martedì 3 luglio 2018

Vitalizi, una class action contro la sforbiciata. Di Maio: “Non sono diritti ma privilegi rubati”

lastampa.it
marco sodano

Gli ex parlamentari pronti a rivolgersi al giudice. Il presidente del Senato Casellati è perplessa: riguarda solo la Camera, incide su diritti acquisiti


LAPRESSE
Il presidente della Camera Roberto Fico

La rivolta contro la cancellazione dei vitalizi scalda i motori, la battaglia si preannuncia complicata. In prima fila l’Associazione degli ex parlamentari, guidata da Giuseppe Gargani (ex parlamentare

Dc e poi Fi), che si dice pronta a intentare una class action nei confronti dei componenti dell’Ufficio di presidenza della Camera per danni nel caso in cui venga approvata la delibera che abolisce gli assegni. Con un’azione del genere tutti i componenti dell’Ufficio, compreso Roberto Fico, risponderebbero personalmente - ovvero con il loro patrimonio personale - nel caso in cui i giudici riconoscano un danno.  I vertici M5S ostentano sicurezza: «I vitalizi non sono diritti acquisiti, ma privilegi rubati. I privilegi rubati non possono esistere nel nostro governo» scrive Luigi Di Maio in un tweet.

Dunque grillini spiegano che andranno dritti per la loro strada, ma l’impressione è che la veemenza delle repliche a Cinque stelle sia proporzionale al timore di veder naufragare l’addio agli odiati vitalizi. Su questa partita il Movimento si gioca una parte sostanziale della sua credibilità, soprattutto dopo che il ministro dell’Economia Tria ha bloccato il decreto dignità di Di Maio per mancanza delle coperture finanziarie e i tempi lunghissimi per la soluzione del caso Lifeline hanno dimostrato che anche sul fronte Europa e migranti l’esecutivo ha cantato vittoria un po’ troppo presto. I cavalli di battaglia dell’alleanza giallo-verde, insomma, mordono il freno ma non riescono a galoppare.

Antonello Falomi, ex presidente dell’Associazione, spiega così le ragioni della class action: «Fin dall’avvio della nuova legislatura abbiamo tentato di avviare un confronto costruttivo coi nuovi presidenti delle Camere e gli uffici di presidenza, per mettere in evidenza i vizi di costituzionalità nell’applicare la legge Dini in modo retroattivo. Lo scorso 26 aprile è arrivato un parere negativo dagli uffici parlamentari di Camera e Senato, speravamo si tenesse conto di quello. Abbiamo ricevuto una risposta sprezzante: se non vi piace la delibera fate ricorso».

Sono in molti a pensare che la delibera illustrata da Fico è debole. A cominciare dal presidente del Senato Casellati perplessa antitutto perché il provvedimento presentato da Fico riguarda solo la Camera. Occorrono «soluzioni condivise» tra i due rami del Parlamento, dice Casellati, perplessa anche per il fatto che il provvedimento potrebbe «incidere su diritti acquisiti». Delibera debole anche secondo il Pd. Ettore Rosato, annuncia che i Dem sono d’accordo ma avverte: «Stanno impostando un testo fragile, sono preoccupato soprattutto perché lo porta avanti solo la Camera». E anche Forza Italia ha annunciato che voterà sì alla delibera, anche se, dice Fabio Rampelli, «vale solo per i deputati, è ridicolo».