giovedì 5 luglio 2018

La bufala della legittima difesa

repubblica.it

È l'imbroglio degli imbrogli della Lega, e ahimé, adesso anche di M5S, costretto ad accodarsi al partito di Salvini per ragioni di governo. Dal palco di Pontida, dove viene esibito anche il ministro Giulia Bongiorno (che non mi risulta abbia mai indossato la camicia verde...), riparte il tam tam della promessa di cambiare l'articolo 52 del codice penale che disciplina la legittima difesa. Lo modificò l'ex ministro leghista Roberto Castelli nel 2006 e quella frontiera, che ha retto bene in tutti questi anni, era obiettivamente la più avanzata possibile. Poche righe, che vale la pena di rileggere: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa”.

Parole pesate una per una, dove spiccano i concetti di “costrizione” e di equilibrio tra offesa e difesa. Chi spara lo fa perché è stato “costretto” a farlo. E ancora: una “difesa proporzionata all'offesa”, quindi nessuno può sparare alle spalle al ladro che fugge. Fondamentali i commi successivi dell'articolo. Si ha diritto a difendere “la propria o la altrui incolumità”, ma anche “i beni propri o altrui”. Ciò è possibile “quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione”. L'articolo 52 di Castelli consente la legittima difesa anche se il fatto “è avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale”.

Cos'altro vuole la Lega e con lei M5S? Il ministro Guardasigilli Alfonso Bonafede ha dichiarato che è necessario qualche ritocco perché chi si è difeso per necessità “non può subire tre gradi di giudizio”. Ecco la vera illusione, la promessa che ci si possa difendere liberamente senza che i magistrati mettano becco sul come e sul quanto ci si è difesi. Nessuna indagine, nessun accertamento, soprattutto nessuno iscritto nel registro degli indagati perché comunque ha ucciso un altro uomo e si dovrà pure accertare se lo ha fatto effettivamente per necessità oppure ha esagerato.

Per tutta la scorsa legislatura la Lega, con la proposta dell'attuale sottosegretario all'Interno Molteni, ha tenuto in scacco un'imbarazzata maggioranza che, col Pd, si è precipitata nell'inghippo della legittima difesa più consentita “di notte” che di giorno. Adesso quel tormentone ritorna. Ma l'obiettivo politico non è quello, dichiarato, di liberare chi spara dalle indagini, bensì quello nascosto di guadagnare voti con una promessa impossibile. Un cinismo politico insopportabile, che gli elettori dovrebbero punire anziché premiare. Perché le illusioni del Far West non sono né ammissibili, né compatibili con l'impianto costituzionale italiano.