Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

giovedì 8 novembre 2012

Anche Gardaland si arrende alla crisi Pronti i licenziamenti per 63 addetti

Corriere della sera

L’annuncio del gigante del divertimento che d'estate arriva a impiegare 1200 persone e che conta 250 dipendenti fissi


Cattura1
VERONA — La fredda aritmetica della crisi miete un’altra vittima, ma stavolta a piegarsi è un gigante: Gardaland intende licenziare 63 dipendenti. L’azienda l’ha confermato alle agenzie di stampa. «Gardaland, il più importante parco di divertimenti italiano - si legge in una nota - ha confermato di aver avviato un confronto con le organizzazioni sindacali di categoria relativamente a un piano di ristrutturazione delle proprie attività aziendali in vista della stagione 2013». La ragione che sta alla base di questa scelta è quella che chiunque può immaginare: la crisi dei consumi. «La difficile situazione economica italiana - prosegue l’azienda - ha colpito inevitabilmente la gran parte delle attività economiche e produttive italiane, comprese quelle del settore turistico, alberghiero e del tempo libero. Anche le attività di Gardaland hanno risentito di questo impatto negativo».

Non è dato sapere da quanto tempo Gardaland debba fare i conti con una riduzione dei margini. Di certo, però, sono lontani i tempi in cui la fine dell’anno era il momento in cui l’azienda poteva comunicare di aver superato nuovi record: nel 2009 il parco registrò 3 milioni 250mila presenze. Oggi non si sa. Si tratta comunque di un indicatore importante: se anche il gruppo Merlin Entertainments (che oltre a Gardaland e SeaLife, nel mondo controlla attrazioni come il London Eye o il Madame Tussauds, per citarne alcune) ritiene opportuno chiudere 63 posizioni lavorative a tempo indeterminato in quello che è il più grande parco divertimenti europeo dopo Euro Disney, vuol dire che sulla ripresa italiana gli investitori stranieri non scommettono affatto.

L’eventuale taglio di 63 dipendenti (formalmente la procedura di mobilità non è ancora stata avviata) non è marginale: se è infatti vero che d’estate, al culmine della stagione, Gardaland dà lavoro a 1.200 persone, bisogna d’altra parte notare che i dipendenti fissi sono circa 250 e i 63 che vengono messi in questione rientrano in questa categoria. «Gardaland - dice Andrea Sabaini, segretario della Fisascat Cisl - soffre e deve riorganizzarsi. Questo fatto è preoccupante in quanto è determinato dalla crisi che vivono le famiglie italiane, le quali non hanno più risorse da spendere nel divertimento. Nemmeno in quello dei figli».

Davide Pyriochos
07 novembre 2012 (modifica il 08 novembre 2012)

Foxconn ammette: “Non riusciamo a stare dietro alle richieste di iPhone”

La Stampa

Equipaggiamento insufficienti e la domanda continua a salire

roma


Cattura
L’azienda di proprietà taiwanese Foxconn ammette di non riuscire a far fronte alla domanda degli iPhone 5, di cui è produttrice in conto terzi per la Apple. «Non riusciamo a far fronte alle richieste - ammette il presidente di Foxconn, Terry Gou - I nostri equipaggiamenti sono insufficienti, a fronte dell’altissima domanda». Inoltre ammette che il design dell’iPhone 5 ha contribuito a creare problemi produttivi, senza però fornire ulteriori dettagli. Dal suo lancio a settembre Apple ha venduto 5 milioni di iPhone 5. L’executive di Foxconn non ha voluto precisare se la società, che dispone di colossali impianti di produzione in Cina, intende appaltare a terzi alcuni degli ordini sull’iPhone 5. 

La Francia dichiara guerra alla Nutella e aumenta le tasse dell'olio di palma

Corriere della sera

Sale del 300% il dazio sull'ingrediente usato per realizzare la crema di cacao. «Va sostituito con sostanze meno dannose»

Cattura
PARIGI - «Produrre olio di palma provoca deforestazioni massicce che compromettono l’ecosistema», dice il potente ministro del Budget Jerôme Cahuzac, e in mente ha l’inaspettato nuovo nemico pubblico francese, la Nutella. Cahuzac sostiene la sovratassa sulla Nutella proposta dai senatori, perché «è tempo che i consumatori se ne rendano conto». La commissione degli Affari sociali del Senato ha adottato mercoledì un emendamento al bilancio della Sécu, il sistema di sicurezza sociale francese, che punta ad aumentare del 300% la tassa sull’olio di palma utilizzato in decine di prodotti alimentari, tra i quali il più consumato – e amato – è la Nutella.

Solo in Francia, nel 2010-2011 la Nutella ha raggiunto vendite per un miliardo di euro, su un totale di sette in tutto il mondo. «La sovratassa sull’olio di palma è un segnale alle industrie agro-alimentari perché sostituiscano questo ingrediente con altre sostanze meno dannose - dice il relatore della commissione Yves Daudigny -. L’olio di palma è molto usato perché costa poco ma è troppo ricco di acidi grassi saturi nocivi per la salute». L’«emendamento Nutella» comporta 300 euro da pagare in più per tonnellata: la tassa attuale è di 98,74 euro la tonnellata.

Nelle casse dello Stato dovrebbero arrivare 40 milioni di euro in più. Non è la prima volta che lo Stato francese sceglie di colpire alcuni prodotti, aumentando le tasse su quelli giudicati poco salutari. In passato è stata la volta della Coca-Cola e delle altre bevande gassate, per non parlare delle sigarette. Finora mai toccati invece alimenti tradizionali della Francia, come vino o foie gras.


Stefano Montefiori
@martaserafini8 novembre 2012 | 12:28

Un’emozione… che sta in piedi

Corriere della sera

Screen 2012.7.16 15-24-55.7

di Simone Fanti


Cattura
L’emozione non ha voce, cantava Celentano… e il mio grido si è spento in gola giusto nel momento in cui mi sono alzato in piedi per la prima volta dopo dieci anni in sedia a rotelle. Un urlo liberatorio di goia, di tensione, di ricordi che di colpo tornano alla mente, un grido soffocato appunto per una lunghissima decade. Un urlo silenzioso. Tre bit e l’esoscheletro, mi ha sollevato leggero, come se fosse la cosa più naturale per un uomo.

Normale per gli altri ma non per me, paraplegico a causa di un incidente motociclistico. Quell’azione semplice e banale che ognuno compie migliaia di volte a me era preclusa. Chiudete gli occhi e immaginatevi il mio viso. Il mio volto si è fatto bambino e ha assunto quell’espressione fancullesca dei bimbi che scoprono per la prima volta la forza del mare, quell’espressione che mescola gioia, stupore, paura di qualcosa di più grande di loro…

Puf e quasi per magia mi sono trovato in stazione eretta, in un equilibrio barcollante, a guardarmi intorno e tornare a vedere tutti un po’ dall’alto (al mio metro e 85 vanno aggiunti circa sette centimetri dovuti al macchinario, alle scarpe a alla retrazione del piede equino). Una magia tecnologica, due gambe bioniche e un piccolo computer che le guida. Nessun miracolo, ma l’ingegno dell’uomo. Da qualche tempo infatti, ho iniziato il progetto pilota che tra accelerazioni e rapide frenate (qui potete leggere il diario della mia avventura) mi ha portato all’appuntamento con la stazione eretta.

La prima volta non si scorda mai… ma ero troppo stupito e impaurito per potermi godere di quei dieci minuti ( che mi sono sembrati un attimo). Il mio corpo impegnato a riassettarsi sulla posizione verticale. Il mio cervello invaso da mille pensieri contradditori: gioia e malinconia, paura e voglia immensa di spingermi oltre… e poi quella sensazione di sentirsi un birillo traballante sostenuto da un robot e dalla mani sicure della fisioterapiste. Una marionetta, un pupo siciliano sorretto da mille fili invisibili che danno vita a membra spente. E dietro a ciascun filo, le dita amorevoli di mia moglie, dei genitori, di mio fratello e dei mille amici.

Ed ecco il passato che riaffiora prepotente, carico di un fiume di ricordi che vorrebbero cancellare la gioia di questo momento. Non lo posso negare al ritorno dalla prima lezione (ne devono seguire almeno altre 20) mi sono sciolto in un pianto liberatorio… nelle lacrime le immagini del mio passato. Di quei primi 26 anni trascorsi da bipede… di quelle sensazioni, a contatto di pelle, che avevo nascosto nei reconditi dell’anima. Troppo faticose, troppo dolci-amare… emozioni che sono solo ricordi e non torneranno comunque più. E che lasciano ora spazio per le nuove… chissà magari quelle che genererà il muovere il primo passo

Quel gesto del Papa per Paolo Gabriele

La Stampa

vatican

Antonio Socci rivela: «Benedetto XVI rispose alla lettera di scuse inviando al maggiordomo un libro dei salmi con la sua firma autografa»

Andrea Tornielli
Città del Vaticano


Cattura
Benedetto XVI avrebbe perdonato il suo maggiordomo Paolo Gabriele, reo confesso – e condannato con sentenza definitiva – per il furto dei documenti riservati finiti nelle pagine del libro di Gianluigi Nuzzi. Lo rivela Antonio Socci, giornalista e scrittore, sul quotidiano «Libero» di oggi.

Dopo aver ricordato la lettera di scuse che l’aiutante di camera inviò a Ratzinger attraverso i tre cardinali che stavano indagando sui vatileaks, Socci scrive: «Quando il segretario della commissione cardinalizia, padre Martiniani, ha consegnato al Papa la lettera autografa di Gabriele che si diceva consapevole di averlo offeso e aver mancato alla sua fiducia e per questo gli chiedeva perdono, Benedetto XVI ha risposto inviando a Gabriele un libro dei salmi (che lui aveva citato nella lettera). Il libro che reca la firma autografa del Papa con la sua benedizione apostolica indirizzata personalmente a Gabriele e il sigillo della segreteria particolare del Pontefice, è stato portato direttamente da Castel Gandolfo, dove risiedeva il Papa in quei giorni, nelle mani di Gabriele (il Pontefice si è inoltre preoccupato della situazione della famiglia)».

«Tutto questo – continua l’autore dell’articolo– era la premessa per la grazia che si attendeva dopo il verdetto». Per Socci, il gesto dell’invio del libro autografato va interpretato come un segno concreto perdono papale. Mentre la mancata concessione della grazia, che molti si attendevano dopo la sentenza divenuta definitiva, sarebbe dovuta - secondo il giornalista di «Libero»  - più a una volontà della Segreteria di Stato che dello stesso Pontefice, in quando Gabriele non ha chiesto scusa alle altre persone danneggiate dalla divulgazione dei documenti, in particolare al primo collaboratore di Ratzinger, il cardinale Tarcisio Bertone.

Socci sottolinea a questo proposito la durezza del comunicato diffuso dalla Segreteria di Stato lo scorso 25 ottobre, nel giorno in cui Paolo Gabriele è tornato nelle celle della Gendarmeria vaticana dopo che la sentenza di condanna a un anno e mezzo di carcere è diventata definitiva. E si augura che alla fine prevalga «la bontà e la saggezza del Santo Padre». «Sarebbe – conclude – un esempio per il mondo. Padre Pio amava ripetere: “Dio vuole che la nostra miseria sia il trono della Sua misericordia”».

È comunque difficile immaginare che il comunicato del 25 ottobre non abbia ricevuto l’approvazione di Benedetto XVI, come pure è complesso supporre che non dipenda in primo luogo dalla volontà del Papa il mancato annuncio della grazia dopo la sentenza, dato che compete a lui e solo alla sua sovrana decisione l’eventuale concessione del perdono.

Rio, il cane-poliziotto minacciato dai narcos

La Stampa

zampa

Boss, un labrador di 5 anni, ha ritrovato quintali di droga nelle favelas. Ora i trafficanti  vogliono ucciderlo

FILIPPO FEMIA (AGB)
TORINO
 

Cattura
E’ il nemico numero uno dei narcos di Rio de Janeiro. Durante i blitz nelle favelas più pericolose ha scoperto quintali di droga e centinaia di armi. Dopo l’ultima retata, in cui ha individuato 300 chili di marijuana, è diventato una vera e propria celebrità. Per questo ha ricevuto minacce di morte. Non è un agente speciale della narcotici, ma un labrador di cinque anni dal manto scuro in forza al “Battaglione operazioni cinofile”. Dopo aver rovinato i piani dei trafficanti con il suo “super olfatto”, ora Boss - questo il suo nome - è nella lista nera della criminalità organizzata. «Dobbiamo sparare a quel maledetto cane», il dialogo tra i trafficanti intercettato dalla polizia.

Ma la minaccia non ha spaventato l’unità cinofila: in 55 anni di attività nessun animale è stato ferito in servizio. «Ora abbiamo aumentato le misure di sicurezza. Ci saranno nove agenti insieme a Boss, per proteggerlo da una possibile imboscata. Ma le nostre operazioni continuano come prima», spiega il tenente Daniel Resende. Intanto Boss continua a scodinzolare per le vie più pericolose della città carioca, incurante dei rischi, a caccia di droga, armi ed esplosivi: «Per lui è un divertimento - spiega Vítor Vale, vice-comandante del battaglione -. E’ senza dubbio il migliore dei nostri agenti a quattro zampe. Il suo naso è infallibile: non esiste nascondiglio capace di ingannarlo».

La giornata lavorativa di Boss e dei suoi 68 “colleghi” dura circa 6 ore. Il giorno successivo al servizio è dedicato al riposo, al gioco e alle eventuali cure dei veterinari. Le ultime fatiche dell’agente a quattro zampe sono state ricompensate dopo i sequestri record di stupefacenti (oltre due tonnellate in un anno). Boss ha ricevuto in premio una compagna di pattuglia: Bombom. Ora la vita dei narcos brasiliani sarà ancora più dura, c’è da scommetterci.

Lo smemorato Napolitano: "La Germania è un pericolo"

Francesco Cramer - Gio, 08/11/2012 - 07:07

Oggi Re Giorgio si professa convinto europeista, ma trent'anni fa era il contrario. "Ci spingono alla deflazione": ecco cosa pensava dell'ingresso dell'Italia nello Sme

È il caso di dire che Napolitano è proprio «Sme»morato. Non c'è settimana in cui Re Giorgio non lanci moniti sull'Europa e sul rigore: «In Europa il solco è tracciato: integrazione sovranazionale» (4 novembre); «La disciplina fiscale è un imperativo» (23 ottobre).


Cattura
«La crisi si batte con ulteriori trasferimenti di quote di sovranità» (13 ottobre). Viva l'Europa e viva il rigore teutonico. Peccato che proprio Napolitano e il suo Pci, sull'Europa, non la pensavano proprio così.

Rinfreschiamo la memoria al Colle. Dicembre 1978, IV governo Andreotti. In Parlamento si discute se entrare immediatamente nel Sistema monetario europeo, vera e propria anticamera della Ue, oppure no. Lo Sme serviva a vincolare le monete dei Paesi membri della Cee, onde prevenire troppe ampie fluttuazioni. Già all'epoca il contesto internazionale è simile a quello attuale: la Germania è forte, la Gran Bretagna è scettica di suo, l'Italia - come sempre - arranca.

Proprio Napolitano e il suo partito sono i più cauti all'ingresso immediato nello Sme e gridano: attenti alla deflazione, alla spinta al ribasso dei diritti e dei salari dei ceti medi e popolari, all'innalzamento della disoccupazione, alle politiche di rigore destinate a portare il Paese ad avvitarsi in spirali recessive. Quindi che fare? Entrare subito o no? A gestire la difficilissima partita con i partner europei è Andreotti, che guida un monocolore Dc con l'appoggio esterno del Pci.

Siamo in pieno «consociativismo» ma in Parlamento è battaglia. Per il Pci parla proprio Napolitano. E dice: «Oggi sono prevalse forzature di varia natura. E sono venute da una parte sola, cioè da coloro che hanno premuto per l'ingresso immediato dell'Italia nel sistema monetario». Una forzatura abbracciare l'Europa. Napolitano vuole aspettare perché occorre «una maggiore stabilità nei rapporti tra le monete e... avvicinare le situazioni e le politiche economiche e finanziarie dei Paesi della Comunità in funzione di obiettivi di crescita, riequilibrio, di progresso sociale».

Ecco quindi l'attacco a Bonn e alla Bundesbank, troppo egoisti. Sono colpevoli di operare «una sostanziale resistenza dei Paesi a moneta più forte, della Repubblica federale di Germania, e in modo particolare della Banca centrale tedesca, a... sostenere adeguati oneri per un maggior equilibrio... delle economie». Insomma, lo Sme, per Napolitano, serve «a garantire il Paese a moneta più forte e spinge un Paese come l'Italia alla deflazione». Bonn fa i suoi interessi e Napolitano non ci sta: «Il rischio è veder ristagnare la produzione, gli investimenti e l'occupazione invece di conseguire un più alto tasso di crescita».

Ecco che, quindi, Napolitano indica la strada del suo partito: aspettare, non dire immediatamente «sì»; occorre «non aderire entro otto giorni ma riservarsi la scelta di adesione immediata». Perché tanta fretta? «Perché non si sono raccolte le preoccupazioni e gli avvisi alla prudenza?», si domanda il comunista che poi mette il dito nella piaga: «La verità è che forse s'è finito di mettere il “carro” di un accordo monetario davanti ai “buoi” di un accordo per le economie».

Poi, l'affondo finale: «Bisogna sbarazzarsi di ogni residuo di europeismo retorico e di maniera». Un Napolitano lontano mille miglia dal Napolitano di oggi anche nei toni e nel linguaggio, intriso di sovieticità: «Meschine manovre anticomuniste, destinate a sgonfiarsi rapidamente - dice grave - premere per l'ingresso nello Sme»; frutto di un «calcolo irresponsabile e velleitario». Il Napolitano di ieri si rivolterebbe nella tomba a sentire il Napolitano di oggi.

A Napoli 300 milioni, ai terremotati briciole

Antonio Signorini - Gio, 08/11/2012 - 08:27

Nel decreto sui costi della politica ridotti gli aiuti per l'Emilia. Ma spunta il raddoppio dei fondi per i Comuni in rosso

Roma - Aiuti con il contagocce per i terremotati dell'Emilia. Manica larga (con la possibilità di passare a una XXL attraverso ulteriori interventi di sartoria) con i Comuni in rosso.


Cattura
Prosegue il braccio di ferro governo-maggioranza sul decreto «costi della politica». Ieri la tensione è aumentata proprio sui fondi per le zone colpite dal sisma. I deputati delle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera hanno respinto le modifiche presentate dall'esecutivo alla norma che proroga l'esenzione dal pagamento dei tributi per i terremotati emiliani, introdotta venerdì scorso nel dl. Ieri il governo ha presentato un contro-emendamento soppressivo e i deputati lo hanno bocciato. In seguito è stato raggiunto un compromesso, prevedendo la sospensione dei pagamenti solo per i tributi. Esclusi i contributi previdenziali, per i quali la Ragioneria generale dello Stato non vuole deroghe. A coprire i costi della proroga, i fondi dell'otto per mille. Dopo l'incidente, il governo ha posto la fiducia.

Altre novità nel decreto sugli enti locali, lo stop del governo a un emendamento che allargava l'esenzione Imu al mondo del no profit e, in genere, a tutte le «attività non lucrative». In questo caso le commissioni della Camera hanno votato l'emendamento abrogativo del governo. Pollice verso anche per un'altra modifica al decreto, sul nodo delle penali che i Comuni attualmente devono pagare se estinguono in anticipo i mutui con la Cassa depositi e prestiti. È stato approvato un emendamento del governo che cancella le modifiche votate dai deputati che puntavano ad alleggerire l'onere ai Comuni. La spesa, secondo l'emendamento dell'esecutivo, è però esclusa dal Patto di stabilità interno.

Nel decreto sui costi della politica c'è però uno sconto ben più importante per le amministrazioni comunali, in particolare per quelle individuate come in «pre dissesto». Cioè la cancellazione delle sanzioni previste dal federalismo fiscale, il raddoppio dei fondi (da 100 a 200 euro a cittadino) per i Comuni in rosso cronico. Misura che farà comodo in particolare a Napoli, tanto che il sindaco Luigi De Magistris la rivendica come una vittoria personale, ma che sta creando malumori sempre più evidenti tra le autonomie locali. «Non mi spiego il mancato coinvolgimento delle Regioni tra i beneficiari del fondo di rotazione se non in una logica politica e non tecnica. Se così fosse, ce la spieghino», ripete da giorni il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro.

Con un aumento dei fondi a 200 euro Napoli potrebbe coprire gran parte del disavanzo strutturale della città, che si aggira sui 300 milioni all'anno. La Regione Campania - già alle prese con il rientro del debito sanitario - si ritroverebbe con circa 600 milioni di deficit. «Giusto aiutare i comuni in difficoltà, ma non vedo perché non tenere conto anche delle Regioni - spiega il governatore - anche perché il fondo di rotazione, di fatto, fu istituto proprio per le amministrazioni regionali».
E potrebbe non essere finita qui.

Da qualche giorno un fronte trasversale si sta adoperando per fare aumentare ulteriormente i fondi oltre i 200 euro per abitante. La proposta potrebbe arrivare con gli emendamenti alla legge di stabilità. Una polizza di assicurazione per i Comuni cronicamente in rosso, a beneficio dei sindaci, senza distinguere tra chi sta risanando e chi, invece, ha contribuito a creare il buco. Un deciso cambio di passo rispetto ai tempi in cui si teorizzava il federalismo e il «fallimento politico» degli amministratori che non tengono i conti in ordine.

Soli al Polo, come un viaggio su Marte

La Stampa

Dopo 8 mesi, oggi finisce l’isolamento della base antartica Concordia, che simula la vita sul Pianeta rosso

francesco grignetti
roma


Cattura
Hanno tenuto duro per otto mesi, in tredici, metà italiani e metà francesi, barricati in una base antartica di 1.500 metri quadrati, circondati da migliaia di chilometri di ghiaccio. Una grande avventura, la loro, talmente eccezionale che ha meritato l’invenzione di un neologismo: li chiamano «invernanti» perché sono come naviganti che attraversano il Grande Inverno.

Li hanno lasciati lì, nel cuore del Polo Sud, nel febbraio scorso e addio. Fuori, intanto, le temperature hanno toccato i -80 gradi. Talmente freddo che nessun elicottero può alzarsi in volo; congelerebbe il carburante nel serbatoio. Barricati nella base, con le dispense piene, i generatori al massimo, tantissimi libri, telefoni satellitari per parlare ogni tanto con casa, i tredici hanno fatto il loro dovere di ricercatori. Hanno portato avanti i programmi di osservazione astronomica, meteorologica, sismica, glaciologa. Quando sono usciti all’esterno, poi, oltre al gelo e alle raffiche di vento, trovandosi a 3.500 metri di altezza, hanno affrontato anche la scarsità di ossigeno nell’aria.

Condizioni climatiche davvero estreme. Ma oggi, finalmente, a Base Concordia, un’installazione italo-francese dove gli scienziati vivono per dodici mesi all’anno, finisce l’isolamento invernale (trovandosi nell’alto emisfero, le stagioni sono rovesciate rispetto a noi). Per oggi infatti sono attesi i «rimpiazzi». E dalla Nuova Zelanda è in arrivo la prima frutta fresca, dopo otto mesi di cibi in scatola. A vederla in foto,

Concordia sembra tanto una base spaziale. E non si è nel torto. Intanto perché le due torri di tre piani, collegate con un corridoio coperto, sono a perfetta tenuta stagna per tenere fuori il gelo. Poi perché nei tre mesi d’inverno al Polo Sud non si alza mai il sole e si vive la notte polare. Non a caso l’Agenzia spaziale europea partecipa alle spedizioni con un proprio medico per studiare gli effetti sul fisico e sulla psiche dei partecipanti. Perché l’inverno a Base Concordia è quanto di più simile a come sarà la vita su Marte.

Certo, problemi psico-fisici ce ne saranno tanti. È noto che l’assenza di luce incide sullo sviluppo osseo, sull’assimilazione della vitamina D, sul calcio nelle ossa. Gli sbalzi di umore sono intuibili. Vanno poi studiate le dinamiche di gruppo. Per colpa dell’altitudine, infine, complice anche il freddo e il vicinissimo buco nell’ozono, si rischiano gli effetti della sindrome da alta quota. Ma la scienza richiede sacrifici.

Lo scopo principale di Concordia, come recita il Programma nazionale di ricerche in Antartide, è quello di fornire alla comunità scientifica internazionale il supporto giusto per sviluppare la ricerca «nei molti campi che coinvolgono il continente, come l’astronomia, l’astrofisica, la sismologia, la fisica dell’atmosfera e la climatologia, nonché le ricerche di biologia e medicina volte a comprendere i meccanismi di adattamento dell’uomo alle condizioni ostili».

Omicidio, Bin Laden e islam: quello che non si dice di Grillo

Annamaria Bernardini de Pace - Gio, 08/11/2012 - 07:11

Tra isterismi e "vaffa", psicodiagnosi del leader: aizza precari e anti-casta per sfasciare il sistema. Ma governare è una cosa seria, non si fa con i diktat


È isterico? Delirante dell'onnipotenza? Ossessivo compulsivo? Non possiamo saperlo, ci vorrebbe una psicodiagnosi competente. Tuttavia, il 3 novembre ho scritto su questo giornale un pezzo nel quale esprimevo la mia indignazione verso il comportamento, intollerante e volgare, del comico Beppe Grillo, indirettamente tenuto con una signora attivista del suo movimento.


Cattura
Beffeggiata sul presupposto che i talk show siano per lei il punto G produttivo di orgasmo. La mia opinione si allargava anche nel giudicarlo incoerente, bugiardo e maschilista. Fino a paragonarlo a Robespierre che, per quanto rivoluzionario idealista, pretendeva di applicare le leggi del terrore anche ai suoi gregari.

Non pensavo di ricevere tanti commenti adesivi, dal momento che, ovunque mi volti e giri, sento di persone che voteranno il Movimento 5 stelle, raccolgo valutazioni entusiaste sul suo blog e ascolto da più parti molteplici «come dice Grillo». Addirittura Feltri dice di provare godimento nel vedere Grillo sfasciare il nostro marcio sistema. Di contro, c'è chi dice che il comico, pur predicando la trasparenza, avrebbe mostrato ambiguità nell'usufruire di un condono fiscale, nell'accettare e poi rifiutare interviste approfondite, nel condurre incoerentemente una propria vita a livelli non spartani, nel non chiarire i rapporti di vertice del movimento.

Mi è stato anche raccontato di una condanna di Grillo per omicidio plurimo colposo in quanto, secondo i periti di primo grado, non avrebbe fatto scendere i passeggeri, dall'auto che guidava, quando il tratto di strada si è fatto più pericoloso. Ne ho trovato conferma su Wikipedia. Avevo letto, peraltro, che egli dava un buon giudizio di Bin Laden e che, secondo lui, in Iran la donna è apprezzata come fulcro della famiglia (c'è la lapidazione per l'adultera, è obbligata a girare a capo coperto, ne viene impedita l'emancipazione!). Ho visto il programma di Grillo e ascoltato le sue invettive. A questo punto, facendo le somme dei dati negativi che lo riguardano, pur aggiungendoci, per sottrarli, anche quelli positivi, e approfondendo la conoscenza del personaggio tramite i media, sono davvero preoccupata.

Non riesco a godere, come Feltri, del possibile sfascio che causerà al sistema, perché mi sembra di percepire altri disastri peggiori. Il soggetto in questione sta, infatti, cavalcando le frustrazioni di un popolo, le paure, ansie e sofferenze. Tutto ciò con la promessa urlata di cambiare tutto politicamente, una volta ottenuto il consenso popolare. Parma insegna che l'ipotesi è molto difficile da attuare, perché la realtà è più complessa di come la si possa sognare. Grillo dichiara: «governeremo», ma forse non sa che il governo non si regge su sermoni, rampogne e insolenze, bensì con la competenza e la partecipazione consapevole.

In pratica si sta comportando come se proponesse a persone inesperte di gestire una centrale nucleare, promettendo a tutti indistintamente di aver accesso all'energia anche se impreparati. La conseguenza, non sarebbe certamente un incidente nucleare? Grillo è come un surfista che cavalca l'onda oceanica, cioè la moltissima gente arrabbiata, i giovani precari o senza un posto, gli affaticati dalla vita, i delusi dai politici, senza rendersi conto che il surf è uno sport per persone preparatissime, ricche di competenze approfondite sull'oceano. Chi non è pratico e allenato, prima o poi si fa travolgere dall'onda e ferire dalla sua stessa tavola.

Governare è una cosa serissima, un impegno grande e formidabile. Non si può voler cancellare di colpo tutta la classe politica, che è fatta anche di persone capaci. Non si può depennare l'esperienza degli anziani, la competenza acquisita, la tradizione, senza un solido progetto alternativo. Non si può dire a chiunque, indistintamente, vaffa. Mi sembra, dunque, che Grillo non possa confermare le aspettative e i diritti di quelli che oggi costituiscono l'onda sulla quale lui, dittatorialmente, «surfeggia».

I suoi seguaci, tuttavia, appaiono più golosi del sangue generato dalla guerriglia, che non consapevoli di essere titillati e manipolati da un'idea un po' isterica che, compulsivamente, eccita la loro rabbia sino all'orgasmo. Dopo di questo, però, in genere, si spegne la luce e non succede niente altro. Tantomeno la cosciente costruzione di una nuova repubblica fondata sulla partecipazione democratica e sulla libertà. Ma se Grillo non è l'alternativa praticabile, e quasi tutto il resto è pattumiera, chi si fa avanti per produrre energia pulita?

Verona, il Comune dichiara guerra a Giulietta

La Stampa

Scritte sui muri degli innamorati di tutto il mondo: «Basta degrado»
anna martellato
verona


Cattura
A Verona, città degli innamorati, è guerra ai messaggi d’amore. Il luogo simbolo dell’amore tragico di Romeo e Giulietta, ovvero la casa con il balcone dell’eroina shakespeariana, sta per diventare off-limits ai messaggi d’amore su muro e quelli scritti su post-it, che ad oggi ricoprono letteralmente i muri e la pietra dell’androne che conduce al cortile della casa di Giulietta, oltre che a gomme da masticare (non si capisce come, ma c’è chi riesce a scrivere una frase d’amore anche su quelle).

La giunta comunale ha infatti dato ieri il suo sì alla bozza di ordinanza che prevede il divieto di imbrattare le aree interne ed esterne della Casa di Giulietta. Nei prossimi giorni sarà quindi redatta l’ordinanza definitiva che vieta di attaccare gomme da masticare o biglietti adesivi ed imbrattare con scritte le pareti, fatta eccezione dei pannelli removibili dedicati (ricambiati ciclicamente), che già da qualche anno il Comune ha messo a disposizione degli oltre 2 milioni di turisti che ogni anno ammirano il balcone, ansiosi di lasciare il loro “ti amo” in tutte le lingue del mondo.
Non solo: sarà vietato anche consumare cibi o bevande all’interno dell’area. I cuori impavidi sono avvertiti: rischiano multe da un minimo di 25 a un massimo di 500 euro.

“Dopo diverse, giustificate, segnalazioni da parte sia di cittadini che di turisti che ritenevano poco consono il posizionamento di gomme da masticare e post-it nell’area della casa di Giulietta – spiega il sindaco Flavio Tosi – abbiamo deciso di mettere in atto un provvedimento che sanzionerà chi mette in atto simili comportamenti. Sarà quindi apposto un cartello che specificherà quali sono le zone su cui è consentito, come da tradizione, lasciare il proprio messaggio d’amore, ovvero sui pannelli removibili posti nell’androne”. A sorvegliare che nessuno compia gesti da eroe romantico armato di pennarello sarà la Polizia municipale, incaricata della sorveglianza e dell’esecuzione del provvedimento. 

Dopo le agevolazioni per la casa anche un lavoro sicuro per i rom

Serena Coppetti - Gio, 08/11/2012 - 08:37

Il consiglio della Zona 2 chiede un percorso preferenziale per affidare ai nomadi le commesse di Amsa e Comune per la raccolta del rame

Pare ancora troppo poco garantire l'accesso privilegiato alle case Aler, il permesso di costruirsi la casa da soli e l'avviso di sgombero.

Cattura
Perché non dare anche la possibilità ai rom di avere una corsia di accesso agevolato al lavoro? Per esempio affidando direttamente le commesse di Amsa e Comune, o incoraggiando la raccolta di materiali di recupero come il ferro e il rame nella quale sono piuttosto esperti? Non solo se lo è chiesto la rappresentanza sinistra nel parlamentino di zona 2.

Ma lo ha anche messo per iscritto, votato e inviato a Palazzo Marino come integrazione al Piano Rom, varato dalla Giunta. Tre pagine di «migliorie» che hanno fatto saltare sulla sedia Samuele Piscina, capogruppo del Carroccio in zona. Il quale non si è limitato a sgranare gli occhi di fronte al documento che assicura «ulteriori privilegi alle popolazioni rom», ma ha proposto 42 emendamenti, però tutti bocciati. E alla fine s'è beccato anche le minacce da parte di uno dei presenti, portato via di peso prima che riuscisse ad alzare le mani sul leghista.

«Le uniche forme di discriminazione individuabili - scrive Piscina - sussistono nei confronti degli onesti cittadini». Il ritornello pare risuonare ricorrente. Il Comune infatti sta pensando anche come stralciare il lotto degli strumenti musicali sequestrati ai musicisti rom e inseriti tra gli oggetti in vendita al miglior offerente lunedì prossimo. Si tratta di 42 violini, 24 fisarmoniche, 2 chitarre, un sassofono, 1 clarinetto, cinque amplificatori e altri sette strumenti danneggiati utilizzati senza autorizzazione.

Dopo l'appello di don Colmegna e di Arnoldo Mosca Mondadori, presidente del Conservatorio perchè «sono strumenti di lavoro» e perché la musica «è un tentativo di inclusione sociale», gli assessori Benelli (Decentramento) e Granelli (Sicurezza) si sono messi a studiare come aggirare l'ostacolo, magari con un bando ad hoc. L'«ostacolo» nella fattispecie è la legge che - in teoria - dovrebbe essere uguale per tutti.

«I milanesi non meritano di essere discriminati rispetto agli zingari», sbotta Massimiliano Orsatti, consigliere regionale della Lega nord. Nel documento inviato al Comune tra i suggerimenti viene chiesto che addirittura venga «rimessa in discussione l'idea del “superamento dei campi“ come principale linea-guida del piano». Che anzi «venga prevista la riqualificazione e la messa in sicurezza dei campi comunali».

«Ma come? - tuona Piscina - Il campo di via Idro è stato già sistemato una volta, è stata creata una cooperativa ad hoc, realizzati orti e serra. Con quale risultato? Tutto distrutto. Ora dovremmo fare tutto da capo con i soldi dei cittadini?». E insiste: «nel documento vogliono che venga sostituita la parola “integrazione“ con “cittadinanza“ dimostrando così di non sapere che quest'ultima è legato a uno status giuridico». Tra i punti elencati un paio balzano più di altri all'occhio.

Il «sostegno al lavoro» con l'affido privilegiato di commesse da parte di Comue e Amsa mentre «i cittadini disoccupati vengono completamente dimenticati», commenta Piscina. Oppure - testuale - «si devono favorire le forme di autoimprenditorialità come per esempio la nascita di cooperative di artisti e musicanti di strada o la raccolta di materiali di recupero (ferro ecc.)», «quei materiali - conclude Piscina - che tali popolazioni “recuperano“ rubando nei cimiteri, nei depositi e dalla linee di trasporto pubbliche».