Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

martedì 27 agosto 2013

Il miracolo di Argo, il cane paralizzato che ha imparato a camminare volando

Il Messaggero

Un meticcio che utilizza solo le zampe anteriori è arrivato da solo al canile municipale.Ora cerca padrone


Cattura
ROMA - Via Limbara è una strada del quartiere Bufalotta, Vigne Nuove. Da lì inizia il cammino del cane Argo, un percorso lungo e difficile tra i quartieri della Capitale. E cammina, cammina. La destinazione forse non la conosce neanche lui. Qualcuno lo guarda, «è strano questo cane», perché Argo è un cane speciale, che ha dato un calcio a un destino maledettamente ingiusto, la paralisi delle zampe posteriori, provocata chissà da cosa, nessuno ancora lo sa, e ha deciso di camminare con le due che gli restavano. Perché Argo è il cane che vola. La particolarità di questo cane è che non struscia sul posteriore, le zampette morte non toccano mai terra, e non ha bisogno di carrellino. Argo cammina e basta, come fosse un animale normale. E scodinzola pure.

IL CANCELLO SUPERATO
Dopo tanto cammino il 21 agosto scorso Argo, un meticcio maschio di tre anni e una striscia bianca sul muso, ha superato il cancello grigio di fronte alla stazione della ferrovia Roma-Fiumicino, fermata Muratella, ed è andato incontro ad un altro destino. Perché lì, al canile di via della Magliana, passano cani e gatti feriti, maltrattati, smarriti, animali abbandonati che dal luglio del 2002 trovano ospitalità in attesa di una nuova casa e un nuovo padrone. Una popolazione nella popolazione che non chiede nulla, magari solo due carezze e un po’ di cibo.

Nel canile della Muratella Argo ha trovato una nuova casa, se pur provvisoria, e l’affetto dei dipendenti e dei volontari dell’Avcpp, l’associazione volontari canile di Porta Portese che dal 1997 gestisce i quattro canili di Roma Capitale. «Lavoro da vent’anni nei canili comunali e non ho mai visto una cosa del genere - racconta Simona Novi, presidente dell’Avcpp – per quanto sappiamo noi Argo ha sviluppato da solo questa postura, è un inno alla vita e un segnale di speranza per tutti i cani paralizzati. Pensare che un cane, per di più randagio, sia riuscito a fare tutto questo da solo mi sembra una cosa fuori dal comune». E tutto questo senza fisioterapia o dolorosi interventi chirurgici a cui sono sottoposti gli animali paralizzati, destinati nei casi più gravi anche alla soppressione.


L’ATTESA ALLA MURATELLA
Ma nessuno conosce la storia di Argo, cosa c’è stato in questi tre anni, se qualcuno l’ha aiutato. Secondo i veterinari che l’hanno visitato, ha la muscolatura completamente atrofizzata sul posteriore e una paralisi di vecchia data. Argo ora è in attesa di adozione. Scegliere un cane o un gatto di canile significa adottare un animale microchippato, vaccinato e sterilizzato.

Tutte le prestazioni sanitarie per l’animale, inoltre, potranno essere effettuate presso l’ospedale della Muratella, gestito dalla Asl Rm D, con sconti fino al 30 per cento. È importante ricordarlo perché l’Avcpp registra un calo nelle adozioni. Ad agosto, il dato è aggiornato a una settimana fa, le adozioni di cani sono state solo 50, 140 nel 2012, un dato negativo su cui pesa la crisi economica. Adottare Argo, quindi, diventa un gesto di grande amore e generosità. Per informazioni basta andare sul sito www.iolibero.org o recarsi al canile di via della Magliana.

Uno staff dell’Avcpp saprà trovare la persona giusta per questo cane eccezionale. Perché non tutti possono adottare Argo. Servono una casa e un padrone adatti a lui e alle sue caratteristiche. Ma adottare Argo non sarà difficile perché questo cane, fortunato e sfortunato insieme, ha anche un buon carattere. Speriamo, quindi, che anche lui, come il mitico Argo dell’Odissea, possa trovare il suo Ulisse e insieme con lui iniziare un nuovo volo.


Martedì 27 Agosto 2013 - 12:38
Ultimo aggiornamento: 12:45

Lega Nord, Buonanno distribuisce preservativi agli immigrati per diminuire le nascite

Libero

Il deputato del Carroccio, prosindaco di Varallo Sesia, in 10 giorni ne ha regalati 100 per far risparmiare i servizi assistenziali. "All'inizio ci discriminavano, poi hanno capito"


Cattura
A sinistra l’hanno subito tacciato di razzismo, ma lui tira dritto e snocciola i dati della sua campagna. In una decina di giorni ha distribuito un centinaio di preservativi agli stranieri. Un modo per abbatterne la prolificità e far risparmiare – in prospettiva - i servizi assistenziali. Lui è Gianluca Buonanno, vulcanico parlamentare leghista e prosindaco di Varallo Sesia. Dopo gli sconti per gli acquirenti di viagra, i premi per i cittadini che si mettono a dieta e i cartelli contro il burqa, ecco che ne ha inventata un’altra. Eppure la sua sembrava una battutaccia, una provocazione come quando suggerì a Sel di cambiare nome: «Sodomia e libertà» anziché «Sinistra e libertà». Invece ha investito 200 euro in condom e ha intenzione di sborsarne altri perché la sua idea «è un successo».

A Ferragosto aveva tuonato: «Nella città di Varallo, dove sono prosindaco, circa il 6% della popolazione straniera utilizza quasi il 50% degli aiuti che noi diamo alle famiglie in difficoltà che li richiedono. Per questo regalerò preservativi agli extracomunitari pagandoli di tasca mia». Risultato: critiche e accuse di razzismo. Lui ha tirato dritto e l’ha fatto davvero. «A dire la verità vengono anche italiani ma non saranno più del 10%» spiega tutto divertito. «Entrano in Comune, chiedono di me o di un’altra persona di mia fiducia, ed ecco che possono subito avere un pacchetto. Me li domandano anche per strada, quando mi incrociano».

Infatti ha deciso di portarseli sempre dietro. In tasca, in auto. Una specie di amuleto, quasi quanto il fazzoletto verde Padania che gli spunta dalla giacca. «Ovvio che all’inizio qualche straniero vedeva questa iniziativa con sospetto» ammette Buonanno. «Si sentivano un po’ discriminati, ma poi hanno capito lo spirito. Ci sono anche alcune richieste di informazioni». Certo, ammette il leghista: andare in Municipio per chiedere condom può creare imbarazzi. Alcuni si vergognano come ladri ma il richiamo del dono vince sulla timidezza. Di solito succede così. Varcano l’ingresso, s’avvicinano al personale, fanno i vaghi. «C’è mica in giro il prosindaco?». Quando lo beccano abbassano la voce e farfugliano qualcosa. Ed escono col pacchetto.

Gli extracomunitari che vivono a Varallo e dintorni sono soprattutto marocchini. «È una provocazione ma serve a denunciare un problema vero» chiosa Buonanno. «Quando gli italiani vengono in Comune e ci chiedono una mano, dalla casa popolare ai finanziamenti, di solito rispondiamo che dobbiamo aspettare per verificare disponibilità e soldi. E loro ribattono subito: “certo, prima bisogna accontentare gli stranieri”. È da qui che può nascere il razzismo, perché ormai non ci sono risorse per tutti». E avere il 6% della popolazione che si prende metà dei finanziamenti assistenziali - sostiene l’esponente padano - è un problema. «Se non hanno documenti non pagano neanche al pronto soccorso, indipendentemente dal loro problema di salute. Mentre coi ricongiungimenti familiari diventano sempre più numerosi». E quindi, preservativi per gli stranieri. A spese del leghista.

di Matteo Pandini
twitter @EmmePan







Buonanno (Lega): "Preservativi gratis a tutti gli immigrati"

Libero

Il deputato del Carroccio e prosindaco di Varallo lancia l'inziativa: "Il 50% degli aiuti alle famiglie li prendono gli stranieri, così non si può andare avanti"


Cattura
"Preservativi gratis per tutti gli stranieri". L'idea è del leghista Gianluca Buonanno, parlamentare del Carroccio e prosindaco di Varallo. "I preservativi li pagherò di tasca mia. Nella città di Varallo, dove sono prosindaco, circa il 6% della popolazione straniera utilizza circa il 50% degli aiuti che noi diamo alle famiglie in difficoltà che li richiedono. Andando avanti così, con le continue riduzioni di trasferimenti dal governo centrale (negli ultimi tre anni oltre un milione di euro), non riusciremo ad aiutare tutti, e io desidero non dimenticarmi della nostra gente. Per questo regalerò preservativi agli extracomunitari pagandoli di tasca mia".

Lotta al razzismo - Buonanno ha le idee chiare e crede che la sua proposta addirittura possa azzerare gli episodi di razzismo: "La mia è un'iniziativa volta a contrastare anche episodi di razzismo che potrebbero scaturire quando, agli italiani che hanno sempre pagato le tasse, verrebbe rifiutato un aiuto perché già erogato agli extracomunitari". Gli stranieri accetteranno il "regalo" di Buonanno? (I.S)

Apple pronta alla «rottamazione» degli iPhone

Corriere della sera

Con l'arrivo del 5s e del 5c a settembre si potranno consegnare i vecchi iPhone ottenendo un sconto sul nuovo

Cattura
E' una politica già fatta propria dalle case automobilistiche. E con discreto successo. Quindi perché non dovrebbe funzionare nel mondo dei cellulari? La Apple sarebbe infatti pronta a lanciare un piano di rottamazione dei vecchi iPhone da consegnare nei suoi punti vendita in modo da ottenere un sconto per l'acquisto di un nuovo modello.

PIANO - Questo piano di incentivi dovrebbe partire a settembre, giusto in tempo per l'atteso lancio dei nuovi modelli i presunti iPhone 5S e il cosiddetto «low cost» 5C. Secondo quanto riportato dal sito Usa «TechCrunch» il programma sarebbe in realtà già partito in alcuni negozi statunitensi che fanno così da esperienza pilota all'iniziativa (il modello da acquistare è ovviamente l'iPhone 5). Apple, come confermato da alcune fonti a diversi blog Usa, consentirà ai suoi clienti di portare vecchi modelli di iPhone - funzionanti e non danneggiati - direttamente nei suoi negozi per ricevere uno sconto per acquistare un modello successivo del dispositivo. Cupertino ha già, anche in Italia, un programma online di riuso e riciclo per molti dei suoi prodotti che prevede una stima via web di quel che si vuole smaltire e un buono o uno sconto per futuri acquisti che vengono assegnati all'utente dopo che questi ha spedito al produttore il vecchio iPhone, Mac o iPad.

1
NEGOZI - La novità sta nel fatto che il programma di «rottamazione» avverrebbe direttamente nei negozi Apple con il pagamento immediato. Anche «AllThingsD», noto blog del Wall Street Journal, scrive che il piano partirà a settembre, presumibilmente dopo il 10, probabile data dell'atteso lancio del nuovo iPhone. Appuntamento però non ancora confermato dalla casa di Cupertino. Le indiscrezioni sul presunto iPhone 5C «low-cost» e sull'iPhone 5S intanto si moltiplicano. Dopo l'anticipazione sul riconoscimento di impronte digitali e sulla versione color oro del melafonino di fascia alta, pare ne arriverà anche uno anche nella variante grigio grafite.
Intanto però qualcuno si chiede: nascerà anche nel mondo dei cellulari l'usato sicuro?

27 agosto 2013 | 13:55

Un virus mascherato da video attacca i browser via Facebook

La Stampa

Un gruppo di ricercatori italiani indipendenti mette in guardia dal malware di possibile origine turca

torino


Cattura
Secondo un gruppo di ricercatori italiani indipendenti, una nuova insidia minaccia gli utenti di Facebook. Si tratta di un malware che si presenta come un link in una e-mail o in un messaggio che avverte che si è stati taggati in un post su Facebook. Quando gli utenti fanno clic sul collegamento, vengono indirizzati verso un altro sito web, dove si richiede di scaricare un plug-in del browser per poter vedere un video, ha spiegato uno degli esperti, Carlo De Micheli , in un’intervista telefonica riassunta su un blog del New York Times .

Una volta scaricata, l’estensione permette invece ai malintenzionati di accedere a tutto ciò che è memorizzato nel browser, compresi password e dati di login salvati. De Micheli ha aggiunto che gli attacchi si stanno diffondendo a una velocità di circa 40.000 all’ora e finora hanno colpito più di 800.000 utilizzatori di Chrome di Google. Eliminare il software dannoso non è facile, perchè blocca le impostazioni del browser che ne permettono la rimozione e l’accesso a molti siti che offrono anti-virus.

Una portavoce di Google ha fatto sapere che la società era a conoscenza del problema e ha già disabilitato le estensioni «incriminate». Anche i sistemi di sicurezza di Facebook sono al lavoro per cancellare i link malevoli.

Tuttavia, sostiene De Micheli, gli autori del software, che in base ai commenti incorporati nel codice 
sembrano essere di origine turca, lo hanno già adattato per colpire anche gli utenti di Firefox, un altro popolare browser.
Il ricercatore, insieme ad altri colleghi italiani, ha svolto un ampio lavoro di monitoraggio sui social network e in passato si è occupato, tra l’altro, del mercato sotterraneo dei falsi seguaci su Twitter. In questo nuovo studio è stato affiancato da Andrea Stroppa, Danny Di Stefano e Matt Hofman.

(Agb)

Napoli, gli eredi di Enrico Caruso: «È stato dimenticato, ora intitolategli una strada»

Il Mattino


«Intitolate una strada importante al nostro avo Enrico Caruso. E realizzate il tanto annunciato Museo Caruso». È questo l'appello dei discendenti del grande tenore napoletano e di Guido D'Onofrio, collezionista, amico e cultore di Caruso, rivolto alla città di Napoli.
«Certo c'è una stradina a Napoli, vicolo Enrico Caruso. Ma ha solo sei, dico sei numeri civici», spiega Federico Caruso che esprime rammarico per come è stata gestita dalle amministrazioni partenopee, in questi anni, la memoria del celebre tenore.

Cattura«Lasciamo perdere Napoli e alcuni suoi amministratori - spiega - In passato, fui interpellato per organizzare un evento che sarebbe stato propedeutico alla costituzione del Museo Caruso. Noi avremmo messo a disposizione cimeli provenienti dall'Italia e dall'America. Ebbene, individuata da parte degli amministratori una società che avrebbe gestito il tutto, stanziati i fondi, fatti arrivare i cimeli dall'America, realizzata la serata presso la Sala Gemito, i 30 milioni pagati dal Comune a questa società, rimasero tutti nelle mani del suo titolare. Nessuno fu mai pagato nè rimborsato».

«Per fortuna, i miei parenti americani recuperarono in tempo i cimeli e li rimandarono in America - aggiunge - In questi ultimi tempi ci sono state molte testimonianze. Alcune apprezzabili, come la fiction di Rai1. Altre pretestuose, come il 'Premio Caruso' che si tiene ogni anno a Sorrento e intitolato così solo per sfruttare il suo nome - aggiunge ancora - Ma con la lirica, con Enrico, non hanno nessuna attinenza. Devo però ringraziare comunque Sorrento per la strada intitola a Caruso. Devo ringraziare Paolo Esposito per il museo-ristorante Caruso e per gli eventi che crea in sua memoria. Devo ringraziare la famiglia Fiorentino, proprietaria dell'albergo 'Excelsior Vittoria' per quanto fanno».

 
martedì 27 agosto 2013 - 11:37   Ultimo aggiornamento: 11:43

Estorsione a camionista olandese indagati quattro attivisti No Tav

La Stampa

Perquisizioni sono in corso in Val Susa: nel mirino anche Marco Bruno «Pecorella»

massimo numa
SUSA


Cattura
Quattro attivisti indagati e sottoposti a misure di sorveglianza in seguito ai blocchi dell’autostrada A32 avvenuti il primo agosto. Per loro, obbligo di dimora e nuove imputazioni: estorsione e violenza privata aggravata. Gli attivisti infatti, secondo la ricostruzione dei pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, avrebbe «fermato», a volto coperto, un Tir che stava effettuando un trasporto speciale , cioè vasche di raffreddamento (scambiate per elementi della «talpa» che continuerò lo scavo del tunnel di Chiomonte), costringendo l’autista, di nazionalità olandese, a scendere dal mezzo e a mostrare i documenti di trasporto e personali. Infine furono lacerati i pneumatici del Tir.

Gli indagati sono Luca Anselmo (del Comitato di Lotta Popolare di Bussoleno); Marco Comisso (Susa), Alessandro Betti (attivista No Tav di Genova). Tutti con obbligo di dimora nel comune di residenza. Infini perquisita l’abitazione di Leonardo Capella, animatore dei siti No Tav www.notav.eu e del sito tgvalsusa, uno strumento di comunicazione del movimento di recente istituzione. Infine la casa di Marco Bruno, l’attivista diventato famoso, nel febbraio 2012, per aver apostrofato un carabinieri impegno a proteggere l’autostrada dalle incursioni delle frange violente, definendo il militare «Pecorella». Bruno fu ripreso da una troupe del Corsera e il video ebbe una notevole diffusione in tutti i media. Recentemente Marco Bruno ha scritto un libro ove racconta la sua storia. 

Ora lo dice anche la scienza. Adamo ed Eva sono esistiti

Gianluca Grossi - Mar, 27/08/2013 - 08:00

Uno studio italiano sul Dna smentisce la tesi che la prima donna sia nata prima del primo uomo. Erano invece contemporanei

Un'indagine da veri detective molecolari ha permesso a un team di scienziati italiani di fare luce sulle nostre radici e comprendere in che modo le caratteristiche genetiche maschili e femminili si sono differenziate.

Cattura
Il riferimento è al cromosoma «Y» maschile e al Dna mitocondriale femminile, due parametri chiave per la storia evolutiva dell'Homo sapiens, tenuto conto del fatto che il primo si trasmette solo dai padri ai figli maschi, mentre il secondo viene ereditato esclusivamente dalla madre. Grazie a questo studio, siamo ora in grado di stabilire la «contemporaneità» di Adamo ed Eva e, soprattutto, i numerosi processi genetici e mutazionali che si sono accavallati nel corso dei millenni.

Sappiamo, infatti, senza dubbi che l'uomo proviene dall'Africa, ma in che modo la genetica abbia contribuito nei dettagli a questo risultato, è sempre stato un argomento piuttosto spinoso: «Siamo passati da una visione nebulosa a una visione impressionista - rivela Francesco Cucca, coordinatore dello studio, membro del Cnr italiano e professore dell'Università di Sassari - Grazie ai progressi della tecnica e all'approfondimento dello studio della sequenza del Dna del cromosoma Y, abbiamo potuto rilevare con una precisione senza precedenti la storia genetica del maschio moderno, muovendoci a ritroso, fino a raggiungere un periodo compreso fra 180mila e 200 mila anni fa».

Il risultato ottenuto da Cucca e colleghi è stato messo a confronto con altre ricerche effettuate sul Dna mitocondriale, già studiato in passato perché molto più piccolo del cromosoma Y e più facile da analizzare. Così è emersa la «contemporaneità» fra le due realtà evolutive, maschile e femminile, e la presunta data in cui degli ipotetici Adamo ed Eva possano essersi scambiati il primo bacio. «Lo studio, però, non deve trarre in inganno - spiega Cucca - Non si tratta infatti di evidenziare tanto la contemporaneità dei nostri antichi progenitori maschili e femminili, ovviamente coevi visto che ci riproduciamo solo per via sessuata, bensì la nostra capacità di sapere leggere il passato con sempre maggior nitidezza, utilizzando il Dna come un registro molecolare capace di farci "viaggiare" nel tempo, verso epoche sempre più distanti dalla nostra realtà».

L'Africa, in ogni caso, è senz'altro l'angolo terrestre in cui i nostri progenitori hanno mosso i primi passi per raggiungere l'Asia, l'Oceania, il Medio Oriente, l'Europa e il resto del mondo. Gli scienziati ritengono che l'Homo sapiens - e quindi i nostri Adamo ed Eva - provengano dalle regioni dell'Africa subsahariana di 200mila anni fa. A Kibish, in Etiopia, nei pressi del fiume Omo, sono state trovate prove concrete risalenti a 195mila anni fa. «Non è solo la genetica a condurci in questa parte del mondo, ma anche altre discipline come l'archeologia e l'antropologia - dice Cucca - Le migrazioni dell'uomo sono "scritte" nel suo Dna, e ora possiamo finalmente dire di disporre degli strumenti idonei per disegnare l'intero cammino evolutivo umano».

I ricercatori hanno esaminato i dati genetici del cromosoma Y di 1200 individui di origine sarda, "portatori" di un corredo cromosomico rimasto inalterato per secoli e secoli: «I nostri studi stanno evidenziando come i sardi rappresentino la popolazione contemporanea con caratteristiche genetiche più simili a quelle dei proto-europei, gli antichi abitanti dell'Europa - conclude lo studioso italiano - Abbiamo trovato conferma anche da una serie di analisi compiute comparando l'assetto genetico di tutte le popolazioni europee contemporanee, con quello ottenuto dal Dna estratto da ossa preistoriche, incluse quelle provenienti dalla mummia bolzanese di Similaun, il famoso Otzi, vissuto 5mila anni fa in Val Senales».

Dal Diritto ai diritti I mediocri eredi del reverendo King

Dino Cofrancesco - Mar, 27/08/2013 - 09:18

Il 28 agosto 1963 il leader nero chiese uguaglianza di fronte alla legge. Oggi invece i movimenti vogliono raddrizzare le ingiustizie della storia e della natura con provvedimenti ad hoc

«Ho un sogno - dichiarò al mondo Martin Luther King nel discorso tenuto a Washington il 28 agosto 1963, uno dei più celebri di tutti i tempi - che questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il significato del suo credo: “Noi riteniamo queste verità per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali”.

Cattura
Ho un sogno che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli degli ex schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi potranno sedersi insieme al tavolo della fratellanza». Il pastore afroamericano di Atlanta era, in quel giorno, la più alta incarnazione della civiltà del diritto, l'erede spirituale di Locke, di Montesquieu, di Benjamin Constant, di John Stuart Mill. Egli rivendicava l'eguaglianza dinanzi alla legge a fondamento imprescindibile della libertà dei moderni. Le discriminazioni razziali, l'apartheid, i privilegi sociali, le differenze di status riconosciute dalle leggi non dovevano avere alcun valore e nessuna Rosa Parks sarebbe stata più tenuta a cedere a un bianco il suo posto in autobus, com'era capitato al quattordicenne Martin Luther rimasto in piedi per 140 km nel viaggio a Dublin (Georgia).

È un mondo quello della «marcia per il lavoro e la libertà» che sembra lontano dal nostro non di mezzo ma di due secoli. Da allora, infatti, il tema dei diritti civili è stato sempre più stravolto e i diritti civili si sono mutati in diritti sociali ovvero in rivendicazioni attive a sostegno delle categorie sociali e delle appartenenze (etniche, religiose, di genere) più deboli. La fine delle discriminazioni negative è divenuta, così, l'alba delle discriminazioni positive e compensative sicché non c'è gruppo, che abbia subito violenze e arbitri ingiustificati, che non voglia essere, per così dire, «risarcito» magari a spese della collettività.

Nella filosofia di M.L. King, le «tribù» dovevano venir cancellate: non il colore della pelle ma l'acquisto del biglietto di viaggio o il superamento della prova di ammissione facevano salire sull'autobus ed entrare all'università. Nella logica che, a macchia d'olio, sta invadendo anche i paesi più liberali dell'area euro-atlantica, l'affronto che determinati gruppi sociali hanno vissuto in passato diventa un titolo da far valere in tutti i luoghi dell'interscambio sociale.

La grande promessa dell'era cristiano-illuministica (da oggi in poi sarete considerati e giudicati come singoli individui: le vostre credenze religiose, le vostre famiglie, la vostra educazione riguardano la vostra privacy) appare, ormai, come vuoto formalismo, in considerazione del fatto che non nasciamo tutti eguali, ma alcuni con la camicia ed altri nudi, alcuni coi genitori alle spalle e altri senza, alcuni dotati da natura di qualità come la bellezza, la forza, l'intelligenza ed altri privi.

Per rimediare alle ingiustizie della storia e della natura, l'eguaglianza tende a divorziare de facto dalla libertà e poiché assicurarla a tutti è, per dirla con De Gaulle, un vaste programme, si mettono nelle mani di alcuni poteri immensi - gli unici realisticamente in grado di raddrizzar le gambe ai cani - e si finisce, con George Orwell, per creare categorie di eguali (governanti, magistrati, predicatori) «più eguali» delle altre.

I classici del liberalismo avevano lucidamente intravisto il pericolo. Nella Democrazia in America del 1835, Tocqueville aveva rilevato come l'individualismo liberale fosse minacciato da quanti volevano instaurare su questa terra più il regno dell'eguaglianza che quello della libertà, un obiettivo servito oggi da una giustizia sociale che non si propone più di tribuere cuique suum - di dare a ogni individuo quel che gli spetta - ma di riconoscere le «differenze» e assicurare un trattamento peculiare a ogni uomo e donna solo in quanto parte di qualcosa.

«Vi è una passione maschia e legittima per l'eguaglianza che spinge gli individui a voler essere tutti egualmente forti e stimati. Questa passione tende a elevare i piccoli al rango dei grandi. Ma nel cuore umano si può trovare anche un gusto depravato per l'eguaglianza che porta i deboli a voler degradare i forti al loro livello, e che riduce gli uomini a preferire l'eguaglianza nella schiavitù alla diseguaglianza nella libertà». Che si sia tutti schiavi potenziali del despota - delegato a vendicare gli umili, è preoccupazione che non sfiora quanti dicono di voler «prendere sul serio» i diritti.

Di recente Angelo Panebianco ha denunciato il paradosso italiano per cui: «si inveisce contro la politica ma non per liberarsi dagli eccessi di controlli statali che essa impone alle nostre vite. Le si chiede, al contrario, di intensificare quei controlli. L'antipolitica, che è il sentimento dominante fra gli italiani, si risolve, paradossalmente, in una richiesta di più politica e di più Stato». È la logica dell'eguaglianza: se il posto al sole non ce lo dà né la famiglia, assicurandoci l'agiatezza, né la natura, dotandoci di forza e di intelligenza non comuni, deve garantircelo «il governo». Forse non era questo che aveva in mente Martin Luther King, che pure era un critico del «capitalismo selvaggio».

Lo strano caso del prof Valter tra codice penale e solidarietà

La Stampa

Saluzzo, accusato di fare sesso con le ex allieve minorenni va ai domiciliari. “Commosso da chi mi vuole bene”

pierangelo sapegno
saluzzo


Cattura
«Vedi, prof, siamo tutti qui per te, uniti come ci volevi tu». E’ un’altra lettera, nemmeno l’ultima, e comincia così. «Abbiamo amato le sue lezioni perché ci hanno insegnato a vivere...». Ci sono tante firme sotto: studenti vecchi e nuovi che raccontano la storia di un uomo perbene. La sua tragedia, invece, è molto più difficile da raccontare, perchè è fatta dei nostri segreti e di tutte quelle parole che non riusciamo mai a dire. 

Ieri alle 13,30 Valter Giordano è uscito dal carcere. C’era solo suo figlio davanti a questo portone di ferro. Persino Saluzzo sembrava così lontana da questo spiazzo di campagna sperduto sotto al Monviso, come se per una volta avesse voluto far finta di non vedere. Jeans, una polo e un saccone con tutti gli indumenti da lavare. Lo stesso ufficio del gip che gli aveva negato la libertà tre giorni fa, ha cambiato idea e gli ha concesso gli arresti domiciliari. L’ultima lettera, con tutte quelle firme, Erich non ha dovuto fargliela vedere quando è andato a prenderlo. Ne aveva altre e si era segnato dei nomi su un bigliettino perché aveva paura di non ricordarseli. Dice che «si è commosso».

Non dev’essere un caso se tutti questi studenti gli dedicano tante belle parole: «E’ un uomo che sa far ridere e coinvolgerti talmente tanto nella recitazione del “Conte Ugolino” da farti venire da piangere, lì, sul banco. Lui l’ha fatto. E’ un uomo che non si vanta mai, che non si crede superiore a nessuno, che ci chiedeva sempre scusa perché dovevamo sopportarlo. E’ uno che ha aiutato chiunque a qualsiasi prezzo. E’ uno che diceva: “amo il mio lavoro in modo viscerale. Finirò in ospedale il giorno della mia pensione”. Le sue lezioni ci hanno dato la forza di gioire delle piccole cose e ci hanno insegnato a guardare il mondo». 

Quello che riesce difficile da capire è la distanza tra queste parole, - e quelle quasi di una comunità intera -, e le accuse della Procura, che lo ha mandato in carcere per i rapporti con due sue studentesse, una delle quali minorenne. E’ che forse tutti gli uomini hanno il loro peccato, e a volte può essere soltanto la nostra debolezza, o la nostra solitudine. I colleghi e gli allievi l’hanno sempre descritto come «un uomo minuto, molto perbene, umile, innamorato del suo lavoro e dei suoi studenti». Non è l’orco delle fiabe. Probabilmente, è solo un uomo.

Ieri, quando Erich è andato a prenderlo per portarlo in una «Casa famiglia» della zona, dice che la cosa che più l’ha colpito è tutta questa solidarietà. In un paese è più difficile, eppure è successo, e anche questo, forse, vuol dire qualcosa. Quando al mattino era andato a trovarlo in carcere con sua mamma, non sapeva ancora degli arresti domiciliari, e l’aveva visto molto giù, perchè diceva che era da quando era entrato lì dentro che non aveva potuto quasi dormire, chiuso in una cella singola, senza televisioni e senza giornali, la luce sempre accesa, e l’eco dei rumori e delle voci che rimbombano come la condanna di un incubo.

Era stato arrestato dieci giorni fa, dopo il ricovero in ospedale per un tentato suicidio. L’avevano salvato dei passanti mentre si buttava da un ponte. Quando l’avevano dimesso, c’erano i carabinieri che l’aspettavano, in un giorno così diverso da questo, nella vizza calura della tarda estate, sotto un cielo bianco come uno schermo vuoto, dove tutto in fondo doveva essere ancora scritto e filmato, anche il suo volto com’è invecchiato adesso, appena prosciugato dalla sua caduta e dall’incombere delle responsabilità.

Ma è che tutto in questa storia, pare sempre in bilico fra estremi opposti. Il professore rischia condanne pesantissime. Può un uomo perbene far così del male? Non è solo il limite della legge e del suo freddo distacco dai sentimenti, a renderci oggetti senza anime in ogni processo, ma è anche, molto di più, l’abisso incomprensibile delle tragedie umane, che ci travolgono senza che noi possiamo far niente per fermarle.

Per Giordano, molto, invece, sta succedendo. Adesso pure i suoi colleghi hanno scritto accorate righe in sua difesa: «Non ci si improvvisa professori stimati e ricordati in modo tanto unanime e duraturo dagli studenti, dai colleghi e dalle famiglie. Sulla competenza e sull’umanità del professor Giordano, sulla sua generosità e dedizione agli studenti e alla scuola, sulla sua cultura fuori dal comune, nessuno può nutrire il minimo dubbio». 

Non sappiamo se tutto questo ha un senso o una logica. Non l’abbiamo capito e forse non possiamo nemmeno. Certo che tutto quello che sta succedendo a Saluzzo, questa piccola città che difende il suo professore, sembra appartenere quasi a un romanzo o a uno di quei film sull’attimo fuggente. Simona, Alice e tutti gli altri ragazzi dicono che per loro era «un secondo papà». Ricordano che lui alla prima lezione li ammoniva sempre che i «voti non sono importanti! Sono solo dei numeri, che non diranno mai che persone siete!». E sembra di vederli, nelle loro aule a studiare la vita, così lontani dal mondo fuori alla mercé delle passioni, in cui la gente urla o piange con la stessa insensatezza e repentinità con cui gli incidenti e gli omicidi accadono sui giornali. 



“Perché difendiamo il nostro professore”
La Stampa

Saluzzo, un gruppo di ex allieve: ha sbagliato ma noi gli dobbiamo tutto



Cattura
Egregio Direttore, siamo un gruppo di ex studentesse del Liceo Socio Pedagogico di Saluzzo, alunne per quatto anni del professore arrestato per aver intrattenuto rapporti sessuali con minorenni.

Le scriviamo per dire a lei, e a tutti i lettori, che la notizia ci ha profondamente sconvolte, è stata per noi come un fulmine a ciel sereno. I giornali e i media ci hanno restituito un’immagine del nostro caro professore completamente distorta, l’hanno dipinto come un mostro, un carnefice, una persona subdola capace di utilizzare il suo fascino intellettuale come mezzo per ottenere favori sessuali. Fin dal primo giorno in cui lui è entrato nella nostra classe è stato subito feeling.

V.G. è il professore che ogni studente vorrebbe avere. Dotato di infinita cultura, sapeva far appassionare ogni studente, anche quello più ostico, alle sue lezioni. Nelle ore di storia e di letteratura riusciva a conquistare la nostra attenzione con il solo mezzo della parola. Quando spiegava Dante o Foscolo lui era lì, all’Inferno, nel girone dei traditori con il Conte Ugolino a piangere per la miseria e la disperazione di un essere umano lasciato solo a compiere miserabile atti, ed era anche a Firenze, nella Chiesa di Santa Croce, ad ammirare le tombe di quei Grandi che hanno reso l’Italia la patria della cultura e dell’arte mondiale.

Noi lo vogliamo ricordare così. Con le lacrime agli occhi per l’emozione mentre cercava di convincerci che conoscere la Storia vuol dire conoscere noi stessi, che le gesta o le atrocità compiute nel passato non sono conoscenze vuote, ma sale prezioso per il nostro futuro, per la nostra vita. Lui ha dato tutto se stesso per i suoi studenti, ci ha dato l’anima. 

Ora, vedere sulle prime pagine dei giornali che quella stessa persona è stata capace di compiere atti disdicevoli ci fa male; sappiamo che negli ultimi tempi era infelice, era nervoso, non stava più bene con se stesso. Per noi era un mito. Ora abbiamo capito che anche lui, semplicemente, è un uomo. E come tutti gli uomini, può cadere in tentazione e commettere errori. Lui ha sbagliato e ora sta già pagando e continuerà a farlo con onestà e consapevolezza.

Con questa lettera noi non vogliamo difenderlo, ma vogliamo far capire a tutte le persone che non hanno potuto conoscerlo, che è stato veramente un buon professore, il migliore che potessimo desiderare. V.G. ci ha sempre insegnato che le persone non vanno giudicate ma capite. Noi stiamo cercando di capire.

Caro professore, vogliamo dirle grazie per tutto quello che ha fatto per noi, lei è stato prezioso per la nostra formazione culturale e personale. Sappia che noi, nonostante tutto, le saremo vicine sempre, o come piacerebbe a lei, finché il sole risplenderà su le sciagure umane.

Le ragazze della V b 2008/2009



“Il mio professore? Ero innamorata di lui, non sarò parte civile” a. garassino, p. sapegno
Sesso con le liceali: il professore resta in carcere andrea garassino
Sesso con allieve, concessi i domiciliari al prof andrea garassino
Lo strano caso del prof Valter tra codice penale e solidarietà pierangelo sapegno

La circoncisione altera la sensibilità del glande?

La Stampa

Dr. Gino Alessandro Scalese


Cattura
INTRODUZIONE: E’ una domanda molto frequente in chi deve sottoporsi a questo tipo di intervento. La circoncisione consiste nella rimozione della pelle che riveste il glande ed è eseguita nei maschi principalmente per problemi medici quali la fimosi (impossibilità o notevole difficoltà a scoprire il glande specie in erezione) e le infezioni ricorrenti. In alcuni casi è praticata per motivi estetici o per tradizione o credo religioso.

OBIETTIVI: È stato condotto uno studio per verificare tale ipotesi eseguendo una revisione sistematica della letteratura scientifica. RISULTATI Sono state prese in considerazione 2.675 pubblicazioni per un totale di 40.473 uomini che descrivono gli effetti della circoncisione maschile sulla sfera sessuale dell’individuo ovvero, la sensibilità del glande, la sensazione provata o la soddisfazione. E’ emerso uniformemente che la circoncisione non aveva alcun effetto negativo complessivo sulla sensibilità del pene, l'eccitazione sessuale, la sensazione, la funzione erettile, i tempi di eiaculazione, la latenza eiaculatoria, la difficoltà di orgasmo, la soddisfazione sessuale, il piacere o il dolore durante la penetrazione se presente.

CONCLUSIONI: Numerosi studi dunque, confermati dalla esperienza personale, suggeriscono che la circoncisione maschile eseguita per causa medica non ha alcun effetto negativo sulla funzione sessuale, la sensibilità, la sensazione sessuale o la soddisfazione. In rari casi di ipersensibilità del glande si possono avere fastidi nel portare il glande scoperto per un periodo variabile.

Il paparazzo mette in vendita le foto che imbarazzano i reali

Corriere della sera

Il «martello di Casa Windsor» offre 23 mila scatti. Cominciò negli anni 50, è socialista e figlio di immigrati italiani