Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

lunedì 17 aprile 2017

Pronta la versione di Windows 10 per il governo cinese

lastampa
enrico forzinetti

Il sistema operativo modificato appositamente da Microsoft potrà tornare sui pc dell’amministrazione pubblica dopo tre anni di assenza per motivi legati alle falle nella sicurezza

Windows potrebbe presto tornare sui computer delle amministrazioni pubbliche cinesi. Secondo il Wall Street Journal , Microsoft ha messo a punto una versione di Windows 10 collaborando con l’azienda di stato China Electronics Technology Group. La casa di Redmond non ha dato altri dettagli, ma uno degli aspetti centrali dovrebbe essere l’assenza di backdoor potenzialmente sfruttabili da intelligence straniere per sorvegliare i dispositivi.

A partire dall’estate del 2014, il governo cinese aveva infatti vietato il sistema operativo Windows 8 sui nuovi pc dell’amministrazione proprio per timori legati alla cybersicurezza. Timori che sono stati anche provocati dalle rivelazioni di Edward Snowden sulle pratiche di spionaggio della Nsa nei confronti della Cina . Da quel momento Pechino aveva così deciso di puntare sullo sviluppo di un proprio sistema operativo.

Windows 10 modificato sarà disponibile solo per i dispositivi degli impiegati statali e non per quelli dei privati cittadini, che hanno comunque continuato a usare in questi anni il software realizzato da Microsoft. Al momento la nuova versione del sistema operativo è ancora in fase di test. 
Prima di poter arrivare sui computer dell’amministrazione dovrà però ricevere la certificazione del governo centrale. La Cina ha infatti recentemente approvato una legge sulla cybersicurezza molto stringente per le aziende produttrici di hardware e software interessate al mercato cinese.

Fact checking: il video di Luigi Di Maio sui vitalizi non è del tutto vero

lastampa.it
simone vazzana

In sette minuti e trenta secondi il vicepresidente della Camera attacca il Pd e il contributo di solidarietà, lamentando la bocciatura della proposta del Movimento 5 Stelle



Mercoledì 22 marzo Marina Sereni, vicepresidente della Camera dei deputati per il Partito democratico, ha proposto all’Ufficio di presidenza della Camera un contributo di solidarietà per tre anni, a partire dal 1° maggio e a carico degli ex parlamentari titolari di vitalizio. Il contributo è del 10% per chi percepisce da 70 mila a 80 mila euro, del 20% per quelli da 80 mila a 90 mila euro, del 30% per quelli da 90 mila a 100 mila euro e del 40% per quelli superiori ai 100 mila euro annui. La proposta, che riguarda solo la Camera dei Deputati e non il Senato, consente di risparmiare 2,4 milioni di euro.

L’Ufficio di presidenza di Montecitorio ha accolto la proposta, bocciando quella del Movimento 5 Stelle, che prevedeva per i deputati eletti da questa legislatura l’applicazione della legge Dini e della legge Fornero: nessuno sconto sull’età pensionabile. I grillini hanno protestato contro i vitalizi prima della decisione dell’Ufficio di presidenza, esponendo dei cartelli con la scritta #sitengonoilprivilegio. Il presidente di turno, Roberto Giachetti, ha sospeso la seduta. E quell’hashtag è subito stato lanciato da Luigi Di Maio, che ha pubblicato su Facebook un video diventato virale nell’ultimo giorno e mezzo.

«Massima attenzione abbiamo bisogno del vostro aiuto. I partiti stanno per bocciare la nostra proposta per abolire la pensione privilegiata dei parlamentari». Un video lanciato prima della decisione dell’Ufficio della Camera: in sostanza, il Movimento 5 Stelle sapeva già dell’impossibilità di vedere accolta la sua proposta (che non avrebbe riguardato gli ex parlamentari, ma solo spostato in avanti il beneficio per quelli in carica), dato che dal 2012 i vitalizi sono stati aboliti, e ai parlamentari in carica spetterà, al 65esimo anno di età in caso di una sola legislatura, una pensione calcolata con il metodo contributivo come per tutti.

Il video è questo ed è stato condiviso molto anche privatamente via WhatsApp. 
Analizzandolo, però, i concetti espressi da Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro meritano delle precisazioni. Ecco un’analisi punto per punto.

1) DI MAIO: «IN PENSIONE A 65 ANNI DOPO UNA SOLA LEGISLATURA»
«Basta stare sulla poltrona 4 anni e 6 mesi e vai in pensione a 65 anni, puoi anche non lavorare per il resto della tua vita. E se fai un altro mandato vai in pensione addirittura a 60 anni, dopo pochi anni su una poltrona».

VERO - C’è da precisare, però, che dal 2012 il metodo con cui viene calcolato l’assegno è quello contributivo. Cioè, legato ai contributi che vengono versati. Il risultato è stata una significativa riduzione dell’importo.

2) DI MAIO: «PARLAMENTARI IMPAURITI: DIFFICILE TORNARE NEL MERCATO DEL LAVORO»
«Mentre eravamo nell’Ufficio di presidenza per iniziare la discussione (della delibera, ndr) hanno iniziato a farci capire, in un modo anche subdolo, parlando dei loro problemi da parlamentari che mi sembrano veramente secondari rispetto ai problemi del Paese, che non sanno se riescono a tornare nel mondo del lavoro dopo aver fatto i parlamentari».

VERO, MA - La ragione storica di quello che oggi appare un privilegio ingiustificato era di consentire a tutti, anche ai più poveri, di iniziare a fare politica senza la paura di perdere un lavoro sicuro, avendo così una fonte di guadagno anche dopo il termine del mandato. È vero, secondo uno studio dell’Istituto Bruno Leoni, che quello del parlamentare è (con le vecchie regole) l’unico lavoro che permette di recuperare sulla pensione il 35% in più rispetto a quanto versato. Numeri che hanno spinto Tito Boeri a proporre di ricalcolare con il metodo contributivo gli assegni in essere: secondo lui si risparmierebbero fino a 76 milioni all’anno.

3) DI MAIO: IL PROBLEMA NON SONO I VITALIZI PREGRESSI
«Per riuscire a buttare fumo negli occhi ai cittadini, prima la maggioranza ha detto che non voterà la nostra proposta per far saltare la proposta di settembre, e poi ha detto che il problema sono i vitalizi pregressi del passato».

FALSO - La proposta del Partito democratico permette di risparmiare 2,4 milioni di euro su un bilancio di un miliardo, dove la voce pensioni per gli ex deputati, quindi dei vitalizi pregressi, pesa 136 milioni di euro (previsione 2016), ossia il doppio rispetto al personale dipendente. Quindi oggettivamente i vitalizi pregressi rappresentano un problema. E, rispetto alla legge Fornero, la proposta del Pd incide proprio sul passato. Anche se per soli tre anni e sottoforma di contributo di solidarietà.

4) FRACCARO: «IN PENSIONE A 60 ANNI DOPO 4 ANNI E 6 MESI»
«Nel 2012 hanno approvato una legge vergogna che è la legge Fornero. Hanno detto: “La legge Fornero per noi non si applica. Noi, dopo 4 anni e 6 mesi, in pensione ci andiamo. E ci andiamo a 60 anni di vita, neanche di contributi”. Perché bastano 4 anni e 6 mesi per andare in pensione a 60 anni, con questo attuale sistema».

FALSO, MA - Dopo 4 anni e 6 mesi si va in pensione a 65 anni, come del resto ha spiegato anche Di Maio all’inizio del video. È con due legislature che invece si scende a 60 anni. Restano però delle differenze con il trattamento riservato ai cittadini, come spiegano le tabelle dell’Inps. I soggetti con primo accredito contributivo a decorrere dal 1° gennaio 1996 possono ricevere la pensione: dal 1° gennaio 2012 in presenza del requisito contributivo di 20 anni e del requisito anagrafico (dai 62 ai 66 anni), se l’importo della pensione risulta non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (c.d. importo soglia); al compimento dei 70 anni di età e con 5 anni di contribuzione “effettiva” (obbligatoria, volontaria, da riscatto) - con esclusione della contribuzione accreditata figurativamente a qualsiasi titolo - a prescindere dall’importo della pensione. Per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita il requisito anagrafico, dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015, è di 70 anni e 3 mesi; dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018 è di 70 anni e 7 mesi. Dal 2019 lo stesso requisito potrà subire ulteriori incrementi per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita.

5) FRACCARO: «ORA VOTEREMO LA LEGGE RICHETTI»
«Basta vitalizi, proporremo la legge Richetti. Vediamo se la votano o meno, o se votano questa porcata. Vedremo se sono coerenti o meno con quello che hanno detto fino adesso».

IN REALTÀ - Il Movimento 5 Stelle, in quasi due anni, non ha mai sottoscritto la proposta sui vitalizi di Richetti, presentata il 9 luglio 2015. Eccola qui:


Cosa hanno chiesto dunque i Cinque Stelle? Di applicare anche ai deputati la legge Fornero abolendo il privilegio di uno sconto di cinque anni in caso di un secondo mandato. E la data che segnerà il raggiungimento del requisito per la pensione (dai 65 anni) per i parlamentari alla prima legislatura è quella del 15 settembre. Solo da allora i contributi versati costituiranno titolo per una pensione di circa 800-900 euro al mese (i calcoli cambiano in caso di un nuovo mandato). Dunque un parlamentare, dopo una legislatura, percepirebbe questa cifra anche non lavorando più, è vero, ma potrà incassare la pensione solo al compimento del 65° anno di età. 

Matteo Renzi a Otto e Mezzo: ecco il fact checking sulle sue parole

lastampa.it
andrea carugati

Dal deficit al reddito di cittadinanza, dai vaccini alle primarie: abbiamo individuato alcuni punti controversi dell’ampia intervista condotta da Lilli Gruber



Nel corso della trasmissione “Otto e mezzo” su La7 del 12 aprile in più occasioni l’ex premier Matteo Renzi ha sollecitato i telespettatori a fare un fact-checking sulle sue affermazioni. Abbiamo individuato alcuni punti controversi dell’ampia intervista condotta da Lilli Gruber.

IL DEFICIT
Renzi: «Io sono stato più rigoroso di Monti sui numeri. Il deficit di Monti era al 3 per cento. Il mio al 2,3 e ora al 2,1 con la manovrina».

VERO, MA Il governo Monti ha ereditato una situazione pesante dei conti economici, con uno spread molto elevato e un rapporto deficit-Pil al 5,3% nel 2009 e al 4,2 nel 2010. Il passaggio al 3% è anche effetto della dura manovra economica dell’autunno 2011, con il decreto Salva Italia e la riforma Fornero sulle pensioni, che hanno garantito risparmi pluriennali. Il governo Renzi inoltre ha potuto beneficiare, grazie al Quantitative Easing della Bce, di un costo del debito molto più basso rispetto a quello del governo Monti. Altro dato che contraddice le affermazioni di Renzi sono le cifre del debito pubblico: 2.070.013 milioni di euro nel 2013 e 2.217.695 a dicembre 2016.

IL REDDITO DI CITTADINANZA
Renzi: «I Cinque Stelle vorrebbero finanziare il reddito di cittadinanza con 100 milioni l’anno presi da vitalizi e pensioni d’oro ma costerebbe dai 20 ai 96 miliardi».

VERO, MA Le stime sui costi del cosiddetto reddito di cittadinanza sono molto variabili perché dipendono dalla platea dei beneficiari e dall’ammontare delle somme corrisposte. La proposta del M5S prevede un costo annuo di 16,9 miliardi, e un assegno che porti tutti i cittadini a prendere 780 euro al mese, con un assegno ridotto per chi percepisce altri redditi fino ad arrivare ad un ammontare complessivo di 780 per un single, 1014 per un genitore con minore a carico e 1638 per una coppia con due figli minorenni.

La voce più forte delle coperture prevede 5 miliardi mediante la centralizzazione degli acquisti della PA in capo a Consip. Altri 2,5 miliardi sono di tagli alle spese militari, mentre i costi della politica (indennità e altre voci della macchina istituzionale) sono così suddivisi: 62 milioni di riduzioni da spese degli organi costituzionali, 60 milioni con la riduzione delle indennità parlamentari a 5000 euro lordi al mese e 45 milioni annui da ciò che resta del finanziamento ai partiti. La proposta prevede inoltre 100 milioni dal taglio alle auto blu e 700 milioni da un prelievo sulle pensioni d’oro. La quota relativa ai cosiddetti costi della politica copre effettivamente solo una piccola parte del fabbisogno necessario a finanziare il reddito di cittadinanza.

IL TESORETTO
Renzi: «Io ho lasciato un tesoretto di 47 miliardi, non un buco. Basta verificare al comma 140 dell’articoli 1 della legge di Bilancio del 2017. Con la “manovrina” Non aumenta l‘Iva, non aumenta la benzina e nemmeno le tasse e bisogna dire bravi al premier Gentiloni e al ministro Padoan».

VERO, MA La manovrina da 3,4 miliardi per portare il deficit dal 2,3% al 2,1% è stata chiesta da Bruxelles. Secondo l’ex premier non c’era alcun obbligo, ma la Commissione ha spiegato che c’era il rischio di una procedura di infrazione sul deficit e l’attuale governo ha deciso di provvedere. Nella manovra 2017 si prevede un fondo con una dotazione pari a 1,9 miliardi per il 2017, 3,15 miliardi per il 2018, 3,5 per il 2019 e una somma pari a 3 miliardi per gli anni dal 2010 al 2032.

Il fondo è finalizzato «ad assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale». In totale la cifra è di 47,5 miliardi per 16 anni. I capitoli principali riguardano trasporti, infrastrutture, difesa del suolo, prevenzione del rischio sismico, riqualificazione urbana. Si tratta di una programmazione pluriennale, dunque, e non di un tesoretto immediatamente disponibile. Quanto a Iva e accise il rischio è che potrebbero aumentare nella manovra per il 2018 se non si trovano altri rimedi per sterilizzare le “clausole di salvaguardia”.

I VACCINI ALLA CAMERA
Renzi: «Il 13 aprile alla Camera c’è un convegno organizzato dal movimento degli scissionisti di Bersani e D’Alema che dà spazio alla tesi dei negazionisti dei sui vaccini».

VERO, MA In realtà si tratta di una iniziativa di un singolo deputato, Adriano Zaccagnini (ex M5S poi passato in Sel e ora in Mdp), che ha organizzato una conferenza («Vaccini, l’altra verità») con alcuni esponenti (medici e non) del fronte No vaccini. Renzi però non ha ricordato che il capogruppo di Mdp alla Camera Francesco Laforgia ha subito preso le distanze dall’iniziativa del deputato che «è personale e non ha nulla a che fare con la posizione del Gruppo e di Articolo 1 su questo tema».

LA PARTECIPAZIONE E I PARTITI
Renzi: «Nessun partito in Europa ha numeri di partecipazione pari a quelli del Pd».

FALSO Nel settembre 2013 gli iscritti alla Spd furono chiamati a pronunciarsi sulla Grande coalizione con Angela Merkel. Su 474.820 mila iscritti si recarono ai seggi in 369.680, circa l’80%. Una percentuale dunque molto più alta del congresso del Pd del 2017, dove il dato finale parla di 266.726 votanti, pari al 59,29% dei 449.852 iscritti. In Francia nel gennaio scorso alle primarie per scegliere il candidato socialista alla presidenza hanno votato al primo turno 1.655.919 cittadini, al ballottaggio tra Manuel Valls e Benoit Hamon la partecipazione è salita fino a 2.045.343. Renzi non si è sbilanciato sulla partecipazione alle primarie del Pd del 30 aprile, ma le stime indicano che potrebbe essere sotto i 2 milioni. Alle primarie del dicembre 2013 vinte da Renzi votarono 2.814.881 cittadini. 

A picco il mercato mondiale dei pc: mai così basso dal 2007

lastampa.it

Stando agli esperti di Gartner, tra i costruttori, Lenovo è al primo posto con 12,4 milioni di pc venduti e una market share del 19,9%, seguita da Hp a 12,1 milioni (19,5%) e a distanza da Dell



Il mercato mondiale dei personal computer ha chiuso il primo trimestre con consegne in calo del 2,4% a 62,2 milioni di unità. Lo si legge nei dati preliminari stilati dagli analisti di Gartner, secondo cui il mercato è sceso sotto il 63 milioni di pezzi per la prima volta dal 2007.

Stando agli esperti, il comparto aziendale ha mostrato una crescita modesta, annullata però dalla domanda in calo degli utenti consumer. Tra i costruttori, Lenovo è al primo posto con 12,4 milioni di pc venduti e una market share del 19,9%, seguita da Hp a 12,1 milioni (19,5%) e a distanza da Dell (9,3 milioni, 15%). Fuori dal podio Asus, unica azienda tra le prime cinque a perdere terreno, con consegne in calo del 14% a 4,5 milioni di unità e quota giù di un punto al 7,3%. In quinta posizione Apple, con 4,2 milioni di Mac (6,8%).

Le previsioni di Gartner contrastano con quelle degli analisti di Idc, che vedono una lieve crescita. Per questi ultimi, che dal settore dei pc escludono i dispositivi convertibili di fascia alta come i Surface Pro di Microsoft, nel primo trimestre le consegne si sono attestate a 60,3 milioni di unità, con una crescita dello 0,6% che rappresenta il primo risultato positivo dal primo trimestre del 2012.

Lite Google-Burger King per colpa dell'assistente vocale

ilgiornale.it
Franco Grilli - Gio, 13/04/2017 - 14:22

Polemiche per uno spot tv di Burger King, in cui il panino viene descritto in modo puntiglioso da un assistente vocale di Google. Ma c'è il "trucco": ed è stato scoperto



Si può litigare e prendersela a morte per la descrizione di un panino? Sì, se dietro ci sono dei colossi come Burger King e Google.

VMa facciamo un passo indietro e vediamo cos'è accaduto. La catena di fast food ha fatto un piccolo esperimento di marketing, con una pubblicità mirata di appena 15 secondi il cui scopo è attivare l'assistente personale di Google sui telefoni Android. L'esperimento, però, ha creato un gran polverone mediatico, con l'accusa, rivolta all'azienda, di aver lanciato uno spot invasivo e, soprattutto, di aver modificato una voce su Wikipedia.

Nello spot un addetto di Burger King mostra un Whopper, uno dei panini più gettonati, e mentre lo fa sottolinea di non aver tempo per descriverne tutte le caratteristiche. Per ovviare al problema si avvicina alla telecamera e lancia il comando vocale, pronunciando queste parole: "Ok Google, che cos’è l’hamburger Whopper?". Quell'Ok Google posto all'inizio della frase non è un errore. L'hanno ideata per attivare l’assistente vocale di Google. Solo che il sistema "pesca" le prime righe di una voce Wikipedia sul tema richiesto. Fino a qui nulla di strano.

relativa alla parola Whopper è stata modificata in questo modo: "Il Whopper è un hamburger, realizzato con una polpetta di carne grigliata fatta al 100 per cento di bovino senza conservanti, coperta da fette di pomodoro, cipolle, lattuga, cetriolini, ketchup e maionese, servito all’interno di una pagnotta con semi di sesamo". Più che una descrizione sembra uno spot. E qualcuno sostiene che a modificare quella voce sia stata la stessa Burger King, per renderla commercialmente più "efficace". Ma è possibile che sia andata proprio in questo modo?

Il Post, che riprende il sito The Verge, osserva che la frase è stata modificata dall’utente "Fermachado123", pseudonimo che fa pensare a Fernando Machado, responsabile marketing di Burger King. Machado, infatti, usa lo stesso username su Instagram e uno simile su Twitter. Venuta a sapere dell'escamotage Google non l'ha presa per nulla bene. ED è corsa ai ripari, intervenendo tecnicamente per impedire che i propri dispositivi si attivino per blo
Google non era stata informata dell’iniziativa commerciale di Burger King e non l’ha presa bene. Così ha registrato la frase dello "spot" in modo tale da farla riconoscere ai propri dispositivi, impedendo che si attivino. Allo studio ci sono nuovi accorgimenti per rendere gli assistenti vocali sempre più "intelligenti".

Così hacker di Stato e cybercriminali usano gli stessi strumenti (o se li rubano)

lastampa.it
carola frediani

Hacker dell’Est riusavano un pezzo del software di Hacking Team, dice un report. Governi e truffatori usavano la stessa vulnerabilità in Word, dicono altri



Di uno spyware, un software spia, non si butta via niente. C’è sempre qualcosa che si può riutilizzare, magari con qualche modifica. Né l’utilizzo di attacchi informatici, anche dei più sofisticati, avviene sempre in esclusiva; spesso attacchi simili se non uguali sono usati nello stesso tempo da governi diversi, gruppi parastatali e criminali. Questo guazzabuglio di pratiche, strumenti e soggetti preoccupa da tempo gli esperti di sicurezza informatica. Negli ultimi giorni però sono usciti due studi che puntano il dito, in modo concreto, proprio su questo fenomeno.

Il Gruppo Callisto
I ricercatori della società finlandese F-Secure hanno infatti individuato un gruppo di hacker di natura statale - soprannominato Gruppo Callisto - che ha messo in piedi, a partire dal 2015, una campagna di cyberspionaggio in Europa orientale e nel Caucaso meridionale. Tra le vittime degli attacchi - condotti con mail di phishing, che facevano scaricare uno spware, un software spia - personale militare, ufficiali governativi, giornalisti e think tank. Ma anche il ministero degli Esteri britannico.

Ora, ultimamente i report su attività di phishing e spionaggio condotte da gruppi di hacker sbucano come le primule a primavera. Tuttavia questa campagna ha due particolarità. La prima è che gli attaccanti si comportano come hacker governativi ma le loro infrastrutture a livello informatico sono collegate anche al mondo cybercriminale, e nello specifico a siti che vendono droghe. Un legame che “suggerisce l’esistenza di connessioni tra il gruppo Callisto e attori criminali. Sebbene i target colpiti dal gruppo facciano pensare che dietro ci sia un soggetto statale con interessi specifici nell’Europa dell’Est e nel Caucaso meridionale, il legame con questi siti fa trapelare il coinvolgimento di elementi criminali”, scrive il report.

Il riutilizzo del software di Hacking Team
La seconda particolarità consiste nel malware usato per l’attacco, veicolato attraverso gli allegati delle mail. Si tratterebbe infatti, per F-Secure, di una variante di un modulo dello spyware RCS sviluppato dall’azienda italiana Hacking Team, venduto ad agenzie governative, e finito online dopo un attacco informatico nel luglio 2015. Nello specifico sarebbe l’agent Scout, cioè un malware che si installa all’inizio raccogliendo le prime informazioni dal sistema attaccato, e attraverso il quale sono poi scaricati i componenti aggiuntivi per una sorveglianza più approfondita.

Secondo F-Secure, la versione riutilizzata sarebbe la stessa del leak. Per altro non sarebbe la prima volta che qualcuno riutilizza parte del codice di Hacking Team dopo il 2015. Qualche tempo fa un altro ricercatore aveva sostenuto che il gruppo APT28/Sofacy/Fancy Bear - ovvero i presunti hacker russi accusati dal governo Usa di aver violato il Comitato nazionale democratico, ma anche sospettati di aver bucato alcuni ministeri italiani - avrebbe copiato e riadattato parte di quel codice per il suo malware per Mac.

Ma potrebbero essere gli stessi hacker? “Ci sono delle somiglianze tra i due gruppi”, commenta a La Stampa Erka Koivunen, Chief Information Officer di F-Secure. “Somiglianze nelle tattiche, tecniche e procedure (in gergo TTPs), nell’uso intenso del phsihing, nello stile dei finti domini usati, nei link agli stessi servizi di webmail, e in altri elementi di una infrastruttura gestita da fornitori di hosting noti per essere adoperati in operazioni criminali. Ci sono anche somiglianze nelle vittime colpite (Paesi, organizzazioni, tipi di professioni). E tuttavia riteniamo che siano distinti. Callisto ha capacità tecniche più modeste di APT28/Sofacy. È possibile che entrambi i gruppi lavorino per accondiscendere lo stesso benefattore”.

Proliferazione e attribuzione
Certo, resta il dubbio del perché un attore di livello parastatale dovrebbe riutilizzare pezzi di codice o malware altrui, magari perfino divenuti pubblici, col rischio di essere più facilmente individuato. “Il rischio esiste. Tuttavia anche se individuato lo strumento non rivelerebbe nulla sull’attaccante. L’attribuzione diventa più difficile se gli strumenti proliferano”, prosegue Koivunen. “Inoltre sviluppare strumenti è sempre costoso e richiede tempo perfezionarli. Rubarli da altri è un modo comune per accelerare i tempi di sviluppo.

Quindi c’è davvero l’impressione che anche hacker di livello statale riutilizzino codice altrui. Perfino la Cia lo faceva”. Il riferimento è agli strumenti di attacco della agenzia di intelligence americana pubblicati settimane fa da Wikileaks, nell’ambito del rilascio denominato Vault 7, in cui l’unità operativa UMBRAGE studiava i software malevoli usati da altri gruppi, incorporandone all’occorrenza dei pezzi (tra l’altro dai documenti pubblicati sembra che anche la Cia avesse studiato con attenzione il codice fuoriuscito nel leak di Hacking Team).

FinFisher, lo zeroday per Word e gli altri
A essere utilizzate da diversi gruppi sono anche le falle dei software. L’altro ieri la società di cybersicurezza Fireeye e il ricercatore di Amnesty International Claudio Guarnieri hanno rilevato che una vulnerabilità di Microsoft Word era usata in contemporanea sia da un attore statale per colpire vittime russe, sia da cybercriminali. E il gruppo di hacker governativi usava la falla in questione - che è stata chiusa da Microsoft nei giorni scorsi - per infettare i target con uno spyware di nome FinSpy, prodotto dall’azienda FinFisher, venduto a una trentina di governi. I criminali invece usavano la vulnerabilità Word per diffondere un malware di nome Latentbot, usato per rubare credenziali o cancellare l’hard drive delle vittime.

La stessa FireEye, in un diverso report uscito qualche settimana fa, metteva in guardia dal fatto che i cybercriminali si starebbero avvicinando sempre di più alle capacità di alcuni attori statali, lanciando attacchi più sofisticati. Ma anche spostandosi da un mondo all’altro, al punto che i ricercatori non sempre riescono a tracciare una linea netta. E c’è chi nota come, d’altro canto, gruppi statali stiano saccheggiando sempre di più strumenti di attacco open source.

Uno scorcio di questa commistione si è intravisto nell’aggressione a Yahoo del 2014, per la quale recentemente il governo americano ha incriminato due noti cybercriminali e due funzionari dell’Fsb, i servizi segreti interni russi. Una vicenda bizzarra che, qualora le accuse statunitensi venissero confermate, aggiungerebbe una tessera illuminante nel mosaico complicato delle relazioni digitali (e non) fra Russia e Stati Uniti. E della zona grigia che specie in alcuni Stati avvicina attività cyber statali e criminali.

In Danimarca ci sono due mari che non si mescolano mai: potere della fisica

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noemi penna



Due mari che si toccano, combaciano ma non si mischiano mai. A offrire questo straordinario spettacolo della natura è Skagen, punta più estrema del Nord della Danimarca: una lingua di terra dove s'incontrano lo Skagarrak (il Baltico) e il Kattegat (mar del Nord). Le due correnti provengono da direzioni opposte: qui s'incontrano ma non defluiscono l'uno nell'altro ma si scontrano creando una sorta di confine accompagnato da un effetto cromatico altamente suggestivo.

Nessun mistero però: ciò è possibile perché questi mari hanno diverse temperature, densità e salinità. Caratteristiche fisiche che creano una sorta di barriera invisibile sotto l’increspatura costante formata dai due moti ondosi opposti. Il luogo da cui apprezzare appieno i diversi blu dell'acqua che si scontra senza mai mischiarsi è Skagen, nell’isola maggiore dello Jutland: un villaggio di pescatori illuminato da una luce costante e armoniosa che permette di catturare immagini da cartolina.

Per via delle forti correnti, però, è praticamente impossibile fare il bagno fra i due mari. E' possibile bagnarsi solo rimanendo vicinissimi alla riva. Ma a incantare anche dalla spiaggia è la luce, così come l'orizzonte, dove le diverse nuance di azzurro dei mari si fondono con quelle del cielo.

La lunga attesa di Carlo il viziato che da 70 anni vuole fare il re

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vittorio sabadin


Una foto del 2014 che fece scalpore: Carlo con l’uniforme saudita a Riad

È sempre un problema quando un membro della famiglia reale britannica deve andare in bagno durante una visita. Se la regina Elisabetta è ospite ad esempio in una casa privata, una delle sue dame di compagnia si accerta il giorno prima che vi siano asciugamani bianchi nuovi e che tutto sia pulito, e raccomanda alla padrona di casa che quel giorno nessun altro usi il bagno riservato alla Sovrana. Il principe Carlo ha invece risolto una volta per tutte il problema in modo pragmatico, e ha deciso di portare sempre con sé, in una valigia affidata a un valletto, una tavola del water di pelle, che viene spostata di bagno in bagno. Lo conferma la scrittrice americana Sally Bedell Smith nella biografia Prince Charles: The Passions and Paradoxes of an Improbable Life, edita da Random House e ora distribuita anche in Gran Bretagna.

Bedell Smith, che ha dedicato biografie ai Kennedy, ai Clinton, a Lady Diana e alla regina Elisabetta, riconosce che è difficile scoprire qualcosa di nuovo su un personaggio del quale si parla quasi ogni giorno da ormai 70 anni, ma consultando amici e conoscenti del Principe è riuscita a venire a conoscenza di alcuni particolari inediti. Non si era mai sentito, ad esempio, che Diana fosse solita picchiare il marito sulla testa quando lui si inginocchiava la sera per pregare, com’è abituato a fare fin da bambino. Non si sa per quale ragione la Principessa lo tormentasse così. L’unico indizio viene forse dal viaggio di nozze sul Britannia, quando Diana andava in sottoveste sul ponte di poppa a distogliere Carlo dalle sue letture e gli diceva: «Vieni in cabina a fare il tuo dovere».

Il Principe del Galles, scrive Bedell Smith, non lascerà il trono al figlio William, come molti ipotizzano. Si prepara al ruolo di re da 68 anni e nessun essere umano ha mai approfondito così tanto e per così tanto tempo il lavoro che sarà chiamato a fare. Lui deve ancora cominciare a svolgerlo a un’età nella quale la gente comune è già in pensione da un pezzo, ma non si farà certo da parte. E poi Carlo, come molti altri a palazzo, giudica William e Kate ancora non pronti ad affrontare i severi impegni della monarchia. Secondo l’ultima biografia, l’erede al trono sarebbe anzi un po’ arrabbiato con il figlio e con la nuora, accusati di essere pigri e di usare ogni occasione pubblica per farsi fotografare come divi di Hollywood. La Regina li ha già richiamati all’ordine, obbligandoli ad abitare a Kensington Palace e a presenziare a un numero maggiore di impegni istituzionali.

Carlo, scrive Bedell Smith, è un po’ viziato e vuole per sé solo le cose migliori. E’ anche collerico, non sopporta di essere contraddetto e non esita a licenziare fidati collaboratori per la minima mancanza. Non sopporta di viaggiare sugli aerei di linea, anche se in prima classe, e vorrebbe poter disporre solo di voli privati. Ora che il Queen’s Flight, la flotta aerea della Regina, non c’è più, Carlo deve lottare con il governo per poter disporre del Voyager, l’Airbus 330 della RAF riservato al primo ministro e ai membri della Royal Family. Chi chiede per primo l’aereo lo ottiene, e Carlo e Camilla lo hanno dunque usato nel recente viaggio in Italia mentre il premier Theresa May, meno svelta, si è dovuta recare in Arabia Saudita noleggiando un charter. La nuova biografia non è tenera con Diana. E’ vero, Carlo la tradiva con Camilla, ma solo dopo che lei gliene aveva già combinate di tutti colori.

La verità è che non avrebbero dovuto sposarsi: Carlo, che lo sapeva, la sera prima del matrimonio ha pianto alla finestra di Buckingham Palace, guardando il Mall che nella notte già si riempiva di gente. La vita con Diana è stata così difficile, a causa della bulimia, del comportamento erratico e degli sbalzi d’umore improvvisi della Principessa, che Carlo ha dovuto ricorrere per 14 anni all’aiuto di Alan McGlashan, uno psicoterapeuta che aveva già cercato di aiutare Diana, ma senza alcun successo. Sarebbe stato meglio se il Principe avesse sposato un’altra. Magari la figlia di Nixon, Tricia, che il presidente americano gli mise alle calcagna per tutto il viaggio negli Usa, sperando invano che si accendesse una scintilla.

La biografia di Bedell Smith è stata recensita ieri sul Times da Ysenda Maxtone Graham, che ha fatto ricorso al collaudato sarcasmo con il quale spesso si giudicano le opere degli ex coloni americani quando insistono nell’occuparsi di cose per loro incomprensibili, come la monarchia britannica. Maxtone scrive che il libro va dunque letto «con accento americano», cita a discredito la frase «come si vede in Downton Abbey» ripetuta continuamente, e l’uso di exhibit al posto di exhibition per parlare delle mostre che visita Carlo. Ma tutto questo si può perdonare. Imperdonabile è invece scrivere che Camilla «indossa abitualmente» i «pants», che in americano significa pantaloni, ma in inglese vuol dire mutandine.

“Insulti alle giovanissime del Toro Femminile”: il presidente ritira la squadra dal torneo

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paolo accossato

Roberto Salerno si rivolge alla Procura Federale per far luce sugli insulti che le ragazze avrebbero ricevuto dalla compagine maschile del Bruino. Il presidente avversario: «Falso»



Un nuovo episodio di intolleranza getterebbe di nuovo ombre pesanti sul calcio giovanile, dopo gli insulti omofobi delle scorse settimane. Il presidente del Torino Calcio Femminile, Roberto Salerno, annuncia - anche online su Facebook - il ritiro dal torneo della squadra delle Giovanissime (tra i 13 e i 15 anni), che sarebbe stata presa di mira da pesanti insulti nel match contro la Bruinese maschile. Il presidente della squadra sotto accusa, Andrea Taramasco, nega categoricamente e annuncia azioni legali. Salerno, in un comunicato, dice anche di voler ricorrere alla Procura Federale: «Il Torino calcio femminile - si legge - non intende far passare inosservate le gravissime discriminazioni omofobiche subite dalla Squadra Giovanissime durante la partita giocata ieri contro la Bruinese (maschile), nel corso del Torneo di categoria di Giaveno».

Prosegue il presidente Salerno: «Secondo una precisa ricostruzione, la squadra avversaria, con i suoi Giocatori e Dirigenti nonché con la sua tifoseria, ha, ripetutamente, fatto oggetto le ragazze del TCF di gravissime espressioni omofobiche e di scherno che hanno obbligato i nostri Dirigenti a richiedere, addirittura durante la partita, l’intervento del Direttore di Gara». Il presidente del Torino Calcio femminile definisce «condotta gravissima» ciò che è avvenuta, e sottolinea che l’aggresione verbale «è iniziata prima della gara e si è protratta anche dopo il suo termine con il concorso di persone maggiorenni, condizionando gravemente il normale svolgimento di una competizione sportiva e turbando la sensibilità delle ragazze».

Il preside della Bruinese maschile, Andrea Taramasco, contrattacca e annuncia azioni legali contro chi diffama la sua squadra: «La partita si è svolta regolarmente, senza alcun insulto». Anche Taramasco ha diramato in mattinata un comunicato ufficiale della società: «L’incontro si è concluso 7-0 con un referto dell’arbitro in cui non sono stati segnalati comportamenti antisportivi». Sottolinea: «Alla luce delle testimonianze dei presenti all’incontro e degli organizzatori del torneo, la Polisportiva si dichiara assolutamente estranea ai fatti e si avvalerà dei propri legali affinché la verità sia portata alla luce: è increscioso accusare la Bruinese che da anni agisce sul territorio promuovendo eventi di carattere sociale ed educativo, come il trofeo femminile che si sta disputando in questi giorni, il trofeo delle donne in programma per il 26 maggio e il torneo “un calcio al bullismo” fissato per il prossimo primo giugno».

Durante il match l’allenatore della Bruinese è stato espulso, ma anche su questo fatto le opinioni divergono. Salerno sostiene sia stato allontanato dal campo proprio per gli insulti lanciati dalla sua squadra, mente il presidente della Bruinese dice che le ragioni non siano assolutamente quelle. 

La Lancia Kappa dell’Avvocato va all’asta

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mattia eccheli (nexta)

Secondo gli esperti di Catawiki, l’auto vale fra i 39 e i 52 mila euro



Due proprietari, il primo dei quali è stato l’Avvocato, cioè Gianni Agnelli, e sicuramente diversi passeggeri illustri, uno dei quali fu la Regina Elisabetta, nel 2000. L’esperto di Catawiki, il sito di aste online che secondo il Financiale Times è al 13° posto fra le società cresciute più in fretta in Europa nel 2016, ha stimato il valore della sua Lancia Kappa con motore diesel da 3.0 litri da 225 cavalli fra i 39.000 ed i 52.000 euro.



A poche ore dal debutto in rete (da mezzogiorno della vigilia di Pasqua) sulla piattaforma che è arrivata in Italia poco più di due anni fa, i rilanci sono ancora pochi. La fine dell’asta è fissata per il 27 di aprile ed è quasi certo che la maggior parte delle attività si concentreranno nelle ultime ore, se non negli ultimi minuti. Gli interessati devono saper aspettare.

L’auto è una dei quattro esemplari di questa serie speciale prodotta su richiesta dell’Avvocato. Il modello ha “solo” vent’anni – è stata fabbricata nel 1997 – ed è equipaggiata con il cambio automatico, una soluzione della quale Gianni Agnelli disponeva su diversi modelli, inclusa una Fiat 125 del 1968 e una Marea del 2001. Per lui, del resto, che poteva contare su una schiera di autisti, le macchine erano “un simbolo di libertà”, come aveva confidato all’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini.



La Lancia Kappa in versione limousine ha percorso appena 28.000 chilometri ed è naturalmente in “perfette condizioni”. Era stata anche fra i modelli esposti nel 2013 in occasione della mostra organizzata dal Museo Nazionale dell’Automobile di Torino per ricordare i dieci anni dalla scomparsa dell’Avvocato. La Lancia Kappa anticipa la collaborazione attuale del gruppo, di Maserati in particolare, con Ermenegildo Zegna, presso il quale Gianni Agnelli aveva scelto personalmente il rivestimento blu degli interni che doveva richiamare la profondità del mare. L’auto di rappresentanza dell’Avvocato (e non solo) ha anche il tetto in vinile.

Involuzioni

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jena@lastampa.it

Più si avvicinano le primarie e più Renzi mi ridiventa renziano.

Verbania, morta a 117 anni Emma Morano: era la più anziana del mondo

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 Pubblicato il 15/04/2017. Ultima modifica il 16/04/2017 alle ore 00:05

Da 137 giorni aveva superato il compleanno record


Il 29 novembre 2016 Emma Morano aveva festeggiato 117 anni (foto Danilo Donadio)

È morta oggi, vigilia di Pasqua, nella sua casa di Verbania all’età di 117 e 137 giorni Emma Morano. Era la persona più anziana vivente al mondo e la quinta nella classifica di tutti i tempi. Da anni ormai non usciva dalla sua casa di Pallanza, a pochi passi dalla collegiata di San Leonardo, e fino all’ultimo ha accolto nella sua abitazione dai giornalisti di tutto il mondo e studiosi dai cinque continenti curiosi di vedere quale fosse il segreto di longevità di questa donna. Le sue rispose spiazzavano per la spontaneità e la semplicità, così come la sua dieta - tra uova quotidiane e carne cruda - sorprendeva i cultori della sana alimentazione.

Originaria del Vercellese
Nata a Civiasco in provincia di Vercelli il 29 novembre 1899, la supercentenaria si era trasferita in giovane età a Villadossola e in seguito - per motivi di salute - a Pallanza dove è sempre rimasta lavorando in una industria tessile e fino a 75 anni al Collegio Santa Maria. Nel 1937 perse a soli sei mesi l’unico figlio e l’anno successivo allontanò il marito violento. In seguito ha sempre vissuto sola mantenendo immutabili ritmi di vita e alimentazione, tra cui le tre uova al giorno che il medico le consigliò in giovane età. Solo da un paio di anni la sua quotidianità aveva subito qualche modifica quando una badante la aiutava nelle faccende domestiche.

Onorificenze
E poi negli anni - man mano che passavano gli anni e i record - si sono moltiplicati i riconoscimenti. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano le aveva attribuito l’onorificenza di cavaliere e in occasione dell’Expo di Milano ha ricevuto la prima medaglia rosa al mondo coniata per l’evento e un biglietto d’auguri da Guinness dei primati dall’ambasciatrice Carla Fracci. Nel 2015 c’era stata anche la benedizione di Papa Francesco.

Il funerale sarà celebrato lunedì 17 alle 14 nella chiesa di San Leonardo a Pallanza. Emma riposerà per sempre nella tomba di famiglia nella sua Pallanza

Pasqua

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jena@lastampa.it



Come Berlusconi neanche i comunisti domani mangeranno l’agnello, non sono vegani ma preferiscono i bambini. 

Bruciare l’abisso

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L’Italia intera sta dibattendo di un libro senza averlo letto. È l’ultimo romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto (Rizzoli), demolito su «la Repubblica» da Michela Marzano, parlamentare e scrittrice, perché le pagine contengono scene di pedofilia e scanzonati e ripugnanti consigli di uso dei bambini. E cioè l’«orrore», ha scritto Marzano. Lei il libro lo ha letto, gli altri no: il libro è in vendita soltanto da ieri, e però la discussione si è sviluppata sull’opportunità che un romanziere tratti temi così insostenibili, e per di più mettendosi nel punto di vista dell’orco con tutta la naturalezza della normalità.

Come è stato sostenuto da altri, se così fosse perderemmo molto Dostoevskij, quasi tutto Conrad, e poi Faulkner e il magnifico Caldwell e chissà quanti altri. Se un romanzo non contiene ambiguità morale, vale poco. Se un romanzo sa raccontare il peccato con empatia (non simpatia) per il peccatore, è un romanzo che ha già dato più di un po’. Chi si è sforzato di ricostruire Adolf Hitler mettendosi nella sua testa e nello spirito del tempo non ha portato una goccia di bene al ricordo di Hitler e di quel tempo, ma ha reso giustizia alla causa della Shoah, riconducendola a termini umani e per sottrarla all’incomprensibile e al sovrannaturale.

E invece tutto è comprensibile e tutto è naturale, tutto è umano, soprattutto il baratro che ogni uomo porta dentro, qualcuno affacciandosi e basta, altri calandosi fino in fondo. L’umanità ha nel cuore la possibilità dell’abisso: negarlo, e negarne il racconto, è una resa. 

La proprietaria ordina stuoia troppo piccola, ma il cane fa di tutto per non deluderla

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fulvio cerutti



Voleva fare un regalo al suo cane Kenny: una bella stuoietta dove potersi coricare. Ma quello che doveva essere un bel gesto si è trasformato in un mezzo disastro: per sbaglio ha ordinato quella di misura sbagliata, molto più piccola del suo cagnolone.



Eppure Kenny ha voluto ancora una volta dimostrare alla sua amica umana che è il compagno di vita che non ti delude mai: il cagnolone ha fatto del suo meglio per apparire comodo e contento, per non ferirla.



Di fronte a tanta sensibilità, la sua amica non poteva rimediare all’errore comprandone una nuova delle dimensioni perfette per rila