giovedì 5 luglio 2018

La storia della guerra in Siria spiegata in nove mappe

ilgiornale.it
Alberto Bellotto

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L’inizio del disastro siriano ha una data ben precisa, il 15 marzo del 2011. Anche la  Siria, come molti altri Paesi, viene investita dall’ondata di proteste che passerà alla storia con il nome di Primavere arabe. Moti di piazza, in molti casi violenti, che hanno squassato la sponda sud del Mediterraneo. In Siria tutto parte dalla piazza di Daraa nel sud del Paese. La protesta poi dilaga anche in altri centri come Latakia e Samnin. Già ad aprile viene schierato l’esercito a sud e la città viene posta sotto osservazione. Nel frattempo, tra aprile e maggio, anche altre città scendono in piazza: Aleppo, Idlib, Raqqa, Damasco, Hama e Homs, solo per citarne alcune.

Ma le proteste, violente e con decine di vittime, si trasformano presto in un conflitto aperto. Nel corso dell’estate nasce un primo nucleo di ribelli, l’Esercito siriano libero, composto da cittadini e alimentato progressivamente dalle diserzioni dell’esercito regolare. Tra ottobre e novembre la città di Homs cade nelle mani dei ribelli e il governo non riesce più a riprenderne il controllo (tornerà sotto Damasco solo l’8 maggio del 2014). Quanto avviene nel Paese attira molto presto anche le componenti islamiche più violente e, lentamente, le proteste si trasformano in una guerra per il controllo del territorio in cui acquistano sempre più potere le sigle jihadiste.

Secondo Site, sito che monitora formazioni e gruppi terroristici, il 23 gennaio nasce ufficialmente Jabhat al Nusra. Inizialmente si tratta di una sigla responsabile di attentati a Damasco ed Aleppo. James Clapper, all’epoca capo dello United States Intelligence Community (l’entità del governo federale che supervisiona le attività di Intelligence) dichiara che al Qaeda è pronta a intervenire in Siria con attenti. È la conferma che anche la rete del terrore globale ha trovato uno sfogo nel quadrante siriano. Rispetto però ad altri conflitti, la Siria rappresenta quasi un unicum nel panorama delle guerre mediorientali. Negli anni più intensi del conflitto, tra il 2013 e 2015, nel Paese ci sono decine di gruppi diversi. Una galassia di formazioni che infiammano la guerra, sfidano il governo di Damasco e si contendono centimetri di territorio. È praticamente impossibile stabilire con certezza quante siano le formazioni che hanno combattuto nella guerra civile siriana.

Alcune sono scomparse, altre si sono fuse sotto un’unica insegna mentre altre ancora hanno attraversato cambi di nome e rebranding, come la stessa Jabhat al-Nusra, rinominata Jabhat Fateh al-Sham nel 2016 e Hayat Tahrir al-Sham nel 2017. Tra il 2013 e 2014 è entrato nello scenario in modo molto prepotente anche lo Stato islamico con un’avanzata travolgente. Nata da una costola di al Qaeda e in rotta con la propria emanazione siriana di al-Nusra, l’organizzazione di Al Baghdadi è protagonista di un’ascesa inarrestabile. In Siria si scontra con tutti, il governo di Bashar al Assad, le altre sigle ribelli, cui ad esempio strappa Raqqa nel gennaio del 2014, e conquista quasi metà delle regioni orientali della Paese, questo fino almeno al suo crollo nel 2017.


Attraverso i dati dell’Integrated Crisis Early Warning System (Icews) è stato possibile ricostruire almeno parzialmente quanto avvenuto in Siria nei lunghi anni del conflitto. Gli Occhi della Guerra hanno rielaborato la mole di dati dell’Icews ed estratto i dati dei maggiori gruppi attivi nel Paese. In generale, l’Isis è stata forse l’unica organizzazione a realizzare attacchi a 360 gradi in tutto il Paese, da Nord a Sud e da Est a Ovest. Tra i centri più colpiti ovviamente le città come Damasco e Aleppo. Diverse anche le sortite contro Kobane, Homs e Idlib. Discorso un po’ diverso per Al Qaeda e Al Nusra. Gli attacchi principali hanno coinvolto la fascia occidentale del Paese, con particolare Aleppo e Damasco. Da segnalare soprattutto la città di Idlib, dove ancora oggi la sua derivazione, il fonte Hts, controlla gran parte del territorio.

Agli albori del conflitto già un altra formazione islamista si era resa protagonista di attentati e attacchi, si tratta di Ahrar al-Sham (“Gli uomini della grande Siria”), un fronte salafita nato nel dicembre del 2011 che può contare su almeno 20mila uomini. I suoi attacchi sono stati concentrati, come quelli di al Nusra, lungo la costa, in particolare Aleppo e Idlib, ma anche nella provincia di Hama e nella città costiera di Latakia. Discorso diverso per le operazioni curde. In particolare nella furiosa battaglia di Kobane, avvenuta tra il settembre del 2014 e il gennaio dell’anno successivo, ma anche nella Rojava, nella provincia di Hasaka e a Raqqa dove entrarono vittoriosi nel giugno del 2017.

Ma le milizie del popolo hanno combattuto anche in alcuni quartieri di Aleppo, con operazioni molto osteggiate dall’Fsa. L’Esercito siriano libero ha invece operato massicciamente su tre quadranti, Aleppo, Damasco e Idlib salvo poi venire ridimensionato dalla risposta del governo siriano e finendo col diventare una milizia nell’orbita della Turchia. Nel conflitto siriano ha trovato posto anche una galassia di milizie sciite riconducibili all’Iran e soprattutto ai libanesi Hezbollah, che sono state molto attive a Damasco, ma anche nella provincia di Idlib e ad Aleppo.