Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

mercoledì 25 luglio 2012

Il Parlamento dei morti viventi" Provocazione Idv

La Stampa

Le immagini sono quelle de "Morti viventi", capolavoro horror che ha fatto la storia del suo genere, ma i protagonisti sono gli esponenti del governo: Monti, Alfano e Casini con occhi iniettati di sangue e tutta l'aria di volerci mangiare vivi. Sono le immagini del video caricato su YouTube dall'Italia dei Valori, che tenta di dare una spiegazione "grafica" alle parole del suo leader, Di Pietro, secondo cui gli esponenti della maggioranza sono «Morti viventi che camminano e vivono sulle spalle del Paese».

Esodo, la crisi spinge gli italiani sulle strade senza pedaggio

Corriere della sera

Previsto un calo del traffico in autostrada e un aumento sulle «provinciali» e sulla Salerno-Reggio Calabria

Traffico in agosto
MILANO- Non sarà un'estate di code infernali sulle strade italiane. Fra crisi, prezzi della benzina alle stelle e vacanze fuori stagione, il classico «esodo» di fine luglio da fiume si è trasformato in ruscello. Almeno a dare retta alle previsioni. A preoccupare caso mai è lo sciopero dei benzinai confermato per il 3-5 agosto.

I GIORNI PIU' DIFFICILI IN AUTOSTRADA-Per Autostrade per l'Italia ci sarà soltanto un giorno da bollino nero: sabato 4 agosto, momento in cui il traffico toccherà il picco stagionale soprattutto su A1 e A14. Codice rosso, e quindi forti code e rallentamenti, anche il 3-5 agosto e i week end del rientro: 18-19 e 25-26. L'attenzione sulla sicurezza è alta: Vittorio Rizzi neo direttore del servizio di Polizia stradale spiega che «il bilancio dei morti sulle strade è ancora troppo alto, i giovani pagano un tributo pesante». Nei giorni più caldi saranno in campo 5000 uomini, 1.500 pattuglie, 150 moto e migliaia di etilometri.

BOOM SULLE STRADE SENZA PEDAGGIO- Per l'Anas, che gestisce 25 mila km di strade, l'esodo riflette «il periodo difficile». «Ci si sposterà meno, la maggior parte degli italiani spenderà meno dell'anno precedente e ridurrà la durata delle vacanze a una sola settimana» spiega Pietro Ciucci presidente dell'Anas. In compenso ci saranno più week end lunghi e una diminuzione dei transiti in autostrada. «Ci aspettiamo un incremento sulle strade prive di pedaggio, già dal prossimo fine settimana sono attese grandi partenze».

LA SALERNO-REGGIO-CALABRIA- Secondo l'Anas i tratti critici dell'A3 Salerno-Reggio-Calabria, quelli dove si viaggia a una corsia sola, ammontano a 44 km contro gli oltre 90 dell'anno precedente. «L'obiettivo di chiudere tutti i cantieri entro il 2013 procede con puntualità» assicura Ciucci. Per completarla ci vorranno altri 3 miliardi di euro. «La più grande opera in corso di realizzazione» la definisce il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera: «Ci abbiamo messo la faccia, deve essere finita entro l'anno prossimo».
LA MAPPA DEI TUTOR


I NUOVI AUTOVELOX VERGILIUS- Intanto da metà luglio sono in funzione i nuovi rilevatori di velocità Vergilius su SS1 Aurelia, SS7 quarter Domitiana, SS 309 Romea. Oltre a controllare il limite massimo, gli apparecchi monitorano la velocità media, come i tutor in autostrada.
DOVE SONO GLI AUTOVELOX FISSI


OCCHIO ALLA SICUREZZA-Nonostante il traffico in calo, l'attenzione resta alta sul fronte della sicurezza. Secondo un rapporto di Viasat su dati della Polizia Stradale, nelle ultime due settimane di luglio si registrano il maggior numero di incidenti. Dei 211.404 sinistri che ogni anno provocano la morte di 4090 persone il ferimento di oltre 302 mila, ben 21.272 avvengono in luglio per un totale di 450 vittime, più del 10%. A guidare la triste classifica è la Lombardia, seguita da Lazio, Emilia-Romagna e Toscana.


Daniele Sparisci
danielesparisci25 luglio 2012 | 12:25

Groenlandia, si sta sciogliendo il 97% dei ghiacci

Corriere della sera

La Nasa ha diffuso un'immagine che mostra come gran parte della superficie a luglio sia stata interessata dal disgelo

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La Nasa ha pubblicato una nuova immagine che mostra le rilevazioni satellitari sullo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia nella prima metà di luglio, definendo il risultato «senza precedenti». Per alcuni giorni lo strato di ghiaccio che ricopre la grande isola si è sciolto a ritmi mai osservati negli ultimi trent’anni di dati raccolti con i satelliti. Quasi tutta la copertura di ghiaccio della Groenlandia, dalle costiere dove il ghiaccio è più sottile fino alle aree centrali, dove il ghiaccio è spesso oltre due chilometri, è stato interessato dallo scioglimento. Le misurazioni sono state effettuate da tre satelliti indipendenti e analizzate dagli scienziati della Nasa e da diverse università.

FUSIONE - In media in estate, circa la metà della superficie della calotta glaciale della Groenlandia dà segni di scioglimento, un fenomeno naturale. Ad altitudini elevate, la maggior parte dell’acqua di fusione si ricongela rapidamente sul posto. Vicino alla costa, una parte di acqua di fusione è trattenuta dalla coltre di ghiaccio e il resto si perde verso l’oceano. Ma quest’anno il grado di fusione del ghiaccio in corrispondenza o in prossimità della superficie è aumentato drammaticamente. I dati satellitari denunciano che le piattaforme di ghiaccio della Groenlandia si stanno pericolosamente assottigliando. I ricercatori non hanno ancora stabilito se questo ampio evento di fusione avrà un effetto sul volume complessivo della perdita di ghiaccio di questa estate e se contribuirà all’innalzamento del livello del mare.

IN FOTO - L’immagine pubblicata sul sito della Nasa mostra l’estensione del fenomeno tra l’8 e il 12 luglio scorsi. Le zone rosse indicano le aree in cui si è sicuramente verificato lo scioglimento dei ghiacci, mentre quelle rosso chiaro le aree dove è probabile che il ghiaccio si sia sciolto. Il fenomeno è stato repentino: l’8 luglio solamente il 40 per cento della superficie risultava interessata dal disgelo, quattro giorni dopo era il 97 per cento.

ARIA CALDA - Questo evento ha coinciso con un picco di insolita aria calda o una cappa di calore sulla Groenlandia che ha dominato il clima della Groenlandia a partire dalla fine di maggio. Secondo la glaciologa Lora Koenig, del centro Goddard della Nasa, «eventi di fusione di questo tipo si verificano circa una volta ogni 150 anni in media. L'ultimo evento è avvenuto nel 1889», osserva. «Ma se continuiamo ad osservare gli eventi di fusione come questo nei prossimi anni - aggiunge - la situazione sarà preoccupante».

GHIACCIAIO A RISCHIO - Qualche giorno fa, dal ghiacciaio Petermann, uno dei due che collegano la calotta interna alle coste, si era staccata una massa con una superficie di circa 120 chilometri quadrati, pari a circa la metà dell'iceberg che si staccò dallo stesso ghiacciaio due anni fa.

Redazione online25 luglio 2012 | 12:09

Condannato l'outing, è reato mettere in piazza la relazione omo

Libero

Sentenza della Cassazione

Fare outing e non badare all’anonimato non solo viola il diritto alla privacy ma offende anche la reputazione della persona con la quale si dice di avere una relazione. In sostanza, dire che una persona è gay, secondo i giudici, lede la reputazione. Lo ha stabilito la Cassazione che ha accolto il ricorso di un settantenne marchigiano, P. P., che   si era sentito diffamato da un articolo apparso su un giornale locale in cui si parava di una relazione che l’uomo avrebbe   intrattenuto con un dipendente del suo negozio e che gli sarebbe costato  l'addebito nella separazione.

Piazza Cavour ha accolto la tesi difensiva e ha evidenziato che   "il contenuto dell’articolo, riferendo una situazione di fatto riconducibile alle scelte di vita privata, non ha alcun rilievo   sociale con la conseguenza che l’articolo in questione potrebbe avere   violato ad un tempo la privacy della persona offesa e, attraverso tale  violazione, la reputazione dello stesso". Ora gli atti tornano al Tribunale di Ancona.

Fiat assume e aumenta gli stipendi dove Cgil non c'è

Libero

In Serbia il Lingotto avvia turni da dieci ore con rialzi dei salari fino al 30%, nuove assunzioni in Brasile. Ma lì non ci sono Camusso & C.


Cattura
Brasile e Serbia, due Paesi molto diversi e molto lontani su cui la Fiat sta puntando.   Dalle parti del Lingotto, messo da parte il progetto Fabbrica Italia, hanno comunicato, con il crisma dell’ufficialità, la cassa integrazione dal 20 al 31 agosto (una sorta di prolungamento delle ferie), anche per l’unico stabilimento del gruppo che ancora non era stato colpito dall’ammortizzatore sociale più usato dalla aziende nostrane.

L’obiettivo? «Ridurre la produzione (della nuova Panda ndr) per evitare inutili e costosi accumuli di vetture», recitava una nota del Lingotto. Ma non basta, perché la stessa cosa è successa pure nel sito torinese di Mirafiori. Inizia già da questa settimana, infatti, la sospensione della produzione di Idea e Musa, e la conseguente cassa integrazione a zero ore di tutti gli operai che ci lavoravano.

In compenso però la Fiat brasiliana ha annunciato l’assunzione di 600 nuovi operai nell’area di pressatura, battilastra e pittura, che porteranno la produzione della più grande fabbrica mondiale del gruppo, a Betim (periferia di Belo Horizonte) da tremila a 3.150 vetture al giorno. Motivazioni? Semplice, basta guardare gli ultimi dati sulle vendite auto. In Europa  (-6,30 per cento nel primo semestre dell'anno) e in Italia  (-24,4 per cento a giugno e -19,7 per cento nel primo semestre) non si batte chiodo, mentre il mercato brasiliano ha bisogno di circa 16 mila auto nuove al giorno e nel Paese sudamericano Fiat primeggia da quasi 11 anni con una quota del 22%.o

Caso Serbia  In Serbia la Fiat ha sperimentato un nuovo modello di lavoro. Al posto delle tradizionali otto ore nello stabilimento di Kragujevac subentrano turni da dieci ore di lavoro di cui una di pausa per quattro giorni a settimana. Gli operai serbi si riposeranno il venerdì oltre al sabato e alla domenica e, grazie alle ore in più lavorate di notte, potranno avere aumenti salariali fino al trenta per cento. La novità nel metodo di turnazione permetterà al Lingotto di dedicare quattro ore alla manutenzione dell'impianto, consentendo di migliorare l'utilizzo dei macchinari, la produttività dei dipendenti e dare maggiore flessibilità nell'organizzazione del lavoro.

I sindacati hanno accettato il periodo di prova di sei mesi. I 1700 dipendenti serbi di Fiat lavoreranno in due turni unici dalle sei alle sedici e dalle venti alle sei con quattro ore di pausa dedicate alla manutenzione. Il caso serbo dimostra che dove non ci sono i sindacati la Fiat riesce ad assumere ad anche ad alzare gli stipendi

In Centrale, vita da facchino. Abusivo Si moltiplicano sequestri e multe della Polfer

Corriere della sera

La storia di Giorgio: «Siamo utili a molti turisti, ma non ci danno la licenza»



MILANO - Panama bianco, bottiglia di birra nella mano sinistra, la destra libera per spingere il carrello. È tutta qui la casa di Giorgio, professione facchino: su un lato del carrello penzola la tenda igloo arrotolata, dall'altra un sacchetto della Rinascente, la sua valigia, con un cambio e gli avanzi di un panino. Cortese e sorridente, il facchino dispensa informazioni ai turisti che arrivano di corsa, un po' spaesati, alla fermata dei bus diretti agli scali aeroportuali, tirati per la giacchetta da chi vende i biglietti. Linate? Orio al Serio? Malpensa? Chiedete a Giorgio. Conosce orari d'arrivo e di partenza, e anche i prezzi.

Centrale, il ritorno dei facchini abusivi Centrale, il ritorno dei facchini abusivi Centrale, il ritorno dei facchini abusivi Centrale, il ritorno dei facchini abusivi Centrale, il ritorno dei facchini abusivi

Centrale, alle 9 del mattino. Da un'ora abbondante i facchini corrono su e giù per i tapis roulant della stazione. Tappa al piano carrozze, discesa ai taxi, lato Duca d'Aosta, di nuovo su e giù sui nastri, e poi in piazza Luigi di Savoia, dove sostano i bus per gli aeroporti. Abusivi, tutti senza eccezione. Da quando, fu abolita la cooperativa facchini. Grandi Stazioni, forse, ha pensato che i tapis roulant potessero bastare. E con quelli, il servizio di prenotazione portabagagli, riservato ai viaggiatori dei Frecciarossa e Frecciargento, rigorosamente telefonico. Costo 5 euro.

E i facchini, un gruppo di stranieri e sempre quelli, hanno riempito democraticamente un vuoto. Perché «non ci sono solo i viaggiatori dei Frecciarossa», fa notare il gestore della pasticceria bar al piano terra, Panzera. Si fa pregare Giorgio il facchino per darti confidenza. «Aspetta qui», dice, consegnando come pegno di fiducia il panama all'ospite curioso e anche la bottiglia di birra, mentre si avvicina ad un passeggero appena sbarcato dal Malpensa-Shuttle. Si salutano con la mano da lontano: «È un mio amico. Arriva dalla Nigeria. Ha il treno alle 11.35». E, poi, come fossero fatti di nulla, impila uno sull'altro tre immensi e pesantissimi cartoni sformati. «Quanti soldi? Ho dovuto prestargli io i 6 euro che gli mancavano per il biglietto».

Ogni giorno la polizia ferroviaria sequestra un carrellino. Quaranta al mese, in media. «Noi vogliamo solo lavorare, i facchini servono», insiste l'uomo, che dal 2000 si guadagna da vivere attorno alla Centrale e racconta di avere tre figli in Romania, il più grandicello qui con lui, dalla fine della scuola. «Che male faccio? Voglio un lavoro pulito. Se mi hanno multato? Certo. Tante volte». Le multe staccate dalla Polfer sono pesanti: da 15,33 euro fino a 516 euro. Ma restano carta straccia: Giorgio come i suoi "colleghi" non ha residenza e le multe non le paga. «Abbiamo chiesto la licenza tutti insieme, non ce la danno. E allora si va avanti». Nessun racket, nessuna organizzazione.

«Quanto chiedo? Ognuno mi dà quello che può». Due, cinque euro: si tratta. Gli stranieri, spesso, allungano una banconota da 10. Mentre parliamo due poliziotti sequestrano il carrello a due cingalesi. Ma giù al parcheggio, mimetizzati tra le bici, ci sono pronti quelli di riserva. Il piazzale è rovente, la colonnina segna 35 gradi. Due turisti russi sono appena arrivati in Stazione, stracarichi di valigie. Il tragitto dalla piazza al binario del treno è un serpentone di scale mobili e corridoi. All'ammezzato si arrendono. Un ragazzo con il carrellino si materializza dal nulla: benedetto facchino, pensaci tu.

Paola D'Amico
25 luglio 2012 | 9:54

In città più di mille writer : «Primo graffito a 12 anni, almeno 330 bande organizzate»

Corriere della sera

Le notti di «devastazione» si organizzano su Facebook, Netlog, Myspace e forum dedicati ai graffiti

MILANO - Sempre più giovani, sempre più stranieri. La prima tag, quasi per gioco, a 12 anni. Il fenomeno writing cresce, quasi dilaga. Sono 330 i gruppi che - secondo i dati dell'Associazione antigraffiti, del Comitato Abruzzi-Piccinni e di Muri puliti - si dividono i muri di Milano. Un totale di 1.100-1.200 writer tra talenti, aspiranti artisti o, più semplicemente, vandali (il 15-20 per cento in più ogni anno). Tanto che il sindaco Giuliano Pisapia, dopo l'incontro di lunedì con i comitati («Stop al degrado»), annuncia la creazione di un database di informazioni unico e un coordinamento tra vigili, Atm, Amsa e TreNord.

 Milano nel mirino dei writers Milano nel mirino dei writers Milano nel mirino dei writers Milano nel mirino dei writers Milano nel mirino dei writers

COME CAMBIA IL FENOMENO - Perché il fenomeno cambia e non ci sono più solo le pareti dei palazzi. Il bonus, come in un gigantesco videogame, si raggiunge con i treni del metrò, i vagoni delle Ferrovie o di TreNord, o - fenomeno ancora più recente - grazie a disegni o semplici firme (le tag) su furgoni, autobus e vetrine. Non solo bomboletta. Dall'estero, con i weekend dei graffiti organizzati da ragazzi spagnoli (Burgos in testa), tedeschi, greci e francesi, sono arrivate nuove e più devastanti tecniche: dalle tag realizzate su negozi e finestrini con sassi, punte al diamante e martelletti di sicurezza, fino a rulli e piccoli «estintori» manuali riempiti di vernice e acidi.

I SOCIAL NETWORK - Le notti di devastazione nascono sui social network. Facebook, Myspace, Netlog e forum (vedi graffiti.forumcommunity.net ). Ci si organizza con «doppi profili»: uno «legale» con nome e cognome, l'altro nascosto dalla sigla. Giovanni M., via Facebook, raduna così gli amici: «Raga, domani sera ci spariamo una nottata?». Segue dibattito. Ma il web serve anche per mantenere i contatti con le bande (le «crew») europee. Francesi e spagnoli prediligono il fine settimana: arrivano, «bombardano» e ripartono. Il rischio, come negli ultimi casi di graffitari fermati da polizia e carabinieri, è di beccarsi una denuncia alla quale difficilmente ci sarà un seguito dopo il rientro in patria, dove le leggi antiwriter prevedono anche l'arresto. Milano è considerata una città «facilmente violabile». Palazzo Marino sta valutando il potenziamento del Nucleo di polizia locale antigraffiti. Il pool, attualmente, è composto da tre agenti. Tre contro mille.

Cesare Giuzzi Armando Stella
25 luglio 2012 | 10:10

Chi causa un incidente deve fermarsi, è un obbligo prescritto dal codice oltre che un dovere morale

La Stampa

Allontanarsi dal luogo del sinistro così da impedire l’accertamento dei propri dati e della dinamica dei fatti costituisce un reato omissivo di pericolo. Una fermata troppo breve, e quindi non bastevole ai fini dell’identificazione, snaturerebbe la logica della norma del codice della strada. Lo ribadisce la Cassazione Penale nella sentenza 17220/12.
 

Il caso

Un soggetto veniva assolto in secondo grado dal reato di mancata assistenza nei confronti di persona ferita (norma disciplinata dall’art. 189, c. 7, codice della strada) per insussistenza del fatto ma veniva giudicato colpevole – in relazione al c. 6 dello stesso articolo – per la residua imputazione di inosservanza dell’obbligo di fermata. Nulla infatti lasciava intendere che l’uomo potesse ritenere che la persona incidentata fosse rimasta ferita; tuttavia il Tribunale confermava la responsabilità dell’individuo per non essersi nemmeno fermato dopo il sinistro: la consapevolezza della probabilità di danni derivava dall’ovvia percezione delle modalità dello scontro. L’imputato ricorre per Cassazione, senza ottenere però l’accoglimento del gravame.

La Corte sottolinea come il codice della strada descriva – all’art. 189 – in maniera dettagliata il comportamento che l’utente deve tenere in caso di incidente comunque collegabile al suo comportamento, stabilendo un crescendo di obblighi in rapporto alla delicatezza delle situazioni presentate. Nella fattispecie vige l’obbligo di fermarsi in ogni caso: l’inottemperanza viene punita con sola sanzione amministrativa in caso di danno alle cose; con quella penale nel caso di danno alle persone. Ne discende una diversa gravità nella valutazione giudiziaria della fuga dal luogo dell’impatto e un grado differente di sanzione. Nella specie il Giudice Supremo esclude la sussistenza del reato di omissione di soccorso: dall’incidente è derivato un colpo di frusta, ossia un semplice trauma non direttamente percepibile come ferita.

Quanto invece all’obbligo di fermarsi e prestare assistenza, siamo di fronte a un reato di omissivo di pericolo, il cui elemento materiale consiste nell’allontanarsi dell’agente così da impedire l’accertamento della propria identità personale, l’individuazione del veicolo e la ricostruzione dell’accaduto. Integra a tutti gli effetti il reato di cui all’art. 189, c. primo e sesto, la condotta di colui che effettui sul luogo del sinistro una sosta momentanea, senza consentire la propria identificazione né quella della vettura. Il dovere di fermarsi permane per tutto il lasso di tempo necessario all’espletamento delle indagini volte all’individuazione sopra detta, altrimenti la ratio della norma sarebbe svuotata di utilità pratica (Cassazione sentenza n. 20235/01).

 È altresì pacifico che l’elemento soggettivo del reato può essere integrato dal semplice dolo eventuale, cioè dalla consapevolezza del verificarsi di un incidente riconducibile al proprio comportamento – idoneo a produrre effetti lesivi –, non essendo tassativo riscontrare l’esistenza di un danno effettivo.

Green Hill, migliaia di richieste per i beagle salvati

La Stampa

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Già 2200 famiglie hanno chiesto di poter adottare gli oltre 2500 cani. Legambiente e Lav sono state sommerse dalle chiamate



ANTONELLA MARIOTTI

Torino

Loro sono più di duemilacinquecento, e ci sono già oltre duemila famiglie pronte a dare loro una casa. Ma non sarà così facile. I cani di Green Hill hanno commosso, indignato per le loro condizioni, e mosso il cuore di molti, animalisti e non. «Tanto che siamo stati sommersi di richieste - diceva ieri Milena Dominici di Legambiente - Stiamo cercando di organizzarci al meglio per le adozioni, ma non sarà una cosa facile». Le associazioni «affidatarie» sono Legambiente e Lav. «Noi abbiamo messo a disposizione i nostri veterinari delle città dove andranno i cani in affido - spiega Carla Rocchi presidente dell’Enpa -, teniamo conto che un terzo di loro sono a rischio di restituzione, per questo abbiamo previsto un modulo concordato».

Sono già oltre 2.200 le richieste di adozione ricevute da Legambiente e Lav (Legaantivivisezione): Legambiente ne ha ricevute circa 1.500 on-line, mentre alla Lav, che ha avuto il sito in tilt per «un numero di accessi incredibile» (più di 100.000 solo lunedì), ne sono arrivate 700 in meno di 24 ore. Il decreto della procura di Brescia, a firma dei pm Sandro Raimondi e Giorgio Cassiani, parla infatti di «affidamento provvisorio», sempre tramite le due associazioni individuate, anche a «privati cittadini». E Antonino Morabito, responsabile fauna di Legambiente, spiega che quasi sempre, dopo un certo periodo di tempo, «l’affidamento temporaneo si trasforma in preventivo per diventare poi definitivo, con un’adozione vera e propria».

Legambiente, per gestire l’emergenza, ha messo in piedi una task force specializzata con addetti che in passato hanno portato a buon fine 30.000 affidi. I moduli di affidamento, il contratto che le famiglie affidatarie devono leggere e firmare sono stati realizzati in collaborazione con la procura di Brescia: i cani sono «oggetto» di sequestro fino alla fine delle indagini. «Indagini che hanno finalmente fatto scoprire gli orrori di Green Hill - dice ancora la Rocchi - con decine di cuccioli morti e messi nel congelatore».

Questa mattina al Parlamentino dell’Ispettorato Generale della Forestale, sarà presentata l’iniziativa «Sos Green Hill», con Anotnino Morabito di Legambiente, Gianluca Felicetti presidente della Lav (associazioni che sono custodi giudiziari dei cani), i responsabili del Nirda (Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali) e del Corpo Forestale: per far conoscere le modalità di affidamento dei cani sequestrati. Con loro anche un piccolo beagle di quelli salvati dall’allevamento di Montichiari. «Si sono dette molte cose in questi giorni, alcune non vere: dobbiamo eliminare ogni dubbio».

Davide Zanoforlini, l’avvocato ormai «eroe» degli animalisti, avvocato del Centro di azione giuridica di Legambiente spiega anche: «Ci sono delle regole da rispettare. Il pm ha emesso un decreto di affidamento con facoltà di subaffido: formalmente i cani sono sotto sequestro temporaneo».
Del sequestro dei cani si è occupato il Corpo Forestale dello Stato, che è stato incaricato della redazione dei verbali di affidamento, con l’elenco dei microchip dei singoli animali.

Togliere al rischio vivisezione 2500 cani è di sicuro una vittoria per gli animalisti di ogni associazione italiana. «In trent’anni di lavoro alla Lav non mi è mai successa una cosa così», ha detto Giacomo Bottinelli, responsabile adozioni della Lav. Ma per le associazioni è anche un impegno non da poco: sono migliaia gli animali da nutrire, gestire, mantenere, per i quali bisogna cercare nuove «case» finchè non trovano una situazione sicura e stabile Per questo l’autorità giudiziaria ha posto sotto sequestro anche il mangime, disponibile per solo per due mesi. Da qui è scattata la solidarietà del mondo animalista, tutte le associazioni si sono sentite coinvolte per la vera sfida: dare per sempre una nuova vita ai beagle, gli stessi che sarebbero stati destinati a «provare» sostanze tossiche, contrarre malattie per poi testare farmaci, o avere le mascelle fratturate per poter poi impiantare protesi dentali sperimentali.


"Non tutti possono prendere questi cani. Sono malati e spaventati"


Un cucciolo di beagle: più di 2500 cercano un tetto dopo il sequestro dell'allevamento di Green Hill

Il responsabile della Lav: "Animali cresciuti in laboratorio: mai stati al sole o sull'erba"

ANTONELLA MARIOTTI
Torino

Un contratto e un vademecum. Così le famiglie che desiderano adottare uno dei cani di Green Hill avranno le «istruzioni per l’uso». Lo spiega Giacomo Bottinelli, responsabile delle adozioni per la Lav.

È così complicato avere uno dei beagle?
«Sono cani di laboratorio, abbiamo preparato il vademecum per questo, non sono abituati a sporcare fuori, erano non in un allevamento ma in una “catena di produzione”. È un’adozione particolare. In questi casi vale molto la consapevolezza di quello che si sta affrontando».

Cani particolari e sotto sequestro.... «Chi decide di prenderli con sé diventa responsabile per legge, la Lav come le altre associazioni coinvolte sono custodi giudiziari. Sul nostro sito prima di compilare il modulo di richiesta di affido, per l’adozione che ne segue, invitiamo a leggere il contratto di adozione».

Qual è la famiglia tipo che può accogliere uno di questi beagle?
«Le domande fondamentali sono: quanto tempo posso dedicare a questo cane? E riuscirò ad affrontare problemi comportamentali?».

Quindi si deve essere più attenti che con altri animali? «Non è certo un cane da regalare al bambino, da portare subito al parco, nessun cane è un giocattolo ma a maggior ragione questi. I beagle hanno vissuto sempre nello stabulario, con luce artificiale come i suoni e gli odori, non hanno mai visto l’erba».

Forse i cuccioli avranno meno difficoltà?
«Possiamo supporlo. Gli adulti saranno difficilissimi, qui faremo molta attenzione. E comunque i cuccioli non sono certo socializzati come altri che si trovano nei canili o nelle associazioni animaliste».

È possibile scegliere i cani?
«No, ce ne sono moltissimi e con caratteri diversi. Alcuni sono molto spaventati e questo potrebbe portare a tentativi di fuga una volta in famiglia. Poi le malattie: alcuni stanno meglio di altri. Le categorie sono tre: cuccioli, fattrici e maschi ma non abbiamo una schedatura per capire chi sono questi cani. Per questo serve: disponibilità e consapevolezza».

Manette al pentito «Gianni il bello» Con le sue bugie distrusse Tortora

Gian Marco Chiocci - Mer, 25/07/2012 - 07:14

Sorvegliato speciale fino dal 2011, Gianni Melluso è stato arrestato con la moglie: gestivano case per squillo straniere. Fu uno dei grandi accusatori del presentatore tv


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Da Portobello alle escort. Metamorfosi di un bugiardo che si atteggiava a play boy. Già ai tempi delle false accuse a Enzo Tortora di essere affiliato alla camorra e di smerciare cocaina col placet del boss milanese Francis Turatello, il rapinatore pentito Gianni Melluso, detto «il bello», ogni due per tre parlava di donne, ce le metteva dentro nelle interviste, dalle gabbie del tribunale le cercava con pose da fotomodello, credendosi un fico con quei doppipetti improbabili e la capigliatura fonata.

A forza di recitare il copione giudiziario scritto per lui dai due brutti compari Pasquale «o' animale» Barra e Giovanni Pandico, il protagonista del caso-Tortora pensò bene di rovinare anche l'immagine e la reputazione di un donnaiolo inarrivabile, il cantante Franco Califano, dicendo che pure lui, come Enzuccio, si comportava malamente. Donne, droga e favori ai clan.

Ne sparava di balle il collaboratore di giustizia. Passavano gli anni e Gianni il bello non perdeva il pelo, e soprattutto il vizio di dire minchiate. Nel 2000, al settimanale l'Espresso, arriverà a implorare il perdono dei familiari del presentatore televisivo senza dimenticarsi, in chiusura d'intervista, di accennare all'ossessione della vita sua: le belle guaglione: «Quanto a Califano era invece uno trasgressivo, un tipo come me, che ci accomunano le donne, le belle macchine...». Incorregibile.

Le donne di tutte le età che un tempo gli cadevano ai piedi, oggi le voleva solo giovanissime da piazzare a pagamento in appartamenti privati sul mare di Messina. E proprio nella sua nuova veste di magnaccia dello Stretto, Melluso è finito in cella. A casa, quando uscirà, lo aspetterà la moglie Raffaella, colpita da un ordinanza di custodia agli arresti domociliari perchè ritenuta sua complice nel business a luci rosse. Stesso provvedimento per una coppia di amici, Pellegrino Grisafi e Stefano Giovanni Ernesto, orbitanti nel clan che gli inquirenti ritengono guidato dal non più «bello» perché, come si vede in foto, Melluso appare un po'sfiorito dall'età.

Il Nostro era pedinato e controllato da tempo. I carabinieri se lo sono cucinato a fuoco lento, l'hanno fotografato e intercettato mentre portava in tour le sue escort da un appartamento di Menfi a uno vicino al locale Happy Night di Sciacca (entrambi sequestrati). Quando sono riusciti a inoltrare al pm un bel po' di riscontri (le ragazze pagavano 1700 euro al mese per fittare una stanza e guadagnare fino a 1000 euro al giorno) hanno ottenuto dal gip le manette per Melluso per il reato di sfruttamento della prostituzione.

Se non fosse stato per quell'arresto in flagranza dell'aprile scorso perché girava in auto senza patente e senza curarsi delle restrizioni alla sorveglianza speciale, del «bello» s'erano perse le tracce. Nel 2007 tornò alla ribalta per la condanna a sei anni di prigione per calunnia nei confronti dell'ex pm Tiziana Parenti accusata falsamente (pure lei) di fare uso di sostanze stupefacenti e di abuso in atti d'ufficio, reati commessi a detta del fu pentito, nel lontano 1987 quando «Titti» faceva il pubblico ministero a Savona.

Come per Tortora e per Califano anche per le accuse alla Parenti, Melluso chiese di essere creduto ciecamente dalla magistrazione relativamente alla ricettazione di alcuni grammi di cocaina proveniente da un carico sequestrato dall'autorità giudiziaria. Gli è andata male lì, è andate invece bene ai magistrati che credettero alle sue accuse e che in seguito alla sua ritrattazione finirono sott'inchiesta. Chiamati a valutare l'operato delle toghe del caso Tortora, i giudici di Potenza conclusero che si trattò di un «errore giudiziario» e non di un teorema per screditare l'immagine del presentatore. Chi scrive il contrario, perde la querela.

Vigevano, la missione di Tettamanzi nella diocesi dei misteri

Corriere della sera

La nominan dopo l'improvviso congedo del vescovo Di Mauro, contestato per gli happy hour e FacebookI


VIGEVANO (Pavia) - A 78 anni compiuti il cardinale Dionigi Tettamanzi è stato «richiamato in servizio» dalla Chiesa: l'ex arcivescovo di Milano dovrà riportare pace e serenità nella piccola diocesi di Vigevano, scossa negli ultimi due anni da una serie di misteri, ultimo dei quali l'improvviso congedo del capo della comunità, il vescovo Vincenzo Di Mauro, 61 anni. Il monsignore ufficialmente è stato collocato a riposo per motivi di salute, ma la versione non convince nessuno.

IL CONGEDO DEL VESCOVO - «Monsignor Di Mauro non ha mai nascosto di avere problemi di diabete - racconta don Emilio Pastormerlo, portavoce della Curia di Vigevano e stretto collaboratore del vescovo - ma noi per primi siamo stati sorpresi dal suo repentino abbandono; nella sua missione in città non aveva mai risparmiato energie, tutt'altro». Il predecessore monsignor Claudio Baggini, del resto, a lungo aveva convissuto con problemi di salute, al punto