Evoluzione a Sinistra

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giovedì 16 novembre 2017

Hedy Lamarr: la favola segreta dell'attrice che inventò il wi-fi

repubblica.it
di Simone Marchetti

Hedy Lamarr: la favola segreta dell'attrice che inventò il wi-fi

Fu la prima attrice ad apparire nuda sul grande schermo. E l'unica diva a poter vantarsi di aver predetto e forse inventato il Wi-fi. La storia dimenticata e segreta di Hedy Lamarr viene oggi ricordata in un documentario prodotto da Susan Sarandon. Un'opera interessante che racconta una donna a cui fu impedito di essere tante cose e di avere tanti talenti in una volta sola

Fu la prima a posare nuda al cinema. E la prima a immaginare il Wi-Fi. La storia pubblica e segreta di Hedy Lamarr, attrice icona di Hollywood ma anche scienziata in incognito, vengono oggi finalmente celebrate in Bombshell: the Hedy Lamarr Story, un documentario prodotto da un’altra attrice, Susan Sarandon. Il lungometraggio, presentato a Londra all’interno del Jewish Film Festival, sta facendo appassionare la rete per il modo pungente con cui riesce a far riflettere su pregiudizi, contraddizioni e anche prigioni che lo star system riesce a costruire intorno ai propri artisti.

Lamarr, infatti, diva ma anche ingegnere che brevettò una scoperta alla base dell’attuale tecnologia wi-fi, finì ingabbiata prima dentro un ruolo e quindi dentro un destino che impedirono al suo genio di venir riconosciuto. Occorre, però, fare un passo per volta dentro la storia di una vita che è più appassionante di ogni fantasia hollywoodiana.

Hedy Lamarr: la favola segreta dell'attrice che inventò il wi-fi

 Quando Hedy Lamarr si chiamava Hedwig Kiesler

Vienna, 1930 circa. Figlia di un direttore di banca e di una pianista, Hedwig Kiesler cresce in un ambiente libero e liberale. Studia con le figlie di Sigmund Freud, ha una passione per l’ingegneria ma finisce con innamorarsi del cinema e del teatro. Non è bella ma bellissima. Un’arma a doppio taglio che la lancerà come attrice ma la limiterà come artista. Fin dagli esordi, infatti, i critici parlano di “occhi graziosi come in un dipinto”. Nessuno parla della sua recitazione, ma lei ha progetti più grandi di chi la vuole inscatolare nel ruolo di bambola. Si esibisce nella Berlino libera e bella prima dell’incubo nazista. Debutta a Mosca, spopola a Vienna. I suoi primi ruoli al cinema fanno scrivere ‘era così carina che te la saresti mangiata’.

Lei cavalca l’onda e accetta di recitare come protagonista in Estasi, film che passerà alla storia per aver mostrato la prima attrice nuda. Ovunque è scandalo: dall’Europa agli Stati Uniti, non si parla d’altro. Hedwig si comporta come farà sempre: testa bassa e si lavora.

Debutta a teatro nel ruolo di Sissi e Franz Mandl, il primo marito, la vede, se ne innamora e la sposa. È un impresario ricco e potente che lavora nel mercato delle armi: nelle cene a casa loro si alternano Benito Mussoni e gerarchi nazisti. Hedwig ascolta, s’informa, inizia a spaventarsi. Non lo sa, ma quello che sente sarà fondamentale per il futuro suo e anche per quello del Wi-fi. L’antisemitismo cresce, Hilter prende il potere. La prima volta che prova a fuggire in treno, destinazione Budapest, viene ripescata dal marito e riportata a casa. La seconda va meglio: ripara in Svizzera, a St. Moritz dove, guarda caso, svernano i più grandi registi americani del tempo. Più tardi riparerà prima a Parigi e poi a Londra, mentre il marito ottiene il divorzio da lei per motivi razziali.

Hedy Lamarr: la favola segreta dell'attrice che inventò il wi-fi

 Da Londra a Hollywood: la nascita di Hedy Lamarr

È a Londra che incontra il produttore che la porterà in America. Convincerlo non è facile perché la censura la insegue dai tempi di Ecstasi. ‘Non andrai da nessuna parte’, le ripetono i produttori, ‘il culo di una donna è per suo marito, non per gli spettatori’. Ma Hedwig è più forte dei maschi e del loro maschilismo: sulla nave da Londra a New York strappa un contratto per una casa di produzione e decide di cambiare il nome in Hedy Lamarr per cancellare il fantasma nazista legato all’Europa e a una Vienna invasa dalla Germania.Hollywood ci mette un minuto ad accorgersi di lei: la trasforma subito nella bellezza esotica, la donna pericolosa e fatale, quella che finisce male o che fa finir male. Recita con tutti, tra gli anni Quaranta e Cinquanta è considerata la donna più bella del mondo. Ed è proprio in questo momento che succede l’impensabile.

Attrice e scienziata: la vita segreta di Hedy Lamarr

Nel tempo libero, Hedy si appassiona di segnali radio e telecontrollo. Una sera incontra George Antheil, compositore francese di stanza a Hollywood, e gli parla dei suoi studi. Lui l’ascolta, si appassiona. Lei abbandona il party, tira fuori il rossetto e scrive il proprio numero di telefono sul parabrezza della sua autovettura. Insieme modificheranno la tecnologia della banda perforata nella pianola meccanica per trasformarla in una tecnologia a rapida variazione di frequenza (frequency-hopping spread spectrum).

Nel 1941 deposita il brevetto n. 2.292.387 che sarà alla base del moderno Wi-Fi

È il 1941 quando depositano il progetto, il 7 dicembre dello stesso anno il Giappone distrugge Pearl Harbour. Nel ’42 il brevetto viene riconosciuto col n. 2.292.387 ma l’Inventor’s Council non lo ritiene interessante e lo consegna all’oblio. Hedy continua la carriera d’attrice, s’avventura in matrimoni quasi sempre sbagliati (saranno 6 in tutto) e imbocca l’immancabile appuntamento con il viale del tramonto.

Fine di un’attrice, inizio di una scienziata: i riconoscimenti tardivi

È il 1962 e guarda caso il brevetto n. 2.292.387 è scaduto da tre anni quando la sua tecnica viene adottata dagli Stati Uniti a bordo delle navi impegnate nel Blocco di Cuba. Hedy incassa il colpo con fierezza, tira dritto e si sposa un’altra volta. Non serve molto: tutto finirà un’altra volta non proprio bene. Prova a scrivere un’autobiografia ma al momento della stampa fa causa all’editore per calunnia. Finisce in carcere per un piccolo furto in un supermercato, fa causa a un tecnico che le installa l’aria condizionata per stupro: il giudice la condannerà a risarcire l’operaio. Tutto le scivola dalle mani, bellezza compresa mentre nel 1985, tolto il segreto militare, viene finalmente riconosciuto il brevetto Kiesler/Antheil che poi sarà la base per le tecnologie di telefonia mobile e sistemi di wireless.
Nel 1985, tolto il segreto militare, viene finalmente riconosciuto il brevetto Kiesler/Antheil che poi sarà la base per le tecnologie di telefonia mobile e sistemi wireless
Arrivano i premi e le onorificenze e in suo onore il 9 novembre, giorno del suo compleanno, in Germania, Austria e Svizzera viene proclamata la giornata dell’inventore. Hedy ha passato gli ottanta, è stanca, l’ennesima causa intrapresa contro la Corel Corporation, rea di aver usato la sua immagine in uno spot, le assicura 5 milioni di dollari e un po’ di respiro. Nell’ultima intervista rilasciata a Vanity Fair dirà che il suo personaggio preferito è Bart Simpson, che il poker è la sua occupazione prediletta e che vorrebbe morire dopo aver fatto l’amore. Se ne andrà, invece, dopo un attacco cardiaco, sola nella sua casa in Florida, con la maschera per gli occhi sulla fronte. Voleva vedere fino all’ultimo cosa significa essere una donna, un’attrice e una scienziata sempre in maniera separata e mai tutte insieme.

Hedy Lamarr: la favola segreta dell'attrice che inventò il wi-fi

Con Windows 10 basterà un clic per condividere file da un PC all’altro

lastampa.it
marco tonelli

Near Share utilizza il bluetooth ed è molto simile a funzionalità analoghe come AirDrop di Apple e Files Go di Google



Con Windows 10 sarà possibile condividere file tra un PC e l’altro. La funzionalità, chiamata Near Share, è in fase di prova ed è disponibile per coloro che hanno sottoscritto il programma Insider , che permette di provare in anteprima le novità del sistema operativo di Microsoft. Come AirDrop, che funziona con tutti i dispositivi Apple, anche Near Share utilizza il Bluetooth per inviare documenti e file tra un computer e l’altro. Allo stesso tempo, la funzionalità della mela morsicata ha un vantaggio in più: è compatibile con iPhone, Macbook e iPad. Invece, Near Share funziona solo con i Personal Computer e non ci sono notizie di un possibile approdo anche nel mondo mobile. Senza dimenticare che anche Google ha annunciato da poco un servizio simile, ma solo per i dispositivi Android.

In ogni caso, per i molti che possiedono un computer con Windows 10, si tratterebbe di un passo in avanti molto utile. Per ora bisogna installare l’aggiornamento “build 17035” (disponibile appunto per coloro che partecipano al programma insider) e la funzionalità sarà attivabile nel centro notifiche. Una volta inviato il file, al ricevente sarà notificato l’arrivo del documento. Ovviamente, trattandosi di Bluetooth, il PC deve essere almeno nella stessa stanza. 

Oltre a Near Share, Microsoft ha annunciato anche altre novità (presenti all’interno dell’aggiornamento) per Windows 10. In particolare, il tasto “mute” per il browser Microsoft Edge, che, in maniera analoga a Chrome, permette di silenziare video che partono da soli o annunci pubblicitari automatici. E infine, anche la possibilità di acquistare i dispositivi della linea Surface nel Microsoft Store. 

Così funzionava la fabbrica (illegale) della cittadinanza italiana

ilgiornale.it
Agata Marianna Giannino

La cittadinanza italianza riconosciuta dietro carte false a circa 300 brasiliani in due anni. Cinque gli indagati nell'inchiesta "Carioca".



Cittadini italiani, ma senza averne i requisiti di legge. Circa trecento brasiliani risultavano abitanti a Brusciano, ma nel Comune situato in provincia di Napoli non ci erano mai stati, se non per un paio di giorni. I proprietari degli immobili in cui avevano la residenza non li conoscevano e non li avevano mai ospitati. L’inserimento nei registri anagrafici della popolazione residente aveva consentito a quegli stranieri di ottenere, dietro compenso in denaro, l’iscrizione nel registro informatico di cittadinanza italiana sulla base di pratiche irregolari.

Tra i soggetti extracomunitari che, in questo modo, tra il 2014 e il 2016 hanno ottenuto la cittadinanza italiana, anche diversi giocatori di calcio, alcuni dei quali militanti nelle massime divisioni professionistiche dei campionati francese e brasiliano, nonché altri atleti di calcio a 5. “Tale procedura ha consentito di aggirare i vincoli relativi al numero massimo di giocatori non comunitari (cd. “tetto extracomunitari”) previsti le singole società sportive dalla vigente normativa”, ha sottolineato il procuratore della Repubblica facente funzione presso il tribunale di Nola, Stefania Castaldi.

Sull’illecito sistema hanno indagato per almeno un anno i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna che, coordinati dalla procura nolana, hanno lavorato per mettere a nudo il giro di pratiche false e i soggetti coinvolti. L’attività investigativa ha permesso di accertare che i brasiliani richiedenti la cittadinanza si rivolgevano a un’agenzia di disbrigo pratiche amministrative con sede a Terni. Il titolare, Luis Sonda Vanderlei, di origini brasiliane, in passatore giocatore di calcio a 5, risulta indagato nell’ambito dell’inchiesta “Carioca” che ha scoperchiato la macchina illegale ben organizzata che, attribuendo agli stranieri una residenza fittizia, certificava la cittadinanza italiana iure sanguinis (foto).

Un prima ordinanza di custodia cautelare era stata emessa il 3 aprile scorso, nei confronti dell’ufficiale di stato civile del Comune di Brusciano, il 58enne Michele Di Maio, e del 44enne Sonda Vanderlei, ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Finirono agli arresti domiciliari. La misura è stata poi attenuata dal Riesame con quella dell’obbligo di dimora. Giovedì scorso i carabinieri hanno dato esecuzione a una seconda ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Daniela Critelli nei confronti di quattro dei cinque indagati.

Accusati di associazione a delinquere finalizzata alla falsità ideologica e materiale commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici, sono stati colpiti da divieto di dimora negli uffici dell’amministrazione comunale di Brusciano: Michele Di Maio; Luigi Belfiore, 61 anni, impiegato all’ufficio Anagrafe e l’ex assessore, già vicesindaco nello stesso comune, Nicola Marotta, 57 anni. È stato invece applicato il divieto di dimora nel territorio di Brusciano al dirigente di una squadra di calcio a 5, il commercialista Nicola Cuccaro, 39enne di Marcianise (Caserta)

I clienti dell’agenzia di Sonda, secondo quanto accertato dagli inquirenti, giungevano in Italia per il tempo strettamente necessario al disbrigo di formalità burocratiche che richiedevano la loro personale presenza presso gli uffici pubblici (del Comune e dell’Agenzia delle entrate) - generalmente un paio di giorni - per poi tornare nel Paese di provenienza in attesa di ottenere il certificato di cittadinanza rilasciato dal Comune. In seguito ritiravano il passaporto o delegando Sonda presso la Questura interessata, o personalmente presso il consolato italiano nella cui circoscrizione provvedevano a trasferire la residenza.

L’indagine è partita a luglio del 2016, proprio da una segnalazione di una Questura, quella di Terni, che analizzando le richieste di rilascio di passaporti presentate da presunti cittadini italiani di origine brasiliana, aveva notato evidenti irregolarità nelle pratiche di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis perfezionata presso l’ufficio Anagrafe e dello Stato Civile del Comune di Brusciano. Incrociando i dati derivanti dai tabulati telefonici, quelli rinvenuti nel corso delle perquisizioni, le intercettazioni telefoniche e ambientali, e grazie a diverse testimonianze, la procura e i carabinieri hanno dimostrato l’esistenza di “un’associazione stabile, finalizzata a far ottenere a cittadini brasiliani la cittadinanza italiana iure sanguinis, in difetto dei presupposti di legge e quindi volta alla commissione di un numero indeterminato di delitti di falso in atto pubblico”.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Sonda riceveva dai brasiliani la documentazione anagrafica, ricostruiva le ascendenze italiane, acquisiva i passaporti, e fino a una certa data accompagnava gli stranieri al Comune di Brusciano, dove si rivolgeva a colui che allora era il responsabile dell’Anagrafe, Di Maio, che dopo il sequestro delle pratiche di riconoscimento della cittadinanza eseguito 4 luglio dell’anno scorso dalla Digos, prima è stato sospeso dal lavoro, poi trasferito in altro ufficio. Stando a quanto è emerso dall’attività investigativa dei militari dell’Arma, i brasiliani arrivavano al Comune molto spesso accompagnati da Cuccaro che, secondo l’accusa, faceva da intermediario tra Sonda e i suoi contatti interni al Comune di Brusciano:

Marotta, che per inquirenti garantiva il buon esito delle operazioni, il responsabile dell’ufficio Anagrafe, Di Maio, che certificava la cittadinanza sulla base di pratiche irregolari, e Belfiore, che istruiva i procedimenti volti al riconoscimento della cittadinanza italiana. Nei faldoni analizzati dai carabinieri sono state trovate cartelle in cui i moduli per l’accertamento anagrafico di residenza erano in bianco, in alcune mancavano le marche da bollo, o erano contraffatte come quelle rinvenute nella disponibilità di Di Maio nel corso di una perquisizione personale.

Gli investigatori hanno accertato che, una volta che erano pronti i documenti, i cittadini brasiliani arrivavano al municipio di Brusciano per ottenere la carta d’identità e il riconoscimento della cittadinanza italiana. Entravano di frequente dall’ingresso secondario (quello sul retro), e quando il Comune risultava chiuso al pubblico. Dalle verifiche effettuate si è scoperto poi che i due dipendenti pubblici, Di Maio e Belfiore, in quelle occasioni si trovavano sul luogo di lavoro spesso senza esserne autorizzati, quindi vi accedevano abusivamente, con le chiavi che il responsabile dell’ufficio aveva a disposizione, inoltre per svolgere attività per cui non hanno ottenuto alcun compenso dallo Stato. In stanza con loro c’era anche Marotta, all’epoca assessore comunale, carica da cui si è dimesso ad aprile scorso quando ha appreso di un suo presunto coinvolgimento nell’inchiesta.

Gli inquirenti si sono interrogati anche su un’altra questione, quella elettorale: 300 residenti in più significa 300 elettori in più. E l’obiettivo “camera” emerso da alcuni messaggi captati tra Marotta e il sindaco di Brusciano, Giuseppe Romano (estraneo ai fatti giudiziari di cui stiamo parlando), ha spinto gli inquirenti a condurre accertamenti anche in tal senso: la certezza è che tutte le schede elettorali dei brasiliani naturalizzati italiani non sono mai state ritirate dall’ufficio elettorale. I cinque indagati dovranno ora difendersi da queste pesanti accuse, e la loro eventuale colpevolezza potrà essere dimostrata solo in un processo e definita con una sentenza definitiva passata in giudicato.

Le strategie dei politici per farsi rieleggere: tra cambi di casacca e alleanze improbabili

repubblica.it
di Susanna Turco

La nuova legge elettorale permette di tornare in Parlamento con l'un per cento dei voti. E così è già iniziata la corsa al seggio da parte dei peones. Ecco chi sono e come si stanno muovendo

Le strategie dei politici per farsi rieleggere: tra cambi di casacca e alleanze improbabili

Momento d’oro per l’area di centro». Clemente Mastella, 70 anni di cui 32 in Parlamento e 14 da sindaco di Ceppaloni, risponde al telefono al primo squillo e va fluido come un tip tap: segno in codice che la campagna elettorale è cominciata. Pier Ferdinando Casini, 62 anni di cui 34 tra Camera e Senato, appena “sacrificatosi”, diciamo, a dirigere la commissione d’inchiesta sulle banche, significa la stessa cosa con parole opposte: «Candidarmi? Non so, guardo la faccenda con distacco», dice a Repubblica. Tutto ormai si muove, la nuova legge elettorale è il detonatore e nella legislatura record di cambi di casacca (siamo a 531) ora la cavalcata è alla salvezza, alla conquista dei comodi posti dei listini proporzionali, quando non dei 231 (Camera) più 109 (Senato) appena più decisivi dell’uninominale.

Ad Arcore, come nella più immutabile delle tradizioni, è ripartita la processione delle cene con i possibili alleati di Berlusconi: sono già andati a conferire, fra gli altri, il centrista ex casiniano Lorenzo Cesa, l’ex alfaniano e saggio di Napolitano Gaetano Quagliariello, il verdiniano quasi apostata Francesco Saverio Romano, il già deluso Stefano Parisi. Parole d’ordine: contenere la Lega (oltre che sconfiggere Grillo), gli uni, e sopravvivere, gli altri. Serviranno tutti allo scopo, ciascuno il proprio. Al Nazareno la faccenda non è altrettanto plastica - anche per evidenti questioni di caos - ma la caccia di alleabili al Pd è persino più aperta, visto che Matteo Renzi l’altro giorno ha lanciato un appello Che-Guevara-fino-a-Madre-Teresa da far invidia a Jovanotti. La nuova legge d’altra parte sul punto è spietata: grazie all’incrocio tra coalizioni leggere e sbarramento basso, vince chi aggrega di più.

Insomma il Rosatellum sarà pure un mostro alieno - un «meccanismo sconosciuto al mondo» l’ha chiamato in Aula alla Camera Pier Luigi Bersani - però sulla politica ha già sortito uno straordinario effetto doping: la corsa al voto è cominciata a scoppio, come se dovesse durare un mese invece di almeno quattro (come dicono alla buvette storpiando lo slogan elettorale siciliano: sarà lunghissima). C’è chi ha ricominciato a fare su e giù per il proprio collegio già durante il Ponte d’inizio novembre, con la speranza di continuare almeno fino a dopo San Valentino (a quel punto la candidatura sarà certa). C’è chi ha ripreso a distribuire in giro il suo libro di qualche anno fa, per avere così l’occasione di nuovo lustro.

C’è chi d’improvviso scopre di volere una vita fuori dal Parlamento – agnizioni che di solito si svelano un attimo prima della mancata ricandidatura. Lo Scioglimento (delle Camere) si staglia all’orizzonte, prenatalizio addirittura dicono. L’ultimo provvedimento sul quale è tollerato l’arrembaggio pre-voto è del resto il collegato fiscale, sfogatevi, poi basta. E, anche se i collegi sono in via di ridefinizione al Viminale, già si ragiona sulle Liste: per il terrore di quelli che si giocano la ricandidatura – soprattutto nei grandi partiti, che saranno fatalmente ridimensionati, a partire da Pd e Fi; per la gioia di piccoli e piccolissimi, potentati locali, sovranismi ed ex scissionisti di ogni dove.

Dall’1 per cento in su, infatti, vale tutto. Meglio ancora che con il Porcellum, da questo punto di vista. Un incubo, per taluni. Basti dire che persino Domenico Scilipoti non esclude di far parte della corsa. Di certo, è il trionfo di Verdini e del verdinismo: sono piccolo ma ti servo. E tutti a sciamare di là, dove più serve, al grido (verdiniano): «Le ideologie non esistono più, diciamocelo». Enrico Zanetti, colui che ha agilmente portato Scelta civica in braccio ad Ala giocandosi così il posto da vice-ministro, su Facebook vira addirittura al pappappero: «Abbiamo fatto bene a tenere il punto quando suonavano forti le sirene del partito unico e ci dispiace per quanti vi hanno invece frettolosamente ceduto». Insomma meglio lui di tutti i montiani che sono andati nel Pd.

Adesso, sempre attento a «non diluire l’identità», Zanetti sembra pronto a salvarsi buttandosi a destra. Mentre il suo ex vice Angelo D’Agostino, al contrario, vorrebbe andare a sinistra. E Denis Verdini, abbandonata a quanto pare l’ipotesi di candidarsi in un collegio estero, tergiversa attorno all’istinto da patto del Nazareno in virtù del quale, se potesse, darebbe direttamente un braccio a Renzi e l’altro a Berlusconi, senza nemmeno passare dalle urne. In Forza Italia, c’è da dire, lo rimpiangono non poco: le liste le aveva sempre fatte Denis, raccontano, e né i capigruppo Romani e Brunetta, né tantomeno il reggitore avvocato Niccolò Ghedini, sembrano avere il giusto spessore di spregiudicatezza politica. Spregiudicatezze magari sì, ma altre. Tornerà dunque Verdini dall’ex Cav? Può sempre darsi.

«Adesso, nel sistema tripolare, chi sta al centro e ha un radicamento territoriale anche piccolo, conta ancora più di prima: il valore sei tu, non il partito che magari crea problemi», spiega Mastella, buttandosi alle spalle pure lui una qualsiasi residua ideologia. Lui, pare chiaro, è destinato alla destra, anche se sogna come nell’ultimo trentennio un rassemblement di centro. I “ponti d’oro” li ha già visti spalancarsi, come quasi tutti quelli che, per poco che facciano, segneranno la differenza tra la coalizione che vince e quella che perde: Raffaele Fitto per la Puglia, Flavio Tosi in Veneto, e via dicendo. In pratica, come dice uno di loro, in questa logica «anche se non prendi il 3 per cento, che è la soglia per accedere alla ripartizione dei seggi, comunque qualcuno te lo porti a casa», grazie a qualche concordata ospitalità del partito più grande, al quale si garantisce la vittoria nell’uninominale.
«Insomma, più gente corre in giro, meglio è», è la sintesi in casa azzurra.

Spaccarsi in due sembra dunque il destino segnato di quelli che non hanno grosse speranze di far molto meglio. Esempio principe, quello di Ap: Maurizio Lupi e mezza rappresentanza parlamentare finiranno a destra, Angelino Alfano e Beatrice Lorenzin e l’altro mezzo gruppo verso sinistra. Fatica? Si sappia che, nei suoi piani, Pier Ferdinando Casini progetta magari di unirsi con gli alfaniani di sinistra. Con lui ci saranno i Centristi per l’Europa, cioè i sopravvissuti all’era della fusione con Monti e Fini, gruppo che il capo è stato ben attento a non aumentare di numero: Ferdinando Adornato, Giampiero D’Alia, Luigi Marino, Aldo di Biagio. Fedelissimi a questo punto, si capisce. «Stiamo giocando su una zattera, ma questo abbiamo», è l’ammissione interna.

Un’altra zattera, versione a destra, è sempre plurale: Energie per l’Italia. Il soggetto fondato da Stefano Parisi dopo esser stato scaricato dal Cavaliere, adesso cerca di raccontarsi come una specie di Mdp, a sinistra di Fi ed è pronto, manco a dirlo, a partecipare al governo: «Non possiamo aspirare a Palazzo Chigi, ma sappiamo che superando la soglia del 3 per cento saremo chiamati a responsabilità di governo», racconta il parisiano Guglielmo Vaccaro. Ambizione eccessiva? Parrebbe, sulle prime: tuttavia, «al momento nei sondaggi la distanza tra primo e secondo partito non supera mai il 3-4 per cento. Sono 80 i collegi uninominali che ballano, più del venti per cento; quindi penso che proposte ne avremo, nei prossimi mesi». L’incubo del Rosatellum, insomma, è appena cominciato.

"I migranti sbarcano in salute invidiabile. Si ammalano nei centri profughi"

ilgiornale.it
Claudio Cartaldo

I risultati della Commissione di inchiesta del Parlamento: i migranti che sbarcano hanno patologie lievi, si ammalano nei centri di accoglienza



Per lungo tempo ci hanno detto che tutti i migranti che sbarcano in Italia sono "in fuga dalla guerra" o dalla fame. Se così fosse, allora, ci si attenderebbe che le loro condizioni fisiche fossero se non drammatiche, almeno problematiche. Malnutrizione, malattie, fame e via dicendo. Non è così. Secondo la Commissione parlamentare d'Inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e espulsione, infatti, i migranti approdati nel Belpaese stanno meglio degli italiani. Le loro condizioni di salute, infatti, risultano migliori rispetto alla media dei paesi di arrivo.

"Questi giovani, nella maggior parte dei casi di sesso maschile, – dice il deputato Pd Federico Gelli – hanno condizioni di salute che non esito a definire invidiabili. La quasi totalità dei casi ravvisati sono semplici stati febbrili o infezioni dermatologiche, da contatto, infezioni dovute anche alle ferite dovute alle violenze subite durante il viaggio o la presenza di parassiti esterni come pulci". Insomma: stanno benissimo. E c'è un motivo, secondo la commissione.

Anzi: due. "Il primo riguarda la selezione fatta prima della loro partenza - dice Gelli al Fatto Quotidiano - con le famiglie che, investendo i propri risparmi per mandare un proprio membro in Europa, scelgono quello con una condizione di salute che gli permetta di affrontare la traversata nel deserto e quella nel Mediterraneo. Il secondo fattore, più triste, è legato al fatto che molte delle persone malate che affrontano un viaggio simile muoiono prima di poter arrivare a destinazione. Questi due elementi creano quello che abbiamo definito ‘effetto del migrante sano’ e che abbiamo attribuito alle persone prese in esame nel 2016". Secondo lo studio realizzato dalla Commissione, che ha analizzato 17.989 persone sbarcate nel porto di Catania nel 2016, non è vero che i migranti portano malattie infettive.

I medici avrebbero infatti rivelato circa 600 casi di sintomi febbrili e solo 19 casi di tubercolosi polmonare, 4 di tubercolosi extrapolmonare, 11 di polmonite batterica, 11 di gastroenterite, 8 di varicella, 3 di schistosomiasi, 2 infezioni da Hiv, un episodio di pielonefrite e uno di spondilodiscite. "Risulta evidente che la cosiddetta Sindrome di Salgari -affonda Gelli - ossia lo stereotipo del migrante ‘untore’, pericolosa fonte di malattie, specie di tipo infettivo, non è oggi supportata da alcuna evidenza scientifica. Si tratta di unfalso mito". Dati che però contrastano con quanto successo a Milano, dove nel 2016 sono stati registrati duemila casi di scabbia e 38 casi di tubercolosi nei centri di accoglienza.

Ma non è questo il punto. A provocare la reazione di Matteo Salvini, infatti, è il dato secondo cui gli immigrati "in fuga dalle guerre" in realtà sarebbero in condizioni fisiche ottimali: "I clandestini che sbarcano sono "in condizioni di salute invidiabili", dice il parlamentare del PD, e se si ammalano in Italia "è colpa nostra". Ma come, non fuggono da fame e guerra?", attacca il leader leghista. La colpa dei malanni degli immigrati, secondo il deputato Pd, sarebbe infatti dovuto alle condizioni di salute garantite nei centri di accoglienza. E qui non si capisce a quale gioco voglia giocare la sinistra, visto che il business immigrazione è affare (soprattutto) della cooperative rosse e bianche (leggi l'inchiesta).

Ma tant'è: per il Pd la colpa è nostra. "Questi giovani - spiega il deputato - arrivano nel nostro Paese in ottime condizioni di salute e tendono ad ammalarsi qui, in Italia. Lo abbiamo chiamato ‘effetto del migrante esausto’, ossia quella condizione di malessere prolungata che porta un giovane in buona salute, ma provato da una lunga traversata, a contrarre malattie che non presentava al momento del suo ingresso nel Paese. Questo è dovuto alle condizioni di vita nelle quali questi ragazzi sono spesso costretti all’interno dei nostri centri d’accoglienza: malnutrizione, scarse condizioni igienico-sanitarie, difficoltà di accesso al sistema sanitario, carenza di personale specializzato. Non dimentichiamoci che, spesso, queste persone sono costrette a rimanere all’interno delle strutture per mesi, se non anni”.

Contatti con Isis per attentato in Italia, espulsa 22enne di seconda generazione

lastampa.it
michele sasso

Nata in Egitto, viveva da anni al Gratosoglio con i genitori e tre fratelli minori che non sospettavano nulla. In contatto con il membro del Califfato Al Najjar Abdallah Hasanayn



Una 22enne egiziana residente a Milano è stata espulsa dall’Italia per terrorismo su ordine del ministro dell’Interno Marco Minniti. Fatma Ashraf Shawky Fahmy in regola con il permesso di soggiorno, era incensurata e senza lavoro e sognava un attentato nel nostro Paese. Un proposito che ha portato dritto all’espulsione avvenuta lo scorso 22 luglio. Fino al giorno prima la ragazza italo-egiziana chattava e usava il suo tablet per mettersi al servizio del Califfato. La ragazza, che non aveva nessun precedente penale né alcuna segnalazione, viveva nel quartiere Gratosoglio, alla periferia sud-ovest di Milano, insieme ai genitori e a tre fratelli minori che hanno notato la radicalizzazione e la trasformazione da seconda generazione a candidata attivista ma non erano a conoscenza delle sue volontà di trasformarsi in martire. 

Secondo le indagini della Digos era in contatto con il membro dell’Isis Al Najjar Abdallah Hasanayn, al quale ha prima chiesto di poter raggiungere la Siria per combattere e, di fronte alle difficoltà del piano, si è detta disponibile a un attentato suicida in Italia, senza mai ricevere risposte. Per il pericolo di attentati e per precauzione si è scelta la strada dell’espulsione e non quella giudiziaria. Tutto nel giro di poche settimane, dopo l’inchiesta-lampo della polizia e sotto intercettazione di telefono e tablet e la scoperta di nessuna cellula attiva la decisione del Viminale del rimpatrio in Egitto. 

Un particolare ha incuriosito gli investigatori: oltre alla propria famiglia, la donna non aveva rapporti con altre persone se non con una vicina di casa e anche le utenze telefoniche a lei intestate non facevano emergere altre chiamate se non quelle, rare, con i congiunti. Tutto il tempo però lo trascorreva davanti al computer e su siti internet dedicati, come hanno confermato anche fonti di intelligence e le indagini della sezione antiterrorismo della Digos. Sicuramente una stranezza per una ragazza così giovane.

Per gli inquirenti, il suo percorso di radicalizzazione è stato evidente: nel 2013 era occidentalizzata, sia nel vestiario che nel comportamento, mentre durante il periodo delle attività investigative indossava il niqab completo di guanti neri. Il dress-code delle donne sotto le insegne di Daesh. 

Scoperta nel Lazio meridiana di 2000 anni fa. "Il regalo di un tribuno pieno di significati"

repubblica.it
di GIACOMO TALIGNANI

Trovata da un team di archeologi italo-britannici nei pressi di Cassino. "Ci racconta il rapporto fra Roma e le periferie"

Scoperta nel Lazio meridiana di 2000 anni fa. "Il regalo di un tribuno pieno di significati"
La meridiana di Interamna Lirenas, vicino Cassino, nel Lazio

SOPRA, campi arati dispersi nel nulla, sotto, un'antica città romana che riaffiora pezzo dopo pezzo per parlarci. Dirci, ad esempio, quanto forte fosse al tempo dell'impero romano l'integrazione fra piccole e apparentemente insignificanti cittadine con la grande Roma caput mundi, oppure raccontarci gli usi e i costumi di chi lasciava la città per far carriera ma "non scordava mai le proprie origini". Quello che stanno offrendo i campi di Interamna Lirenas, oggi nella zona di Pignataro Interamna e Monte Cassino, è un racconto sempre più puntuale di un altro aspetto di Roma: il valore delle città di periferia e la loro integrazione con il centro. Dal 2010 un gruppo di archeologi, dopo vari tentativi andati praticamente a vuoto nel corso degli anni, ha ripreso gli scavi in quell'area poco distante da Cassino.

L'ultimo ritrovamento, una meridiana "ottimamente conservata" di 2000 anni fa,  sorta di orologio dell'epoca ai tempi esposto su una colonna nei pressi del foro, "ci indica nuove informazioni sulla storia dell'epoca" racconta il professor Andrea Launaro, spezzino che oggi insegna all'università di Cambridge in Inghilterra. Launaro, insieme alla dottoressa Giovanna Rita Bellini della Soprintendenza di Archeologia, ha dato vita uno studio italo-britannico del sito anche grazie alla collaborazione del comune di Pignataro Interamna, e dal 2012 gli scavi di quell'area hanno improvvisamente iniziato a dare frutti.

"Da tempo in quei campi i contadini ritrovano puntualmente reperti dell'antica Roma. Vada a vedere su Google Maps - racconta Launaro a Repubblica - laggiù sembra che non ci sia niente, invece è pieno di tesori". Grazie a proiezioni geofisiche e alla magnetometria nel 2012 gli archeologi hanno ritrovato i resti di un antico teatro. "Pensavamo che quella fosse una piccola cittadina, quasi insignificante. Invece, dal teatro in poi, abbiamo capito che era un centro vero e proprio, che fu abbandonato intorno al VI secolo dopo Cristo perché troppo esposto agli invasori. Smantellarono il teatro e le parti della città pezzo dopo pezzo, ordinatamente, per poi fuggire verso Cassino o verso il mare. E oggi stiamo ritrovando numerosi elementi: capitelli, mosaici, sculture e manufatti di terracotta. E poi la meridiana".

"Finora ne sono state ritrovate poche così ben conservate. Questa in particolare aveva una scritta che riconduce a una persona, tale Marcus Novius Tubula, un cognome di quell'area, che tradotto vuol dire 'trombetta'". L'archeologo spiega che Tubula era "un tribuno della plebe. Non sappiamo se sia nato a Interamna, ma è certo che pagò lui la meridiana: è inciso sulla pietra calcarea. Fu lui a commissionarla e volerla e crediamo possa essere il gesto di una persona che, lasciata la sua zona, volesse fare un tributo. Come un politico di un piccolo paese che va a Roma a fare il parlamentare, ma non dimentica le sue origini".  Era un atteggiamento "comune ai tempi dei romani. Ma la merdiana, e altri ritrovamenti, ci indicano anche che una città non prestigiosa come Interamna aveva comunque dei legami col centro, ovvero Roma.

C'era una integrazione fra periferie e potere: ciò significa che questo poteva valere per tante altre zone periferiche, comunque messe in rete politica-economica con Roma".Per gli archeologi la scoperta ribadisce dunque le ambizioni, le dinamiche politiche e gli interessi dei piccoli centri a un collegamento diretto con Roma. "Non pensavamo che un cittadino di Interamna avesse cariche politiche a Roma, come quella di tribuno - chiosa Launaro -. Grazie alla sua donazione le persone guardando la meridiana si sarebbero subito ricordate del successo di Tubula".  Adesso, conclude l'archeologo, "continueremo a scavare. Interamna, essendo una città piccola, è perfetta per il nostro studio sulle caratteristiche delle città medie di allora. Sono sicuro che c'è ancora molto da scoprire".

Chiamate lo sceriffo

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mattia feltri

Chiamate lo sceriffo. La scrittrice Jessica Teich ha accusato di molestie Richard Dreyfuss. Il figlio di Richard Dreyfuss ha accusato di molestie Kevin Spacey. La Warner Bros ha cancellato il nome di Fausto Brizzi da Poveri ma ricchissimi in uscita a Natale, e sarà il primo film della storia senza regista. Ora il cerchio si stringe attorno al cineasta napoletano quarantenne, dopo essersi stretto attorno al cineasta romano quarantenne. Lo sceriffo, alla svelta. 

TripAdvisor ha annunciato che segnalerà gli hotel e i bed and breakfast dove si sono consumate violenze sessuali, a giudizio inappellabile del medesimo TripAdvisor. Abbiamo il fiato sul collo, e a ruota le telecamere delle «Iene». La saggista Barbara Benedettelli manda in stampa Cinquanta sfumature di violenza in cui invita gli uomini a denunciare per par condicio le loro virago, le loro Santippe d’alcova. Un deputato di Forza Italia vuole i girotondi della sinistra a Cinecittà. A Hollywood si organizza una marcia. Dario Argento dice che la figlia Asia non esce più di casa perché ha paura del Mossad, il servizio segreto israeliano, ma nessuna titubanza: l’Italia è piena di maiali, «fuori i nomi!».

In effetti spuntano maiali ovunque, alla Casa Bianca, nelle redazioni, negli spogliatoi di calcio, nelle sagrestie, a Wall Street, nei parlamenti. Fuori i nomi! Vogliono dilungare i tempi delle denunce, inasprire le pene. Chiamate lo sceriffo, santiddìo. Che spari in aria, disperda la folla armata di corda insaponata. Tutti in cella, butti la chiavi e ci salvi la pelle.

Violentato quando era bambino si vendica e accoltella il pedofilo

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lorenzo padovan

Pordenone, il 23enne accusato di tentato omicidio ha confessato Il ferito, in gravi condizioni, era a processo per pedopornografia



Due coltellate alla schiena a quell’uomo a cui aveva voluto tanto bene, poi la fuga nella notte. Un’ora a ripensare a quello che aveva combinato, una telefonata ad una persona cara che lo avrebbe convinto ad arrendersi e la decisione di costituirsi dai carabinieri: «L’ho accoltellato io». Per un 23enne di San Vito al Tagliamento (Pordenone), cittadino italiano ma originario di un Paese dell’Est, accusato di tentato omicidio, si sono spalancate le porte del carcere. «Solo dopo l’interrogatorio di garanzia potrà essere valutata la premeditazione», ha spiegato il Procuratore della Repubblica Raffaele Tito.

Per la vittima dell’aggressione, un medico di 48 anni, è iniziata la disperata lotta tra la vita e la morte nell’ospedale cittadino: è stato accolto in Terapia intensiva, ha subito due interventi chirurgici, ha perso molto sangue, non si sa se ce la farà. In pochi secondi, all’interno della cucina del professionista, a mezzanotte di domenica, si sono ribaltati i ruoli. Fino a quell’istante era il ragazzo a proclamarsi vittima di molestie sessuali e il dottore era il presunto autore di episodi avvenuti quando il suo ospite era ancora minorenne. Ospite. Perché i due, in quella casa, hanno convissuto a lungo. Durante un difficile periodo famigliare, il medico si era offerto di aiutarlo e di prenderlo con sé.

All’epoca faceva l’allenatore del settore giovanile della locale squadra di calcio. L’adolescente aveva bisogno di attenzioni: necessitava di un sostegno e lui glielo offrì. Un legame durato ben dieci anni, con l’uomo che ha pagato gli studi e perfino trovato un lavoro a quel ragazzetto oggi diventato uomo. Ma proprio quando è entrato nell’età adulta l’ormai ex calciatore ha formulato l’accusa infamante nei confronti di colui che doveva essere, al contrario, il suo protettore, la sua fonte di ispirazione, la salvezza da un’esistenza poco agiata. Sulla scorta delle dichiarazioni circostanziate del ragazzo sono scattate le indagini, che hanno permesso di individuare nel computer di casa del medico del materiale pedo-pornografico.

Tra le varie accuse, quella pesantissima di adescare minori via internet. Per questa ragione, l’inchiesta è stata trasferita alla Direzione distrettuale antimafia di Trieste competente per questa tipologia di crimini. Qualche settimana fa, di fronte al Gup l’indagato non ha scelto riti alternativi, convinto di poter dimostrare la propria estraneità. «Quel computer lo usavano tutti - si è difeso -: casa mia è sempre stata un approdo per tanti giovani. Non c’era password. Vi navigavano anche colui che mi accusa e i suoi amici». La prima udienza dibattimentale è fissata per il mese di febbraio, a Pordenone. Il ragazzo che si è fatto uomo non ha saputo attendere. È tornato in quell’abitazione, ha affrontato il medico e lo ha colpito.

Il ferito poteva morire dissanguato. Invece ha raggiunto il cellulare, ha composto il 112 e ai soccorritori, con un filo di voce, invocando aiuto, ha sussurrato il nome del suo aggressore, usando le quattro lettere del diminutivo con cui lo ha sempre chiamato confidenzialmente. «È stato lui». Prima ancora che si costituisse, i carabinieri coordinati dal tenente colonnello Marco Campaldini avevano predisposto posti di blocco e circondato la casa dove il giovane abita con alcuni parenti, sempre in paese. Una comunità piccola, dove fino a ieri tutti pensavano di conoscersi. Scoprendo infine che sul medico stimato, mister di intere generazioni di baby calciatori, c’era l’ombra della pedofilia. E che quel ragazzino difficile si era trasformato in un potenziale assassino.

Lo sporco segreto di Raqqa: lasciati fuggire i terroristi dell’Isis

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giordano stabile

Inchiesta delle Bbc rivela i dettagli dell’accordo fra curdi e islamisti: salvi anche i foreign fighters



L’accordo per l’evacuazione di centinaia di combattenti dello Stato islamico, con le loro famiglie, aveva gettato un’ombra sulla vittoria a Raqqa delle Forze democratiche siriane (Sdf), guidate dai guerriglieri curdi dello Ypg. Ora un’inchiesta della Bbc rivela nuovi, inquietanti, dettagli sull’intesa che ha permesso di accelerare la caduta della capitale del Califfato in Siria, un mese fa, ma ha messo in salvo almeno 250 combattenti, comprese decine di stranieri, anche europei. Terroristi che sono stati portati negli ultimi territori ancora in mano allo Stato islamico, nella provincia di Deir ez-Zour e da lì, perlomeno alcuni, hanno imboccato del vie dei trafficanti di esseri umani fra la Siria e la Turchia.

I CONDUCENTI NON PAGATI
L’accordo, nei suoi dettagli, doveva rimanere segreto. Ma già fra il 12 e il 14 ottobre, erano circolate immagini di pullman verdi (quelli che di solito vengono usati per l’evacuazione di combattenti islamisti in Siria) alla periferia di Raqqa. Spezzoni di filmati da cellulari avevano anche mostrato parti del convoglio che usciva dalla città, con combattenti in piedi sui cassoni dei camion che li trasportavano, con le loro armi. Alle trattative fra capi dell’Isis e le Sdf avevano assistito anche rappresentati della Coalizione a guida americana che ha addestrato e armato i guerriglieri curdi e i loro alleati, ma «senza partecipare». I curdi, rivela ora la Bbc, avevano promesso «migliaia» di dollari ai conducenti dei pullman e dei camion perché «mantenessero il segreto». Invece gli autisti non sono mai stati pagati e ora hanno raccontato tutto all’inviato dell’emittente britannica Quentin Sommerville.

UNA COLONNA LUNGA CHILOMETRI
Il convoglio era composto da 45 camion, 13 pullman e un centinaio di veicoli dell’Isis. In tutto ha trasportato almeno 250 combattenti jihadisti, la maggior parte con le loro armi, persino cinture esplosive, e 3500 famigliari. La colonna si snodava per sei chilometri e mezzo. Agli autisti non era stato anticipato né le dimensioni dell’evacuazione («Ci avevano parlato di alcuni centinaia di persone», rivela uno dei conducenti Abu Fawzi, di Tabqa) né il fatto che sarebbero dovuti entrare dentro la città assediata da soli, senza scorta, dove si sono trovati davanti ai terroristi armati fino ai denti, con le cinture esplosive addosso, che hanno «minato con l’esplosivo tutti i mezzi» per farli saltare in aria nel caso l’accordo non fosse stato rispettato.

I FOREIGN FIGHTERS
Invece di un «lavoro di poche ore» gli autisti si sono imbarcati in una odissea di tre giorni, verso Sud e la zona di Al-Bukamal, al confine fra Siria e Iraq. Gli aerei della coalizione a un certo punto hanno cominciare a «volare basso e sganciare bombe illuminanti», ma non hanno attaccato il convoglio. A bordo dei mezzi c’erano anche molti combattenti stranieri, compresi francesi. Alcuni si sono mescolati al flusso di profughi che da Al-Bukamal e da tutta la provincia di Deir ez-Zour risale l’Eufrate fino alla zona di Raqqa per rifugiarsi nei campi e poi tentare di passare in Turchia con i trafficanti di uomini. Come si temeva a metà a ottobre, quando erano trapelati i primi dettagli dell’intesa, l’evacuazione ha permesso la conquista di Raqqa un mese prima del previsto, ma ha lasciato a piede libero centinaia di terroristi, decine europei.

Il Verbano Cusio Ossola sogna la secessione dal Piemonte

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ivan fossati

Parte la corsa al referendum, già raccolte 3000 firme



Se l’indipendenza è cambiare mamma, sperando che quella del vicino sia più ricca e munifica. Succede nel Nord Ovest italiano, dove la meno popolosa delle province piemontesi, il Verbano Cusio Ossola, si sta mobilitando per diventare lombarda. Il Vco come Catalogna e Veneto? No, non si parla di autonomia. Solo di cambiare famiglia convinti di vivere meglio con quella adottiva. 

Dirlo non è come farlo, l’iter è complesso, ma la petizione per arrivare al referendum corre spedita. Lo statuto provinciale prevede che siano raccolte 5 mila firme di residenti, in non meno di 15 comuni (in tutto sono 76, per 160 mila residenti). Il Comitato promotore - avviato dall’ex senatore di Forza Italia Valter Zanetta - si era posto come obiettivo febbraio, invece la gente ha dato un’accelerata. In poche settimane si è già a quota tremila tra i gazebo di Verbania e Domodossola e chi firma nei municipi, così si conta di chiudere entro Natale.

Il progetto iniziale prevedeva che anche il Novarese si mobilitasse, ma qui l’idea ha avuto scarsi consensi. E’ la gente dei laghi e delle valli ossolane che vuol cambiare e una delegazione del Consiglio provinciale (compreso il presidente Pd Stefano Costa, che convinto non è) è già andata in pellegrinaggio dal governatore della Lombardia Maroni, che ha allargato le braccia: «Siamo pronti ad accogliervi». Forse più per il gusto di fare uno sgambetto al collega Chiamparino che per il piacere di prendersi un territorio ampio (2.255 kmq, circa un terzo della provincia di Torino) e frastagliato, con appena l’8% di pianura e la gestione delle strade a costi esorbitanti.

Vicinanza culturale
L’erba del vicino, si sa, è più verde. E non solo per questione di soldi. Il Vco culturalmente e fisicamente è più vicino a Milano che a Torino. In auto si impiega la metà, in treno la proporzione è uno a tre. All’università si va a Milano, come a teatro e ai concerti. E tanti giovani a Torino non ci sono mai stati.

Ma l’ente Provincia è sull’orlo del dissesto finanziario. Il Vco non ha soldi per asfalti e manutenzione delle scuole: troverà i 200 mila euro necessari per organizzare il voto? Zanetta è convinto di sì: «Un piccolo sforzo per poi stare meglio, non dover più andare a Torino con il cappello in mano a elemosinare». Per convincere gli scettici che la Lombardia non vede l’ora di prendersi il Vco si ragiona sul bacino turistico del Lago Maggiore, la cui sponda «ricca» è quella piemontese. E subito c’è chi ribatte che i lombardi hanno già la sponda ricca del Lago di Garda, che a livello di Pil turistico è molto più interessante.

La gente comunque firma con piacere. E raggiunte le 5 mila firme? Verranno depositate in Provincia, che le verificherà. Poi si deve organizzare il referendum, con quorum al 40 %. Se vince il sì, il pallino passa al Parlamento: per ridisegnare i confini regionali serve una legge, sentito il parere delle Regioni interessate. Ed è a quel punto che si capirà se alla Lombardia interessa davvero il Vco.

La cagnolina nascosta in una borsetta per l’addio al suo migliore amico in ospedale

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daniele erler


L’ultimo abbraccio fra un cagnolino e il suo migliore amico (foto: Ellie Migueel/Twitter)

In un ospedale del Missouri un uomo stava perdendo la sua battaglia contro il cancro. Nell’ora dell’addio gli hanno fatto incontrare per l’ultima volta la sua migliore amica, una cucciola di cane. Per riuscirci l’hanno nascosta in una borsetta, aggirando così le regole dell’ospedale, con la complicità delle infermiere.

My grandpa is losing his battle with cancer so the nurses helped my grandma sneak their dog into the hospital to say goodbye pic.twitter.com/9EW7QGoCtZ
— El (@elliemigueel) 7 novembre 2017
La storia è stata condivisa in Twitter dalla nipote Ellie Miguel. «Mio nonno, che ha combattuto un paio d’anni contro il cancro, amava Lil Fee, la sua cagnolina - ha detto Ellie a Yahoo news -. Le infermiere avevano sentito spesso mia nonna parlare di Lil Fee. Quando le sue condizioni si sono aggravate, le hanno suggerito di portarlo per un ultimo saluto, nascosto dentro una borsetta».



Ellie ha spiegato che il nonno era già incosciente quando Lil Fee gli ha fatto visita: «Ma per la prima volta durante quel giorno, ha mosso il suo braccio come se volesse accarezzarla. È stato emozionante, non lo dimenticherò mai».