Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

domenica 6 gennaio 2013

Americas’ Cup: “Venezia non ci ha pagato”

La Stampa

Gli organizzatori sulla mancata tappa in Italia: la Serenissima non ha versato la quota di reddito generato

fabio pozzo

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La guerra della Coppa America. Venezia porta in tribunale l’Ac ea, la società organizzatrice, per la mancata tappa delle World Series 2013 in laguna, e l’Acea risponde per le rime. Ecco la bordata contro il sindaco Orsoni. ““America’s Cup Event Authority (ACEA) ha fatto molto per risolvere le divergenze con Venezia, anche offrendo l’arbitrato, al fine di mantenere il fantastico spirito che si è creato tra concorrenti, veneziani, tifosi e partner durante la regata del maggio scorso. Ma la presentazione in tribunale di un documenti contro ACEA da parte di Venezia e mesi di dichiarazioni pubbliche false e contenenti errori rese dal Sindaco Orsoni lasciano ad ACEA poco spazio se non quello di un’accurata proposizione dei fatti.

I procedimenti giudiziari permetteranno ad ACEA di dimostrare che la Città di Venezia, responsabile del comitato organizzatore locale delle regate della America’s Cup World Series a Venezia, deve accettare la piena responsabilità per queste gravi violazioni di contratto:

Mancata presentazione di importanti informazioni finanziarie e conti completi per la regata 2012 a Venezia
Mancato pagamento ad ACEA della quota concordata di reddito netto generato
Mancato rispetto dei tempi di pagamento dei premi in denaro ai concorrenti per la regata Trofeo Città di Venezia
Mancato rispetto dei processi di approvazione contrattuali
Con particolare riferimento alla partecipazione ai profitti derivanti dalla vendita dei rilevanti diritti locali, Venezia non è riuscita a spiegare le contradditorie dichiarazioni del sindaco Orsoni di “generato reddito zero” e “generato un profitto diretto di 18 milioni di euro”.’
Sette mesi dopo la regata svoltasi in maggio queste criticità rimangono ancora irrisolte nonostante i migliori sforzi di ACEA. Le richieste di ACEA sono rimaste senza una risposta; evitate le offerte di negoziare; respinti i tentativi di raggiungere un accordo di conciliazione.

ACEA ha agito in buona fede, offrendo a Venezia numerose proroghe, inviti ad adempiere e (alla fine) anche di mediazione per cercare di raggiungere un risultato soddisfacente. Questi sforzi si sono conclusi con un fallimento. Con tali gravi problemi riguardanti la regata del 2012, il comitato organizzatore locale ha reso impossibile andare avanti con una regata””.

Nuova Zelanda, ecco la cattedrale antisismica

La Stampa

vatican

L'edificio sacro della chiesa anglicana sarà pronto in primavera e potrà accogliere fino a 700 fedeli

Luca ROlandi
Roma


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Christchurch si prepara ad  accogliere la sua nuova cattedrale fatta di tubi di cartone. A quasi  due anni dal terremoto che ha colpito la città neozelandese,  uccidendo 182 persone, gli abitanti di Christchurch stanno già  cominciando ad ammirare la chiesa che sorgerà nel centro della città. Prima della pausa natalizia, infatti, era stato edificato lo scheletro della struttura e la prossima settimana riprenderanno i  lavori. «La gente rimane affascinata, è colpita dalle dimensioni», ha raccontato il sacerdote Craig Dixon, che spera che la cattedrale possa «attirare i turisti».

La cattedrale anglicana, risalente al 1881, era stata gravemente danneggiata dal sisma del febbraio 2011. La nuova chiesa potrà  ospitare fino a 700 fedeli e viene garantita per una durata di almeno  50 anni. Nelle prossime due settimane verranno installati 64 tubi di  cartone, lunghi fino a 22 metri e con un diametro di 83 centimetri,  cui verrà aggiunto un tetto di plastica. L’edificio, progettato dall’architetto giapponese Shigeru Ban, sarà flessibile e a prova di terremoto e dovrebbe essere pronto per  l’inizio di aprile. Secondo Dixon il costo dell’innovativa costruzione supererà i 3 milioni di euro, una parte dei quali li pagherà  l’assicurazione, mentre l’altra sarà coperta dalle donazioni.

E scritto nel cuscino il segreto per non russare

Il Giorno
di Luca Balzarotti


Brevetto legnanese per un secolare problema

Il guanciale permette il riposo su un fianco: così si annullano i fastidiosi "rumori molesti"
Legnano, 5 gennaio 2013 -


Si chiama Snore Less. Il nome è inglese, ma la produzione è tutta italiana. Il primo cuscino destinato a risolvere i problemi di chi russa viene realizzato a Legnano. Nei laboratori di via Cuttica, la Mpr (Medical Products Research) ha progettato un sistema innovativo. «Questo cuscino nasce dall’esigenza di mantenere i pazienti sul fianco e garantire loro un riposo comodo», spiega Marco Fiore, direttore commerciale di Mpr, partner di Euro Ausili, società fondata e amministrata da Paolo Licciulli, leader nella realizzazione di materassi e superfici antidecubito. «Siamo a contatto con diversi centri del sonno in Italia: alla maggior parte delle persone viene suggerito di dormire sul fianco per limitare la patologia. Il russamento peggiora se si resta supini perché c’è una caduta indietro della lingua».

Finora il mercato ha proposto cerotti e spray. Rimedi che si sono verificati insufficienti o fastidiosi. Come quello suggerito da alcuni medici: cucire una palla da tennis sulla parte posteriore della maglia del pigiama per evitare di girarsi nel letto e assumere la posizione supina. «Mpr ha cercato una soluzione che obbligasse i pazienti che soffrono di questo disturbo a rimanere sul fianco senza la scomodità di una pallina da tennis nella schiena o di giubbotti con gobbette», dichiara Fiore. «I materiali utilizzati da Euro Ausili ci hanno permesso di realizzare il cuscino Snore Less. Lo abbiamo già testato in diversi centri del sonno dove stanno realizzando degli studi su pazienti che russavano supini: aspettiamo i risultati ma siamo certi che verrà rilevata una diminuzione considerevole dei rumori».

Snore Less è stato realizzato con materiali tecnologicamente avanzati: il cuscino è stato prodotto in schiuma di poliuretano e rivestito con un tessuto tecnico (Amicor) e traspirante per prevenire allergie. A differenza di altre soluzioni empiriche, l’ultima frontiera contro i disturbi respiratori notturni è in grado di stabilizzare il corpo in modo naturale e consente di sdraiarsi sia sul lato destro che su quello sinistro. La schiena si appoggia alla superficie sporgente senza alcun fastidio. L’adattamento è rapido. «Chi l’ha provato — assicurano in azienda — nel giro di una settimana ha dichiarato di svegliarsi molto più riposato: dopo alcuni giorni di utilizzo ci si abitua a sdraiarsi senza mettere la schiena sul materasso e il sonno arriva rapidamente».

Il cuscino si rivolge a un’utenza trasversale. In base alle ultime statistiche, il 45% della popolazione russa in modo discontinuo. Quasi un italiano su due — donne comprese — non respira in modo corretto e mentre dorme produce da 500 a 1.300 russamenti, con rumori che raggiungono i 65 decibel. Snore Less è in grado di ridurre anche l’agitazione notturna, i continui cambiamenti di posizione e i frequenti risvegli. «Spesso, dopo una notte trascorsa a russare, ci si sveglia affaticati, con mal di testa, stanchezza, tendenza ad addormentarsi durante la giornata, al lavoro piuttosto che alla guida dell’auto», osservano alla Mpr. «Possono insorgere sensazione di astenia psicofisica, difficoltà di concentrazione, irritabilità, perdita di memoria, cambiamenti di umore e di comportamento, ansietà o depressione».

L’azienda ne ha già prodotti 500 pezzi in vendita nello stabilimento (87 euro). La risposta dei pazienti è stata positiva sia per l’efficacia dimostrata dai test sia per le diverse taglie disponibili che si modellano in base alla taglia del corpo e all’altezza. «La nostra missione — dichiara Fiore — è rivolta a una continua ricerca e progettazione di prodotti e soluzioni per il trattamento di patologie respiratorie che siano il meno invasive possibile. Stiamo lavorando a stretto contatto con la comunità scientifica per far sì che i nostri prodotti siano riconosciuti e accettati clinicamente come la soluzione alternativa agli attuali sistemi».

L’archeologo Mario Torelli: svelato il mistero degli Etruschi

Il Messaggero
di Chiara Morciano


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TARQUINIA - Nello studio della civiltà etrusca capita di rado che l’alone di mistero intorno ai volti e ai nomi dei personaggi documentati dalle testimonianze archeologiche svanisca, rivelandone le vicissitudini personali e il loro posto nella storia dell’Etruria. Tra i casi eccezionali in cui è possibile coniugare le notizie storiche citate dalle fonti indirette (la letteratura originale etrusca è andata totalmente perduta) con le tracce materiali lasciate dai protagonisti, risalta quello offerto dalle vicende politiche della famiglia degli Spurinas, una delle gentes aristocratiche più in vista nella Tarquinia del IV secolo a.C., ma scomparsa molto presto dal novero delle grandi famiglie della città. Eppure, del ruolo di spicco rivestito nella scena politica da tre dei suoi membri, che si distinsero nella guerra romano-tarquiniese (358-351 a.C.), resta una prova certa nei famosi «Elogia» in latino incisi nella prima età imperiale su un monumento onorario nel grande tempio poliadico dell’Ara della Regina, scoperti alla fine degli anni Sessanta.

IL DOSSIER. L’intero dossier di notizie riferibili agli Spurinas è stato di recente ripreso dall’illustre archeologo Mario Torelli, che in una conferenza prevista per il 10 Gennaio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia presenterà una nuova chiave di lettura della documentazione esistente, attraverso la quale lo studioso è giunto ad un’inedita ricostruzione delle sorti della famiglia. Secondo Torelli l’enigmatica uscita di scena dalla vita pubblica tarquiniese sarebbe da collegare ad una precisa motivazione politica, culminata con l’espulsione dei suoi membri dalla città. Ipotesi che lo studioso avanza sulla base di una serie di indizi, finora tralasciati, scaturiti dall’analisi della straordinaria decorazione pittorica della Tomba dell’Orco di Tarquinia, datata al IV secolo a.C. e attribuita alla gens Spurinas sulla base di un’iscrizione in parte frammentaria dipinta al suo interno.

«La tomba - spiega il professor Torelli - rappresenta il capolavoro della pittura tarquiniese di età classica. Studi recenti permettono di ricondurre quasi certamente a maestranze greche il programma pittorico della camera sepolcrale più antica (Tomba dell’Orco I, realizzata intorno al 380 a.C.), come del resto dimostra il fatto che le iscrizioni sono state prima graffite e poi dipinte, evidentemente perché chi dipingeva non conosceva l’etrusco». L’illustre archeologo ha da tempo riconosciuto nel personaggio raffigurato sulla parete centrale il «praetor Velthur Spurinna» capostipite dei personaggi ricordati negli «Elogia», il quale alla fine del V secolo a.C. guidò un’alleanza di città a combattere insieme agli Ateniesi sotto le mura di Siracusa.

L’ENIGMA. Ma è la nuova chiave di lettura dei dati riguardanti il secondo ambiente a suggerire una risposta all’enigmatico destino dei suoi aristocratici committenti. «Nella mia interpretazione» continua Torelli «due generazioni dopo la costruzione del sepolcro fu «Aulus Spurinna», il nipote del fondatore ricordato dall’epigrafe latina come il generale che tra il 358 e il 351 a.C. mosse l’esercito di Tarquinia contro Roma, ad ampliare la tomba creando intorno al 340 a.C. un’altra camera sepolcrale (Tomba dell’Orco II), con un programma figurativo di altissimo livello artistico. La decorazione dipinta comprende una descrizione dell’Ade popolata da divinità dell’oltretomba ed eroi della discesa agli Inferi omerica, insieme ad un messaggio programmatico – di tipo orfico-pitagorico – sui destini della famiglia». Su una delle pareti campeggia l’indovino Tiresia. Sul lato opposto la lettura della narrazione pittorica è lacunosa, perché le pareti sono state brutalmente scalpellate già in epoca antica.

«Nessuno si è mai posto il problema di quale fosse il contenuto della scena perduta» sostiene il Professor Torelli «ma la sua ricostruzione è possibile sulla base di una porzione di parete superstite, in cui si distinguono un tavolino con vasi d’oro e due inservienti infernali, chiaramente in funzione del soggetto che è stato distrutto. Certamente si trattava del banchetto dei membri della famiglia che, in pendant rispetto alla scena di Tiresia, erano la prefigurazione della reincarnazione degli eroi omerici». In questa prospettiva, la cancellazione volontaria dei volti dei protagonisti della politica tarquiniese assume i contorni di una «damnatio memoriae». Secondo Mario Torelli «questo è il segno del crack politico del partito anti-romano rappresentato da Aulo Spurinna. Dopo la guerra tra Roma e Tarquinia, nel 308 a.C. venne misteriosamente rinnovata una tregua di quarant’anni tra le due città. È perciò probabile che nel mutato clima politico la famiglia sia stata cacciata, segnando la sua uscita di scena dalla storia di Tarquinia».



Venerdì 04 Gennaio 2013 - 13:38

La penna che fa la firma di Obama

La Stampa

Riproduce il tratto del Capo di Stato
maurizio molinari
corrispondente da new york


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Mercoledì sera il presidente americano Barack Obama ha firmato la legge che scongiura il «fiscal cliff» per l’economia nazionale pur trovandosi a 7.676 km dal documento ufficiale. A consentirgli di risolvere il problema della distanza fra l’arcipelago delle Hawaii, dov’era in vacanza con la famiglia, e Washington, dove si trovava il testo della legge approvata dal Congresso, è stata la «Robot Pen», l’ultima e più tecnologicamente avanzata versione della «Autopen» che gli inquilini della Casa Bianca usano dal 1804, quando nello Studio Ovale sedeva Thomas Jefferson.

Il prototipo, realizzato nel 1803 dal britannico John Isaac Hawkins, consentiva di duplicare la firma del presidente in maniera artigianale - usando una puntina simile a quella di un giradischi - e rimase alla Casa Bianca fino alla fine degli Anni 30, quando fu sostituita dalla prima «Robot Pen». Tradizione vuole che Harry Truman la usasse per rispondere alle lettere e firmare gli assegni, ma fu Gerald Ford, insediatosi dopo il Watergate che aveva travolto Nixon, il primo presidente ad ammettere di adoperarla per siglare documenti ufficiali. Si pose allora un problema di legalità per l’«Autopen», che duplica la firma del presidente su sua autorizzazione, ripetendo in maniera indistinguibile la grafia originale che ha memorizzato.

Il dubbio giuridico è stato sciolto nel 2005 da un parere legale del Dipartimento della Giustizia, che confermò il diritto del presidente di ricorrere all’«Autopen» per firmare e promulgare le leggi, motivandolo con la necessità di slegare il presidente dall’obbligo di essere sempre a Washington per promulgare le leggi - al fine di facilitare la gestione della sua agenda sempre più globale - e con l’estrema sicurezza che circonda l’«Autopen».

.Non a caso Jack Shock, che nella Casa Bianca di Bill Clinton era il responsabile della corrispondenza presidenziale, assicura che «dopo il presidente la cosa che viene più protetta dal servizio segreto è l’Autopen» perché di fatto è un surrogato dell’uomo più potente del pianeta.Obama è stato il primo presidente a usufruire di tale nuovo potere quando, nel maggio 2011, durante il summit del G8 che si svolgeva in Francia, firmò a distanza la proroga del «Patriot Act», ripetendo poi l’operazione nel novembre seguente, quando si trovava in Indonesia, per promulgare una legge di spesa particolarmente urgente.

Con il «fiscal cliff» è la terza volta che la firma a distanza consente a Obama di essere ubiquo, potendo far coincidere gli obblighi pubblici con le responsabilità private, da un lato coronando la vittoria politica nella battaglia con i repubblicani e dall’altro rimanendo a fianco di Michelle e delle figlie, Sasha e Malia, che aveva dovuto abbandonare alla vigilia di Capodanno per dedicarsi alla maratona negoziale a Capitol Hill.

[m. mo.]

Vuole evitare i ladri? Metta le sbarre alle finestre»

Corriere della sera

Un furto in casa e i consigli dei carabinieri
C'è una paura sottovalutata con la quale si fanno i conti all'improvviso. I ladri in casa, per esempio. È toccato a noi, e devo dire che non è stata una bella sorpresa. Tornavamo inaspettatamente dal mare, dove un guasto al riscaldamento ci aveva costretti a dormire all'addiaccio.

Scaricati i bagagli e aperta la porta di casa regolarmente chiusa con le chiavi di sicurezza, mi sono trovata davanti a ciò che resta dopo il passaggio di uno tsunami: carte ovunque nel mio studio, «gioielli», si fa per dire, sparsi in camera da letto. La prima reazione è di spaesamento: come, quando, perché è stato invaso il luogo più intimo e privato della nostra vita? Chi viola il perimetro di un'abitazione aggredisce una estensione dello spazio corporeo dei suoi abitanti privandoli di sicurezza, di fiducia nel prossimo, di padronanza di sé. La peggiore delle minacce, quella senza volto, rende il mondo circostante pericoloso e priva la realtà della consueta familiarità.

Se i ladri, due spericolati acrobati, hanno potuto entrare così facilmente scalando la parete dell'edificio sino a raggiungere piani relativamente alti, significa che l'Uomo Ragno esiste veramente e abita qui. Da una prima ricognizione il danno non è ingente ma l'ansia, che non ha prezzo, dilaga nello spazio e nel tempo facendoci sentire particolarmente fragili e inermi. Chiedo perciò ai carabinieri, intervenuti con prontezza e cortesia: «Che cosa possiamo fare per evitare che il fatto si ripeta?». La risposta è sconsolante: «Mettere le sbarre a tutte le finestre». Ma allora, come dice argutamente la mia vicina di casa e compagna di sventura: «In carcere ci vanno le vittime mentre i colpevoli rimangono liberi?».

Quello che è un episodio di vita quotidiana, espande il suo alone emotivo, fatto di commiserazione, di solidarietà, di paura e di rimpianto per tempi migliori, nel microcosmo del nostro quartiere, che in questi giorni si sente particolarmente preso di mira dai topi d'appartamento. Tante storie confluiscono infine nel clima emotivo della città, della regione, dell'intero Paese. Le statistiche sono eloquenti, ma non riescono a comunicare lo stato d'animo che si sottende ai numeri. I reati, impuniti nel 90% dei casi, suscitano una sfiducia nella giustizia, un senso di solitudine e di abbandono che rende ancor più vulnerabili le probabili vittime.

Scompaiono, con la refurtiva grande o piccola che sia, valori impalpabili come i ricordi, le speranze, gli affetti. Tra beni sottratti ad alcuni conoscenti vi sono i risparmi accumulati da un ragazzo che ha dato lezioni private per pagarsi un viaggio all'estero e, per fortuna, non è stata rubata una tesi di dottorato conservata nella memoria di un computer portatile. Ma ogni cosa risulta esposta al furto, a un colpo di mano che colpisce a caso, talora in modo crudele, immotivato, insensato, inutile. Vi è chi sarebbe disposto a ricomprare oggetti che hanno un valore affettivo solo per lui, per la sua famiglia, ma tutto si disperde nei rigagnoli della ricettazione che circola nelle vene avvelenate della città.

Gli anziani si sentono le vittime designate dei corvi che svolazzano sulla loro testa, pronti a scipparli, rapinarli, ingannarli, truffarli. Pochi, come la grande italianista Maria Corti - che scrisse una lettera al Corriere della Sera per raccontare la sua disavventura - hanno il coraggio di denunciare i raggiri subiti, forme di sopraffazione che, se anche non feriscono il corpo, provocano lividi incurabili nell'anima. Spesso la paura fluttuante, impalpabile, diffusa è stata strumentalizzata dalla propaganda politica che ha rinfocolato l'ansia dei cittadini senza fornire risposte credibili, soluzioni pratiche ed efficaci. Ma i mutamenti, che tutte le elezioni annunciano, stanno creando un clima di attesa, la speranza che si possa vivere in pace, senza guardare il prossimo con sospetto e il mondo con timore.

Silvia Vegetti Finz
i5 gennaio 2013 | 7:57

Armstrong pensa di confessare”

La Stampa

Secondo il New York Times il ciclista ammetterebbe l’uso del doping per annullare la squalifica a vita


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Lance Armstrong sta pensando di confessare. Secondo il New York Times, l’ex corridore statunitense sta valutando l’ipotesi di ammettere l’uso di sostanze dopanti durante la sua carriera. Il texano, come è noto, è stato radiato per il ricorso sistematico a pratiche e sostanze illecite. Il provvedimento dell’agenzia antidoping statunitense (Usada), recepito dall’Unione ciclistica internazionale (Uci), ha comportato la cancellazione di tutti i risultati dal 1998 al 2005, compresi i 7 successi consecutivi ottenuti al Tour de France tra il 1999 e il 2005. 

Armstrong sinora ha sempre respinto ogni accusa. Con l’ammissione delle proprie responsabilità, secondo il New York Times, lo statunitense punterebbe all’annullamento della squalifica a vita, con l’obiettivo di intraprendere una nuova carriera sportiva concentrata sul triathlon. David Howman, direttore generale dell’agenzia mondiale antidoping (Wada), ha negato l’esistenza di contatti con l’entourage di Armstrong. Ma, ha aggiunto al network Espn, «sono aperto ad ogni discussione. Mai dire mai, sono pronto ad ascoltare chiunque». La decisione di riaprire il fascicolo, in ogni caso, spetterebbe all’Usada e non alla Wada, che potrebbe però essere chiamata in causa dall’organismo a stelle e strisce.

Il tramonto della Lotteria della Befana

La Stampa

Solo 8 milioni di biglietti venduti per il gioco più tradizionale della tv ora legato alla”Prova del cuoco”

alessandra comazzi
roma


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Sono lontani i tempi in cui la finale della Lotteria Italia era, insieme con il Festival di Sanremo, uno dei momenti più importanti della tv italiana. Il regno dell’intrattenimento. La gloria del Teatro delle Vittorie e del conduttor-sovrano. Ed ecco a voi. Non c’erano tanti programmi, tante riffe per vincere così tanti soldi, tutte le sante settimane, tutti i santi giorni. Adesso, i dati sulla vendita dei biglietti sono chiari: 8 milioni di tagliandi staccati, secondo Agipronews, in linea con la scorsa edizione, che già aveva ottenuto un 16% in meno sull’anno precedente, e una raccolta prevista intorno ai 40 milioni di euro.

Come ha scritto ieri La Stampa, i giochi sono generalmente in crisi e risentono della mancanza di denaro, ma c’è gioco e gioco: ai Gratta e Vinci, che incassano qualcosa come 27 milioni di euro al giorno, sono sufficienti appena 36 ore, quindi neanche due giorni, per incassare quanto un’intera edizione della Lotteria Italia. Peraltro l’unica lotteria tradizionale sopravvissuta. Curioso notare come in 10 anni non siano stati incassati premi per 20 milioni di euro, l’anno scorso addirittura non è mai stato ritirato il secondo premio da 2 milioni di euro, abbinato a un biglietto venduto a Modena.
Denaro che per legge, ove non reclamato, torna nelle casse dello Stato: soltanto nell’ultima edizione non sono stati ritirati oltre 2,7 milioni, tra cui il secondo premio da 2 milioni venduto sull’A1 nei pressi di Modena. Nell’edizione 2008/2009 non fu addirittura reclamato il primo premio da 5 milioni di euro, venduto a Roma  e poi rimesso in gioco l’anno successivo. Sembrano dati da «forse non tutti sanno che», ma sono veri. 

Inoltre, quello della Lotteria era un’ideologia di varietà, che si sovrapponeva al sabato sera della prima rete, paludato, una messa cantata della rete ammiraglia Rai, con Baudo, la Carrà, Ranieri o Frizzi. Da «Canzonissima» a «Fantastico», da «Scommettiamo che» a «Carramba che sorpresa», la notte del 6 gennaio rappresentava, per tradizione, un appuntamento quasi magico, come la Befana che lo evocava. Adesso la magia non c’è più, ma nemmeno ci sono quelle appendici noiose che appesantivano ogni spettacolo. Per un pubblico impaziente, abituato a scegliere tra centinaia di canali, abituato al ritmo, il meccanismo della Lotteria risultava di insostenibile impaccio. Impaccio significa noia, cambio di canale. Significa, anche, minor desiderio di comprare biglietti. Quindi da qualche tempo non si fa un programma apposito, ci si aggancia a quel che c’è. 

Quest’anno alla «Prova del cuoco» di Antonella Clerici, che domani in prima serata su Raiuno, affiancata da Claudio Lippi e Anna Moroni, condurrà la puntata speciale con i milioni della Lotteria Italia. Chef e ospiti saranno abbinati ai biglietti estratti. Sei premi di prima categoria, il primo da 5 milioni di euro: l’entità degli altri verrà determinata in base alla vendita dei biglietti. Ci saranno sei squadre formate ciascuna da un vip e da uno chef del programma. Ospiti in gara: Fabrizio Frizzi, Tosca D’Aquino, Lello Arena, Ascanio Pacelli, Barbara De Rossi, Little Tony. Chef in gara: Renato Salvatori, Mauro Improta, Cesare Marretti, Ambra Romani, Lorenzo Santi, Cristian Bertol.

I vecchi abbinamenti erano a un certo punto scomparsi, ogni anno il pubblico che ricordava la gloria del passato varieté si chiedeva quale fine avessero fatto. Ma sono tornati nel 2011. Domani sera, dunque, ecco girare le mitiche «lavatrici», quelle che frullano mescolando i numeri, per estrarre il biglietto da 5 milioni di euro, e tutti gli altri. Riuscirà una ricetta ad arrestare il declino di un programma? E’ difficile. Il fascino della Lotteria Italia se n’è andato, come lacrime nella pioggia

Quell’editorialista è antisemita” L’accusa che scuote la Germania

La Stampa

Jakob Augstein, 45enne firma dello Spiegel online e figli riconosciuto del fondatore, nono nella lista nera compilata dal “Simon Wiesenthal Center”. Ma i partiti si schierano a sua difesa

alessandro alviani
berlino


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«Chiunque critichi Israele deve aspettarsi di essere insultato come antisemita». Parole quasi profetiche, quelle che a fine novembre anticipavano un commento del giornalista Jakob Augstein sul sito del settimanale Der Spiegel: poco più di un mese dopo il rinomato Simon Wiesenthal Center ha inserito Augstein al nono posto nella lista dei dieci peggiori antisemiti del mondo.

Provocando un ampio dibattito in Germania, dove s’è formata un’insolita coalizione che va dal quotidiano conservatore Faz alla sinistra radicale della Linke, passando per la Cdu e il Consiglio centrale degli ebrei: tutti uniti nel difendere questo quarantacinquenne editorialista di Spiegel online, editore del settimanale liberale di sinistra Der Freitag, figlio riconosciuto del fondatore dello Spiegel Rudolf Augstein (il suo padre biologico, in realtà, è lo scrittore Martin Walser) e ospite fisso dei talk show tedeschi. 

Cos’ha fatto Augstein per finire nello stesso elenco insieme ai Fratelli musulmani e all’Iran? Ha scritto ad esempio su Spiegel online che “Gaza è una prigione”, “ein Lager” in cui “Israele cova i suoi stessi nemici” o che “gli ebrei hanno i loro fondamentalisti”, che “sono fatti della stessa pasta dei loro nemici islamisti”.

Il Centro Wiesenthal si è fatto influenzare troppo dal polemista di origini ebree Henryk M. Broder, Augstein non è antisemita, ha criticato persino il vice presidente del Consiglio centrale degli ebrei tedeschi, Salomon Korn. Augstein è un antisemita moderno, meritava non il nono, ma il terzo posto, ha rilanciato Broder. E Augstein? “Rispetto il Centro Wiesenthal”, ha scritto su Facebook, ma “quando il giornalismo critico viene diffamato come razzista o antisemita si indebolisce la lotta contro l’antisemitismo”. 

Sono morto e non lo sapevo. L'Inps dice che verificherà

Il Mattino


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L'Inps le trova tutte, anche la morte virtuale, stamani nel controllare la mia posizione di salvaguardato dal sito Inps ho tovato che sono deceduto, mi domando se sono anche loro dei nuovi Maya o sperano di diminuire il numero degli esodati con l'eliminazione "metafisica". La cosa strana e che ho fatto richiesta tramite il numero verde di aggiornare la situazione (il numero di protocollo è quello riportato con la penna) ora debbo aspettare che mi chiamano per dimostrare la mia posizione...cose e pazze.!!
Grazie, Mario Pasquale

Gb, cade il divieto per i vescovi gay

Redazione - Ven, 04/01/2013 - 17:10

Svolta storica nella chiesa anglicana: cade il divieto per vecovi omosessuali, a condizione che rimangano celibi

 

Svolta storica in Gran Bretagna. Secondo la Bbc la chiesa di Inghilterra e Galles ha deciso per la rimozione di una moratoria che impediva l’ordinazione di vescovi tra i componenti del clero dichiaratamente omosessuali, a condizione però della scelta del celibato

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In una precedente decisione la chiesa anglicana aveva permesso a persone unite civilmente di far parte del clero e anche in quel caso era richiesta la promessa di celibato e il pentimento per attività omosessuali precedenti. Le stesse condizioni sono adesso estese nei casi di ordinazione di vescovi. I conservatori evangelici anglicani hanno già fatto sapere che si opporranno con forza nel Sinodo. Ma al momento non è scontato che la decisione, per diventare effettiva, debba passare per l’approvazione del Sinodo. La questione è da tempo al centro di un acceso dibattito in seno alla Chiesa, almeno dal 2003, quando un prelato omosessuale fu ordinato vescovo di Reading, ma fu poi costretto a dimettersi per le proteste dei tradizionalisti.

Gerusalemme, mostrati testi del X secolo

La Stampa


Alcuni documenti tratti da una raccolta di testi religiosi risalenti al decimo secolo sono stati mostrati presso la Biblioteca Nazionale di Gerusalemme durante la conferenza stampa tenuta dal professor Aggeo Ben-Shammai (direttore della biblioteca). Le immagini riportano alcuni dei ventinove testi recentemente acquistati dalla biblioteca. I fogli appartengono alla collezione contenente la prima documentazione della vita religiosa, culturale e commerciale della comunità ebraica durante quel periodo. 


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Australia: distrutti alberi-simbolo degli aborigeni

Corriere della sera

Due eucalipti fantasma, candidati a entrare nel patrimonio culturale nazionale, distrutti in un incendio doloso

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Lo scintillio della loro liscia corteccia bianca illuminata dalla luce lunare è cantato nei racconti del Tempo del sogno, le storie della cultura e mitologia aborigena. Gli eucalipti fantasma (Corymbia aparrerinja o Eucalyptus aparrerinja), chiamati localmente Ghost Gum, sono alberi autoctoni considerati spiriti viventi dagli aborigeni. Due esemplari-icona, resi famosi dalla pittura dell’artista aborigeno Albert Namatjira, sono andati in fumo.

FUOCO DELITTUOSO – I due maestosi alberi si ergevano nel cuore dell’outback australiano, a 16 chilometri dalla città di Alice Springs. Erano candidati a rientrare a breve nelle liste del Patrimonio culturale nazionale. Il fuoco che ha tolto la vita ai due sempreverdi, incenerendo così anche il simbolo che incarnavano, è divampato il 30 dicembre. Secondo quanto dichiarato dal funzionario che per primo se ne è accorto, Malcom Connolly, il fuoco deve essere andato avanti per 24 ore. Secondo le autorità, si tratterebbe di un incendio doloso. Alison Anderson, ministro del Territorio del Nord incaricato delle questioni indigene, ha spiegato che proprio recentemente il governo dello Stato aveva ultimato i lavori per proteggerli dalle fiamme e mantenerli nelle condizioni ambientali ottimali.

ARTE E COSCIENZA - Fu Albert Namatjira, un artista aborigeno morto nel 1957 dopo aver conquistato notorietà nel mondo, a radicare gli eucalipti fantasma quale simbolo nella coscienza collettiva di un pubblico più vasto. Questi sempreverdi dal tronco latteo furono protagonisti dei suoi acquarelli che ritraevano i paesaggi desertici dell’outback australiano. I due esemplari bruciati si trovavano proprio sulla strada per Hermannsburg, dove Namatjira era nato nel 1902. «Namtjira ha fatto conoscere la bellezza del paesaggio dell’Australia centrale al mondo», ha dichiarato Anderson, «e ha contribuito a farne un simbolo dell’identità australiana».

ARTISTA ICONA – Oltre a essere probabilmente il pittore aborigeno più conosciuto per le sue opere e il suo stile unico – nel 1953 ricevette un riconoscimento dalla regina Elisabetta II - fu anche noto per esser stato il primo indigeno australiano del Territorio del Nord a essere liberato dalle restrizioni legislative applicate ai nativi e ottenere i pieni diritti di cittadinanza. «È un atto orrendo e tragico di vandalismo culturale», ha dichiarato al Sydney Morning Herald Susan McCulloch, autrice dell’Enciclopedia dell’arte australiana, esprimendo l’indignazione profonda per una nuova ferita all’identità aborigena, ramo del patrimonio culturale dell’umanità, e per il destino di quegli alberi che adesso potranno solo essere cantati.


Carola Traverso Saibante
4 gennaio 2013 | 15:31

Diffamazione, Grillo pagherà 50mila euro a Berlusconi

Lucio Di Marzo - Ven, 04/01/2013 - 12:11

La Corte d'appello condanna il comico per un articolo del 2004 comparso su Internazionale

Cinquantamila euro da sborsare a Silvio Berlusconi. Beppe Grillo sarà costretto ad allentare - e non poco - i cordoni della borsa.


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I giudici della prima sezione della Corte d'appello del tribunale di Roma hanno infatti ribaltito una sentenza di primo grado per diffamazione a mezzo stampa, condannando il guru del Movimento 5 Stelle a risarcire per danno patrimoniale il Cavaliere. E a pagare le spese processuali. Parte lesa nella vicenda era la Fininvest Spa, diffamata da Grillo. L'articolo al centro del procedimento, intitolato Il caso Parmalat e il crepuscolo dell'Italia, comparve nel 2004 su Internazionale. Gli avvocati del Cav avevano chiesto per la vicenda un risarcimento maggiore, pari a 500mila euro. I giudici hanno però stabilito una cifra differente, di molto inferiore, basando la propria decisione sulla bassa tiratura della rivista che ospitava il pezzo.

I legali di Grillo - scrive il Fatto Quotidiano - avevano chiesto che fosse riconosciuto l'intento satirico dell'articolo. Che non è sembrato però così evidente ai giudici che parlano di un "tono serio e mesto", privo della "volontà di provocare il riso".

Eredità contesa: tutti i beni alla Lega del cane

Il Giorno

L'associazione che aveva citato in giudizio l’unica parente in vita di Adele Boschetti, deceduta il 30 dicembre 2004. La donna aveva compilato un documento in cui dichiarava erede universale dei suoi beni la Lega. Poi era emerso un altro testamento in cui alcuni beni venivano lasciati a un’altra persona

Milano, 4 gennaio 2012


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Tutti i beni di Adele Boschetti saranno dedicati ai cani, molto amati dalla donna. E' quanto deciso dal giudice Daniela Marconi della quarta sezione del tribunale civile che ha accolto l’istanza presentata dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane. L'associazione che aveva citato in giudizio l’unica parente in vita dell'anziana, deceduta il 30 dicembre 2004. Prima di morire la donna aveva compilato un documento in cui dichiarava erede universale dei suoi beni la Lega.

Successivamente però sarebbe emerso un altro testamento in cui alcuni beni venivano lasciati a un’altra persona. Il tribunale ha ritenuto valido il primo documento e ha dichiarato la Lega per la Difesa del Cane erede universale, condannando P.D., l’unica parente della scomparsa rimasta in vita a pagare 87.059 euro oltre alle spese di giudizio fissate in 3.500 euro.

Cos’è Tizen e perché Samsung lo ha scelto

La Stampa

La casa coreana pensa a un'integrazione smartphone/smart Tv.
valerio mariani


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Non è un addio, piuttosto una revisione del rapporto. Qualcosa che si può riassumere in frasi di circostanza tipo: “ho bisogno dei miei spazi, non voglio dipendere (solo) da te”. Samsung ha annunciato che nel 2013 metterà in commercio dei nuovi modelli basati sul sistema operativo open source Tizen presentando qualcosa già al prossimo Mobile World Congress di Barcellona. In fondo la comunicazione ufficiale di Samsung, giunta per prima sul tavolo dei giornalisti di Bloomberg, si limita a dichiarare: “Abbiamo pianificato la realizzazione di nuovi, competitivi, device quest’anno basati su Tizen e potremmo espanderne la lineup a seconda delle condizioni di mercato”.

Suona come una classica giustificazione da marito colto in flagranza di adulterio? Forse, ma non è proprio così. Certo, un minimo smarcamento da Google è necessario, visto che la casa americana insieme al suo brand di proprietà Motorola è, in fondo, un concorrente diretto e quest’anno dovrà per forza tirare le somme di un investimento costato 12,5 miliardi di dollari. Samsung rischia di passare per un’ingrata? Forse, visto che ha raggiunto la vetta della classifica dei produttori di smartphone anche e soprattutto grazie ad Android.

Ma la questione non è da vedere in termini così drastici. Cos’è Tizen, per esempio? Il progetto è nato nei laboratori della Linux Foundation e ha sfornato la release 1.0 il 30 aprile 2012 (nome in codice Larkspur). La Tizen Association è governata da un Technical Steering Group di cui fanno parte Samsung e Intel che hanno deciso di veicolare nel progetto le risorse impiegate fino a quel momento sui sistemi operativi Bada e MeeGo. Al progetto, poi, hanno aderito anche Huawei, Nec, Panasonic, Ntt DoCoMo e altri carrier come Orange, Sprint, Sk Telecom, Telefonica e Vodafone. 

Trattasi di sistema operativo open source che oggi è giunto alla versione 2.0, nome in codice Magnolia e che, necessariamente nell’arco di quest’anno doveva concretizzarsi in uno o più device. Ma l’errore più grande è pensare che si parli di un sistema operativo per smartphone concorrente ad Android, per esempio. Tizen è molto di più, e lo si comprende dai nomi dei partecipanti al progetto: Nec, Panasonic e la stessa Samsung, infatti, non fanno solo telefonini ma, per esempio, anche televisori. Tizen, piuttosto, sarà una base per l’integrazione e la comunicazione di smartphone e tablet con le smart Tv, di cui Samsung è precursore e maggior promotore. 

Il punto di forza alla base di Tizen è la sua grande “attitudine” agli standard del protocollo Html5, particolarmente enfatizzato dalla Mozilla Foundation e dal suo browser Firefox. In termini di prestazioni, infatti, Tizen pare essere in assoluto la migliore piattaforma su cui lavorare con l’Html5, sia che si tratti di smartphone e tablet, computer (la presenza di Intel è significativa proprio in quest’ambito), Tv e automobili. Una piattaforma unificata che consentirebbe ai consumatori di sfruttarne al meglio le compatibilità tra i device che la supporterebbero. Con questa mossa, insomma, Samsung non si limita a prendere (un po’) le distanze da Google ma, piuttosto, pone le basi per uno sfruttamento integrato dei device connessi, che non sono solo smartphone e tablet.