Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

venerdì 27 luglio 2012

Morte D'Ambrosio, il Fatto si sfila Neanche una riga per commentare

Libero

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Una notizia di cronaca. Solo la fredda cronaca, un esempio tanto splendido quanto inconsueto per il Fatto di giornalismo britannico. Solo fatti niente commenti.  L'editoriale di Marco Travaglio dedicato all'inchiesta sulla sanità Lombarda e nessun commento. Il Fatto Quotidiano, che pure per primo ha parlato delle telefonate dell'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino a Loris D'Ambrosio, consigliere giuridico del Capo dello Stato finite agli atti dell'inchiesta palermitana sulla trattativa Stato-mafia - non dedica neanche una riga che vada oltre una cronaca very british al caso.

Che oggi domina su tutti i giornali. Nessuna risposto al capo dello Stato che, comunicando la notizia, ha parlato di una campagna irresponsabile e violenta. Nessuna presa di posizione da parte del giornale che si sfila da tutto. In alto, all'articolo di cronaca ci sono poche righe che riprendono l'intervista pubblicata dal quotidiano il sedici giugno a Loris D'Ambrosio che era stato sentito a Palermo come testimoni. D'Ambrosio confermò: "E' vero che Mancino mi ha insistentemente chiamato e ha scritto molte lettere al Presidente.

Ed è vero che io l'ho più volte 'girato' sui procuratori competenti. Disse: "Nessuno né io né tanto meno il Presidente ha mai fatto ingerenze su questa questione". Quel giorno Travaglio firmava un editoriale dal titolo "Moral dissuasion", scrive: "Il triangolo telefonico Mancino-D'Ambrosio (Napolitano)- Messineo fa finalmente giustizia della pubblicistica oleografica che dipinge lo Stato da una parte e la mafia dall'altr".  Ma il giorno dopo la notizia dell'infarto del consigliere Il Fatto, sempre pronto a commentare ed esprimere giudizi affidandosi spesso alla penna pungente di Travaglio, questa volta sceglie la fredda cronaca. Si sfila via. In silenzio. O quasi.

La difesa di Ingroia Ma se il Fatto sceglie la tecnica del silenzio, se si sfila, facendo praticamente finta di niente. Se il quotidiano si limita a dare la notizia senza rispondere alla parole del Capo dello Stato anche solo per difendersi dagli attacchi, il pm Antonio Ingroia gioca allo scaricabarile e accusa proprio il Fatto e si difende. In un'intervista alla Stampa dichiara: "Le dichiarazioni del presidente della Repubblica sulla scomparsa del suo consigliere giuridico non riguardano noi. Riguardano chi ha fatto campagne di stampa sulle intercettazioni. E la Procura di Palermo notoriamente non fa campagne". Una domanda: ma chi ha dato le carte al Fatto? 

Il cortocircuito di Nichi Vendola: "Sì all'ecologia e sì all'industria"

Libero

Il caso dell'Ilva di Taranto manda in tilt il governatore della Puglia: o difende il suo lato "verde" o manda a spasso migliaia di operai

Gasparri: "La Cina fa concorrenza sleale a tutto il mondo e inquina il pianeta distruggendo il lavoro in Occidente. In Italia si sequestra l’Ilva di Taranto. Come si può andare avanti così?"


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Non è facile, per Nichi Vendola, affrontare il caso Ilva. Per uno che è  il leader di Sinistra Ecologia e Libertà la decisione di chiudere l’acciaieria perché inquinante non può che essere approvata. Ma mandare a spasso migliaia di operai è un paradosso pericoloso per chi ha (o dovrebbe avere)  nella classe operaia il proprio bacino elettorale privilegiato. Posizione difficile. Come uscirne? Ci si prova con dichiarazioni da un colpo al cerchio e uno alla botte. «Coniugare il destino di una comunità ad avere lavoro e il suo diritto ad avere tutelata la salute e l’ambiente. Questo è quello che abbiamo fatto, ed è quello che stiamo facendo», ha detto  il presidente della Regione Puglia, specificando che  «noi vogliamo che l’acciaieria Ilva possa essere radicalmente ripulita, bonificata, ambientalizzata.

Però vogliamo anche che quella fabbrica continui a vivere e dare lavoro a migliaia di famiglie». Gli ha fatto eco il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, secondo il quale quel che è stato deciso per l’Ilva rappresenta «una terapia d’urto per sanare una malattia nata 52 anni fa. Oggi abbiamo la certezza di un’azione per attuare il diritto alla salute e allo stesso tempo riportare il diritto al lavoro». Secondo Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato, invece, «la Cina fa concorrenza sleale a tutto il mondo e inquina il pianeta distruggendo il lavoro in Occidente. In Italia si sequestra l’Ilva di Taranto. Come si può andare avanti così?».

Recupero crediti: cercasi ex galeotti

Corriere della sera

Annuncio choc di un'agenzia: preferite origini meridionali



MILANO - «Azienda seria e referenziata cerca uomini decisi, di poche parole e prestanza fisica». E fin qui l'annuncio ci potrebbe anche stare. Ma è il seguito ad aver qualcosa di veramente inquietante: «Possibilmente ex culturisti o ex galeotti, per recupero crediti in tutta Italia. Molto apprezzate origini meridionali, calabresi o siciliane. Si offre contratto e lauti compensi. Inviare cv, necessariamente con foto intera. Astenersi Perditempo». Il tutto per un'agenzia di recupero crediti di Pesaro. L'annuncio è apparso sul sito specializzato Subito.it, ripreso da alcuni blog, quindi rimosso. Probabilmente per il riferimento razzista alle origini regionali dei candidati e alla loro fedina penale.

Redazione Online27 luglio 2012 | 15:31

Rita, la «picciridda» di Borsellino il suo nome cancellato dalla lapide

Corriere della sera

Ci sono eroi, in questa Italia, che meriterebbero un monumento e non hanno neanche il loro nome sulla lapide: meriterebbero non tanto (o non solo) un monumento marmoreo in mezzo a una piazza di paese ma un monumento ben più solido, scolpito nella nostra memoria collettiva.

 

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Uno di questi è Rita Atria, la ragazza di Partanna che decise di farsi testimone di mafia affidando le sue confidenze all’allora giudice di Marsala Paolo Borsellino. Quando Rita aveva 11 anni, nel 1985, suo padre Vito venne ucciso da Cosa Nostra; sei anni dopo morì assassinato anche suo fratello Nicola, che per lei aveva sostituito papà Vito e che le aveva fatto molte rivelazioni sui meccanismi mafiosi. Fu allora che, seguendo le orme della cognata Piera Aiello, anche Rita decise di consegnarsi alla giustizia non come pentita di mafia (non avendo mai commesso alcun delitto), ma appunto come testimone. A poco a poco si legò a Borsellino come a un padre: il padre che avrebbe voluto avere e che la chiamava «picciridda», la parola con cui i padri siciliani chiamano le loro bambine. Era la «picciridda» anche per Agnese Borsellino, la madre del giudice, che le faceva regali e la considerava ormai di casa. Una settimana dopo la strage di via D’Amelio, il 26 luglio 1992, la «picciridda» decise di buttarsi dal settimo piano del palazzo in cui era costretta a vivere in segreto, a Roma: non aveva più un padre vero, era stato eliminato anche il padre adottivo, non aveva più il fratello-confidente né la cognata-amica, anch’essa vittima del suo coraggio.

Sua madre, Giovanna Cannova, l’aveva rinnegata, non condividendo la scelta di parlare con i giudici. Per questo, oggi, a vent’anni dalla morte, sulla lapide della famiglia Atria, al cimitero di Partanna, c’è solo la fotografia di Rita, accanto a quella di papà Vito, ma non c’è il suo nome. (Ma mamma Giovanna si sarà accorta che il nome di Rita — ironia della sorte—è contenuto nel suo cognome, Atria?). A futura memoria (se la memoria ha un futuro, diceva Leonardo Sciascia, ma sarebbe meglio dire: perché la memoria abbia un futuro), non bisognerebbe aspettare un nuovo decennale per raccontare la storia della picciridda- eroina che sfidò la mafia e per pronunciare ovunque il nome cancellato dalla lapide: Rita Rita Rita Rita…

 

Paolo Di Stefano

27 luglio 2012 | 7:38

Bernardo Caprotti è «dominus» di Esselunga Ma i figli non ci stanno: «Faremo ricorso»

Corriere della sera

 

Il lodo arbitrale dà ragione al boss della grande distribuzione

 

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Esselunga, nuova vittoria per Bernardo Caprotti. Ma la contesa che oppone il fondatore di Esselunga ai due figli maggiori non è ancora finita. Oggi il collegio arbitrale composto da tre dei maggiori giuristi italiani (Ugo Carnevali presidente, Pietro Trimarchi per Bernardo Caprotti, Natalino Irti per Giuseppe e Violetta) e chiamato a stabilire chi, tra Caprotti senior e i figli Giuseppe e Violetta, fosse il vero proprietario delle azioni della società della grande distribuzione italiana «ha pronunciato – secondo una nota emessa da Esselunga - il lodo che ha accertato inappellabilmente che Bernardo Caprotti ha esercitato i suoi diritti secondo i patti sottoscritti con i figli. Bernardo Caprotti – dice il comunicato – è il dominus di Esselunga e della stessa può disporre nel rispetto delle leggi che governano il Paese».

RISPOSTA IMMEDIATA - Immediata la risposta dei figli. «Giuseppe e Violetta Caprotti dichiarano che il lodo è impugnabile e che è stato pronunciato a maggioranza con una ferma e durissima presa di posizione dell’arbitro prof. Natalino Irti, il quale ha evidenziato gravi violazioni processuali nonché giudizi arbitrali contrari a principi di ordine pubblico. Il lodo ha definito inoltre di compensare parzialmente le spese. Giuseppe e Violetta Caprotti annunciano inoltre che il lodo sarà impugnato per le cause ammesse dalla legge e in ogni caso pende un separato giudizio presso il tribunale di Milano volto a ripristinare la legalità della vicenda».

NUDA PROPRIETA' - La contesa tra Caprotti e i due figli maggiori era esplosa all’inizio di quest’anno quando Giuseppe e Violetta – figli del primo matrimonio di Caprotti - presentarono una richiesta di sequestro del pacchetto di azioni Esselunga di cui erano stati fino a quel momento nudi proprietari. Secondo i figli l’intestazione della nuda proprietà era effettiva; secondo il padre era invece sempre stata fittizia, essendo egli il vero proprietario dei titoli e dunque l’unico legittimato a deciderne il futuro. Il tribunale diede ragione al padre, respingendo la richiesta dei figli: il giudice riconobbe, infatti, che la simulazione era fittizia avendo Caprotti senior sempre esercitato «ogni e qualsivoglia» potere. Mentre Giuseppe e Violetta si rivolgevano ai giudici, Bernardo attivava la procedura arbitrale che si è conclusa con il giudizio di oggi. Il prossimo atto è fissato per il 23 ottobre, quando si terrà la prima udienza della causa di merito avviata in aprile.

 

Maria Silvia Sacchi

26 luglio 2012 | 21:24

Deputati siciliani senza paga? Su Twitter scatta la colletta

Libero

 

Onorevoli in rivolta: "Vogliamo i 13mila €". Il web corre in loro soccorso: "Vi devolvo la rate del mutuo", "Accettate il caviale?", "Ecco la mia dentiera"

 

Deputati siciliani senza paga 
Su Twitter scatta la colletta

 

La Sicilia sta per fallire, e la crisi di liquidità dell'isola ha messo a rischio la paga dei deputati dell'Assemblea regionale. La notizia è arrivata ieri, mercoledì 25 luglio, con una lettera inviata ai 90 deputati dal segretario generale aggiunto dell'Ars, Paolo Modica, che ha fatto sapere che "il pagamento delle competenze relative al mese di luglio non potrà essere onorato nei tempi ordinariamente previsti". Gli inquilini di Palazzo dei Normanni - poveri loro - dovranno attendere lunghi giorni, forse settimane, prima di poter disporre della loro "paghetta": 13mila euro netti mensili (per inciso, i 90 deputati siculi costano alla Regione la cifra esorbitante di 21 milioni di euro l'anno, mentre tutti gli altri 300 dipendenti dell'Assemblea circa 40 milioni). Niente stipendio? Apriti cielo: è scattata la rivolta dei deputati. A capeggiarla Francesco Cascio, il presidente dell'Ars ed ex assessore, che prima spiega di comprendere come i ritardati trasferimenti siano collegati "alle più complessive difficoltà economiche della Regione", ma poi passa al contrattacco. E spara: "L'assessore all'Economia Gaetano Armao tratta l'Ars alla stregua di un qualunque fornitore, o di un ente. Ma l'Ars è un organo istituzionale di valenza costituzionale e di conseguenza l'erogazione dei trasferimenti è sempre stata effettuata d'ufficio. Da quando c'è lui si tende a stravolgere questo concetto, e quindi l'Ars passa in coda rispetto ai fornitori, e questo non è possibile". Quindi il "pianto" di Totò Cordaro, vicecapogruppo del Pid: "E' incomprensibile che gli assessori, non eletti, ricevano puntualmente gli stipendi e le loro indennità e i parlamentari no".

La generosità di Twitter - Poveri deputati siciliani, costretti a fare i conti con i bilanci disastrati dell'isola. E così la disperazione, in parallelo, ha iniziato a correre anche sul web, dove l'attento popolo di Twitter non si è lasciato sfuggire la "sciagura": "Riusciranno ad arrivare a fine mese?", uno dei cinguettii più gettonati. Ma il popolo di Twitter, oltre che attento, si è rivelato "generoso", ed è scattata la "colletta". Una colletta ironica, beffarda, tagliente, indignata per gli sprechi della Regione siciliana. Una cifra su tutte: ogni anno il Parlamento siciliano impegna una spesa pari a 162 milioni di euro, che la Regione eroga in due tranche, 21 dei quali destinati ai deputati (appunto). Questa volta però, complice la crisi che ha decapitato il "regno" di Raffaele Lombardo, da Palazzo d'Orleans il pagamento è avvenuto mensilmente, e come conseguenza la "rata" di luglio ha raggiunto i 5 milioni di euro. Una cifra troppo bassa rispetto agli almeno 6,5 milioni necessari per soddisfare tutte le richieste dei dipendenti e dei deputati. Quindi, "paghette" bloccate. Quindi è scattata la raccolta fondi.

"Si accettano anche immobili" - La colletta viaggiava dietro l'ashtag #collettadeputatiars. Le ironie si sprecavano. "Dacci una mano, adotta un deputato siciliano", era la preghiera di Luciano Lavecchia. Valerio Alfonzo scriveva il menu: "Si accettano scatolette di caviale (no tonno), pasta (tortellini Rana o Fini)". Cageggi aveva già notizia dei primi furti: "Rapinata la Caritas. Rubati tonno in scatola e due omogeneizzati. Confessa deputato ARS: non arrivavo a fine mese". Qualcuno invece pensava al guardaroba dei deputati: "Si accettano anche cravatte di Hermes e Churc usate". Non si possono sottovalutare le necessità tecnologiche, ed ecco che qualcuno rilanciava: "Si accettano iphone e ipad. Sconsigliati altri modelli, grazie". I più attenti strizzavano l'occhio alla difficile congiuntura economica: "Vanno bene anche i bund tedeschi". E ancora:" Vanno bene anche gite sociali a Eurodisney". Poi i più incattiviti: "Si prendono pure assegni per pagare le rate dell'Audi". E ancora: "E non dimenticate assegni per il mutuo per la prossima campagna elettorale". Fabiobonato metteva a disposizione "dentiere usate pochissimo", mentre CarloAmenta1 confessava: "Potrei interrompere il pagamento del mutuo per devolvere la cifra mensile equivalente". C'era invece chi tirava uno schiaffo allo spirito anti-casta e invitava gli onorevoli nelle proprie abitazioni: "Casa mia è sempre aperta per un piatto di pasta, non vi lascerò morire di fame", scriveva RosarioAlagna. Menzione d'onore, infine, per chi ha scritto: "Si accettano anche immobili. A loro insaputa, s'intende".

Destriero italiano, l'Atlantico al galoppo: dopo 20 anni record imbattutto

Il Messaggero

 

Due decenni fa l'imbarcazione costruita dalla Fincantieri attraversò l'Oceano senza rifornimento in poco più di due giorni. Un'impresa entrata nella storia che nessuno è riuscito a migliorare.

di Sergio Troise

 

Il Destriero impegnato nella traversata dell'Atlantico di 20 anni fa

 

NAPOLI - L’Italia della Grande Crisi ha ancora qualcosa da festeggiare? Se guarda al passato, certo che sì. E infatti ha appena celebrato, con un evento sul filodell’amarcord, il record della traversata dell’Atlantico stabilito giusto 20 anni fa, il 9 agosto del 1992, dal Destriero, l’imbarcazione più veloce del mondo. Costruito in meno di un anno da Fincantieri, il grande scafo in alluminio con monocarena a V profondo, propulsione a idrogetti (motori MTU da 60mila cavalli), 67 metri di lunghezza, 13 di larghezza, percorse 3.106 miglia nautiche, dal faro di Ambrose Light, a New York, al faro di Bishop Rock, nelle isole Scilly, in Inghilterra, senza rifornimento, in 58 ore, 34 minuti, 34 secondi, alla velocità media di 53,09 nodi (con punte di 65/70). L’impresa valse la conquista del Blue Ribbon, ovvero il Nastro Azzurro, che dal 1933 apparteneva al mitico transatlantico Rex (affondato dagli inglesi nel 1945, a guerra ormai finita, in una azione di rappresaglia), che percorse la distanza impiegando 21 ore e mezzo in più.

Quel primato, rimasto imbattuto
, tuttora fa onore all’eccellenza del made in Italy e agli uomini che quell’impresa idearono e realizzarono, in testa il ricco uomo d’affari e principe ismailita Karim Aga Khan, sostenuto dalla Fiat di Gianni Agnelli, dall’Iri di Franco Nobili e da numerosi altri sponsor, tra i quali la General Electric e la MTU. Una sorta di joint venture pubblico-privato con budget di 10 miliardi di vecchie lire (tanto costò l’operazione, escluso il prezzo dell’imbarcazione, mai reso noto), che soltanto un anno dopo sarebbe stato forse impossibile realizzare: il biennio ‘92/’93, infatti, non fu per l’Italia quel che può dirsi un periodo spensierato, né sul piano economico né, tanto meno, su quello della pace sociale. Non ci sarebbero state le condizioni per varare un’impresa apparentemente effimera e costosa, ancorché utile al progresso della progettazione navale.

Il 1992 fu l’anno di Maastricht,
della staffetta Andreotti/Amato, della fine della scala mobile, della prima manovra “lacrime e sangue”, di Mani Pulite e di Capaci. Il progetto Destriero, però, era stato studiato sin dal 1989, e a maggio del 1990 era stato firmato il contratto con Fincantieri. La costruzione, eseguita tra Muggiano e Riva Trigoso, durò meno di un ano: a marzo del 1992 la barca era già in acqua, pronta per i primi collaudi, un altro record. Tutto nacque da un progetto dello studio navale Donald L. Blount and Associated, mirato alla migliore combinazione tra leggerezza, solidità e prestazioni. La propulsione era assicurata da tre turbine a gas General Electric LM 1600 in moduli realizzati dalla tedesca MTU, capaci di sviluppare complessivamente 51.675 hp e collegate a tre idrogetti KaMeWa model 125 tramite riduttori Renk-Tacke. L’autonomia a pieno carico era di oltre 3.000 miglia nautiche con una velocità a pieno carico di oltre 40 nodi e nominale (in dislocamento leggero) di oltre 60 nodi. La prima piastra in alluminio dello scafo venne tagliata a luglio del 1990 e il taglio di tutte le parti che compongono l’intera nave venne completamente gestito attraverso macchine a controllo numerico (CNC); l’assemblaggio della struttura avvenne con le stesse modalità e schemi derivati dalla costruzione delle unità militari della Fincantieri, ma senza trascurare un aspetto importante: l’estetica. E infatti il design delle sovrastrutture venne affidato a Pininfarina, che curò a fondo anche l’aerodinamica.

La direzione dell’operazione fu affidata
a Cesare Fiorio, ex capo delle squadre Corse Fiat e Lancia campioni del mondo Rally ed Endurance, della squadra Ferrari di Formula 1, nonché due volte iridato di motonautica offshore. Con lui, Odoardo Mancini (comandante), Aldo Benedetti (comandante in seconda), Sergio Simeone (primo ufficiale), Franco De Mei (operatore di telecomunicazioni), Giuseppe Carbonaro (direttore di macchina), Mario Gando e Nello Andreoli (capi macchinisti), Massimo Robino (elettricista), Silvano Federici e Cesare Quondamatteo (motoristi), Davide Maccario, Giacomo Petriccione, Giuseppe Valenti e Michael Hurrle (tecnici). Una squadra forte e affiatata, che con quell’impresa diede un contributo notevole ai progressi fatti in campo navale. Oggi, infatti, Cesare Fiorio afferma, convinto: «Il record del Destriero segna uno spartiacque nella storia della nautica mondiale. Per tutti, dagli appassionati ai semplici curiosi, c’è stato un “prima Destriero” ed un “dopo Destriero».

Quell’impresa, in effetti, fu per Fincantieri
il trampolino di lancio verso la produzione di una nuova generazione di unità navali, tecnologicamente evolute ed in grado di garantire prestazioni importanti. Dopo quell’esperienza del ‘92, al Muggiano (La Spezia) oggi esiste la divisione Fincantieri Yachts, che si occupa esclusivamente della progettazione e costruzione di yacht di lunghezza superiore ai 70 metri (al momento è in lavorazione un gigante di 140 metri). Il colosso della cantieristica italiana, che in quegli anni stava svolgendo ricerca nel settore degli scafi SES 8Surface Effect Ship) per il mercato dei traghetti commerciali, dopo il Destriero si indirizzò esclusivamente sui monoscafi ad alte prestazioni, quelli che oggi chiamiamo “navi veloci” e che trasportano merci e passeggeri a velocità impensabili vent’anni fa. Una svolta ricordata dal presidente di Fincantieri, Corrado Antonini, durante la cerimonia dedicata al ventennale del record, svoltasi il 24 luglio.

 In un primo momento il Destriero avrebbe dovuto battere il record navigando da Est a Ovest, dalla costa inglese a quella americana; ma le avverse condizioni meteo non consentirono di spingere a fondo nella traversata d’andata. Al ritorno, invece, l’equipaggio sfruttò un “buco” nel maltempo e realizzò l’impresa. Nelle prime dieci ore c’era mare calmo; nelle successive dieci, onda leggera al traverso. Poi 20 ore ideali di mare, con onda lunghissima di poppa. Nella parte finale, il Destriero incappò nella coda di una perturbazione inglese, con grosse onde al traverso e al mascone di dritta che costrinsero a rallentare. Nelle ultime 15 ore i colpi erano così forti che nessuno dell’equipaggio riuscì a dormire neanche un minuto e tutti rimasero legati alle cinture di sicurezza. “L’emozione di un record ormai a portata di mano era così forte che rinunciammo perfino a bere” - ha raccontato Fiorio.

Il Destriero tenne il mare molto bene
e la meccanica non diede problemi, se non qualche piccolo inconveniente. Per un colpo di mare, ad esempio, saltò il programma del pilota automatico, ma il tecnico addetto riuscì a cambiare la scheda del programma e dopo pochi minuti tutto riprese a funzionare bene. Stesso discorso per un tubo laceratosi sbattendo contro una lamiera, anche in questo caso riparato in corsa. Alla fine, record nel record, il Destrierò coprì la maggiore distanza nell’arco di 24 ore: 1.402 miglia nautiche, alla velocità media di 58,4 nodi. Del resto, secondo quanto certificato dalla società di classificazione Det Norske Veritas (DNV), la struttura dell’imbarcazione consentiva velocità fino a 65 nodi con condizioni del mare Forza 4 (con onde di altezza fino 2,5 metri) e fino a 30 nodi con condizioni del mare Forza 5-6 (con onde di altezza fino 5 metri). Dati che testimoniano l’eccezionale rigidità della costruzione, in perfetta sintonia con l’efficienza.

L’impresa tuttavia suscitò polemiche
mai sopite con gli inglesi, che misero in discussione il record, sostenendo che non rispondeva al regolamento dell’Hales Trophy, istituito nel 1932 dall’armatore e uomo politico inglese Harold Keates Hales per premiare il record di velocità di qualsiasi tipo di nave passeggeri, purchè di tipo commerciale, che attraversasse l’oceano in entrambe le direzioni. “Ma noi – chiarì a suo tempo Cesare Fiorio – non ci siamo mai iscritti all’Hales Trophy, volevamo invece conquistare il Nastro Azzurro, che è un’altra cosa, e lo abbiamo conquistato con tutte le carte in regola”. Tra l’altro, il record valse all’impresa anche altri due riconoscimenti: il Columbus Trophy dello Yacht Club New York, e il Virgin Trophy, messo in palio dal miliardario inglese Richard Branson, titolare della Virgin Records.

L’assegnazione del Nastro Azzurro
avvenne in maniera originale, come lo stesso Fiorio ha raccontato. «Avevamo il nastro già a bordo e nelle giuste dimensioni. Infatti c’è una vecchia formula che il comandante Mancini aveva scovato su documenti antichi che stabilisce le dimensioni esatte di questo nastro in base alla lunghezza della nave, alla sua altezza e alla velocità media. Da questa formula veniva fuori che per il Destriero il Nastro Azzurro dovesse consistere in un pennello, cioè in una striscia di seta azzurra alta 30 centimetri sul bordo d’attacco, e che si assottiglia all’altra estremità dopo una lunghezza di 8 metri e 25 centimetri. Siccome la velocità abbiamo potuto stabilirla solo in vista del traguardo, in quel momento abbiamo tagliato il nastro alla lunghezza esatta. Ad attribuircelo è stata la storia, nel senso che dalla prima metà del secolo scorso le navi di varie nazionalità conquistavano automaticamente questa prestigiosa insegna sulla base di un cronometraggio certo. Noi siamo stati cronometrati ufficialmente al faro di partenza di Ambrose e al faro di arrivo a Bishop Rock, dopo 3110 miglia».

A dirla tutta, anche un’altra polemica
accompagnò l’impresa del Destriero, da tutti riconosciuto come imbarcazione italiana (per via della Fincantieri e dei suoi sostenitori, Fiat in testa) ma con bandiera delle Bahamas (Port Nassau) e documenti di proprietà intestati alla Bravo Romeo Ltd, società con sede a Dublino, Irlanda. E oggi? Rimasta qualche anno nella Fincantieri di Muggiano, l’imbarcazione è stata tenuta in esercizio e sottoposta ad una manutenzione abbastanza assidua, poi però è stata trasferita in Inghilterra, dove l’Aga Khan aveva in animo di utilizzarla come base per realizzare un nuovo superyacht. Attualmente si trova in Germania, nel cantiere della Lursen, dove da un paio d’anni si studia su cosa fare per trasformarla.

Skype, la polizia potrà intercettare le chat

Corriere della sera

 

Microsoft apre alle autorità Usa e ai servizi segreti di tutto il mondo. Il «Washington Post»: «presto anche le telefonate»

 

Il logo di SkypeIl logo di Skype

Skype è stato per anni uno dei pochi servizi di comunicazione in cui l'intercettazione dei dati risultava praticamente impossibile. Ma ora le cose potrebbero cambiare. La compagnia ha annunciato che renderà accessibili alla polizia tutte le conversazioni delle sue chat. A dare notizia del giro di vite è il Washington Post, secondo cui le telefonate audio e video resteranno ancora anonime.

«UN PROVVEDIMENTO NECESSARIO» - Ma come fa notare sempre il quotidiano americano, presto le cose potrebbero cambiare anche per quest'ultima modalità di comunicazione, soprattutto quando le chiamate Skype diventeranno il sistema di telefonia più utilizzato nel mondo. La notizia non è stata accolta con piacere dagli attivisti di tutto il mondo. Ma per l'Fbi si tratta di un provvedimento necessario. La chat di Skype sarebbe infatti «uno degli strumenti più usati dai terroristi islamici». E, secondo le cronache, in passato Skype è stato uno dei canali più utilizzati per nascondere le proprie tracce in rete, sia dai criminali sia dai dissidenti politici nei paesi non democratici. A far discutere è però il fatto che la polizia Usa potrà accedere, oltre che ai testi delle chat, anche ai dati personali degli utenti, perfino ai numeri di carta di credito. Ma non solo. Microsoft, proprietaria di Skype, ha concesso alle agenzie di intelligence di intercettare le conversazioni e leggere la corrispondenza dei propri utenti. Così, in accordo con la politica di privacy di Skype si possono fornire informazioni personali, il contenuto delle conversazioni e la cronologia dei messaggi se richiesto dai servizi segreti o dalla magistratura.

 

Marta Serafini

26 luglio 2012 | 17:43

Green Hill, al via le prime adozioni dei cuccioli

Corriere della sera

Migliaia le famiglie già in fila in attesa del proprio cane


Tutti in fila per i cuccioli di Green Hill: da venerdì si potranno adottare i primi esemplari di beagle sequestrati dal Corpo forestale dello Stato all'allevamento bresciano di Green Hill. Tempistiche e modalità degli affidi sono stati spiegati da Legambiente e Lav in una conferenza stampa a Roma.

Allarme randagi in Sicilia: «A Palermo solo sette volontari »

Corriere della sera

 

Il grido disperato di aiuto dei volontari della Lida di Palermo: «La situazione è fuori controllo: abbiamo bisogno di aiuto»

 

Un cane ferito a MonrealeUn cane ferito a Monreale

«La situazione del randagismo in Sicilia è totalmente fuori controllo». Al telefono, la voce di Barbara d’Aquila, 36 anni, vicedirettrice della Lida di Palermo è concitata. «Il mio cellulare non smette di suonare un attimo: una cucciolata in un bidone della spazzatura, gattini che stanno morendo di fame, un cane coinvolto in un incidente che nessuno soccorre». Sono tante le emergenze cui devono far fronte i volontari. Ma sono pochissimi: «In tutta Palermo e provincia siamo sette volontari operativi della Lida: alle tragedie sulla strada ci pensiamo solo noi più qualche altra associazione come l’Oipa che, però, si occupa prevalentemente di fare adottare i cani dal canile municipale» dice.

FOTO DELLA DISPERAZIONE - E, in effetti, a giudicare dalle foto scattate da Barbara e dagli altri volontari della Lida, che raccontano più di mille parole, non ci sono dubbi sul fatto che la situazione del randagismo nella zona sia totalmente fuori controllo. Le foto, che documentano una realtà che in pochi si aspetterebbero di trovare in Italia sono state scattate soprattutto a Monreale, ma anche a Carini.

Colonia felina  a MonrealeColonia felina a Monreale

ARTE E RANDAGI - Monreale è nota in tutto il mondo PER il suo splendid Duomo medievale visitato ogni anno da migliaia di turisti. A soli cinque chilometri da Palermo, è un comune molto popoloso, di quarantamila abitanti. Carini, comune di dimensioni analoghe, solo un po’ meno densamente abitato, è un paese delizioso che si estende dalle pendici del Pizzo Montanello al mare Tirreno, non lontano dall’Aeroporto Falcone e Borsellino e da Capaci, luogo tristemente noto perché qui trovarono la morte per mano della mafia il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta nel 1992. In questi due comuni la situazione è quasi identica: cani che vagano tra le discariche di rifiuti, che sonnecchiano su vecchi materassi abbandonati o che seguono pericolosamente le auto in corsa. E poi ci sono gli animali morti di stenti, di malattia, uccisi dalle ruote di un auto che quasi mai si ferma a prestare soccorso o, addirittura, soffocati dentro sacchetti di plastica.

CANILI LAGER - Continua Barbara: «Purtroppo Carini e Monreale sono soltanto due delle terribili realtà della provincia di Palermo. Troppi comuni non hanno una struttura propria né convenzioni con i privati, o in qualche caso le hanno ma si tratta di canili privati gestiti da imprenditori che speculano sulla pelle dei cani, opponendosi alle adozioni e facendo sparire gli animali chissà dove…». Certo, per fortuna, esistono anche canili privati gestiti in modo «onesto e impeccabile», con ambulatori veterinari super attrezzati e personale qualificato. «Qui portiamo spesso i nostri cani per farli curare» aggiunge la volontaria,

PROBLEMA ANCHE CULTURALE - Un altro problema è che in posti come Carini e molti altri della Sicilia la sensibilità e la cultura del rispetto per la vita animale è praticamente assente. «Chi sfama i randagi viene spesso minacciato e allora chiama noi chiedendoci di portare il cibo agli animali affamati per conto loro e noi lo facciamo perché non abbiamo paura delle minacce e poi non siamo semplici privati, ma un’associazione».

PALERMO - A Palermo città le cose vanno un po’ meglio perché il canile municipale, pur essendo sovraffollato (attualmente circa 470 animali tutti adottabili), effettua regolarmente le sterilizzazioni dei cani e dei gatti di strada. Inoltre, provvede a ricoverare gli animali che hanno avuto un incidente o malati che, se possibile, dopo le cure vengono rimessi in libertà. Il canile, però, è al collasso, come tutte le altre strutture di Palermo.

 

Cani in mezzo ai rifiuti a MonrealeCani in mezzo ai rifiuti a Monreale

IL CANE DI QUARTIERE - Ma non ci sono solo i canili o il randagismo più duro: la legge regionale siciliana contempla anche la presenza del cosiddetto «cane di quartiere» che viene designato tale quando uno o più cittadini scrivono al Comune chiedendone di prendersene cura in strada e non al proprio domicilio. Si tratta di un compromesso tra una vera adozione e una situazione di libertà totale. Il cane vive in strada e corre comunque rischi ma è nutrito e curato se si ammala. Adozioni costose per il trasporto aereo

IL COSTO DEL TRASPORTO - Un altro problema è che la cultura delle adozioni non è sviluppata nella Regione. E i cani siciliani, come quelli sardi, hanno un problema in più: il costoso viaggio aereo che, a volte, blocca il potenziale adottante. La Lida di Palermo - che non ha sovvenzioni pubbliche e si sostiene solo grazie alle donazioni private - chiede agli adottanti di accollarsi il costo del trasporto. «Ma - continua la d’Aquila - le adozioni che facciamo come Lida sono poche, circa una decina di cani l’anno. Anche perché siamo molto selettivi: prima di affidare un animale facciamo controlli molto scrupolosi». Tra i fortunati, Tommaso, un bracchetto raccolto in condizioni pietose: «L’abbiamo curato, portato in una pensione privata dove ha fatto la convalescenza e, grazie agli appelli girati su Internet, ha trovato una splendida adozione a Torino».

La cagnetta PalmaLa cagnetta Palma

PALMA CERCA CASA - Invece, cercano ancora famiglia, e chissà se mai la troveranno così conciate, due cucciole speciali che la Lida Palermo si è rifiutata di sopprimere perché i volontari hanno capito quanta voglia di vivere avessero queste due creature. Stiamo parlando della dolcissima Palma, dal lucido pelo nero e dai tristissimi occhi color ambra, attualmente ricoverata dalla Lida in un ambulatorio veterinario privato dove sta facendo fisioterapia. Investita da un’auto a Palermo e non soccorsa dal conducente, stava per essere reinvestita da un’altra macchina quando è intervenuta una ragazza spostandola e chiamando in aiuto l'associazione. Palma ha riportato una lesione alle vertebre e ha le zampe posteriori paralizzate ma deve ancora essere sottoposta ad altre visite neurologiche prima che le speranze siano del tutto perse.

 

CreamyCreamy

CREAMY - E poi c’è Creamy, caso ancora più tragico, cucciola di Pastore Corso pura, abbandonata perché nata sorda e cieca. Creamy percepisce il mondo solo attraverso olfatto, tatto e gusto. Dice Barbara: «Occorre muoversi con dolcezza attorno a lei perché non vedendo e non sentendo ha paura che qualcuno le voglia fare del male e ringhia e abbaia. Siccome diventerà una cagnolona di taglia grande e di gran carattere, avremmo bisogno dell’aiuto di un comportamentista ma non abbiamo i fondi sufficienti per pagarlo e poi non si è fatto vivo nessuno per aiutare Creamy. Infine, ci sono i cani che abbiamo dovuto lasciare in strada a cavarsela da soli anche se bisognosi, come la candida Yumam perché purtroppo non riusciamo con i soldi che abbiamo a disposizione a metterli tutti in pensione. Ma noi andiamo avanti, con il cuore a pezzi ma tanta grinta anche se abbiamo bisogno di tutto: volontari, cibo, medicine e fondi per pagare le cure veterinarie e le pensioni. Aiutateci, siamo allo stremo».

 

 

Giorgia Rozza2

6 luglio 2012 | 16:54

Il Consiglio di Stato sospende Area C Da questa mattina telecamere spente

Corriere della sera

Accolta l'istanza di un'autorimessa del centro: sospensione in attesa dell'udienza del Tar. Maran: «Il Comune vincerà»


MILANO - L'Area C è stata sospesa dal Consiglio di Stato. La notizia è stata comunicata mercoledì sera dal Comune di Milano. Il Consiglio di Stato ha accolto l'appello di un concessionario con sede in centro, Mediolanum Parking. La decisione dei giudici ha effetto immediato: da giovedì 26 luglio il provvedimento è sospeso, spente le telecamere. Era prevista una sospensione estiva per il mese di agosto, ma a questo punto il ticket per il centro di Milano, entrato in vigore il 16 gennaio 2012, dovrebbe essere sospeso almeno fino alla metà di settembre. «Il Consiglio di Stato, ravvisando un pericolo per l’interesse economico di Mediolanum Parking, ha sospeso cautelativamente il provvedimento», si legge nella nota del Comune. «Per effetto di questa decisione il Comune informa che a partire da domani il provvedimento Area C è sospeso».


IL RICORSO - L'autorimessa Mediolanum Parking, che ha sede in pieno centro, in largo Corsia dei Servi, aveva chiesto al Tar la sospensione del provvedimento. Il Tar ha rigettato l'istanza il 2 maggio scorso; i titolari del garage, che denunciano di essere gravemente danneggiati dalla «congestion charge» voluta dalla giunta Pisapia, hanno fatto ricorso alla Quinta Sezione del Consiglio di Stato, che ha ribaltato la sentenza del Tar. Il Consiglio, si legge nel testo dell'ordinanza, «accoglie l’appello e, per l’effetto, in riforma dell’ordinanza impugnata, accoglie l’istanza cautelare di primo grado». Ora toccherà al Tar della Lombardia fissare l’udienza di merito: da calendario dovrebbe tenersi a ottobre-novembre, ma probabilmente sarà anticipata. Nell'attesa dell'udienza, comunque, il ticket è sospeso.

 Un garage ferma l'Area C Un garage ferma l'Area C Un garage ferma l'Area C Un garage ferma l'Area C Un garage ferma l'Area C

MARAN: IL COMUNE VINCERA' - «Rispettiamo l’ordinanza del Consiglio di Stato, che comunque contraddice numerose decisioni del Tar Lombardia che si era espresso in modo inequivocabile respingendo tutte le richieste di sospensiva presentate. Siamo certi che Area C – afferma l’Assessore alla mobilità Pierfrancesco Maran - sarà confermata dall’udienza di merito che auspichiamo possa essere fissata nel più breve tempo possibile. Area C in sei mesi ha ridotto il traffico del 34% nel centro città, il numero degli incidenti e ha consentito ai milanesi di respirare meno sostanze velenose. Ha quindi avuto un innegabile impatto positivo per la qualità della vita di tutti. Oggi registriamo con rispetto ma anche preoccupazione che in un’aula giudiziaria è stato ipotizzato il danno subito da un parcheggio privato e questo blocca un provvedimento utile a tutti i milanesi».


GLI AMBIENTALISTI - «Siamo sconcertati dalla decisione del Consiglio di Stato, che affossa tutti i precedenti pronunciamenti del Tar Lombardia», è il commento di Legambiente. «Ci pare paradossale e inaudito - dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - che con una sentenza venga fatto prevalere l'interesse di un singolo operatore su quello di una intera città: ora ci auguriamo che vengano trovate soluzioni per impedire che la sentenza cancelli i risultati della congestion charge, perché ciò determinerebbe un gravissimo arretramento sul fronte del governo della mobilità urbana. Di una cosa siamo certi: non vogliamo tornare ad essere ostaggi di traffico e smog».

BASIGLIO - Il sindaco di Basiglio Marco Flavio Cirillo (Pdl) plaude invece alla decisione. «Non conosciamo nei dettagli la motivazione del Consiglio di Stato, ma sul principio siamo d’accordo. Siamo certi che a ottobre, quando il nostro ricorso verrà considerato nel merito dal Tar della Lombardia, il tribunale accoglierà anche le nostre istanze». Lo scorso inverno Basiglio, in provincia di Milano, era stato il primo Comune a promuovere una raccolta di firme contro Area C e a presentare ricorso al Tar contro la congestion charge introdotta dal Comune di Milano.

IL CODACONS - La sospensione di Area C è «una vergogna», dichiara Marco Maria Donzelli, presidente del Codacons e invita il sindaco a «concedere immediatamente una deroga al pagamento del ticket per chi si deve recare in quel parcheggio. È l'unico modo per aggirare l'ostacolo e non vanificare quanto finora fatto dal Comune in materia di inquinamento».

GLI INGRESSI DI MERCOLEDI ' - Il Comune ricorda che gli ingressi effettuati in Area C nella giornata di mercoledì vanno regolarizzati entro la mezzanotte di giovedì. A partire dalla giornata odierna - spiega il Comune in una nota - il provvedimento Area C è sospeso per effetto di un'ordinanza del Consiglio di Stato.


Redazione Milano online25 luglio 2012 (modifica il 26 luglio 2012)

Fornace della morte nell'ex villa del boss

Corriere del Mezzogiorno

Tra Afragola e Caivano un«altoforno» forse usato dai rom per bruciare rifiuti anche tossici 24 ore al giorno


NAPOLI - Una villa confiscata ad un boss della camorra trasformata in un inceneritore con tanto di forno che brucia e produce fumi tossici notte e giorno. La scoperta è stata fatta nel pomeriggio mercoledì 25 luglio nelle campagne tra Afragola e Caivano, in località Cinquevie, nel corso di un sopralluogo di cittadini e associazioni.


La villa si trova su un terreno confiscato ed è vicina ad un campo Rom, circondata da un muro e presidiata da ragazzini. All’interno una vera e propria fornace perennemente accesa in cui nottetempo viene sversato di tutto, soprattutto rifiuti provenienti dalle aziende e che esalano un fumo denso e acre. Sul posto, pochi minuti dopo la denuncia dei comitati, arrivano, Vigili del fuoco, polizia e carabinieri. Nessuno se n’era accorto prima, eppure quella colonna di fumo proveniente dalla villa abbandonata era il frutto di una vero e proprio processo