Evoluzione a Sinistra

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giovedì 30 maggio 2013

Windows 8.1, tutte le novità in arrivo

Corriere della sera

Accesso diretto alla modalità desktop che permette di muoversi in un ambiente più simile a quello di Windows 7

Un'ipotetica schermata di Windows 8.1
Un'ipotetica schermata di Windows 8.1

Dopo una falsa partenza, Microsoft ha pronto l'aggiornamento per Windows 8. La nuova versione, chiamata 8.1 e non Blue come annunciato in precedenza, sarà gratuita e contiene tante novità interessanti per venire incontro alle rimostranze dei numerosi utenti spaesati dalla nuova interfaccia grafica.

TORNA IL TASTO START - La prima, e più importante, è un accesso diretto alla modalità desktop che permette di muoversi in un ambiente più simile a quello di Windows 7 che non del suo successore. Il tasto Start, quello che per vent'anni era apparso in basso a sinistra ed era scomparso con la versione 8 del sistema operativo, tornerà sotto forma di un logo, sempre in basso a sinistra. Accanto ad esso si potranno visualizzare i collegamenti ai programmi preferiti come nella vecchia barra delle applicazioni.

RICERCHE INTEGRATE - Alle ricerche pensa ovviamente Big, il motore di Microsoft, che ora ha una barra dedicata sul lato destro dello schermo che appare all'avvicinarsi del mouse. Non serve più cercare i file per tipo ma basta digitare poche parole per trovare non solo applicazioni e file installati nel computer ma anche informazioni dal web. Digitando Diablo III, per esempio, compariranno il link al gioco, notizie pescate in Rete e una selezione di foto e video. L'integrazione con il cloud invece è garantita da Sky Drive, il servizio di storage online di Microsoft che permette di accedere a foto, video, musica e documenti da diversi device tra cui l'Xbox.

ANCHE L'EDITOR FOTOGRAFICO - A livello grafico potremo scegliere le dimensioni delle tile, le mattonelle introdotte da Windows 8, a computer fermo il monitor mostrerà una selezione di foto scelte dall'utente e incluso nel programma avremo anche un editor per l'elaborazione delle immagini. Per evitare poi che gli utenti continuino a perdersi all'interno del programma, una tile ben evidente porterà la dicitura "Helps and Tips" e conterrà consigli e soluzioni per evitare di impazzire.

ARRIVA A FINE ANNO - Insomma, stando alle prime informazioni, Windows 8.1 tornerà ad avere un aspetto più da desktop che da tablet come nella versione precedente. Per uno sguardo più da vicino però non resta che aspettare la conferenza di Microsoft in programma a San Francisco il 26 giugno mentre l'aggiornamento arriverà sui PC verso la fine dell'anno.

In English FOTOSTORIA


Alessio Lana
30 maggio 2013 | 17:54

Franca Rame insultata su Facebook e Twitter: «Una di meno» Frasi choc dei militanti di estrema destra

Il Messaggero

Decine di commenti oltraggiano la sua memoria


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Gioiscono per la scomparsa di Franca Rame, offendendo la sua memoria con status e video che irridono l'attrice ed ex senatrice. Militanti di estrema destra, e persino esponenti parlamentari. Uniti in questi rigurgiti di odio postumo, dettato dalla posizione avuta dalla Rame nei confronti di Achille Lollo, responsabile del rogo in cui persero la vita i fratelli Mattei, a Primavalle. A Lollo, la Rame, esponente dell'organizzazione Soccorso Rosso militante, aveva inviato una lettera, nel 1973, garantendogli «l'appoggio dei compagni».

Le frasi contenute in quella lettera vengono copia e incollate viralmente sui profili Facebook dei militanti di destra. La vicenda viene ricordata anche da Massimo Corsaro, deputato di Fratelli d'Italia che, poco dopo la diffusione della notizia della sua morte, scrive, su Twitter: “Franca Rame chi? Quella che difendeva l'assassino dei fratelli Mattei? Io di rame conosco solo il metallo”. Giuliano Castellino, della direzione nazionale della Destra, è più duro e su Facebook arriva a scrivere: “E' morta Franca Rame. Dopo tre giornatacce migliora la giornata”. Frase “salutata” da 22 like e dal commento di una utente, che si rivolge a Castellino: “Ti stimo anche per questo”.

Un militante di Gioventù italiana (formazione giovanile della Destra), è ancora più duro: “Ha vissuto 84 anni, una vita ricca anche economicamente, di lei ricordo le parole di solidarietà agli assassini dei fratelli Mattei, di lei ricordo le dichiarazioni in cui diceva che erano stati i camerati a bruciare i fratelli Mattei per faide interne al MSI. Scusate se non provo il minimo dolore. Anzi, che sia morta non me ne frega assolutamente una sega! Franca Rame, una di meno”. Andrea Antonini, vice presidente di CasaPound, sul suo profilo pubblica un video in cui viene mostrata la fusione del rame, accompagnato dalla scritta “ciao bella...”. E sono molti i commenti offensivi all'indirizzo dela moglie di Fo: “Che Dio la maledica”, “che bruci”, e così via.


FOTOGALLERY


Sui socialnetwork insulti dell'estrema destra a Franca Rame




Mercoledì 29 Maggio 2013 - 20:00
Ultimo aggiornamento: 20:17

Fondi segreti a Cinque stelle: dieci domande per il leader

Francesco Maria Del Vigo Domenico Ferrara - Gio, 30/05/2013 - 08:10

Il movimento incassa un fiume di denaro in finanziamenti: un fiume di soldi, invisibile, non tracciato e non regolamentato. Ma dai gadget alla pubblicità, manca trasparenza sui biliancia. Ecco il più grosso scheletro nell'armadio del M5S

Pretendono trasparenza, ma sguazzano nell'opacità. Sono tanti i quesiti ai quali il Movimento 5 Stelle non ha mai voluto rispondere e molti riguardano l'ambigua contabilità di questo strano soggetto politico aperto a tutti ma, in realtà, di proprietà privata.

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Le entrate del merchandising, le donazioni in contanti o su conti correnti e carte ricaricabili intestate a privati, i proventi del blog. Ma non solo. C'è un fiume di soldi, invisibile, non tracciato e non regolamentato. È questo il più grosso scheletro nell'armadio del M5S. E sono queste le domande che rivolgiamo a Grillo, portavoce di una forza politica che rappresenta più di otto milioni di italiani.

1 Perché il M5S non ha organismi di controllo né revisori dei conti?
Il Movimento 5 Stelle è un'anomalia. Nel regolamento interno, cioè il Non statuto, non sono previsti tesoriere o gestori di fondi né strutture di controllo o segreterie. Mentre nello Statuto ufficiale, registrato il 18 dicembre del 2012, l'unico amministratore dei beni e della gestione economica del Movimento è il presidente: Beppe Grillo. Risulta molto strano che un movimento che fa della trasparenza la sua bandiera non abbia nessuna forma di controllo interno dei conti.

2 Perché nel rendiconto ufficiale viene citata la spesa del palco del comizio finale a Roma e non si parla delle altre cento tappe dello Tsunami tour? Con quali soldi sono state pagate?
Per la sua campagna elettorale Grillo ha attraversato tutto il Paese, dal Friuli alla Sicilia. Ma nelle spese ufficiali pubblicate sul blog appare solo il conto del maxipalco del comizio di chiusura in piazza San Giovanni, mentre delle spese delle altre città non c'è evidenza.

3 Perché nel rendiconto dello Tsunami tour non c'è traccia dei soldi spesi e incassati a livello locale attraverso i vari canali possibili?
Le associazioni che si richiamano al M5S e i gruppi locali pentastellati sono migliaia. Tuttavia, nel rendiconto pubblicato da Grillo, non vengono nemmeno menzionati. Mancano le spese effettuate e le entrate raccolte nei vari comuni. C'è solo una voce intitolata «Spostamenti camper» che potrebbe inglobare tutto ciò, ma l'oscurità e la mancanza di chiarezza restano.

4 Dove vanno a finire i soldi delle vendite dei gadget? Perché non vengono rendicontati?
Un cappellino, una maglietta, un libro. Tutto col marchio del M5S. Nei vari banchetti presenti nelle piazze, gli attivisti grillini vendono questo e altro. Ma nel rendiconto di Grillo non c'è evidenza di questo. Non ci sono fatture né scontrini. La vendita dei gadget non risulta.
5 Dove vanno a finire le donazioni effettuate in contanti?
I soldi vengono raccolti anche attraverso donazioni «fisiche» ai banchetti o nelle riunioni dei vari gruppi locali del Movimento. Ma le rendicontazioni pubblicate online, quando sono presenti, sono incomplete, poco aggiornate e autocertificate.

6 Il Non Statuto dice che è possibile raccogliere fondi solo attraverso il blog, ma in realtà da anni e soprattutto per le campagne elettorali locali è possibile versare denaro su conti privati. Come mai?
Lo statuto ufficiale non prevede cariche e organizzazioni locali e il Non statuto non contempla in alcun modo che si possano raccogliere fondi per conto del Movimento 5 Stelle, se non attraverso il blog ufficiale. Dunque è lecito pensare che i fondi raccolti, sia prima che dopo la registrazione dello statuto, risultino fuori da ogni tracciabilità.


7 Perché i conti Paypal, Postepay e bancari sono intestati a privati e non al M5S?
A un simpatizzante grillino che vuole sostenere i pentastellati locali viene chiesto di effettuare versamenti a conti che spesso sono intestati a privati e non sono in nessun modo riferibili al M5S. Un esempio? Se si vuol sostenere il Movimento 5 Stelle di Verona, i soldi donati vanno a un conto intestato all'Associazione Grilli Verona.


8 Come fa Grillo a garantire sull'origine e la destinazione dei soldi e su eventuali distrazioni di denaro?
A esclusione delle donazioni raccolte direttamente dal blog, tutte le altre entrate intestate a privati o ad associazioni rappresentano una sorta di «fondo nero» a disposizione del M5S. La stessa opacità vale per le uscite, perché le fatturazioni sono sempre intestate a soggetti diversi dal Movimento.


9 Perché non sono tracciati gli introiti del blog di Beppe Grillo e non c'è differenziazione tra quelli che finiscono al M5S e quelli che vanno alla Casaleggio Associati (gestore del blog)?
Come ha segnalato recentemente anche Report, nell'ultimo bilancio della società di Gianroberto Casaleggio non si parla dei guadagni derivanti dal sito dell'ex comico tramite le inserzioni pubblicitarie. E su questo punto Grillo e il suo sodale si sono sempre trincerati dietro a un no comment.

10 Perché non c'è una contabilità delle entrate derivanti dalle inserzioni pubblicitarie del blog?
Il blog, essendo l'unico organo ufficiale del movimento politico rappresentato in Parlamento, si può equiparare a un «giornale di partito» che però per legge deve redigere un bilancio e tenere una contabilità che evidenzi la tracciabilità delle entrate derivanti dalle inserzioni pubblicitarie. Contabilità e tracciabilità che invece restano ignote.

Mia figlia portata in Tunisia» La madre: il governo è assente

Corriere della sera

Dopo la separazione il compagno aveva falsificato il passaporto. In due anni solo quattro incontri con la bambina


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L'ultima volta che madre e figlia si son parlate, cinque mesi fa, c'è voluta un'interprete. La bambina non si esprime più in italiano, forse capisce ancora qualche parola. Sa chi è Marzia, certo, ma adesso la chiama «mama», tra il francese e l'arabo. Due anni esatti: era il 29 maggio 2011. Il padre, Hassen Abdeljelil, non aveva l'affido della piccola Martina, ma aveva diritto a vederla due giorni alla settimana, il martedì e il giovedì, e poi a domeniche alterne. L'ultima mattina di festa in cui l'ha presa, però, non l'ha più riportata a casa: ha falsificato in qualche modo il passaporto, è riuscito ad imbarcarla con lui su un aereo per Tunisi, e adesso la tiene con sé nel villaggio di El Fahs, a un'ora e mezza d'auto dalla capitale.

«È un dolore così grande che non so spiegarlo - dice la madre, Marzia Tolomeo, 33 anni -, mi sveglio ogni mattina senz'aria. Vivo aspettando il momento in cui potrò riabbracciarla». Solo quattro volte in questi due anni. Perché c'è stata la primavera araba, e non è stato facile arrivare in Tunisia. E poi anche quando le condizioni politiche l'hanno permesso, la famiglia di lui non è stata, per usare un eufemismo, accogliente. «La prima volta che sono andata a vederla, subito dopo che l'ha presa, mi hanno aggredita. Sono arrivati con cinque macchine, m'hanno cacciata. Adesso quando parto, avverto con anticipo, e c'è sempre la mediazione di una assistente sociale dell'ambasciata», che aiuta anche la mamma a capirsi con la bimba.

«Porto tanti regali, giocattoli, vestitini, biancheria, perché ho visto che non gliela mettono. Martina mi guarda confusa, uno strano Babbo Natale. Io ho chiesto all'interprete di dirle che la sua mamma se potesse le regalerebbe il mondo... Voglio che sappia che non la abbandonerò mai. Loro pensano che vogliamo fare i ricchi contro i poveri, ma io vengo da una famiglia semplice, di operai», e adesso è anche disoccupata, con una borsa lavoro che la impiega poche ore in un asilo di Briosco, provincia di Monza e Brianza.

Marzia ha un'altra bimba, un compagno, ma il suo pensiero costante, è comprensibile, è per Martina, che oggi ha quattro anni: «Non sorride più, ogni volta che l'ho vista, sempre circondata dai parenti di lui, in luoghi chiusi, seduti a terra, teneva lo sguardo basso, le veniva da piangere. Io vorrei che qualcuno si occupasse del trauma che ha subito, anche un assistente sociale tunisino va bene. Perché è comunque una bimba che a due anni è stata portata via dalla mamma...». Non è facile, niente è facile nelle storie di bambini contesi da genitori di Paesi diversi.

In Italia Hassen ha perso la patria potestà ed è indagato a Monza per sottrazione di minore. In Tunisia una prima sentenza ha confermato le decisioni del Tribunale dei minorenni italiano, ma in appello è stato riscontrato un difetto di competenza territoriale e ora è tutto da rifare. Ci vorrebbe un intervento diplomatico, è la speranza di Marzia: da due anni scrive lettere ai ministri degli Esteri che si sono alternati. Prima a Franco Frattini, senza reazioni, poi a Giulio Terzi di Sant'Agata «che è stato molto gentile, mi ha mandato messaggi in posta privata, ha seguito la vicenda, ma solo a parole». Ora, più di una volta, la donna ha fatto appello alla nuova titolare della Farnesina, Emma Bonino, «ma finora non mi ha mai risposto». Nell'attesa, oggi, gli «amici» di Marzia, 11.778 nel gruppo di Facebook «Riportiamola a casa dalla sua mamma», accenderanno una candela per lei e per Martina.

Alessandra Coppola
29 maggio 2013 | 15:02

Un altro convertito ci fa la guerra santa I precedenti

Fausto Biloslavo - Gio, 30/05/2013 - 08:41

Arrestato l’uomo che voleva sgozzare un soldato a Parigi. Ha abbracciato l’islam come l’attentatore di Londra

Alexandre D., 22 anni compiuti oggi, è l'aspirante tagliagole islamico che ha cercato di sgozzare sabato scorso un soldato francese di ronda a Parigi. L'antiterrorismo lo ha arrestato ieri mattina in un sobborgo della capitale francese.

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Il suo gesto è stato ispirato dall'aggressione di tre giorni prima a un soldato inglese decapitato in mezzo alla strada a Londra. Alexandre, come i due tagliagole catturati nella capitale britannica, è un convertito all'islam radicale. Uno di noi che si è lasciato irretire dalle sirene della jihad trasformandosi in una serpe in seno. Un terrorista della porta accanto, per di più cristiano, che ha abbracciato Allah. Un lupo solitario adescato via internet, che viaggiava in paesi a rischio. E dal 2011 si è trasformato pure esteriormente indossando le lunghe tuniche islamiche e lasciando crescere la barba in nome di Allah. Un tragitto ispirato dai predicatori della jihad che lo ha portato a diventare una bomba innescata nel cuore dell'Europa.

Il ministro dell'Interno francese, Manuel Valls, ammette che «in Francia ci sono potenzialmente diverse decine, anche centinaia, di Merah». Un altro lupo solitario della guerra santa che lo scorso anno uccise 7 persone a Tolosa. Alexandre, reo confesso, è stato preso grazie ai filmati delle telecamere e al Dna su una bottiglietta d'aranciata in una sacca che aveva abbandonato. Il procuratore di stato, François Molins, ha dichiarato che «la natura dell'atto, il fatto che sia avvenuto tre giorni dopo quello di Londra e la preghiera recitata poco prima, lasciano credere che abbia agito in nome di un'ideologia religiosa». Peccato che Alexandre fosse stato segnalato dalla polizia fin dallo scorso anno per comportamenti radicali. Pure in autobus evitava con stizza la promiscuità con le donne.

Per non parlare dei viaggi sospetti all'estero in paesi islamici, nonostante fosse semi disoccupato e delle denunce per piccoli reati. Il 20 febbraio era stato segnalato ai servizi francesi con un dettagliato rapporto che lo accusava di «far parte di un movimento islamico fondamentalista». Non è servito a molto. Alexandre è solo la punta dell'iceberg dei convertiti che si trasformano in tagliagole islamici nella vecchia Europa. Gli ultimi assassini di Londra, cittadini inglesi di origine nigeriana, Michael Adebolajo e il suo omonimo Adebowale, sono pure loro ex cristiani. Finiti nelle braccia di Allah da adolescenti come Alexandre a Parigi, grazie ai sermoni di qualche imam radicale.

L'11 aprile è morto combattendo, contro le truppe di Assad in Siria, Raphael Gendron, un altro francese convertito all'islam da giovanissimo. Nel 2008 è stato arrestato a Bari con accuse di terrorismo. Nel carcere di massima sicurezza sardo di Macomer inneggiava ad Allah quando i soldati italiani morivano in Afghanistan. La scorsa estate, dopo essere stato scarcerato, è partito per la Siria. In Italia si stima che siano meno di 10mila i convertiti all'islam, soprattutto per poter sposare donne musulmane. Quanti potrebbero emulare i tagliagole di Londra e Parigi? Nella seconda metà degli anni duemila l'8% degli estremisti islamici arrestati in Europa erano convertiti. I paesi più a rischio sono Inghilterra, Francia e Germania.

Fra i terroristi che seminarono il terrore nella metropolitana di Londra nel 2005 c'era anche Jamal, al secolo Germaine Lindsay. Un giamaicano, dall'età di 2 anni in Inghilterra, che si è convertito all'islam, con la madre, nel 2000. Il più famoso convertito britannico è Richard Reid, che nel 2001 voleva fare saltare in aria un aereo in volo con dell'esplosivo nascosto nel tacco delle scarpe.
In Marocco sconta l'ergastolo il convertito francese Pierre Richard Robert, soprannominato «l'emiro dagli occhi blu».

Nel 2003 organizzò gli attentati suicidi di Casablanca che uccisero 45 persone. La prima donna kamikaze europea si chiamava Muriel Degauque. In Belgio aveva abbracciato l'islam sposando un estremista della guerra santa. Nel 2005 si fece saltare in aria in Irak. Ogni anno in Germania si convertono circa 4mila tedeschi. Uno di loro, Eric Breininger, 22 anni, è morto armi in pugno nell'area tribale fra Pakistan e Afghanistan. Altri due convertiti tedeschi, Fritz Gelowicz e Daniel Schneider, sono stati arrestati prima che attaccassero una base Usa in Germania.



Il convertito americano più famoso è Walker Lindh, il «talebano Johnny», catturato in Afghanistan dopo l'11 settembre 2001.
www.faustobiloslavo.eu

Ha ucciso un soldato inglese il 22 maggio. Proviene da una famiglia cattolica di origini nigeriane: 10 anni fa la conversione
Inglese, tentò di far detonare sul volo Parigi-Miami l'esplosivo che teneva in una scarpa. La conversione anni prima in cella
Americano, di famiglia cattolica, si converte all'islam a 16 anni. Poi diventa Johnny il talebano per l'aiuto ai guerriglieri
Viveva in Belgio e ha abbracciato l'islam sposando un estremista. Nel 2005 si fa saltare in aria in Irak ma non provoca vittime

Abusi e viaggi gratis: il procuratore di Parma è indagato da un anno

Gabriele Villa - Gio, 30/05/2013 - 08:28

Laguardia, che ha messo sotto accusa il Pdl cittadino, è nel mirino dei colleghi di Ancona. Il fascicolo contro di lui però si è arenato

Non decidono. È passato un anno ma ancora non decidono. Eppure di «argomenti» su cui decidere ce ne sono. C'è la condotta, non proprio super partes, del procuratore capo di Parma, sì quel Gerardo Laguardia, specializzato nel dar la caccia ai pidiellini, che ha deciso di rimanere al suo posto nonostante (dopo otto anni di «governo») il suo mandato sia ampiamente scaduto.

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E ci sono anche certi comportamenti, non proprio cristallini, di uno dei suoi sostituti, Paola Dal Monte. Condotta e comportamenti che, oltre un anno fa, suscitarono l'indignazione del senatore del Pdl, Filippo Berselli. Che, davanti ad un certo odore di ingiustizia si sentì in dovere, per amore di giustizia, di presentare otto interrogazioni e un esposto alla procura generale della Cassazione perché venisse fatta chiarezza sulla «gestione» della Procura di Parma. Arrivarono gli ispettori ministeriali e arrivò anche l'inchiesta, aperta, per competenza, dalla Procura di Ancona. Inchiesta della quale, un anno dopo, non si sa ancora nulla. Perché? Perché non si vuole arrivare a delle conclusioni?

Perché «per approfondimenti» sono state chieste dalla Procura marchigiana due proroghe, la seconda scadrà a giugno, e probabilmente ne verrà chiesta una terza? Perché il 2 ottobre del 2012 è stato abbondantemente interrogato, come persona informata dei fatti, come «vittima» dei presunti soprusi della Procura l'ex comandante dei vigili di Parma, Giovanni Maria Jacobazzi che, immaginiamo, abbia raccontato dettagliatamente l'atteggiamento della Procura di Parma nei suoi confronti e quelle sue dichiarazioni non sono state apparentemente tenute in considerazioni dei magistrati di Ancona? Forse perché, azzardiamo, il caso Parma ha determinato una vera e propria spaccatura in seno alla Procura di Ancona che vede da un lato il procuratore capo uscente Elisabetta Melotti che, in quanto uscente, non vuole grane prima di lasciare la Procura e dall'altro il suo sostituto, Irene Bilotta che invece vorrebbe andare a fondo con le indagini?

Eppure i fatti meritano un approfondimento giudiziario. Vediamoli in rapida sintesi. Se è vero che lo stesso Laguardia ha, a suo tempo pubblicamente confermato che l'accusa che gli è stata mossa dalla Procura di Ancona è quella di abuso d'ufficio è altrettanto vero che restano ancora da chiarire per esempio quei viaggi gratuiti all-inclusive al seguito del Parma calcio nelle trasferte di Coppa, offerti dalla società sportiva a Laguardia e peraltro confermati dallo stesso Tanzi il 27 maggio 2012 sulla Stampa quando, raccontando la vita in carcere attraverso la voce del compagno di cella, l'ex patron di Parmalat, ebbe a dire testualmente:

«Sull'aereo della squadra ho portato anche il procuratore che mi ha fatto rinchiudere qui dentro». Condotta quella di Laguardia che, aveva ipotizzato Berselli nella sua denuncia «potrebbe integrare una fattispecie di reato del pubblico ufficiale e/o una responsabilità disciplinare, tenuto conto della mancata astensione del procuratore capo dalla trattazione delle indagini sul crac Parmalat». Quanto al fatto che oltre a Laguardia sia indagata anche la pm Dal Monte titolare dell'inchiesta «Green money 2» (presunte tangenti e ammanchi nel bilancio comunale) che portò all'arresto di 11 tra amministratori e funzionari del Comune di Parma: tra cui appunto l'allora comandante dei vigili urbani, Giovanni Maria Jacobazzi, ufficiale dei carabinieri in aspettativa.

Berselli, allora alla commissione Giustizia del Senato eccepì una lunga serie di irregolarità. Tra cui il fatto che Laguardia avrebbe violato il segreto istruttorio nella conferenza stampa in cui rivelava particolari dell'operazione «Green money». Mentre è decisamente curioso il comportamento della pm Dal Monte il cui marito, Alberto Cigliano, aveva chiesto di concorrere al posto di comandante dei vigili di Parma pochi giorni prima che la moglie facesse arrestare il comandante Jacobazzi per concussione e corruzione. La Del Monte non fu certo tenera con Jacobazzi, interrogandolo dopo oltre un mese di carcere e disponendo i domiciliari (a 500 chilometri da Parma) il giorno dopo il colloquio sostenuto dal marito per ottenere il trasferimento in città.

La Carta regionale dei servizi da settembre sarà sostituita

Redazione - Gio, 30/05/2013 - 08:10

In 10 anni il sistema è costato circa un miliardo e mezzo, ma è ancora poco utilizzato

Entro due anni la carta regionale dei servizi sarà un ricordo. A partire da settembre le tessere in scadenza verranno sostituite con la carta nazionale dei servizi, l'omologo nazionale della card lombarda.

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Lo hanno riferito ieri mattina in commissione Bilancio al Pirellone i vertici di Lombardia Informatica, interrogati sulla questione dai consiglieri del Pd. E il consigliere Luca Gaffuri è subito partito all'attacco, annunciando un'interrogazione all'assessore competente, Massimo Garavaglia. «La carta regionale dei servizi - critica - è stato un progetto della giunta Formigoni costoso e ambizioso ed ora non sappiamo bene che fine farà. Dopo essere costata ai lombardi un miliardo e mezzo di euro in dieci anni, ora la Crs potrebbe finire in nulla, con buona pace delle tasche del contribuente».

Al momento la carta «è ancora utilizzata pochissimo dai cittadini per accedere ai servizi della pubblica amministrazione - sostiene - ma è invece abbastanza utilizzata come abbonamento del treno e dei mezzi pubblici e come carta sconto carburante nelle zone di frontiera con la Svizzera». Domanda dunque all'assessore «qual è il costo di questa operazione, che fine farà l'imponente sistema informatico che sta dietro alla carta e se la nuova tesserina nazionale gestirà i servizi attualmente abilitati su quella regionale».

E sempre a proposito di Lombardia Informatica, i consiglieri di opposizione nel corso della commissione hanno chiesto formalmente che la giunta regionale inviti la controllata a sospendere la cessione del ramo d'azienda relativo all'assistenza, o a parte di essa. La cessione del servizio, che coinvolge una cinquantina di dipendenti della controllata regionale, dovrebbe avvenire in due diversi passaggi, il primo dei quali - la cessione a una newco interamente controllata da Lombardia Informatica - entro la fine di maggio, dunque entro domani.

Pd e Movimento 5 Stelle hanno, accogliendo le ragioni dei rappresentanti sindacali che si sono detti pronti ad assumere le decisioni del caso, fino all'impugnativa, se non ci sarà un'interlocuzione con l'azienda sulla cessione, hanno deciso di chiedere alla giunta una moratoria. Il controllo sui cantieri e le grandi opere infrastrutturali per Expo saranno tra le attività prevalenti del dipartimento milanese di Arpa. Lo ha assicurato Franco Olivieri, direttore del dipartimento Arpa Milano, in occasione della presentazione del report delle attività del 2012 e della pianificazione per il 2013. «Nel 2013 - ha detto - ci sarà un focus sulle acque sia a livello regionale che territoriale ma l'attività prevalente sarà anche relativa ai cantieri legati a Expo e alle infrastrutture».

Don Giorgio De Capitani: "Berlusconi figlio di una madre degenere"

Libero

Nuove folli dichiarazioni del parroco che ha augurato la morte a Berlusconi: "Silvio, un bugiardo fin dal concepimento"


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Ora basta. Fermatelo. Il protagonista è ancora lui, Don Giorgio De Capitani, il prete che odia Silvio Berlusconi. Prima gli augurato un ictus, poi la morte, sperando che "il Signore lo uccida". Ora il parroco no global della provincia di Lecce torna all'attacco, un affondo ancor più infamante. Il bersaglio è ovviamente il Cavaliere. Anzi, la madre defunta di Berlusconi, Rosa: "Sì, è un bugiardo, fin dal concepimento nel grembo di sua madre - ha dichiarato -. Ma chi è questa madre degenere che ha partorito un mostriciattolo simile? Forse il seme era diabolico". La misura è colma. Fermate De Capitani.


Don Gallo ne ha fatta un'altra: canta in Chiesa "Bella Ciao"

Libero
  
Record di visualizzazioni e condivisioni del video del sacerdote "antagonista" che durante la messa intona la canzone partigiana

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Non è il palco del Primo Maggio, nè una manifestazione in piazza, eppure don Andrea Gallo non ci ha pensato troppo prima di intonare Bella Ciao e coinvolgere a cantare l'inno partigiano le decine e decine di fedeli che affollavano la chiesa di San Benedetto a Genova per la messa del 42esimo anniversario della comunità. Non solo. A un certo punto si è tolto il paramento sacro che portava sopra alla tonaca e ha iniziato a sventolarlo come fosse una bandiera rossa tra gli applausi dei fedeli. Il video è finito su YouTube e in meno di un mese ha registrato il record di oltre 200 mila condivisioni: un vero e proprio boom per una funzione religiosa.


Don Giorgio: "Signore, fai venire l'ictus a Berlusconi"

Libero

Il caso del parroco lecchese De Capitani: odia Cav, aborto ed eutanasia (ma non rinuncia allo stipendio)

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Exit è un programma de La7, con una conduttrice che strilla più di Gad Lerner e addirittura gareggia con lui in faziosità. Mercoledì sera dunque Exit - fra migliaia e migliaia di sacerdoti che ci sono in Italia, che danno una grande testimonianza di carità, che per Cristo sudano da mane a sera - ha scovato un prete che parla, parla, parla. Anzi straparla. E ovviamente la tv ha dato il palcoscenico a lui e alle sue chiacchiere (come vedremo chiacchiere che attizzano l’odio), non a tutti gli altri preti che insegnano la carità e la misericordia. Questo don Giorgio De Capitani, parroco di Monte di Rovagnate, è - a dire il vero - un prete sconosciuto (e dai teoremi confusi), ma smanioso di mettersi in mostra (chissà se lo vedremo all’Isola dei famosi). Forse è per far parlare di sé che ha pensato di spararle così grosse.

"FALSI CATTOLICI" - Prima - in segno di umiltà - si è impancato a giudice di tutti i cattolici definendoli «falsi cattolici» in quanto «sono legati alla struttura della Chiesa». Ovviamente «vescovi e gerarchia» per primi sarebbero «falsi cattolici». L’intervistatore non gli ha chiesto perché lui continua a fare il parroco di quella Chiesa e perché da quella Chiesa e da quei «falsi cattolici» prende la congrua mensile. E lui non ha annunciato che rinuncia all’abito e al suo lavoro.

No. Ha emesso la sua sprezzante sentenza di condanna generale (che esempio di carità e di umiltà), ma in quella Chiesa di «falsi cattolici» rimane comodamente. Immemore dell’ammonimento di Gesù «non giudicate e non sarete giudicati», ha poi trinciato giudizi così: «Oggi se dovessi dire se il cristianesimo esiste nella Chiesa Cattolica per me non esiste». Don Giorgio, che deve ritenersi l’unico vero cattolico (o forse neanche cattolico perché se la prende pure col «cattolicesimo») è passato poi ad attaccare lo «stato vaticano».

Ma soprattutto ha imputato alla Chiesa di non aver fermato Berlusconi che egli sembra considerare una sorta di Anticristo. Infatti, dopo due battute misogine e offensive sulle donne ministro (con qualche volgarità), è andato a cercare il botto con queste parole finali: «Io ho scritto un articolo nell’88 intitolato “Cristo liberaci da Berlusconi”». Secondo questo parroco con Berlusconi in Italia non si vive più: «E allora come facciamo? Non lo so. Forse io sono prete, prego il Padreterno che gli mandi un bell’ictus e rimanga lì secco».

AUTOCELEBRAZIONI - Lì secchi sono rimasti in realtà i telespettatori. Il parroco invece tutto compiaciuto, nel suo sito autocelebrativo, invita trionfalmente a guardare la puntata di Exit con la sua performance. A occhio e croce - dando un’occhiata al suo sito, dove è messo in mostra il ritratto di Marx e un articolo sul “manifesto del partito comunista” - questo prete dai capelli bianchi sembra un sopravvissuto degli anni Settanta, quell’angoscioso periodo in cui nelle sacrestie tirava il vento delle ideologie. Un incubo da cui ci liberò il grande pontificato di Giovanni Paolo II.

Ascoltando la surreale intervista di questo parroco forse qualcuno dirà: «Signore perdonalo, perché non sa quello che dice». Ma il fatto che un prete in televisione arrivi a evocare il male di qualcuno ha ferito e scandalizzato molti. Non è questione di Berlusconi o non Berlusconi. Ovviamente varrebbe la stessa cosa anche se avesse parlato di Bersani o Di Pietro o Vendola.  È questo un tempo in cui l’odio e il disprezzo tracimano da ogni parte. Almeno agli uomini di Chiesa chiediamo che continuino a insegnare la carità e la misericordia. Come fanno. Con qualche triste e penosa eccezione che conferma la regola.

di Antonio Socci




Ictus, preghiere, evirazioni: l'anti-Cav Don Giorgio le prova tutte

Libero


Il prete di Lecco prosegue il delirio anti-Berlusconi: "Datemi una pistola, un euro e vi sistemo il Paese". Odio sul sito: "Tagliamo pene a premier"


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"Datemi una pistola, un euro e vi sistemo il Paese. Mi spiego: l'euro server per accendere prima un cero alla Madonna, perché il colpo riesca bene". Don Giorgio Capitani ci riprova: appena un microfono gli si avvicina, il prete proprio non ce la fa a contenersi, specie se si tratta del premier Silvio Berlusconi. Così, dopo aver urlato alle telecamere di Exit, su La7, "prego Dio che gli faccia venire un ictus", alla Zanazara di Radio 24 - ha spiegato che si potrebbe anche ricorrere a vie meno trascendentali.

"SPERO RIMANGA IN STATO VEGETATITO PER 40 ANNI" - Ma si tratta solo di esternazioni. O di 'sottili' suggerimenti. Don Giorgio non ha alcuna intenzione di impugnare armi. In fondo, è uomo di Dio. Spiega che uccidendolo "si correrebbe un rischio maggiore. Uccidere fisicamente Berlusconi lo trasformerebbe in un simbolo, in un martire!". E che Dio ce ne scampi... dirà tra sè.  No, Don Giorgio alle armi preferisce la preghiera proprio perché "a differenza degli atei ho il vantaggio di credere nel Padreterno. Quindi posso pregare". Di più, Berlusconi non dovrebbe morire sul colpo, ma "rimanere  in stato vegetativo per quarant’anni, così da pagare per i  danni che ha fatto all’Italia". 

"TAGLIAMOGLI IL PENE" -
Ma di esternazioni sul genere ce ne sono a bizeffe sul suo sito. Giovedì mattina, ad esempio, la sua homepage si apre con la foto in cui la testa di Berlusconi fa capolino dalla patta dei jeans. Sotto, la scritta "visto come ha ridotto l'italia, tagliamogli il pene". Visto il bunga bunga di Arcore, quale rtortura potrebbe essere più punitiva. E meno male che Gesù mostròperdono alla Maddalena  


Delirio omicida del prete: "Dio, spedisci quel porco di Berlusconi all'inferno"

Libero


De Capitani, dopo l'ictus, augura la morte al Cavaliere e tifa per l'omicidio: "Non lo farà il padre eterno, tocca agli italiani"


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Un totale delirio, dai toni spaventosi e sanguinari. Il protagonista è un prete, Don Giorgio De Capitani. Lo stesso prete che in diretta televisiva, a Exit su La7, si augurò che a Silvio Berlusconi venisse un ictus. E nel folle mirino del prelato ci finisce ancora il Cavaliere. Il concetto è sempre lo stesso: Don Giorgio si augura che Berlusconi crepi. Il folle ragionamento è stato postato su YouTube: "Dio che puoi tutto - inizia il prete - spediscilo all'inferno". Quindi gli insulti, gravissimi, al leader del Pdl: "Questo coso, orrendum direbbero i latini, cosa orrenda da vedere, fisicamente tutto rifatto".

Nello scandaloso intervento, De Capitani si spinge a sostenere che Berlusconi "rovinerebbe anche il cielo (...), tutto sarebbe trasformato in merda". Quindi, premettendo che "lo so, non tocca a te, Padre Eterno che puoi tutto, compiere questo miracolo", Don Giorgio si augura un omicidio: "Tocca a noi, italiani, a dire basta, siamo stanchi di un immondo di un porco". E ancora: "Gli italiani sapranno dare un colpo fatale a questo coso che pretende sempre di rovinare la nostra democrazia".


Il delirio omicida di Don Giorgio De Capitani

Da Scalfari al Papa: la storia segreta d'Italia svelata dal lobbista Bisignani

Gian Marco Chiocci Massimo Malpica - Mer, 29/05/2013 - 08:01

Finanzieri, politici, religiosi: quanti retroscena raccontati da Bisignani. "Ho fatto lo scoop sulla morte di Paolo VI spacciandomi per Maccanico"


L uigi Bisignani riscrive, da dietro la porta, un pezzo di storia d'Italia. Centinaia i segreti, grandi e minori, svelati dall'uomo più vicino ad Andreotti e al Vaticano. Il lobbista coinvolto in più inchieste, Enimont prima e ultima la P4 dove ha patteggiato 19 mesi, racconta retroscena di ogni tipo: silura Cesare Geronzi che - dice - rinnegò Andreotti e non solo lui. Parla del sequestro Ocalan («era difeso da Giuliano Pisapia, che fu mio avvocato durante Mani pulite») e scherza su Pippo Baudo che a casa di Andreotti, quando era iniziato il processo per mafia, «si presentò con una gigantesca cassata con su scritto “Cazzate siciliane”...».

Fino alla passione per l'estetica di Berlusconi, che oggi stravede per l'ex candidato sindaco di Roma, il bell'Alfio Marchini («p