mercoledì 11 luglio 2018

L’App Store compie 10 anni, il segreto del suo successo

lastampa.it
lorenzo longhitano


Martedì 10 luglio compie dieci anni una delle invenzioni che più hanno contribuito a modificare la quotidianità di una buona fetta della popolazione nostrana e non solo: l’App Store di Apple. Forse più degli iPhone stessi, il negozio digitale inaugurato il 10 luglio 2008 dalla casa di Cupertino ha modificato nel corso di dieci anni abitudini e comportamenti di decine di milioni di persone, dando vita nel contempo a un nuova fetta di economia globale che nel 2018 potrebbe superare per giro d’affari quella dell’industria cinematografica.

La casa di Cupertino non ha certo inventato il concetto di applicazioni per smartphone, ma il suo App Store ha saputo diventarne una vetrina centralizzata così allettante da essere presa d’assalto dagli sviluppatori, ansiosi di mettere il proprio software davanti agli occhi di un pubblico di utenti pronti a pagare per averle a disposizione. Il tutto in modo automatico, attraverso un sistema di distribuzione e di pagamento al quale gli sviluppatori non dovevano pensare.

Questa smania ha portato il catalogo iniziale di app disponibili — che al lancio del negozio erano appena 500 — a crescere a dismisura di anno in anno, secondo i meccanismi tipici di un circolo virtuoso: iPhone è stato per anni tra gli oggetti ambiti nel mondo degli smartphone anche grazie alle app esclusive che su Android invece non arrivavano con altrettanta rapidità; e dal momento che iPhone era lo smartphone più desiderato e venduto, gli sviluppatori preferivano concentrare i loro sforzi nel creare app per il suo iOS. Il risultato — ha commentato il numero uno del marketing Apple Phil Schiller in un post celebrativo pubblicato da Apple in relazione al decennale — è un fenomeno che è andato «ogni aspettativa più rosea» della società.

Merito anche della velocità con la quale Apple ha riadattato la sua piattaforma ai cambiamenti in atto nel mondo mobile: già nel 2009 il gruppo ha aggiunto il supporto ai pagamenti all’interno delle app, un sistema che, da solo, in poco più di un anno di vita ha mosso un miliardo di dollari in acquisti; nel 2011 è stata la volta delle app con abbonamenti periodici, un’evoluzione che ha contribuito a supportare i servizi premium offerti da app come Netflix, Tinder, LinkedIn e Dropbox e che ad oggi è fruttata agli sviluppatori più di 100 miliardi di dollari.

I videogiochi su smartphone, oggi un fenomeno globale che diamo per scontato, sono esplosi su iOS anche grazie all’efficienza di App Store, in un periodo durante il quale Android poteva offrire solo alternative gratuite ma molto meno allettanti. Allo stesso modo nuove categorie di software come quelli relativi alla salute hanno trovato terreno fertile per proliferare.

Anche ora che il ruolo di store digitale più affollato del panorama smartphone è passato al Play Store di Google, App Store vanta ancora il primato delle spese: secondo le rilevazioni più recenti (ma in dieci anni la situazione non è mai stata ribaltata) chi lo frequenta è più incline non solo ad acquistare app a pagamento anziché le versioni supportate dagli annunci pubblicitari, ma anche a spendere di più una volta al loro interno. Da qui, da una nuova impostazione delle vetrine basata sulla cura editoriale delle app proposte e soprattutto da un’attenzione mai sopita per il supporto agli sviluppatori vecchi e nuovi (compresi coloro che ancora non hanno imparato a sviluppare), App Store troverà la forza per proseguire la propria corsa almeno fino al prossimo decennio.