sabato 23 giugno 2018

Stadio della Roma: le mail cancellate da Lanzalone, le fughe di notizie e quegli omissis che nascondono altri politici

lastampa.it
edoardo izzo



Quando i carabinieri sono entrati nel suo appartamento, proprio dietro via San Lorenzo in Lucina, nel cuore di Roma, e hanno controllato il suo computer delle mail non c’era più nessuna traccia. L’ex presidente di Acea vicino ai 5 Stelle, Luca Alfredo Lanzalone, aveva cancellato tutte le conversazioni.

Potrebbe allargarsi l’indagine della procura della Capitale sul nuovo stadio della Roma che oggi vede 9 persone arrestate e altre 27 iscritte sul registro degli indagati. La domanda è: Perché Lanzalone ha cancellato tutte le mail? Una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti è che, il potente avvocato genovese, possa essere stato avvertito da qualcuno dell’esistenza di un’indagine. A Roma, in effetti, le voci corrono. Il 24 maggio scorso, esattamente 20 giorni prima degli arresti, i carabinieri del Nucleo Investigativo entrano in Campidoglio con un decreto di esibizione e i documenti richiesti sono «sulla consulenza affidata all’avvocato Lanzalone riguardante la questione Stadio».

L’ex presidente di Acea, poco dopo, viene avvisato dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi. Da quel momento, forse, l’indagato inizia ad avere paura. Proprio quest’ultima circostanza ha scatenato diverse reazioni politiche. «La Raggi ha saputo dell’inchiesta sullo Stadio lo scorso 24 maggio a seguito di perquisizione dei carabineri in Comune e avrebbe subito informato Lanzalone. È vero? Siamo di fronte a rivelazione di segreto o complicità con l’indagato arrestato?», ha commentato il deputato Pd, Michele Anzaldi. Sullo stadio della Roma «Raggi sapeva. Sapeva dell’inchiesta su Lanzalone. Sapeva e twittava come se nulla fosse. Una sindaca che prende in giro i propri cittadini cosa dovrebbe fare?», gli ha fatto eco il senatore Pd, Ernesto Magorno.

Certo è che tra Raggi e Lanzalone, almeno fino alla mattina del 12 giugno scorso, i rapporti erano buonissimi. Dopo, forse complice l’arresto dell’avvocato, la sindaca ha cambiato nettamente atteggiamento. «L’avvocato Lanzalone mi fu presentato dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede e da Riccardo Fraccaro. Non si può dire che sia stata una mia scelta», ha spiegato la Raggi venerdì scorso al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone e all’aggiunto Paolo Ielo, aggiungendo: «Io venivo dall’esperienza dell’arresto di Marra e quando chiesi un approfondimento sul concordato preventivo per alcune partecipate del Comune e un aiuto per la questione ’stadio della Roma’, Fraccaro e Bonafede mi presentarono Lanzalone».

La circostanza però appare in contrasto con quanto detto dall’avvocato genovese che nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha spiegato di «essere stato scelto e chiamato dalla sindaca Raggi» e non ha citato alcuna mediazione da parte di terze persone. E che Lanzalone sia attendibile emerge anche dagli atti. In una conversazione intercettata, ad esempio, afferma «noi stiamo dando una mano su un milione di cose gratis et amore dei. Perché vorrei far presente, non ci pensa mai nessuno...però dico....noi abbiamo ricevuto una cosa da una sola persona che si chiama Virginia Raggi e che mi ha nominato nel Cda di Acea». Un chiaro segno di fiducia e stima. Intanto, dalle carte, spunta un nuovo indagato.

E’ Paolo Carpentieri, consigliere di Stato e capoufficio legislativo al ministero dei Beni Culturali sotto diversi ministri. Il magistrato è accusato di avere emesso un parere legislativo contro il ricorso di «Italia Nostra», avverso alla decisione del Soprintendente Francesco Prosperetti che aveva tolto i vincoli e perciò autorizzato la demolizione dell’Ippodromo Tor di Valle con lo scopo di favorire l’imprenditore Luca Parnasi. Carpentieri sarebbe stato avvicinato dagli avvocati Cesare San Mauro e Sandro Amorosino, entrambi indagati, con i quali avrebbe concordato un parere di inammissibilità. Ma non solo. Carpentieri avrebbe concordato un secondo parere negativo sul riconoscimento del diritto di autore per lo stesso ippodromo.

Gli omissis e i nomi di altri politici
Sono oltre 100 le pagine omissate nelle carte depositate dalla procura di Roma nell’inchiesta sullo stadio della Roma. Dietro quegli omissis nomi importanti di altri politici coinvolti nelle indagini.