venerdì 10 agosto 2018

Sposato e con una figlia, si scopre gay: matrimonio nullo solo per la Chiesa

repubblica.it
a cura di DIRITTO E GIUSTIZIA*

Matrimonio annullato dai Giudici ecclesiastici ma non dallo Stato italiano che ha respinto la richiesta presentata dalla moglie. Decisiva per i giudici la prolungata convivenza della coppia

Sposato e con una figlia, si scopre gay: matrimonio nullo solo per la Chiesa

La vicenda. Dopo le nozze e la nascita di una figlia un uomo si rende conto di essere omosessuale e la moglie chiede l’annullamento del matrimonio. La revoca viene concessa dai giudici ecclesiastici, ma non dai Giudici italiani della Cassazione, i quali hanno stabilito che nonostante il cambiamento di orientamento sessuale dell’uomo ritengono sia più importante la durata del rapporto coniugale, durato in questo caso per 14 anni. E così le nozze sono nulle solo per la Chiesa.

Elemento centrale nella delicata vicenda familiare è, per usare le parole dei Giudici, «la disinclinazione eterosessuale del marito», ossia, per essere più chiari, la sua scoperta di essere gay, nonostante il matrimonio – celebrato in chiesa – e la nascita di una figlia. Alla luce del mutamento di gusti sessuali da parte del coniuge, la moglie ha ottenuto dai Giudici ecclesiastici «la nullità delle nozze», a fronte della «incapacità dell’uomo ad assumere gli oneri e gli obblighi del matrimonio».

Scontato il passaggio successivo, per la donna, sarebbe stato il riconoscimento da parte dello Stato italiano della «nullità» del vincolo coniugale. Su questo fronte, però, i Giudici italiani respingono la richiesta, richiamando come motivazione la durata del matrimonio. Decisione confermata dalla Cassazione perchè «la convivenza dei coniugi si è protratta per 14 anni», con «i primi 6 o 7 anni» caratterizzati da «una condotta oggettiva coerente con la unione coniugale», tanto che, osservano i Giudici del ‘Palazzaccio’, «la coppia aveva, di comune accordo, deciso di avere una figlia».

Solo successivamente alla nascita della bambina, «la disinclinazione eterosessuale del marito era venuta alla luce». Ma «l’omosessualità» dell’uomo, non può porre in secondo piano il riferimento alla «convivenza effettiva, stabile e continua nel tempo» che ha caratterizzato per diversi anni la coppia. Impossibile, di conseguenza, per lo Stato italiano riconoscere «la sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio» a dimostrazione che non è affatto scontato che gli elementi valutati in sede ecclesiastica possano avere valore  anche in sede civile, dato che i parametri di riferimento sono assolutamente differenti.

* Quotidiano di informazione giuridica di Giuffrè Francis Lefebvre