Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

mercoledì 24 agosto 2011

Le strane frequentazioni del fondatore di Ikea Da filonazista a mobiliere

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Un libro svela un passato da militante nell'estrema destra per Ingvar Kamprad, 86enne patron della catena di negozi di arredamento nota in tutto il mondo



Stoccolma

Ricco, ricchissimo, ma con un passato non proprio limpido. Stiamo parlando di Ingvar Kamprad, 86 anni compiuti, fondatore dell'Ikea. Già da tempo, infatti si sospetta che l'uomo abbia avuto frequentazioni naziste da giovane. Ma ora arriva un libro che rischia di gettare un'ombra oscura sul patron della catena di negozi di arredamento più famosa al mondo.
Già nel 1994 si era parlato della militanza di Kamprad a inizio anni ’40 nel partito d’estrema destra Nysvenska Roerelsen (New Swedish Movement). Allora l'uomo aveva liquidato la cosa come "una sbandata adolescenziale". Oggi la giornalista svedese Elisabeth Sbrink ha dimostrato che le frequentazioni non sono finite con l'ingresso nell'età adulta.
Concepito come una biografia di Otto Ullman - ebreo viennese riparato in Svezia che trovò asilo da ragazzo presso la famiglia Kamprad - l’opera rivela intrecci profondi e inconfessabili fra il creatore dell’impero Ikea e l’ideologia che fu alla base della II guerra mondiale e dello sterminio di 6 milioni di ebrei. Sbrink non nega il legame d’amicizia coltivato da Ingvar fin dall’infanzia con Ullman, destinato poi a diventare suo braccio destro nell’avventura imprenditoriale. Ma nota come questo non cancelli le compromissioni politiche di Kamprad.
Il libro sostiene che l’adesione al New Swedish Movement di Per Engdahl - segnalata nel 1943 in un rapporto della polizia svedese in cui il miliardario in erba, allora diciassettenne, viene indicato in veste di simpatizzante del nazismo - non fu tanto effimera. E porta alla luce episodi che dimostrano il protrarsi della frequentazione con Engdahl (ospite al matrimonio di Kamprad nel 1950) fino e oltre il decennio successivo: ben dopo la nascita d’Ikea e in anni in cui la piena consapevolezza dell’orrore della Shoah non poteva più essere in alcun modo sfumata.
Non solo: Sbrink svela pure il contenuto d’una lettera degli anni ’50 in cui Kamprad si dichiara "fiero" d’aver fatto comunella con il New Swedish Movement. Un partito che - osserva scandalizzata l’autrice - non fu ’solò fascista (come affermato a parziale discolpa di sè da ’mister Ikeà), ma propriamente filo-nazista: tanto da inneggiare negli anni ’40 ad Adolf Hitler come al "salvatore d’Europa" o additare gli ebrei quale "elemento alieno alla civiltà occidentale". Slogan tratti dai comizi di quel Engdhal nei confronti della cui memoria, ancora nel 2010, il vecchio Ingvar Kamprad si riferiva del resto così: "Dite ciò che volete, ma per me Per Enghdal fu un grand’uomo. E lo ripeterò finchè campo".




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Caltanisetta, il tribunale autorizza l'adozione per una ragazza single

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Il tribunale dei minori di Caltanissetta ha recepito una sentenza emessa dal tribunale dello Zambia che riconosceva una donna come madre adottiva di un bimbo di 7 anni. Giovanardi: caso che rientra nella norma



Caltanissetta - Impegnata sul fronte umanitario in Zambia, una pediatra di Enna, Cristina Fazzi, single, ha vinto la sua battaglia ottenendo che il tribunale dei minori di Caltanissetta recepisse una sentenza a lei favorevole emessa da un tribunale dello Zambia e che riconosceva la donna come madre adottiva di Joseph, un bimbo di 7 anni. La donna, Cristina Fazzi, secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia, aveva iniziato la sua battaglia nel marzo 2009, con iniziative non solo giudiziarie, come la "Marcia per i bambini in attesa di giudizio", da Enna a Caltanissetta, organizzata dal comitato delle famiglie adottive. La sentenza che dispone una delle pochissime adozioni in Italia da parte di un single, è stata emessa dai giudici Piergiorgio Ferreri (presidente) e Francesco Pallini (estensore).
Giovanardi: caso che rientra nella norma "Un caso che sembra rientrare nella norma": così Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e presidente della Commissione adozioni internazionali, commenta la sentenza siciliana sull’adozione. Riservandosi di leggere la sentenza, Giovanardi spiega che ci sono due casi in cui a una persona singola - e non a una coppia come normalmente accade - la legge italiana concede il riconoscimento di un’adozione: la prima è quando si tratta di un’adozione speciale, altrimenti detta "mite" perché il bambino non diventa figlio a tutti gli effetti e non ha gli stessi diritti di un figlio naturale.
"Ciò si può verificare ad esempio quando un bambino in affido diventa grande e il tribunale può concedere all’affidatario, anche se è una persona sola, di adottarlo". O quando esistano tra l’adulto e il bambino legami affettivi o di cura tali che il giudice preferisce darlo in adozione a questa persona, anche se sola, piuttosto che a una coppia sconosciuta. L’altro caso è quando un italiano che vive all’estero da più di due anni decide di adottare un bambino in quel Paese, secondo le leggi locali. E poi, al momento di rientrare in Italia, chiede che l’adozione venga riconosciuta dal nostro Paese. "In entrambi i casi - spiega Giovanardi - non si tratta di adozione internazionale. E comunque rientra nelle norme attualmente esistenti".
Tribunale può ratificare l'adozione Secondo Maria Teresa Vinci, della Commissione adozioni internazionali, sono tanti i casi di italiani soli o coniugati che risiedono all’estero e lì hanno adottato un figlio. "Il tribunale dei minorenni italiano che ha la competenza a ratificare l’adozione, che è poi il tribunale dell’ultima residenza in Italia dell’adulto, dovrà solo verificare che l’adozione sia stata effettuata nel rispetto delle norme di quel Paese".















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Attacco hacker all'archivio del Pio Albergo Trivulzio Aperta inchiesta

Il Giorno

Cancellazione di dati riguardanti l'assegnazione di immobili a prezzi di favore oltre che a contabilità e schede cliniche. La vicenda, però, non dovrebbe danneggaire l'inchiesta aperta qualche mese fa sullo scandalo 'affittopoli'




un hacker al lavoro (MDF)

Milano,24 agosto 2011


La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per accesso abusivo aggravato a sistema informatico e danneggiamento informatico in relazione all’attacco di hacker avvenuto la notte tra il 13 e il 14 agosto all’archivio del Pio Albergo Trivulzio con cancellazione di dati riguardanti anche all’assegnazione di immobili a prezzi di favore oltre che a contabilità e schede cliniche. In Procura è arrivato un rapporto della polizia postale. Gli accertamenti urgenti sono stati affidati al pm Stefano Civardi che poi passerà la pratica ai colleghi del dipartimento che si occupa dei reati informatici.

L’attacco degli hacker non dovrebbe danneggiare un’altra inchiesta giudiziaria in corso da alcuni mesi sugli affitti a prezzi di favore da parte del Pio Albero Trivulzio e di altri enti pubblici. Nell'ambito dell'inchiesta ancora aperta per truffa aggravata e abuso d'ufficio sullo scandalo 'affittopoli', affidata al pm Romanelli, i militari della Gdf milanese si erano recati lo scorso 2 marzo nella sede del Pat acquisendo tutta una serie di documenti sul patrimonio immobiliare della 'Baggina'. Nella lista degli oltre mille immobili affittati a canoni di favore, consegnata dal Pat anche al Comune di Milano, erano spuntati nei mesi scorsi i nomi di molti inquilini vip, come l'ex etoile Carla Fracci, il direttore generale del Milan Ariedo Braida e Piero Testoni, parlamentare del
Pdl e nipote del presidente emerito Francesco Cossiga.




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I 70 anni di Domenghini/ Video Riva: senza di lui non avrei vinto l'Europeo

Il Mattino


ROMA - La classe operaia andava in paradiso, ai tempi dell'autunno caldo, anche nel pianeta calcio. E Angelo Domenghini, che il 25 agosto entra nel club dei settantenni, l'operaio l'ha fatto davvero, a Bergamo, prima di gettarsi nell'avventura del calcio. Un'avventura straordinaria che in pochi anni dall'oratorio l'ha portato ad essere uno dei grandi della storia del calcio.

Grande e misconosciuto, perché di quell'epoca resta il sapore dei guizzi nervosi di Mazzola, della classe inarrivabile di Rivera, dei gol prepotenti di Riva. Ma dietro tutto questo c'era "Domingo", stile sgraziato e spirito indomito che si inventò un ruolo di ala a tutto campo prima degli olandesi, capace di macinare chilometri, sputare l'anima a supporto del gruppo e decidere le partite con fiondate micidiali da 40 metri (le "ciabattate" celebrate da Brera nel suo prediletto "cursore di cieca furia podistica") maledettamente efficaci.


Di tutto un po', infatti, è fatto l'Angelo benedetto dagli allenatori (da Valcareggi a Herrera, fino a Scopigno) che univa qualità e quantità, lo sgobbone prediletto dai compagni di mille avventure vincenti. Perché Domenghini ha vinto tanto, stabilendo anche strani record, come la tripletta in una finale di Coppa Italia dominata dall'Atalanta, trampolino di lancio di una carriera a cinque stelle che l'ha portato all'Inter euro-mondiale di Herrera.

In un mirabile congegno sapientemente guidato in difesa da Picchi e a centrocampo da Suarez, Herrera sfruttava la velocità e il suo lavoro a tutto campo per rendere irresistibile una squadra leggendaria che con lui raggiunse l'apogeo con due scudetti, due coppe dei campioni e due coppe intercontinentali. Era soprattutto nelle gare in trasferte e in quelle più complicate che il mago sfruttava il superlavoro di Domingo rinunciando a una punta (Milani o Peirò) per amalgamare meglio il gioco e le risorse di Suarez, Corso, Mazzola e Jair, componenti storici del quintetto assopigliatutto.

A 25 anni Domenghini si è ritrovato quindi nella storia del calcio
in un periodo in cui le squadre italiane vincevano poco e i freschi riferimenti erano il Real di Di Stefano e Puskas e il Benfica di Eusebio che aveva ceduto lo scettro continentale ai nerazzurri. Non era la Milano da bere successiva, ma quella del boom economico che Domingo viveva a un tiro di schioppo dalle salde radici bergamasche; ma lui non era un carattere facile e accomodante, né era nella manica della corte morattiana. Ed Herrera sapeva essere spietato e irriconoscente. Fatto sta che i giocatori al tempo erano anche pacchi postali (fatta eccezione per sua maestà Rombodituono) e un Domenghini furente si ritrovò a Cagliari in un cambio che aveva portato a San Siro Boninsegna.



Ma il suo fluido lo portò nel posto giusto al momento giusto perchè l'alchimia di mastro Scopigno aveva prodotto un super Cagliari
che aveva Cera e Niccolai in una difesa creativa blindata da Albertosi, Greatti e Nenè a centrocampo e soprattutto Riva e i suoi 21 gol: un macchina oliata e vincente che confezionò il miracolo di uno scudetto in periferia che vale forse di più di quelli vinti da Domingo a Milano. E nelle due squadre ha funzionato da talismano, perché appena arrivava lui fioccavano vittorie e scudetti.

Ma se c'era il Domenghini superbo nei club, ne esisteva uno se possibile ancora più importante in nazionale, dove aveva esordito 22enne contro l'Urss di Jascin (rigore parato a Mazzola all'Olimpico). Valcareggi l'aveva conosciuto all'Atalanta e nella ricostruzione dopo il disastro coreano è diventato una pedina fondamentale azzurra: una fetta non marginale del successo negli Europei 1968 (rimasto l'unico successo italiano) si deve a quel suo gol della disperazione su punizione allo scadere della prima finale che la Jugoslavia stava vincendo, poi nella finale bis all'Olimpico è toccato ad Anastasi e Riva confezionare il trionfo. Due anni dopo è stato protagonista anche dell'epopea messicana: la famosa ciabattata che ha messo ko la Svezia ha spalancato la qualificazione che ha portato poi a Italia-Germania 4-3 e alla finale persa col Brasile dopo che sull'1-1 una sua conclusione aveva sfiorato il palo.



Sono tutti tasselli di una carriera straordinaria che ha pochi eguali nel calcio italiano. «A lui sono grato - è il biglietto d'auguri dell'antico sodale Gigi Riva - perché senza quel suo gol in rimonta alla Jugoslavia non avrei mai vinto il titolo europeo. In campo si dannava l'animo dall'inizio alla fine faticando per sé e per gli altri e non gli ho mai visto sbagliare una partita. Al Cagliari arrivò borbottando ma poi si prese una clamorosa rivincita. E nell'anno dopo lo scudetto se non mi rompevo la gamba in azzurro avremmo certamente rifatto il bis. L'ho riabbracciato proprio nel quarantennale del tricolore. Scorbutico? Con noi ride e scherza come sempre. Nel calcio italiano la sua impronta è profonda, Auguri Domingo».


* Ansa
Martedì 23 Agosto 2011 - 16:39    Ultimo aggiornamento: 16:56




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Un'isola di plastica al centro del Pacifico grande 2 volte la Francia: dramma ambiente

Il Mattino

SYDNEY - Un'enorme 'isola' di immondizia in pieno Oceano Pacifico, grande il doppio della Francia, minaccia di diventare uno dei più gravi disastri ecologici del nostro tempo.

Immagine da www.blitzquotidiano.it

A rinnovare l'allarme è l'ambientalista australiano Tim Silverwood, rientrato a Sydney dopo aver partecipato a una spedizione internazionale attraverso il Pacifico settentrionale, dalle Hawaii al Canada, per documentare il North Pacific Gyre, un enorme vortice di immondizia galleggiante, composto soprattutto di plastica.


Il vortice si è formato negli ultimi decenni entro un grande sistema di correnti rotanti. La grande zolla di rifiuti, Great Pacific Garbage Patch, più che un'isola è una «zuppa rotante di plastica, che si accumula dove le correnti oceaniche si incontrano, e ha un centro stimato a circa un milione di kmq, che continua a crescere in misura esponenziale, ha detto Silverwood. Pure a migliaia di chilometri dalla più vicina massa terrestre, ha osservato detriti di plastica.

«Se fosse un'isola si potrebbe andare lì e pulirla, ma è fisicamente impossibile da pulire», ha aggiunto. «La natura della plastica è di non essere biodegradabile, ma di degradarsi alla luce, diventando molto friabile».

Durante la traversata di 5000 km l'oceano aveva un aspetto normale, ma non appena i ricercatori hanno cominciato a setacciare sotto la superficie marina, hanno trovato innumerevoli frammenti di plastica. «È sempre più preoccupante pensare a cosa questo possa significare per noi, perchè queste particelle, che contengono sostanze chimiche tossiche e cancerogene, vengono consumate da ogni forma di vita, comprese le specie che fanno parte del nostro cibo», ha detto.

Martedì 23 Agosto 2011 - 19:51    Ultimo aggiornamento: 20:03




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Capri, parte per qualche giorno e lascia il cane legato in casa: denunciata

Corriere del Mezzogiorno

Ad avvertire la polizia municipale sono stati i vicini preoccupati per i continui latrati del povero animale



NAPOLI

Doveva allontanarsi per qualche giorno ma non poteva portare il suo cane con sé e così ha pensato bene di legarlo al guinzaglio e chiederlo nel suo appartamento nel centro di Capri mentre era via. Una quarantenne di Ercolano, frequentatrice di Capri, dove possiede una seconda casa, è stata denunciata per i reati di maltrattamento di animali e di disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone alla Procura della Repubblica di Napoli dagli agenti del comando della polizia municipale coordinati dal comandante Marica Avellino. Ad avvertire i vigili, i vicini di casa preoccupati per i continui latrati del povero cagnolino.

L'animale, che mostrava segni di sofferenza, è stato liberato e temporaneamente affidato ai parenti e ai dipendenti che abitano nella zona nell'attesa del rientro della proprietaria.


Claudia Catuogno
24 agosto 2011




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Filoborbonico e iscritto al Partito del Sud, ecco chi è l'architetto che vede i fantasmi

Corriere del Mezzogiorno

Ritratto di Oreste Albarano, l'uomo che ha lanciato l'allarme al Museo archeologico: «La mia non è
una trovata pubblicitaria, l'ha capito solo Villari»



NAPOLI

«L'iPhone? Non lo posseggo. Come potevo usare l'applicazione che crea immagini ectoplasmatiche? La foto del fantasma l'ho scattata con un telefonino da pochi soldi». Oreste Albarano si difende e rincara la dose, il giorno dopo il pandemonio scatenato dalle sue dichiarazioni.

Sul «Mattino» è apparsa l'altro ieri la ormai famigerata immagine della ragazzina-spettro, che Albarano dice di aver scattato nel cantiere del Museo Nazionale, dove dirige i lavori per la nuova ala. I giornali e i siti web, locali e nazionali, hanno riportato la notizia, riferendo anche di «gosthbusters» in arrivo. E ieri, martedì, è intervenuto il ministro Galan (vedi articolo qui sopra).

Un can can che forse nemmeno l'architetto pensava (o sperava) di suscitare. Eppure creare immagini di fantasmi non è difficile. Albarano non si arrende, né accetta le smentite di direttrice del Museo e sovrintendente. «Non è di certo una trovata pubblicitaria. Solo Villari è stato intelligente, ha capito che al Museo non faccio che del bene... In fondo a Ferragosto sono stati staccati solo tre biglietti».

E i famosi cacciatori di fantasmi? Chi sono questi presunti esperti di una materia così evanescente? «Sono dell'Università di Bologna», assicura Albarano. Ma da quando in qua all'università sono istituite cattedre di fenomeni paranormali? «No» precisa impavido l'architetto, «volevo dire che gli esperti hanno studiato all'Università. Si tratta di tecnici del laboratorio bolognese di ricerca biopsicocibernetica».



Un «fantasma» al museo archeologico di Napoli


E verranno a Napoli? La direttrice Sampaolo giura che non li farà entrare. «Voglio proprio vedere» si inalbera il progettista. «Il responsabile del cantiere sono io e decido io chi entra. Voglio fare questa verifica, non c'è nulla di strano». E chi pagherà? «Sono disposto a cacciare i soldi di tasca mia».

Ma chi è questo architetto che dice di non credere ai fantasmi e ne porta in giro il ritratto? Filoborbonico, appassionato di musica classica partenopea (ha inciso un cd con un gruppo che si chiamava «Figli di un re minore»), organizzatore di uno show della pornostar Milly D'Abbraccio (l'attrice recitava versi partenopei a Erotica Tour 2009), l'uomo dello spettro è un personaggio tutto intriso di napoletanità (sebbene sia nato e viva a Roma), ai limiti dell'oleografia.

E attento alle istanze revisionistiche. Tanto da prendersela, in un lungo articolo pubblicato sul web, con gli sperperatori che hanno speso soldi pubblici per celebrare l'Unità d'Italia. Maestro Muti in testa.

Quand'era piccolo, racconta Albarano, ha abitato ad Acerra, paese del nonno, di fronte «alla casa di Pulcinella». In realtà la maschera napoletana non ha mai avuto alcun domicilio acerrano, però la dichiarazione dell'architetto lascia capire quanto sia forte la sua attrazione per la cultura popolare e per le tradizioni della sua città d'origine. «Sono borbonico convinto», dichiara. Alle ultime elezioni amministrative si è presentato con il Partito del Sud, in appoggio al sindaco de Magistris. «Non per vantarmi», rimarca, «ma ho ottenuto più di duecentocinquanta voti».

Peccato che dal sito del Comune di Napoli si evinca invece che il suo risultato elettorale è stato di 34 preferenze. Questione di dettagli. L'importante, per l'architetto Albarano, sono le dichiarazioni di intenti. Qualche tempo fa si presentò pubblicamente come volontario per cancellare la scritta apparsa sul Convitto Vittorio Emanuele di piazza Dante: «brigantaggio». Offerta ammirevole, tanto più che l'architetto simpatizza con i briganti. «Non è un buon motivo per sporcare i monumenti» dichiarò.

Eppure la scritta oggi è ancora lì: «Non l'ho potuta cancellare», chiarisce. «È enorme, ci saranno volute cinquanta persone per completarla e permea profondamente il supporto lapideo. Ci vogliono tecniche particolari». Strano però che all'epoca nessuno abbia visto cinquanta vandali scrivere sul muro. Studioso dei Borbone anche sotto il profilo culturale e architettonico,

Albarano si è laureato con una tesi su piazza Carlo III a Caserta e proprio nella città vanvitelliana ha iniziato la sua carriera nell'ambito dei beni culturali, alla sovrintendenza dell'epoca Iacobitti. «Nell'89», ricorda orgoglioso, «realizzai una grande festa barocca nella Reggia. Arrivarono dodicimila persone». Forse dovremmo intendere 1200 o 120, vista l'apparente scarsa dimestichezza dell'architetto con i numeri. O forse fu davvero l'evento che Albarano rievoca, tra luci, laser e fuochi d'artificio, con concerti e pièce teatrali.

Intanto oggi, cambiati i tempi, i beni culturali vivono tra minori fasti e i lavori di ampliamento del Museo Nazionale procedono a fatica. Anzi, in realtà sono a una battuta d'arresto. La nuova ala adibita a teatro, aule didattiche e laboratori di restauro per ora non si aprirà. La prima tranche di lavori è stata ultimata, ma per la seconda parte non sono stati stanziati gli otto milioni preventivati.

«La commissione europea», osserva Albarano, «avrà la brutta sorpresa di trovare tutto incompleto. Ma io con un solo milione e mezzo realizzerei un progetto anche migliore e più funzionale di quello originale, troppo dispendioso». Per ora è difficile capire se il cantiere andrà avanti. A meno che non arrivino gli alieni, forse disposti a farsi fotografare più volentieri degli scorbutici fantasmi.



Mirella Armiero
24 agosto 2011




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In Amazzonia donna allatta dal suo seno il figlio e una piccola scimmia

Il Mattino


RIO DE JANEIRO - Nella foresta amazzonica l'affetto materno non fa distinzioni, quindi può accadere anche che una madre di una tribù doni ad un cucciolo di scimmia bisognoso di cure e cibo lo stesso trattamento che riserva a suo figlio. Nel video una donna infatti allatta dal suo seno sia il figlio che una piccola scimmia.







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Via dall’oratorio perché gay»

Corriere della sera

Accusa di un allenatore. Il parroco: era diseducativo




La chiesa di Sant'Ambrogio e Carlo a Cesano Maderno

Si sente discriminato perché è un omosessuale. E per averlo detto ai ragazzi 18enni della squadra di calcio che allenava all’oratorio della parrocchia dei Santi Ambrogio e Carlo, a Cesano Maderno. Il parroco, don Flavio Riva, lo ha «licenziato» in tronco. Ma l’allenatore non ci sta. E contro quella che ritiene una «discriminazione sessuale» è disposto anche a sporgere una denuncia contro il religioso. Più ancora che dal caldo, l’estate della comunità pastorale di Cesano Maderno è stata resa rovente dal caso di Luciano Dicoladonato. Allenatore, 37 anni, nel febbraio scorso era stato incaricato di dirigere la squadra «Equipe 2000»: una società sportiva nata nel 1967 molto titolata a livello locale. Ma, a sorpresa, alla fine della stagione sportiva il mister è stato allontanato.

Tra la delusione degli atleti, che avevano apprezzato l’attività del loro coach. Per difendere il suo operato i ragazzi hanno anche dato vita a una raccolta di firme che è stata sottoscritta da un centinaio tra atleti e genitori. «Faccio l’allenatore da vent’anni – ha protestato Dicoladonato – e non mi era mai capitato nulla di simile. Ho sempre dato il buon esempio ai ragazzi. Mi hanno detto senza troppi giri di parole che non sono idoneo come educatore di oratorio perché sono omosessuale. Peccato che finché non hanno saputo che ero gay, andava tutto bene. Comunque io sono disposto ad andare fino in fondo. C’è una legge contro le discriminazioni sessuali ed è in base a questo che se non ci sarà un ripensamento porterò in tribunale il parroco». Don Flavio però non ci sta a passare per retrogrado e sessista: «La mia decisione non ha nulla a che vedere con l’identità sessuale dell’allenatore. Nulla di personale contro Luciano. Conta la qualità del servizio educativo, il servizio ai più piccoli e il rapporto con la comunità cristiana. La mia scelta è stata di investire in termini educativi su persone che sono cresciute nella nostra comunità e abbiano compiuto un certo percorso».

A pesare contro Luciano Dicoladonato forse è anche stato il fatto che il suo profilo compare in un sito di incontri per giovani omosessuali. A luci e ombre anche il suo curriculum di allenatore del trentasettenne. in un precedente incarico all’oratorio di Baruccana era stato allontanato perché «inadeguato» mentre in parrocchia a Seveso è ricordato come «un giovane educato e molto disponibile ». Poi è arrivato l’incarico a Cesano Maderno «Non sono d’accordo con la decisione – ha replicato Thiago Cafarelli, un suo giocatore -. Luciano si è sempre dimostrato una persona per bene. Abbiamo anche apprezzato il fatto che lui ci abbia comunicato senza reticenze la sua omosessualità. A settembre chiederemo al parroco un ripensamento e siamo sicuri che don Flavio cambierà idea. In ogni caso continuiamo la raccolta di firme».


Marco Mologni
24 agosto 2011 12:18



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Il prete e le monetine che nessuno vuole

Corriere della sera

«No ai centesimi». Cinque miliardi persi nei cassetti



ROMAAd Atella, comune di 3.800 abitanti in provincia di Potenza, non parlano d’altro. Domenica scorsa don Domenico Traversi, parroco della cattedrale di Santa Maria ad Nives (XIV secolo) avrebbe insistito durante l’omelia sull’inutilità di ritrovare, nelle cassette per le offerte, manciate di monete da 1 e 2 centesimi: li butto via, avrebbe detto, nessuno li usa. Il tutto è finito su La Gazzetta del Mezzogiorno corredata dalla notizia che il fruttivendolo più vicino avrebbe deciso di seguire l’indicazione, arrotondando i prezzi ai centesimi superiori. Don Domenico ora è furioso, parla di travisamento dello sfogo, annuncia lettere di chiarimento, ma ammette: «No, i soldi non li butto. Ma certo non è a forza di centesimi che si possono pagare i tremila euro di nuovo impianto Enel deciso dalla Curia...».




I centesimi di rame dell’euro rappresentano una delle innumerevoli contraddizioni dell’Italia. Nessuno riesce a usarli, quando capitano in tasca diventano subito zavorra inutile (salvo depositarle nelle cassette delle Chiese) ma l’Italia ne è (appunto inutilmente) sommersa. Nel nostro Paese, dal 2002 a oggi, circolano 6 miliardi e 700 milioni di pezzi dei tre piccoli tagli di centesimi, battuti dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Due miliardi e 600 milioni per la monetina da 1 centesimo, due miliardi e 200 milioni per quella da 2 centesimi e infine un miliardo e 900 milioni per i 5 centesimi. Un valore nominale enorme, circa 165 milioni di euro: rappresentano il 45% delle monete della valuta euro battute per ordine del ministero dell’Economia.

Le mini monete hanno avuto subito un’esistenza difficile. Già il 22 gennaio 2002, pochi giorni prima dell’entrata in circolazione della nuova moneta, Giulio Tremonti (allora ministro dell’Economia del Berlusconi II) annunciò: «Abolire i centesimi? Sarebbe certamente popolare, ci stiamo pensando, ne abbiamo parlato in sede di Unione Europea». L’economista Giacomo Vaciago, proprio in quei giorni, aveva previsto non più di pochi mesi di vita reale ai centesimi dall’anima di acciaio, ma ricoperti di rame. E invece eccoli lì, tutti nelle nostre tasche, ma soprattutto nei nostri cassetti. I primi a farne a meno furono, guarda un po’ la coincidenza, i responsabili della bouvette del Senato che il 1 febbraio 2002 decisero di superare ampiamente l’intuizione di Tremonti e abolire subito la superflua circolazione degli spiccioli europei: il cappuccino di allora scese da 67 a 65 centesimi, il cornetto da 46 a 45, i panini invece salirono da 1.14 a 1.20.


Centesimi di dollaro Usa
Centesimi di dollaro Usa
C’è chi, in Europa, ne ha fatto immediatamente a meno è si è trovato benissimo. Il primo Paese a cancellare i pezzi da 1 e 2 centesimi fu la Finlandia con un decreto legge che seguì l’introduzione della moneta unitaria: era la conseguenza dell’abolizione di altri centesimi, quelli del Markka, il Marco Finlandese, che era suddiviso in scomodissimi centesimi (un euro valeva 5.9 Markka). Il risultato è che quei pochissimi pezzi da 1 e 2 centesimi battuti in Finlandia ora sono rarità assolute e preziosissime. Anche l’Olanda dal 2004 non conia più centesimi di piccolo taglio e in Belgio la loro circolazione è di fatto un ricordo, seppure senza una decisione formale. In Italia c’è chi si è mosso immediatamente, per esempio il Comune di Barzago, in provincia di Lecco: nel gennaio 2002 abolì l’uso dei centesimi da 1 e da 2 nel costo dei certificati anagrafici e degli ingressi agli impianti sportivi.

Ma i centesimi non sono solo un problema italiano. In Canada il centesimo di dollaro canadese non è usato da anni eppure la zecca continua a batterlo, nonostante in circolazione ve ne siano circa 1 miliardo e 200 milioni di esemplari: per di più realizzare un centesimo costa 1.5 centesimi. La Svizzera ha parzialmente risolto il problema dal 1978 mettendo fuori corso i 2 centesimi di Franco mentre resiste il pezzo da 5 centesimi (che ne costa circa 11): ma in Svizzera il movimento d’opinione ostile alla sua abolizione è ancora molto forte. In più i piccoli centesimi si macchiano, diventano verdastri e emanano odori sgradevoli. C’è chi ha messo a punto un rimedio: acqua e limone, immersione per diversi minuti, poi pulizia e asciugatura con un panno (niente spugnette metalliche). Chi ha tempo e voglia può accomodarsi.


Paolo Conti
24 agosto 2011 09:15



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Scorie tossiche sul sagrato

La Stampa

Gianluca Nicoletti

La mania dei cannoni spara coriandoli inbratta le chiese



La mania del petardo matrimoniale sta deturpando le più belle chiede di Roma. Qualche parroco ha provato a mettere cartelli dissuasori, come il disperato avviso apposto su una colonna della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Palatino (XI secolo),  il povero prete che vede la sua chiesa "divorata" dai rifiuti tossici dei cannoncini spara coriandoli si lamenta del “barbarismo” di chi ha imbrattato il sagrato di quel luogo sacro dove, in varie epoche, passarono devastatori già Visigoti e Normanni, ma ora l'orda barbarica è formata da azzimati signori in abito scuro o ipertaccate signore con il cappello e la veletta.  Il cartello attaccato al colonnato sarà inutile, già in vista di settembre nuovi artificieri con chili di gel tra i capelli stanno armandosi di cannoncini spara coriandoli per rendere “unico” il loro matrimonio.

Il Wedding Planning tamarro prescrive la lordatura indelebile e sistematica del luogo in cui si celebra, fosse anche  una delle località  d’ arte più esclusive. Nella stagione della transumanza matrimoniale la torma assatanata di sposi, parenti, invitati come un nugolo di cavallette  fa terra bruciata di ogni romantico recesso, espropriato al culto, alla riflessione, al silenzio e al raccoglimento.
 


Ogni basilica, cappella o chiesa sconsacrata che, per tradizione, è prescelta per la celebrazione di matrimoni è, tra maggio e ottobre, devastata dal frenetico alternarsi di tribù variopinte e chiassose in cerca di location suggestive per girare l’intramontabile film del loro suggello amoroso

Come se non bastassero le folle imbacuccate d’organza e rasatello a ferire ogni segno della storia in quei luoghi si è da qualche tempo affermata la barbarica consuetudine di sparare sugli sposi piogge variopinte di grossi coriandoli di plastica usando dispositivi pirotecnici appositamente costruiti in fiorenti fabbriche, soprattutto campane.

E’ chiara la velleità di ricostruire su quei sagrati di antica pietra il momento della proclamazione del vincitore nell’ultima puntata di “Amici”  o del “Grande Fratello”.
 



La pioggia dei petaloni di rosa fucsia in eterna e indistruttibile plastica arriva a innaffiare anche i più alti rosoni, le guglie, i decori e le allegorie restandoci appiccicati per sempre.
Anche la variante della stella filante anodizzata, argentata o dorata, si avvinghia come pianta parassita alle fronde delle querce silenziose, dei platani, degli ulivi o dei pini mediterranei o alle siepi di mortella che un tempo segnava la quiete di chiostri e giardini.

La folla applaude, cineriprende, fa la ola e le pose spiritose da manuale, spara cannonate di frattaglie di plastica ovunque e poi fila via verso il ristorante lasciando sul terreno di battaglia tubi di cartone e cartone, cartucciere inesplose, mucchi e mucchi di petali sintetici che si stratificheranno, nozze dopo nozze, nel raggio di centinaia di metri dal sagrato.





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Russia, in tv finto documentario sulla fine del dollaro In massa vendono provocando il calo della valuta

Quotidiano.net

Come Orson Welles nel '38 con gli alieni, così un “mockumentary” sul crollo dell’economia globale ha scatenato il panico nei russi causando un momentaneo calo del biglietto verde sul mercato



Cambi: franco record sul dollaro

Mosca, 24 agosto 2011



Il primo era stato Orson Welles nel 1938, raccontando alla radio l’arrivo del marziani nel New Jersey e scatenando il panico tra gli americani. Lo scorso anno la tv georgiana aveva mandato in onda una fiction molto realistica su una nuova invasione russa nel paese. Risultato: distributori di benzina a secco e rete cellulare in tilt. Lunedì sera è toccato ai russi che hanno assistito a un “mockumentary”, un finto documentario, sul crollo dell’economia globale.

Ieri mattina - racconta il Financial Times - sono corsi in massa a vendere dollari, provocando, secondo alcuni, un momentaneo calo del biglietto verde sul mercato. “La fine dell’epoca del dollaro”, un programma di un’ora trasmesso lunedì sera tardi dal primo canale pubblico, descrive 24 ore di caos finanziario provocate da massicce vendite di dollari sul mercato giapponese, che si propagano alla Cina e infine ai mercati di tutto il mondo.

“Comincerà mentre dormi, oppure, a tarda sera, dando un’occhiata alla Tv, potrai seguire gli eventi. Ma sarà già troppo tardi” inizia la voce narrante. La scena si sposta sulla tv cinese dove un’annunciatore dice che la banca centrale ha ordinato di vendere enormi quantità di dollari. Poi, telegiornali e interviste con esperti dall’apparenza realistica, grafici e immagini di code ai bancomat, soprattutto in Olanda dove il finto documentario sembra essere stato girato.

Il primo era stato Orson Welles nel 1938, raccontando alla radio l’arrivo del marziani nel New Jersey e scatenando il panico tra gli americani. Lo scorso anno la tv georgiana aveva mandato in onda una fiction molto realistica su una nuova invasione russa nel paese. Risultato: distributori di benzina a secco e rete cellulare in tilt. Lunedì sera è toccato ai russi che hanno assistito a un “mockumentary”, un finto documentario, sul crollo dell’economia globale. Ieri mattina - racconta il Financial Times - sono corsi in massa a vendere dollari, provocando, secondo alcuni, un momentaneo calo del biglietto verde sul mercato.

“La fine dell’epoca del dollaro”, un programma di un’ora trasmesso lunedì sera tardi dal primo canale pubblico, descrive 24 ore di caos finanziario provocate da massicce vendite di dollari sul mercato giapponese, che si propagano alla Cina e infine ai mercati di tutto il mondo.

“Comincerà mentre dormi, oppure, a tarda sera, dando un’occhiata alla Tv, potrai seguire gli eventi. Ma sarà già troppo tardi” inizia la voce narrante. La scena si sposta sulla tv cinese dove un’annunciatore dice che la banca centrale ha ordinato di vendere enormi quantità di dollari. Poi, telegiornali e interviste con esperti dall’apparenza realistica, grafici e immagini di code ai bancomat, soprattutto in Olanda dove il finto documentario sembra essere stato girato.

Immediate le reazioni su internet, dove nei forum migliaia di russi si interrogano su cosa fare. “Ragazze, sto guardando la tv che dice che il dollaro non viene più accettato da nessuna parte, io e mio marito andiamo in Egitto la prossima settimana e abbiamo comprato dollari, che facciamo?” è il tipico post apparso sul sito di chat galya.ru. “Domani vado a controllare in banca” afferma un secondo navigatore, mentre un terzo commenta “se gli yankee scatenano un’altra crisi, noi finiremo davvero nei guai, non loro”.

Ft osserva che pochi programmi vengono trasmessi dalla Tv pubblica russa senza l’assenso esplicitivo del Cremlino e il finto documentario sembra essere in linea con l’aperta critica ufficiale dell’egemonia finanziaria statunitense. Qualche settimana fa il premier Vladimir Putin aveva ribadito la sua posizione, parlando alla gioventù filogovernativa degli Usa come di una paese di “parassiti che vivono alle spalle dell’economia globale grazie al monopolio del dollaro” e pronosticando uno spostamento delle riserve russe e cinesi sul altre valute, come l’euro.




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