giovedì 9 agosto 2018

I fantasmi della tassa rifiuti: a Torino uno su 10 non ha mai pagato

lastampa.it
fabrizio assandri miriam massone

Sconosciuti all’Amiat, scoperti dal censimento per il porta a porta Non hanno ricevuto neppure il bollettino per fare il versamento


REPORTERS
Il porta a porta coinvolge per ora 430 mila cittadini

Utenze fantasma. Famiglie e piccole aziende mai rilevate dai radar dell’Amiat. La progressiva estensione della raccolta porta a porta nei quartieri torinesi ha fatto scoprire un fenomeno sommerso, quello delle utenze mai censite. Non si tratta di chi semplicemente non paga, ma piuttosto di chi non riceve nemmeno il bollettino della tassa rifiuti, come se non esistesse. Sono numeri significativi, anche se più contenuti rispetto all’emergenza di Roma, dove la sindaca Virginia Raggi ha parlato di «scrocconi della spazzatura». Tra l’altro anche nella capitale è stato proprio il porta a porta a scoperchiare il caso: secondo il Campidoglio, solo in due Municipi, si tratta di almeno «30 mila persone che non pagano e vivono sulle spalle dei cittadini onesti».

All’Amiat restano più sul vago rispetto alle cifre, ma spiegano che nei quartieri dov’è stata (finora) avviata la raccolta porta a porta negli ultimi tempi e cioè a San Salvario, Santa Rita e Vanchiglia, i «fantasmi» rappresentano il 10% , ovvero migliaia di utenti. Per lanciare il nuovo servizio, gli operatori fanno un preciso censimento. Un’operazione palazzo per palazzo, che ha avuto come effetto collaterale (positivo per le casse del Comune), di far scoprire il sommerso.

Negli uffici di Amiat si parla di «furbetti», ma non solo. C’è l’evasione, ma anche l’elusione, ci sono persone cioè in buona fede, che cascano dalle nuvole. Magari dopo un trasloco, o magari persone che non hanno dichiarato tutte le pertinenze, come posti auto, cantine, sottotetti, perché non sanno che vanno calcolate anche quelle per la tassa rifiuti. In un palazzo di periferia, i tecnici si aspettavano una ventina di fruitori, ne hanno trovati il doppio. E la scoperta dei fantasmi proseguirà, visto che il porta a porta, che adesso riguarda oltre 430 mila cittadini, si espanderà dall’autunno anche a Lingotto-Filadelfia ed entro il 2023 - forse prima - coprirà tutta la città. La loro messa in regola, ora, può aiutare il Comune a rimpinguare il «bottino» ottenuto grazie al costante lavoro di recupero crediti.

Una cifra che ogni anno - fanno sapere da Palazzo civico - si aggira intorno ai 15 milioni di euro. In generale ci sono stati progressi negli incassi della Tari: nei primi due mesi di quest’anno, ad esempio, sono passati da 7,8 a 14,3 milioni di euro. Nell’arco dell’intero anno i torinesi spenderanno 205 milioni e 892 mila euro per la raccolta e smaltimento, pulizia e lavaggio strade e mercati, trattamento e riciclo di materiali per la differenziata, ovvero 900 mila euro in meno rispetto al 2017, secondo la previsione, approvata a marzo. Questo ha permesso di ridurre la tassa dello 0,8%, cioè di 80 centesimi ogni 100 euro. Riduzione del 5% anche per i mercati (a fronte, invece, di un aumento dell’1% per i supermercati con più di 250 metri quadri di superficie).

Per cercare poi di recuperare gli arretrati e l’inevaso, l’assessore al Bilancio, Sergio Rolando, ha avviato una mini «rivoluzione» nel sistema di riscossione: per semplificarlo, e velocizzarlo, ha ridotto le rate a tre, per l’acconto, e a due, per il saldo. Un meccanismo applicato agli «utenti non domestici» - bar e ristoranti in primis - che risultano i meno virtuosi nel pagamento. Da un’analisi sul 2017 è emerso, ad esempio, che i loro ritardi hanno fatto registrare una riduzione degli incassi per la Città di circa 5 milioni di euro.