venerdì 13 luglio 2018

I misteri della Mongolia

lastampa.it
irene cabiati

Alla ricerca di sciamani, «almas» e leopardi


Federico Pistone è un appassionato conoscitore della Mongolia su cui ha scritto volumi preziosi per i viaggiatori. Il lavoro più recente dedicato ai misteri del Paese di Gengis Khan, narra un’esperienza speciale perché, come lui stesso confessa, la ricerca ha condotto anche altrove: «Non so se posso dire di aver incontrato i fantasmi che inseguivo - scrive -.Tecnicamente no. Certamente ho vissuto la magia lo stordimento di un viaggio sospeso nel vuoto».


I monaci bambini del monastero dell’Amarbayasgalant F. Pistone
Ritorno alle origini

E infatti è proprio quello che succede quando si abbandonano le soffocanti atmosfere della capitale Ulaanbaatar e ci si inoltra nella steppa: se si viaggia con persone sensibili, e soprattutto con guide competenti, è inevitabile essere assorbiti dalla realtà circostante, per entrare in una dimensione particolare dove l’io si annulla e diventa parte della realtà.
 
Lo scrivo per aver vissuto questa emozione assoluta oltre che in mezzo al deserto e in oceano, proprio in Mongolia. Una sensazione che dà alla testa, ma che permette di entrare in sintonia con gli elementi della natura non sempre del tutto comprensibili, ma certamente accattivanti.

E’ come incamminarsi sul sentiero del ritorno alle origini quando, nella notte dei tempi, eravamo nomadi e le steppe, le foreste o le rocce inospitali sugli oceani erano lo scenario della nostra vita e ogni azione importante, come la nascita, la caccia, la morte offrivano una ragione sufficiente per cercare nel soprannaturale le rassicurazioni, la consolazione, il coraggio.


La copertina del libro F. Pistone

Gli spiriti del bene e del male
Il viaggio di Federico è una caccia ai fantasmi: in particolare l’almas e il leopardo bianco. Con l’aiuto di alcuni amici mongoli e di persone che incontra per strada e che volentieri lo accompagnano, si inoltra su strade, talvolta quasi impraticabili, incontrando monaci spiritosi e monaci che si dissolvono come nebbia, sciamani e guardiaparco. C’è anche qualche incontro speciale nello spettacolare tempio Amarbayasgalant, fra il popolo delle renne (Tsaatan) e tra i cavalieri che cacciano con le aquile sugli Altai.


Lo spettacolare tempio Amarbayasgalant F. Pistone
 
L’almas è un essere quasi umano e assomiglia allo Yeti, ma di cui non esiste nessun documento che ne avvalori l’esistenza dal punto di vista scientifico. Si manifesta quando per fame aggredisce le greggi. Ma è anche compassionevole. Un monaco che si era ferito nella foresta, fu soccorso da un almas. I due hanno convissuto per anni.

Non vi dico come è finita questa storia e vi lascio inseguire l’autore nella sua indagine che si conclude con il «safari» fotografico nelle foreste del Khökh Serkiin Nuruu in cerca del leopardo delle nevi. Una preda ambita da bracconieri (la caccia a questa specie in via di estinzione è proibita) come trofeo e inevitabile vittima di pastori esasperati dalle razzie di lupi e altri predatori.
La parte più bella del safari è lo stordimento del protagonista: quando si cerca qualcosa forsennatamente, si riesce a non vedere …