venerdì 13 luglio 2018

Quella voce per ritrovare i bambini smarriti sulla spiaggia di Rimini

lastampa.it
pierangelo sapegno

Dagli Anni 50 Publiphono gestisce lo speciale servizio di annunci che copre tutto il litorale. Soltanto domenica 1° luglio “attenzione prego...” è risuonato 28 volte tra ombrelloni e sdraio


Tre donne si alternano negli annunci degli smarrimenti di bambini (e anziani) sulla spiaggia di Rimini. Nella foto di Bernhard Lang (Getty) una vista aerea di una spiaggia della riviera romagnol

Nel volto nuovo di Rimini c’è ancora questa voce che viene da lontano, quasi uno strappo al cuore della memoria che ti insegue lungo questa spiaggia interminabile, fra la gente distesa pigramente sotto gli ombrelloni. «Attenzione prego». Un gruppo di ragazzini gioca a pallone sulla spiaggia dietro il bar. Il falegname Gennaro Malvoglio guarda il mare, lato cabine, caffè freddo in mano. Ma quella voce di donna dagli altoparlanti, uno se la ricorda come se fosse oggi, come se fosse sempre la stessa che sta dicendo «si è smarrito un bambino di nome Filippo. Indossa un costumino di colore rosso».

E’ sparita la notte a Rimini da quel giorno che Gianni Fabbri chiuse il Paradiso «perché tutto finisce, ed è stato bello, ma è finito», anche se adesso Publiphono sta annunciando la 13ma edizione della Notte Rosa, - «stasera il cantante Alvaro Soler» -, e anche se faranno i concerti all’alba in omaggio a quella follia passata: quell’epoca non c’è più, però questa voce che ti rincorre, questi altoparlanti che scandiscono le tue giornate al sole, questo ricordo eterno di Rimini è ancora qui. Si chiama Publiphono.

La inventarono nel 1946 il sergente Renato De Donato, che era appena sbarcato con gli americani in Normandia, Glauco Cosmi e il giovane giornalista Sergio Zavoli. Era «La voce della città», un notiziario che mescolava informazioni e pubblicità, con 10 altoparlanti rinvenuti nel vecchio magazzino dei pompieri fissati nei palazzi risparmiati dalle bombe. C’erano un gruppo elettrogeno trovato all’aeroporto, un microfono che veniva da Radio Tripoli, due giradischi americani, e quei 10 altoparlanti. Non c’era nient’altro. Lo studio era in un appartamento con due finestre sbilenche da cui usciva un rudimentale cavo.

Le donne
Nel ‘52 vennero sulla spiaggia, come ricorda Ugo De Donato, il figlio di Renato, che ha ereditato la baracca. La voce era quella di Zavoli. Un giorno venne uno della Rai e s’innamorò di quel timbro: «Vuol venire a lavorare da noi?», gli chiese. Adesso sono solo donne quelle che fanno gli annunci, Giovanna Giulioni, Maria Teresa Vasconi e Liljana Visinka, ma se vedi quella stanzetta in via Fellini Satyricon con le pareti scure, un computer e tre microfoni colorati, giallo per il litorale nord, grigio per Rimini centro e rosso per la zona sud, il tempo sembra non si sia fermato. «Attenzione prego. La signora Elisa di anni 76 si trova presso il bagno 112. Chi la conoscesse è pregato di contattare il bagno».

I bagliori
Eppure adesso ci sono 150 trombe che diffondono la voce per 15 km di spiaggia, e Rimini è diventata la metropoli delle vacanze, anche senza le sue folli notti, questo inganno della Storia che si era proteso dagli Anni 80, come se si potesse vivere così, in quell’impazzimento di sensi e di bagliori, stretti insieme nelle luci stroboscopiche delle discoteche. Ma Publiphono non è fuori dalle epoche. Per ora le attraversa tutte. «Chissà come sarebbe stata diversa la vita per molta gente senza di noi», osserva Ugo De Donato. Probabile. Giovanna fa vedere i numeri, 1064 persone disperse e trovate l’anno scorso, di cui 885 bambini.

Quest’anno solo a giugno sono stati 178 bambini e 52 anziani. Il primo luglio, domenica, 28 bambini e 4 anziani. Barbara, una piccola di 6 anni della Repubblica Ceca ha tenuto in ansia tutti per tre ore: l’allarme è arrivato dal bagno 134. L’hanno ritrovata al bagno 2: s’era fatta sei chilometri a piedi. Il padre s’era stremato dall’ansia. Maria Teresa questa volta alla fine decide di fare un annuncio particolare per ringraziare tutti, bagnini, turisti, forze dell’ordine. «Nessuno di noi aveva mai visto una partecipazione simile».

Maria Teresa tiene un diario di quel che succede. Spiega che «sono molto più impegnativi gli anziani dei bambini. I piccoli, a parte Barbara e qualche altro, si trovano abbastanza in fretta». I vecchi non ricordano. Una signora di Bologna, 80 anni, ha parcheggiato la macchina, ha fatto l’abbonamento giornaliero al bagno e poi ha cominciato a camminare e non sapeva più dove andava, cosa faceva. Alle 13 e 20 è arrivato l’allarme dal bagno 43: «Non sa più da dove viene». Si ricordava di un bagnino con la barba e basta. Anche l’annuncio diventa difficile così.

Fanno una descrizione di lei. «Chi la conoscesse è pregato di contattare il Bagno 43». Alla fine è arrivata la chiamata dal 57. «Quest’oggi ho ritrovato 15 persone», scrive sul diario Maria Teresa. Un marito dal bagno 65 ha cercato la moglie. E una donna dal bagno 43 il marito. Dopo un po’ hanno capito che erano loro, marito e moglie. Hanno tirato un grosso sospiro di sollievo abbracciandosi. Mica come quella volta che un marito cercava la moglie e alla fine l’hanno trovata nascosta su un moscone con un altro signore: l’amante. E’ per questo che da allora gli annunci li fanno solo per gli under 14 e gli over 60. In questo mondo intatto di Publiphono, c’è una cosa però, che «adesso si perdono molto più di prima», dice Maria Teresa. «Attenzione Prego...». Prendiamo ‘sto caffè al bar.

E’ un tempo così, è vero che ci siamo un po’ persi tutti.