmente considerati dispersi, e l'Fbi avviò una gigantesca caccia all'uomo. I loro corpi furono ritrovati 44 giorni dopo, in un bacino idrico. La vicenda colpì e mobilitò l'opinione pubblica contro la segregazione razziale: 15 giorni dopo il presidente Lyndon B. Johnson, successore di Kennedy, firmò il Civil Rights Act, la legge che dichiarò illegali le disparità di registrazione nelle elezioni e la segregazione razziale nelle scuole, sul posto di lavoro e nelle strutture pubbliche in generale, una pietra miliare della lotta per i diritti civili.

Per l'omcidio furono arrestate 18 persone, tra cui Killen, considerato il capo della cellula locale del Ku Klux Klan, e alcuni agenti di polizia. Il processo fu celebrato nel 1967: otto persone furono condannate a pene detentive non superiori ai sei anni, ma non Killen, sul quale la giuria bianca non trovò accordo sul verdetto. In seguito il caso fu riaperto: la prima e unica condanna per omicidio ci fu solo nel 2005 contro Edgar Ray Killen, finito sotto inchiesta all'inizio degli anni 2000 a fronte di nuovi elementi di prova di cui era entrata in possesso la polizia.

Kim Jong Un ha appena compiuto gli anni, ma nessuno in Corea del Nord ha festeggiato. Ecco perché

repubblica.it
Alexandra Ma


KCNA via Reuters

  • Lunedì 8 gennaio è stato il 34° (forse, dato che non è sicura la sua età) compleanno di Kim Jong Un.
  • Il giorno non è una festa nazionale, a differenza dei compleanni di suo padre e di suo nonno.
  • Un esperto della Corea del Nord ha dichiarato a Business Insider che il compleanno cade in un giorno troppo freddo
  • Altri dicono che la mancanza di celebrazioni potrebbe indicare un crescente malcontento tra i cittadini
Lunedì scorso era il 34esimo compleanno di Kim Jong Un – ma nessuno in Corea del Nord ha festaggiato con lui. Il calendario ufficiale del paese lo mostra come un normale giorno lavorativo, secondo la BBC. La Corea del Nord ha cercato di far passare inosservato il compleanno di Kim in passato.L’ex star dell’NBA Dennis Rodman ha cantato “Happy Birthday” a Kim in una partita di basket a Pyongyang nel 2014. Ma ai cittadini fu detto che Rodman aveva cantato a Kim “una canzone speciale”, senza menzionare il suo compleanno.

Poiché la Corea del Nord minaccia regolarmente chiunque insulti Kim e organizzi grandi feste per ogni test nucleare, può sembrare strano che Pyongyang non stia tentando di festeggiare in grande il suo leader. Gli esperti hanno ipotizzato varie ragioni che si celerebbero dietro il silenzio sul compleanno di Kim – e alcune di queste potrebbero avere conseguenze disastrose per il suo governo.
È troppo freddo e costoso per festeggiare
Il professor Hazel Smith, ricercatore presso la Scuola di studi africani e orientali di Londra che ha vissuto in Corea del Nord dal 1998 al 2001, ha affermato che “non stupisce molto ” che il paese non stia celebrando il compleanno di Kim. “Kim Jong Un è trattato oggi come il leader supremo le cui parole sono automaticamente considerate autorevoli perché ha  dietro di sé il lignaggio familiare della famiglia Kim”, ha detto Smith, aggiungendo che i compleanni del nonno e del padre di Kim, Kim Il Sung e Kim Jong Il , sono già designati come feste nazionali.

“I propagandisti della Corea del Nord non hanno bisogno di un altro giorno per enfatizzare questo aspetto”, ha detto. Smith ha detto anche che le celebrazioni nazionali sarebbero state costose da organizzare e che sarebbe stato troppo freddo per pianificare feste all’aperto in questo periodo dell’anno. “Le celebrazioni per questi giorni nazionali sono anche molto costose e coinvolgono migliaia di persone, e a gennaio si registrano le temperature più fredde dell’anno che precipitano regolarmente fino a -25 gradi centigradi“, ha detto. “Non è molto fattibile organizzare un’altra serie di sfilate quando c’è già il 16 febbraio” – la festa di compleanno di Kim Jong Il – “per cui organizzarle”.
C’è un crescente malcontento all’interno del paese

Un uomo su un bus a Pyongyang. Wong Maye-E
Un altro motivo per cui la Corea del Nord non celebra il compleanno di Kim potrebbe essere dovuto alla sua impopolarità all’interno del paese a causa delle sanzioni. L’anno scorso le Nazioni Unite hanno approvato diversi cicli di sanzioni economiche contro Pyongyang come punizione per la sua proliferazione nucleare. Daily NK, un sito di notizie con sede in Corea del Sud, il mese scorso ha citato una fonte nella provincia del Sud Pyongyang della Corea del Nord dicendo:

Le sanzioni internazionali, in particolare quelle istituite dopo il sesto test nucleare di settembre, hanno causato molte difficoltà ai lavoratori, molti dei quali hanno perso il lavoro a causa del graduale rallentamento delle esportazioni di carbone, così la popolarità di Kim Jong Un ha toccato un nuovo minimo”.“Visto che il governo continua la propaganda sul suo sviluppo nucleare e missilistico mentre anche i commercianti di maggior successo stanno perdendo posti di lavoro e stanno soffrendo la fame quest’anno, la gente darebbe del ridicolo a Kim Jong Un se vedesse che il suo compleanno viene festeggiato“.

Tuttavia, la reale portata della popolarità di Kim rimane sconosciuta. “Non penso che sappiamo nulla di sicuro sulla sua popolarità in un modo o nell’altro a parte il fatto che è estremamente pericoloso parlare apertamente contro di lui”, ha detto a The Independent Aidan Foster-Carter, docente onorario all’Università di Leeds, esperto in Corea del Nord.Forse il culto della personalità di Kim non è abbastanza grande

Parata militare con le foto di Kim Il Sung e Kim Jong Il. Reuters/KCNA
Gli esperti dicono anche che Kim non ha accumulato un culto della personalità abbastanza grande da ottenere che il suo compleanno fosse designato come festa nazionale. Owen Miller, un esperto coreano della SOAS, ha dichiarato a The Independent che la Corea del Nord “potrebbe ritenere che è troppo presto per portare il culto della personalità di Kim Jong Un fino a quel livello”.

“Kim Jong Il è stato consacrato come successore [di Kim Il Sung] nel 1980, e il suo culto è stato costruito molto prima che diventasse leader”, ha aggiunto Miller. “Kim Jong Un, d’altro canto, è stato presentato ai nordcoreani solo un anno o due prima di diventare leader nel 2011.” Alcuni esperti suggerirono addirittura che Kim stesse cercando di reinventarsi come un uomo del popolo e che definire il suo compleanno come festa nazionale avrebbe ostacolato quell’immagine.

Il Guardian ha riferito a settembre che Kim Yo Jong, la sorella di Kim Jong Un, che è un ministro del governo, ha cercato di “creare un culto della personalità attorno a suo fratello che implicava il presentarlo come un leader benevolo e accessibile”.

Finora hai ricaricato il tuo smartphone nel modo sbagliato: ecco come far durare di più la batteria

repubblica.it
Antonio Villas-Boas


r. nial bradshaw/Flickr

Sai come mantenere la batteria del tuo smartphone in buona salute? Probabilmente no.
Probabilmente hai accelerato la morte della batteria del tuo telefono con le tue abitudini di ricarica. Ricaricarlo al 100%? Ricaricarlo durante la notte? Lasciarlo completamente scarico prima di ricaricarlo? Tutte queste pratiche comuni possono accorciare la vita della batteria, secondo Cadex, un’azienda che produce dispositivi che testano smartphone e altre batterie. Il modo migliore per estendere la durata delle batterie è diventato un tema centrale da quando Apple ha rivelato che ha rallentato gli iPhone con batterie deteriorate, in modo che i dispositivi non si spegnessero in modo improvviso.

Cadex offre molte informazioni sulle batterie sul suo sito web “Battery University”. Tra le cose di cui parla ci sono le batterie agli ioni di litio – la batteria utilizzata per gli smartphone. Si scopre che, se ti interessa ritardare la sostituzione della batteria o l’acquisto di un nuovo telefono, ci sono livelli di carica specifici entro i quali è necessario mantenere la batteria del telefono.

Ecco come ricaricare (e come non ricaricare) il tuo telefono.
Il modo migliore per ricaricare il telefono è un po’ alla volta, ogni volta che ne hai la possibilità

flickr.com/wahamiltron
Basta collegarlo ogni volta che puoi, anche se è per pochi minuti, e andrà bene. “Le ricariche parziali non causano danni”, secondo Battery University.
Non far scaricare completamente il telefono prima di collegarlo

Pixabay
Battery University sostiene che le cosiddette “scariche profonde” – che si verificano quando si utilizza il telefono fino a quando rimane solo una piccola parte della sua durata della batteria – consumano le batterie. Samsung fa eco a questo consiglio in un post sul suo blog che offre suggerimenti su come prolungare la durata della batteria del telefono.
Cerca di mantenere il livello di carica della batteria tra il 65% e il 75%

Antonio Villas-Boas/Business Insider
Secondo Battery University, le batterie agli ioni di litio all’interno degli smartphone avranno una durata più lunga se vengono mantenute tra il 65% e il 75% in ogni momento.  È chiaramente impraticabile tenere sempre la carica del telefono tra questi livelli, ma è bene sapere qual è la pratica migliore.
Se non si riesce a farlo, bisogna cercare di mantenere il livello di carica tra il 45% e il 75%

r. nial bradshaw/Flickr
Il secondo miglior intervallo di carica per le batterie all’interno degli smartphone è tra il 45% e il 75%. Questo è probabilmente molto più realistico per la maggior parte delle persone su base giornaliera. Potresti sviluppare una routine quotidiana per collegare il telefono in determinati momenti per mantenere la sua carica all’interno di quei livelli. Ma hai qualche spazio di manovra: se si riesce a mantenere il livello di carica del telefono tra il 25% e il 75%, probabilmente non si causeranno danni a lungo termine.
Non caricare mai completamente la batteria, specialmente se parti da un livello di carica basso

Matt Cardy/Getty Images
Caricare la batteria del telefono da una carica bassa del 25% ad un livello pieno ridurrà la sua capacità e accorcerà la sua durata. In realtà la ricarica fino al 100% partendo da qualsiasi percentuale di batteria è una cattiva idea. Secondo Battery University, le batterie agli ioni di litio “non hanno bisogno di essere completamente caricate, né è auspicabile farlo. E’ meglio non caricare completamente, perché una tensione elevata sollecita la batteria” e la consuma nel lungo termine.
Probabilmente non dovresti caricare il tuo telefono durante la notte

Avery Hartmans/Business Insider
Ho assistito ad un sacco di dibattiti sugli effetti della ricarica degli smartphone durante la notte. Ma se è vero che la ricarica al 100% causa il maggior danno alla durata della batteria del telefono, probabilmente dovresti smettere.
E scollega il telefono non appena raggiunge il 100%

Amazon

Così Amazon ha sconfitto Apple negli ebook: storia dei tre micidiali montanti incassati dal colosso dell’iPhone

repubblica.it
Carlotta Scozzari


27 gennaio 2010: il ceo di Apple Steve Jobs presenta il nuovo iPad a San Francisco - foto di Justin Sullivan/Getty Images

“Il 19 dicembre 2007 alle 9:40 di mattina l’industria del libro, sostanzialmente, era quella che era sempre stata dal 1945″. Comincia così l’ebook “Amazon vs Apple. Breve storia della nuova editoria a 10 anni dal kindle”, scritto da Mario Mancini, fondatore della casa editrice digitale di Firenze goWare (appunto editrice dell’ebook). Sì, perché nel settore dei libri e dell’editoria quel giorno, alle ore 10:15 cambia tutto: il numero uno di Amazon, Jeff Bezos, presenta per la prima volta la piattaforma Kindle. “Nelle sei ore successive all’evento di Union Square, il Kindle – scrive Mancini nell’ebook – andò esaurito e il dispositivo restò indisponibile all’acquisto fino all’aprile del 2008″. Ricordando che il 2007 era anche stato l’anno dell’iPhone, presentato a gennaio da Steve Jobs, Mancini chiosa: “Anche il Kindle aveva avuto il suo effetto iPhone: istantaneamente era divenuto un must. Tutti lo volevano”.


La copertina del libro “Amazon vs Apple” di Mario Mancini (goWare)
Come racconta nel suo libro l’editore di goWare, il Kindle viene per lo più accolto con entusiasmo dalla critica e dai grandi media. Tanto per fare un esempio, Oprah Winfrey, la regina statunitense dei dibattiti televisivi, il 24 ottobre 2008 nel suo show parla della novità come del suo “gadget preferito”. Anche l’Economist coglie l’importanza del lancio del Kindle. E in un articolo del periodo sottolinea la continuità del Kindle con la forma libro, più che l’azione di scardinamento di quest’ultima. Secondo l’Economist, il Kindle è un oggetto che estende e amplia il bacino di utenza del libro e più che sottrargli terreno ha un effetto sommativo.

Trascorrono due anni dal lancio del Kindle da parte di Amazon e Apple risponde. E’ il 27 gennaio del 2010 quando Jobs presenta l’iPad al San Francisco Museum of Modern Art. In quell’occasione, scrive Mancini, “da par suo e comodamente seduto su un divanetto nero”, Steve Jobs mostra “le grandi potenzialità del nuovo negozio gemello dell’AppStore, l’iBookstore, parlando anche degli accordi stretti con gli editori di libri e in particolare con quattro delle big five”. Sull’iBookstore si possono infatti “distribuire e far acquistare libri in formato digitale che gli acquirenti possono leggere sull’iPad… ma non sull’iPhone”. E proprio questa, mette in luce Mancini, è la prima anomalia che invita già a riflettere: come nei gialli di Agatha Christie l’indizio decisivo è proprio all’inizio.


Aprile 2010, California: il ceo di Apple Steve Jobs presenta iBooks – foto di Justin Sullivan/Getty Images
A ogni modo, la novità ha una forza dirompente. Secondo Mancini, si tratta di un’applicazione “veramente straordinaria perché permette di trasformare la lettura in un’esperienza interattiva molto simile a quella delle applicazioni presenti sull’AppStore. Al confronto la Kindle app, rilasciata da Amazon quasi in contemporanea, sembra la torta di mirtilli della nonna di fronte alla torta nuziale di Luigi xiv”. Ecco che così nel 2010, sull’AppStore, la categoria “libri”, per numero di download, è seconda solo ai videogiochi. “Segno evidente – chiosa Mancini – che la gente legge sullo schermo e paga per farlo”.

Ma l’entusiasmo è destinato a scemare man mano che emergono nuove criticità. Come sottolinea Mancini, “iBooks, unico accesso alla libreria iBookstore, non è preinstallata sull’iPad come le altre app della Apple, ma si deve scaricare dall’AppStore per iniziativa autonoma dell’utente”. Inoltre, “su iBookstore pubblicare e vendere un ebook è un gran mal di testa per chiunque non sia un editore con un fatturato a molteplici zero”. Ma in pochi, almeno inizialmente, badano ai problemi. Anche lo stesso team di goWare, la casa editrice fondata da Mancini, commette l’errore di pensare che la nuova creatura di Apple sia destinata al successo e a sconvolgere gli equilibri del mercato.


I loghi dei quattro colossi del tech: Google, Apple, Facebook e Amazon – DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images
Sta di fatto che l’iBookstore parte con il vento in poppa. Ma l’andamento descrive quello di una parabola, come prova la stessa esperienza della casa editrice digitale di Firenze che Mancini racconta nel libro. Il grafico degli ebook di goWare evidenzia che nel 2012 l’iBookstore totalizza il 60% delle vendite contro il 40% di Amazon. Anche nel 2013 la libreria di Apple si conferma il maggior veicolo di vendite, con una quota superiore al 40 per cento. Ma dal 2014 il vento cambia e si verifica una discesa a dire poco vertiginosa. “Oggi – racconta Mancini – l’iBookstore per goWare rappresenta un umiliante e imbarazzante 1% di quota di vendita. Nel 2016 l’85% delle vendite di goWare passa da Amazon”.


Il ceo di Amazon, Jeff Bezos. Getty Images
Che cosa è successo al negozio di libri della Apple? Secondo Mancini, è accaduto che il business degli ebook della Apple ha ricevuto tre montanti micidiali. Il primo lo ha sferrato il Dipartimento di Giustizia statunitense, “che ha aperto un procedimento per violazione della normativa antitrust in relazione al prezzo degli ebook”, mentre “la corte federale di New York ha condannato Apple in due gradi di giudizio costringendola a risarcire con 450 milioni di dollari i consumatori riunitisi in una class action”. Il secondo montante, “ancor più micidiale, è venuto dagli editori che l’avevano trascinata in questa operazione, i quali hanno deciso di sacrificare gli ebook per i libri”.

Il terzo montante, infine, come sottolinea Mancini, è venuto proprio da Amazon, che “si è presa tutta la fetta residua degli ebook, quella degli autopubblicati e degli indipendenti, non raggiungibile dall’abbraccio dell’orso dell’editoria maggiore. Si tratta di una fetta bella grossa e pastosa visto che oggi rappresenta il 15% dell’intero mercato del libro, tutto appannaggio di Amazon”. E’ così che, secondo Mancini, l’Amazon di Bezos ha sconfitto l’Apple di Jobs nel settore degli ebook e dei libri online.

Il problema n° 1 degli smartphone? L’audio scadente. Il nuovo acquisto segreto di Google potrebbe cambiare tutto

repubblica.it
Sam Shead



Google ha segretamente acquistato una startup tecnologica britannica chiamata Redux, che sta lavorando su una tecnologia che mira a trasformare le superfici degli schermi in altoparlanti, secondo un rapporto Bloomberg. Fondata a Cambridge nel 2013 e guidata da Nedko Ivanov, Redux punta a sviluppare prodotti e sistemi che “abilitino feedback tattile personalizzabile ad alta risoluzione e audio surround senza altoparlanti“, secondo il profilo Crunchbase dell’azienda.

Un rapporto di IBTimes dello scorso aprile ha affermato che Redux aveva brevettato la tecnologia “bending vawe”, che fa vibrare lo schermo di uno smartphone per trasformarlo in altoparlante di alta qualità. All’epoca, la società ha affermato che la sua tecnologia potrebbe sostituire i tradizionali altoparlanti per smartphone in appena due anni, liberando più spazio per batterie, processori e altri componenti. Essendo un produttore di smartphone, è facile capire perché Google potrebbe essere interessato alla tecnologia di Redux.

Finanziata con almeno 5 milioni di dollari da società di venture capital come Arie Capital e con meno di 50 dipendenti, Redux è stata costituita dopo il fallimento di HiWave (ex NXT), secondo un rapporto di New Electronics. “Possiamo trasformare lo schermo in un altoparlante di alta qualità, eliminando la necessità di un altoparlante incorporato“, ha detto Ivanov a New Electronics in un’intervista. “Quando si parla di telefoni cellulari, non stiamo solo risparmiando preziosi spazio e creando un involucro impermeabile, stiamo eliminando la necessità di ulteriori porte diffusori addizionali e, soprattutto, migliorando la qualità dell’audio.”

La pagina LinkedIn di Redux afferma che l’azienda ha 178 brevetti a suo nome. Non è chiaro quando Google ha acquisito l’azienda o quanto ha pagato per il business, ma i documenti depositati presso Companies House mostrano che le azioni di Redux sono state trasferite a Google il 13 dicembre.
Google non ha ancora risposto alla richiesta di commento di Business Insider.



Chi era e come viveva Mansa Musa, l’uomo più ricco di tutti i tempi: molto più di Bezos

repubblica.it


Mansa Musa raffigurato in un Atlante catalano del 1375, uno dei mappamondi più importanti dell’Europa Medievale. Wikimedia Commons

Il patrimonio del CEO di Amazon Jeff Bezos ha appena superato i cento miliardi di dollari; è la prima volta nella storia moderna nella quale si viene a sapere che una persona ha accumulato una ricchezza così enorme. Bezos è però ancora lontano dal re africano Musa Keita I, considerato la persona più ricca di tutti i tempi – “più ricco di quanto chiunque possa descrivere”, riporta Time. L’affermazione è letterale. La sua fortuna era incommensurabile. Scrive Jacob Davidson di Time: “Non c’è davvero alcun modo per attribuire una cifra precisa  al suo patrimonio.”

Il sovrano governò l’impero del Mali nel XIV secolo, le cui terre erano ricche di redditizie risorse naturali, in particolare oro. “La vasta ricchezza che aveva accumulato fu solo una componente del suo ricco lascito”, riporta Jessica Smith in una lezione originale tenuta per Ted-Ed. Leggete il seguito di quest’articolo per saperne di più di questo re leggendario e capire com’era davvero la vita della persona più ricca della Storia. Musa Keita I conquistò il potere nel 1312. All’atto dell’incoronazione gli attribuirono il nome di Mansa, che significa “re”. All’epoca gran parte dell’Europa era afflitta dalla fame e dalle guerre civili, mentre molti regni africani prosperavano.


Ted-ED
Mentre era al potere, Mansa Musa espanse enormemente i confini del suo impero. Annetté la città di Timbuktu e riprese il controllo di Gao. Nel complesso, il suo impero si estendeva per oltre 3200 chilometri.


The New York Public Library
Mansa Musa regnava su un territorio molto vasto. Per darvi un’idea, controllava completamente o in parte le seguenti nazioni odierne: Mauritania, Senegal, Gambia, Guinea, Burkina, Mali, Nigeria, Nigeria e Ciad. Il resto del mondo venne a sapere della grande fortuna che aveva accumulato nel 1324, quando percorse i quasi 6.500 chilometri del pellegrinaggio alla Mecca. Non lo fece di certo in classe turistica.


Ted-Ed
“Non essendo una persona disposta a viaggiare spendendo poco, portò con sé una carovana che si estendeva a vista d’occhio”, riporta Smith. “I cronisti descrivono un entourage con decine di migliaia di soldati, civili e schiavi, cinquecento araldi che portavano stendardi d’oro e indossavano abiti di seta pregiata e un gran numero di cavalli e cammelli che trasportavano grandi quantità di lingotti d’oro.”


Tinou Bao/flickr
Durante la sua sosta al Cairo usò così tanto oro per pagare i suoi acquisti e dono talmente tanto denaro ai poveri che causò un’inflazione di massa! La città ci avrebbe messo anni per riprendersi pienamente da quella crisi valutaria.

Il Cairo, Egitto. Emad Raúf/flickr
Fonte: BlackPast.org

Quel viaggio stravagante permise a Mansa Musa di ritagliarsi uno spazio sulle mappe dell’epoca – letteralmente.


Wikimedia Commons
Il re fu raffigurato nell’Atlante catalano del 1375 (vedi immagine sopra), uno dei mappamondi più importanti dell’Europa medievale. “Le ricchezze materiali non rappresentavano l’unico interesse del re”, spiega Smith. “Da musulmano devoto qual era, sviluppò un interesse particolare per Timbuktu.” Urbanizzò la città costruendo scuole, moschee e un’università di primo piano.

Wikimedia Commons
Fece anche erigere la leggendaria moschea Djinguereber a Timbuktu, rimasta in piedi fino ai giorni nostri.


Wikimedia Commons
Dopo aver regnato per venticinque anni, Mansa Musa morì nel 1337. Gli successe suo figlio, Maghan I. “Il ricco lascito del re persistette per generazioni e a tutt’oggi esistono mausolei, biblioteche e moschee che testimoniano quest’epoca d’oro della storia del Mali”, dice Smith.


Mansa Musa raffigurato in un Atlante catalano del 1375, uno dei mappamondi più importanti dell’Europa Medievale. Wikimedia Commons
Fonte: BlackPast.org