Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

mercoledì 23 ottobre 2013

Buonanotte anima mia» Lucio Dalla riposa nella sua tomba

Corriere della sera

Nella zona monumentale del cimitero, accanto a Carducci, Respighi e Morandi. La statua riproduce la silhouette dell'artista con cappello e bastone


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BOLOGNA - «Buonanotte anima mia, adesso spengo la luce e così sia...». Sono queste le parole - dalla canzone «Cara» - scelte per la tomba di Lucio Dalla. Il cantautore scomparso l'1 marzo 2012 ora è sepolto al centro della Certosa, nella zona monumentale del cimitero. Accanto a lui ci sono altri bolognesi illustri come Giosuè Carducci, Ottorino Respighi e Giorgio Morandi: «Possiamo immaginare che discorrano d'arte e di poesia», scrivono sul sito ufficiale i parenti.

CERIMONIA PRIVATA - La salma di Dalla è stata cremata e le ceneri sono state inumate in Certosa mercoledì mattina, nella tomba di famiglia dove sono sepolti anche il padre e la madre, con una cerimonia strettamente privata. Presenti, oltre ai parenti, il compagno Marco Alemanno, il manager Bruno Sconocchia e il collaboratore e amico fraterno Tobia Righi. La cerimonia è stata celebrata da padre Boschi, guida spirituale dell'artista.

La tomba con la scultura di Antonello Santè Paladino nella zona monumentale del cimitero bologneseLa tomba con la scultura di Antonello Santè Paladino nella zona monumentale del cimitero bologneseLa tomba con la scultura di Antonello Santè Paladino nella zona monumentale del cimitero bologneseLa tomba con la scultura di Antonello Santè Paladino nella zona monumentale del cimitero bologneseLa tomba con la scultura di Antonello Santè Paladino nella zona monumentale del cimitero bologneseLa tomba con la scultura di Antonello Santè Paladino nella zona monumentale del cimitero bolognese

NELLA ZONA MONUMENTALE - Era stato lo stesso Dalla, fanno sapere i parenti, a manifestare il desiderio di essere sepolto nella zona storica del cimitero. Ed è lì che ora si trova, «nella pacata e serena compostezza dell'altra città dove c'è il riassunto della nostra storia, nella prestigiosa 'Zona monumentale' - scrivono i familiari - che, ringraziando l'amico Mauro Felicori, il Comune ha voluto donare al grande Lucio».

L'omaggio di Bologna per ricordare Lucio Dalla (05/03/2013)

LA TOMBA - Il progetto della tomba è stato affidato all'amico Stefano Cantaroni e allo scultore Antonello Santè Paladino che ha realizzato una silhouette del cantautore, con cappello e bastone.

23 ottobre 2013

La banca blocca i conti ai clienti malati di gioco

La Stampa

giuseppe bottero
reggio emilia


Alla Popolare dell’Emilia Romagna arriva il codice anti-azzardo: “Mai più carte di credito a chi spende tutti i risparmi alle slot machine”


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Una circolare spedita ai 12 mila dipendenti per chiudere i rubinetti ai clienti malati d’azzardo. Agli sportelli della Banca popolare dell’Emilia Romagna hanno visto arrivare operai sbranati dai debiti di gioco, piccoli imprenditori ostaggio delle slot machine, donne pronte a tutto per l’ultima scommessa. E hanno detto basta, lanciando un piano per sfidare l’azzardo sul suo terreno: quello dei soldi.

Mai più carte di credito abilitate ai pagamenti sui siti classificati nella categoria «gambling», via dalle filiali i biglietti delle lotterie e i Gratta&vinci. Soprattutto, corsi di formazione per gli impiegati, trasformati in detective dell’azzardo: il giocatore, si legge nella circolare, si può riconoscere dai prelievi massicci all’inizio del mese, dai contanti che filano via veloci dalla carta di credito, dalle transazioni verso tabaccai, bar, sale da gioco.

Una volta individuato, scatta la convocazione da parte del direttore. Che ha mani libere: soprattutto se il cliente ha un debito aperto. Il responsabile della filiale dovrà occuparsi anche di segnalare centri d’aiuto, strutture assistenziali e gruppi d’accoglienza. In cima alla lista c’è il polo di cura per il recupero dei dipendenti dal gioco d’azzardo di Reggio Emilia, il primo in Italia, gestito da Marco Iori.

«Il nostro approccio è laico e non ideologico - dice Eugenio Tangerini, responsabile delle relazione esterne della Banca popolare dell’Emilia Romagna -. Non intendiamo criminalizzare i gestori, ma neppure restare indifferenti di fronte a un fenomeno sociale così preoccupante». Una banca, prosegue il collega Andrea Cavazzoli, «deve essere consapevole che le sue azioni hanno influenza sulla comunità locale, anche perché non è interesse di un istituto lavorare su un sistema sociale disgregato, in cui le persone si giocano tutto». 

L’azzardo, in Italia, ha costi altissimi: l’ultimo report dell’associazione Libera parla di danni sociali e sanitari che sfiorano i 6,6 miliardi di euro annui. A questi vanno aggiunti 3,8 miliardi di euro di mancato versamento dell’Iva, nel caso in cui i 18 miliardi di euro, sul fatturato complessivo, che non tornano ai giocatori in forma di montepremi fossero stati spesi in altri consumi.

«Bisogna far passare il concetto che l’azzardo non crea denaro ma lo distrugge» dice Simone Feder, psicologo in prima linea contro le macchinette. «In un anno 50 mila esercizi hanno chiuso i battenti, e l’industria dell’azzardo continua a crescere: bisogna invertire la rotta. E bisogna farlo partendo dal territorio». Feder snocciola numeri. Nel giro di 5 anni, tra il 2005 e 2010, gli utenti presi in carico dai Sert (servizi per le tossicodipendenze) sono aumentati del 23%, registrando un picco enorme per il gioco d’azzardo, di quasi 7 volte (+691%).

«Qualcuno - dice - deve occuparsi di quest’emergenza». L’Emilia Romagna ha già iniziato, dopo aver preso atto di dati spaventosi. Nel 2011, spiega il segretario della Cisl di Reggio, Loris Cappelletti, il giro economico di slot e gratta e vinci aveva raggiunto i 6,3 miliardi per una spesa pro capite di 1.840 euro a persona, un dato destinato ad aggiornarsi l’anno successivo. «Oltre ai cartelli con le vincite, nelle tabaccherie andrebbero affissi anche i nomi delle persone che col gioco si sono rovinate - dice - E non ci sarebbe abbastanza spazio».

Gli spinaci non sono ricchi di ferro E il latte non ruba calcio alle ossa

Corriere della sera

Tante persone si privano senza motivo di nutrienti indispensabili

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Diete e alimentazione: è questo il campo dove i falsi miti prosperano di più e la fantasia sembra non avere limiti: dagli spinaci ricchi di ferro (leggenda perpetuata dai cartoni di Braccio di Ferro, anche se questi vegetali non abbondano del minerale più di altre verdure simili), all’ananas brucia-calorie (che invece aiuta soltanto la digestione grazie all’enzima bromelina); dai carboidrati e i latticini che fanno ingrassare, alle uova off limits per colpa del colesterolo. Ce n’è davvero per tutti i gusti.

TUTTI NUTRIZIONISTI - Perché? «In parte accade perché i disturbi che compaiono dopo aver mangiato sono abbastanza comuni, così la gente si convince che qualche specifico alimento ne sia responsabile senza rendersi conto che, se l’apparato digerente non funziona bene, si possono avere sintomi a prescindere da ciò che si mangia - risponde Gino Roberto Corazza, presidente della Società Italiana di Medicina Interna -. Inoltre, i test a disposizione per capire se realmente un cibo non viene tollerato sono poco precisi, e questo non fa che favorire il proliferare dei numerosi luoghi comuni».

«C’è da aggiungere che negli ultimi anni l’alimentazione è entrata nelle case di tutti e chiunque si sente un po’ nutrizionista per aver orecchiato qualche informazione in televisione o altrove - interviene Andrea Ghiselli, ricercatore del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA) di Roma -. A questo si sommano i lavori scientifici amplificati e divulgati soprattutto se accattivanti, a prescindere dal loro reale valore. Non sorprende, quindi, che da tutto ciò possano nascere le idee più eccentriche».

LATTICINI - Ecco, allora, la dieta dei cavernicoli, a cui dovremmo tornare per salvarci da malattie cardiovascolari e tumori: nessuno però ha mai dimostrato che i nostri avi (il cui stile di vita di cacciatori-raccoglitori era peraltro ben diverso dal nostro) abbiano davvero avuto una salute di ferro, nessuno sa che cosa mangiassero realmente, mentre pare certo che privarsi di cereali e latticini, come predicano i più intransigenti “paleo-seguaci”, non faccia bene alla salute. «Uno dei miti da sfatare più pericolosi riguarda proprio i latticini, a cui tantissimi si autoproclamano intolleranti un po’ per moda, un po’ perché hanno sentito dire che l’uomo è l’unico animale che beve latte da adulto, e un po’ perché si convincono di aver la pancia gonfia dopo aver introdotto una microscopica quantità di latticini - dice Ghiselli –.

L’intolleranza al lattosio, dovuta alla carenza dell’enzima che serve a digerirlo, è un disturbo comune, ma tutti dovrebbero sapere che i sintomi, dal dolore alla diarrea, compaiono se si beve una tazza di latte tutta insieme: se in un giorno la stessa quantità viene introdotta in due volte non succede niente. Nonostante ciò, tante persone si stanno privando di nutrienti che sono indispensabili per raggiungere il picco di massa ossea, come dimostrano parecchi lavori scientifici. Perché non è nemmeno vero che il latte sia acidificante e “rubi” calcio alle ossa: un’altra leggenda da smentire. Come quella per cui non dovremmo mangiare la frutta dopo i pasti. Tutt’altro: la frutta dovrebbe farne sempre parte, anche perché contiene la vitamina C che aiuta a assorbire meglio il ferro presente nei vegetali».

ZUCCHERO - Non è vero neppure che dare zucchero ai bambini li renda iperattivi: gli studi hanno dimostrato come in gran parte si tratti di un’errata impressione in genitori al corrente di questo luogo comune. Lo zucchero, semmai, aiuterebbe il cervello dei bimbi a concentrarsi meglio. Ma il miglioramento delle performance dura poco , e quindi è meglio dar loro pasti equilibrati che contengano carboidrati complessi, in grado di fornire ai neuroni un apporto stabile di glucosio.

23 ottobre 2013 (modifica il 23 ottobre 2013)

 

 

 

Tutta colpa di una virgola sbagliata

Corriere della sera

Le conseguenze dell’errore di stampa commesso alla fine dell’800 dal chimico tedesco Erich von Wolf

 

Come nasce una “leggenda metropolitana”? A volte nel più fortuito dei modi: è il caso degli spinaci ricchi di ferro. La colpa è tutta di un errore di stampa commesso alla fine dell’800 da un chimico tedesco, Erich von Wolf, che stava studiando i contenuti in ferro di vari vegetali a foglia verde: trascrivendo quello degli spinaci mise una virgola al posto sbagliato e i 3,5 milligrammi di ferro per 100 grammi divennero ben 35, assai più di qualsiasi altra verdura. L’errore fu segnalato nel 1937, ma ormai era entrato stabilmente nelle credenze popolari.

21 ottobre 2013

Elena Meli

Il biglietto volante

La Stampa

massimo gramellini

Il tram è il 13, l’orario le 18,05 del 21.10.13: casomai qualcuno pensasse di giocarsi i numeri al lotto come il protagonista di questa storia. Lui è quel signore brizzolato in fondo al tram che sta cercando di fendere il muro di cappotti e telefonini strillanti. Vuole raggiungere la parte opposta per obliterare il biglietto nell’unica macchinetta disponibile. Ogni tanto succede. Gli consigliano di lasciar perdere: con una ressa simile nessun bigliettaio salirà mai a controllare. L’uomo insiste. L’impossibilità di compiere il proprio dovere lo agita fino a farlo sudare. La sua vicina di gomiti intuisce il problema e, anziché consultare il manuale del perfetto menefreghista, offre una soluzione. Gli dice: dia il biglietto a me, che lo passerò a quelli davanti, che a loro volta lo passeranno a quelli davanti, fino alla macchinetta. Non può garantirgli che tornerà indietro, ma perché non provare?

Ogni tanto succede. 

L’uomo si fida della sconosciuta, e persino questo ogni tanto succede. Lei spiega il suo piano alla ragazza che ha di fronte. Il biglietto decolla, vola di mano in mano sulle teste di tutti e, dopo un viaggio irto di deviazioni e di pericoli, ritorna nelle mani del titolare: obliterato. Lui guarda i numeri stampigliati sul biglietto con occhi affettuosi, dice che li giocherà al lotto. Sul tram, per un momento, tutti si sentono inspiegabilmente felici. Ogni tanto succede. Chi vi ha raccontato la storia è tentato di appiccicarvi una morale che rovinerebbe l’effetto, ma per fortuna rinsavisce proprio all’ultima riga. Ogni tanto succede. 

Sei un politico disoccupato? Niente paura C’è sempre un porto sicuro che ti aspetta

Corriere della sera

A destra e a sinistra, la guida delle autorità portuali viene affidata spesso a esponenti politici rimasti senza altri incarichi

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Temendo forse l’invasione via mare di qualche virus letale, ecco che il Parlamento si appresta a mettere il bollino sulla designazione di Riccardo Villari al vertice dell’autorità portuale di Napoli, decisa dal presidente della Provincia Luigi Cesaro, pidiellino. Il senatore napoletano è infatti un medico, noto specialista di malattie infettive. Epatologo, per l’esattezza. E pazienza se i soliti grillini protestano per bocca nientemeno che del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che in una interrogazione sbraita come sia «del tutto evidente che dalla sua carriera professionale non può derivare alcuna competenza nella gestione di un’autorità portuale». Ciò che conta in certe nomine, come tutti sanno, è soltanto la competenza politica.

UN QUARTO DI SECOLO - Quella, Villari ne ha da vendere. E’ nel giro da un quarto di secolo, prima nella Dc napoletana di Vincenzo Scotti, quindi nel Cdu di Rocco Buttiglione, poi nella Margherita e nel Partito democratico di Walter Veltroni. Nel 2008 viene nominato a sorpresa con i voti del centrodestra presidente della commissione di Vigilanza Rai,e quando il Pd gli chiede di dimettersi, lui si rifiuta. Abbandonato il centrosinistra, passa con i Responsabili che a dicembre 2010 salvano il governo di Silvio Berlusconi che gli dà un posto da sottosegretario al ministero dei Beni culturali dove non restano tracce particolari del suo transito. Per approdare definitivamente con il Pdl e rientrare in Senato: da cui si appresta a sbarcare al porto di Napoli.

LE LEGGI DELLA POLITICA - Ma poi, non era forse stato spedito qualche tempo fa l’ex senatore sardo Piergiorgio Massidda a capo dell’autorità portuale di Cagliari? E non è forse un medico anche lui? Vero è che in questo caso il Consiglio di Stato, si è appreso a settembre, ha annullato la nomina con la motivazione che gli mancano le competenze specifiche. Le leggi della politica, però, sono implacabili: come dimostra un terzo caso portuale. Stavolta, a sinistra. Se Villari è destinato al porto di Napoli, l’ex sottosegretario alla Difesa del governo di Romano Prodi, Lorenzo Forcieri, attende la riconferma come presidente dell’autorità portuale di La Spezia, incarico che ha avuto nel 2009 dopo essere rimasto fuori dal parlamento alle elezioni del 2008. Nel novembre del 2012, però, gli si spalancano di nuovo, inaspettatamente, le porte della Camera: subentra a Giovanna Melandri, dirottata alla guida del Maxxi. Siccome sa di non durare a lungo, resta anche presidente dell’autorità.

TRASPARENZA - L’attrazione per la politica nazionale tuttavia è così forte da fargli decidere di correre per le elezioni politiche. Ma rinuncia «per amore del porto», dopo che i vertici locali del suo partito gli hanno chiesto di fare un passo indietro: evidentemente per non rompere le uova nel paniere. Come rifiutargli, a quel punto, una riconferma all’authority? E non si parli di porti trasformati in poltronifici… Perché c’è chi arriva, ma c’è anche chi parte. Gabriele Aulicino, ufficiale della Capitanerie di porto, per esempio. Un anno fa ha traslocato alla Consob, chiamato dal presidente Giuseppe Vegas come responsabile dell’Ufficio attività parlamentare e di governo. Grado equipollente: condirettore. La nomina ha fatto insorgere il sindacato Falbi, che ha presentato ricorso al Tar e l’ha avuta vinta.

Per tutta risposta nel decreto sulla stabilizzazione dei precari targato Gianpiero D’Alia è spuntato a sorpresa un emendamento che, sostengono sempre quei guastafeste del Movimento 5 stelle, avrà come conseguenza la stabilizzazione anche del «portuale» Aulicino alla Consob. Un autentico e incomprensibile capolavoro di burocratichese: «all’articolo 1, comma 166, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, sostituire le parole: “entro dodici mesi dall’entrata in vigore della presente legge” e le parole: “con riferimento alla data di entrata in vigore della presente legge” con le seguenti: “per il personale in effettivo servizio alla data di entrata in vigore della presente legge, entro i termini di cui all’articolo 4, comma 6, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101…”». Alla faccia della tanto sbandierata trasparenza delle norme.

23 ottobre 2013

Medicinali che vanno «tenuti d’occhio» per i possibili effetti collaterali

Corriere della sera

Un triangolo sui «bugiardini» invita a segnalare reazioni avverse. Non è indice di pericolo, ma un invito alla vigilanza

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Potreste averlo notato sul foglietto illustrativo della medicina che state prendendo: un triangolo nero capovolto, seguito dalla frase «Medicinale sottoposto a monitoraggio addizionale». Da settembre il nuovo simbolo sta cominciando ad apparire sui “bugiardini” di alcuni farmaci, in seguito all’entrata in vigore del Regolamento della Commissione europea che ha introdotto la nuova procedura in tutti gli Stati membri. Che cosa vuol dire lo spiega l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) in un video e in un opuscolo pubblicati nei giorni scorsi in tutte le lingue ufficiali dell’Unione.

EFFETTI INDESIDERATI - Chiarisce subito l’Ema: come tutti i farmaci autorizzati all’immissione in commercio nell’Ue, anche questi contrassegnati dal triangolo nero sono sottoposti ai test di efficacia e sicurezza. Il nuovo simbolo invita a fare attenzione a eventuali reazioni avverse non indicate nel foglietto illustrativo. «Non è un segnale di pericolo, ma un modo per sollecitare i pazienti a segnalare gli effetti indesiderati di un farmaco alle autorità competenti - sottolinea Paola Testori Coggi, direttore generale “Salute e consumatori” della Commissione europea - . Il simbolo è previsto dalla legislazione europea sul sistema di farmacovigilanza sia per i medicinali e vaccini introdotti nel mercato europeo dopo il primo gennaio 2011, sia per alcuni farmaci già in commercio da prima, che necessitano di un monitoraggio sulla loro sicurezza nel tempo». L’elenco dei prodotti sottoposti a “monitoraggio addizionale”, stilato dal Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza dell’Ema, è aggiornato ogni mese.

Cosa significa il triangolo nero sui farmaci (21/10/2013)

SORVEGLIATI SPECIALI - Per ora sono più di un centinaio quelli che avranno sul foglietto illustrativo il triangolo nero; rimarranno sotto osservazione per 5 anni, o fino a quando gli esperti riterranno. Tra i “sorvegliati” in commercio da prima del 2011 ci sono farmaci per curare malattie gravi (come alcuni tipi di tumore), malattie rare, complicanze del diabete. «Gli studi clinici sono condotti in genere su un numero limitato di pazienti, per un determinato periodo di tempo e in condizioni controllate - dice Giuseppe Pimpinella, direttore dell’ufficio farmacovigilanza dell’Agenzia italiana del farmaco -. Nella pratica clinica, poi, il farmaco è usato da un gruppo di “utenti” più ampio e diversificato: alcuni potrebbero avere altre malattie e assumere anche altri medicinali, per cui può essere rilevato qualche effetto indesiderato meno frequente». La segnalazione di una sospetta reazione avversa aiuta le autorità a stabilire se i benefici di un medicinale continuano a essere superiori ai rischi e, in caso contrario, ad adottare le misure necessarie.

23 ottobre 2013

Giovane italiano ucciso in Inghilterra Gli assassini: «Tu ci rubi il lavoro»

Corriere della sera

Joele Leotta di Nibbiono (Lecco) si era da poco trasferito per lavoro a Maidstone

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Massacrato di botte fino ad ucciderlo. Vittima un giovane di 19 anni Joele Leotta, di Nibbiono (Lecco) da poco trasferitosi in Inghilterra per lavoro. E il lavoro potrebbe essere il movente del delitto. «Ci rubi il lavoro» avrebbero urlato gli aggressori, otto ragazzi inglesi fra i 21 e i 25 anni, già fermati dalla polizia. La notizia è riportata in prima pagina su QN - Il Giorno con a ricostruzione di quello che potrebbe essere un terribile fatto di sangue a sfondo razziale.

IL MOVENTE - Jole Leotta è stato ucciso domenica sera nell’appartamento di Maidstone, nella contea di Kent, a 50 chilometri da Londra, dove si era trasferito da pochi giorni, per iniziare la sua nuova vita all’estero. Il giovane aveva trovato lavoro come cameriere in un ristorante italiano a poca distanza dal luogo in cui è stato ucciso. I presunti assassini sarebbero entrati nell’appartamento occupato da Jole e da un altro amico , sempre originario di Nibionno. Ad un certo punto, per ragioni che debbono essere ancora accertate, i due italiani sono stati aggrediti e massacrati. Trasportato in ospedale Jole è deceduto poco dopo il ricovero, mentre l’amico è fuori pericolo

SU FACEBOOK - Ancoro tutto da ricostruire il movente dell’aggressione. Oltre alla pista del delitto a sfondo razziale, la polizia segue anche la pista dello scambio di persona, o un tentativo di furto degenerato e finito in tragedia. Sgomento nella cittadina di Nibionno dove il ragazzo viveva insieme ai genitori e al fratello. Numerosi i messaggi lasciati sulla bacheca Facebook da amici e conoscenti.

23 ottobre 2013

Troppi misteri, conti di Grillo al setaccio

Emanuela Fontana - Mer, 23/10/2013 - 08:18

La richiesta di Sel al Senato: "È il tesoriere del partito, il suo 730 va reso pubblico". Lui fissa il Vaffa day il 1° dicembre

Roma - Grillo chiama la piazza: appuntamento il 1° dicembre a Genova per il terzo V (Vaffa) day della storia del Movimento cinque stelle.


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È lo stesso capo stellato ad annunciarlo sul blog, una conferma alle voci che già circolavano. È una stretta dei ranghi mentre in Parlamento continuano le segrete ribellioni degli eletti al loro padre creatore, e mentre dagli altri partiti s'inizia fare le pulci a un Movimento che si professa trasparente ma che nasconde troppe cifre per ergersi a censore degli altri.

Prima di tutto i numeri di Grillo: la sua dichiarazione dei redditi deve essere pubblicata alla Camere, chiede Sinistra e libertà. Ai sensi di legge, ha scritto il senatore Sergio Boccadutri al presidente del Senato Piero Grasso. Perché Grillo, spiega Boccadutri, è il tesoriere del Movimento cinque stelle. Nello Statuto non è indicato esattamente con questa carica, ma come colui, in ogni caso, che gestisce le finanze interne. La rappresaglia di Sel è partita dopo l'ennesimo «ladri» echeggiato nell'aula di Montecitorio, indirizzato dai Cinque Stelle verso i partiti che tengono tutti i rimborsi elettorali dello Stato.

Secondo due leggi italiane, ha quindi scritto il senatore vendoliano alla presidenza del Senato, (dell'82 e del 2012) «i tesorieri devono comunicare al Parlamento la propria “situazione patrimoniale e reddituale”». Della situazione patrimoniale di Grillo, invece, non c'è traccia nei faldoni di Palazzo Madama. Il carteggio è stato pubblicato integralmente dal sito Huffington Post, con la risposta di Grasso: «Il Senato non ha ricevuto copia di alcuno statuto o atto costitutivo del “Movimento 5 Stelle”, dal quale si possano evincere le cariche di rappresentante o di tesoriere, né ha il potere, in base alla normativa vigente, di pretenderne la trasmissione o il deposito».

La risposta del magistrato è stata quindi che non esistendo una copia dello statuto nel palazzo, non spetta al Senato chiedere conto a Grillo delle sue finanze. Il Senato non è comunque tenuto nemmeno a esercitare il ruolo di controllore. Ma presto qualcosa potrebbe cambiare, e lo spiega lo stesso Grasso: la Camera ha approvato un emendamento, presto all'esame di palazzo Madama, che attribuisce al Senato «la competenza in materia di anagrafe tributaria per i tesorieri non eletti».

Tornando alle vicende interne ai Cinque Stelle, Grillo prepara il V day, ma sa che l'annuncio non basta per ristabilire l'armonia con i parlamentari dopo le prese di posizione del comico contro i suoi senatori che chiedono l'abolizione del reato di clandestinità. Sembra che Grillo possa arrivare con Gianroberto Casaleggio nella Capitale addirittura oggi, per un incontro con i suoi eletti, alla Camera o al Senato. Essendo impegnato domani e dopodomani in Trentino per la campagna elettorale, l'altra ipotesi è che la resa dei conti tanto attesa si svolga la prossima settimana.

Nell'annuncio del V day, Grillo ricorda i precedenti: Bologna, settembre 2007, 350mila firme per «parlamento pulito». E Torino, il 25 aprile del 2008. Un milione 400mila firme per «un'informazione libera». Ora bisogna «andare oltre. Andare al governo e liberarci di questi incapaci predatori che hanno spolpato l'Italia negli ultimi vent'anni». La prossima volta «per impedirci di andare al governo dovranno mandare i carri armati». È già partita la raccolta fondi: per ora 63 donazioni e 1.410 euro.

Profughi, l'eurotruffa della commissaria

Gian Micalessin - Mer, 23/10/2013 - 08:27

Cita dati fuorvianti sulle richieste d'asilo, sbandiera i fondi elargiti (coi nostri soldi) e poi conclude: "Arrangiatevi"

A legger l'intervista di ieri al Corriere della Sera di Cecilia Malmstrom vien da chiedersi «ci è?» o «ci fa?». O meglio la Commissaria agli affari interni dell'Unione Europea cerca scientemente di fregarci o proprio non c'arriva?


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L'attenuante dell'incapacità d'intendere e volere mal s'adatta però a una signora che mastica pane e politica da quand'era ventenne, comunica in sette lingue, tra cui l'italiano, e sbriga questioni europee da un ventennio. Dunque c'è da propendere per il dolo. Un dolo sfrontato e palese, reiterato in almeno in tre passaggi dell'intervista. Un dolo rimodulato solo quando il ministro dell'interno Angelino Alfano la costringe a rimangiarsi le proprie dichiarazioni ribadendo con determinazione l'indisponibilità italiana ad «accettare compromessi al ribasso» nel corso del Consiglio europeo al via domani a Bruxelles. Dichiarazioni ribadite anche da Letta che all'Ue ha chiesto «atti immediati», a cui la commissaria ha replicato con un vago: «Noto una convergenza tra le proposte italiane e quelle di Bruxelles». Purtroppo per Cecilia però verba volant e scripta manent.

Partiamo dunque dalla risposta in cui ci rimprovera la cattiva gestione dei fondi per 614 milioni di euro assegnatici dalla Ue per gestire i flussi migratori e i confini. Quei soldi, al contrario di quel che insinua Cecilia, l'Italia non li ruba e non li elemosina. Sono in gran parte soldi nostri visto che anche nel 2011, all'apice della crisi, il Belpaese ha versato nelle casse dell'unione 16, 1 miliardi di euro, aggiudicandosi il titolo di principale contribuente netto. O meglio di grande Pantalone costretto a pagare in cambio di poco o nulla visto che la differenza tra il pagato e il ricevuto è nel 2011 di ben sei miliardi.

Problemucci che la Svezia di Cecilia, così fraterna con gli immigrati, manco si sogna potendosi permettere il lusso di versare all'Europa sei volte meno. Prima di rimproverarci la gestione dei soldi - restituitici dall'Europa in cambio di una bella cresta - la maestrina Malmstrom dovrebbe dunque controllare chi paga il suo stipendio. E farci capire chi finanzia la sua malafede. A legger l' intervista l'Italia non dovrebbe manco permettersi di chiedere al Consiglio Europeo la revisione delle regole che c'impediscono di ridistribuire i profughi negli altri paesi membri.

A sentir lei dovremmo tenerci tutti i disgraziati ripescati nel sud del Mediterraneo. Anche se nel frattempo i muri eretti in Grecia e progettati in Bulgaria trasformano il Mediterraneo nell'unica porta d'accesso al vecchio continente. Anche se le nostre navi sono le uniche a salvare le vittime degli «orribili eventi» che tanto turbano la sensibile Cecilia. E il nostro governo è l'unico ad aver pronta una missione ad hoc per salvarle.

Ma a Cecilia poco importa perché nel suo mazzo c'è un asso per ogni plagio. Per condannarci ad ultima spiaggia paragona le sole 15.700 richieste d'asilo ricevute nel 2012 con le 75mila della Germania, le 60mila della Francia e le 44mila della Svezia. Peccato che solo un anno prima l'Italia ne abbia ricevute 37.350 posizionandosi al quarto posto dopo Stati Uniti (99400), Francia (51.900 e Germania(45.700).

Ma l'evidenza della malafede del Commissario Malmstrom emerge dall'esame dei dati Eurostat del secondo trimestre 2013. In quel periodo la Germania ha respinto il 61% delle 15.455 richieste concedendo 10.350 asili e bloccandone 5.105.

La Francia ha respinto l'81% delle 14.955 richieste. La Svezia ne ha negato il 51% su 11.610. L'Italia ha invece concluso 6.820 istruttorie accogliendone 3.685 con una percentuale positiva del 54%, ben superiore cioè al 49% di pareri favorevoli emessi nella generosa terra natale della signora Malmstrom. Una che se fosse nata a Napoli avrebbero già ribattezzato Cecilia u' mariuol.

Ora la Gabanelli imita Santoro. Fango sulla parlamentare Pdl

Redazione - Mer, 23/10/2013 - 08:39

Bufera per la puntata su Denis Verdini

Tagli, mezze frasi, parole dette e non dette, volti travisati, dichiarazioni anonime. Il solito fango. È il metodo Santoro che si diffonde come la peste.


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Una scuola alla quale è fedelissima quell'altra geniaccia dell'informazione, Milena Gabanelli, sul suo panzer Report. L'ultimo missile l'ha sparato addosso al senatore e coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, andando a sfruculiare a casa sua. Titolo della puntata: «Bianco, rosso e Verdini». Fin troppo facile per la zarina di Rai3 mettere insieme voci contro il braccio destro di Berlusconi. In quell'ora e un quarto però sono stati bersagliati anche tutti gli altri, in particolare la deputata del Pdl Monica Faenzi, ex sindaco di Castiglione della Pescaia.

«La Faenzi? Si dice che sia l'amante di Verdini... Io questo non lo penso. Io penso che la Monica da sindaco abbia fatto a Verdini altri piaceri», la battuta di un testimone con voce e volto travisati denominato «Politico Forza Italia». L'intervista alla deputata ovviamente non comprende una parola su questo argomento. «Questa la più grande scorrettezza - spiega al Giornale la parlamentare grossetana - non hai possibilità di replica. La mia battaglia non è come politico ma come mamma: stavo guardando la puntata con mio figlio. Immaginatevi come ci sono rimasta. Sono state inqualificabili ed indegne ricostruzioni. Una forma di femminicidio anche questa, come donna è doppiamente colpevole. Trasmissioni costruite al solo fine di mistificare la realtà e fare fuori i suoi avversari.

Interviste vilmente architettate per fare scandalo». La macchina del fango viene confezionata sempre allo stesso modo con un abile taglia e cuci. L'importante è che venga fuori la figura che interessa a loro. «Mi hanno contattato due mesi fa, ma quando ho detto loro che non rilasciavo interviste, mi ha chiamato il direttore di rete dicendomi che se mi fossi rifiutata avrebbero comunque usato il mio nome. Ecco il ricatto». Replica sbrigativa della Gabanelli: «Degli affari personali della Faenzi noi non abbiamo detto una parola, e la persona intervistata ha detto “non credo sia l'amante di Verdini, ma credo gli abbia fatto altri favori”». Faenzi querela Report («Chiederò un maxi risarcimento alla Gabanelli») e la sfida: «Mi inviti in trasmissione per un faccia a faccia. L'avrei anche votata per la presidenza della Repubblica. Di sicuro avrebbe fatto meno danni che a fare la giornalista».

Basi Usa in Italia: perché sempre più strategiche. Inchiesta americana.

La Stampa

maria grazia bruzzone   @mar__bru


Cattura
“Il Pentagono ha speso negli ultimi due decenni centinaia di milioni di dollari in basi militari in Italia, rendendo quel paese un centro sempre più importante per la potenza dell’esercito Usa. Specialmente dall’inizio della Guerra Globale al Terrorismo nel 2001 l’ US Army ha spostato il suo centro di gravità a sud della Germania, dove la maggior parte delle forze Usa stazionavano dalla II Guerra Mondiale. Trasformando la penisola italiana in una rampa di lancio per le guerre di oggi e domani, in Africa, nel Medio Oriente e oltre”. 

Esordisce cos ì un’inchiesta che David Vine (docente universitario, opinionista sui maggiori quotidiani, sulle basi militari Usa all’estero sta scrivendo un libro), ha pubblicato su Tom Dispatch, sito di approfondimento collegato alla nota rivista liberal/progressista The Nation. Nel raccontare come vengono spesi i soldi dei contribuenti americani, vengono spiegate le strategie Usa nel nostro paese – con una chiarezza inusuale e dettagli forse inediti nelle cronache italiane. Accordi, vantaggi e svantaggi compresi.E’ il motivo per cui ci sembra utile proporlo. Senza trarne conseguenze, che lasciamo ai lettori.

“Nelle basi di Napoli, Aviano, Sicilia, Pisa e Vicenza, tra le altre, l’esercito dalla fine della guerra fredda ha speso più di $2 miliardi solo in costruzioni, oltre ai miliardi in progetti classificati e ai costi operativi del personale . Mentre le truppe in Germania sono scese dalla caduta del Muro da 250.000 uomini ai 50.000 di oggi, i 15.000 militari (più 16.000 familiari) che stazionano in Italia sono rimasti stabili. Il che significa che la percentuale di forze Usa in Europa basate in questo paese (il nostro, ndr) sono triplicate dal 1991, dal 5 al 15%.“La maggior parte dei turisti pensano all’Italia come al paese dell’arte del Rinascimento, delle antichità Romane e naturalmente delle grandiose pizze, paste e vini. Pochi la pensano come terra di basi Usa. Ma con 59 siti-base identificati dal Pentagono, l’Italia è superata  solo da Germania (179), Giappone (103), Afghanistan (100, in diminuzione) e Sud Corea (89)”. 

“Le basi Usa nel mondo sono globalmente 800 o più”.

“Pubblicamente i funzionari americani dicono che non ci sono basi militari Usa in Italia.Insistono che le guarnigioni americane con tutte le loro infrastrutture, equipaggiamenti e armamenti sono semplicemente ospiti di quelle che rimangono basi “italiane” designate per uso NATO. Naturalmente tutti sanno che si tratta di una delicatezza legale”.

LE BASI. “Nessuno che visiti la base di Vicenza può dubitare che quella in costruzione sia un’installazione americana”.  Segue la descrizione dettagliata della base USA situata nell’ex base italiana Dal Molin. In sintesi due caserme per ospitare 600 soldati ciascuna, 240 case costruite recentemente nei dintorni più parcheggi, zone addestramento, piscina riscaldata, palestra, centro di intrattenimento, caffè, zone pranzo + altre facilitieslungo Viale della Pace.