Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

lunedì 25 febbraio 2013

Leccate la matita», «No, non fatelo» La penna che manda in tilt i Grillini

Corriere della sera

Panico in rete per eventuali brogli ai danni del Movimento. C'è chi consiglia di bagnare la matita con la saliva. Piazza: «Così invalidate il voto»

 



BOLOGNA - Alla faccia di un boom quasi scontato, nel Movimento Cinque Stelle c'è qualcosa che rovina queste ore di attesa. Così in rete, luogo d'elezione del M5S, stanno impazzando i consigli più disparati per evitare brogli, sconfiggere complotti e vincere le elezioni. In questo caso a dare il là alla discussione è Matteo Dall'Osso, candidato a Cinque Stelle per la Camera dei Deputati. Il futuro parlamentare (è in lista in terza posizione) suggerisce, sulla sua pagina Facebook, un singolare stratagemma. «Prima del voto - scrive il candidato - bagnatevi la mano con la saliva, umettate la matita e poi votate, solo così il vostro voto sarà indelebile...M5S e vinciamo noi...». Dall'Osso poi si fa prendere la mano e verga: «Il voto è valido solo se la matita è stata umettata». Citando una sentenza del Consiglio di Stato conclude: «In ogni modo le inventeranno tutte per annullarci il voto e se fate il segno con la matita in modo leggero poi si cancella».



PIAZZA - Dall'altra parte della barricata c'è il consigliere comunale bolognese, Marco Piazza, l'uomo che lungo la via Emilia ha organizzato le Parlamentarie e seguito la composizione delle liste 5 Stelle. Piazza sulla saliva la pensa diversamente dal suo collega di Movimento. Niente bavetta sulle schede, è il suo diktat. «Per avere la certezza assoluta che la matita sia davvero copiativa e il segno effettivamente indelebile, alcuni votanti “ciucciano la matita” (la bagnano/umettano con la saliva)», scrive (sempre su Facebook) Piazza. «Le matite indelebili (che devono essere usate nei seggi), - aggiunge Piazza - se bagnate, lasciano un caratteristico tratto tendente al violaceo con delle piccole sbavature. Ho concreti motivi di ritenere che molti elettori a questo giro faranno questa verifica». Da lì il consiglio agli elettori del militante 5 Stelle: «Attenzione!! le schede macchiate o con segni di riconoscimento sono invalide. Se pertanto vi capitasse di macchiare involontariamente la vostra scheda fatevene dare un'altra».

LA CONFERMA - Sta di fatto che il panico della matita ciucciata si è già diffuso in rete. E chissà quanti elettori 5 Stelle nel segreto della cabina metteranno un po' di saliva sulla scheda. Dall'Osso dal canto suo conferma l'opinione: «La matita copiativa in dotazione alle urne elettorali è completamente cancellabile (provato su carta semplice) a meno che non sia umettata, si sbiadisce leggermente, ma rimane». Mah.

Redazione online24 febbraio 2013

Anzio, Storace e M5s denunciano: «Presidente di seggio ha rubato le schede elettorali»

Corriere della sera

Lite nella sezione sabato. Moduli verdi nella sua borsa: contestata, la donna li fa a pezzi. Domenica voto regolare


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ROMA - Fa il giro del web la vicenda, denunciata dal Movimento 5 Stelle e dal leader de La Destra, Francesco Storace, della presidente di seggio che secondo l'accusa sarebbe stata sorpresa a nascondere schede elettorali per il voto regionale ad Anzio, in provincia di Roma. Ma i particolari della vicenda, emersi domenica, sembrano smontare il presunto «caso». Quel che è accaduto, spiegano testimoni, è che sabato pomeriggio il rappresentante di lista di M5S avrebbe notato su un tavolo la borsa della presidente di seggio, aperta, con dentro due schede verdi. Alle sue immediate contestazioni la donna, 47 anni, avrebbe risposto che le schede erano state prelevate perchè deteriorate: andavano tolte di mezzo - avrebbe detto - perchè non si confondessero con le altre.

                    Video : La denuncia dei «grillini» sulle schede di Anzio

FATTE A PEZZI - Ne sarebbe comunque seguito un alterco e la presidente, in preda ad una crisi di nervi, avrebbe preso le due schede e le avrebbe fatte a pezzi. A quel punto sono intervenuti gli agenti di servizio al seggio, uomini del commissariato di Anzio-Nettuno guidati dal dirigente Fabrizio Mancini - che hanno recuperato i pezzetti delle schede e li hanno trasmessi con un verbale alla Procura di velletri. Sabato in serata la presidente ha dato le dimissioni e le autorità competenti hanno provveduto alla nomina di un nuovo presidente di seggio. Domenica le operazioni si sono svolte regolarmente. «Non è stata sporta alcuna denuncia», precisa la Polizia. E la Digos non si sta occupando del caso.

STORACE - Ricorre all'ironia, Francesco Storace, candidato alla presidenza della Regione Lazio che su Twitter scrive: «Pizzicata presidente di seggio ad Anzio che rubava schede per le regionali. Immagina a quale partito le doveva indirizzare. Penoso». La denuncia dell'accaduto è arrivata anche da Maurizio Brugiatelli, responsabile cittadino La Destra di Anzio, che sostiene: «La presidente di seggio in questione è una veterana iscritta e militante del Pd».

MANDIAMOLI A CASA - Cresce il numero di tweet e post dedicati all'argomento e la cosa comincia a diffondersi anche sulle pagine ufficiali dei partiti e dei candidati. Dopo le segnalazioni condite di sarcasmo di Francesco Storace, c'è chi, commentando la vicenda sul social network, prende a prestito lo slogan di Beppe Grillo: «Mandiamoli a casa!».

Rinaldo Frignani
24 febbraio 2013 | 16:27

Ecco dove mettono la croce i ricchi che amano la sinistra

Fabrizio Rondolino - Dom, 24/02/2013 - 07:58

Adesso le star per fare sapere le loro idee politiche puntano su giornali e comparsate tv. Sul Fatto l'ultima galleria delle preferenze chic 

Il voto è segreto, ma non per tutti e non sempre. La sinistra, quand'era al governo, decise di mettere fuori legge i sondaggi nelle due settimane che precedono il voto (cioè quando cominciano a diventare interessanti), perché era convinta che Berlusconi li sfruttasse al meglio per conquistare consensi.


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È un caso unico al mondo. Tuttavia, se raccogliere le intenzioni di voto degli elettori è diventato illegale, è invece considerata un'azione benemerita diffondere le intenzioni di voto dei vip. Per costoro, soprattutto se benpensanti e politicamente corretti, dichiarare il proprio voto è una specie di dovere civico, un impegno morale irrinunciabile, una felice e lievemente narcisistica esibizione pubblica che potrà poi tradursi in nuove relazioni, nuovi vantaggi e nuove dichiarazioni di voto.

Un tempo a sinistra andavano di moda gli appelli e i manifesti, impreziositi da firme autorevoli e destinati a confermare i fedeli nelle loro incrollabili certezze. Oggi gli appelli non li firma più nessuno, e forse non c'è nemmeno rimasto chi li scriva. Meglio invece l'endorsement individuale - come si usa dire scimmiottando l'America - affidato all'intervista, alla comparsata tv, o magari all'apparizione salvifica accanto al leader di partito.

Va detto che, in tempi di crisi e di spending review, anche gli intellettuali organici e i compagnons de route si sono assottigliati: molti veterani si sono ritirati a vita privata, e sono poche le reclute che li rimpiazzano. Chi al Nazareno si aspettava una dichiarazione di voto di Roberto Benigni o magari di Francesco De Gregori, per esempio, è rimasto deluso e ha dovuto ripiegare, per il gran finale all'Ambra Jovinelli, su Nanni Moretti, cineasta pluridecorato nonché rinomato esperto in sconfitte della sinistra.

Ieri Beatrice Borromeo e Silvia Truzzi hanno censito per Il Fatto le intenzioni di voto di un certo numero di cantanti, attori, giornalisti, scrittori e vip vari, tutti rigorosamente di sinistra (con l'eccezione di Enrico Mentana e Pietrangelo Buttafuoco, che non andranno a votare), così da comporre un quadro istruttivo dell'Italia che piace alla gente che piace.

Di gran moda - va detto subito - è il voto disgiunto: scegliere un partito alla Camera e un altro al Senato deve sembrare a molti il modo preferito per mostrarsi un intenditore, un professionista del voto, un raffinato analista che soppesa con equilibrio le sue scelte. C'è il voto utile, il voto di appartenenza, il voto di testimonianza, il voto di protesta, e chissà quanti altri ancora: e chi non lo capisce non è abbastanza smart per guidare una discussione nei salotti.

L'armata dei doppiovotanti predilige nettamente il binomio Ingroia (alla Camera, dove basta il 4%) e Bersani (al Senato, perché bisogna battere Berlusconi): sarà questo il voto disgiunto di Donatella Versace, di Carlo Freccero, di Francesca Neri, di Roberto Faenza e di Franco Battiato (che tecnicamente voterà però la lista Crocetta, di cui è assessore, apparentata al Pd). Incerta Fiorella Mannoia, che alla Camera voterà Rivoluzione civile, ma ancora non ha deciso per il Senato.

Unica Isabella Ferrari, che dividerà il suo voto fra Vendola e Bersani, probabilmente perché si sente molto di sinistra, e il Pd non le basta, ma non così di sinistra da metterne a repentaglio il successo. È il bello del voto disgiunto. La scelta contraria alla Ferrari la fanno invece Moni Ovadia e Milly Moratti, che scelgono Ingroia ma al Senato voteranno Vendola, forse dimenticandosi che il governatore pugliese potrebbe presto entrare in maggioranza con Monti, Casini e Fini (ammesso che quest'ultimo entri in Parlamento).

Viene poi la pattuglia dei compagni: quelli cioè che votano il Partito. Oggi si chiama Pd, domani chissà: che importa, è dai tempi del Pci che lo votano per default. L'elenco è nutrito: Raffaella Carrà, Alessandro Haber, Ottavia Piccolo, Sabrina Ferilli, Gad Lerner, Luca Zingaretti, Carlo Verdone, Nicola Piovani (che però ambiguamente specifica: «centrosinistra»). Elio, il grande Elio delle Storie Tese, al Senato voterà Pd «turandosi il naso» e alla Camera ancora non sa che fare.

Poi ci sono i grillini: Dario Fo, Franca Rame e Sabina Ciuffini (che però voteranno Ingroia alla Camera), Anna Valle, Paolo Villaggio e il grandissimo Adriano Celentano. Monica Bellucci (forse perché vive in Francia) voterà Monti. E forse lo voterà anche Monica Guerritore, se non sceglierà il Pd. Conclude appropriatamente il panel dei vip Bianca Balti, la modella che è inciampata a Sanremo: voterà scheda bianca.

Mozilla scende in campo con Firefox Os

Corriere della sera

La fondazione presenta a Barcellona il sistema operativo per smartphone. Tim tra i partner per il lancio

DAL NOSTRO INVIATO

BARCELLONA
- Se non li puoi battere da solo, trovati dei buoni alleati: Mozilla cerca e ottiene il supporto degli operatori di telefonia mobile per sferrare l'attacco a iOs, Android e Windows Phone. A un giorno dall'apertura del sipario sul Mobile World Congress di Barcellona, la fondazione per il software libero - dopo l'annuncio dei primi due smartphone Keon e Peak - ha presentato ufficialmente il sistema operativo mobile open source Firefox Os.


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Anche Telecom Italia figura nella lista dei 17 operatori che hanno supportato lo sviluppo della soluzione software e che si faranno carico della diffusione della stessa. In Italia, quindi, i primi dispositivi caratterizzati dal sistema di Mozilla saranno marchiati Tim. «Firefox Os può avere un impatto considerevole a vari livelli del mercato. Darà agli operatori nuove opportunità di business e svincolerà l'utente dalle strategie commerciali degli over the top (le Web company come Apple e Google, ndr)», ha dichiarato nel corso della presentazione il presidente di Telecom Italia Franco Bernabé.

I primi a iniziare la distribuzione saranno American Movil, Deutsche Telekom, Telefonica e Telenor a metà anno. Ci si rivolgerà con particolare attenzione ai Paesi in via di sviluppo: «Due miliardi di utenti di smartphone arriveranno nei prossimi 4 anni da queste aree», ha spiegato il Ceo di Mozilla Gary Kovacs. Fra le prime zone coinvolte, Brasile, Colombia, Messico, Spagna e Venezuela.

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A occuparsi dell'hardware sono la cinese Zte, Alcaltel ed LG. Più avanti entrerà in gioco anche Huawei. L'intenzione è quella di buttare nella mischia una generazione di dispositivi a basso costo, si scende sotto i 100 dollari, che portino in Rete gli utenti che non hanno ancora acquistato uno smartphone. E che difficilmente possono permettersi un computer. Secondo Kovacs, «il centro del mobile deve essere il Web»: questo è il punto di partenza. Si supera la logica delle applicazioni legate a un'ecosistema, del download delle stesse e dell'accesso alle iconcine soltanto in presenza di una connessione a Internet.


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Tutto è basato sull'Html5 , lo standard che non impone limiti di piattaforma agli sviluppatori. Un gioco, un programma per ritoccare le foto o per ascoltare la musica possono essere concepiti senza doversi curare della frammentazione che al momento costringe ad attivarsi almeno in due direzioni (iOs e Android). Non c'è bisogno di scaricare alcunché: l'app è online e può essere utilizzata anche una sola volta. Mozilla sta preparando anche il Firefox Marketplace, sia nell'ottica di intercettare le necessità esistenti degli utilizzatori mobili, con il supporto di marchi noti come Facebook, Disney, MTV, Airbnb e EA Games; sia per mettere a disposizione strumenti legati al territorio di appartenenza degli utenti. Le mappe godono della collaborazione con Nokia, l'app si chiama Nokia Here. Il negozio è aperto alle proposte degli sviluppatori, che potranno però decidere di distribuire i loro prodotti senza intermediari. E con il modello di business che preferiscono.

Martina Pennisi
24 febbraio 2013 | 22:04

Ustica, riaperte le indagini sull'incidente aereo che uccise uno dei testimoni scomodi

Corriere della sera

Nel 1992 il capitano Marcucci morì pilotando un aereo antincendio: il procuratore ora sospetta sia stato un attentato

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MASSA (Massa Carrara) – Sembrava un incidente aereo provocato da una condotta azzardata dei piloti o almeno così fu archiviato e dimenticato. Ma adesso, dopo più di vent’anni, la procura di Massa ha riaperto l’inchiesta ipotizzando il reato di omicidio. Insomma, dietro il presunto incidente di un velivolo antincendio che il 2 febbraio del 1992 precipitò a Campo Cecina, sulle Alpi Apuane, si potrebbe nascondere un giallo legato addirittura all’inchiesta sulla strage di Ustica. Il sostituto procuratore, Vito Bertoni, ha infatti accolto le richieste presentate in un esposto a settembre dall’associazione antimafia «Rita Atria» e ha aperto un nuovo fascicolo contro ignoti.

IL TYESTIMONE MARCUCCI - Sull’aereo antincendio precipitato si trovavano due piloti, Sandro Marcucci e Silvio Lorenzini che morirono nello schianto. Marcucci era un ex pilota dell’Aeronautica militare ed era stato uno dei testimoni scomodi dell’inchiesta sulla strage di Ustica. Nell’esposto presentato da «Rita Atria» si ipotizzava che «lo strano incidente» in realtà fosse un attentato mascherato. Insomma non ci sarebbe stata nessuna condotta di volo azzardata, come sostenuto dalla commissione d’inchiesta tecnica nominata dal ministero dei Trasporti, ma secondo l’associazione a provocare lo «strano incidente» potrebbe essere stato «un attentato attuato con un ordigno al fosforo posto nel cruscotto del velivolo».



Ustica, Cossiga: «Se un giornalista insiste, potrebbe avere un'incidente» (29/01/2013)

Marco Gasperetti
23 febbraio 2013 | 21:24

Sparizione di Emanuela Orlandi, spuntano nuove ossa Il pm convoca 4 persone

La Stampa
di Valentina Errante e Cristiana Mangani

Il perito analizzerà altre 200 casse di reperti che si troverebbero a palazzo Farnese o in un immobile adiacente


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ROMA - Nuovi testimoni e nuove indagini nel caso del sequestro di Emanuela Orlandi. Mentre questa mattina, Pietro, il fratello della ragazza scomparsa, sarà nella piazza del Vaticano per ascoltare l’angelus di Papa Ratzinger e sperare in un suo pensiero verso la sorella, la procura della Capitale ha ripreso a interrogare. Quattro le persone sentite dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Simona Maisto. Persone vicine a Emanuela e che la conoscevano bene, tra i quali un compagno della scuola di musica che è stato tra gli ultimi a vederla.

Due interrogatori si sono svolti ieri. E oggi, nonostante sia domenica, sono previste altre due audizioni. Sono testimoni che la procura sta ascoltando per un filone parallelo all’indagine del sequestro, e che riporterebbe a una delle piste battute dagli investigatori: quella di un rapimento a sfondo sessuale.

LA SCIENTIFICA C’è un altro fronte aperto, poi, e i cui risultati sono attesi con ansia dai magistrati, ed è quello che riguarda la perizia sulle ossa recuperate all’interno della cripta della basilica di Sant’Apollinare. Il medico legale Cristina Cattaneo che coordina il pool di tecnici che sta studiando i reperti, vuole effettuare nuovi accertamenti prima di depositare le sue conclusioni. E vuole andare a vedere tra 200 nuove casse di ossa che si troverebbero a palazzo Farnese o in un immobile adiacente, perché sarebbero state consegnate dopo i lavori di ristrutturazione effettuati in uno stabile di proprietà della fondazione collegata all’Università della Santa Croce, che dal ’90 è entrata in possesso della basilica di Sant’Apollinare. L’esperta ne è venuta a conoscenza probabilmente dopo la testimonianza di un operaio che disse ai magistrati di aver partecipato a quei lavori di restauro e di aver visto altre ossa, oltre a quelle recuperate nella cripta.

LE INTERCETTAZIONI
Rimangono, comunque, al vaglio dei magistrati anche le condotte dei vari protagonisti, finiti al centro di questa inchiesta. A cominciare dall’ex rettore di Sant’Apollinare, don Pietro Vergari, lo stesso che ha mediato per la sepoltura di Enrico De Pedis tra quelle mura sacre.

Vergari è iscritto sul registro degli indagati per sequestro di persona e omicidio. Nel fascicolo dei pm sono contenute delle conversazione intercettate tra il prete e la moglie del boss della Magliana.

È don Vergari a chiamare per chiedere alla donna quale versione deve dare agli inquirenti riguardo a quella sepoltura. Alcuni dialoghi sono stati anticipati ieri sera nella trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi su La7, e sembrano chiarire perché l’ex rettore sia finito sotto accusa.


domenica 24 febbraio 2013 - 08:08   Ultimo aggiornamento: 09:09

L' elenco dei patrimoni che la Casta voleva nasconderci

Libero

Solo un deputato su quattro comunica i propri beni. Dalle "bugie" di Bersani al Colombo "barbone". E Fini non c'è...


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Non si può dire che chi comanda abbia dato un gran buon esempio. Pressato dai radicali, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha ceduto alla richiesta di trasparenza permettendo ai deputati che lo avessero voluto di mettere on line sul sito Internet dell’istituzione le loro dichiarazioni patrimoniali. Accade in ogni democrazia moderna, era curioso che solo in Italia si cercasse di proteggere quei redditi con una incomprensibile privacy.

Una volta all’anno sarebbero stati consultabili, a patto di non fare fotocopie, offrendo così ai cittadini una informazione per forza incompleta. Caduto il muro del regolamento, almeno un parlamentare su quattro ha deciso di mettere quel minimo di dati patrimoniali a disposizione di tutti. Ma Fini si è ben guardato dal farlo. Insofferente come si è dimostrato ad ogni indagine giornalistica sul suo patrimonio diretto e indiretto (quello immobiliare è intestato alla moglie, Elisabetta Tulliani), il presidente della Camera ha preferito girare alla larga: ultimo dei suoi interessi è essere primo in trasparenza.

Così quando la richiesta è stata girata con analoga lettera in Senato, spiegando cosa era accaduto a Montecitorio, il presidente Renato Schifani ha seguito in tutto e per tutto l’esempio fornito da Fini: via libera ai senatori che avessero voluto, ma il numero uno di palazzo Madama non voleva sfigurare mettendo in imbarazzo il suo collega. Le istituzioni così hanno dato picche. Fra i volenterosi non mancano invece molti vip della politica. Diamo per certa la loro buona fede, purtroppo però molte dichiarazioni patrimoniali lasciano in sospeso verità che sarebbero necessarie. Quella del segretario del Pd, Pierluigi Bersani, dice perfino una piccola bugia sulle proprietà immobiliari che poi è corretta dal suo 730. Ma è inutile mettere on line i dati se poi solo i commercialisti sono in grado di leggerli.

Massimo D’Alema
- La sorpresa è che ha aderito alla campagna trasparenza dei radicali e ha messo la sua dichiarazione dei redditi on line. Solo che l’ha fatto a modo suo: proteggendo il file che non è stampabile né riproducibile. Tiè! Il suo patrimonio resta identico al 2007: una Audi A3 del 2004, una Smart del 2006 e la celebre barca Stars 60 del 2003. E’ comproprietario con la moglie Linda Giuva (di cui cancella l’identità) della casa a Roma, quartiere di Prati. Il suo reddito era di 172.283 euro nel 2007, quando era ministro e deputato insieme. E’ crollato nel 2008 a 144.178 euro, ancora sceso a 126.053 euro nel 2009. Nell’ultima dichiarazione dei redditi si è ripreso: 165.525 euro. Si vede che presiedere il Copasir è quasi come fare il ministro…

Anna Finocchiaro - La signora in rosso non ha azioni, né auto a lei intestate. E’ partita nel 2007 con la comproprietà di otto fabbricati e un terreno in Sicilia, più la nuda proprietà e l’usufrutto di altri due fabbricati. Come Libero aveva anticipato, strada facendo si è fatta casa anche a Roma in comproprietà. Il suo reddito 2008 era 116.556 euro. Nel 2010 era 117.481 euro. Un’altra dimostrazione lampante di come i tagli agli stipendi dei parlamentari siano restati pura fantasia: semmai sono aumentati.

Roberta Pinotti - La gran sconfitta del Pd alle primarie di Genova ha iniziato la legislatura denunciando la comproprietà di quattro fabbricati a Genova, due a Cesana Torinese e il possesso di una Lancia Lybra 1900 del 2004. Il marito aveva una imbarcazione da 3 cavalli del 2005. Il reddito complessivo era di 164.555 euro. Il reddito è sceso di 30 mila euro circa passando all’opposizione senza incarichi istituzionali, ma le proprietà sono aumentate, riscattando in due immobili la quota di terzi.

Pierferdinando Casini - Più che un politico, il borsino di una banca. Nell’attesa di una evoluzione della crisi politica, il leader del Terzo Polo passava il tempo a comprare e vendere titoli azionari dall’I-Pad in mezza Europa. Nel 2007 possedeva 489 azioni Intesa-San Paolo, 115 Unicredit e 400 della Banca di credito cooperativo Alto Reno. Da lì in poi ha acquistato 57 diversi titoli quotati e ne ha venduti 42. Risultati non sempre soddisfacenti. Ma l’ultimo anno ha puntato tutto sul cavallo giusto: Corrado Passera, facendo incetta per tempo dei suoi titoli Intesa-San Paolo (che forse avrà rivenduto l’anno dopo. Lo speriamo per lui…).

Pierluigi Bersani - Forse Maurizio Crozza se lo immaginava ancora alla guida della mitica Fiat Duna. Invece il segretario del Pd si è evoluto: è passato a una Renault Megane che non abbandona dal 2003 (anche la moglie è affezionata ai francesi e si tiene stretta la sua Twingo del 2001). Per la dichiarazione dei redditi il segretario del Pd si è affidato al Caf della Cna. Dovrebbe tirare loro le orecchie, perché gli fanno fare una figuraccia. Alla voce “beni immobili” Bersani tira su una rigaccia da 4 anni: dice di non averne nessuno. Ed è sicuramente falso. Perché nel suo 730 figurano 15.808 euro (una bella sommetta) al rigo “redditi da fabbricati”. Nel quadro B si scopre che Bersani ha il 50% di due fabbricati su cui paga 295 euro di Ici, ha una rendita di 2.199 euro e incassa pure la metà di un affitto da 31.616 euro all’anno ( e cioè i 15.808 euro). Bersani insomma ha mentito alla Camera sul patrimonio, ma per sua fortuna non ha mentito al fisco.

Renato Brunetta - Guadagnava bene prima di fare il ministro (247.959 euro), e ha finito pure per guadagnarci qualcosina: nel 2010 è salito a 279.129 euro. Ma ha perso rispetto al 2009, quando erano 309.555. Il professore è appassionato di immobili: ne aveva quattro a Venezia, Ravello, Roma e in provincia di Perugia. Ha ereditato poi al 50% un appartamento e un magazzino a Venezia. Il 28 novembre 2009 ha chiuso un affare immobiliare a Riomaggiore, nelle Cinqueterre: per 40 mila euro si è aggiudicato un rustico monolocale (40 mq) più giardino da 253 mq e ulteriore pezzetto di terreno da 150 mq. L’ultimo anno ha cambiato casa a Roma permutando la sua e pagando un conguaglio.

Massimo Donadi - Il leaderino dei deputati dell’Italia dei Valori in piccolo fa il Ghedini. E’ avvocato come il legale del Cavaliere, e continua ad esercitare la professione a tempo perso mentre fa il parlamentare. Il giro di affari è sceso, quasi crollato in questi anni. Ma da buon professionista continua a presentare due denunce dei redditi: una come persona fisica che fa il parlamentare, e una con la sua partita Iva da avvocato. La sua dichiarazione patrimoniale presentata a Montecitorio non è proprio cristallina. Dichiara la proprietà di una casa a Venezia e di avere acquistato un immobile nel comune di Lignano Sabbiadoro. Ha anche una partecipazione del 50% nella Tinamax srl di Venezia. Ma non spiega che è un immobiliare, attraverso cui controlla (questo lo dice il catasto) altri due immobili ad uso ufficio.

Roberto Maroni - Il numero due della Lega parte generoso con la sua prima dichiarazione dei redditi, e rivela quasi tutto:  comproprietà di casa a terreno a Lozza (Varese). Due Fiat Panda, una in comproprietà e una in uso alla figlia. Una Audi A4. E perfino il 33% di una vecchia barca a vela: 16 metri, ma del 1980. Reddito imponibile di 220.125 euro. L’anno dopo inizia la discesa del reddito, a 156 mila euro. Terzo anno risale a 171 mila euro. Il quarto anno resta identico. Maroni però compra casa con la moglie a Varese e vende un auto. Oscura però con una riga di pennarello nero il nome dell’auto venduta, e chissà perché. Diritto alla privacy delle Panda? O delle Audi A 4? Valli a capire questi parlamentari!

Fabio Benedetto Granata - Ecco un finiano fra i pochi che hanno deciso di mettere la dichiarazione patrimoniale on line. Non riportando nulla sui suoi familiari, risulta nullatenente. I suoi redditi fanno ben capire perché Granata restio attaccato a Fini come una cozza: più si attacca, più guadagna. Nel 2007 era ancora con lui in An e dichiarava 116.978 euro. L’anno dopo Granata era nel Pdl, e ci ha perso: 96.698 euro. Allora ha iniziato a smarcarsi. E ha avuto ragione: redditi raddoppiati a 189.443 euro. L’escalation non finisce più: ultima dichiarazione dei redditi ancora più su: 210.311 euro…

Dario Franceschini - Il vice per eccellenza nel Pd (il numero uno l’ha fatto solo ad interim) ha iniziato la legislatura con 220.419 euro di reddito, una bella casa a Roma ad uso abitazione, due auto (una Suzuky Wagon R del 2002 e una Fiat Idea del 2005) e 100 azioni della Cassa di risparmio di Ferrara. A quattro anni di distanza il reddito è restato più o meno uguale: 225 mila euro, dopo avere toccato l’anno scorso i 261 mila euro. Le azioni della Cassa di Ferrara sono raddoppiate: da 100 a 202. Il parco automezzi si è incrementato di una vecchia moto Bmw 100/7 del 1979. Ma la vera novità à la più triste e personale: nello stato civile. Per la prima volta Franceschini deve scrivere “separato”.

Furio Marco Colombo - Non ci crederete, ma l’ex presidente di Fiat Usa, ex direttore dell’Unità, editorialista del Fatto quotidiano e parlamentare ormai da molti anni è nullatenente. Non ha proprietà alcuna, né immobiliare né mobiliare. Così almeno lui dichiara da 4 anni. Come D’Alema ha messo on line i suoi dati, ma non consente di stamparli, proteggendo il relativo Pdf. Le sue quattro dichiarazioni dei redditi indicano in serie: 454.206, 400.679, 392.699 e 414.943 euro. Si capisce che a farlo campare non è la sua attività di deputato. Ha un piccolo vezzo, come il suo compianto amico Avvocato. Gianni Agnelli infilava sempre nella sua dichiarazione dei redditi la proprietà di una Panda. Furio Colombo si evolve: dichiara di avere stretta stretta una Fiat Punto del 2000…

di Franco Bechis

Turbante tornado" corre la sua ultima maratona: si ritira a 101 anni

Il Messaggero


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HONG KONG - Entra nella storia come il più vecchio 'maratoneta' del mondo: a 101 anni, indossando il suo irrinunciabile turbante sikh, un britannico ha partecipato alla maratona di Honk Hong, ad un passo che lo ha visto 'coprire' 10 miglia in poco più di un'ora e mezza.

Una gara che - ha detto lui stesso, esultando, all'arrivo - ha segnato l'ultima tappa della sua carriera da podista. Fauja Singh, soprannominato 'turbante tornado', ha iniziato a correre solo poco più di una decina di anni fa, all'età di 89 anni e da allora ha corso nove maratone, tra cui Londra e New York, segnando il suo miglior tempo a Toronto con una gara chiusa in 5 ore, 40 minuti e 4 secondi.

«È uno dei giorni più felici della mia vita» ha detto all'arrivo il centenario che parla solo indiano punjabi: «Mi sentivo bene, fresco, pieno di succo di frutta», ha aggiunto agitando la bandiera di Hong Kong. A Hong Kong, ha corso insieme a un centinaio di tifosi che battezzati ironicamente «Sikh in the City». «A parte una pausa-bagno dopo il sesto chilometro e uno spavento quando è quasi caduto a causa del fondo bagnato, non si è mai fermato», ha riferito un'infermiera dello staff che ha assistito la maratona di Hong Kong.


Domenica 24 Febbraio 2013 - 16:59
Ultimo aggiornamento: 19:19

Beretta: a rischio la fabbrica negli Usa per la legge sulla restrizione delle armi

Corriere della sera

Una proposta di legge del Maryland vuole proibire un fucile d'assalto e la pistola calibro 9 prodotti dall'azienda italiana

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I recenti massacri nelle scuole americane rischiano di fare un'ulteriore vittima: la fabbrica di armi Beretta ad Accokeek, nel Maryland, a una ventina di chilometri a sud di Washington. L'azienda italiana infatti produce in Usa una versione «civile» del fucile mitragliatore Arx 160, utilizzato dalle truppe speciali e reso popolare dal videogame Call of Duty. La Beretta ha investito un milione di euro nel fucile automatico e prevede di espandere la fabbrica americana, come riporta il «Washington Post».

BANDO - Ma una proposta di legge presentata la scorsa settimana al Parlamento dello Stato del Maryland potrebbe mettere al bando questo tipi di armi d'assalto nello Stato dove viene prodotto. La Berretta, azienda bresciana da quasi 500 anni specializzata in armi, come afferma il quotidiano della capitale americana, sta seriamente riflettendo se restare in uno Stato che a questo punto considera non favorevole ai propri prodotti. Anche la famosa pistola Beretta calibro 9, utilizzata da tutti i soldati americani, da molti dipartimenti di polizia e dall'esercito iracheno, sarebbe vietata a causa del suo ampio caricatore di 13 proiettili.

SPOSTAMENTO - La Beretta potrebbe spostare in un altro Stato il suo stabilimento, facendo perdere 300 posti di lavoro al Maryland e vacillare la proposta di legge sostenuta dal governatore democratico Martin O'Malley. Jeffrey Reh, consigliere legale della Beretta per gli Stati Uniti e capo dell'azienda del Maryland, il mese scorso ha ammonito i legislatori di considerare attentamente il futuro della compagnia (che produce 100 mila armi all'anno), ricordando quando negli anni Novanta a una legge restrittiva sulle armi la Beretta rispose spostando il quartier generale in Virginia.

Paolo Virtuani
24 febbraio 2013 | 13:28

Versace rossa: la signora della moda vota Ingroia

Libero

Donatella chiede "più attenzione da parte del governo per la fashion week". E si affida al comunista manettaro...


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Vice presidente dell'omonimo gruppo, capo progettista della linea di moda. E' poi azionista per il 20% dell'intero patrimonio Versace. Lei è Donatella, la stilista, sorella di Gianni Versace, il fondatore dell'impero della moda made in Italy. Recentemente, a ridosso della settimana della moda milanese, ha dichiarato che "il governo deve capire che la fashion week è decisiva per tutto il Paese". Per carità, un'affermazione assolutamente condivisibile. Peccato però che oggi, Donatella, abbia rivelato al Fatto Quotidiano chi voterà in questo week-end elettorale: Rivoluzione Civile.

Sì, alla Camera la stilista sceglie Antonio Ingroia e quel papocchio manettaro-comunista che si porta dietro: da Antonio Di Pietro fino ad Oliviero Diliberto. Fa un certo effetto il fatto che la signora dell'italica moda - simbolo vivente del capitalismo - scelga la toga rossa politica, a cui capitalismo e ricchezza non piacciono. Fa ancora più effetto, infine, il fatto che la signora Verasce, che vorrebbe dalla politica maggiore attenzione sulla settimana della moda, voti il guatemalteco di ritorno, il pm che di fashion e sfilate, con tutta probabilità, non ha mai nemmeno sentito parlare.

Si va a caccia di fantasmi nel castello sforzesco di Galliate

La Stampa

Telecamere a raggi infrarossi e rilevatori di campi magnetici verranno installati di notte all’interno del maniero per  registrare tracce di presenze soprannaturali

SIMONA MARCHETTI


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Matrimonio con fantasma? Dopo Vigevano, la caccia ai fantasmi si sposta a Galliate: i quattro componenti della Epas, la European Parnormal activity society  hanno ufficialmente presentato una richiesta al sindaco per effettuare le loro ricerche nel  complesso fortificato che domina piazza Vittorio Veneto, ora utilizzato per incontri e cerimonie.  Il primo cittadino Davide Ferrari è orientato a concedere il via libera, anche perché non ci sono costi a carico dell’ente locale.

L’interesse per questa visita così particolare è già alto dopo l’annuncio dato da Ferrari sul suo profilo Facebook. Dell’associazione fanno parte Pippo Ferrara, Stefania Zagato, Cindy Pavan e Massimiliano Maresca; tutti si interessano da tempo al campo del paranormale. Avevano già presentato nei dettagli le loro modalità di azione prima di cominciare ad operare a Vigevano. Utilizzano termocamere, apparecchiature che registrano le variazioni di calore, geofono, sensore per rilevare movimenti del suolo, onde sismiche, termometro digitale, e il K2,  rilevatore di campi magnetici: verranno piazzati di notte all’interno degli spazi per vedere se si riesce a registrare tracce di presenze soprannaturali.

I maestri di sci devono versare i contributi anche d’estate

La Stampa


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I maestri di sci sono compresi nel commercio. I dubbi sull'obbligo contributivo di questi lavoratori, in considerazione del fatto che praticano un’attività prettamente stagionale, hanno spinto l'INPS ad emanare il messaggio 20027, che conferma anzitutto l’ambito di operatività dell’art. 29, l. n. 160/1975, che ricomprende la categoria dei maestri di sci tra quelle iscrivibili alla Gestione commercianti allorché l’attività sia svolta in forma autonoma anche per il tramite di una associazione tra professionisti.

Per quanto riguarda la questione della stagionalità, l’Inps rimanda a quanto previsto dalla circolare n. 147/04: i maestri di sci iscritti alla gestione commercianti, anche qualora abbiano lo status di studenti o pensionati, in assenza di altra attività lavorativa che faccia venir meno il requisito della prevalenza, rientrano nell'obbligo di iscrizione per l'intero anno secondo le regole generali della gestione o comunque fino alla data di cessazione dell’attività in Camera di Commercio.

La regola, però, non vale per i soggetti che non sono iscritti in CCIAA e non hanno quindi una struttura imprenditoriale di cui necessariamente occuparsi anche nella restante parte dell'anno: essi, pertanto, possono attestare l’eventuale cessazione dell’attività al termine della stagione invernale, presentando domanda di cancellazione tramite il modulo online. In tal caso la sede è tenuta ad effettuare la cancellazione a meno che non ne venga dimostrata in altro modo l'infondatezza.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Quell'ossessione di Albertone per gli estranei in casa

Corriere della sera


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«N on mi sposo perché non mi piace avere gente estranea in casa». La famosa battuta di Alberto Sordi, tratta da un'intervista, non da un film, è tornata in mente leggendo le cronache tristi che graffiano la sua memoria. A dieci anni dalla scomparsa, c'è un esposto in Procura che riguarda la sorella. Aurelia, 95 anni, potrebbe essere stata vittima di circonvenzione di incapace. Questa l'ipotesi di reato e, con essa, la richiesta di una perizia medico-legale. A dar vita alle indagini sono stati gli esposti dei direttori di due banche che tirano in ballo Arturo Artadi, storico autista dell'attore.

Attraverso i suoi avvocati, «la signorina Aurelia» ribadisce la piena fiducia nei confronti del collaboratore che da lunghi anni presta servizio in casa Sordi. Venerdì è stata ascoltata dagli inquirenti e, secondo indiscrezioni, due ore di colloqui non avrebbero escluso l'ipotesi di raggiro.

Nella grande villa che affaccia di fronte a Caracalla si consuma questo finale inaspettato. Nel documentario dei fratelli Verdone Alberto il Grande, ampio spazio è dato proprio a questa casa e alla vita privata.

Una villa mausoleo, piena di mobili e di oggetti d'antiquariato (pare che l'unica concessione al moderno sia un quadro di De Chirico), con tanto di salone da barbiere e teatro costruito negli anni Sessanta (chiuso agli amici dal 1972, dopo la morte della sorella Savina, vicenda dal sapore pascoliano). Una villa sacrario in cui il grande Alberto si ritirava per proteggersi dal mondo, in cui non ammetteva estranei e che ora, insieme con il grande patrimonio lasciato in eredità, diventa oggetto di contesa. Poi c'è la Fondazione Sordi, voluta dall'attore, le cui relazioni esterne sono affidate a Stefania Binetti (sorella della più famosa Paola) che gestisce anche il materiale artistico.
Se al cinema Alberto ha avuto eredi (primo fra tutti Carlo Verdone), forse il suo dramma esistenziale è di non aver avuto figli.

Accumulando tanti soldi (sordi, in romanesco, come diceva il Marchese del Grillo: «Io i sordi nun li caccio e te nun li becchi... »), non sapeva quanti estranei postumi si sarebbe messo in casa.


Aldo Grasso
24 febbraio 2013 | 10:38

Arriva il bisturi atomico che disintegra i tumori

Corriere della sera

A Pavia un consorzio pubblico-privato per sperimentarlo. Lo Ieo lancia la cura in cinque giorni della prostata

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Un anello di 110 metri di circonferenza, diametro 22 metri. Protoni e ioni carbonio «corrono» lì dentro, accelerandosi fino a diventare un invisibile bisturi che taglia il Dna nelle cellule tumorali, uccidendole. Un bisturi atomico. L'anello si chiama sincrotrone, le particelle accelerate adroni. L'effetto è l'adroterapia. Da anni se ne parla, finalmente è arrivato il momento delle sperimentazioni. Prima sui tumori della base cranica, ora su quelli della prostata.

Venti pazienti, non curabili altrimenti, sono gli apripista nell'unico centro in Italia, il Cnao (Centro nazionale di adroterapia oncologica) di Strada Campeggi 53 a Pavia. Tutto a carico del servizio sanitario nazionale, non serve nemmeno l'impegnativa. Il via libera del ministero della Salute è arrivato 3 settimane fa. Dall'anello, il fascio di super energia viene indirizzato in tre sale di cura. Il paziente non avverte nulla, mentre gli adroni «sbriciolano» il cuore delle cellule malate. Sedici sedute, nei casi più gravi.

È una prima europea. Finora solo in Giappone, al Nirs di Chiba, sono stati trattati così un migliaio di pazienti. Tumore sotto controllo nel 75 per cento dei casi, contro il circa 50 per cento che, se va bene, si ha con le altre cure adottate nei casi non operabili e resistenti alla radioterapia.
Al Cnao fanno capo il neurologico Besta, l'Istituto nazionale dei tumori, l'Istituto europeo di oncologia (Ieo), i Policlinici universitari di Milano e di Pavia. Roberto Orecchia, direttore della Radioterapia dello Ieo, ne è il direttore scientifico.

Venerdì, con Umberto Veronesi, ha presentato le novità contro il tumore alla prostata. Ogni anno in Italia si registrano 25 mila nuovi casi di questo cancro. Dopo i 50 anni, colpisce un uomo su sedici. Nel nostro Paese è il primo come frequenza nei maschi. Non sempre la diagnosi è precoce, non sempre la cura è vincente, non sempre se ne esce indenni. Così nuove armi per combatterlo scendono in campo. Oltre alla chirurgia sempre meno invasiva, la radioterapia «intelligente» promette oggi (sempre che la diagnosi sia precoce) guarigioni (95 per cento) e minori effetti collaterali post-cura.
Adesso a Pavia arriva anche l'adroterapia, nel caso la diagnosi sia tardiva, l'esame del Psa dia un risultato superiore a 20, il male sia uscito dalla ghiandola. Ioni carbonio più terapia ormonale. Una speranza in più quando le possibilità di successo sono minori.

«L'adroterapia - spiega Orecchia - utilizza protoni e nuclei atomici (chiamati ioni) soggetti alla forza detta "nucleare forte"». I vantaggi rispetto alle cure tradizionali? «Il rilascio di energia (e quindi la distruzione delle cellule) è selettivo ed efficace per colpire solo il tumore». Il danno è relativamente modesto quando il fascio di energia entra nel corpo del paziente, ma esplode dove si trova il cancro. «Con il vantaggio di minimizzare la distruzione dei tessuti sani, massimizzando quella dei tessuti malati», sottolinea Orecchia. L'energia causa una grande quantità di rotture nel Dna delle cellule malate. Che non riesce ad auto-ripararsi, come fa di solito.

L'altra novità, per ora allo Ieo, è la cura in cinque giorni invece che in otto settimane. Ancora Orecchia: «La radioterapia è importante in tutti i casi nei quali la chirurgia presenti difficoltà o possibili compli