domenica 8 luglio 2018

Brennero, prove di chiusura (e due migranti in due mesi)

ilgiornale.it
Federico Malerba

Vienna: controlli dal 9 al 13 luglio e dal 17 al 21 settembre. Ma la polizia tirolese smentisce l'emergenza



Ufficialmente si tratta di una misura di sicurezza temporanea e «programmata da tempo», ma intanto l'Austria passa dalle parole ai fatti: dal 9 al 13 luglio, e poi di nuovo dal 17 al 21 settembre, Vienna introdurrà controlli alle frontiere con l'Italia e con la Germania. Gli austriaci ci tengono a precisare che la decisione non ha nulla a che vedere con le questioni interne tedesche in tema di immigrazione, ossia l'ipotesi di allestire di centri di transito proprio al confine con l'Austria:

«Si tratta di due pacchetti da cinque giorni resi necessari dalla concomitanza con il vertice informale dei ministri dell'Interno a Innsbruck e poi con quello dei leader Ue a Salisburgo. Per quanto ci riguarda il valico più interessato sarà sicuramente quello del Brennero, dove saranno previsti controlli anche in autostrada, sulla strada statale, sui treni internazionali e anche alla stazione ferroviaria dove tecnicamente è possibile scendere da un treno italiano e salire su uno austriaco diretto a Innsbruck. E poi nell'operazione potrebbero essere introdotti controlli anche alle frontiere di Tarvisio, Prato alla Drava-Silian, Passo Rombo-Soelden, e Resia-Nauders.

Com'era prevedibile l'annuncio ha immediatamente provocato una valanga di reazioni, sia sul versante politico che su quello commerciale legato ai trasporti. «Non è chiudendo le frontiere interne che si risolve il problema - ha detto il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani -, anzi il sud dell'Europa ne avrebbe un danno maggiore. Sostenere posizioni nazionalistiche significa non fare gli interessi degli italiani: non prima gli italiani, ma ultimi gli italiani». La deputata del Pd Deborah Serracchiani ha invece presentato un'interrogazione urgente al ministro degli Esteri per chiedere che il nostro governo si attivi subito per scongiurare una scelta che definisce «irragionevole».

E lo sperano vivamente anche gli autotrasportatori. Secondo una stima dell'Ufficio studi Isfort e Conftrasporto un'ora di ritardo nell'attraversamento del valico costerebbe più di 370 milioni di euro, di cui 170 a carico dell'autotrasporto. «La decisione dell'Austria va immediatamente sanzionata - ha detto il vicepresidente di Confcommercio e Conftrasporto Paolo Uggè -, è incompatibile con il principio della libera circolazione a livello europeo.

E alla luce delle dichiarazioni del ministro dei Trasporti austriaco Norbert Hofer (In termini economici ripristinare i controlli al Brennero sarebbe un disastro, ogni deviazione attraverso la Svizzera costerebbe alle imprese circa 100 euro in più a camion) viene da chiedersi se il contingentamento dei Tir in atto da tempo al Brennero e deciso unilateralmente dall'Austria sia dettato da motivi ambientalistici oppure economici». Tornando ai migranti, invece, l'allarmismo di Vienna non sembra trovare riscontro nei numeri.

Secondo la polizia tirolese infatti il numero di clandestini intercettati mentre cercano di passare dall'Italia all'Austria è in costante diminuzione, e comunque negli ultimi mesi i casi sono stati pochissimi: 65 a gennaio, 52 a febbraio, 26 a marzo, 2 a maggio e addirittura nessuno a giugno. Si tratta di una tendenza che riguarda tutti i paesi che confinano a nord con l'Italia, visto che la polizia di confine della Svizzera ha recentemente comunicato che nel 2018 i blocchi alla frontiera sono più che dimezzati rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (2.900 contro 6.700) e anche la Francia - come è noto - è particolarmente vigile. Anche troppo, visto che non di rado i suoi agenti sconfinano da noi per fare i controlli.

Se si parla dei cosiddetti «movimenti secondari» le cose ovviamente cambiano, basti pensare che quest'anno la Germania ha già ricevuto 40mila richieste d'asilo pur non avendo porti, il che significa che si tratta di migranti sbarcati altrove. Ma questo, però, è un altro discorso.