lunedì 25 giugno 2018

Rom, piccola comunità divisa in 148 campi. Il 43 per cento è italiano

lastampa.it
grazia longo

Sono lo 0,04% della popolazione, la metà è minorenne. Di norma hanno un’aspettativa di vita di 10 anni in meno


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Dislocazione nelle baraccopoli formali e informali - in altri termini campi rom autorizzati e no -, condizioni dell’emergenza abitativa, numeri dei cittadini italiani. La fotografia delle comunità rom e sinti presenti in Italia, viene fornita dalla «Associazione 21 luglio». I dati della onlus sono riferiti al 2017 e rivelano la presenza di 26 mila persone, tra rom e sinti in emergenza abitativa: vivono suddivisi tra aree autorizzate e accampamenti di fortuna e corrispondono allo 0,04% della popolazione italiana. Più nel dettaglio, sono circa 16 mila e 400 quelli che abitano negli insediamenti formali, per l’esattezza in 148 campi distribuiti in 87 comuni. Mentre nei campi non autorizzati e nei micro insediamenti vengono individuati 9 mila e 600 rom. Tra coloro che occupano le baraccopoli istituzionali, il 43% ha la cittadinanza italiana.

Tanti hanno meno di 18 anni
Più in generale, l’aspettativa di vita dei rom - una popolazione da sempre discriminata e oggetto di deportazione e sterminio di massa durante il nazismo - è di 10 anni inferiore a quella della popolazione italiana e il 55% ha meno di 18 anni. Chi occupa le baraccopoli informali e i micro insediamenti è per l’86% di origine romena. Mentre i rimanenti sono in prevalenza di nazionalità bulgara. Sono invece circa 9.600 i rom originari dell’ex Jugoslavia: si tratta di persone che vivono quasi esclusivamente nelle baraccopoli formali. Di questi si stima che il 30% più o meno 3 mila persone - possa essere a rischio apolidia (senza cittadinanza).

Concentrati a Roma
Le più grandi baraccopoli abusive sono concentrate nella regione Campania, mentre la città con il maggior numero di campi autorizzati è Roma che ne ha 17. La capitale detiene, inoltre, anche il record del maggior numero di micro insediamenti informali: circa 300.

«Così è nata Mafia Capitale»
Il presidente dell’Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla, che si occupa di diritti umani e discriminazione contro le comunità rom, sinti e caminanti stigmatizza il censimento voluto dal ministro dell’Interno. «È un’iniziativa illegale. Salvini poi menziona Maroni - scrive su Facebook - dimenticando che fu proprio lui a inaugurare nel 2008 la costosissima e fallimentare “Emergenza Nomadi” che, oltre ad essere dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato, creò l’humus sul quale nacque Mafia Capitale». Stasolla ricorda anche che il Consiglio di Stato ha risarcito con 18 mila euro un rom sottoposto a censimento. E conclude: «Il ministro dell’Interno sembra non sapere che in Italia esistono già dati e numeri sulle persone presenti negli insediamenti formali e informali; che i pochi rom irregolari sono apolidi di fatto, quindi inespellibili; che i rom italiani sono presenti nel nostro Paese da almeno mezzo secolo e sono per certi versi “più italiani” di tanti nostri concittadini».

Una realtà in diminuzione
Tornando ai numeri, secondo la mappatura della onlus rispetto al 2016, quando i rom rilevati erano stati circa 28 mila, si è verificato un decremento del 7% dovuto in parte al trasferimento di alcune comunità da insediamenti informali ad immobili occupati, dall’altro allo spostamento volontario di alcune famiglie,prevalentemente di nazionalità romena, verso altri Paesi europei.

I casi particolari
A parte le baraccopoli vanno infine ricordati alcuni casi particolari. Come le circa 1.300 persone, in prevalenza sinti, che vivono in una cinquantina di micro aree collocate nell’Italia Centro-Settentrionale. O i 1.200 rom di cittadinanza romena sistemati in appartamenti occupati in forma «monoetnica» a Roma, Napoli e Sesto Fiorentino. E, ancora, i circa 760 rom di nazionalità italiana presenti in abitazione dell’edilizia residenziale pubblica all’interno di quartieri monoetnici nelle città di Cosenza (circa 500 persone) e Gioia Tauro (circa 260 persone).