Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

martedì 25 gennaio 2011

Patenti facili, 51 arresti a Palermo

Corriere della sera

In cambio di tangenti, gli indagati agevolavano il superamento degli esami. Filmate le mazzette

tra gli indagati funzionari pubblici della Motorizzazione Civile e titolari di autoscuole

MILANO - Cinquantuno persone sono state arrestate a Palermo con l'accusa, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e falsità ideologica. Tra gli indagati figurano alcuni funzionari pubblici della Motorizzazione Civile e titolari di autoscuole e di agenzie disbrigo pratiche di Palermo e della provincia. Il provvedimento, che prevede la misura della custodia cautelare in carcere a carico di 10 persone e gli arresti domiciliari per altre 41, è stato adottato dal gip Piergiorgio Morosini su richiesta del pm Amelia Luise e dall'aggiunto Leonardo Agueci. In cambio di tangenti, gli indagati falsificavano previsioni e facilitavano il superamento degli esami per il conseguimento delle patenti di guida. Centinaia le mazzette finite nelle tasche di alcuni funzionari della Motorizzazione civile di Palermo, filmati per mesi dagli uomini della Mobile. La consegna del denaro avveniva nei modi più diversi: c'era chi dava i soldi al funzionario corrotto facendoglieli passare velocemente nelle mani nel momento del saluto, chi glieli metteva in un cassetto della scrivania e chi in una cartella per le pratiche in cui le mazzette si accumulavano fino a quando raggiungevano una certa somma: allora il dipendente la nascondeva tra le proprie cose. I più fantasiosi usavano anche pacchetti di sigarette imbottiti di soldi.



ESAMI DI MERA FACCIATA - I funzionari coinvolti in cambio del denaro agevolavano esami o pratiche svolti solo sulla carta. Spesso le sedute per il conseguimento o per la revisione delle patenti erano di mera facciata, totalmente gestite dal titolare dell'autoscuola che suggeriva le risposte al candidato, il più delle volte assolutamente impreparato. Inoltre, i funzionari corrotti manipolavano la pianificazione delle sedute d'esame abbinando gli esaminatori complici alle autoscuole «amiche». Non è la prima volta che la motorizzazione di Palermo finisce nell'occhio del ciclone: diversi i casi di corruzione scoperti negli anni scorsi, anche se per l'entità delle tangenti e per il numero delle persone coinvolte quella odierna è senza dubbio l'indagine più importante.

Redazione online
25 gennaio 2011

Ruby: "Ho detto di essere la nipote di Mubarak"

di Redazione


La ragazza marocchina nella memoria difensiva dei legali del premier: "Quando ho conosciuto l’onorevole Berlusconi gli ho detto di essere figlia di una nota cantante egiziana e nipote del presidente Mubarak". Poi: "Ho ricevuto solo delle forme di aiuto"



 

Milano - La verità che emerge dalla memoria difensiva degli avvocati del premier, Ghedini e Longo, è molto diversa dalla versione dei fatti diffusa dai media. "Quando ho conosciuto l’onorevole Berlusconi gli ho detto di essere figlia di una nota cantante egiziana e nipote del presidente Mubarak, che pure non avrebbe avuto buoni rapporti con mia madre". A confermare questa versione è la stessa Karima el Marough, nota come Ruby Rubacuori, controinterrogata dai legali del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini.

Lele Mora e Fede Sempre secondo quanto riferisce Ruby a Longo e Ghedini, la giovane marocchina avrebbe detto al Cavaliere di essere in condizione di "difficoltà per essere stata ripudiata" dalla sua famiglia di origine dopo che lei si era "convertita al cattolicesimo". Ruby riferisce anche di avere conosciuto Berlusconi il 14 febbraio del 2010. "Quel giorno - ricorda la ragazza - sono stata invitata da Lele Mora a presenziare a una cena presso l’abitazione di una persona che non mi fu indicata"." Lo stesso Mora - prosegue il racconto di Ruby - aggiunse che sarei stata accompagnata da un’auto, che sarebbe passata a prendermi presso la mia abitazione. Così accadde: l’auto si reco verso Milano 2 dove salì a bordo anche Emilio Fede. Poi proseguì". Karima riferisce quindi di avere saputo che si trattava della residenza di Berlusconi solo quando l’auto stava per entrare nel giardino della grande villa. E a dirglielo fu Emilio Fede.

Una ragazza in difficoltà "Nessuno - prosegue - nè Berlusconi nè altre persone, mi ha mai prospettato o anche solo suggerito la possibilità di ottenere denari o altre utilità in cambio di una disponibilità ad avere rapporti sessuali con Berlusconi". Da lui, sottolinea Ruby, "ho ricevuto come forma d’aiuto, vista la mia particolare situazione di difficoltà, alcune somme di denaro (nonchè qualche regalo)". 





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Vauro: amareggiato dal prete di Caivano

Corriere del mezzogiorno


«Berlusconi bestemmia ed è perdonato, io no»



Vignetta «incriminata»
Vignetta «incriminata»

NAPOLI — «Sono un prete. Un prete della Chiesa cattolica. Uno dei tanti preti italiani. Seguo con interesse e ansia le vicende del mio Paese. Non avendo la bacchetta magica per risolvere i problemi che affliggono l’Italia, faccio il mio dovere perché ci sia in giro qualche lacrima in meno e qualche sorriso in più». Comincia così, quasi scandendo il ritmo delle parole come in una litania, l’editoriale su Avvenire di domenica scorsa di don Maurizio Patriciello, parroco di San Paolo Apostolo a Caivano, prete anticamorra citato anche da Roberto Saviano in Gomorra. Un articolo per denunciare «delusione e amarezza» per una vignetta. Quella che Vauro, il disegnatore satirico di Annozero, ha presentato in coda alla trasmissione e nella quale si ironizza sulle frequentazioni di Silvio Berlusconi. «Vignette che dovrebbero far ridere tutti — scrive don Maurizio — e invece, spesso, mortificano e uccidono nell’animo tanti innocenti. Ma non si deve dire. È politicamente scorretto. È la satira. Il nuovo idolo davanti al quale inchinarsi. La satira, il diritto dato ad alcuni di dire, offendere, infangare, calunniare gli altri senza correre rischi di alcun genere. Una vignetta rappresenta il Santo Padre che parlando di Berlusconi dice: ‘‘Se a lui piacciono tanto le minorenni, può sempre farsi prete’’. Gli altri, compreso Michele Santoro, ridono. Che cosa ci sia da ridere non riesco a capirlo. Ma loro sono fatti così, e ridono. Ridono di un dramma atroce e di innocenti violentati. Ridono di me e dei miei confratelli sparsi per il mondo impegnati a portare la croce con chi da solo non ce la fa».


Vauro
Vauro

LA DENUNCIA DI PONTIFEX.IT - Bruno Volpe, gestore del sito pontifex.roma.it, che ospita spesso contributi provenienti dal mondo cattolico più intransigente, ha denunciato il vignettista Vauro Senesi e, per responsabilità indirette, il conduttore Michele Santoro, il capostruttura e il direttore della Rai, Mauro Masi. Sul profilo di facebook di don Maurizio gli attestati di solidarietà arrivano a decine. E il suo editoriale, dal titolo «Sono un prete stufo di fango», viene linkato da tanti sostenitori. Vauro non si tira indietro. Si dice anche lui «amareggiato». Si difende affermando che «non me la sono presa con Dio» e di «rispettare la fede degli altri». Ma «se dico che la pedofilia è un fenomeno diffuso nella Chiesa, non credo di aver fatto uno scoop». E così, fa ricorso al Vangelo. Alle parabole di Gesù: «Mi sembra — racconta — che Gesù disse: chiunque fa del male al più piccolo è come se lo facesse a me. E la pedofilia praticata da chi è chiamato a rappresentare la Parola di Cristo fa molto più male. L’editoriale di don Maurizio — continua il vignettista — mi ha amareggiato perché conosco l’opera dei comboniani e dei tanti missionari nel mondo. Ma non posso tollerare che monsignor Fisichella assolva Berlusconi quando bestemmia, perché l’avrebbe pronunciata in un certo contesto, mentre per me non esiste contesto che tenga. Insomma, non mi sembra — conclude Vauro — che Gesù abbia riservato soltanto per alcuni la cruna dell’ago più larga, a seconda dei contesti e di chi commette peccato».


Angelo Agrippa
25 gennaio 2011




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Candelora, l'abate caccia i gay dal 'tempio' «Luxuria e gli altri qui non sono graditi»

Corriere del mezzogiorno

E l'ex parlamentare: «Dal medioevo i femminielli salgono da Mamma Schiavona per fede e non per moda»




NAPOLI - Mamma Schiavona, la Madonna nera degli omosessuali, divisa tra sacro e quello che i monaci considerano profano. L'icona bizantina custodita nel santuario di Montevergine, in Irpinia, con la benedizione della quale si svolgono tradizionalmente cosiddetti «matrimoni dei femminielli», è al centro di una disputa tra clero e popolo gay. Da una parte l'abate Don Beda Paluzzi dall'altra Vladimir Luxuria.

LA «CACCIATA DAL TEMPIO» - Alcuni anni fa la prima «cacciata dal tempio» in occasione della Candelora, la festa del 2 febbraio che prevede la «juta» ovvero la salita dei femminielli al santuario mariano. Poi una lunga silenziosa tregua, fatta di indifferenza più che di tolleranza. Ma quest'anno l'atmosfera è cambiata e l'omofobia si affaccia anche sulla festa dalle forti radici antropologiche. L'abate virginiano - intervistato dal giornalista avellinese Ottavio Giordano - ha dichiarato il suo veto agli omosessuali, a partire da Vladmir Luxuria che ogni anno, per rivendicare il diritto alla fede, accende un cero a Mamma Schiavona. E in questo segue l'esempio di Pier Paolo Pasolini che volle risalire la montagna - e lo fece ad inizio anni Sessanta con Camillo Marino - per vedere Mamma Schiavona.
ABATE CONTRO VLADIMIR - Don Beda Paluzzi non usa perifrasi: «La presenza di Luxuria e dei gay non è gradita». La replica di Vladimir arriva subito dopo la presentazione napoletana della manifestazione: «Fin dal medioevo i femminielli salgono da Mamma Schiavona per devozione e non per moda. Nessuno potrà impedire a queste persone di entrare in chiesa a pregare».
Insomma ancora non sono state avviate le iniziative del programma dedicato alla difesa dei diritti civili della persone Lgbt promosse come ogni anno dalla Rete per la Candelora a Montevergine, e già esplode la polemica.

LUXURIA: LA DEVOZIONE DEI GAY E' UGUALE A QUELLA DEGLI ALTRI - «Sono dieci anni che vado alla Candelora e l'ho sempre fatto con assoluto rispetto, per il luogo e soprattutto per tutti i credenti. L'ultima volta ero in mezzo a due trans una di loro chiedeva a "Mamma Schiavona" di essere aiutata sentimentalmente e una chiedeva alla madonna di portare un po' di conforto alla mamma gravemente malata di tumore. Sono persone che si recano al santuario di Montevergine non per fare un defilé, ma perché sono persone devote. Io ci vado da dieci anni, ma la tradizione dei femminielli e dei cosiddetti diversi, che però davanti alla Madonna di Montevergine sono tutti uguali, è una tradizione che affonda le radici fin dal Medioevo. Mi sembra quindi un segnale di grande integralismo, grande chiusura, nulla potrà vietare a persone che hanno la voglia di farsi sentire di pregare la madonna Schiavona, nessuno potrà impedire a queste persone di entrare al Santuario».

LA NON BELLIGERANZA - Accoglienza e non belligeranza: eppure erano state queste le parole chiave della conferenza stampa della Rete per la Candelora in cui è stato illustrato il programma del Candelora Day. «Montevergine e L'irpina possono essere identificati come un volano di trasfomazione - ha dichirato Carlo Cremona alla conferenza stampa che si è tenuta a In Campus a Napoli- Noi siamo sempre saliti da laici, perché a noi interessava la piazza, quella piazza in cui in anticipo rispetto al Pride Nazionale a Napoli si potesse essere se stessi alla luce del sole».

Nat. Fe.
24 gennaio 2011
(ultima modifica: 25 gennaio 2011)

L'appartamento di An a Montecarlo: dai Caraibi arrivano le carte del “giallo”

Il Mattino


Arrivato alla Farnesina il fascicolo sull'effettiva proprietà dell'immobile. La procura ha chiesto l'archiviazione









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Don Merola prima messa (con scorta)a Gianturco

Corriere del mezzogiorno

 

L'ex parroco di Forcella, che con la sua militanza anticrimine aveva attirato minacce, è tornato a Napoli

 

Galles, diventerà nonno a 29 anni: la figlia 14enne è incinta

Il Messaggero


ROMA - Si appresta a diventare il nonno più giovane del suo Paese un britannico di 29 anni, padre di una ragazzina 14enne che è incinta. «E' una storia che si ripete» ha commentato sul quotidiano Daily Mail l'uomo, la cui identità non viene rivelata per proteggere la privacy della figlia. «So bene quanto è duro essere un genitore teeenager e ora tocca a lei - ha detto - Comunque le saremo tutti vicino e daremo il benvenuto al piccolo nella nostra famiglia. Lei è molto giovane, ma era decisa a tenere il bambino. Non la forzeremo a fare ciò che non desidera, non vogliamo che arrivi ad odiarci». Il futuro nonno, che divenne padre a 14 anni nel 1996 e vive nel Galles del sud, ha detto che sua madre, 47 anni, è molto contenta all'idea di diventare presto bisnonna.


Martedì 25 Gennaio 2011 - 15:24




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Napoli, ecco via Peppino De Filippo Omaggio all'attore

Londra 2012, storico accordo: Israele allenerà i palestinesi

Allarme via email: truffa sulle carte di credito. Attenti, è una bufala...

di Orlando Sacchelli



Il testo di una mail, firmata Banca d'Italia, rivela che alcuni finti funzionari della Visa chiamerebbero i clienti mettendoli in guardia su una possibile frode. 

Ma è solo una bufala che gira in rete da un po' di anni



Clicca per ingrandire
 
Milano - Arriva una mail in redazione con un oggetto inequivocabile: "nuova truffa sulle carte di credito". Scarichiamo gli allegati - uno in word e l'altro in pdf - e cerchiamo di capire di cosa si tratti. L'inizio ci fa subito pensare alle classiche catene di Sant'Antonio. "Consiglio di girare questa e-mail anche ad amici e conoscenti per evitare spiacevoli sorprese. Una delle più importanti banche del Canada... sta allertando tutti i propri clienti circa una nuova truffa ai danni di possessori di carte di credito (Visa, Mastercard, etc.) che si sta allargando a tutto il continente americano ed è molto prevedibile che prestissimo raggiungerà l'Europa... La truffa si sta diffondendo dal Canada con velocità impressionante. In particolare si tratta di un modo piuttosto furbo per truffare i possessori di carte di credito".
La telefonata del funzionario Desiderosi di scoprire fino a che punto possa arrivare la fantasia di certi buontemponi decidiamo di arrivare fino in fondo, leggendo tutta la mail. Interessante il meccanismo della truffa che viene segnalato: "Una persona vi chiamerà al telefono dicendo: "Buongiorno, mi chiamo (Nome e Cognome) e La sto chiamando dall'ufficio antifrodi della Visa (oppure Mastercard, American Express, ecc.). La mia matricola di funzionario Visa è la 12460. Le telefono perché la sua carta è stata segnalata dal nostro sistema di sicurezza per aver fatto un acquisto insolito e io sono qui per verificare insieme a lei se si tratta di qualcosa di illegale oppure no. Guardi, si tratta della Sua carta di credito Visa emessa dalla Banca... (vi dirà il nome della vostra banca) Lei ha per caso acquistato recentemente dei biglietti aerei (o qualsiasi altra cosa) per 497.99 dollari (oppure Euro) da una società via Internet che ha sede in ....... ?".
Quei finti addebiti La mail va avanti spiegando altri dettagli interessanti. Il falso funzionario continuerà dicendo: "Guardi, le spiego brevemente, si tratta di una società che stiamo tenendo d'occhio poiché effettua degli addebiti tra 297 e 497 dollari (Euro) per volta e restando sotto i 500 dollari non è facilmente controllabile, dato il gran numero di transazioni che effettua ogni giorno in tutto il mondo. Ad ogni modo, se lei mi conferma di non aver effettuato con la sua carta nessun acquisto Internet per biglietti aerei di questo importo, con il suo aiuto abbiamo potuto appurare che si tratta di un tentativo di frode e così questa somma lei la vedrà addebitata sull'estratto conto del mese ma le verrà contemporaneamente eseguito lo storno per lo stesso importo non dovuto, così alla fine il saldo sarà pari. L'estratto conto verrà inviato come al solito al suo indirizzo che ci risulta essere in ________ (il vostro indirizzo), è corretto?". E voi direte ovviamente di sì... Allora lui/lei continuerà dicendo: "Ok, a questo punto apro una pratica interna antifrode. Se Lei avesse qualsiasi domanda o chiarimento da chiederci,chiami il nostro numero verde 800... e chieda dell'ufficio antifrodi Internet. Quando un mio collega le risponderà, abbia cura di dargli il codice di questa pratica che è il .............. (vi darà un numero a sei cifre) così che potrà rispondere a tutte le sue domande. Ha annotato il codice della pratica? Vuole che glielo ripeta?".
La telefonata va avanti A questo punto - prosegue il testo della mail - inizia la parte importante della truffa. Il falso funzionario vi dirà: "Un'ultima cosa ancora. Avrei bisogno di verificare se lei è davvero in possesso della sua carta: ce l'ha in mano in questo momento? Ok, allora dia uno sguardo ai numeri che trova sul retro: se guarda bene vedrà due numeri, uno di quattro cifre che è una parte del numero di serie della carta e l'altro di tre cifre (codice di sicurezza) che dimostra che lei è in possesso della carta. Queste ultime tre cifre sono quelle che vengono normalmente utilizzate per gli acquisti via Internet, poiché sono la prova che lei possiede fisicamente la carta. Me li può leggere per favore?" Una volta che glieli avrete letti, lui dirà: "Ok, codice corretto. Avevo solo bisogno della prova che la carta non fosse stata persa o rubata e che ne eravate ancora fisicamente in possesso. Ha qualche altra domanda da farmi?" Dopo che voi avete risposto di no, lui risponderà: "Molto bene, la ringrazio della collaborazione. In ogni caso non esiti a contattarci per qualsiasi necessità: buongiorno." E metterà giù il telefono".
I tre numeri di sicurezza Da parte vostra vi sentirete sollevati... hanno tentato di truffarvi, ma il solerte servizio antifrodi della Visa vi ha salvati in tempo. In fondo non gli avete detto quasi niente di importante e lui non vi ha mai chiesto il numero della carta... invece ha già incassato i vostri soldi. Già, perché gli avete letto i tre numeri del codice di sicurezza e certamente li ha già usati per addebitare la vostra carta. Infatti quello che i truffatori vogliono è proprio il codice di sicurezza a tre cifre sul retro della carta: gli altri dati se li erano già procurati, compreso il titolare, la data di emissione, di scadenza, il numero di serie della carta e persino il vostro indirizzo.
La prova della bufala Alla fine della mail apprendiamo che la dritta per non cascare nella truffa è anche firmata: "Manuela Russo - Banca d'Italia - Servizio Informazioni Sistema Creditizio Largo Guido Carli. 00044 Vermicino - Frascati (Roma)". Facciamo una rapida verifica e la Banca d'Italia ci informa che si tratta di una bufala. Per carità, il consiglio di non diffondere mai a nessuno i propri dati - e in special modo il codice di sicurezza della carta di credito, ma non solo quello - è buono e resta sempre valido. Ma la storiella della truffa segnalata dalla Royal Bank of Canada gira già da qualche anno: ne abbiamo trovato una traccia che risale all'agosto 2008. Ed è già approdata anche su Facebook. Sono passati quasi due anni e mezzo eppure continua a girare. Potenze della rete? No, delle intramontabili catene di Sant'Antonio.




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Trafugata la salma di Mike Bongiorno

Corriere della sera

È successo nel cimitero di Dagnente, piccola frazione di Arona. La famiglia: «Sgomenti e increduli»

NESSUNA RIVENDICAZIONE DEL FURTO


MILANO - La salma di Mike Bongiorno è stata trafugata nella notte dal cimitero di Dagnente, piccola frazione di Arona (Novara). Per rubare le spoglie del noto presentatore, deceduto l'8 settembre del 2009, il ladro (o i ladri) hanno prima rotto la lapide della tomba. «Siamo sgomenti e increduli» ha commentato a caldo Michele Bongiorno junior, figlio primogenito del noto volto tv. «Non ci sono parole per commentare l'accaduto - ha aggiunto - è successo questa notte e l'abbiamo saputo un'ora fa. Adesso ci sono le forze dell'ordine che se ne stanno occupando, noi non abbiamo davvero parole». Al momento, non è giunta alcuna rivendicazione del furto, né sono arrivate alla famiglie richieste di denaro per la restituzione della bara, la cui scomparsa è stata denunciata martedì mattina dal custode del cimitero. A dare l'allarme un anziano che, intorno alle 9, si era recato a portare dei fiori sulla tomba di famiglia.




I RIS SUL POSTO - Sull'episodio indagano i carabinieri e sul posto si stanno anche recando in elicottero gli esperti del Ris. Mike Bongiorno aveva una villa ad Arona dove trascorreva parecchio tempo: dopo la sua morte, la moglie aveva voluto che il corpo del marito fosse seppellito nel piccolo camposanto di Dagnente. La notizia del furto della salma ha colpito molto la piccola comunità di Arona. «È il segno del mondo in cui viviamo, dove non c'è più rispetto per nessuno» ha detto Don Mauro Pozzi, parroco della Chiesa di San Giovanni Battista a Dagnente. «Non vedo alcun motivo - ha aggiunto - per un gesto simile se non un possibile tentativo di estorsione». «È una notizia terribile, appena l'ho saputa ho chiamato la famiglia, in particolare la moglie Daniela, e le ho espresso la solidarietà di tutta la città» ha spiegato il sindaco di Arona, Alberto Gusmeroli.

Mike Bongiorno, la carriera

COME CUCCIA - Con il furto della salma di Mike Bongiorno sembra ripetersi un film già visto. L'episodio richiama infatti alla memoria quanto accaduto nel marzo del 2001, in un paese poco distante da Arona, Meina: in quel cimitero era sepolto Enrico Cuccia. Anche allora fu trafugata la bara. Venne chiesto un ingente riscatto alla famiglia, ma pochi giorni dopo il telefonista della banda venne intercettato: la bara fu ritrovata in un fienile della Val Susa. Proprio in questi giorni è in programmazione su Sky L'ultimo crodino, pellicola con Ricky Tognazzi e Enzo Iacchetti incentrata sul furto della salma di Cuccia.

Redazione online
25 gennaio 2011

Il necrologio: che dispiacere andarsene prima di Berlusconi

La provincia pavese




PAVIA.
Davvero un personaggio nonno Adriano, come hanno confermato le molte persone che hanno voluto dargli l'ultimo saluto nella chiesa parrocchiale di Certosa, paese conosciuto per il suo magnifico monastero fatto costruire da Gian Galeazzo Visconti. Al suo funerale infatti le lacrime si sono confuse con i sorrisi e le battute, perche' il manifesto funebre per la sua morte si apriva con questa frase ''L'unic dispiase' le' ves anda' via prima dal Berlusca''. Tradotto : l'unico dispiacere morire prima di Berlusconi. Frase che nel giro di meno di 24 ore ha collezionato su Facebook parecchie decine di ammiratori: tanti sono gli 'Amici di Adriano Alloni', il gruppo che intende così celebrare sul social network l'ultimo gesto, postumo, dell'ottantenne pavese.

Il primo post è del fondatore del gruppo, Maurizio Mulas: "un genio", scrive riferendosi ad Alloni. E poi ancora "un grande", "un uomo da ammirare", ma anche messaggi affettuosi da 'amici' prima d'ora sconosciuti allo scomparso: "Anche se non l'ho mai conosciuto un bacione al mitico nonno Adriano, che Dio lo abbia in gloria!"

Adriano Alloni, 80 anni, il 13 gennaio e' caduto dalle scale di un condominio a Pavia. Stava scendendo per svolgere alcuni lavoretti in giardino. Era chiaramente un tipo portato al buonumore e lo conferma anche il fatto che nello stesso necrologio ad annunciare la sua morte, oltre ai parenti, a moglie, Lucia Ferri, e le figlie Antonella e Marinella, sia stata inserita anche ''l'amata Bolla'', la sua cagnolina.

Ma soprattutto quella frase, segno evidente che nonno Adriano, parlando in casa di politica, non deve essere mai stato tenero con il Cavaliere. Anzi, i suoi conoscenti di Pavia e Certosa lo affermano con certezza: e' stato proprio lui a suggerire ai parenti di inserire questo giudizio tagliente nell'annuncio funebre della sua morte.

Sino alla fine Alloni e' stato un tipo molto attivo. A trovarlo riverso sulle scale del condominio di viale Indipendenza, a Pavia, e' stata sua figlia Antonella. L'anziano e' stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso del San Matteo, ma pochi minuti dopo il ricovero e' morto. Prima di andare in pensione, Alloni aveva lavorato a lungo in un'azienda del Milanese dove vengono costruite roulotte. Chi gli voleva bene, ed erano davvero in tanti, lo ricordera' sempre come un gran lavoratore: ma era anche un tipo dalla battuta pronta, che amava chiacchierare con amici e parenti fumando la sua adorata pipa.




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Demolizioni, scoperta la «cricca» dei vigili Indagati 8 agenti, un avvocato e 2 tecnici

Strage di Ponticelli del 1989, arrestati tredici affiliati dei clan Sarno e Aprea

Bondi: "Sulla sfiducia basta rinvii"

La Stampa






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Caso Cucchi, 12 i rinvii a giudizio Condanna a 2 anni per un funzionario

Corriere della sera


Il ragazzo morì all'ospedale Pertini di Roma sei giorni dopo essere stato arrestato per droga


ROMA - Dodici rinvii a giudizio e una condanna con rito abbreviato: queste le decisioni prese dal gup Rosalba Liso a conclusione dell'udienza preliminare per la morte di Stefano Cucchi avvenuta il 22 ottobre del 2009 all'ospedale Pertini di Roma, sei giorni dopo essere stato arrestato per droga. Nel corso dell'udienza il gup ha dunque rinviato a giudizio tre agenti della polizia penitenziaria e nove persone tra medici e infermieri dell'ospedale Sandro Pertini. Il processo prenderà il via il 24 marzo prossimo davanti alla terza corte d'assise di Roma. Il funzionario del Prap Cla, è stato condannato a due anni un funzionario dell'amministrazione penitenziaria regionale.

A GIUDIZIO - A giudizio sono andati tre guardie carcerarie Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici imputati di lesioni personali, sei medici dell'ospedale Sandro Pertini, Aldo Fierro, Stefania Corvi, Rosita Caponetti, Flaminia Bruno, Luigi Preite De Marchis e Silvia Di Carlo, tutti tranne la Caponetti sono stati rinviati a giudizio per abbandono di persona incapace. La Caponetti, dirigente medico del Pertini è stata rinviata a giudizio per abuso d'ufficio e falso. Per abbandono di persona incapace sono stati rinviati a giudizio anche tre infermieri, Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe. Condannato con rito abbreviato a due anni di reclusione il funzionario del Dap, Claudio Marchiandi, direttore dell'ufficio detenuti e del trattamento del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria che aveva chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato.



LA FAMIGLIA - «Il gup la pensa come noi e cioè che Stefano è morto per le botte» è stato il commento a caldo della sorelal di Stefano Cucchi, Ilaria. «Mi auguro che i pubblici ministeri abbiano il coraggio di portare avanti la verità e abbiano l'umiltà di tornare sui propri passi», ha continuato. Ilaria ed i genitori hanno salutato il giudice. «Con lo sguardo ci ha voluto manifestare il suo sostegno umano. È stato un momento di grande tensione emotiva. Ho visto il dolore negli occhi di mia madre e per noi il processo costituirà una tappa importante per la nostra battaglia di verità. Ci continuiamo a domandare perché ci è stata data una verità diversa visto che è evidente come noi, attraverso i nostri consulenti medico-legali, non abbiamo mai detto assurdità». Parla anche il padre del ragazzo morto, Giovanni Cucchi. «Non c'è motivo di rallegrarsi. Oggi, comunque, è stato messo un primo tassello per arrivare alla verità. Speriamo che quanto accaduto», ha aggiunto, «possa servire per migliorare il sistema giudiziario del nostro Paese. Vogliamo dire grazie a coloro che ci sono stati vicini: il Comune e la Provincia di Roma, il presidente Fini, i parlamentari del Comitato per Stefano. Ma riteniamo grave che tante istituzioni siano rimaste mute, come l'Ordine dei Medici». Il legale della famiglia, l'avvocato Fabio Anselmo, ha aggiunto. «Siamo soddisfatti perchè il Gip con questa decisione ha sostanzialmente ammesso essere fondate le nostre critiche alla consulenza della controparte, e quindi abbiamo un problema di imputazione».


Redazione online
25 gennaio 2011





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Primarie, l'ira degli sconfitti: brogli Veltroni: cinesi in fila a votare, si chiarisca

Corriere del mezzogiorno

 

L'ex leader dei ds: «In tv ho visto file di orientali a votare: o sono cinesi democratici o qualcosa non va»

 

NAPOLI — Per Ranieri il «centrodestra ha condizionato il voto». Per Mancuso il «voto è inquinato». Per Oddati «ci sono troppi episodi sospetti». Anche la sindaca Rosa Russo Iervolino chiede di fare «chiarezza perché non stiamo dando un bello spettacolo». Miano, Secondigliano, le primarie vinte in quattro ore, con un solo condominio e con l’aiuto dell’altra metà del cielo politico, questa è l’accusa contro Andrea Cozzolino. «Un voto ogni 30 secondi. In quattro ore in un seggio hanno votato in 700, neanche il tempo di presentare una carta d’identità, come è possibile che nessuno abbia controllato?». Non ci sta il capogruppo regionale del Pd, Peppe Russo, sostenitore di Umberto Ranieri. Il giorno dopo la vittoria di Andrea Cozzolino, del delfino bassoliniano che torna da Bruxelles, a Napoli si raccolgono pezzi democratici e vendoliani. E la storia è tutt’altro che chiusa. Milleduecento voti di scarto tra Cozzolino e Ranieri e le due periferie Nord a determinare il colpo di scena. Perché sulla carta favorito era sicuramente Ranieri.

 

 

IL CASO DI VIA IANFOLLA - Il risultato. Cozzolino ha vinto con 16.358 voti (il 37,3 per cento delle preferenze), seguito da Umberto Ranieri con 15.137 (34,6%). Terzo Libero Mancuso con poco meno di 7.000 preferenze (15,8 per cento) e Nicola Oddati che si ferma al 12,1 per cento con circa 5300 voti. Dove nascono l