venerdì 13 luglio 2018

Migranti in mare, Mattarella chiama Conte. I 67 della Diciotti fatti sbarcare a Trapani

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rino giacalone

Dopo il no di Salvini all’attracco mossa a sorpresa del Quirinale. Il ministro: stupito per l’intervento del Colle


LAPRESSE
La Diciotti al porto di Trapani. Il via libera all’attracco, comunicato dal ministero delle Infrastrutture, è arrivato solo in tarda mattinata. Poco prima la nave aveva ricevuto l’ordine di rimanere in rada

C’è voluto l’intervento del Presidente della Repubblica per sbloccare lo stallo che fino a ieri sera si era creato al porto di Trapani. Mattarella ha chiamato il premier Giuseppe Conte per chiedere notizia su quello il governo stesse facendo per i 67 migranti che da lunedì notte erano a bordo della nave Diciotti e che solo dopo le 15 ha potuto ormeggiare a Trapani. Proprio la telefonata del Colle ha di colpo cambiato il finale di una giornata che era cominciata in malo modo. Mattarella ha chiesto a Conte di convincere il suo vice, nonché ministro dell’Interno, a cominciare a far scendere i migranti, cominciando da donne e bambini.

L’odissea
La giornata di ieri sin da subito si è presentata carica di incertezze, con la nave Diciotti rimasta davanti al porto per ore, prima di riuscire ad attraccare al molo Ronciglio. Nel tardo pomeriggio il clima si è fatto più pesante, con le notizie arrivate dal Palazzo di Giustizia. Dal procuratore Alfredo Morvillo infatti si è appreso il «No» della Procura di Trapani agli arresti chiesti dal ministro dell’Interno Salvini.

E visto che questa era la condizione posta dal Viminale per autorizzare lo sbarco la situazione si è ingarbugliata ulteriormente. Certo, quello della Procura non è stato un «No» diretto a Salvini, ma semplicemente i magistrati non hanno ritenuto sufficienti gli elementi a carico di due migranti, considerati possibili autori della rivolta di domenica sul rimorchiatore Vos Thalassa.


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Lo scontro
Anche se i migranti potranno scendere, resta il braccio di ferro tra Salvini e l’autorità giudiziaria e di conseguenza anche l’odissea dei 67 salvati domenica scorsa, da un sicuro naufragio, poco dopo la partenza dalla costa libica. La nave militare italiana Diciotti li ha presi a bordo nella notte di lunedì, dopo un trasbordo in mezzo al mare dalla Vos Thalassa, proprio per decisione della Guardia costiera. E questo ha innescato il primo momento di rottura tra il ministro delle Infrastrutture Toninelli (a cui rispondono le Capitanerie di porto) e il titolare dell’Interno.

L’inchiesta
Ma in mare è successo qualcosa che ora le indagini della polizia dovranno chiarire. Alcuni migranti, secondo le comunicazioni del comandante della Vos Thalassa, avrebbero minacciato l’equipaggio dopo aver capito che l’imbarcazione era diretta verso la Libia. A quel punto c’è stato l’intervento di nave Diciotti, che ieri mattina dopo una navigazione infinita nel Mediterraneo, è arrivata davanti Trapani, potendo entrare in un porto blindatissimo solo dopo ore di circumnavigazione delle Egadi.

Sulla nave Diciotti, si trovano quattro algerini, dieci libici, uno del Bangladesh, uno dal Ciad, due egiziani, uno dal Ghana, quattro marocchini, uno del Nepal, ventitré pachistani, sette palestinesi, dodici sudanesi, un yemenita. Tra loro due donne e due bambini. La nave della nostra Guardia costiera è attraccata al molo Ronciglio, ma fino a tarda sera nessuna passerella era stata mai collocata tra la nave e la banchina. Le forze dell’ordine sono rimaste a terra per molte ore, schierate sul molo.



Le comunicazioni
Un divieto allo sbarco per la verità a Trapani da Roma non è mai arrivato. La strategia del Viminale è stata diversa: nessuna comunicazione, che di fatto equivale alla mancata autorizzazione, quella che di solito giunge per gli sbarchi dal Dipartimento degli affari civili del ministero dell’Interno. Il ministro Salvini ieri mattina dal vertice austriaco di Innsbruck era stato chiaro: «Io non voglio farmi prendere in giro. Finché non c’è chiarezza su quanto accaduto io non autorizzo nessuno a scendere dalla Diciotti: se qualcuno lo fa al mio posto se ne assumerà la responsabilità. O hanno mentito gli armatori denunciando aggressioni che non ci sono state e allora devono pagare o l’aggressione c’è stata e allora i responsabili devono andare in galera».

Il No dei magistrati
Prima dell’arrivo della nave con i migranti a Trapani sono tornati gli investigatori che subito hanno scritto due informative alla Procura. Nella prima è stato ipotizzato il reato di «impossessamento della nave», previsto dal codice della navigazione, per avere costretto il comandante a cambiare la rotta e mettere la prua verso le coste italiane. In una seconda informativa, gli agenti hanno ipotizzato il reato di violenza privata in concorso e aggravata. Nelle due informative sono state denunciate alla magistratura le stesse persone, più altri due giovani che sono considerati gli scafisti, ma per la Procura non c’erano gli estremi per gli arresti. E infatti i magistrati hanno chiesto agli investigatori di sentire tutti gli altri migranti per verificare la versione del comandante del Vos Thalassa. Ma la vera svolta della giornata è che per la prima volta il governo italiano ha bloccato una sua nave.

Si apre una frattura istituzionale. E il M5S si smarca dalla Lega
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federico capurso e ugo magri

Braccio di ferro nel governo. L’anomalia di una nave militare italiana bloccata in un porto nazionale. Dopo l’intervento del capo dello Stato il premier telefona al leader leghista: “Facciamoli scendere“


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Alcuni dei 67 migranti partiti dalla Libia a bordo della nave Diciotti, attraccata al porto di Trapani

«Facciamo almeno scendere a terra le donne e i bambini». È ormai sera quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte telefona al suo ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per ottenere il via libera nei confronti delle tre donne e dei sei bambini presenti sulla Diciotti, la nave della guardia costiera bloccata dallo stesso Salvini al porto di Trapani da ieri mattina, con 67 migranti a bordo. Il passo avanti è simbolico, ma decisivo per diverse ragioni. Prima fra tutte, per la difficile cura degli equilibri interni a Palazzo Chigi.

Si è infatti alzata a livelli di guardia l’irritazione di alcuni ministri del M5S per l’atteggiamento con cui il leader della Lega, Matteo Salvini continua a trascinare l’intero governo (e l’attenzione mediatica) sul solco del suo aratro, «senza un coordinamento, né alcun rispetto per le competenze degli altri dicasteri». Tanto da far sbottare, in mattinata, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, che avrebbe dato ordine alla Diciotti di attraccare, comunicando solo a operazione conclusa a Salvini che le responsabilità sarebbero passate interamente al ministero dell’Interno. Ma una volta nel porto, la nave non ha avuto il consenso allo sbarco dei migranti da parte del Viminale.

L’intervento del Quirinale
Da qui lo stallo che ha spinto il Presidente della Repubblica a intervenire personalmente. E Mattarella lo ha fatto nella maniera più diretta, con una telefonata al presidente del Consiglio di cui il Colle, per carità di patria, non ha reso noto i contenuti; ma se ne possono intuire i presupposti: una nave militare italiana bloccata in un porto nazionale, le tensioni paralizzanti tra poteri dello stato, la totale contraddittorietà di direttive. Per farla breve, una confusione tale da mettere in allarme la massima carica della Repubblica che ne ha chiesto spiegazioni al presidente del Consiglio e, soprattutto, gli ha sollecitato uno sblocco immediato della situazione.

La reazione di Salvini
Salvini, messo alle strette dalle richieste del Colle e del premier, cede e annuncia: «Spero che in nottata ci sia lo sbarco» degli altri 58 migranti. Ai suoi confida, «non ho sentito addosso le pressioni», ma dal Viminale trapela «lo stupore per l’intervento del Quirinale e il rammarico per la decisione della Procura di Trapani di non arrestare nessuno».

Al centro delle rimostranze di Salvini c’è infatti il mancato arresto dei due migranti, il sudanese Ibrahim Bushara e del ghanese Hamid Ibrahim, indagati per concorso in violenza privata aggravata nei confronti del personale della nave Vos Thalassa, che li aveva salvati al largo delle coste libiche.

È a causa di quelle minacce che si è reso necessario l’intervento della guardia costiera italiana e la conseguente presa in carico dei migranti sulla nave militare fino all’attracco nel porto di Trapani. Nel pensiero di Salvini resta lo scontento per il mancato arresto dei due «pur essendoci prove schiaccianti contro di loro». Per questo, di fronte alla prospettiva di una sconfitta politica, il leader della Lega è deluso: «L’unica cosa che provo in questo momento è amarezza e stupore».

Il sollievo dei Cinque stelle
Il passo indietro di Salvini, più dell’imminente sblocco della situazione per i 67 migranti, fa tirare un sospiro di sollievo a Conte e agli uomini del Movimento. L’agitazione interna al gruppo parlamentare iniziava ad essere qualcosa di più di un fremito sottopelle. Quando proprio nel giorno dei loro festeggiamenti organizzati in piazza per l’approvazione del ricalcolo dei vitalizi, l’attenzione continuava ad essere catalizzata dall’alleato leghista e da quella che viene considerata, da una nutrita truppa di parlamentari, niente di più di una «politica migratoria rozza».

Proprio in questo caso, infatti, il blocco dello sbarco dei migranti nel porto di Trapani sarebbe arrivato, come ammesso dallo stesso Salvini, senza che venisse firmato alcun provvedimento. «Ma fino a prova contraria siamo in uno stato di diritto e un comportamento del genere non è immaginabile», sottolinea Gregorio De Falco, senatore del M5S ed ex comandante della guardia costiera. E poi, ragiona il deputato Davide Tripiedi, c’è una questione politica: «Tra la copia e l’originale, l’elettore sceglie sempre l’originale. E noi, anche se per una buona causa, stiamo correndo dietro alla Lega».