Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

martedì 10 maggio 2011

Sono morto e questo è l'ultimo post»

Corriere della sera

Milioni di accessi al messaggio lasciato da un blogger canadese scomparso dopo anni di lotta contro il cancro




Derek Miller (da Internet)
Derek Miller 
MILANO - «Ecco qua. Sono morto e questo è l'ultimo post del mio blog». Comincia così il messaggio, datato 4 maggio, lasciato da Derek Miller, diventato con gli anni il più famoso blogger canadese, su www.penmachine.com, in cui lui stesso annuncia la propria morte per le complicazioni di un tumore all'intestino, all'età di 41 anni. L'annuncio della fine ha provocato enorme commozione in rete, con oltre 8 milioni di contatti alla homepage del blog. Miller, sposato, due figlie di 13 e 11 anni, di Vancouver, era diventato famoso per la puntualità, la freddezza e il coraggio con cui aveva raccontato la lotta contro la malattia, senza mai cedere (almeno a giudicare dai messaggi) alla totale disperazione e spesso con un tocco di amaro umorismo.

DIET COKE E FORMAGGIO SPRAY - In un post del 6 aprile, per esempio, chiedeva ai cittadini statunitensi che avessero visitato Vancouver e ai canadesi che tornavano dagli Stati Uniti di portargli due cose introvabili nel suo Paese, la diet coke alla ciliegia e il formaggio spray Easy Cheese della Kraft: «E se qualcuno mi dice che questi sono orribili "quasi-cibi" che mi faranno venire il cancro, non farò altro che ridere e ridere». Anche l'ultimo post segue in parte questa vena («ho chiesto ai miei cari di pubblicare questo messaggio già pronto, l'inizio del processo che trasformerà questo sito, ora attivo, in un archivio»), ma presto vira verso un tono più intimo e pieno di amore per la famiglia, anche se sempre molto misurato e in apparenza senza molta fiducia in un possibile aldilà. «Io non sono andato in un posto migliore o peggiore. Io non sono andato da nessuna parte, perchè Derek non esiste più. Non appena il mio corpo smetterà di funzionare e i neuroni del mio cervello cesseranno l'attività, subirò una notevole trasformazione: da un organismo vivente a un cadavere, come un fiore o un topo che non riesce a superare una notte particolarmente gelida».

IL MONDO E' MERAVIGLIOSO - Il suo più grande rammarico? Non essere vicino alla moglie e alle figlie nelle prove che certamente le attenderanno nella vita. La sua più grande gioia? La vita stessa, perchè «il mondo è un luogo meraviglioso e stupefacente». La malattia che lo ha ucciso? Certo, una cosa orribile. «Ma io -scrive - sono anche stato fortunato. Non mi sono mai dovuto chiedere come mi sarei procurato il mio prossimo pasto. Non ho mai dovuto temere l'arrivo di soldati stranieri, con mitra e machete, che avrebbero ucciso o ferito la mia famiglia. Non ho mai dovuto lottare per salvarmi la vita. Purtroppo, queste sono cose che alcune persone devono fare ogni giorno». «Nessuno può immaginare cosa veramente lo aspetta nella vita. Possiamo pianificare e fare ciò che ci piace, ma non possiamo aspettarci che i nostri piani funzionino. Spero che questo sia quello che le mie figlie imparino dalla mia malattia e dalla mia morte». «Airdrie - scrive alla moglie chiudendo il post - tu sei stata la mia migliore amica e il mio legame più stretto e profondo. Io non so cosa saremmo stati l'uno senza l'altra, ma credo che il mondo sarebbe stato un luogo più povero. Ti amo profondamente. Ti amo, ti amo, ti amo».


P. Ra.
10 maggio 2011



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Messico, un nuovo «mostro» per i narcotrafficanti

Corriere della sera


L’esercito ha sequestro un veicolo blindato artigianale costruito dai trafficanti



Il nuovo mezzo sequestrato ai Los Zetas

WASHINGTON – Un nuovo «mostro» per i Los Zetas, potente cartello della droga messicano. Pochi giorni fa nella cittadina di Ciudad Mier, Tamaulipas, l’esercito ha sequestro un veicolo blindato artigianale costruito dai trafficanti. Un’evoluzione, più sofisticata, di un mezzo simile andato distrutto in un combattimento nel 2010. Il «mostro 2011» – così è stato ribattezzato – può raggiungere una velocità di 100-110 chilometri orari, oltre doppio del modello precedente.
COME È FATTO - Il camion-testuggine è protetto da pesanti piastre, sei feritoie sui due lati e una coppia di torrette. Chi lo ha realizzato, però, non ha fatto bene i calcoli: gli assi delle ruote non hanno retto al peso. I Los Zetas usano veicoli blindati per attaccare postazioni di polizia oppure negli scontri con le fazioni rivali. I narcos dispongono di un arsenale poderoso. Mitragliatrici, lanciarazzi, granate e fucili come il Barrett in grado di perforare mezzi protetti. Con l’estendersi della guerra tra i vari cartelli sono nate officine clandestine che si dedicano alla preparazione di mezzi. Nell’abitacolo è creata una bolla di protezione, quindi ci sono feritoie e a volte hanno trucchi che ricordano l’auto di James Bond. Da scomparti posteriori possono essere sparsi chiodi e olio.


Guido Olimpio
10 maggio 2011



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La statua di San Catello si ferma davanti alla casa del boss: è bufera

Corriere del Mezzogiorno

Il sindaco Bobbio si è opposto alla sosta decisa dai «portatori» e ha deciso di abbandonare la processione

NAPOLI - Avrà un seguito giudiziario la «sosta» del Santo Patrono davanti alla casa di un camorrista, durante la processione rituale di domenica mattina a Castellammare di Stabia. La vicenda è, infatti, finita in un’informativa che sarà trasmessa dai carabinieri alla Prefettura e alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Al centro del contrasto, che ha visto protagonisti il sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Bobbio, ex magistrato, e l’arcivescovo di Sorrento-Castellammare, monsignor Felice Cece, prossimo alla pensione, ci sono questioni di ragione morale. L’itinerario e le soste della processione del patrono, San Catello, vengono decise dai «portatori» della statua del santo. E sono stati loro, a ribadire che, dopo la consueta sosta e le preghiere nello stabilimento della Fincantieri di Castellammare di Stabia, la statua sarebbe stata posata davanti alla casa di un noto camorrista stabiese, come accade ogni anno da decenni. Anche a gennaio scorso, infatti, era stato seguito lo stesso rituale.


LASCIA LA PROCESSIONE - Il sindaco Bobbio, in quell’occasione non c’era, ma domenica invece sì e si è opposto alla tappa. A tentare di mediare, l’arcivescovo Cece che ha spiegato al primo cittadino che la sosta non si riferiva a un atto di venerazione nei confronti di persone, bensì avveniva davanti alla Chiesa di Santa Fara, che si trova dieci metri prima dell’abitazione del personaggio contestato dal primo cittadino. Bobbio ha fatto presente che si tratta di una chiesa chiusa tutto l’anno e che, quindi, meglio sarebbe stato sostare dieci metri prima. Quando i portatori hanno deciso, comunque, di fare la sosta il sindaco, ha messo via la fascia tricolore e ha ritirato il Gonfalone. La statua del santo è stata poggiata a terra per un istante, la processione è proseguita e il sindaco ha ripreso la fascia tricolore con cittadini al seguito.

San Catello, il patrono di Castellammare

«RITIRO IL GONFALONE» - «Finchè non avrò assicurazioni chiare dall’ Arcivescovado di Sorrento-Castellammare, che la sosta davanti alla casa del camorrista non verrà espunta dal passaggio della processione del Patrono di Castellammare di Stabia, l’amministrazione comunale ritirerà il gonfalone e ogni rappresentanza nel corteo». Il sindaco ha deciso che i simboli del Comune non presenzino in futuro il rito con cui la festa del patrono della città, San Catello, viene celebrata due volte all’anno, in gennaio e in maggio. «In maggio dello scorso anno, io non ero al corrente di questa assurda sosta che viene apparentemente motivata come una sorta di venerazione alla santa di una chiesa che rimane chiusa per quasi tutto l’anno - racconta Bobbio - E quando a gennaio scorso i portatori stavano per effettuare il simbolico gesto di ’rispettò passando davanti all’abitazione del camorrista, io urlai di procedere e questi, presi alla sprovvista, non fecero in tempo a fermare il corteo, continuando la processione».

POLEMICA CON IL VESCOVO - «Quest’anno - dice il sindaco - ho voluto anticipare le loro intenzioni, impartendo un ordine ben preciso, di evitare questa sosta. Ma i portatori si sono ribellati. Da parte del vescovo mi sarei aspettato di essere spalleggiato, invece ho dovuto ascoltare delle giustificazioni non ammissibili». «Ho provveduto - conclude Bobbio - che un’informativa venisse inviata alla Prefettura e alla Procura della Repubblica sui fatti accaduti. E il prossimo anno l’amministrazione sarà presente in processione solo se dall’ Episcopio verrà garantita una modifica delle soste del percorso, che dovrà evitare genuflessioni davanti alla casa dei camorristi».


Redazione online
09 maggio 2011
(ultima modifica: 10 maggio 2011)

Terremoto a Roma, cresce la psicosi Ma Comune e sismologi: stop allarmismi

Corriere della sera

 

Una profezia prevede un enorme sisma nella Capitale mercoledì 11 maggio. Appelli alla ragione degli esperti: scosse imprevedibili. Ma i cinesi vanno via

 

ROMA - Niente panico. Anzi, «mandate i figli a scuola». «Basta con gli allarmismi», se terremoto sarà «si tratterà al massimo di qualche scossa lieve». E tutte le istituzioni locali impegnate a dire: non ci muoviamo da Roma. E ad invitare i cittadini a non farsi prendere dalla psicosi invitandoli alla «serenità e alla ragione». Ma intanto in Rete la paura cresce. E, per stare tranquilli, i cinesi dell'Esquilino hanno già chiuso i negozi, fatto i bagagli e lasciato la Capitale. Perché il mercoledì 11 maggio 2011, una profezia di un secolo fa ha previsto a Roma un sisma di tale intensità da raderla al suolo con tutta la sua storia ultramillenaria.

 

 

L'ALLARME E GLI INVITI ALLA CALMA - Sul web la psicosi cresce e si alimenta da mesi. Ne parlano decine di gruppi su Facebook e gli studiosi si interrogano sulla veridicità delle profezie dell'astronomo e sismologo Raffaele Bendandi. Così il Campidoglio deve correre ai ripari per tranquillizzare i romani, definendo il terremoto di mercoledì 11 maggio «una leggenda metropolitana». E attiva lo 060606: chiunque chiamerà il numero di servizio di Roma Capitale troverà personale informato e pronto a tranquillizzare tutti sulla mancanza di dati scientifici a supporto di questa potenziale emergenza. Per una maggiore informazione, il personale che risponderà rimanderà il cittadino al sito www.protezionecivileromacapitale.it o al numero verde 800854854. Mercoledì l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia organizza anche un open day dalle 10 alle 20 dal titolo «Conoscere e prevenire aiuta ad avere meno paura».

ESPOSTO DEL CODACONS - Ma intanto il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma contro tutti quei soggetti (blog, siti web, tv, radio, giornali, ecc.) che hanno in qualsiasi modo diffuso e alimentato la notizia del terremoto: denuncia per procurato allarme e abuso di credulità popolare. La Protezione civile, dal canto suo, specifica che «prevedere i terremoti è impossibile allo stato attuale delle cose. Ogni anno abbiamo in Italia oltre 10 mila terremoti registrati dai sismografi, quindi è probabile che mercoledì ci sarà qualche piccola scossa nel nostro Paese. Ma questo non significherebbe nulla». Da giorni, racconta Mauro Dolce, responsabile dell'Ufficio Rischio Sismico e Vulcanico della Protezione Civile, «i nostri centralini e le nostre caselle di posta elettronica sono intasate da richieste di chiarimenti sulla data dell'11 maggio 2011. Roma non si trova al centro di una zona sismica. La sismicità locale è circoscritta all'area dei Colli Albani». Quindi - conclude Dolce - «non assicuro nulla, ma è estremamente improbabile che mercoledì ci sarà il terremoto di cui si parla. E comunque la probabilità che domani si verifichi il terremoto a Roma è uguale a quella di domani, dopodomani, tra un anno e tra cento anni».

«APPELLO ALLA RAGIONE» - Le istituzioni invitano alla calma. La governatrice del Lazio Renata Polverini dice: «Io sono tranquilla». L'assessore capitolino alla famiglia Gianluigi De Palo invita le famiglie: «Non vi allarmate, mandate a scuola i vostri bambini: più del terremoto, è preoccupante l'allarmismo che si è diffuso. Non possiamo farci bloccare dalla paura perché non ci sono elementi scientifici a supporto di questa previsione». Il presidente della Provincia Nicola Zingaretti però annulla tutti i suoi appuntamenti fuori Roma «per stare in città, anche perché i capitani sono gli ultimi a scendere dalla nave..», scherza. E aggiunge: «Ci sono già tante paure vere, per questo evitiamo di aggiungerne di finte. Quindi l'appello è alla serenità e alla ragione, risolviamo i problemi veri e non inventiamone di nuovi».

I CINESI VANNO VIA - Non sono convinti però i cinesi dell'Esquilino. Molti di loro da giorni hanno chiuso i loro negozi nella zona intorno alla stazione Termini e hanno lasciato Roma. «Sono terrorizzati e non parlano di altro - racconta un barista della zona -: già oggi alcuni sono chiusi e i loro titolari sono andati via da Roma». Serrande chiuse a piazza Vittorio e nelle vie limitrofe in particolare via Principe Amedeo e via Rattazzi che colleziona l'en plein.

 

Redazione online
10 maggio 2011

Rifiuti, Sepe: siamo arrivati al fondo A rischio anche la salute dei napoletani

Corriere del Mezzogiorno

 

Triassi, dipartimento igiene della Federico II: disinfezioni inefficaci. Intanto giacciono in strada 3000 tonnellate: Stir fermi, si blocca staffetta dei mezzi esercito-Asìa

 

NAPOLI - Auspica una soluzione all’emergenza rifiuti per eliminare una brutta pagina dalla città, l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe. «Speriamo che si trovi una soluzione - ha detto il cardinale Sepe, a margine del convegno sull’evoluzione e sul futuro della mobilità svoltosi nella sede della curia napoletana e promosso dall’Aci - Adesso, forse proprio perchè si è arrivati al fondo, ognuno sta cercando di trovare un modo ed un sistema per togliere questa brutta pagina dalla nostra città»

RISCHIO SALUTE - Intanto cresce l'allarme per lo stazionamento in strada di tanti, troppo rifiuti. «È a rischio la salute dei cittadini con i rifiuti in strada, anche se si tratta di un’emergenza che è come un’epidemia, cioè non prevedibile» dice Maria Triassi, del dipartimento di Igiene della Federico II. È chiaro che a Napoli per la monnezza la salute dei cittadini è a rischio da almeno quattro anni. Il fatto (semi)nuovo è la preoccupazione per lo scoppio di un'epidemia. Un allarme che del resto si ripete, non senza ragioni, ad ogni crisi. Basti pensare che per la precedente grande emergenza del 2008 la Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per parecchi sindaci (tra cui la Iervolino) con l'accusa, appunto, di «epidemia colposa.». «Anche le disinfezioni lasciano il tempo che trovano - ha affermato ancora la Triassi - perchè si continua comunque a dare da mangiare a blatte, topi, gabbiani. L’unica cosa da fare è ripulire le strade». Giusto, ma il capo della Procura partenopea Giovandomenico Lepre va oltre: bisogna innanzitutto trovare un'altra discarica.

LEPORE: «BASTA CINCISCHIARE» - «Si deve fare la discarica, è inutile stare a cincischiare - ha detto il procuratore - e trovare siti provvisori che non ci sono perchè gli stir sono pieni». «Si parlava di Taverna del Re - ha aggiunto - ma non si può praticare perchè è in una situazione molto traballante. Io avevo individuato un’area per la nuova discarica ma sono stato attaccato perchè non posso parlare di quest’area che è fuori provincia».

STIR GIUGLIANO DI NUOVO PIENO - La raccolta procede ma il lavoro è improbo: a terra giacciono ancora 3000 tonnellate. L'assessore all’Igiene urbana del Comune di Napoli, Paolo Giacomelli, sostiene che gli impianti al momento sono «pieni, fermi» e, dunque, non si riesce più a conferire. Il problema concerne sia i camion dell'azienda Asìa che i mezzi dell'esercito.

 

 

E dire che per tutta la notte e fino alle prime ore del mattino la raccolta e il conferimento era andato bene visto che erano state scaricate negli impianti oltre 800 tonnellate. La situazione è peggiorata nelle ultime quattro ore (scaricate appena quattro compattatori, dunque 40 tonnellate). Si è deciso, mettendo al bando le polemiche tra Asìa e esercito (guarda il video), di creare una staffetta tra i mezzi del Genio militare e quelli «civili» della municipalizzata. Ma se non si conferisce allo Stir di Giugliano - e ai soldati tocca la fascia oraria dalle 12 alle 18 - siamo punto e a capo. Grazie all’intermediazione del prefetto di Napoli ed a un dispositivo presentato da Sapna, la società provinciale di Napoli per la gestione del ciclo dei rifiuti, è stato infatti individuata - come riferisce il presiente Asìa Claudio Cicatiello - una «finestra» di sei ore dedicata solo allo scarico dei mezzi del Genio. «Senza toni polemici - precisa Giacomelli - tutto questo dimostra che il problema non è la raccolta dei rifiuti ma il conferimento».

A MONTERUSCIELLO - Stamane, intanto, i soldati spediti dal governo, si sono concentrati su Monterusciello, in via Modigliani, popolosa frazione di Pozzuoli particolarmente colpita dall'emergenza spazzatura. Complessivamente sono 160 gli uomini del ventunesimo reggimento Genio disponibili per l’emergenza rifiuti a Napoli e in provincia, con un centinaio di mezzi da utilizzare in base agli interventi concordati.

ANCORA ROGHI - Intanto, non accennano a diminuire i roghi di rifiuti, molto pericolosi per la dispersione nell'aria di diossina. 28 gli interventi dei vigili del fuoco, di cui 23 solo a Napoli (il resto nell'hinterland, soprattutto Casoria e Nola). Centro storico e zona orientale le aree maggiormente colpite. Interventi in via Vergini, via Foria, via Scarfoglio, via Salvator Rosa e a Secondigliano. I

 

Alessandro Chetta
09 maggio 2011

L'Italia festeggia i 150 anni dell'Unità ma a Roma museo del Risorgimento chiuso

Il Messaggero


di Jacopo Orsini
ROMA - Ci sono il Tricolore dei Mille, i cimeli di Garibaldi, le immagini dei Bersaglieri mentre entrano a Porta Pia e i fucili e le armi usate durante le Guerre d’Indipendenza. E poi stampe, lettere, giornali, monete, busti e dipinti che ricordano Garibaldi, Mazzini, Cavour e gli altri protagonisti del Risorgimento. Uno spazio insomma creato per tenere viva la memoria della storia d'Italia. Peccato che nell'anno in cui il Paese festeggia i 150 anni dell'Unità, il Museo centrale del Risorgimento a Roma sia chiuso per restauri. Riaprirà il 2 giugno, festa della Repubblica, con nuovi percorsi, nuove luci e una collezione d'arte allargata, ma da fine marzo il portone è sbarrato.

«Mettiamo il Tricolore dappertutto e chiudiamo il Museo del Risorgimento? Mi pare veramente inconcepibile», dice un sorpreso visitatore all'ingresso del Vittoriano. «Ci sono arrivati ora i contributi per fare alcuni adeguamenti funzionali. Il riallestimento era previsto da tempo, ma solo adesso abbiamo avuto l'ok per farlo», spiega Marco Pizzo, vice direttore del museo.

Video  Chiuso il museo del Risorgimento

Con il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia «festeggiamo il meglio della nostra storia», pagine che nessuno deve dimenticare, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dal palco del Quirinale la sera dello scorso 16 marzo aprendo l'anno di celebrazioni per i 150 anni. Non dobbiamo dimenticare, aveva aggiunto, che «se fossimo rimasti come nel 1860, divisi in otto stati, senza libertà e sotto il dominio straniero, saremmo stati spazzati via dalla storia. Non saremmo mai diventati un grande paese europeo».

Quale migliore occasione dunque dei 150 anni dell'Unità per visitare il museo del Risorgimento, da sempre trascurato a Roma dove le cose straordinarie da vedere sono tantissime? «Certo è un peccato che il museo non si possa visitare inquesto periodo - ammette Pizzo - ma c'era la necessità di chiudere due mesi per realizzare un nuovo allestimento in tempo per il 2 giugno».

Nelle gallerie ospitate sul fianco sinistro del Vittoriano si ripercorrono le principali tappe delle lotte risorgimentali: dalla Restaurazione seguita alla caduta di Napoleone, alla Repubblica Romana del 1849, all'impresa garibaldina, fino al ricongiungimento di Roma all'Italia nel 1870. «La memoria degli eventi che condussero alla nascita dello Stato nazionale unitario e la riflessione sul lungo percorso successivamente compiuto possono risultare preziose nella difficile fase che l’Italia sta attraversando», aveva sottolineato ancora il capo dello Stato nelle settimane scorse. Una memoria che però per il momento resta invisibile al pubblico.

Martedì 10 Maggio 2011 - 13:14    Ultimo aggiornamento: 14:46




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Sgarbi condannato anche in Cassazione risarcirà Ilda Boccassini per diffamazione

Immunità parlamentare a de Magistris Il parlamento di Strasburgo dice di sì

Corriere del Mezzogiorno


La causa per diffamazione intentata da Mastella
L’approvazione a larga maggioranza per alzata di mano



    Luigi de Magistris

    Luigi de Magistris


NAPOLI - Via libera all'immunità parlamentare per Luigi de Magistris. La sessione plenaria del Parlamento europeo ha approvato la richiesta dell'eurodeputato dell’Idv, per usufruire dell’immunità parlamentare nella causa per diffamazione che gli è stata intentata da Clemente Mastella, anche lui eurodeputato (Udeur/Ppe) e come de Magistris in corsa per la poltrona di sindaco di Napoli. L’approvazione è stata a larga maggioranza per alzata di mano. De Magistris non era presente a Strasburgo. L’11 aprile scorso la commissione giuridica aveva dato parere positivo a favore di de Magistris. Nel dicembre 2009 Mastella aveva incaricato i suoi legali di agire contro de Magistris per il risarcimento dei «gravissimi danni subiti in ragione dell’operato dell’ex pm di Catanzaro» nella gestione «dell’inchiesta giudiziaria Why Not». All’epoca Mastella aveva chiesto un risarcimento di un milione di euro.

«RINGRAZI BERLUSCONI» - Ironico il commento di Clemente Mastella: «L'ex pm, invece di esercitarsi nell'insulto gratuito, invece di attaccare il Cavaliere, dovrebbe ringraziarlo pubblicamente. Quando Berlusconi verrà a Napoli, de Magistris dovrà farsi trovare in prima fila ad applaudirlo, per dirgli: grazie di cuore . Oggi, infatti, con con i voti determinanti dei parlamentari del Partito popolare europeo, l'Asssemblea di Stasburgo ha votato ed approvato la sua richiesta di immunità parlamentare, richiesta avanzata dall'ex Pm per sfuggire ad una mia querela, dopo che l'inchiesta Why Not si e' rivelata una bufala, uno stratagemma per fare carriera politica». «L'ex pm continua a scappare ed a farsi scudo dell'immunità di parlamentare europeo - continua Mastella - la stessa immunità che lui ed i suoi amici di partito continuano a condannare come un intollerabile privilegio. Complimenti, complimenti davvero per una così bella faccia tosta. Un chiaro esempio di doppia morale, che gli elettori sapranno sicuramente apprezzare».


Redazione online
10 maggio 2011





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Grillo omofobo contro Vendola: Gli dà del fr... Protesta Arcigay

Il Mattino


ROMA - Prima il saluto omofobo di Beppe Grillo gridato a Bologna in una Piazza Maggiore gremita: "At salut buson" ("ti saluto frocio"). Poi ieri la fatwa dell'imam della moschea di Segrate, Ali Abu Shwaima: «I musulmani di Milano non devono votare i candidati della lista di Sel perché il suo leader, Nichi Vendola, in quanto omosessuale, ha una condotta che non va d'accordo con l'etica islamica».
L'ultima settimana di campagna elettorale in vista delle amministrative ha visto il leader di Sinistra e Libertà al centro di attacchi omofobi.

Gli episodi hanno riacceso lo scontro sul tema dell'omofobia. L'antipatica espressione del comico genovese soprattutto ha suscitato indignazione e proteste nel mondo del web. «Da Beppe Grillo fino ad ora non è giunta una parola o proposta politica sulle famiglie omosessuali, sul matrimonio, sui diritti, contro l’omofobia o sulla fecondazione medicalmente assistita», ha scritto in una nota Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay.




«Beppe Grillo chiarisca che cosa intendeva dire anche perché, cercare l’applauso facile del pubblico con battute maschiliste e populiste da bar sport è esattamente ciò che fa il nostro presidente del Consiglio e mal si concilia con chi sostiene di rappresentare qualcosa di nuovo nello stantio panorama politico italiano», ha aggiunto l'Arcigay.

L'Arcigay ha ribattutto anche alle dichiarazioni dell'imam: «Dopo i vescovi, che su Avvenire, nei giorni scorsi, ci hanno tenuto a far sapere che nelle prossime elezioni amministrative si dovranno sostenere solo coloro che valorizzano la famiglia nel formato fondato sul matrimonio uomo-donna sancito dalla Costituzione, ora è il turno di un imam assumere una posizione omofoba ed entrare a gamba tesa nella vita politica del nostro Paese», è scritto nel comunicato.

«Ai rappresentanti di entrambi i fondamentalismi - continua la nota - che hanno trovato finalmente sintonia sull'esclusione delle istanze gay e lesbiche dal dibattito politico e delle persone omosessuali e transessuali dalle istituzioni, ricordiamo che l'Italia non è una teocrazia bensì una Repubblica laica e aconfessionale».

Martedì 10 Maggio 2011 - 13:21    Ultimo aggiornamento: 13:31




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La sinistra in Emilia come la mafia»

Corriere della sera


Stefania Craxi: «Il controllo economico e sociale è lo stesso. Credo che questa bella regione vada liberata»



Stefania Craxi
Stefania Craxi


Il «potere della sinistra» in Emilia-Romagna «non ha nulla da invidiare» per il suo controllo sulla realtà economico-sociale «a quello delle mafie nel sud Italia». Parola del sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, a Bologna per sostenere la candidatura del leghista Manes Bernardini.

«Non ho dato dei mafiosi» agli esponenti della sinistra, aggiunge poi l’esponente del governo ai cronisti: «Dico che il controllo economico e sociale del territorio è lo stesso. Carriere che vanno avanti e indietro da sessant’anni - esemplifica - tra partiti, presidenze di cooperative e amministrazioni pubbliche. Credo che questa bella Emilia-Romagna vada liberata».

10 maggio 2011




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Il nipote di Farinacci suicida sulla tomba del nonno gerarca fascista

Corriere della sera


Pietro Ercole Mola, 65 anni, medico, si è tolto la vita sparandosi al petto con un fucile da caccia



CREMONA – Un cadavere adagiato sopra la tomba di Roberto Farinacci, l’ex segretario del partito nazionale fascista, sepolto nel cimitero di Cremona: lo hanno trovato questa mattina alcuni addetti del camposanto ma più sorprendente ancora è l’identità del morto. Si tratta di Pietro Ercole Mola, 65 anni, medico ma soprattutto nipote del gerarca mussoliniano. Mola si è tolto la vita alle prime ore di questa mattina sulla tomba del nonno sparandosi al petto con un fucile da caccia. Ignote al momento le cause del gesto: accanto al cadavere è stato trovato un biglietto scritto dallo stesso Mola ma sul quale ci sarebbero semplicemente delle disposizioni testamentarie. Il medico era figlio di una delle figlie di Farinacci; non aveva mai svolto attività politica ed era più conosciuto a Cremona per il suo lavoro nel reparto di pronto soccorso dell’ospedale.

Roberto Farinacci, gerarca fascista
Roberto Farinacci, gerarca fascista
Ogni anno, questo sì, Mola partecipava a una commemorazione del nonno e di Mussolini che si svolgeva a fine aprile nel cimitero di Cremona; anche il 30 aprile scorso era stato presente alla cerimonia e aveva letto pubblicamente una preghiera sulla tomba del “ras” del fascismo. Nonostante questo legame non era considerato un fanatico; anzi, negli anni passati aveva preso le distanze dagli oltranzisti che esibivano camicie nere e saluti romani in occasione di ricorrenze storiche. Roberto Farinacci, dal canto suo, era nato a Isernia nel 1912 ma si era trasferito giovanissimo a Cremona, dove era divenuto dipendente delle ferrovie e dove aveva cominciato la sua ascesa politica. Fu uno degli organizzatori e propugnatori dello squadrismo, decisivo per l’affermazione mussoliniana soprattutto nelle campagne della pianura padana. Fu segretario del partito fino al 1926; catturato il 28 aprile del ’45 nei pressi di Vimercate (Milano), venne fucilato al termine di un processo sommario. Claudio Del Frate


Claudio Del Frate
10 maggio 2011





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Il video di Osama alla tv è un falso"

La Stampa


La denuncia di un sito jihadista: «Le immagini di Bin Laden invecchiato sono manipolate. State attenti all'America»


DUBAI

Il sito filo-integralistico on-line "Shoumoukh al-Islam", noto negli ambienti dell’anti-terrorismo quale principale diffusore dei filmati realizzati da o per conto di al-Qaeda, ha denunciato come artefatto e manipolato uno dei cinque video trovati nel covo in Pakistan nel quale il 2 maggio fu ucciso Osama bin Laden, e resi poi di pubblico dominio dal Pentagono. Il presunto falso sarebbe quello delle riprese a uso "privato", a differenza delle altre che furono realizzate per finalità di propaganda e che dunque erano destinate alla divulgazione, in cui si vede il fondatore dell’organizzazione terroristica osservare immagini di se stesso in televisione: Bin Laden vi appare notevolmente invecchiato, con la barba grigia, stempiato sotto un berretto di lana, una coperta ad avvolgergli le spalle, incurvate, accucciato con il telecomando stretto in mano.



أسامة بن

Come «risposta» a tale video, «trasmesso da mass media arabi e stranieri», "Shoumoukh al-Islam" ne ha diffuso un altro, nel quale sostiene siano evidenti le prove dall’avvenuta contraffazione, mettendo a confronto le immagini "peggiorative" del capo di al-Qaeda con altre, anteriori, nelle quali apparirebbe con un aspetto assai migliore. «Attenzione, state attenti all’America mentitrice», esorta una didascalia che compare nel corso del filmato, lungo quasi una decina di minuti. In particolare, vi si sottolineano le differenze che le effigi di bin Laden presentano per quanto riguarda naso e occhi.

Di fatto, le differenze si notano anche tra il video dello "sceicco del terrore" non destinato alla messa in onda, e gli altri quattro, uno dei quali intitolato «Messaggio al popolo americano»: la figura del defunto capo di al-Qaeda vi compare non solo con la barba tinta apparentemente di nero, ma più generale maggiormente curata per trasmettere una buona impressione sugli spettatori: un aspetto che ha indotto molti analisti a concluderne come Bin Laden auto-alimentasse un vero e proprio culto di se stesso.



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