Evoluzione a Sinistra

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mercoledì 4 maggio 2011

Bin Laden e un nuovo virus che colpisce via Facebook

Corriere della sera


Scritto da: Federico Cella alle 18:06 del 04/05/2011

Il video e le immagini dell'uccisione di Bin Laden: al momento sono i contenuti più desiderati dal popolo del Web, e non solo s'intende. Dunque la trappola migliore per chi vuole diffondere nuovi virus informatici e cercare di fare un po' di "clickjacking" finalizzato al furto di dati sensibili. Ecco quindi che le bacheche di Facebook di tutto il mondo 
anche la vostra, probabilmente - si stanno riempiendo di messaggi di condivisione di un link che recita "Il video dell'esecuzione di Bin Laden" con un sommario che rafforza la voglia di cliccare: "Guarda cosa fanno questi soldati a Osama". Ovviamente, ma lo diciamo chiaramente, il link non è da cliccare perché è un modo assai elaborato per inoculare un virus nel vostro pc.


Come spiega bene il blog di Catepol - che cita come fonte Mashable, ottimo condensato di tutto quanto fa malware legato all'esecuzione del ricercato n. 1 -, bisogna invece segnalare il messaggio come spam. Perché se invece si entra nella pagina in questione - non  cliccate, ho messo il link per completezza - ci si trova di fronte a un codice da incollare nella barra del proprio browser. Azione anche questa da non compiere, altrimenti il link viene inviato a tutti i propri contatti e si diventa fan di quella pagina. E il malware diventa ancora più virale.



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Obama ha deciso: le immagini di Bin Laden morto non saranno pubblicate

Corriere della sera

 

L'ordine del presidente americano. Pareri discordanti tra i parlamentari Usa che le hanno viste

 

MILANO - Barack Obama ha deciso: le immagini del cadavere di Osama Bin Laden non saranno diffuse. Il presidente Usa lo ha detto alla trasmissione della Cbs 60 Minutes che andrà in onda domenica. Alcuni parlamentari statunitensi hanno avuto la possibilità di vedere le foto del corpo di Osama. Il presidente della Commissione servizi segreti del Senato, il repubblicano Mike Ross, ha ammesso di aver potuto vedere le foto e di non auspicarne la pubblicazione, dicendosi preoccupato per la sicurezza dei militari statunitensi in missione all'estero. «Osama non è un trofeo, è morto: concentriamoci piuttosto sulla missione fino a che Al Qaeda non sarà eliminata», ha detto Ross. Un altro rappresentante repubblicano, Saxby Chambliss, ha confidato di aver visto alcune foto scattate dopo il raid: «Mostrano quel che ci si può aspettare di qualcuno che è stato colpito da un proiettile alla testa, non è niente di bello da vedere» ha concluso, ritenendone invece opportuna la diffusione: «Un giorno o l'altro verranno pubblicate, la questione è sapere se lo dovremo fare noi secondo le nostre regole o lasciare che sia qualcun altro a farlo». La senatrice repubblicana Kelly Ayotte è invece favorevole alla pubblicazione. «Bin Laden è una figura conosciuta e dalla foto si capisce che è lui. Nessuno vuole vedere foto che disturbano, ma credo anche che sia importante finirla con la teoria del complotto».

FOTO DURE - In precedenza si era diffusa la notizia che almeno un'immagine sarebbe stata pubblicata. «Le foto sono troppo cruente ma una sarà pubblicata, anche se non si sa quando», aveva detto il capo della Cia che temeva la propaganda anti-americana e un'ondata di violenze. Bin Laden «non era armato» nel momento in cui è stato ucciso dalle forze speciali Usa, ha aggiunto il portavoce della Casa Bianca Jay Carney in una conferenza stampa, in cui ha anche definito «raccapriccianti» e «potenzialmente incendiarie» le foto in possesso del governo. «Ci sono sensibilità in gioco. Stiamo valutando la necessità» di rendere pubbliche le fotografie.

 

 

LA SERIE DI FOTO - Sarebbero tre i gruppi di foto dell'assalto e del cadavere. Una prima serie è del cadavere in un hangar di una base aerea in Afghanistan, nel quale il capo di Al Qaeda sarebbe ben riconoscibile anche se l'immagine è impressionante per via di una ferita aperta nella testa, sopra gli occhi. La seconda serie di scatti è relativa alla sepoltura in mare sulla portaerei Carl Vinson, prima e dopo l'avvolgimento del cadavere in un sudario. Il terzo gruppo di foto è successivo all'assalto stesso, con immagini del figlio morto e degli altri due uomini uccisi, più altre scene dell'interno del complesso di edifici.

LA NUOVA FOTO FALSA - Circola poi da martedì sulla rete una foto falsa del cadavere. Si tratta di un'immagine a raggi infrarossi rilanciata nell'edizione inglese di Twitter dagli hacker di Anonymous. Il presunto leader di Al Qaeda giace a terra con una ferita sopra l'occhio destro. Il corpo sembra sorretto da un soldato Usa. Vari blogger in rete hanno mostrato che si trattatava di un fotomontaggio.

ATTENTI ALLE MAIL CON OGGETTO VIDEO BIN LADEN - L'Fbi ha intanto allertato gli utenti della rete per mail che propongono foto o video di Bin Laden ucciso: «Potrebbero contenere virus in grado di rubare dati personali o infattere il computer». Secondo l'Fbi questo tipo di mail potrebbero arrivare anche da indirizzi di amici o familiari ignari. Il Bureau of Investigation fa anche sapere di modificare i livelli di privacy dei propri profili sui social network per rendere più difficile poter postare materiale sugli account.

 

Redazione online
03 maggio 2011(ultima modifica: 04 maggio 2011)

4 maggio, 62 anni dopo Onore al Grande Torino scomparso a Superga

Quotidiano.net


Il 4 maggio 1949,  il Fiat G.212 dell’ALI si schiantò contro il muraglione della Basilica torinese: scamparono alla strage il terzino Tomà (infortunato) e il secondo portiere Gandolfi. Quella era la squadra più forte del mondo. Cerimonie e commemorazioni a Torino


Torino, 4 maggio 2011


La più grande tragedia che abbia colpito il calcio italiano avviene poco dopo le 17 del 4 maggio 1949 quando l’aereo che trasporta i giocatori del grande Torino di ritorno da una partita a Lisbona si schianta contro la collina di Superga.

Scompare l’intera squadra con campioni del calibro di Mazzola, Loik, Gabetto, Ossola. Tutto questo accadde 62 anni fa. Oggi, alla Basilica di Superga, si terrà alle 17 la messa solenne in ricordo di tutte le vittime. Intanto durante tutta la giornata sono tantissime le persone che rendono omaggio alla lapide commemorativa sulla collina appena fuori Torino.

LA STORIA

Come si ricorderà, il Fiat G.212 dell’ALI (sigla I-ELCE), con 31 persone a bordo, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga, di ritorno da Lisbona per un'amichevole con il Benfica. La sciagura costò la vita all’intera squadra del Torino, vincitrice di cinque scudetti consecutivi tra ‘42-‘43 e ‘48-‘49.

Nell’incidente perirono anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l’equipaggio e tre firme del giornalismo sportivo italiano: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport); Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo) e Luigi Cavallero (La Stampa). Fu l’ex CT della Nazionale Vittorio Pozzo, che aveva trapiantato quasi tutto il Torino in Nazionale, a riconoscere le salme.

Lo spezzino Sauro Tomà, infortunato al menisco, non prese parte alla trasferta portoghese. Non presero quel volo neanche il portiere di riserva Renato Gandolfi (gli fu preferito il terzo portiere Dino Ballarin, fratello del terzino Aldo, che intercesse per lui), il radiocronista Nicolò Carosio (bloccato dalla cresima del figlio) e l'ex C.T. della Nazionale nonché giornalista Vittorio Pozzo (il Torino preferì assegnare il posto a Cavallero).

Questi i nomi delle vittime, ricordati in Aula dallo stesso Cavallotto.

La squadra: Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Emile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Julius Schube. I dirigenti: Arnaldo Agnisetta, Ippolito Civalleri, Andrea Bonaiuti. Gli allenatori: Egri Erbstein, Leslie Lievesley, Osvaldo Cortina. L’equipaggio: Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Cesare Biancardi, Antonio Pangrazi.






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La Cnn: ''Osama aveva la testa squarciata'' L'erede Al Zawahiri è già nel mirino americano Usa, in 57 milioni davanti alla tv per Obama

Quotidiano.net


Il direttore della Cia ha detto che una foto sarà diffusa, ma da Washington arriva un contrordine: "Valutiamo". Nel web uscita una seconda immagine falsa. Identificata la moglie di Osama ferita nel raid: era la preferita

New York, 4 maggio 2011



Leon Panetta, direttore della Cia, ha detto all'emittente americana Nbc che una foto del corpo di Bin Laden "alla fine" sarà resa pubblica, ma la Casa Bianca frena, ribadendo che al riguardo non è ancora stata presa una decisione definitiva.

‘’Vi sono discussioni all’interno del governo su ciò che sia meglio fare al riguardo, ma non credo che ci sia alcun contrasto sul fatto che alla fine una fotografia venga resa pubblica" aveva detto Panetta in un’intervista rilasciata in mattinata, e diffusa dalla Nbc in serata.

Successivamente all’intervista di Panetta la Casa Bianca aveva comunque ribadito che sulla pubblicazione o meno delle foto del cadavere di Bina Laden "è in corso una valutazione" e una decisione non è ancora stata presa.

Intanto la Cnn ha riferito che il cadavere di Osama "aveva la testa squarciata".

PANETTA: NE' IO, NE' IL PRESIDENTE ABBIAMO VISTO L'UCCISIONE - Né il presidente Usa, Barack Obama, né il capo della Cia, Leon Panetta, hanno visto l’uccisione in diretta di Osama Bin Laden. A rivelarlo alla Pbs Newshour è stato il capo degli uomini di Langley. "Quando il commando è entrato nel compound, c’è stato un periodo di 20 o 25 minuti in cui non sapevamo cosa stesse succedendo”, ha spiegato Panetta. Alla fine, ha aggiunto, l’ammiraglio William McRaven (comandante delle operazioni speciali, che si trovava in Afghanistan e seguiva via video il blitz), e’ riapparso nello schermo e “ha detto che Geronimo era stato preso”.

Barack Obama seguiva la missione dalla situation room della Casa Bianca, insieme al vice Joe Biden e Hillary Clinton, mentre Panetta era in videoconferenza da Langley. Le foto diffuse dalla Casa Bianca hanno immortalato il presidente mentre - il volto pietrificato dalla tensione - sedeva insieme agli altri presenti. In realta’, pero’, non e’ chiaro se stessero guardando immagini in tempo reale o in differita oppure ricevessero solo un resoconto informativo sull’operazione. Alla domanda del giornalista della Pbs se Bin Laden avesse detto qualcosa prima di morire, Panetta ha risposto cosi’: “francamente, non credo che abbia avuto tempo per dire nulla”.

SE OSAMA SI FOSSE ARRESO LO AVREBBERO CATTURATO - Se Osama Bin Laden “si fosse arreso” e fosse apparso “non minaccioso”, i Navy Seals “lo avrebbero catturato”. Ma il commando “era autorizzato ad uccidere”. Cosi’ il capo della Cia, Leon Panetta, ha precisato i termini del blitz contro lo Sceicco del Terrore. In un’intervista alla Pbs Newshour, il capo degli uomini di Langley ha escluso che tra Bin Laden e gli incursori vi sia stato uno scambio verbale. “Che io sappia, non vi e’ stato alcun tipo di comunicazione”, ha detto, pur aggiungendo che si stanno ancora ascoltando gli incursori che hanno preso parte al blitz. La Casa Bianca ha fatto sapere che Osama ha opposto resistenza, pur non sparando.

La ricostruzione dei suoi ultimi momenti, lasciata trapelare dagli Usa, contrasta con quanto riferito da una figlia del superterrorista, la quale - avendo assistito alla scena, a quanto pare - ha affermato che il padre e’ stato catturato vivo e poi assassinato. Panetta ha precisato che sono stati 25 gli uomini scesi a terra che hanno partecipato al blitz. Si trattava, ha spiegato, di un’operazione cosiddetta “titolo 50”, di tipo coperto e autorizzata direttamente dal capo della Casa Bianca. Smentite, invece, le notizie diffuse nelle prime ore secondo cui Obama e gli altri vertici dell’Amministrazione avessero seguito in diretta l’uccisione dello Sceicco del terrore. Panetta ha spiegato che ne’ lui ne’ Obama hanno assistito alla scena, precisando che, dal momento in cui il commando ha fatto irruzione nella villa, vi e’ stato un ‘buco’ di 20-25 minuti in cui non “non sapevamo cosa stesse accadendo”.

LA FIGLIA: PRESO VIVO POI UCCISO"-  La figlia di Osama bin Laden ha raccontato che il padre e’ stato catturato vivo dai soldati statunitensi e poi assassinato: lo riferisce la tv pan-araba Al-Arabiya, citando una fonte della sicurezza pachistana. Secondo la fonte, identificata come un alto responsabile della sicurezza, i soldati del Seals Team Six hanno catturato Bin Laden nei primi momenti dell’assalto alla villa-fortezza di Abbottabad. La figlia ha raccontato che Bin Laden non e’ stato ucciso dentro la casa, ma e’ stato arrestato e poi ucciso dal team americano.

IDENTIFICATA LA MOGLIE DI BIN LADEN FERITA - E’ stata identificata la moglie di Osama Bin Laden ferita nel raid ad Abbottabad. Amal Ahmed Abdul Fatah e’ stata identificata dalle autorita’ statunitensi grazie a un passaporto yemenita, ha detto una tv pakistana, trovato nella villa-fortezza. La giovane, probabilmente la favorita del principe del terrore, ha 29 anni e gli era stata data in moglie come dono da una famiglia tribale quando era solo un’adolescente. Secondo la ABC, Amal, Bin Laden e i loro tre figli, una femmina e due maschi, vivevano al secondo e terzo piano della principale struttura nel compound: Bin Laden probabilmente si sentiva sicuro a sufficienza per tenere la sua famiglia con se’. Domenica, quando i Seals della Us Navy hanno fatto irruzione nella villa , Amal Ahmed era in camera da letto con Bin Laden e ha reagito con veemenza. “Si e’ lanciata addosso a uno degli assalitori americani ed e’ stata colpita a una gamba, ma non ferita. Una donna al primo piano e’ stata invece uccisa nel fuoco incrociato”, ha ricostruito il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, nel briefing tenuto martedi’ sera a Washington.

Osama Bin Laden aveva divorziato da una prima moglie mentre altre tre si erano trasferite in Siria. Secondo Steve Coll, autore del libro “The Bin Ladens”, lo ‘sceicco del terrore’ si era sposato una prima volta molto giovane, con una cugina in Siria; piu’ tardi con una coppia di donne saudite che avevano anche studiato
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LA SECONDA DONNA CATTURATA POTREBBE ESSERE IL MEDICO - La seconda donna catturata dalle forze di sicurezza pakistane nel raid nella villa-fortezza di Abbottabad potrebbe essere il medico personale di Osama Bin Laden. Lo sostiene al-Arabiya, che ha sentito una fonte della sicurezza pakistana.
L’emittente panaraba ha raccontato che l’intera famiglia e’ stata portata a Rawalpindi, vicino Islamabad. Secondo la fonte, la moglie di Bin Laden, che quando i soldati americani hanno fatto irruzione si e’ scagliata contro di loro, potrebbe esser stata ferita alla gamba o a una spalla (la Casa Bianca martedi’ sera aveva detto che era ferita a una gamba). Secodo la fonte, i bimbi catturati sono tutti figli di Bin Laden. Insieme alla moglie e ai ragazzini, e’ stata catturata anche una donna yemenita, forse il medico di famiglia (era noto che Bin Laden fosse affetto da insufficienza renale).

I FAMIGLIARI CATTURATI A RAWALPINDI - I familiari di Osama Bin Laden catturati dopo il raid degli americani nella villa-bunker di Abbottabad si trovano adesso a Rawalpindi. Lo riferisce al-Arabiya che ha parlato con una fonte della sicurezza pakistana.

Secondo la fonte, quando gli americani hanno abbandonato la residenza, le forze di sicurezza pachistane hanno recuperato a terra quattro cadaveri uccisi da colpi d’arma da fuoco e arrestato due donne e sei bambini, tra i due e i dodici anni.

Tra questi, una ragazzina di 12 anni che ha raccontato agli inquirenti che il padre e’ stato catturato vivo e poi assassinato; secondo la bimba, Bin Laden e’ stato ucciso dinanzi agli occhi dei famigliari.

ARRESTATO IL PROPRIETARIO DEL TERRENO - E’ stato arrestato l’uomo che acquisto’ il terreno ad Abbottabad, in Pakistan, dove venne costruita la villa-fortezza in cui viveva Osama Bin Laden. A riferirlo e’ Sky News, che tuttavia non fornisce l’identita’ dell’individuo.

BUSH DECLINA L'INVITO DI OBAMA A GROUND ZERO - L’ex presidente Usa, George W. Bush, ha declinato l’invito del suo successore, Barack Obama, a partecipare all’evento organizzato a Ground Zero, giovedi’, dopo il raid delle forze speciali Usa che hanno ucciso Osama Bin Laden. “Ha apprezzato l’invito, ma ha deciso che nel dopo-presidenza vuole rimanere lontano dai riflettori”, ha segnalato un suo portavoce. A Ground Zero, la zona di New York tragica testimonianza del crollo del World Trade Center a New York, Obama incontrera’ le famiglie delle vittime degli attentati alle Torri Gemelle.

IL FIGLIO DI OSAMA UCCISO E' KHALID E NON HAMZA - E’ Khalid e non Hamza il figlio di Osama bin Laden rimasto ucciso insieme al padre nel blitz compiuto nella notte tra domenica e lunedì dalle forze speciali Usa in Pakistan. E’ stata la stessa Casa Bianca a rettificare l’informazione circolata ieri sulla morte del più giovane dei figli del leader di al Qaida e suo presunto successore alla guida dell’organizzazione.

Secondo quanto scrive oggi il Daily Mail, il corpo senza vita di Khalid, 20 anni, sarebbe stato portato via dal compound di Abbottabad dagli americani, ma non è chiaro cosa ne sarebbe stato fatto. Il leader di al Qaida, 53 anni, aveva cinque mogli e tra i 12 e i 26 figli, precisa oggi il quotidiano Guardian. Al momento della sua morte aveva al suo fianco la moglie più giovane, la yemenita Amal Al Sadah, 27 anni, rimasta ferita a una gamba. Dalla donna, Bin Laden ha avuto una figlia e due figli, nati nel 2002 e nel 2003. Nel compound di Abbottabad c’erano nove bambini di età compresa tra i due e 12 anni, tutti posti oggi sotto custodia delle autorità pachistane. Tra questi anche la figlia Safia, 12 anni, che avrebbe aiutato le forze speciali Usa a identificare il padre.

Il resto della famiglia di Osama bin Laden, tra cui la prima moglie, vive tra Siria, Iran, Europa e Arabia Saudita. Almeno sei figli del leader di al Qaida si rifugiarono in Iran dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, per poi trasferirsi in Pakistan ed Afghanistan. Al momento si ignora invece il luogo in cui avrebbe trovato rifugio Hamza, 20 anni, il figlio considerato il più stretto confidente di Osama, apparso in un video di propaganda di al Qaida già nel 2001, quando aveva solo 10 anni.

IL SUCCESSORE DI OSAMA SARA' IL NEMICO NUMERO UNO DEGLI USA - Il successore di Osama bin Laden alla guida di al Qaeda diventerà il nuovo nemico numero uno degli Stati Uniti. E’ quanto ha dichiarato in un’intervista alla Cbs, il capo della Cia, Leon Panetta, aggiungendo che molto probabilmente sarà il medico egiziano Ayman al Zawahiri, braccio destro di bin Laden, a prenderne il posto, ma forse non così rapidamente, dovendosi preoccupare prima della sua incolumità.

Al Zawahiri “sta arrivando molto velocemente in cima alla lista” dei nemici degli Stati Uniti, ha detto Panetta, ma “dal momento che sono impegnati a decidere chi dovrà sostituire bin Laden, penso che avremo l’opportunità di continuare a colpirli mentre sono in confusione e discutono”.

“Ma posso garantire - ha quindi sottolineato il capo della Cia - che chiunque prenda quel posto sarà il numero uno della nostra lista”.

Nell’intervista, Panetta ha anche affrontato il tema dei rapporti “molto complicati e difficili” con il Pakistan, precisando però che l’amministrazione Usa “non ha informazioni di intelligence che dimostrano che il Pakistan sapesse dove si trovava bin Laden, o che quel compound fosse il luogo dove si nascondeva”. Il leader di al Qaeda è stato ucciso nella notte tra domenica e lunedì in un compound ad Abbottabad, in Pakistan.

TV PACHISTANA: VERTICE DI AL QAEDA PER SUCCESSORE - La televisione pachistana Dawn ha riferito oggi di “un insolito vertice tra i leader di al Qaeda in corso in un luogo sconosciuto” per designare il successore di Osama bin Laden alla guida dell’organizzazione. Il nome del prossimo capo di al Qaeda dovrebbe essere annunciato in giornata, riferisce l’emittente citata dalla Bbc.
Poche ore dopo la morte di Bin Laden, alcune fonti di al Qaeda avevano riferito ad Asia Times che il comando dell’organizzazione sarebbe stato assunto nell’immediato dalla shura (consiglio), in attesa di nominare il nuovo leader. Il quotidiano ricordava quindi come già negli ultimi anni Bin Laden fosse più un’icona del movimento terroristico che un capo effettivo, dal momento che le strategie organizzative erano già in mano al suo vice, l’egiziano Ayman al Zawahiri, visto da molti come suo probabile successore.

PREMIER PACHISTANO: AIUTATECI CONTRO IL TERRORISMO - Il premier pakistano, Youssuf Raza Gilani, ha chiesto l’aiuto del mondo nella lotta “al terrorismo e all’estremismo” dopo l’uccisione del leader di al-Qaeda, Osama bin Laden. “La sicurezza e la lotta contro l’estremismo e il terrorismo non sono il lavoro di un solo Paese”, ha detto Gilani ai giornalisti, incontrando a Parigi un gruppo di imprenditori francesi. “Abbiamo bisogno del sostegno di tutto il mondo: stiamo combattendo e pagando un prezzo pesante per combattere il terrorismo e l’estremismo, ma la battaglia non e’ solo per il Pakistan, ma per la pace, la prosperita’ e il progresso del mondo intero”.

PAKISTAN: INQUIETANTE CHE USA NON SI FIDINO DI NOI
- Il Pakistan fa notare che e’ “inquietante” che gli Usa non si fidino di Islamabad: il ministro degli Esteri pakistano, Salman Bashir, ha cosi’ replicato al capo della Cia, Leon Panetta, secondo cui gli Usa non hanno avvertito Islamabad del raid nella villa-fortezza di Abbottabad per timore che i pakistani informassero proprio Osama Bin Laden. Intervistato dalla Bbc, Bashir ha detto che il punto di vista americano e’ “inquietante” e ha ribadito che il suo Paese ha avuto un “ruolo fondamentale” nella lotta contro il terrorismo. “In gran parte degli eventi che sono accaduti in termini di anti-terrorismo il Pakistan ha giocato un ruolo fondamentale, e dunque e’ inquietante sentire affermazioni del genere”. Bashir ha aggiunto che l’Isi, i servizi segreti pakistani, avevano identificato come “sospetto” il compound di Abbottabad gia’ due anni fa, ma ha riconosciuto che e’ stata la Cia a scoprire che appartenesse al leader di al-Qaeda.

GENERALE PACHISTANO AMMETTE: SENZA COMPLICITÀ IMPOSSIBILE NASCONDERSI - Il vicino di casa di Osama bin Laden nella città pachistana di Abbottabad era un alto ufficiale dell’esercito pachistano. E’ quanto scrive oggi il Telegraph, rilanciando il sospetto di possibili complicità locali con il leader di al Qaeda, ucciso nella notte tra domenica e lunedì in un blitz delle forze speciali Usa. Un generale in pensione, Talat Masood, ha ammesso che “ci devono essere state complicità a qualche livello, altrimenti sarebbe stato impossibile” per il leader di al Qaida vivere indisturbato nella città situata a circa 60 chilometri da Islamabad. “La gente in Pakistan conosce il proprio vicino di casa - ha aggiunto - qualcuno deve essere entrato e uscito. Sono sconcertato e mi vergogno”.

RECORD D'ASCOLTO PER OBAMA IN TV - Sono stati 57 milioni gli americani che hanno seguito in tv il discorso con cui Barack Obama ha annunciato la morte di Osama Bin Laden. Si tratta del record di audience per il presidente americano che aveva segnato il suo massimo personale nel gennaio del 2009 quando 52 milioni di persone seguirono il suo primo discorso sullo Stato dell'Unione al Congresso. Ma il dato registrato la notte scorsa e' ben lontano dagli 82 milioni di telespettatori che seguirono il discorso pronunciato da George W. Bush subito dopo gli attacchi dell'11 settembre. Ed e' sempre inferiore ai 68 milioni di
americani che nel 1998 seguirono in tv la confessione dell'allora presidente Bill Clinton che ammise di aver avuto una relazione con Monica Lewinsky.

LA FRANCIA TEME RAPPRESAGLIE - la Francia teme di essere teatro di rappresaglie per l’uccisione di Osama Bin Laden. Lo ha detto il ministro dell’Interno francese, Claude Gueant. “Le minacce sono per tutti”, ha affermato intervistato dall’emittente RTL “ed effettivamente possiamo temere che la Francia sia oggetto, come gli Stati Uniti e altri Paesi alleati, di rappresaglie e di una volonta’ di vendetta”. Per questo, il titolare dell’Interno ha dato ordine di rafforzare le misure di sicurezza tanto sul territorio nazionale che “per proteggere gli interessi francesi e i connazionali all’estero”. Gueant si e’ detto preoccupato in particolare per l’area del deserto del Sahel, dove quattro cittadini francesi sono in mano ad Al Qaeda nel Maghreb islamico.

IRAN, DUBBI SULLA MORTE DI BIN LADEN - Il ministro della difesa iraniana, Ahmad Vahidi, ha messo in dubbio la morte di Osama Bin laden. Lo riferisce l’agenzia di stampa ufficiale Irna. “Ci sono un sacco di interrogativi e ambiguita’ su tale questione”, ha detto nel corso di una riunione di governo. “Dicono che hanno gettato il cadavere di Bin Laden in mare. Ma perche’ non hanno consentito a un supervisore imparziale di confermare se quella persona fosse davvero Bin Laden?”.

FAMOSO REPORTER GB RACCONTA: QUANDO OSAMA VOLEVA RECLUTARMI - “Bin Laden stava cercando di reclutarmi. Voleva che mi unissi alla sua lotta. E compresi immediatamente che cosa poteva significare un occidentale, un inglese bianco, un reporter di un rispettabile quotidiano occidentale, per Osama”. Lo ha raccontato in un’intervista a ‘Repubblica’ Robert Fisk, il piu’ famoso corrispondente estero britannico che il 19 marzo del 1997 ricevette dal capo di Al Qaeda la proposta di unirsi alla sue truppe.

“Nessuno avrebbe sospettato di me. - ha continuato Fisk - Avrei potuto diventare un diplomatico, entrare nell’esercito o addirittura, un pensiero che mi venne 4 anni piu’ tardi, imparare a pilotare un aereo di linea. Dovevo rispondergli, ovviamente rifiutando. Ma come l’avrebbe presa? Ero terrorizzato. Fu uno dei momenti piu’ spaventosi della mia vita”.

“Sceicco Osama, gli dissi io, - ha raccontato - no, io non sono e non diventero’ un musulmano. Io sono un giornalista. E il lavoro di un giornalista e’ raccontare la verita’. Lui mi guardava con uno sguardo da falco. Stette zitto un po’, mentre gli altri aspettavano la sua reazione, poi disse: ‘mister Robert, se lei dice la verita’, vuol dire che e’ un buon musulmano’. Tutti gli uomini sotto la tenda annuirono in segno di approvazione per la sua sagacia. Bin Laden sorrise. E io fui salvo”.

“Indifferenza. Ne’ piacere ne’ dolore, ma come se un peso si fosse sollevato dalle mie spalle”. Fisk ha commentato cosi’ la morte di Bin Laden. “Osama mi nominava nei suoi discorsi. Venivo chiamato ‘il giornalista di cui Bin Laden si fida’. Credenziali che non mi avrebbero procurato il tappeto rosso alla Casa Bianca”.

“Aveva una caratteristica che non ho mai riscontrato in alcun arabo, e ora che ci penso nemmeno in alcun occidentale. “ - ha proseguito - Quando gli facevo una domanda, non rispondeva subito: aspettava uno, due, anche tre lunghissimi minuti, masticando un bastoncino, rimuginando, e poi quando apriva finalmente bocca parlava come un libro stampato. Non so se questa si possa definire intelligenza, ma non era certo uno stupido”.

“Aveva lacune enormi. - ha aggiunto Fisk - Gli ho sentito dire delle incredibili sciocchezze. Non sapeva che cos’era la guerra civile americana, per esempio. Poi era seriamente convinto che, finanziando le guerre, l’America sarebbe andata in bancarotta, sebbene oggi questa profezia possa apparire non del tutto inimmaginabile’’.

‘’Aveva una difettosa concezione della realta’. - ha concluso - Mi diceva che siccome lui aveva sconfitto l’Armata Rossa sovietica, avrebbe sconfitto anche l’America. A parte che non aveva sconfitto i russi da soli, provavo obiettare che l’America era un’altra cosa, ma non voleva sentire ragioni”.

MERKEL: "MI RALLEGRO DELL'UCCISIONE DI OSAMA", POLEMICHE - E’ bufera su Angela Merkel dopo il suo compiaciuto commento per l’uccisione di Osama bin Laden. “Mi rallegro per il fatto che si e’ riusciti ad uccidere Bin Laden”, aveva affermato a caldo il cancelliere dopo avere appreso la notizia, ma il suo commento provoca oggi un’ondata di critiche da parte di personalita’ del mondo cattolico e protestante, oltre che dall’associazione dei giudici. “Come cristiana non vedo alcuna ragione di rallegrarsi se qualcuno viene intenzionalmente ucciso”, ha affermato Katrin Goering-Eckardt, presidente del sinodo delle Chiese Evangeliche e vice presidente del Bundestag, mentre dure critiche sono arrivate alla Markel anche da compagni di partito come Siegfried Kauder (Cdu), secondo il quale il cancelliere ha espresso “sentimenti di vendetta che non si dovrebbero avere. Questo e’ Medioevo”. Kauder ha aggiunto che “un’uccisione arbitraria non e’ ammessa dal patto internazionale sulle liberta’ civili e politiche”. Anche la vice presidente dei deputati Cdu, Ingrid Fischbach, ha dichiarato al quotidiano ‘Berliner Zeitung’ che “dal punto di vista cristiano non e’ giusto esprimere gioia per l’uccisione mirata di una persona”.

Analoga la posizione di Martin Lohmann, portavoce del “Gruppo dei cattolici impegnati” all’interno del partito cristiano-democratico, secondo il quale “per un cristiano l’uccisione di una persona non puo’ mai essere motivo di gioia”. Il quotidiano berlinese scrive che la dichiarazione della Merkel e’ stata registrata con “sconcerto” anche negli ambienti del Tribunale internazionale dell’Aja, davanti al quale Osama bin Laden avrebbe eventualmente dovuto rispondere dei suoi crimini. Severo anche il commento della “Nuova associazione dei giudici” tedeschi, che ha pesantemente condannato “la vergognosa gioia manifestata pubblicamente dal cancelliere, dal presidente della Repubblica e dal ministro dell’Interno sulla morte violenta” di Osama di Laden. In un duro fondo la ‘Berliner Zeitung’ non risparmia nemmeno Barack Obama, “un cristiano che con la massima serieta’ ha spiegato che uccidendo Bin Laden e’ stata ‘fatta giustizia’, come se non ci fossero la Costituzione americana, il diritto e la legge”.

Con l’operazione contro il capo di Al Qaeda “uno Stato democratico ha scardinato il diritto a suo gusto. Deve essere questo il modello?”, si chiede il giornale, secondo il quale “l’aver gettato in mare il cadavere di Osama Bin Laden motivandolo con il cerimoniale islamico e’ uno scherno”.





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Tassista crocifisso, choc in Sud Corea

La Stampa






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Milano, Boeri telepatico in uno spot delirante E il Pd lo voleva sindaco

di Redazione



Il delirante spot elettorale di Stefano Boeri ex candidato alle primarie del Pd e ora supporter di Pisapia. Venti secondi di silenzio per convincere gli elettori a votarlo... Poi si mette a ridere. Prima che lo facciano gli altri.



GUARDA IL VIDEO


La scritta iniziale mette già in allerta: "Ispirato a una vecchia idea di Beppe Grillo". Se il buon giorno si vede dal mattino... Poi dalle tenebre compare, stranito, Stefano Boeri candidato al consiglio comunale di Milano con Pisapia, suo ex contendente alle primarie. Silenzio. Venti lunghissimi secondi di silenzio in cui Boeri strabuzza gli occhi, inarca il sopracciglio e si produce in varie espressioni. Poi una scritta chiarisce tutto: spot elettorale telepatico. Ah, ecco. Alla fine Boeri e alla fine, lui stesso, si mette a ridere. Prima che lo facciano gli altri. 





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Arriva De Fazio, candidato «riciclone»

Corriere del Mezzogiorno

 

In corsa con de Magistris, lancia una campagna contro manifesto selvaggio: strappa e riutilizza

 

 

NAPOLI - A Carmine De Fazio è venuta un'idea: strappare i manifesti abusivi, quelli attacchinati ovunque tranne nei luoghi preposti, poi girarli sul lato bianco non stampato, timbrarli col proprio nome e distribuirli ai cittadini. Le «istruzioni« del riciclo elettorale sono spiegate sul sito carminedafazio.it, candidato cal Comune di Napoli con Luigi de Magistris. «Ad ogni elezione elettorale - spiega - vengono stampati e affissi abusivamente troppi, ma troppi manifesti elettorali: i palazzi, i ponti, le cabine elettriche, le serrande dei negozi, ogni superficie è utile ad improbabili candidati ad imbrattare la città. Uno scempio». Da qui, aggiunge, l'idea del riciclo. «Un candidato che non rispetta regole elementari di civiltà e rispetto della legge non sarà un buon amministratore».

 

03 maggio 2011

E dopo il fango, Santoro alla sbarra. "Ha manipolato le intercettazioni"

Libero






Per ora è un’onda di ritorno. Se diventerà uno tsunami, questo ancora non lo si può dire. Di certo c’è che Michele Santoro, Sandro Ruotolo ed un collega del Fatto quotidiano, Antonio Massari, dovranno offrire una spiegazione convincente al giudice monocratico di Catanzaro: che li processerà per diffamazione aggravata dell’ex senatore Giancarlo Pittelli, oggi deputato del Pdl. Nessuna udienza preliminare: il 26 settembre prossimo, nell’aula B del palazzo di giustizia, inizierà il processo vero e proprio dal momento che il pubblico ministero, il dottor Paolo Petrolo, ha chiesto la citazione diretta a giudizio dei tre indagati. E il presidente della I sezione penale, Giuseppe Neri, l’ha disposta fissandone tempi e modi. Perciò la spiegazione dovrà essere convincente.

Santoro, Ruotolo e Massari dovranno difendersi dall’accusa di aver assemblato stralci di intercettazioni, captate sul cellulare di Pittelli durante le indagini "Poseidone" e "Why Not" dell’ex pm De Magistris, manomettendo la realtà. Non solo: pure la relativa docu-fiction, cioè uno di quei siparietti con attori dispensati da AnnoZero per render tutto più cinematografico, sarebbe stata costruita facendo un collage tra fatti, circostanze e persone. Le uniche cose che si capirono durante la puntata del 18 dicembre 2008, furono che l’avvocato Pittelli diceva al telefono cose che lo inchiodavano alla colpevolezza, che intratteneva rapporti con personaggi sospetti e che, dulcis in fundo, fra lui e tre milioni di euro in viaggio per la Svizzera, c’era un diretto collegamento. Eppure gli atti giudiziari, nonostante fossero ancora coperti da segreto, parlavano in un’altra lingua. Dice il sostituto procuratore nella richiesta che i tre «mandavano in onda filmati, riportavano e commentavano esiti di intercettazioni telefoniche, nonché esiti di altri procedimenti penali, in modo assolutamente avulso dalla realtà, anche processuale». Due verità tradite, insomma: quella processuale, perchè finanche le carte dicevano il contrario, e quella reale, perché era stato tutto costruito artificialmente.

Quella sera l’ignaro telespettatore sentì Ruotolo dire: «Pittelli parla con uno degli indagati dicendo "…se non trovano i soldi finisce tutto qua"…». Subito dopo va in scena il fanta-movie nel quale si vedono due finanzieri su un treno in viaggio per la Svizzera che bloccano due passeggeri con una borsa contenente 3 milioni di euro in contanti. Si trattava dei signori Mercuri, padre e figlio. Sempre l’ignaro telespettatore capisce che tra Pittelli e quel danaro c’è un rapporto diretto e preciso. Santoro dirige l’orchestra, Ruotolo esegue, Travaglio si eccita e Massari, commentando, rincara la dose: «L’ipotesi che emerge dall’analisi dai tabulati sarebbe che stiano portando i soldi all’estero perché si vuol fare sparire traccia di qualcosa, da cui l’intercettazione di cui sopra». Infine, si vedono alcuni passaggi dove un consulente di De Magistris, l’ex ispettore Bankitalia Pietro Sagona, parla di «strane movimentazioni bancarie di Pittelli per due milioni». Inutile dire che Pittelli fu indagato pure per riciclaggio.

Messa così, verrebbe voglia di ammanettare chiunque all’istante. Ma, scava e scava, vien fuori altro secondo i magistrati. E cioè: Pittelli parlava al telefono con il cugino (Benedetto Arcuri) tra l’altro neppure indagato, dicendo «O trovano qualcosa di consistente, chessò, danaro o altro, o la procura fa una figura allucinante». Come in effetti è stato. I due tizi beccati con i soldi erano parte di un’altra inchiesta che non c’entrava niente: la procura di Verbania, tra l’altro, archiviò pure il caso perché non c’era materia penale. E Pittelli stesso era stato, nel frattempo, scagionato dall’accusa di riciclaggio: cose che si guardarono bene dal riferire i tre indagati durante Annozero. Quella di Catanzaro non è l’unica grana per Santoro e Ruotolo: anche alla procura di Lamezia giace, inspiegabilmente inevaso dal gennaio scorso, un analogo procedimento intentato da Antonio Saladino, il "perno" dell’indagine-flop chiamata "Why Not". E sempre per la puntata del 18 dicembre. Per le altre, c’è ancora tempo. Mettersi in fila.

di Peppe Rinaldi

04/05/2011





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Cheerleader stuprata non applaude violentatore: cacciata e condannata

Corriere della sera


Perde la causa contro il liceo texano che l'aveva allontanata per non aver incitato il campione della scuola



Le cheerleaders della Silsbee High School del 2008-2009 (da Beaumontenterprise.com)
Le cheerleaders della Silsbee High School del 2008-2009 (da Beaumontenterprise.com)
MILANO - Dovrà pagare 45 mila dollari (30.500 euro) per non aver applaudito la persona che qualche mese prima l'aveva stuprata. Lunedì scorso la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di non riesaminare il verdetto di una controversa sentenza della Corte d'appello federale di New Orleans ha lasciato molto perplessa l'opinione pubblica americana. S. A., ex cheerleader della Silsbee High School, liceo dell’omonima città del Texas, è stata condannata a risarcire la sua scuola perché circa due anni fa durante una partita della squadra di basket del liceo si rifiutò di applaudire Rakheem Bolton, il giocatore di punta del suo istituto che era anche l'uomo che qualche mese prima l'aveva violentata durante un party scolastico. S. A., che per la sua condotta era stata cacciata dalla squadra delle ragazze pon pon, aveva fatto causa alla scuola. Tuttavia la Corte ha dichiarato legittima la decisione dei dirigenti scolastici e ha condannato la famiglia della ragazza a pagare le spese legali della difesa.

LO STUPRO E POI IL RIFIUTO - S. A. aveva appena 16 anni all'epoca dei fatti. Nell'ottobre del 2008 durante un party scolastico Rakheem Bolton assieme a due amici, trascina con la forza in una stanza la giovane e la violenta. Segue il processo per violenza carnale e solo nel settembre del 2010 Bolton riconoscerà le sue colpe e otterrà una sospensione condizionale della pena. Tuttavia più di un anno prima i des