lunedì 12 febbraio 2018

Il nostro giuramento per la più bella Italia

ilgiornale.it
Emanuele Beluffi
culturaidentita
Undici imperativi categorici per liberare la cultura (italiana) dalle pastoie autocratiche, autoreferenziali, esclusive e piagnucolose da due pericoli pressanti, il dominio unidirezionale dei soliti noti e la scusa immobilizzante dello sciagurato motto “con la cultura non si mangia”. Ingiusto! (per il primo punto). Sbagliato! (per il secondo).

Gli undici verbi che denotano azione per idee che diventano azioni sono i seguenti e sono contenuti nel Manifesto di #CulturaIdentità:

LIBERARE; DETASSARE; EDUCARE; SOSTENERE; ARMONIZZARE; ITALIANIZZARE; SOVRANIZZARE; INTEGRARE; RIORDINARE; DIFENDERE; GIURARE
MANIFESTO
1 LIBERARE (ALESSANDRO GIULI)
Liberiamo la cultura italiana dal regime di menzogne politicamente corrette, dalle soggezioni conformiste della lobby radical anti italiana e dalla globalizzazione dei cervelli.
2 DETASSARE (GUIDO CASTELLI sindaco di Ascoli)
Detassiamo la cultura italiana, sottraendola alla mano predatoria dello Stato giacobino, alla burocrazia tassatrice e oppressiva. Apriamo gratuitamente ogni museo e lasciamo che l’arte e l’ingegno bastino a sé stessi, liberi da vincoli fiscali.
3 EDUCARE ( ELISABETTA ARMIATO etoile della Scala presidente di Pensare Oltre)
Riavviciniamo gli italiani alla bellezza, all’arte, alla musica e alla lingua italiana come espressioni di un canone eterno. La cosa pubblica se ne faccia carico e veicolo, rendendo obbligatorie fin dalla scuola materna le materie artistiche.
4 SOSTENERE ( ALESSIO ABBATEIANNI AD Tecnovision)
Incitiamo gli imprenditori al mecenatismo: promuovano il genio del direttore artistico che, come già nelle corti rinascimentali, innalzerà alla vita armoniosa le invenzioni della libera impresa.
5 ARMONIZZARE (GENNARO SANGIULIANO vicedirettore Rai 1)
Rilanciamo il valore artistico italiano oltre ogni astratto economicismo; armonizziamo il ritmo qualitativo della cultura con le misurazioni convenzionali e quantitative degli algoritmi moderni.
6 ITALIANIZZARE (ALESSANDRO SANSONI storico e giornalista)
Favoriamo, incentiviamo, premiamo il ritorno in Patria degl’intelletti italiani dispersi all’estero per costrizioni economiche.
7 SOVRANIZZARE (GIAMPAOLO ROSSI giornalista esperto di comunicazione e linguaggi cross-mediali)
Forti della tradizione nostra federale e latina, impugniamo la cultura come la più nobile arma per restituire la propria storia a ogni gente, lottiamo per la sovranità di tutti i popoli senza divario di stirpe, di lingua, di classe, di religione
8 INTEGRARE (GIUSY VERSACE atleta paralimpica)
Consentiamo l’inserimento di chi vive una disabilità in un contesto sociale e culturale, regaliamo una speranza abbattendo ogni barriera mentale.
9 RIORDINARE (NINO SPIRLI’ scrittore autore di “Diario di una vecchia checca”)
Ricominciamo dall’ovvio, dal normale,dall’ordine naturale delle cose, dal gioco armonico delle diversità sessuali che, nelle relazioni di natura, rende sempre vigorosa e più ricca la vita comune. Rifiutiamo l’umanitarismo livellatore, eterofobico e vendicativo.
10 DIFENDERE (PAOLA RADAELLI presidente UNAVI Unione Nazionale Vittime)
Difendiamo la persona, la famiglia col suo inviolabile domicilio, la comunità; rivendichiamo la forza della legittima difesa, senza la quale ogni offesa e soverchieria divengono lecite.
11 GIURARE (ANGELO CRESPI)

Alla maniera degli antichi Padri e degli antichi Figli al compimento dell’età maggiore, noi giuriamo sulle nostre patrie lettere, sui monumenti, sulle chiese, le pievi, i palazzi, i castelli, i giardini, giuriamo sulla poesia perché i poeti sono i legislatori del mondo, e la bellezza è la nostra guida

I motori (mobili) degl’imperativi siamo noi, siete voi e chi ci ha aperto la strada sono gli intellettuali, i giornalisti, gli amministratori politici, gli imprenditori e le associazioni e tutti i battitori liberi che aderiscono, hanno aderito e aderiranno a #CulturaIdentità, il nostro, il vostro movimento fortemente voluto e creato da Edoardo Sylos Labini, in stretta simbiosi creativo/programmatica con Alessandro Giuli e Angelo Crespi.

Parole? No, perchè la parola è flatus vocis se non si accompagna al riconoscimento dell’azione.

Esempi concreti: defiscalizzazione al 100% delle erogazioni in favore di musei, teatri e fondazioni artistiche e culturali, federalismo museale, deducibilità delle spese in arte e cultura e il rilancio del Made in Italy nel mondo.

E per chi avesse voluto ascoltare ancora più dura materia, una difesa politica della Bellezza: Federico Mollicone , organizzatore culturale e responsabile comunicazione di Fratelli d’Italia, dopo il saluto di adesione al movimento da parte di Giorgia Meloni, ha esplicitato davanti alla platea una serie di punti non generici ma direzionali sul metodo per valorizzare il patrimonio culturale italiano, preceduto sul palco da Attilio Fontana candidato governatore in Lombardia e dall’assessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia Cristina Cappellini, i quali hanno dato anch’essi il loro sostegno a quello che non è più solo un progetto pensato, ma un progetto avviato: #CulturaIdentità.

Oltre al sindaco di Ascoli Guido Castelli intervenuto con una interessante proposta sulla defiscalizzazione per i Comuni che investono in Cultura, ha aderito un altro sindaco simbolo di coraggio e difesa dell’identità territoriale, quello di Norcia Nicola Alemanno. La parola a riviste ed associazioni da L’Intellettuale Dissidente al Talebano.

Ad arricchire il dibattito sul finale è salito sul palco anche un giovane avvocato di origine nigeriana Sedu Hillary che con il suo prezioso intervento ha ribadito come un bambino che nasce in Italia da genitori stranieri debba prima abbracciare la nostra cultura e le nostre tradizioni per diventare veramente italiano. Il rispetto del Tricolore, della bandiera sarà un’altra nostra battaglia futura, per dimostrare a tutto quel mondo che ruota intorno al finto umanitarismo un po’ radical che per noi la Patria è un sentimento che travalica qualunque colore di pelle o scelta religiosa.

Quel mondo “radical” formato dai soliti noti che ha cercato di okkupare il settore dello Spettacolo ma che oggi è imploso, è spaesato ed è senza una rappresentanza politica.Come dice Alessandro Giuli, il primo malcostume culturale da scardinare è l’autoreferenzialità (“La cultura più affermata è una cultura di minoranze pseudoegemoniche che parlano a se stesse, che hanno perso il contatto con l’alto, ovvero la politica, e con il basso, la gente comune”). Oggi più che mai è necessario delineare una politica culturale nuova ed efficiente che si basi sulle conoscenze del passato, che non vanno viste come “cose” retrograde o da dimenticare, perché il passato ci dà il senso di ciò che funziona e non funziona. Bisogna abbandonare la totale inerzia, scendere in campo e metterci la faccia. “Con la cultura non si mangia?”.

Allora l’obiettivo è (anche) rendere la cultura una risorsa economica in grado di generare professioni e reddito, attraverso la collaborazione con il settore privato, col risultato aggiuntivo dell’attivazione dell’indotto diretto e indiretto (non solo società di fund raising, ma procedure tailor made, fatte su misura e basate su progetti in grado di generare impatto sul territorio).