mercoledì 27 giugno 2018

Hamas ha pagato la famiglia di Layla per dire che era stata uccisa dai gas israeliani

lastampa.it
giordano stabile

La rivelazione di un militante arrestato dall’esercito israeliano



Il leader di Hamas Yahya Sinwar ha pagato con oltre duemila dollari la famiglia della piccola Layla Ghandour per dire che era stata uccisa dai gas lacrimogeni lanciati dall’esercito israeliano contro i dimostranti palestinesi al confine con la Striscia di Gaza. Layla, appena otto mesi, è morta in circostanze ancora da chiarire il 14 maggio scorso. Ora un militante di 20 anni, «Omar», arrestato dopo che aveva forzato il confine e incendiato un posto di osservazione militare, ha rivelato che i genitori della piccola sono stati indotti a fornire una ricostruzione falsa.

Il giovane palestinese, parente della vittima, ha raccontato che il leader di Hamas in persona, Yahya Sinwar ha dato ai genitori della bambina, Miriam e Anwar Ghandour, «8 mila shekel», cioè circa 2200 dollari o 2000 euro, perché raccontassero ai media che la piccola era morta soffocata dai gas, una circostanza che ha suscitato un’ondata di indignazione mondiale. Ma i dubbi erano sorti quasi subito anche dal lato palestinese. Dopo essere stato iscritto dal ministero della Salute nella «lista dei martiri» il nome di Layla era stato ritirato «per accertamenti».

Nella marcia di protesta del 14 maggio erano rimasti uccise 62 persone, tutte dal fuoco dei cecchini israeliani, e molti erano militanti di Hamas. La piccola era stata portata vicino al confine dal fratello di 11 anni ma la dinamica non era mai stata chiarita. Un medico di Gaza aveva poi rivelato a un tv araba di avere dubbi, e che la piccola Layla era morta molto probabilmente di una grave malattia al sangue, che aveva già causato il decesso di un fratellino. Gli accertamenti da parte delle autorità palestinesi sono ancora in corso.