sabato 14 luglio 2018

Lula, una Corte d'appello ordina la scarcerazione. Un altro giudice blocca tutto

ilgiornale.it
Raffaello Binelli

La Corte di appello brasiliana ha ordinato il rilascio dell’ex presidente Ignacio Lula da Silva, in carcere dal 7 aprile dopo una condanna (confermata in appello) per corruzione. Ma un giudice ha revocato l'ordine di scarcerazione


L'ex presidente brasiliano Ignacio Lula può tornare in libertà. La scarcerazione è stata ordinata a sorpresa dalla corte d'appello di Porto Alegre.

Settantadue anni, Lula è in carcere dal 7 aprile 2018: sconta una condanna per corruzione e riciclaggio. Il tribunale, si legge nell’ordinanza, ha stabilito che "la scarcerazione di Lula deve avvenire con urgenza e in data odierna con la presentazione di questa ordinanza a qualsiasi autorità di polizia presente nella sede della Polizia federale di Curitiba", in cui è rinchiuso l’ex presidente.
Dopo poco, però, si apprende che il giudice Joao Gebran Neto ha revocato l’ordinanza di scarcerazione per Lula, disponendo che l'ex presidente resti in carcere. Gebran Neto sta istruendo il processo d’appello ed è uno dei tre giudici dell’ottava sezione del Tribunale Regionale Federale della 4^ regione di Porto Alegre che in primo grado ha condannato Lula a 12 anni e un mese di carcere.

Gli avvocati del fondatore del Partito dei Lavoratori avevano chiesto che Lula fosse rimesso in libertà almeno per il periodo previsto per i vari ricorsi contro la sua condanna a 12 anni e un mese di carcere, in base al principio della "presunzione di innocenza". Lula, che ha guidato il suo Paese dal 2003 al 2010, è accusato di aver ricevuto in dono una villa e denaro in cambio di favori per alcuni appalti pubblici. Condannato in primo grado a nove anni e mezzo di carcere, in appello la pena è stata inasprita e la Corte suprema ha respinto la sua richiesta contro la provvisoria esecutività della sentenza

L'ex presidente-operaio vorrebbe ricandidarsi alle elezioni presidenziali, in programma in ottobre (e molti sondaggi lo vedono in testa), ma in base alla legge "Ficha limpa" (Fedina pulita), approvata dallo stesso governo Lula nel 2010, la sua candidatura sarebbe nulla, perché i condannati in appello non possono presentarsi a cariche elettive.