mercoledì 4 luglio 2018

Quelle manovre in mare della Ong per caricare i migranti prima delle motovedette libiche

ilgiornale.it
Andrea Indini

La Open Arms anticipa le motovedette libiche e carica 59 immigrati. Ma Salvini li avverte: "Non arriveranno mai in Italia"


Nonostante ieri sera il ministro ai Trasporti Danilo Toninelli abbia disposto "il divieto di attracco nei porti italiani per la nave Open Arms", la Ong spagnola è tornata a sfidare le autorità italiane. Questa mattina si è, infatti, lanciata verso un barcone e, prima che potesse intervenre una delle motovedette libiche che stavano pattugliando la zona, ha imbarcato in tutta fretta una cinquantina di immigrati clandestini che si trovavano a bordo. "Si scordino di arrivare in un porto italiano", ha subito scritto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, su Facebook. "Le navi straniere finanziate in maniera occulta da potenze straniere in Italia non toccano terra". Salvini non arretra di un millimetro.

E a chi gli fa notare che il divieto imposto alle Ong arriva nel giorno in cui i corpi di tre bambini sono stati recuperati e un centinaio di immigrati sono dispersi dopo che un barcone è affondato a sei chilometri al largo dalle coste libiche, replica senza tentennamenti: "Meno persone partono, meno persone muoiono". Al centro dello scontro politico, all'indomani di un vertice europeo che non riesce a risolvere l'emergenza nel Mar Mediterraneo, resta insomma il nodo dell'immigrazione. "Gli unici centri che stiamo aprendo sono quelli per i rimpatri, almeno uno in ogni regione. Non faremo nuovi centri di accoglienza in Italia", punta i piedi il titolare del Viminale al lavoro, in questi giorni, per aprire centri in Lombardia, Toscana e Calabria.

Ce ne sarà almeno uno in ogni Regione. "Ospiteranno per qualche tempo i clandestini in attesa di espulsione - continua Salvini - stiamo anche lavorando per tagliare i costi esosi e scendere dai famosi 35 euro al giorno su cui sta lucrando una quantità di finte cooperative impressionante". Nelle scorse ha firmato la sospensione dei lavori già previsti per le ristrutturazioni di centri come i Cara di Mineo e di Isola Capo Rizzuto. "Voglio vederci chiaro su ogni centesimo di euro del capitolo immigrazione e alcune decine di milioni di euro li sto bloccando". A breve Salvini conta di tornare in Libia per affrontare l'emergenza sbarchi e iniziare a ragionare su come blindare le frontiere a Sud, non solo quelle italiane ma anche quelle libiche. Per farlo il titolare del Viminale intende coinvolgere anche la Tunisia.

"È il primo Paese per numero di sbarchi quest'anno - puntualizza - e, siccome non ci sono guerre, epidemie, pestilenze e carestie, voglio lavorare in concordia con le autorità per evitare altre partenze". Un altro discorso andrà, invece, fatto con le navi delle Ong che operano lungo le coste nordafricane. Nonostante i divieti dell'Italia e di Malta continuano a intervenire contravvenendo le leggi più basilari. Anche oggi, tagliando la strada alle motovedette libiche, la spagnola Open Arms ha recuperato 59 immigrati che si trovavano alla deriva. "Nonostante gli ostacoli - ha poi twittato la Ong - continuiamo a proteggere il diritto alla vita degli invisibili".

La nave, dopo ore di attesa, si è diretta verso la Spagna. Nel pomeriggio il capitano della Ong, Riccardo Gati, ha fatto sapere che spettava alla Spagna, in quanto Stato di bandiera della nave, trovare "un porto sicuro" in cui far sbarcare gli immigrati a bordo. In serata è arrivato il via libera del governo di Madrid. "Non arriveranno mai in Italia", aveva subito twittato Salvini facendo notare, piuttosto, che "la nave si trova in acque Sar della Libia" e che, quindi, il porto più vicino è Malta e innescando così un nuovo braccio di ferro con la Valletta. "La smetta di dare notizie false per cercare di coinvolgere Malta in una disputa senza una ragione valida", ha replicato l'omologo maltese, Michael Farrugia, pubblicando "una mappa" che mostra come l'imbarcazione sia più vicina a Lampedusa.