Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

mercoledì 25 maggio 2011

Strage del Padule di Fucecchio Ergastolo e maxi risarcimento

Corriere della sera


E' la pena inflitta dal Tribunale militare di Roma a tre ex militari tedeschi. Anche la Germania dovrà pagare, insieme agli imputati, 13 milioni alle parti civili



Ergastolo. Questa la pena inflitta dal Tribunale militare di Roma a tre ex militari tedeschi, oggi novantenni e contumaci, tutti accusati della strage del Padule di Fucecchio, in Toscana, che nell’agosto ’44 portò alla morte di 184 civili, in gran parte anziani, donne e bambini: uno degli eccidi più gravi compiuti dai nazisti in Italia durante la seconda guerra mondiale.

Il Tribunale ha anche disposto un maxi risarcimento ai familiari delle vittime costituitisi parte civile, di oltre 13 milioni, solo di provvisionale, a carico degli imputati e del responsabile civile individuato nella repubblica federale di Germania.

Gli imputati sono l’ex capitano Ernst Pistor, di 91 anni, l’ex maresciallo Fritz Jauss, di 94 e l’ex sergente Johan Robert Riss, di 88, all’epoca tutti appartenenti a diversi reparti della 26/a divisione corazzata dell’esercito tedesco. Un quarto imputato, l’ex tenente Gherard Deissmann, è morto a cento anni. Secondo l’accusa i quattro avrebbero «contribuito a causare la morte» di 184 persone «che non prendevano parte ad operazioni belliche»: 94 uomini (soprattutto anziani), 63 donne e 27 bambini, tra cui anche alcuni neonati. Come ha sottolineato il pubblico ministero nella sua arringa, richiamando quanto detto nel corso del processo dallo storico Paolo Pezzino, non fu una semplice rappresaglia, ma «un’operazione di desertificazione totale».

Tra le 5 del mattino e le 2 del pomeriggio del 23 agosto 1944, 11 giorni dopo la strage di Sant’Anna di Stazzema, soldati della 26/a divisione corazzata dell’esercito tedesco, in particolare gli «esploratori» del 26/o Reparto agli ordini del capitano Josef Strauch, batterono uno per uno i casolari della zona, a cavallo tra le province di Firenze e Pistoia, sembra alla ricerca di partigiani, trovandovi però solo famiglie di contadini e numerosi sfollati in fuga dai bombardamenti. I nazisti uccisero senza pietà tutte le persone che trovarono, in una carneficina che non risparmiò nessuno.

I quattro imputati, in concorso con altri ex militari delle forze armate tedesche non identificati o già morti, sono accusati di aver compiuto l’eccidio, con le aggravanti, tra l’altro, dei motivi abietti, della premeditazione e di aver compiuto il fatto con sevizie e crudeltà. A comandare la squadra che si sarebbe macchiata di gran parte dei crimini, in particolare, sarebbe stato il maresciallo Jauss. Nel processo si sono costituite parti civili la Presidenza del Consiglio dei ministri, la Regione Toscana, la Provincia di Pistoia, numerosi comuni della zona e diversi familiari delle vittime.

«Dopo 67 anni abbiamo ottenuto giustizia. I parenti delle vittime la chiedono dall’agosto del 1944». Rinaldo Vanni, sindaco di Monsummano Terme, ha assistito con la fascia tricolore alla lettura della sentenza. Si è costituito parte civile, insieme ad altre otto amministrazioni comunali, alla Presidenza del Consiglio, alla Regione Toscana e alla Provincia di Pistoia ed ora esprime «soddisfazione». «Una moderata soddisfazione», precisa però, proprio perchè la condanna degli imputati è arrivata, a causa di quei centinaia di fascicoli processuali occultati nel cosiddetto «armadio della vergogna», venuto alla luce solo nel ’94, dopo «così lungo tempo».

Gli imputati non si sono mai presentati «e sapevamo fin dall’inizio - sottolinea Vanni, pure a nome delle altre comunità locali - che, anche a causa della loro età, non avrebbero mai fatto neanche mezz’ora di carcere. Ma questo non importa, nè questa consapevolezza ha mai scoraggiato le parti offese dal ricercare la verità e dal chiedere giustizia. Non è stato solo un processo alla storia, ma un processo che si è concluso con l’affermazione di una precisa responsabilità penale in capo agli imputati. Una responsabilità rafforzata, se così si può dire - conclude - anche dall’aver condannato al risarcimento del danno la stessa Repubblica federale di Germania, individuata come responsabile civile».

«Era auspicabile, questa sentenza rende finalmente giustizia a tutti i morti di quell’eccidio. Fu un’operazione di estrema crudeltà, in cui furono uccisi soprattutto donne, anziani e bambini. Non c’erano partigiani nè oppositori e comunque nessuno che potesse danneggiare l’esercito tedesco in ritirata». È il commento a caldo del sindaco di Fucecchio Claudio Toni, uno dei Comuni interessati dall’Eccidio del Padule. «Il nostro Comune fu toccato sì marginalmente, ma in quel triste agosto del ’44 nella zona del Padule erano tanti gli sfollati di Fucecchio. Furono gli stessi tedeschi a invitare i fucecchiesi ad andare verso Larciano e Lamporecchio, comunque verso la Valdinievole quando il a fine giugno ’44, per il primo luglio ordinarono lo sfollamento di tutto il capoluogo. Nell’Eccidio morirono 8 nostri compaesani, ma nei due mesi di guerra antecedenti fra cannoneggiamenti, bombardamenti e omicidi furono 165 le nostre vittime». Poi aggiunge un elemento: «Va considerato che per muoversi nel Padule, luogo ancora oggi ameno, i tedeschi hanno avuto certamente bisogno di un elemento locale che li ha guidati», magari costretto dietro la minaccia di morte per lui o familiari. Come sindaco di Fucecchio, insieme agli altri primi cittadini dell’area, anche Claudio Toni è stato a testimoniare al tribunale militare: «Ho raccontato cosa ha rappresentato dal punto di vista culturale quell’episodio sulla nostra popolazione».


25 maggio 2011





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Braccialetti identificativi per gli abusivi Polemiche per gli «immigrati marchiati»

Corriere della sera


Blitz in piazza di Spagna: decine di ambulanti fermati; imposta loro fascetta numerata. «Serve a identificarli»
Confcommercio plaude l'idea. Sant'Egidio preoccupata



ROMA - Un braccialetto di carta al polso degli immigrati venditori abusivi. Con su stampigliati cinque numeri. Ad applicarlo, durante un’operazione antiabusivismo nel centro storico di Roma, gli agenti del I Gruppo della Polizia Municipale. «I bracciali ci permettono di identificare questi venditori con la merce che abbiamo loro sequestrato, è un sistema di garanzia», si è limitato a spiegare a caldo il comandante del gruppo Stefano Napoli.
Ma questa novità, scoperta dalle associazioni che si occupano di immigrati quando le immagini sono apparse nel tg locali, fa gridare all’orrore.

Braccialetti ai vu' cumprà

«Quei numeri ci fanno tornare agli anni più bui della storia del ‘900…», protesta Alessia Montuori dell’organizzazione di difesa degli immigrati Senzaconfine.



«SPIEGHINO QUALE LEGGE APPLICANO» - «Vorremmo proprio sapere – aggiunge Daniela Pompei, della Comunità di Sant’Egidio - a quale legislazione appartenga questa novità, che non ci risulta in nessuna normativa…». Difende il bracciale della discordia il comandante della polizia municipale Angelo Giuliani, che spiega: «E’ la legge che impone che non si faccia confusione – spiega Giuliani -. Quello è solo un braccialetto temporaneo di carta come si fa negli ospedali, per non commettere errori.

Proprio nell’interesse degli immigrati in questione. Non avete idea di quanta merce abbiamo sequestrato e dei controlli che si sono prolungati fino alle quattro del mattino». E agiunge: «E’ stato adottato un segno non invasivo, non drammatizziamo. Ma per chi ci avete preso? Abbiamo adottato una disposizione interna». «COME AL VILLAGGIO VACANZE» - Aggiunge Stefano Napoli, comandante del I Gruppo: «Ma non siete mai stati in un villaggio vacanze? Appena arrivati vi mettono un braccialetto. Ecco, abbiamo operato in garanzia come si fa anche in un ospedale, perché le madri non perdano i loro figli. Abbiamo usato un materiale leggerissimo, per essere sicuri di operare bene…».
Fa eco a queste spiegazioni il presidente della Confcommercio, Cesare Pambianchi: «Ben vengano tutti i provvedimenti utili a debellare il fenomeno della vendita illecita di merce contraffatta in tutte le sue forme, e dunque anche il ricorso al braccialetto numerico, se necessario».

POLEMICHE E TRISTI MEMORIE - «Trovo infatti fuori luogo e inutili in questo momento - incalza Pambianchi - polemiche o addirittura fantasiosi accostamenti con avvenimenti del passato che nulla hanno a che vedere con la situazione attuale. Quello che dovrebbe essere l’interesse di tutti è porre un freno all’escalation della contraffazione. L’uso del braccialetto non è altro che uno strumento per agevolare le operazioni di riconoscimento dei venditori abusivi, che altrimenti, come spesso è accaduto in passato, sfuggirebbero alle azioni di controllo e repressione».

L'ARCI: «SCHEMI ODIOSI» - Pollice verso invece da parte delle organizzazioni che si occupano di immigrati. «Ormai in piena e totale disinvoltura vengono riproposti schemi più che odiosi – spiega Claudio Graziano, responsabile Arci per l’immigrazione -. Pochi giorni fa durante gli sgomberi dei rom alla Magliana sono state marcate con delle x alcune baracche, insomma è stata usata vernice per dire ciò che si doveva abbattere e cosa no. Ora ecco questi bracciali, una schedatura che è una criminalizzazione bella e buona e che è stata già vista nella storia, un simbolo di identificazione etnico che fa orrore. Chi l’ha deciso? E’ solo farina della Polizia Municipale?».



«RICHIAMA IL NAZIFASCISMO» - A Senzaconfine puntano il dito contro il Comune: «Fa orrore che il Comune – spiega Alessia Montuori – possa autorizzare schedature di questo genere spacciandole forse per iniziative di pubblica utilità». «Atroce collegamento venditore merce», indica Stefano Galieni responsabile immigrazione del Prc. Giovanna Cavallo di Action Migranti definisce i bracciali «guinzagli».
«Così viene attuata una forma di giustizia che richiama non a caso il nazifascismo…». Il più caustico è il portavoce di Dhuumcatu, l’organizzazione dei bengalesi: «A questo punto – spiega Bacchu – sento il dovere di ringraziare la polizia municipale che ha deciso di usare soltanto bracciali di carta. Così non siamo stati marchiati a fuoco sulla fronte. Grazie… Si limitano ai bracciali, come le pecore che hanno i numeri stampigliati sulle orecchie».


 Paolo Brogi
25 maggio 2011



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Il postino non suona più Ma arrivano i carabinieri

Corriere del Mezzogiorno


Ferme 8 mila cartelle e 30 quintali di lettere




NAPOLI -Bollette scadute da tre mesi, cartelle esattoriali in procinto di trasformarsi in pignoramenti, atti giudiziari urgenti. Migliaia e migliaia di buste impolverate, tonnellate di corrispondenza accantonata negli uffici, in attesa di essere spedita quando ormai sarà troppo tardi. A Napoli, come in altre province della Campania, la situazione è ormai giunta al collasso. Tanto che i cittadini si recano spesso e volentieri a ritirare la posta negli stessi uffici, avendo perso ogni fiducia nel servizio di recapito a domicilio. Dopo le denunce di alcuni clienti di Poste Italiane, della faccenda si stanno interessando i carabinieri. I militari, che oggi ascolteranno i direttori dei centri di distribuzione di Secondigliano e Barra, già ieri hanno parlato col direttore dell'ufficio di Scafati. Chiedono nomi, cognomi e numeri di telefono dei singoli portalettere che operano sulla zona. Con l'intenzione, è chiaro, di sentire anche loro. Ma i portalettere, sentire il sindacato, non c'entrano niente. Anzi, sarebbero addirittura vittime di un meccanismo che, evidentemente, non funziona. Sarebbero circa 8mila le cartelle esattoriali in giacenza presso il Cmp (il centro di meccanizzazione postale) di Napoli, in via Galileo Ferraris. Trenta, i quintali di posta non ancora smaltita, mentre ottocento chili di corrispondenza da inoltrare si troverebbero mediamente negli uffici.

Cifre da brivido, quelle snocciolate dalla Slc Cgil, il cui responsabile campano, Salvatore Cicalese, spiega senza mezzi termini: «La posta rimane stipata negli uffici fino all'inverosimile: spesso viene ritrovata direttamente nella spazzatura. Diverse segnalazioni ci sono giunte in questo senso. I portalettere e i lavoratori degli uffici postali si difendono, rivolgendosi al sindacato, proprio perché nessuno di loro vuol rimanere coinvolto in queste faccende. Comunicando queste cose al sindacato, cercano praticamente di tutelarsi» . La posta prende polvere, i postini cercano di tutelarsi, e rimetterci sono i cittadini. Parliamo di migliaia di lettere -prosegue il sindacalista - che i clienti non hanno mai visto, e che non vedranno mai» . Cicalese, che è al corrente delle convocazioni da parte dei carabinieri, nel confermare la notizia spiega che «Ci sono anche delle denunce presentate in Procura. I carabinieri convocano i responsabili dei singoli centri, ma il problema sta nel gruppo dirigente che gestisce l'organizzazione del recapito. C'è scarsa attenzione sul territorio campano, da parte di persone che non sono neanche del posto e quindi non conoscono il territorio» .

Gli fanno eco dalla sede del sindacato di via Torino: «La situazione in cui versa oggi il settore recapito è visibile agli occhi di tutti, anche ai non addetti ai lavori» . Secondo i sindacati l'azienda non garantisce un numero di assunzioni e una copertura dei turni sufficiente a far girare la macchina. Ed è massima allerta negli uffici postali. Per fare fronte alle proteste -a volte piuttosto violente -dei cittadini imbestialiti, in molti si sono praticamente blindati, con l'ordine di far osservare strettamente il divieto di ingresso agli uffici per chiunque non faccia parte del personale.


Stefano Piedemonte
25 maggio 2011




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Pisapia e la querela facile Ora chiede aiuto ai pm: "Una regia contro di me"

di Redazione


I legali di Pisapia denunciano sabotaggi alla campagna elettorale: finti fan del candidato sindaco travestiti da rom avrebbero distribuito volantini diffamatari. Formigoni: "Grosso scivolone"




La sinistra alza i toni degli ultimi giorni di campagna elettorale a Milano. Ora Pisapia vuole spostare la sfida direttamente nelle aule del Tribunale di Milano. La Procura di Milano ha infatti avviato un'indagine con l’ipotesi di reato di diffamazione dopo che i legali del candidato sindaco del centrosinistra hanno depositato un esposto in cui denunciano, tra l’altro, la presenza di alcuni finti fan del candidato sindaco travestiti da rom che distribuiscono volantini dal contenuto falso e diffamatario.

Le cose che si dicono su di me "sono - ha detto Pisapia al termine dell’incontro con i delegati della Cisl - di una gravità incredibile che non possono derivare da iniziative personali". "Dietro - ha proseguito - c’è una regia, c’è una strategia che è quella di cercare di infangare la mia immagine". Per Pisapia, le menzogne in questione "sono quelle che si leggono su tutti i cartelli elettorali e che continuano ad essere dette in televisione" e per questo auspica che "il suo programma sia conosciuto direttamente dai cittadini milanesi e non attraverso le menzogne e le falsità della propaganda del centrodestra"

Nell’esposto vengono ipotizzati anche i reati di abuso della credulità popolare, sostituzione di persona e pubblicazione di notizie atte a turbare l’ordine pubblico. Il fascicolo è stato in un primo momento assegnato al procuratore aggunto di turno, Nicola Cerrato, ma finirà per competenza al pubblico ministero Armando Spataro.

Il primo commenta arriva dal numero uno del Pirellone. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni la denuncia presentata Pisapiaè un "grosso scivolone". A margine di un incontro a Palazzo Pirelli, il governatore lombardo ha spiegato: "lo considero un grande, grandissimo scivolone e una dimostrazione che i toni sbagliati li sanno usare benissimo anche loro. Questa denuncia in procura non sta nè in cielo nè in terra. Dimostra, forse, la preoccupazione che ha iniziato ad invadere le loro fila".

In procura Pisapia ha spiegato che ci sarebbero falsi rom che girano per la città distribuendo falsi volantini. "Non so a che cosa faccia riferimento - ha detto Formigoni - in campagna elettorale ci si confronta su programmi e proposte, su cosa si vuol fare. Non è che si denuncia, non è il giudice a decidere le elezioni amministrative". 






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Party e cene nell'ex carcere nazista

Corriere della sera


I turisti pagano 44 euro per «sentirsi prigionieri».
Storici in polemica: 474 persone morirono di stenti



La home page del sito dell'hotel
La home page del sito dell'hotel
MILANO - Hamelin, cittadina della Bassa Sassonia. Qui sorge l’Hotel Stadt Hameln, un albergo quattro stelle a prima vista elegante e confortevole. Nulla farebbe presagire che un tempo questa struttura fosse un carcere nel quale venivano torturati e uccisi i prigionieri dei nazisti. Oggi i gestori seducono gli ospiti con un’offerta del tutto particolare: «party in prigione», con secondini e magliette a righe incluse. I turisti accorrono in massa, gli storici si dicono «indignati».

IL PROGRAMMA - Sentirsi per una volta prigioniero costa 44 euro. Nel prezzo è incluso il «menù del carcerato» con «bevande e pasti del prigioniero» e una t-shirt bianca a strisce nere. Quattro ore e mezza di «carcere prussiano come programma speciale», si legge sul sito web dell' hotel. Qui viene descritto con dovizia lo svolgimento delle «Knastfeten», le feste di gruppo in prigione: «Ogni detenuto deve presentarsi sobrio e lavato»; «in fila per due si procede poi nella cella comune». E ancora: «Chi ha necessità di andare al bagno deve annunciarlo mettendosi sull'attenti». L'hotel, continua il sito, ha una «storia unica». Unica sì, ma per nulla innocua.

CARCERE NAZISTA - L'attuale edificio fu costruito nel 1827 come prigione. I nazisti lo trasformarono in istituto di pena nel 1935. Secondo gli storici almeno 474 persone lasciarono la loro vita dentro questa struttura. Morti per le fatiche; la fame; per la mancanza di riscaldamento e di cure mediche. In alcuni casi uccisi nel tentativo di evadere o pubblicamente impiccati. Dopo la guerra la prigione fu poi utilizzata dalle forze d'occupazione inglesi come luogo per le esecuzioni. Ristrutturato negli anni successivi l’albergo è stato aperto nel 1993. Ciò nonostante, riferisce Spiegel Online, sulla pagina Internet dell’hotel non vi è alcun riferimento a quegli anni, al terribile passato nazista.

PROTESTE - «Party in prigione» nell’ex carcere nazista? Per lo storico del posto, Bernhard Gelderblom, è semplicemente «grottesco». Arrabbiati anche i parenti delle vittime, degli ex carcerati, che si sentono «scioccati» da questa offerta «di cattivo gusto». In imbarazzo, nel frattempo, anche l’amministrazione locale. Per nulla impressionati da tanto clamore, invece, i gestori dell’hotel che «non vedono nulla di male» in questi singolari eventi. Per loro le feste in carcere sono da paragonare alle cene a tema, quali i banchetti medievali di ambientazione storica offerte nelle dimore d'epoca.


Elmar Burchia
25 maggio 2011



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Le alleanze scomode di Pisapia: in lista a Milano un ultrà islamico

di Redazione


Figlio di uno dei fondatori dell'Ucoii, Davide Piccardo ha sempre militato nei collettivi. Sale alla ribalta per aver contestato il Cav e si arruola alle amministrative di Milano nel Sel di Vendola. Tre mesi fa ha fondato "Musulmani per Pisapia", il comitato che oggi voleva marciare sul Duomo. Le proposte di Piccardo: "Milano deve riconoscere la sua multiculturalitá e avviarsi verso la costruzione di una società interculturale". E' lui il legame tra Pisapia e la comunità islamica





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Milano - Musulmano fondamentalista, ultrà anti Cav e astro nascente dell'impero di Nichi Vendola nel Nord Italia. Davide Piccardo, l'organizzatore della marcia sul Duomo con il comitato "Musulmani per Pisapia, è salito alla ribalta ai primi di maggio contestando il premier Silvio Berlusconi davanti al tribunale di Milano. I suoi insulti ("Sei una m...a") erano rimbalzati su tutti i media progressisti trasformando l'astro nascente del Sel in un "eroe".

Classe 1982, nato a Imperia, fondatore dell'associazione "Giovani musulmani d’Italia", il ventinovenne Davide Piccardo è da sempre impegnato in politica come membro del coordinamento studentesco e di diversi collettivi. Quest'anno ha deciso di fare il salto e candidarsi alle amministrative milanesi tra le file del Sel di Vendola. E' lui il vero legame tra lo sfidante della Moratti e la comunità islamica. Quando qualche settimana fa l'imam di Segrate Ali Abu Shwaima, "famoso" per la fatwa contro Daniela Santanchè, aveva invitato i propri fedeli a non votate per il Sel perché "la condotta del suo leader non rispecchia i valori dell'Islam", Piccardo era subito intervenuto spiegando che "è improprio emettere un verdetto giuridico di tipo islamico sostenendo che è un peccato votare per noi, perché i partiti vanno giudicati per i loro programmi e non per le scelte di alcuni singoli". Del programma di Pisapia a Piccardo interessa soprattutto quella promessa messa nero su bianco a pagina 27: "Riteniamo che la realizzazione di un grande centro di cultura islamica che comprenda, oltre alla moschea, spazi di incontro e di aggregazione, possa essere non solo l'esercizio di un diritto, ma anche una grande opportunità culturale per Milano".
Non è un caso se il vendoliano Piccardo si stia laureando in Scienze politiche con una tesi sui luoghi di culto a Milano. Il ventinovenne, che per non imbarazzare Pisapia e fargli perdere una valanga di voti ai ballottaggi ha revocato la manifestazioni di oggi, è il primogenito dei cinque figli di Hamza Piccardo, personaggio di spicco per gli islamici che vivono in Italia. Piccardo senior nasce a Imperia nel 1952, si converte ai dettami del Corano nel 1975 e cambia il proprio nome da Roberto ad Hamza. Da lì a quindici anni fonderà l'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii) di cui verrà poi eletto presidente e portavoce. Hamza Piccardo si prodiga subito per promuovere l'apertura di nuove moschee in Liguria. Da Imperia ad Albenga, da Sanremo a Savona. Nel 2007 rinuncerà, infine, a tutte le cariche nell'Ucoii per dedicarsi solo all’attività editoriale e alla scrittura. 
Il 2007 era anche l'anno in cui la procura di Roma chiedeva il rinvio a giudizio con l'accusa di istigazione all'odio razziale per Hamza Piccardo e Mohamed Nour Dachan, per Marco Morelli, portavoce dell’Associazione islamica "Imam Mahdi", e per Damiano Di Palma, responsabile della casa editrice "Al Hikma". Nell'agosto del 2006 avevano pubblicato su alcuni quotidiani del gruppo Riffeser un comunicato dal titolo "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane". Da queste accuse sia Dachan che Piccardo sono, poi, stati prosciolti in due diversi procedimenti penali: in istruttoria a Bologna e davanti al tribunale di Roma.
Questo è il clima in cui è cresciuto Piccardo junior che ha da subito sottoposto a Pisapia un fittissimo programma per cambiare Milano. "Milano - diceva in una intervista rilasciata ad aprile - deve riconoscere la sua multiculturalitá e avviarsi verso la costruzione di una società interculturale come sviluppo naturale e positivo del processo di arricchimento che la città deve vivere ma che si è praticamente fermato da anni per il provincialismo delle giunte di destra e della ultima giunta Moratti in particolar modo". Tra le richieste spiccano la necessità di spazi comuni, agevolazione per tutti coloro che percipiscono un reddito basso e politiche per favorire l'agevolazione. Nel suo programma Pisapia ha pienamente accolto le richieste di Piccardo assicurando la costruzione di "un grande centro di cultura islamica", favorendo l'ingresso ai concorsi pubblici anche agli immigrati provvisti del solo permesso di soggiorno e introducendo il voto agli immigrati almeno nei consigli di zona. 
Il forte esame tra Pisapia e la comunità islamica milanese è stato confermato anche dall'immediata revoca della marcia di oggi pomeriggio. Una manifestazione fortemente voluta da Piccardo ma osteggiata dal comitato di Pisapia perché rischiava di essere controproducente ai fini del ballottaggio. Il messaggio è chiaro: ora state buoni, se poi veniamo eletti facciamo quello che ci pare...




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Egitto, 17 piramidi sepolte Scoperte con immagini Nasa

Corriere della sera

 

Si chiama Storm: i genitori non dicono se è 'lui' o 'lei' "No agli stereotipi"

Quotidiano.net


Fa discutere la decisione di una coppia canadese di tenere segreto il sesso del figlio/a. "E' un tributo alla libertà e al diritto di scelta”, spiegano


Roma, 25 maggio 2011 - Sarà maschio o femmina? Bocche cucite. Così una coppia di genitori canadesi ha deciso di tenere segreto fin dalla nascita il sesso del loro terzogenito per risparmiarlo dai pregiudizi e dagli stereotipi di genere. Il bimbo o la bimba si chiama Storm (tempesta) e verrà educato, per volere dei suoi genitori, con criteri “genderless”: “Abbiamo deciso di non rivelare il sesso di Storm per adesso, un tributo alla libertà e al diritto di scelta” di nostro figlio/a, spiegano i genitori in una e-mail inviata ad amici e parenti.

Se Storm sia un bimbo o una bimba è noto solo a Kathy e David, e agli altri due figli della coppia, Jazz e Kio di 5 e 2 anni, oltre che all’ostetrica che ha assistito al parto.

La notizia fa discutere: alcuni contestano la scelta della coppia, accusata di voler imporre le proprie ideologie ai figli e di voler fare di loro degli animali da laboratorio. Altri li approvano, sostenendo che non è il sesso a determinare l’individuo. La famiglia Stocker, intanto, si è chiusa nel riserbo e ha deciso di non concedere interviste ai media, riporta il Times.







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Ecco la X-Hawke, prima auto che vola

Il Mattino


Presentato in Israele il rendering di un prototipo di auto volante. Grande quanto un pullmino, può lasciare la strada e muoversi come un "uccello" sopra il traffico e le code. Ancora indecifrabili costi, consumi e tipo di "patente" necessaria. Ma la suggestione è fantastica.



Martedì 24 Maggio 2011 - 13:31    Ultimo aggiornamento: 13:47



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Ora Famiglia cristiana sta pure con Pisapia: con lui Milano migliore

di Redazione


Il settimanale di Don Sciortino si schiera apertamente con il candidato del centro sinistra Giuliano Pisapia: "Se vince si potrà realizzare qualcosa di quanto propone la Chiesa ambrosiana in difesa degli ultimi arrivati". Poi attacca il premier: "Arrogante e ridicolo"




"Milano non rischia nulla di terribile, anzi può darsi che si realizzi, nel caso che vinca Pisapia, qualcosa di quanto propone da anni la Chiesa ambrosiana, operando attraverso la sua Caritas entro i limiti delle sue possibilità e competenze, in difesa degli ultimi arrivati, in particolare proprio quei rom così trasformati in incubo": è l'auspicio di Famiglia Cristiana che, con un editoriale-endorsement di Beppe del Colle, si schiera a favore del candidato di centrosinistra al Comune di Milano. E smentisce i pericoli paventati dal centro destra. "Milano non rischia nulla di terribile", se vince Pisapia. Rischia piuttosto "se la polemica elettorale resta ferma all’anticomunismo, al taglio delle tasse (promesso da 17 anni), fino all’assurdo della cancellazione delle multe stradali". L'editoriale critica la campagna del sindaco Letizia Moratti e in particolare "le finte interviste" del premier Silvio Berlusconi denunciandone "l’arroganza delle forme e ridicolo delle sostanze".

Pisapia Anticristo "Il premier ha denunciato in toni accorati il rischio che, se vincesse a Milano il candidato dell’opposizione Pisapia la metropoli lombarda diventerebbe preda di zingari, rom, drogati, immigrati, musulmani, centri sociali, sinistra estrema" - scrive Del Colle - e "su un sito di area cattolica è apparsa per l’avvocato Pisapia l’accusa di "Anticristo". Secondo il settimanale dei Paolini, "con questi atteggiamenti si negano decenni di storia civile di Milano, una città socialmente aperta e generosa sia sul piano pubblico sia su quello religioso cattolico".





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Sallusti: la Moratti è debole Berlusconi? Geniale con vizi

Corriere della sera


Il direttore de «Il Giornale» si confessa





MILANO - Una parola per tutti. Alessandro Sallusti - direttore de Il Giornale di proprietà della famiglia Berlusconi e reduce da un intervento d'urgenza al cuore, il 16 maggio - concede un'intervista a Vanity fair (oggi in edicola), rispondendo nel suo stile. L'argomento politicamente più pregnante è la sfida milanese per la conquista di Palazzo Marino, dopo una campagna elettorale caratterizzata da toni tutt'altro che felpati: «I toni non c'entrano. Nessuno ha il coraggio di rinfacciare alla Moratti la disfatta, eppure tutti nel partito sapevano che partiva dal 40%: guadagnando un punto e mezzo le è già andata di culo. Nessuno osa dire che ha sbagliato Berlusconi a dare ai giudici dei brigatisti o a fare i comizi sotto il palazzo di Giustizia. Allora dicono che è colpa del Giornale, dei falchi, della Santanchè. Rispondo che sono ipocriti: se critichi il Giornale, che sostiene le posizioni di Berlusconi, critichi il capo del partito».

Il sindaco uscente, secondo il direttore, non ha speranza di vincere il ballottaggio contro Pisapia perché è una candidatura debole: «Negli ultimi sei mesi non ho incontrato una persona di centrodestra disposta a votarla». Sallusti nega di aver contribuito ad alzare l'asticella dello scontro attraverso l'imbeccata al sindaco, nel faccia a faccia su Sky, sulla vecchia storia della condanna di Pisapia per il furto di un'auto poi usata per un sequestro: «Chi mi accusa non conosce i miei rapporti con il sindaco uscente, e soprattutto non conosce lei: non ascolterebbe mai un mio consiglio. Prima del gennaio scorso, quando mi invitò per un caffè a Palazzo Marino, non la conoscevo neppure. Qualche giorno dopo mi telefona: "Guarda, direttore, forse possiamo darci del tu". Lì ho capito che era davvero in difficoltà, perché se una così scende dal piedistallo e si abbassa a dare del tu a uno che le sta evidentemente sui coglioni... Malgrado tutto, penso davvero che sia molto meglio lei di un pericoloso estremista come Pisapia». Il "problema Milano" è anche il "problema Berlusconi": «Il partito si è abituato ad avere uno con la criptonite che risolve tutte le situazioni, c'è stata l'incoscienza di dire: "Tanto ci pensa Berlusconi". Le vicende dell'ultimo anno hanno lasciato il segno, soprattutto nell'elettorato femminile».

Già, le notti di Arcore. Sallusti - che conosce Nicole Minetti e la definisce «inquietante», aggiungendo che «adesso sappiamo perché è andata a occupare quel posto. Non è un bell'esempio» - ritiene che il premier sia «un talento che alimenta la sua genialità anche con i vizi, come Maradona o Michael Jackson. Fondamentalmente sono dei pazzi». Non è necessario per un politico tenere uno stile di vita più sobrio perché «Berlusconi si è impegnato a fare una politica a sostegno delle famiglie, non a salvare la sua, di famiglia, o a non scopare». Per quanto riguarda la sua vita privata, infine, Sallusti si dichiara romantico: «Lo sono. Nonostante mi sia sposato e separato due volte, ho sempre sognato la famiglia da "Mulino Bianco". Ho anche trovato il posto, una casetta con il giardino in riva al lago: manca solo la donna da portarci». Daniela Santanchè, con cui è stato fotografato mano nella mano? «Daniela è per me una persona importante. Con me in ospedale c'erano lei e Feltri. Non siamo fidanzati, ma siamo sicuramente più che amici. Lei nel privato è molto dolce. Passa le serate a lavorare a maglia per il figlio. Odia uscire e andare alle feste. Ma anche lei ha un ruolo».
Un'ultima battuta per Vittorio Feltri. Domanda: è venuto a trovarla in ospedale, cosa le ha detto? «"Avevo bisogno di vederti perché sto male solo all'idea che tu stia male". Io gli ho risposto in modo ancora più sintetico, perché Vittorio mi mette in soggezione. È una delle poche persone che mette in soggezione anche Berlusconi. E viceversa».


R. R.
25 maggio 2011



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Che orrore il patto con i fanatici di Allah

di Magdi Cristiano Allam


La mega moschea trasformerebbe la città nella nuova Mecca del terrorismo internazionale



Ieri quasi contemporaneamente monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei (Conferenza episcopale italiana) ha espresso il suo sostanziale appoggio alla costruzione di una grande moschea a Milano caldeggiata dal cardinale Dionigi Tettamanzi, mentre in Algeria le autorità della provincia di Bejaia hanno ordinato la chiusura definitiva di 7 luoghi di culto dei cristiani evangelici.
Non è affatto un caso, anzi sono due facce della stessa medaglia. Da noi i cristiani o comunque i figli anche degeneri della civiltà cristiana, accomunati dall’essere succubi del relativismo, buonismo e islamicamente corretto, sono come ossessionati dal voler elargire mega-moschee concependole come il coronamento del modello multiculturalista della società. Da loro i musulmani, siano essi terroristi, integralisti o pseudo laici come dovrebbero essere i governanti algerini, sono compatti nella persecuzione dei cristiani e nella soppressione delle chiese.

Così come non è affatto casuale che nel mese mariano mentre il cardinale Tettamanzi convergeva con Giuliano Pisapia, emblema della scristianizzazione, nel volere innalzata la cupola e il minareto sui cieli di Milano, gli autentici testimoni della fede in Cristo assurgevano al martirio massacrati dagli islamici in Nigeria (16 morti il 6 maggio) e in Egitto (15 morti e circa 250 feriti il 7 maggio), così come il livello della repressione dei cristiani li costringe ormai a vivere barricati a casa nel Pakistan e in Irak.

Questi sono fatti! Che orrore questo sodalizio tra gli alti prelati della Chiesa e i nemici della cristianità, siano essi laicisti o islamici. Come possono da cristiani Tettamanzi e Crociata sentirsi in pace con la propria coscienza quando Abdelhamid Shaari, presidente della moschea di viale Jenner, centrale del terrorismo islamico in Italia tanto è vero che il suo imam Abu Imad sta scontando una condanna definitiva di 3 anni e 8 mesi, dice: «Sono d'accordo al 100%, condividiamo in pieno ciò che dice la Cei sulla questione di una moschea a Milano»? Come può Tettamanzi, neppure tanto velatamente, intervenire pubblicamente per sostenere il candidato sindaco favorevole all’aborto, all’eutanasia, al matrimonio omosessuale, alla droga di Stato? Si rende conto che il messaggio che trasmette è che il cristianesimo è ormai una landa deserta senza la certezza delle nostre radici giudaico-cristiane, della fede in Cristo risorto, dei valori non negoziabili, dell’identità cristiana, destinato a soccombere di fronte all’arbitrio, all’arroganza e alla violenza degli islamici?

Tettamanzi e Pisapia sono figli dell’ideologia del relativismo che coltivano il sogno di una Milano multiculturalista, dove dovremmo azzerare tutto ciò che siamo e concepire che debba trionfare una nuova civiltà espressa dalla sommatoria quantitativa delle rivendicazioni di tutti coloro che man mano arrivano, piantano la loro tenda e dettano le loro condizioni. La Milano che deve ancora definire se stessa è stata così descritta proprio ieri da Tettamanzi: «Milano viene sollecitata fortemente ad essere medio-lanum, cioè terra di mezzo, crocevia di popoli che cercano nel Dio vivente l’unica vera risposta per la propria vita». Non sorprende che se Milano si presenta come una sorta di landa deserta finisce per essere percepita dagli islamici come terra di conquista.

Questi sono fatti! Milanesi svegliatevi! Riaffermiamo la certezza e l’orgoglio di chi siamo, delle nostre radici giudaico-cristiane e della nostra civiltà che è laica e liberale grazie al cristianesimo! Diciamo no alla mega-moschea che trasformerebbe Milano nella nuova Mecca del terrorismo islamico internazionale! Diciamo no al patto scellerato dei catto-comunisti che hanno svenduto l’anima e vorrebbero trasformarci in succubi dei fanatici di Allah! Riscattiamoci dal baratro del suicidio della nostra civiltà votando in massa la certezza e l’orgoglio di chi siamo, della nostra tradizione, di un futuro per i nostri figli e nipoti vissuto nella dignità e nella libertà!



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Preziosissimi minuti

Il Giornale

Pubblicato il da Davide Passoni
Millenary Ripetizione minuti a carica manuale di Audemars Piguet

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L’indicazione sonora del tempo, immaginata per “leggere” l’ora nel buio quando non esisteva l’elettricità, è la complicazione più antica in assoluto. Audemars Piguet ne ha fatto un elemento della propria identità, creando ripetizioni minuti e grandi suonerie fin dalla sua fondazione nel 1875.

Il nuovo modello Millenary Ripetizione minuti si inserisce in questa lunga tradizione. Questo pezzo eccezionale, con cassa ovale e architettura tridimensionale, permette di ammirare il meglio del suo meccanismo raffinato: nuovo scappamento AP, doppia spirale, martelli e timbri della suoneria. Uno spettacolo per gli occhi.

Il nuovo Millenary Ripetizione minuti arricchisce una collezione classica e architettonica allo stesso tempo, nella quale trovano già posto modelli eccezionali come il Tradition d’Excellence N°5, il MC12, i Secondi morti e il Carbon One. Con le sue funzioni di ore, minuti, piccoli secondi e ripetizione minuti, nonché un sistema di carica sviluppato appositamente per il suo calibro 2910 a carica manuale, il Millenary Ripetizione minuti è, esattamente come i predecessori, un concentrato di perizia, tecnica e materiali innovativi. La sua cassa ovale in titanio fa da scenario atipico per uno spettacolo di straordinaria bellezza: i quadranti in oro disposti in posizione decentrata invitano lo sguardo a compiere un tuffo nei segreti del meccanismo.

Lo scappamento AP, la doppia spirale, ma anche i martelli e i timbri della suoneria diventano così i protagonisti di una pièce tridimensionale.
La suoneria è la complicazione più antica che esista. Già alla fine del XV secolo esistevano orologi da tasca che suonavano le ore al passaggio. I meccanismi di ripetizione quarti, con suoneria delle ore e dei quarti su richiesta, appaiono alla fine del XVII secolo. Questi orologi con memoria meccanica, che a quei tempi consentono di conoscere l’ora nell’oscurità, sono oggi una delle manifestazioni più significative di perizia orologiera, e il privilegio di poche manifatture.

Il nuovo Millenary Ripetizione minuti adotta le ultime novità tecniche sviluppate da Audemars Piguet, a cominciare dal nuovo scappamento AP. Essenziale per il funzionamento corretto dell’orologio, lo scappamento consente di scandire l’energia lineare trasmessa dal bariletto. Ispirandosi a un meccanismo creato alla fine del XVIII secolo dall’orologiaio Robin, Audemars Piguet ha sviluppato un sistema nuovo che abbina l’alto rendimento di uno scappamento a impulso diretto con la sicurezza dello scappamento ad ancora svizzero. Gli orologiai di Le Brassus sono così riusciti a ridurre le perdite d’energia e a rendere superflua la lubrificazione delle leve. Un progresso te