giovedì 12 luglio 2018

Nel Lago d’Orta le cozze-sentinelle ripuliscono l’acqua dalle sostanze inquinanti

lastampa.it
VINCENZO AMATO

E 200 molluschi immessi in acqua sono anche dotati di un microchip per un monitoraggio costante. Il progetto è del Cnr di Pallanza



Li hanno battezzati «difensori del Lago d’Orta» e si apprestano a combattere una «battaglia» su due fronti: da un lato contro le sostanze inquinanti depositate sui fondali e dall’altra contro una specie invasiva di mollusco. Loro sono le Unio elongatulus, piccole ma combattive cozze e da ieri mattina - venerdì 6 luglio - sono tornate a ripopolare le acque del Lago d’Orta grazie a un esperimento che per la prima volta è condotto in un lago naturale in Italia. In questa «battaglia» le cozze del Lago d’Orta avranno al loro fianco i ricercatori dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr di Verbania Pallanza con la scienziata Nicoletta Riccardi e i sub dell’associazione Novara laghi.

«Esperimento straordinario»
L’immissione delle prime colonie di molluschi, duemila, è avvenuta ieri mattina nella zona di competenza del Comune di Orta San Giulio partendo dalla località Bagnera. «E’ un esperimento straordinario e questo è il primo impianto di bivalve in un lago di queste dimensioni - spiega Riccardi -. Avranno un duplice compito: innanzi tutto quello di filtrare le acque e pulire il fondale del lago dai sedimenti nocivi. Sono in pratica degli accumulatori che tolgono le sostanze tossiche dal lago sia quelle in sospensione sia sui sedimenti. Inoltre, avendo scoperto che nella zona di Bagnera ci sono cozze di origine cinese (Corbicula fluminea, ndr) una specie invasiva, le Unio elongatulus filtrando l’acqua riducono le loro larve arrivando, si spera, a ridurre la presenza di questa specie sino farla scomparire».

«Riescono a catturare nel guscio i materiali nocivi»
E così da ieri sono arrivate le sentinelle. «Con l’operazione di liming con la quale negli Anni 80 è stato restituito il grado di acidità naturale al lago d’Orta, sul fondo si è depositata una certa quantità di sostanze nocive (rame, zinco, cromo e nichel, ndr) provenienti da scariche industriali delle aziende della zona, che in precedenza si trovavano nelle acque - illustra la ricercatrice Riccardi -. Immettendo in acqua le cozze queste riescono a raccogliere i materiali nocivi e, attraverso un complesso processo biochimico naturale, relegarli e imprigionarli in granuli di carbonato di calcio che formano la corazza del mollusco. Una volta nella conchiglia ci restano per sempre».

Monitoraggio con microchip
L’aspetto importante dell’operazione iniziata nel Cusio sta nel monitorare cosa avviene nel tempo e come si comportano i molluschi immessi. Ieri, insieme ai sub e a un gruppo di studenti, alcuni dell’istituto Cobianchi di Verbania altri provenienti da modenese e una studentessa anche dal Brasile, c’è stata l’operazione di messa a dimora dei molluschi. Cosa non facile perché non si è trattato di prenderle e buttarle nel lago. I molluschi immessi ieri arrivano dal Lago Maggiore. «Su 200 delle 2.000 cozze che abbiamo portano è stato posto un microchip attraverso il quale riusciamo a seguirle - dice Riccardi -. In questo modo, attraverso loro possiamo fare le analisi e capire cosa succede, quanto materiale e di che tipo hanno accumulato». Cozze che diventano così autentici laboratori viventi.

Perché un conto è fare un esperimento in studio a Pallanza su piccole superfici e un altro è realizzarlo nel Lago d’Orta. L’intera operazione è stata resa possibile dall’intervento dei club Rotary del territorio e dal Comune di Orta. Ogni microchip costa 20 euro. Al lavoro svolto dalla ricercatrice Riccardi e dagli altri scienziati guarda la comunità scientifica italiana e internazionale. Non solo. Ieri all’immissione della cozze era presente una delegazione del Fai