Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

lunedì 20 febbraio 2012

Il servizio su Fiat era denigratorio" Rai condannata a risarcire il Lingotto

La Stampa

Il danno patrimoniale è stato calcolato in 1 milione 750 mila euro, quello non patrimoniale in 5 milioni e 250 mila euro




La sentenza si riferisce a un servizio trasmesso da «Annozero» il 2 dicembre 2010 in cui era stata criticata una vettura prodotta dalla casa torinese, la Alfa Mito


torino

Un’informazione «non veritiera e denigratoria», «incompleta e parziale» ha cagionato alla Fiat, e in particolare al sub-brand Alfa Romeo Mito, un danno patrimoniale e non patrimoniale che è stato quantificato in 7 milioni di euro. È la motivazione con la quale il giudice Maura Sabbione della 4/A sezione del Tribunale Civile di Torino ha condannato il giornalista Corrado Formigli e la Rai per il filmato, trasmesso nella puntata del 2 dicembre 2010 di “Annozero”, nel quale la vettura del gruppo torinese veniva messa confronto in un test con auto di altre marche automobilistiche. È stato invece assolto il conduttore Michele Santoro, ritenuto «estraneo alla organizzazione della gara».

Il comportamento di Formigli è stato giudicato «denigratorio perchè - si legge nella sentenza - scredita il valore di un’auto che è il simbolo di una casa automobilistica produttrice e difforme dal vero, in quanto atto a rappresentare una falsa realtà».

Quanto alla Rai, è stata ritenuta corresponsabile «per il solo fatto di avere messo a disposizione i suoi mezzi di organizzazione e diffusione, conservando, quale datrice di lavoro, la potestà di dettare regole di comportamento e di adottare le concrete decisioni circa i modi di svolgimento della prestazione».

Il danno patrimoniale è stato calcolato in 1 milione 750 mila euro, quello non patrimoniale in 5 milioni e 250 mila. Due milioni potranno essere riconosciuti alla Fiat attraverso la pubblicazione a spese dei condannati della sentenza, entro 15 giorni, sui quotidiani La Stampa, La Repubblica e Il Corriere della Sera, e, entro 45 giorni, sul periodico Quattroruote. Il giudice, infine, ha disposto la rimozione immediata del filmato dal sito di Annozero.




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Ecco come cambia Equitalia Non pignorerà tutti i beni

Libero

Sequestri 'soft' per aziende e contribuenti privati. In arrivo pene più severe per chi sgarra sugli studi di settore. Monti: "Premiare gli onesti"




Ha parlato di riforma del lavoro, di Borsa, di manovra ma anche di evasione Mario Monti all'incontro con la comunità finanziaria che si è svolto oggi, 20 febbraio, a Piazza Affari. Dal punto di vista fiscale il governo Monti ha "anche l’obiettivo di far affluire ai contribuenti onesti, in forma di minore aggravio fiscale, il gettito della lotta accresciuta contro l’evasione. Vogliamo rendere ai contribuenti onesti la vita più semplice dal punto di vista fiscale e ci saranno molti provvedimenti in questo senso".  Venerdì arriverà il decreto sulla semplificazione fiscale, che conterrà anche alcune norme per allentare la morsa di Equitalia nella riscossione dei debiti tributari.

Le norme serviranno ad aiutare le imprese morose, evitando il blocco delle attività. Norme anche a favore dei contribuenti che hanno forti debiti fiscali e un solo stipendio. I due articoletti sono stati suggeriti direttamente da Equitalia, che vuole migliorare il rapporto con i contribuenti dopo le recenti tensioni, l'incremento della pressione fiscale e in blitz in tutta Italia. In particolare imprese e contribuenti pizzicati dal fisco in passato e che stanno onorando il debito tributario, potranno consolarsi con pignoramenti più leggeri. Nel caso delle aziende o di società di artigiani, il decreto stabilirà che se Equitalia dovesse procedere al pignoramento di beni strumentali, il titolare ne venga nominato custode giudiziario.

Semplici contribuenti - Simile l'altra norma che aiuta i semplici contribuenti. Per tutelare il suo credito, Equitalia potrà procedere al pignoramento di una parte dello stipendio del contribuente se quest'ultimo non ha altri beni che possano garantire l'amministrazione fiscale. La norma prevede che possa essere pignorato un quinto dello stipendio, ma il nuovo decreto prevede una boccata  d'ossigeno: il prelievo potrà essere inferiore, fino al decimo dello stipendio. La quota che potrà essere congelata dal fisco dipenderà dall'entità dell'assegno mensile: minore è lo stipendio, minore sarà il prelievo.

Studi di settore - In parallelo, però, nel decreto verranno aggiunte altre rigide norme per contrastare l'evasione fiscale. Per esempio i contribuenti soggetti agli studi di settore che non risponderanno ai questionari del fisco o che dichiareranno dati falsi saranno sottoposti a un accertamento analitico-induttivo. Fino ai ieri, ignorando i questionari, si rischiava solo una sanzione pecuniaria. D'ora in poi si correranno rischi pesanti
20/02/2012




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Napolitano risponde a chi lo critica «Non sono il presidente delle banche»

Corriere della sera

Battuta del presidente dopo le contestazioni in Sardegna. «Sarò accanto a chiunque darà apporto al rilancio dell'Italia»


MILANO - Non rappresento le banche, né il capitale finanziario: Giorgio Napolitano risponde piccato alle contestazioni che lo dipingono come uomo legato al capitale, insensibile alle problematiche sociali. Intervenendo al Teatro Lirico di Cagliari, dove si stava svolgendo un convegno sul contributo della Sardegna all'unificazione nazionale, Giorgio Napolitano ha auspicato l'avvio di una stagione di interventi per il rilancio dello sviluppo economico. «Sento la responsabilità» di dare il mio contributo a questo, ha detto chiudendo l'intervento, «visto che non rappresento né le banche, né il capitale finanziario, come qualcuno umoristicamente crede e grida».




I CONTESTATORI - Da lunedì mattina il Capo dello Stato ha avuto modo di ascoltare una serie di contestazioni nel corso delle tappe della sua visita a Cagliari. Prima alla stazione marittima, poi al Comune, infine al Teatro Lirico per il convegno «Il contributo della Sardegna all'Unità d'Italia». Fra i contestatori: disoccupati, gruppi organizzati contro Equitalia, indipendentisti, pastori sardi, il «Movimento della partite Iva» e i «Liberi artigiani e Commercianti» e da ultimo il movimento del sindaci del Sulcis. Proprio quest'ultimi sembrano essere gli autori della definizione che Napolitano ha descritto, non senza fastidio, come umoristica. Il cerimoniale non prevede però alcun incontro con i rappresentanti dei movimenti, che esprimono delusione e rabbia. «Io sarò accanto a chiunque darà il suo apporto a questo sforzo collettivo di rilancio dell'Italia e della costruzione di una nuova Europa», spiega il capo dello Stato.

RIFORME - «Io credo che si debba fare un tratto di strada ora, in questa fase politica e istituzionale, a un anno di distanza dalle prossime politiche». Il presidente della Repubblica torna a esortare i partiti sulle riforme istituzionali. «Resta ancora molto da fare per ridisegnare l'architettura istituzionale del nostro Stato». E «in un tratto di strada significativo», come quello che l'Italia sta attraversando con il governo Monti, «tocca farlo alle forze politiche, ai partiti in Parlamento, alle istituzioni regionali, al di là della caratterizzazione fuori dai binari ordinari com'è stato necessario per il governo attuale chiamato ad affrontare la crisi economica». «Anche in questo anno di tempo - ha insistito - bisogna cercare di costruire qualcosa che non è stato possibile realizzare sul piano delle riforme istituzionali per via della passata fase di conflittualità distruttiva e incomunicabilità», dalla quale «è risultato paralizzato ogni possibile sviluppo anche sul piano delle riforme istituzionali e costituzionali. Abbiamo bisogno in questa fase di far funzionare questo cantiere in Parlamento».

NORD-SUD - Il presidente della Repubblica parla poi di Unità del Paese. «L'Unità nazionale e la sua pienezza non si è fatta una volta per tutte» ma va conquistata giorno per giorno. «Rimaniamo lontani da un suo compimento: la maggiore incompiutezza è stata e resta il divario tra Nord e Sud: rimane il punto debole» del processo di unificazione dell'Italia. «Se vogliamo rafforzare la nostra compagine dobbiamo affrontare questo nodo storico del divario tra Nord e Sud», spiega il capo dello Stato.

Redazione Online
20 febbraio 2012 | 15:44

I terroristi di Ahmadinejad vanno a puttane in Thailandia

Libero

Tre dei cinque presunti 007 iraniani di Bamgkok traditi dalle prostitute che hanno frequentato prima del fallito attentato




Sputtanati, letteralmente. Non ci sono più i terroristi di una volta. E ora a Teheran dovranno  rivedere i loro programmi, dopo che i membri del commando a cui era stato ordinato di colpire obiettivi israeliani a Bangkok hanno mandato a monte il piano, spassandosela in compagnia di prostitute thailandesi.

In barba alla segretezza del loro compito, tre iraniani, arrivati in aereo a Phuket l’8 febbraio, si lasciano allegramente fotografare durante i bagordi, in compagnia di altrettante donne di malaffare, sui divanetti di un bar della spiaggia di Pattaya. E proprio la collaborazione di una delle “lucciole”, che aveva immortalato la scena con il telefonino, si dimostra decisiva nelle indagini, aiutando la polizia a identificare i sicari. Uno di loro, Masoud Sedaghat Zadeh, si lascia cogliere soltanto di profilo, nell’atto di abbracciare e baciare sulla guancia la signorina seduta al suo fianco.

Gli altri due, Mohammad Khazaei e Saied Moradi, sorridono un po’ a denti stretti, davanti a un tavolino pieno di cocktail esotici e narghilé sparsi intorno. Forse è l’attimo più emozionante della loro missione in nome di Allah: il brivido del peccato. Infrangere la legge islamica, in patria, sarebbe costato loro l’impiccagione o la lapidazione. In Thailandia, la fornicazione si fa a spese del governo iraniano. Ora non vengano a dire che, per non dare nell’occhio, fingevano di essere turisti scopaioli, perché le meretrici hanno provveduto a riferire alla polizia di essere entrate nella camera d’albergo del trio.

Ovvio che poi mancassero le energie per la guerra santa. Infatti, martedì 14 uno dei tre, Saeid Moradi, ancora obnubilato dalle orge, innesca inavvertitamente una carica esplosiva e la fa saltare in aria. Lui stesso ci rimette le gambe, maciullate, e rimane immobile sul marciapiede davanti al covo.  L’attacco così sfuma. Non c’è un piano B. Ci si arrangia al grido di “si salvi chi può” e si scopre che la minaccia arrivava dagli emissari di Mahmoud Ahmadinejad, inviati in Estremo Oriente per eliminare alcuni diplomatici israeliani. Vengono fuori tutti i nomi degli attentatori mancati, compresa una donna iraniana, Leila Rohani e un quinto connazionale, che fonti di stampa indicano nel 52enne Nikkhahfard Java.


Entrambi sono sfuggiti. Il capo della polizia, il generale Priewpan Dhamapong, sostiene che l’uomo, ripreso dalle telecamere di sorveglianza nei pressi dell’appartamento dove è esplosa la bomba, avrebbe già lasciato il Paese.Ne hanno catturati tre, per ora. E si tratta proprio del gruppetto dei gaudenti che giocavano a fare i playboy, dopo aver visto troppi film di 007. Il primo, il 28enne Moradi, evidentemente non poteva più scappare.

L’altro è il 42enne Khazaei, arrestato all’aeroporto di Bangkok mentre tentava di imbarcarsi su un volo per la Malaysia. Sedaghatzadeh, il più intraprendente con le professioniste del sesso, è finito in manette mercoledì a Kuala Lumpur ed è in attesa di essere estradato in Thailandia. Quanto alla Rohani, affittuaria dell’appartamento che serviva da base per la cellula, il capo dell’Ufficio immigrazione thailandese, generale Wiboon Bangthamai, ritiene che sia già a Teheran.

Ma adesso la signora e il complice che si è salvato dovranno fare rapporto a Qasem Soleimani, il comandante delle brigate al-Quds. Del resto anche le altre operazioni dei corpi speciali iraniani non hanno colpito il bersaglio. Lunedì scorso in India, a Nuova Delhi, sono riusciti appena a ferire due diplomatici israeliani, mentre anche a Tbilisi, in Georgia, hanno fatto flop. Mai però i pasdaran iraniani avevano combinato un bordello di quelle proporzioni.


di Andrea Morigi
20/02/2012




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E' morto il premio Nobel Dulbecco

La Stampa

Lo scienziato fu premiato nel 1975 per la scoperta del meccanismo d’azione dei virus tumorali nelle cellule animali



Renato Dulbecco presentò il Festival di Sanremo del 1999 insieme a Fabio Fazio e Letizia Casta


Il premio Nobel della medicina (1975) Renato Dulbecco è morto. Lo ha confermato il presidente del Cnr Luigi Nicolais.

Nonostante avesse la cittadinanza americana dal 1953, Dulbecco ha sempre mantenuto un forte legame con l’Italia, tanto da essere considerato il padre delle ricerche italiane sulla mappa del Dna, condotte presso l’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Milano.

Solo l’età avanzata e le condizioni di salute precarie hanno interrotto la spola tra Milano e La Jolla, in California, dove viveva e lavorava presso l’istituto Salk. Tuttavia la sua presenza in Italia ha lasciato tracce significative, sia nei risultati scientifici sia nella difesa del valore della ricerca. Al punto che nel 1999 non ha esitato ad accettare l’invito a condurre il Festival di Sanremo insieme a Fabio Fazio, devolvendo il compenso a favore del rientro in Italia di cervelli fuggiti all’estero. Un’iniziativa simbolica che ancora oggi prosegue nel Progetto Carriere Dulbecco promosso da Telethon.

Non è stato solo il palco di Sanremo a favorire la popolarità di Dulbecco: il suo sorriso spontaneo, la cortesia innata e il grande entusiasmo per la ricerca hanno fatto di lui uno «scienziato gentiluomo», schierato in prima fila nelle battaglie a favore della ricerca sulle cellule staminali e per reintrodurre l’Evoluzionismo nei libri scolastici. Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914, Dulbecco si avvicina alla scienza spinto dalla passione per la fisica e arriva alla medicina dopo avere «assaporato» anche chimica e matematica. A 16 anni si iscrive alla facoltà di Medicina dell’università di Torino e segue i corsi dell’anatomista Giuseppe Levi insieme a Rita Levi Montalcini e Salvador Luria. Si laurea con lode nel 1934. Durante la seconda guerra mondiale è ufficiale medico sul fronte francese e poi su quello russo dove, nel 1942, rischia di morire.

Rientrato in Italia, nel dopoguerra torna a Torino. Nel 1947 la grande decisione di trasferirsi negli Stati Uniti per raggiungere Luria, che lavorava lì già dal 1940. Un viaggio che cominciò con una sorpresa: «senza saperlo, ci ritrovammo sulla stessa nave», raccontava mezzo secolo più tardi ancora divertito, ripensando all’incontro inatteso con Rita Levi Montalcini. «Facevamo lunghe passeggiate sul ponte parlando del futuro, delle cose che volevamo fare: lei alle sue idee sullo sviluppo embrionale e io alle cellule in vitro per fare un mucchio di cose in fisiologia e medicina». Sono le strade che entrambi seguono negli Usa e che portano Dulbecco nel California Institute of Technology (CalTech), dove ha una cattedra e comincia ad occuparsi di tumori.

Nel 1960 fa la scoperta che nel 1975 lo porterà al Nobel: osserva che i tumori sono indotti da una famiglia di virus che in seguito chiamerà «oncogeni». Nel 1972 lascia gli Usa per Londra, come vicedirettore dell’ Imperial Cancer Research Fund. Dopo il Nobel, condiviso con David Baltimore e Howard Temin, ritorna all’Istituto Salk per studiare i meccanismi genetici responsabili di alcuni tumori, in primo luogo quello del seno. Il suo rientro in Italia, nel 1987, coincide con l’avvio del Progetto internazionale Genoma Umano, del quale Dulbecco diventa coordinatore del ramo italiano. Un’esperienza che si arena nel 1995 per mancanza di fondi e che lo riporta negli Stati Uniti.




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Cento anni fa nasceva Claretta Petacci La donna che fu l'amante di Mussolini

Il Messaggero


ROMA - Sulla sua tomba, alla cappella del Verano, a Roma, ci sono fiori freschi. «Per quanto possiamo sapere, visite ce ne sono e la tomba è tenuta in buon ordine», dice Vittorio B.Borghini, direttore Ama-Cimiteri Capitolini. Un secolo fa, il 28 febbraio 1912, nasceva Clara Petacci: una storia che resiste e, come dimostra il successo del carteggio con Benito Mussolini, continua a interessare gli italiani.



Di Claretta, vero nome Clarice, si è scritto tanto
. Sul grande schermo, invece, a darle volto voce fu Claudia Cardinale, interpretando nel 1984 il suo ruolo nel film "Claretta", diretto da Pasquale Squitieri. Per Francesco Perfetti, docente di Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli di Roma, quella di Claretta «in sé è soltanto la storia di un amore. La Petacci non era una grande personalità: forse l'attenzione degli italiani è dovuta a questa storia d'amore vera con Mussolini, che peraltro ha avuto un esito tragico. Tutto quello che si è detto intorno alla sua capacità di influenzare Mussolini, non sta in cielo né in terra. Anche perché Mussolini considerava le donne come un accessorio. E quello che emerge dai diari di Claretta sono in realtà esternazioni del Mussolini che vuole far colpo sulla sua amica».

«Donna di grande fascino e bellezza. La sua malattia si chiamava Mussolini, e le è stata fatale», spiega Giuseppe Parlato, professore ordinario di Storia Contemporanea presso la Luspio e presidente della Fondazione Ugo Spirito. «Forse -aggiunge lo storico- lei ha dato di più a Mussolini di quanto il suo Ben abbia dato a lei. Eppure di questo non si è mai pentita».

Domenica 19 Febbraio 2012
17:32    Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Febbraio - 15:47



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La giornalista pro-regime è viva La prova in un video-messaggio

Corriere della sera

Hala Misrati, la pasionaria-conduttrice pro-Gheddafi, era stata data per morta: «Sono sorpresa da queste voci»


MILANO - La nota giornalista tivù libica, pro-regime, Hala Misrati, si è fatta viva domenica sera con un video-messaggio pubblicato sul web dai membri di una delle cosiddette brigate rivoluzionarie che la tengono prigioniera. La donna ha smentito le voci sulla sua morte: «Mi hanno molto sorpreso».


GIALLO DELLA MORTE - La notizia sulla presunta morte in una prigione di Tripoli della conduttrice tv che lo scorso agosto si presentò davanti alle telecamere tenendo in mano una pistola e minacciando i ribelli anti Gheddafi, era circolata nella mattinata di domenica, lanciata per prima dall’emittente all-news al-Arabiya. Subito ripresa dagli organi d’informazione, dopo qualche ora era arrivata una smentita dai suoi familiari. Ciononostante, il «giallo» è continuato per tutta la giornata fino a quando su YouTube è spuntato un filmato della donna, un tempo tra le voci più forti della propaganda del Raís. Coperta stavolta con vestito nero e un hijab la giornalista si congratula con tutti i libici in occasione «del primo anniversario della rivoluzione del 17 febbraio». Ciononostante, non è chiaro quanto volontarie siano queste «felicitazioni», visto che Hala Misrati dice di essere «circondata da mesi da rivoluzionari di diverse brigate».

Ecco il video in cui comparse con una pistola e difese il Raìs
VIDEO MESSAGGIO


«È il 19 febbraio 2012 e sono ancora viva», esordisce la ex giornalista di Gheddafi. Che sottolinea di «non essere stata maltrattata», anzi, spiega che i rivoluzionari che la tengono prigioniera l’hanno trattata «come una loro sorella». In un'intervista rilasciata domenica alla tv araba Al-Jazeera il procuratore generale della Libia, Abdulaziz al-Hasadi, ha spiegato di non sapere chi abbia messo in giro le voci della morte di Misrati. La giornalista, sottolinea, verrebbe ancora interrogata. «L'inchiesta, se Dio vuole, sarà presto conclusa», ha aggiunto.

Elmar Burchia
20 febbraio 2012 | 15:33

Monaco tibetano si dà fuoco e muore È il ventesimo caso in pochi mesi

Il Mattino


PECHINO - Un monaco tibetano di 18 anni è rimasto ucciso dopo essersi dato fuoco in una protesta nella provincia del Sichuan. Sono oltre 20 i monaci buddisti che negli ultimi mesi hanno scelto la forma estrema dell'immolazione per protestare contro il dominio cinese nel Tibet.




Secondo quanto ha riportato l'International Campaign for Tibet il giovane monaco, identificato con il nome di Nangdrol, si è immolato domenica nella contea di Rangtang, in tibetano di Dzamthang, e centinaia di altri monaci hanno impedito alle forze di polizia di requisire il suo corpo.

Lunedì 20 Febbraio 2012 - 11:38    Ultimo aggiornamento: 12:09



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Assolti i Marines in posa con bandiera nazista: «Hanno agito per ignoranza»

Il Mattino


WASHINGTON - «Hanno agito per ignoranza e senza malizia»: con queste parole il corpo dei Marines ha assolto il gruppo di tiratori scelti che si erano fatti una foto ricordo in Afghanistan con una grande bandiera americana con iscritto il simbolo nazista delle 'SS' a fare da sfondo. L'immagine, circolata su Internet, aveva fatto scandalo e suscitato le ire della Fondazione Usa per la libertà religiosa, che aveva chiesto una indagine del Pentagono sull'accaduto. Il comandante dei 10 marines ritratti nella foto-scandalo ha deciso di non punire i suoi ragazzi, ma - ha spiegato un portavoce del Corpo - di «utilizzare l'occasione per insegnare la storia del Nazismo ed il potere dei simboli».




In una nota i marines definiscono l'utilizzo del simbolo delle 'SS' «inaccettabile» e promettono che «comportamenti simili non verranno tollerati in futuro e se ripetuti saranno soggetti a punizione». Ma la foto, scattata nel settembre 2010 nella città di Sangin, nell'Afghanistan del Sud, sarebbe stata un puro errore: i giovani Marines avrebbero scambiato il simbolo 'SS' per 'Scout Sniper', ossia la sigla che indica i tiratori scelti della loro squadra. La vicenda sta però disturbando l'opinione pubblica Usa, già scioccata lo scorso mese dal video dei marines che urinavano sui corpi di talebani morti.

Lunedì 20 Febbraio 2012 - 12:39    Ultimo aggiornamento: 12:40



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Monti : «Entro marzo riforma del mercato del lavoro con o senza accordo dei sindacati»

Corriere della sera

L'Italia fuori dalla lista dei problemi, non ci sarà altra manovra e il governo vuol premiare i contribuenti onesti


Il premier Mario MontiIl premier Mario Monti

MILANO - Dal punto di vista della governance europea, «abbiamo cercato di togliere l'Italia dalla lista dei problemi per passare alla lista di coloro che contribuiscono a trovare soluzioni». Così il premier Mario Monti, incontrando la comunità finanziaria a Piazza Affari. Quindi ha ribadito che non è all'orizzonte una nuova manovra. «Quando si dice se la recessione dura, se situazione dell'economia reale non migliora ci sarà bisogno di una nuova manovra? Replico: no, non ci sarà bisogno di una nuova manovra perché ci sono margini di prudenza». Ad avvio dell'incontro aveva rilevato che una Borsa «con un numero elevato di società quotate può dare un contributo fondamentale per la crescita economica del Paese».

PACCHETTO LAVORO - Sul tema scottante della riforma del lavoro il Governo è «fiducioso» che si possa arrivare ad un accordo con le parti sociali, ma punta a presentarla in Parlamento entro i tempi previsti cioè «entro fine marzo», anche senza tale accordo. «Noi speriamo con, ma non possiamo consentire poteri di blocco troppo paralizzanti». Dal punto di vista fiscale ha ribadito «l'obiettivo di far affluire ai contribuenti onesti, in forma di minore aggravio fiscale, il gettito della lotta accresciuta contro l'evasione». «Intanto - ha aggiunto - vogliamo rendere ai contribuenti onesti la vita più semplice dal punto di vista fiscale e ci saranno molti provvedimenti in questo senso». E a scanso di equivoci ha ribadito che il governo «è sensibile sul piano intellettuale alle argomentazioni, ma è insensibile alle pressioni. Per noi è un punto di forza agire in condizioni quasi disperate. Guardiamo bene in faccia a tutti, ma non guardiamo in faccia a nessuno». Più o meno in contemporanea sul tema è intervenuto da Cagliari anche il Presidente della repubblica Napolitano. «La coesione sociale .a ammonito- non significa immobilismo, nè mantenere in piedi il welfare come è stato nei decenni passati perchè questo lascia scoperte alcune sacche di povertà mentre noi dobbiamo occuparci di chi non ha».


I POTERI FORTI - In un altro passaggio Mario Monti ha voluto sottolineare che il suo governo non è «particolarmente deferente» verso i poteri forti. «Noi dalla cronaca veloce siamo stati qualificati come vicini ai poteri forti. Mi fa piacere dire qui che abbiamo ritenuto fosse opportuno, per la vivacità e il tono competitivo del sistema italiano, che non ci fossero più molte presenze simultanee in consigli di amministrazione in concorrenza, soprattutto in banche e assicurazioni. Spiace - ha proseguito - andare contro la nozione elegante e piacevole di salotto buono, ma pensiamo che questo concetto abbia qualche volta in passato tutelato bene l'esistente ma abbia consentito la sopravvivenza in qualche occasione un po' forzata dell'italianità di alcune aziende. Cito questo provvedimento per dire a coloro che, fuori di qui, pensano che i professori siano particolarmente deferenti verso banche e finanza che non è così: c'è rispetto come verso tutti, ma se vediamo la necessità di qualche provvedimento lo prendiamo».

LETTERA CONGIUNTA - Ha poi annunciato un'iniziativa comune in ambito europeo. «Sarà resa nota oggi, se già non lo è, una lettera che sette o otto capi di governo di Paesi membri dell'Unione Europea hanno inviato al presidente del consiglio europeo e alla Commissione per dare un forte stimolo alla crescita economica europea». E poi ha specificato «tranne modifiche dell'ultimo minuto, né Francia né Germania l'hanno firmata».

LA CASTA - In chiusura ha confermato che da domani saranno pubblicati su internet i patrimoni dei ministri ed ha punzecchiato sulla stampa che batte molto sui temi della casta. È «molto bello» che vi siano le crociate contro i privilegi delle caste -ha detto Monti- ma «esorterei la stampa che sta cavalcando molto i temi della casta, di stabilire una barra, una soglia, oltrepassata la quale quei giornalisti potranno dire: beh, non è malaccio, qualcosa è stato fatto». E poi ha ricordato quello che ha fatto il suo esecutivo col tetto di 305 mila euro agli stipendi dei manager pubblici («Faremo fatica a trovare professionalità di alto livello....») e la riduzione delle auto blu («di cui comunque resta un numero sconfinato»).

Redazione Online
20 febbraio 2012 | 12:02

Basta separazioni per colpa, nozze finite anche se il partner è tollerante

La Stampa


Il matrimonio finisce anche se nella coppia uno dei due è disposto a tollerare tradimenti o comportamenti che denotano l'assenza di progetti in comune. Lo afferma la Cassazione (sentenza 2274/12) osservando che oggi anche la giurisprudenza si è evoluta in fatto di separazioni per cui il giudice è sempre meno disposto ad assegnare colpe per il fallimento delle nozze. In base «alla condizione dell’uomo medio» il matrimonio finisce quando anche uno solo dei due si «disaffeziona». Anche oltre la «violazione dei doveri coniugali» visto che non tutte le «violazioni» sono causa di fine nozze.


Il Caso

La Suprema Corte ha convalidato la separazione giudiziale sancita dal Tribunale di Catania nei confronti di una coppia (con obbligo di mantenimento e casa coniugale a favore della moglie) nonostante la resistenza della consorte, abbandonata da diversi anni dal marito che era andato a convivere con un’altra donna dalla quale aveva avuto un figlio. Nonostante il tradimento e la nuova vita, la donna, in Cassazione, ha sostenuto che mancavano i presupposti per dichiarare l’intollerabilità della convivenza e la conseguente separazione giudiziale: «appare immune da censure il convincimento della Corte d’appello secondo il quale la disponibilità unilaterale della moglie a sopportare tale situazione non può valere ad impedire la sussistenza della intollerabilità della convivenza tra i coniugi, che costituisce il presupposto della pronuncia di separazione giudiziale, intollerabilità strettamente collegata all’esistenza di una nuova famiglia.

Nella nuova disciplina» in materia di separazioni «nessuna differenza è posta tra coniuge colpevole o incolpevole, se di "colpa" si deve ancora parlare, e pertanto anche il coniuge colpevole può chiedere la separazione, affermando che proprio il suo comportamento ha condotto all’intollerabilità della convivenza». Non «è più necessaria la sussistenza di una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere dalla condizione di disaffezione e distacco spirituale di una delle parti, tale da rendere per lei intollerabile la convivenza verificabile in base a fatti obiettivi emersi, compreso il comportamento processuale con particolare riferimento al tentativo di conciliazione». Nel caso, inoltre, l’uomo aveva dimostrato «disaffezione alla convivenza matrimoniale».


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Denutrita e al freddo tra escrementi e urina: anziana dimenticata dalla figlia

Il Mattino


Era incosciente fra escrementi e urina, ora sta meglio. L'unica parente non la visita e chiede se ha diritto all'accompagnatoria


TREVISO - L’hanno trovata all'interno del suo appartamento ormai in fin di vita: incosciente, disidratata, denutrita, distesa sul pavimento della camera da letto tra escrementi e urina. La protagonista di questa angosciante vicenda è un’anziana di 71 anni, dimenticata dai suoi cari, dai vicini, da tutti. Per più di tre giorni è rimasta in coma nel reparto di terapia intensiva del Ca’ Foncello. Poi la lenta ripresa.



L'anziana è stata soccorsa una settimana fa nella sua abitazione di viale Nazioni Unite, in una palazzina al civico 95: è uno dei tanti condomini Ater che col tem