giovedì 5 luglio 2018

Facebook: accordi con 52 big per condividere dati anche dopo il 2015

repubblica.it

La privacy continua a dare filo da torcere al social network, da mesi sotto osservazione dopo lo scandalo Cambridge Analytica. Da un nuovo documento di 747 pagine redatto da Menlo Park emergono nuovi dettagli sullo scambio di informazioni sensibili degli iscritti

Facebook: accordi con 52 big per condividere dati anche dopo il 2015
(reuters)

FACEBOOK ha condiviso i dati degli utenti con almeno 52 compagnie tech, tra cui le cinesi Huawei, Alibaba, Lenovo, Oppo. Nuovi dettagli emergono dalle 747 pagine del rapporto che l'azienda di Menlo Park ha consegnato venerdì scorso alla Commissione energia e commercio Usa, rivelando di avere di fatto dato a dozzine di 'big' l'accesso alle informazioni degli iscritti a loro insaputa, proprio in virtù delle partnership. Il documento in questione si riferisce ad accordi stipulati con sviluppatori di app di terze parti, produttori di dispositivi e software che avrebbero permesso a queste compagnie di adeguare i propri standard agli aggiornamenti continui del social network.

Una conferma, in parte alle accuse mosse dal New York Times alle quali il colosso di Mark Zuckerberg aveva già replicato motivando le intese siglate negli utilimi dieci anni con alcune delle più grandi aziende della Silicon Valley, come Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung. Uno 'scambio' di dati cui Facebook avrebbe dato una stretta a partire dal 2015. Ora però, dal nuovo report, sottolinea il Washington Post, risulta che la società avrebbe continuato a condividere i dati sensibili degli utenti, - nome, sesso, data di nascita, città, foto e like - con quella sessantina di sviluppatori di app di terze parti ancora sei mesi dopo aver dichiarato di aver impedito l'accesso ai dati ben tre anni fa.

Se da una parte aveva fatto scattare controlli di condivisione più severi, il social stesso sostiene di avere comunque dato alle aziende un anno di tempo per adeguarsi alle nuove regole, cui si sono aggiunti poi altri sei mesi per liquidare le pratiche di raccolta dati, afferma il rapporto. Il dubbio, tra l'altro, è che il social network abbia comunque aggirato la tutela della privacy imposta dalla Federal Trade Commission (Ftc) che obbliga a chiedere il consenso degli utenti prima di raccoglierne i dati con informazioni poco chiare agli iscritti.

A tutto questo si aggiunge un nuovo grattacapo che riguarda un'applicazione legata a un quiz delle Principesse Disney della società NameTests, che risulta abbia fornito dati strettamente personali a società terze. Nel quiz "Scopri quale Principessa Disney sei" veniva chiesto all'utente il permesso di accedere ai dati personali, che però - stando ai dettagli rivelati da un esperto di sicurezza, Inti De Ceukelaire, venivano in realtà ceduti a terzi. Anche ammesso si sia trattato di un errore di programmazione, ipotizza De Ceukelaire, sono stati esposti i dati di ben 120 milioni di utenti.

Il mese scorso Facebook, sotto osservazione da mesi per lo scandalo Cambridge Analytica, aveva già consegnato un rapporto di 454 pagine in risposta ai quesiti sollevati sulla privacy dal congresso Usa. Dal corposo documento erano già emersi dettagli sul tipo di informazioni raccolte e analizzate da Facebook negli ultimi dieci anni per stare al passo con il mercato in base alle abitudini degli utenti. Una finestra irrinunciabile per social network più utilizzato nel mondo, abituato a comprare informazioni pur di conoscere anche usi e costumi offline del suo miliardo e oltre di utenti pur di non perderli.