Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

venerdì 21 giugno 2013

Borghezio attacca Idem: «Vere puttane nelle istituzioni, merita la gogna»

Corriere della sera

Il leghista: «È stata testimonial del ministero delle Finanze». Scelta civica scrive a Letta. Il Pd di Ravenna chiede chiarimenti

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«La galera non si augura mai a nessuno, ma un po' di gogna certamente». Lo dice l'europarlamentare della lega Mario Borghezio a Klaus Condicio parlando della vicenda di Imu non pagata in cui è coinvolta il ministro dello Sport e delle Pari opportunità Josefa Idem.

LE VERE PUTTANE - «Io non ce l'ho con la signora Kyenge, ce l'ho invece contro questa ministra Idem - dice ancora Borghezio - Forse le vere puttane non sono quelle che esercitano la professione, sono quelle piene di ipocrisia, politicamente parlando, che dicono una cosa e ne fanno un'altra. Forse le vere puttane sono certi personaggi, donne ma anche uomini, che prostituiscono la funzione di servizio che chi ha uno stipendio pubblico dovrebbe sentire di avere nei confronti dell'azienda che li paga, dell'istituzione che gli dà anche degli onori e dei piccoli privilegi o dei grandi privilegi». «Siamo di fronte a un personaggio - continua l'esponente della Lega - che è stato testimonial del nostro Ministero delle Finanze, della campagna per gli adempimenti fiscali e la prima a non adempiere è proprio la signora Idem».

IL PD DI RAVENNA - Nel frattempo il Partito democratico di Ravenna, attraverso il coordinatore provinciale e neodeputato Alberto Pagani, chiede a Idem di chiarire personalmente tre punti: l'abuso edilizio sulla palestra, l'eventuale uso pubblico della struttura e l'evasione su lle imposte Ici e Imu. Idem, esponente a sua volta del Pd, «dovrebbe chiarire meglio», secondo Pagani: «C'è una bella differenza sostanziale tra la mancata richiesta di un cambio di destinazione d'uso di una parte della casa e la costruzione abusiva di un manufatto che amplia illegalmente le dimensioni dell'immobile». E ancora: «Sono convinto - ha concluso Pagani - che il Ministro Idem saprà fornire anche queste informazioni, e così permetterà a tutti noi di valutarle liberamente, di formarci le nostre opinioni e di esprimere le nostre valutazioni».

Borghezio contro Idem: "Le vere puttane sono quelle piene di ipocrisia" (21/06/2013)


SCELTA CIVICA SCRIVE A LETTA - Scelta Civica si rivolge, invece, al presidente del Consiglio Enrico Letta per chiedere chiarimenti sulla vicenda e, in caso di conferma degli abusi, «quali siano le azioni che il governo intende porre in atto per ripristinare un clima di fiducia in materia fiscale con i cittadini e per salvaguardare l'immagine dell'esecutivo stesso». L'interrogazione a Letta è stata presentata dai due deputati Gian Luigi Gigli e Mario Sberna. «Se la notizia venisse confermata - sottolinea Gigli - saremmo di fronte a un comportamento in palese conflitto con i principi di pari opportunità e di assenza di privilegi per la classe politica. Oltre che in contrasto con l'idem sentire della popolazione tutta».

Redazione Online21 giugno 2013 | 18:33

Emanuela Orlandi è morta, ma il caso è vicino alla soluzione»

Corriere della sera

Alla vigilia dell'anniversario del sequestro, il procuratore Capaldo rivela: troppi temevano verità scomoda


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ROMA - «Emanuela Orlandi è morta, ma il caso della sua scomparsa potrebbe risolversi. Finora ci sono state molte false piste e molti depistaggi». Alla vigilia del trentennale dalla scomparsa della studentessa quindicenne, figlia del messo pontificio Ercole, vista per l'ultima volta il 22 giugno 1983 all’uscita dalla scuola di musica, il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, rivela che il giallo è vicino a una conclusione. Il magistrato, che da anni conduce l’inchiesta assieme al pm Simona Maisto, ha parlato del caso Orlandi a un incontro nella terza edizione del Festival Trame a Lamezia Terme. «La verità sulla fine di Emanuela - ha precisato - non si è trovata per molto tempo perché troppi temevano che dietro questa storia si nascondesse una verità scomoda».

LA SVOLTA – Le dichiarazioni del procuratore aggiunto sono senza precedenti: mai la Procura di Roma, in trent’anni di indagini che hanno percorso le piste più diverse e lontane, da quella dell’Est ai «Lupi grigi» di Alì Agca, dalla banda della Magliana a ipotetici scenari a sfondo sessuale, si era detta tanto fiduciosa. La novità è legata agli interrogatori delle ultime settimane a Piazzale Clodio a carico di Marco Fassoni Accetti, il fotografo d’arte 57 enne che si è presentato spontaneamente a fine marzo dichiarando di essere stato uno dei telefonisti della vicenda Orlandi e consegnando un flauto che non si può escludere sia quello appartenuto alla quindicenne. Le perizie tecniche si sono limitate a certificare che le tracce biologiche rinvenute sono «insufficienti» a risalire al dna.

IL «NUCLEO» – Il supertestimone, che è indagato per sequestro di persona aggravato dalla morte dell’ostaggio, è stato interrogato 9 volte dai magistrati, ai quali ha consegnato anche un suo memoriale. Fassoni Accetti si è autoaccusato di aver fatto parte di un «nucleo di controspionaggio» composto da «laici che lavoravano per conto di alcuni ecclesiastici con il supporto di fiancheggiatori dei servizi segreti dell’Est»: tale gruppo, attivo a suo dire dalla fine degli anni Settanta a tutti gli anni Ottanta, avrebbe svolto azioni di «pressione e ricatto» per influenzare le scelte dell’allora Consiglio per gli Affari pubblici della Chiesa (organismo collegiale in seno al Vaticano), ma anche per contrastare l’allora capo dello Ior monsignor Marcinkus, per interferire sulla riforma del codice di diritto canonico discussa in quel periodo e per condizionare alcune nomine.

IL MOVENTE - Il sequestro di Emanuela Orlandi (come anche quello di Mirella Gregori, sparita nel maggio 1983) secondo Fassoni Accetti avrebbe avuto l’obiettivo di indurre Alì Agca a ritrattare le sue accuse di complicità ai bulgari nell’attentato al Papa del maggio 1981, in cambio di una sua futura liberazione (il terrorista turco ricevette la grazia dal presidente della Repubblica nel 2000). L’indagato, che più volte ha lanciato appelli perché i suoi complici dell’epoca escano allo scoperto, ha precisato che l’operazione nacque come «rapimento simulato», poi però sfuggito al controllo degli stessi sequestratori: la «ragazza con la fascetta», prelevata con l’inganno grazie al coinvolgimento di tre sue coetanee nel centro di Roma, sarebbe dovuta tornare a casa in pochi giorni, ma l’esplosione mediatica seguita all’appello del 3 luglio 1983 di papa Wojtyla dalla finestra dell’Angelus avrebbe trasformato un’ «azione dimostrativa» in uno dei gialli più inquietanti e torbidi del dopoguerra.

Fabrizio Peronaci
fperonaci@rcs.it21 giugno 2013 | 16:44

Web, Grillo perde fan su Facebook via dalla pagina M5S 6mila persone

Il Mattino


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ROMA - Dall'insediamento del governo Letta ad oggi i social network e le discussioni in rete registrano un calo del 40% dell'interesse degli utenti verso i temi politici. Grillo e il Movimento 5 Stelle scontano più di altri questa tendenza con punte di oltre 6mila fan che vanno via da Facebook.

È l'analisi di Blogmeter, società che monitora i social media e le discussioni online, che mette in evidenza anche un calo di Matteo Renzi, Mario Monti e Scelta Civica. . «Sul fronte Facebook emerge un fenomeno inusuale - sottolinea Blogmeter -: una serie di persone hanno deciso addirittura di cancellare l'iscrizione alle pagine di Grillo e del M5S. La prima perde ben 6013 fan (in media 135 fan al giorno), la seconda 2394, probabilmente a causa dell'alto livello di aspettative pre-elezioni».

Più in generale l«engagement' complessivo su Facebook (cioè la somma di 'likè, commenti, condivisioni, post spontanei in bacheca) scende per tutti ad eccezione della Lega: Monti cala addirittura del 93% (»anche perchè non scrive più un post da marzo«, sottolinea Blogmeter), il Popolo della libertà del 70%, Silvio Berlusconi del 56%, il Partito Democratico del 54%, Renzi del 57%, Grillo del 32% e il Movimento Cinquestelle del 28%.

Su Twitter, invece, nel periodo che va dal 1 maggio al 17 giugno si nota una flessione delle menzioni di partiti e leader rispetto al corrispondente periodo precedente: Scelta civica perde l'83%, il Partito democratico il 60%, Grillo e il Movimento Cinquestelle il 48%, il Popolo della libertà il 31%, Renzi il 44%. «Si tratta in parte di cali fisiologici dopo la scorpacciata delle politiche - spiega Vincenzo Cosenza, social media strategist di Blogmeter - ma i dati segnalano anche un certo disinteresse e un'incapacità dei partiti di coinvolgere con contenuti originali e temi forti i propri sostenitori nelle fasi post elettorali».

 
venerdì 21 giugno 2013 - 16:04   Ultimo aggiornamento: 16:04

Scontrino selvaggio: dopo il sale a 800, il gelato che scompare

Il Mattino

di Ugo Cundari

Il cassiere del bar ha battuto il prezzo, ma il totale è zero



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In un bar di via Chiatamone che frequento sia per prendere il caffè sia per ordinare il pranzo, oggi è successo qualcosa che mi ha fatto davvero indignare. Ho comprato un gelato, il cassiere del bar mi ha fatto lo scontrino di sua spontanea volontà, io l’ho messo in tasca soddisfatto e me ne sono andato. Tornato in ufficio, cerco in tasca le chiavi del cassetto della scrivania e mi ritrovo lo scontrino. Sto per buttarlo, ma me lo voglio guardare un’ultima volta, lo ritengo il segno di una civiltà e di un rispetto verso il cliente, di questi tempi, prezioso. Ma una volta sotto gli occhi, stento a crederci. Il barista ha fatto tutta una messa in scena, movimenti delle dita sulla cassa e consegna dello scontrino... perché come ha segnato il prezzo del gelato così l'ha stornato in un sol colpo... Io sono uscito fuori del bar con il sorriso sul volto e lo scontrino in tasca, solo che, come prezzo c’è scritto, in totale, 0 euro…


Lo scontrino a costo zero



giovedì 20 giugno 2013 - 16:04   Ultimo aggiornamento: venerdì 21 giugno 2013 08:08

De Magistris: «Il nostro piano rifiuti stupirà l'Italia. Napoli sarà un modello»

Corriere del Mezzogiorno

Il sindaco: «No a inceneritori e discariche. Il Comune sarà in linea con quello che chiede l'Ue, anzi anche di più»


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NAPOLI - «Abbiamo un piano che farà diventare fra tre anni Napoli un esempio in tutta Italia». Lo ha detto il sindaco Luigi de Magistris a margine di un'iniziativa per la Giornata mondiale del rifugiato. Secondo il sindaco, reduce da un recente viaggio a San Francisco dove ha verificato le diverse tipologie di ciclo integrato di smaltimento, l'obiettivo è arrivare ad avere un ciclo virtuoso sul modello rifiuti zero «in linea con quello che chiede l'Unione europea, anzi anche di più» perchè - ha spiegato de Magistris - noi siamo contro inceneritori e discariche e dimostreremo che si può arrivare a rifiuto zero». Un lavoro che il Comune di Napoli porterà avanti - come riferito dal primo cittadino - «con il Governo e la Regione con l'obiettivo di evitare la multa o per evitare che sia una multa forte».


Redazione online20 giugno 2013





Ue: «Troppi 3 anni dalla sentenza». Orlando:non possiamo pagare la multa

Corriere del Mezzogiorno

 Il ministro a Caserta: «200 mila euro al giorno sono troppi. I termovalorizzatori? Si può discutere»


E prepara il decreto anti-roghi per la Terra dei fuochi


NAPOLI - «Io ho detto che a Bruxelles dobbiamo dire come chiudere il ciclo. Non ci possiamo consentire di pagare una multa di 200 mila euro al giorno». Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, a Caserta, commentando il deferimento dell'Italia per i rifiuti in Campania. Per Orlando è necessario accelerare.

APERTURA SUI TERMOVALORIZZATORI - «Sui «termovalorizzatori si può ridiscutere» ha aggiunto il ministro evidenziando l'importanza di procedere su impiantistica e differenziata. «Entro il 2020, come prescrive l'Ue - ha ricordato - le discariche andranno chiuse».

E L'UE: ITALIA RITARDATARIA - «Sono trascorsi tre anni dalla sentenza della Corte Ue. Sono tanti, e nonostante tutta l'assistenza data dalla Commissione alle autorità italiane, non è stata trovata una soluzione. Abbiamo dovuto prendere la decisione del deferimento e delle multe». Così una portavoce ha spiegato oggi, durante il briefing della Commissione, la decisione di deferire l'Italia davanti alla Corte Ue per le lunghe inadempienze nella gestione dei rifiuti in Campania.

CHIEDO SCUSA - «Sono ministro da 45 giorni ma chiedo scusa per quanto è accaduto finora». Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, parlando a Caivano (Napoli) nella parrocchia di don Maurizio Patriciello e davanti ai comitati dei cittadini, riferendosi ai roghi tossici tra il Napoletano e il Casertano.

20 giugno 2013

Perché la guerra di Parigi a Google?

La Stampa

a cura di alberto mattioli
CORRISPONDENTE DA PARIGI


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La Francia dà un ultimatum a Google. Perché?
E’ la Commissione Nazionale dell’Informatica e delle Libertà (Cnil) a dare a Google tre mesi di tempo per mettersi in conformità con la legge francese sulla protezione dei dati personali, sotto pena di sanzioni pecuniarie.

Di cosa è accusata Google?
Nell’ottobre scorso le 27 autorità europee per la tutela della privacy hanno chiesto al gigante americano di Internet di conformarsi alla direttiva Ue in materia. Nel marzo precedente Google aveva unificato in una sola una sessantina delle sue regole di utilizzo, in particolare raggruppando le informazioni di molti servizi prima separati, come la messaggeria Gmail e la rete Google+. In sostanza, gli europei rimproverano a Google di combinare le informazioni di un servizio con quelle di un altro e quindi di poterle utilizzarle per fini diversi da quelli per cui le ha ottenute. Ieri la Cnil è passata all’attacco per la Francia: «Google - ha spiegato la sua presidentessa, Isabelle Falque-Perrotin - non è tuttora in confornità con il diritto nazionale».

Cosa rischia Google?
Se entro tre mesi Google non effettuerà le modifiche richieste, la Cnil potrà iniziare la procedura per sanzionarla. In Francia, rischia una multa fino a 150 mila euro.

Cosa risponde Google?
Ieri da Mountain View, sede di Google in California, è arrivato solo uno stringato commento che ripete gli argomenti già esposti all’inizio del contenzioso con gli europei. «La nostra politica di confidenzialità rispetta la legge europea e ci permette di offrire dei servizi più semplici e più efficaci. Ci siamo pienamente impegnati durante tutta la trattativa con le autorità per la protezione dei dati personali e continueremo a farlo», ha detto un portavoce.

Quali altri Paesi europei hanno lanciato la proceduta su Google?
Per il momento solo la Spagna. L’Aepd, l’agenzia spagnola, ha annunciato di aver rilevato «indizi di sei infrazioni, di cui cinque gravi» in materia di protezione dei dati personali. Le multe, in questo caso, possono andare da 40 mila a 300 mila euro. La differenza rispetto alla posizione francese è che la Spagna non ha dato a Google alcuna scadenza. Se saranno assodate le violazioni, il motore di ricerca dovrà rimediare subito (e pagare).

E gli altri membri della Ue?
Secondo la Cnil, le autorità olandese, britannica, italiana e tedesca «proseguono le loro indagini nel quadro delle loro procedure rispettive». Madame Falque-Perrotin riassume così la posizione francese: «Non è una crociata contro Google, ma la trasparenza si deve applicare anche a loro. Noi vogliamo che Google sveli la galassia che rappresenta e di cui i suoi clienti non hanno assolutamente idea».

La Francia si è già scontrata con Google?
Sì. Un duro contenzioso ha contrapposto il nuovo governo socialista al colosso di Mountain View. Su pressione degli editori francesi François Hollande aveva ventilato la possibilità di instaurare una tassa sugli articoli dei media francesi indicizzati da Google nelle sue ricerche. La replica di Google era stata dura: aveva minacciato di eliminare tutti i link ai media francesi.

Quando e come si è conclusa la trattativa?
Nel febbraio scorso, insieme alla sua ministra della Cultura, Aurélie Filippetti, Hollande ha ricevuto all’Eliseo il Ceo di Google, Eric Schmidt. Con grande sfoggio di sorrisi e strette di mano a favor di telecamere, ma dopo una trattativa durata diverse ore, Schmidt ha annunciato che Google avrebbe stanziato 60 milioni di euro per un «Digital Publishing Innovation Fund» per finanziare delle nuove iniziative editoriali digitali. Non solo: Google avrebbe iniziato una partnership con gli editori francesi per aiutarli a incrementare i loro introiti on line. In cambio, ovviamente, la Francia avrebbe rinunciato a quella che i giornali avevano già battezzato “link-tax».

Qual è stata la reazione dell’opinione pubblica francese?
A caldo l’accordo ha suscitato molto entusiasmo, subito rimbalzato sulla rete e nei commenti dei giornali «di carta». Sembrava che la Francia avesse piegato il gigante d’oltreatlantico, aspetto che ha la sua importanza in una pubblica opinione di regola molto critica verso gli americani come quella francese. Alcuni osservatori, però, fanno notare che Google se l’è cavata con poco (60 milioni non sono certo molti per poter riempire i propri link con tutta la produzione editoriale francese) e che i progetti editoriali che finanzierà saranno decisi insieme dai rappresentanti di Google e del governo e degli editori francesi. Di certo, come ha confermato l’ultimatum di ieri, la guerra fra Mountain View e Parigi non è finita». 

Moschee, web e macellerie islamiche ecco dove si convertono gli jiadisti italiani”

La Stampa

L’esperto israeliano: chi torna in patria è un pericolo, potrebbe organizzare attentati

rosaria talarico
roma

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Vai a comprare un felafel fatto con carne «halal» (l’unica che i musulmani osservanti possono mangiare perché macellata secondo le regole della legge islamica) ed esci con un volantino. Il reclutamento dei volontari come Giuliano Ibrahim Delnevo, pronti a combattere la jihad (la guerra santa dell’islam contro gli infedeli), avviene anche così, nella macelleria islamica vicino casa.

Poi certo ci sono i siti internet, i forum e le moschee per chi, non essendo nato in un Paese o una famiglia musulmana, ha deciso di abbracciarne la cultura e la religione fino al punto di trasformarsi in uno shahid, un martire. «Alcuni siti internet si occupano del reclutamento dopo che la conversione è già avvenuta» racconta un agente dei Servizi con molti anni di esperienza sul campo. «Sempre via web è possibile ricevere le istruzioni e procedere con una sorta di auto addestramento. Ma al di là della fede religiosa, va tenuto presente che fare i mercenari è un reato da codice penale».

L’approccio iniziale può avvenire anche attraverso i social network. «Basta una minima dote di ingegneria sociale» spiega un’altra fonte istituzionale che si occupa di cyber terrorismo «per capire le inclinazioni e le debolezze di una persona e poi incidere su queste». Con una distinzione fondamentale per non fare confusione tra cyber terrorismo (attacchi diretti a sistemi informatici) e il reclutamento via internet. A cui si associano di norma altri due elementi: il radicalismo e la ricerca di risorse finanziarie da devolvere alla causa.

Shumoukh al-Islam, Ansar al-Mujahedin, Jabhat al-Nosra sono ad esempio alcuni forum utilizzati per reclutare combattenti in Siria (anche se spesso gli indirizzi internet variano e i siti non sono raggiungibili). «Non abbiamo dei veri numeri, ma le statistiche sono basate sulle persone uccise» spiega Ely Karmon, esperto israeliano dell’International Institute for Counter-Terrorism. «Le cifre vengono ricavate dai necrologi che compaiono su importanti forum di ideologia araba e di storia dei martiri.

Il 10% di tutti i combattenti sunniti in Siria sono stranieri volontari. Sull’Europa i numeri sono ancora meno, ma sappiamo che chi ritorna a casa dopo aver combattuto potrebbe organizzare attentati, come è successo a Bruxelles pochi mesi fa ma. Attentato per fortuna sventato. Un mezzo molto utilizzato è Youtube, dove vengono inseriti molti video e conseguenti richieste di finanziamento». Colpisce più la penna (e i suoi derivati moderni), che la spada.

La valenza strategica della parola era stata intuita da Osama bin Laden, «il primo che ha parlato dell’importanza di servire la jihad non con le armi, ma con la parola» ricorda un’autorevole fonte istituzionale «poi la moschea non va intesa solo come chiesa, è un punto di incontro dove si fanno affari e anche il reclutamento». Il percorso comincia con la da’wa (la convinzione religiosa), si diventa poi mujaheddin (combattente per la fede) fino all’estremo, trasformarsi in shahid, il martire.

«Per passarsi le istruzioni operative quelli bravi usano la steganografia (foto che contengono dei testi nascosti nel file, ndr) e la crittografia. Ci sono una decina di convertiti italiani che potrebbero essere combattenti, ma è una stima per eccesso» conclude la fonte «ma in Italia non ci sono dei centri di irradiamento. Sono percorsi al momento individuali e non esiste un luogo di indottrinamento». 

Quarant’anni “al servizio” del fratello, dovrà essere mantenuta come una moglie

La Stampa


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Ha diviso la casa con il fratello per quarant’anni facendogli praticamente da colf, poi, messa alla porta dal fratello o andatasene di sua spontanea volontà non è dato sapere, la donna ha chiesto gli alimenti al fratello, esattamente come una moglie. La Cassazione ora ha accolto il ricorso della signora P.S., sottolineando che «la circostanza che la pretesa alimentare sia rivolta nei confronti del fratello non comporta la sua infondatezza».

La vicenda si svolge in un paese della Liguria, dove P.S. per quarant’anni vive insieme al fratello, facendogli le faccende di casa. Le loro strade, dopo tutto quel tempo, si dividono e la sorella cita in giudizio il fratello per chiedergli un mantenimento. In primo grado, il Tribunale di Chiavari dispone che a P.S. il fratello dia 250 euro di alimenti al mese. Assegno revocato dalla Corte d’appello di Genova, nel 2007, sulla base del fatto che la donna, nonostante la sua invalidità, saltuariamente lavorava anche in un albergo come domestica a ore. La donna ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando lo «stato di bisogno» causato anche da una invalidità al 60%. Piazza Cavour - sentenza 15397 - ha accolto, in parte, il ricorso della sorella e ha evidenziato che «la circostanza che la pretesa alimentare sia rivolta nei confronti del fratello non comporta la sua infondatezza, ma solo la determinazione del relativo importo nella misura dello stretto necessario». Gli alimenti li stabilirà la Corte d’appello di Genova cui è stato rinviato il caso. 

Fonte: Adnkronos

10 consigli per foto perfette in vacanza

La Stampa

valerio mariani

Guida semiseria all'attività più diffusa durante le ferie.



Le vacanze si avvicinano e si pensa all'attrezzatura da portare in viaggio. Smartphone e tablet d'ordinanza, magari un computer portatile e un eBook Reader, fotocamera e, se ancora ci si ricorda di averla, una videocamera. In verità, per evitare brutte sorprese alla bilancia (delle valigie), la razionalizzazione è d'obbligo. L'armamentario minimo da fanatici del low cost, allora, potrebbe essere uno smartphone magari di quelli più noti come camera phone, un tablet e/o un ultrabook e un eBook Reader. Qualsiasi cosa si decida di portare, alla fine l'attività preferita probabilmente non sarà la lettura di un eBook ma lo scatto, intervallato da una capatina tra i social, connessione permettendo. Sfruttiamo, allora, l'informativa di Sonyche ha chiesto ai finalisti del World Photography Awards 2013 una serie di consigli per scattare foto migliori.

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Noi le sintetizziamo e le riportiamo, sottovoce e con la giusta leggerezza, per non far sobbalzare i puristi dell'immagine che non credono che le parole “foto” e “bella” possano andare d'accordo con “smartphone” e “tablet” qualunque essi siano. In fondo, però, ciò che conta è avere dei ricordi decenti, non sfuocati, ben illuminati e originali, con i quali intasare la bacheca di Facebook al proprio ritorno. Vediamo, allora, i 10 consigli (riadattati) dei professionisti interpellati da Sony.

1.Permette una foto? I due terzi dei fotografi interpellati sostengono che chi conosce bene il soggetto della foto è a metà dell'opera. In effetti, fotografare sconosciuti può anche creare qualche problema di privacy, risolvibile più o meno violentemente. 

2.Scusa che hai detto? Sempre loro, quelli bravi, ci dicono di ascoltare e interpretare il linguaggio del corpo per cogliere l'essenza del soggetto e immortalarla. Ecco, se il suddetto corpo si muove a grandi passi verso lo smartphone, vedere punto precedente. 

3.Fuori dalla scena, sto lavorando!Quando si fotografa una persona, bisogna sempre prestare massima attenzione allo sfondo, corna volanti comprese. Ecco, magari cercare di fermare il traffico in Trafalgar Square può non essere semplicissimo, anche qui l'effetto di cui al punto uno è, letteralmente, dietro l'angolo. 

4.Foto nature. Non si tratta di fare l'affare con scatti vietati ai minori ma, piuttosto, di cogliere la naturalezza del soggetto evitando di avvisarlo prima dello scatto. Sì, ma siete sicuri che in nome di una foto da premio siate in grado di affrontare la conseguente ira del soggetto, dopo quella dei precedenti? 

5.Scripta manent, soggetto no. I professionisti interpellati da Sony ci dicono che nella valigia non possono mancare cavalletto, flash e taccuino per annotare visioni sfuggenti. Ma voi avete un biglietto low cost, dunque al posto del cavalletto meglio usare oggetti di fortuna, e fotografare di giorno. Il taccuino non crea problemi di peso ma, purtroppo, non è un libretto di assegni con il quale opzionare soggetti e sfondo della foto perfetta. 

6.Eppure l'albergo era qui. Altro consiglio: per scattare foto originali ci vogliono scene originali, luoghi inusuali, fuori dai percorsi troppo battuti. Certo, è indubbio, ma il rischio è proporzionale al risultato. Almeno portatevi dietro un soggetto, da usare come guida. E trattate bene gli eventuali ospiti della scena. 

7.Minimalismo rischioso. Avete sacrificato tutto, proprio tutto, solo il camera phone e due paia di mutande. Perché i veri fotografi di viaggio non si fermano di fronte a una maglietta navigata. Ottima scelta, anche per essere certi di non avere soggetti dotati di olfatto nelle vicinanze, solo nature morte. 

8.Cavalletto? No, grazie. Torniamo sul punto 5: niente cavalletto, ok. D'altronde sassi, alberi, bidoni ne troverete a iosa. Immortalare un tramonto sarà uno scherzo, senza cavalletto, a patto che non ci si trovi in un luogo inusuale con soggetti inusuali. Uno smartphone lasciato incustodito anche per un innocuo autoscatto è come il coniglio di un prestigiatore. 

9.Effetti speciali. Adesso scegliamo l'esposizione, l'Iso, la modalità più giusta, un attimo eh. Con la varietà di scelta di molti software di gestione si ottengono foto ottime in ogni situazione. Ma l'attesa può essere fatale per l'eventuale soggetto. Scegliere come finisce, nel migliore dei casi secondo il punto due, nel peggiore secondo il punto sette. 

10.Vacanze finite, archiviate in pace. No, non lo faremo mai, lo sappiamo. Avete giurato a ciascuna delle cento foto scattate che poi ci saremo presi cura di loro: ti salvo, ti archivio, ti taggo, ti ritocco. Sicuro, invece, che a Natale ti ho già cancellata.

Le tre divinità del politicamente corretto

Marcello Veneziani - Gio, 20/06/2013 - 16:16

Tutte e tre vengono dall'estero, Germania, Congo e Terzo mondo in tour. Nella versione moderna le Parche si occupano delle sorti gay, degli immigrati clandestini, di ius soli


Ci sono tre Parche a guardia del nostro destino: Cloto Boldrina, sovrintendente alle Belle Anime e Presidente della Camera Caritatis, Lachesi Kyenge, la Balotelli del governo che sta lì per la gioia dei leghisti più agitati, e Atropo Idem, che come dice il cognome, la pensa come le prime due.

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Tutte e tre vengono dall'estero, Germania, Congo e Terzo mondo in tour. Atropo va in canoa, Lachesi contromano, Cloto è portata in processione. Cloto è al latte, Lachesi è fondente, Atropo è pralinata, tre dolciumi per un momento amaro. Infatti il governo si occupa dei problemi pratici più grevi, legati alla crisi; a loro invece tocca l'edificazione morale del popolo. Nell'antichità le Parche o Moire avevano compiti decisivi: la prima filava la sorte, la seconda ne stabiliva la durata e la terza tagliava il filo della vita. Nella versione moderna le Parche si occupano delle sorti gay, degli immigrati clandestini, di ius soli e poi, per far felici grandi e piccini, di aborto, eutanasia e biodiritti.

La Boldrini è portata in campana di vetro per scacciare il demonio sessista, razzista e omofobo. La Idem ha una missione di parità ma si è subito battuta per un privilegio: agli sportivi stranieri sia riconosciuta subito la cittadinanza italiana. La Kyenge è sacra e inattaccabile perché Nera del Katanga e Vittima del becero rozzismo, versione campestre del razzismo. Le Parche sono le bigotte del progressismo e ci esortano alla devozione verso il politicamente corretto. Quando le ascolti, ti senti preso per il culto.

Idem, solo 1.200 euro di Imu per 5 case

Libero


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Il nucleo familiare di Josefa Idem possiede cinque abitazioni e due terreni, anche se non è chiaro a quasi nessuno in quale di queste abitino. Alla ex campionessa, ora senatrice del Pd e ministra del governo di Enrico Letta, sono intestate in tutto due abitazioni. La prima è intestata al 100% alla Idem ed è un appartamento accatastato A/2 a Ravenna allo stesso indirizzo della ormai famosa palestra (via Carraia Bezzi 104), con una consistenza di 11,5 vani e una rendita catastale di 1.306,64 euro.

Inserendo le caratteristiche di quella palestra come fosse una semplice seconda abitazione (è ancora accatastata così) nella banca dati del comune di Ravenna, la Idem avrebbe dovuto versare entro il 17 giugno scorso una prima rata Imu di 1.163 euro. L’aliquota al momento è la stessa del 2012, ma la banca dati non calcola anche la seconda rata (più o meno uguale alla prima) perché in teoria quell’aliquota potrebbe ancora essere aumentata o ridotta. La Idem ha detto : «Io ho una casa di proprietà e una assieme a mio marito. Ho pagato 1.200 euro di Imu». Per una casa e mezza in un anno dunque avrebbe pagato di Imu la stessa cifra che avrebbe dovuto pagare solo per la prima rata dell’abitazione in gran segreto trasformata in palestra.

Ma le case e i terreni in famiglia sono più di quelli dichiarati dal ministro. Oltre alla palestra c’è in effetti un appartamento A3 diviso a metà con il coniuge Guglielmo Guerrini, in viale Piccarda a Ravenna. Acquistato nel maggio 2004 ha 4 vani e una rendita catastale di 392,51 euro. I due coniugi risultano usufruttuari anche di un terzo appartamento, sempre categoria A3, in viale Lungomare a Marina di Ravenna. È più piccolo - ha 3,5 vani -  e la nuda proprietà è divisa fra i due figli Janek (classe 1995) e Jonas (classe 2003). L’appartamento è stato acquistato il 13 febbraio 2012 dalla locale Euroimmobiliare costruzioni srl di Matteo Raggi. È una casa di nuova costruzione, realizzata con materiali all’avanguardia con interni tutti in vetro e legno.

Facci: Mori, cronaca di un processo assurdo

Libero

Pentiti e pm indecisi: quante falle nelle accuse al generale dei carabinieri


Cattura
L’irrilevanza e l’assurdità del «processo Mori», a Palermo, rischia di far passare inosservato anche l’incredibile. Il generale è accusato di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano e di non averlo catturato quando avrebbe potuto, ma una lettura attenta della sua memoria difensiva - presentata in aula il 7 giugno - lascia perplessi indipendentemente dalla simpatia o antipatia che il personaggio possa destare.

La memoria di 160 pagine è interamente in rete (www.censurati.it) ma a non quadrare, a ben vedere, sono anche alcuni documenti prodotti dall’accusa. Sia la difesa che l’accusa, infatti, ricordano come la mancata cattura di Provenzano fu anzitutto dovuta al depistaggio operato dai sottufficiali Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo: quest’ultimo lavorava alla sezione  palermitana dei Ros, ma il primo - la vicenda è nota - era distaccato nell’ufficio di Antonio Ingroia e lavorava a stretto contatto con lui.

È assodato che Giuseppe Ciuro fosse una talpa interna alla procura e che chiacchierasse con Michele Ajello, ex re delle cliniche siciliane già legato a Provenzano. Sono cose che possono succedere solo in Sicilia: Ciuro, prima di essere scoperto dai pm, aveva persino procurato ad Ingroia un’impresa che ristrutturasse un casolare paterno a Calatafimi, col paradosso che   l’impresa scelta da Ciuro fu proprio quella del mafioso Aiello. Ciuro all’epoca era ancora il braccio destro di Ingroia (in Procura li chiamavano «puri e ciuri») e al mare avevano i villini affiancati, laddove per un’estate si affaccerà anche l’incolpevole Marco Travaglio che era legato a entrambi (a Ciuro e a Ingroia) ma che a ricordargli l’episodio, ogni volta, perde il lume della ragione.

La circostanza, professionalmente imbarazzante, non impedisce che anche in questi giorni Travaglio seguiti a pontificare sul caso Mori e a scagliarsi contro chi lo difenda. Ajello, dicevamo, è stato riconosciuto colpevole di associazione mafiosa e ha beccato 15 anni: Riolo ha beccato sette anni per concorso esterno; mentre Ciuro, ammesso al rito abbreviato con l’accusa di favoreggiamento, ha preso quattro anni e otto mesi. Ed è una memoria della Procura, e non della difesa, a ricordare che Ciuro e Riolo, oltreché il mafioso Mario Ajello, «da molti anni fornivano notizie segrete e rivelazioni sulle indagini del Ros finalizzate alla cattura dei latitanti Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro». La memoria è datata 1 settembre 2004 ed è firmata dai pubblici ministeri Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino, Maurizio De Lucia e Antonio Di Matteo.

Sì, Antonio Di Matteo: qualcuno avrà già notato la contraddizione. Di Matteo, infatti, oggi rappresenta l’accusa contro Mario Mori: in pratica lo incolpa di ciò che lui stesso, anni addietro, aveva attribuito ai depistatori Ajello e Riolo e Ciuro. Di Matteo, cioè, nel 2004 scriveva che Provenzano non veniva catturato perché un collaboratore di Ingroia lo informava indirettamente delle mosse dei Ros e dei magistrati, ma oggi addebita la mancata cattura al generale Mori. Il contrasto è evidente e il primo a notarlo è stato l’ex direttore dell’Unità Emanuele Macaluso in una lettera pubblicata sul Foglio di mercoledì, ripresa ieri d