Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

lunedì 24 gennaio 2011

Aiuto, internet ha esaurito i "numeri" Il 2 febbraio finiranno gli indirizzi Ip

Il Mattino


Ecco l'“Ipcalypse”: sfruttati i 4 miliardi dell'attuale protocollo Niente paura: l'8 giugno iniziano i test sull'Ipv6





ROMA - E' già stata battezzata Ipcalypse, l'Apocalisse degli Ip, i numeri che vengono assegnati ogni volta che un computer o qualunque altro dispositivo che si connette al web. E' come se all'improvviso terminassero i numeri di telefono da associare a un nuovo cellulare appena comprato. Secondo gli esperti il 2 febbraio alle ore 4 di notte gli oltre 4 miliardi di Ip basati sul protocollo Ipv4 finiranno. L'allarme è stato lanciato da diversi specialisti e profetizzato da Vinton G. Cerf, uno dei padri di internet. Provocazione o realtà? Resta il fatto che il protocollo Ipv4 non può più sostenere l'enorme crescita della diffusione del web e che da anni gli esperti chiedono il passaggio a un nuovo sistema, l'Ipv6.

Il conto alla rovescia era iniziato anni fa.
Le previsioni stabilivano il 2013 come data di esaurimento degli Ip. La data sembra sia stata anticipata soprattutto per la forte domanda di connessione al web proveniente dall'Asia. Nascono gruppi su Facebook e profili di Twitter che scandiscono il conto alla rovescia. Appello anche da parte dell'American Registry for Internet Numbers: sarebbe rimasto a disposizione solo il 3% degli indirizzi. Il futuro del web dovrebbe essere l'Ipv6, il nuovo protocollo che consente di assegnare un numero immenso (o quasi) di indirizzi.

La data del 2 febbraio. La previsione è basata su un tasso di crescita degli Ip di circa un milione ogni ora ed è stata fissata dall'Hurricane Electric. L'attuale sistema Ipv4 (Internet Protocol Version 4) supporta oltre 4 miliardi di indirizzi. Indirizzi che starebbero per esaurirsi.

In attesa di un nuovo protocollo. Internet giunto al capolinea? Assolutamente no. Il futuro si chiama Ipv6, un sistema che consente di accettare un numero quasi infinito di connessioni (circa 340 trilioni) e che soprattutto utilizza non solo numeri per l'indirizzo, ma anche lettere. Molti specialisti stanno lavorando per la transizione alla nuova piattaforma. L'8 giugno, già battezzato “World Ipv6 Day”, giganti del web come Google, Yahoo! e Facebook inizieranno il test sul nuovo protocollo Ipv6 per 24 ore. Il passaggio alla versione più recente non è facile però. I due sistemi infatti non “dialogano” tra loro.

“8 giorni all'Ipcalypse”. «E' il momento più critico da quando abbiamo avuto l’idea della Rete – ha commentato Vinton G. Cerf, uno dei padri del web e oggi mente di Google - È come tentare di vendere un telefono non potendo più assegnare un nuovo numero». Fu proprio Cerf a sviluppare e collaudare nel 1977 i primi protocolli Ip per il progetto Arpanet (la prima rete da cui nacque il web come lo conosciamo noi). Google invita tutti al passaggio al protocollo Ip del futuro con un appello sul suo blog ufficiale. Intanto su Twitter il conto alla rovescia continua: “8 giorni all'Ipcalypse, restano a disposizione meno di 36milioni di indirizzi Ip”.

laura.bogliolo@ilmessaggero.it
Lunedì 24 Gennaio 2011 - 18:13    Ultimo aggiornamento: 19:34




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L'intellighenzia di sinistra contro il giustizialismo: "I politici non sono sbirri"

di Redazione


Lettera aperta del blog The front page: "L’Italia ha bisogno della sinistra. Non ha bisogno di manette né di intellettuali o di politici che giocano a fare gli sbirri". L'elettorato si ribella



 

Roma - E' spaccatura nell'intellighenzia di dinistra. A dividere è proprio l'inchiesta su Ruby. A sollevare il dibattito è The front page, il sito di Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi, in una lettera aperta alla sinistra (leggi l'appello): "Cari compagni, evitiamo di trasformare la sinistra in una nuova destra, pulita e reazionaria, bigotta e illiberale, antifemminista, moderata e populista. Siamo ancora in tempo. L’Italia ha bisogno della sinistra. Non ha bisogno di manette né di intellettuali o di politici che giocano a fare gli sbirri". Un appello che ha subito diviso la sinistra, tanto che il sito è stato subito preso d'assalto dai lettori.

Un appello contro il giustizialismo Dalle pagine del sito The front page, l’appello è stato lanciato oltre che da Rondolino e Velardi, anche da Piero Sansonetti, Massimo Micucci ed Enza Bruno Bossio. "Cari compagni, per il nostro bene, fermatevi", è il titolo dell’articolo che sviluppa le ragioni per cui "non possiamo", in quanto sinistra, "sperare nel carcere, nell’arresto dell’avversario più detestato, nei sistemi di intercettazione a tappeto, nella logica dei corpi separati e persino nell’intervento del Vaticano per ottenere ciò che non abbiamo ottenuto con il consenso". Insomma, no al giustizialismo applicato al caso Ruby e a Silvio Berlusconi, perché "nel giustizialismo non c’è meno oscurità che nel comportamento arrogante della politica di potere".

Il dibattito su legalità e persecuzione La lettera aperta spiega che "il nostro avvenire, la libertà, i nostri diritti e quelli delle persone colpite dalla crisi e dall’ingiustizia sociale non possono essere affidati alla legge e alla violenza dello Stato. Ai tribunali. Alla repressione. In passato ci è capitato, qualche volta, di pensarlo. Poi abbiamo capito che sbagliavamo". "La corruzione va perseguita - aggiungono gli intellettuali - ma non è l’emergenza delle emergenze. E la corruzione va perseguita, ma non, come fu nel ’92-’94, decapitando una classe politica, o esercitando la pressione della carcerazione preventiva, a volte abusiva". "L’esercizio della giustizia deve essere efficace, ma esemplare nel rispetto delle regole e nella sobrietà dei comportamenti, più di quanto non spetti agli imputati. Il braccio della legge deve esercitarsi senza ossessioni di protagonismo - sottolineano - I poteri di indagine non devono ridurre i cittadini, testimoni o sospettati, a numeri di telefono intercettabili e a condannati molto prima del giudizio, nè a quei poteri debbono sommarsi considerazioni moralistiche, nè va utilizzato in modo devastante il circuito mediatico come prima ed ultima sede di sentenza". "Non lo credevamo - concludono - ma oggi la sinistra rischia una involuzione autoritaria, rischia di abituarsi a pratiche liberticide".

Il dibattito "spacca" la sinistra "Che dire dell’appello - commenta Manuel sul blog - disgustoso. E’ mai possibile che non ci sia un articolo (dico: uno) che critichi questo governo? Ma che razza di blog è questo? Qual è la sua mission? Lo sputtanamento mediatico del Pd?". Il dibattito è aperto. La lettera aperta di Front page spacca, letteralmente, in due l'elettorato di centrosinistra. Chiara l'accusa: "Patetici… ma andate nel sito dei Promotori della libertà…". Ma Roberto subito corregge il tiro: "La sinistra è questa. Libertaria, garantista, con il senso della storia ed attenzione a tutto ciò che può determinare innovazione nella società, in economia, nella cultura". Anche Alfredo Venturini fa i complimenti per il coraggio mostrato dal blog: "In un paese che va in malora, finalmente un po di buon senso espresso da gente forgiata da valori irrinunciabili". Tra i sottoscrittori c'è pure Gabriele Petrone: "La sinistra deve fare la sinistra, conquistare il consenso democratico, battersi si contro la corruzione, ma con i mezzi e gli strumenti dello Stato di diritto".



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L'Ikea è un labirinto, per far spendere più soldi

Corriere della sera


«Arma psicologica per confondere i favorire gli acquisti». L'azienda: «Li mettiamo solo a loro agio»

Ricerca di un'università inglese




MILANO - Non è stato costruito da re Minosse per rinchiudere il Minotauro, ma l'interno dell'Ikea è un vero e proprio labirinto. Lo afferma una ricerca scientifica condotta dal professor Allan Penn, direttore del Virtual Reality Centre for the Built Environment dell'UCL (University College London). In pratica, dice il professore, la struttura dell'Ikea è un'arma psicologica tesa a confondere e disorientare i clienti in modo da farli spendere sempre di più. «Il successo dell'Ikea si basa – dice Allan Penn- su una specie di imbarazzo dei clienti che perdono l'orientamento. Per raggiungere l'uscita bisogna girovagare in una serie infinita di svolte e giravolte. In questo infinito viaggio si mettono perciò nel carrello molte più cose di quelle preventivate».

SEDE DI LONDRA - Il professore, per la sua ricerca, si è basato sulla struttura dell'Ikea di Londra. «Ma i magazzini della società svedese sono più o meno uguali in tutto il mondo. Ovunque c'è un sentiero, segnato da strisce sul pavimento, lungo il quale il catalogo dei prodotti dell'azienda assume una forma fisica perché tutti gli oggetti sono esposti. Il concetto, insomma, è che restando nel labirinto si resta a contatto con mobili, seggiolini, lampade, padelle. Tutti prodotti a poco prezzo. Che vengono comprati».

SMENTITA - Ovviamente, un portavoce dell'Ikea ha smentito le tesi del professore londinese affermando che la struttura dell'Ikea è stata studiata solo per mettere a proprio agio i clienti, mostrando loro tutti i prodotti in vendita.

ORIGINI - L'Ikea ha 283 negozi in 26 differenti nazioni che hanno generato, nel 2010, 2,7 miliardi di euro di profitti. E' stata fondata nel 1943 dallo svedese Ingvar Kamprad, il quale già da piccolo aveva il la fissa degli affari: vendeva fiammiferi ai suoi vicini di casa. Poi si accorse che poteva pagarli meno acquistandoli da un grossista di Stoccolma. Dopo i fiammiferi si diede alla vendita di pesce, decorazioni per alberi di Natale, matite, sementi, penne a sfera e altri prodotti. A 17 anni, grazie ai soldi ricevuti da suo padre per i suoi eccellenti risultati scolastici, fondò il "labirinto", come lo chiama il professor Penn. Kamprad, che ha 84 anni, fino a poco tempo fa guidava un'auto vecchia di 15 anni, volava in classe economica e raccomandava ai suoi dipendenti di scrivere sempre su tutti e due i lati di un foglio per risparmiare la carta.


Paolo Torretta
24 gennaio 2011



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Gaffe di Ballarò, Floris replica al Giornale "Nulla di taroccato". Ma l'errore è evidente

di Redazione



Il conduttore di Ballarò replica alle accuse del Giornale, che lo aveva accusato di aver mostrato delle fan del premier in un servizio che elencava le presunte escort: "Era una pura rassegna stampa fatta solo di immagini, senza nemmeno un commento". E dà la colpa al giornale inglese Daily Mail



 
Milano - Giovanni Floris non ci sta. Prende carta e penna e replica al Giornale, che lo aveva accusato di essersi inventato delle prove anti Berlusconi nel corso dell'ultima puntata di Ballarò (leggi l'articolo di Giulia Guerri). "Il titolo de il Giornale ("La Rai inventa prove anti Silvio: le fan in foto trattate come escort") dice una cosa falsa - attacca Floris -. Ballarò non ha inventato, né taroccato nulla. Il servizio era una pura rassegna stampa fatta tra l’altro solo di immagini, senza nemmeno un commento. Imputare la scelta dell’impaginazione di un giornale a chi lo legge è una frontiera cui francamente non capiamo come si possa approdare". Floris si difende ma in modo non del tutto convincente.
La foto ricordo con il premier - Scrive Floris: "In realtà lo stesso articolo di Giulia Guerri spiega che ’un servizio ricostruisce le reazioni della stampa estera all’inchiesta sul capo del governo e riprende l’edizione online del giornale inglese Daily Mail". Vero, però, se una trasmissione devide di riprendere proprio quell'immagine mentre si parla di escort, non c'è da stupirsi se le persone ritratte si offendano. Lo scatto mostrato da Ballarò ritrae, assieme al premier, due donne. Una delle due è un’estetista di Pordenone. Dopo l'ultima puntata del programma di Rai3 il telefono della donna "ha iniziato a squillare all’impazzata". Il Giornale si è limitato a riprendere lo sfogo della donna pubblicato, per primo, dal Gazzettino di domenica.
Resta la gaffe "Il Giornale - prosegue Floris - sembra in realtà condannare la scelta del Daily Mail di inserire una foto di Berlusconi con delle fan all’interno del suo articolo e quindi la imputa a Ballarò. Una vicenda incredibile - conclude il giornalista - o forse solo triste se si pensa alla gloriosa storia de il Giornale, decideremo se darle rilevanza adendo le vie legali". Tralasciando i commenti ironici sulla storia del nostro quotidiano: non sarebbe stato più corretto ammettere di aver fatto una gaffe? Chi ha deciso di mostrare proprio quello stralcio, il Daily Mail o la redazione di Ballarò? E poi: La signora di Pordenone ha subito un grave danno d'immagine. Dettaglio trascurabile?




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Milano, case ai rom: ricorso respinto

di Redazione




I giudici respingono il ricorso del Comune di Milano e del ministero dell'Interno contro l'assegnazione di case popolari ad alcune famiglie nomadi




Milano - Ancora una volta un giudice si sostituisce alle istituzioni elette dal popolo. I magistrati del tribunale civile infatti hanno rigettato il reclamo del Comune di Milano e del ministero dell’Interno contro la decisione sull’assegnazione delle case popolari a 10 famiglie rom.
La sentenza Lo scorso 20 dicembre, il giudice monocratico del Tribunale civile aveva dato ragione ai rom,assistiti dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri,accertando il comportamento discriminatorio dell’amministrazione comunale, della Prefettura e del ministero dell’Interno. Le istituzioni, secondo l’ordinanza, non avevano dato seguito alla convenzione del maggio scorso stipulata tra la Prefettura, il Comune e alcune onlus, tra cui la Casa della Carità, con la quale era stato varato un piano per l’inserimento abitativo dei rom.
Il reclamo Dopo l’ordinanza del giudice, nei primi giorni di gennaio le prime famiglie rom erano entrate nelle case popolari . Nel reclamo contro l’ordinanza, gli avvocati del Comune hanno sostenuto che non è l’amministrazione che deve assegnare le case,che sono invece oggetto di contratti di locazione tra l’Aler (azienda che si occupa di edilizia popolare) e la Casa della Carità.
"Comune discrimina" I giudici della prima sezione civile spiegano: "La scelta di rivedere l'assegnazione degli alloggi già destinati alle famiglie rom ha connotati evidentemente discriminatori in quanto risulta fondata esclusivamente su ragioni etniche". Per i giudici le dichiarazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni, del sindaco Letizia Moratti e del Prefetto Gian Valerio Lombardi "hanno inciso immediatamente sulla mancata assegnazione degli alloggi".




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Istat, al Sud si muore prima che al Nord Maglia «nera» per Campania e Sicilia

Corriere del mezzogiorno


Gli italiani preferiscono finire al camposanto
in primavera e nascere in ottobre. Highlander a Bolzano



NAPOLI - Vivere al Sud, anzi morire al Sud. Secondo l'Istat nel Mezzogiorno la vita termina prima che al Nord. E sono la Campania felix e la Sicilia altrettanto felix a seppellire prima i propri cittadini.
La nuova indagine demografica rivela molti dati interessanti anche sulla cronologia e la concentrazione di vita\morte: in Italia si nasce a ottobre e si muore a marzo e, in media, sono gli abitanti delle Marche e della provincia di Bolzano a vivere più a lungo, mentre finiscono prima al camposanto quelli della Sicilia e della Campania.



MORIRE IN PRIMAVERA - Gli italiani preferiscono morire in primavera. Il dossier 'Indicatori demografici 2010' elaborato dall'istituto di statistica parla chiaro: negli ultimi anni parti e decessi si sono concentrati in particolare in due mesi. Per quanto riguarda le nascite, nel 2009 e nel 2010 (ma per quest'anno si tratta di una stima) il picco si è avuto in ottobre (circa 52.000), mentre le morti si sono verificate in media maggiormente nel mese di marzo (circa 54.000 casi).
HIGHLANDER A BOLZANO E NELLE MARCHE - Anche quest'anno le regioni più longeve sono quelle del Nord-est e del Centro. Due, in particolare, le zone degli 'highlander': la provincia di Bolzano e le Marche, al top della classifica regionale sulla speranza di vita alla nascita. Nella provincia di Bolzano, infatti, la speranza di vita è di 80,2 anni per gli uomini e 85,3 per le donne, mentre nelle Marche è di 80 per gli uomini e 85,5 per le donne (tutte stime riferite al 2010).
CAMPANIA E SICILIA, PRIMATO NEGATIVO - Al Sud, invece, si vive di meno. In fondo alla classifica dell'Istat ci sono infatti la Sicilia e la Campania, nelle quali rispettivamente un uomo vive in media 78,6 e 77,7 anni, una donna 83,5 e 83 anni. Ma anche la Liguria non se la passa bene: è terzultima nella classifica maschile (speranza di vita di 78,6 anni in media) e quartultima in quella femminile (84,1 anni).


Redazione online
24 gennaio 2011




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Un acquedotto del '600 a tre stelle Nella hall brilla il gioiello di tufo

Corriere del mezzogiorno


Ripulito e rimesso a nuovo in un albergo del Cavone



La cavità dell'acquedotto incastonato nell'hotel
La cavità dell'acquedotto incastonato nell'hotel

NAPOLI - Un acquedotto del '600 nell'hotel. Incastonato come una perla rara nella crosta tufacea che sorregge l'albergo «Correra», nell'omonima via del Cavone, a Napoli. Un cimelio storico rimesso tra l'altro a nuovo con una solenne ripulita dai titolari del tre stelle, che ospita mostre d'arte e perfomance. Un tunnel di tufo piccino, una decina di metri per 2,5 d'altezza, ma d'impatto straordinario, e non solo per gli amanti dell'archeo-genere. Nessuna pubblicità ad hoc accompagnerà il gioiellino secentesco da poco rimesso in sesto. «Non abbiamo pensato a nulla in particolare - spiega uno dei titolari, Vincenzo Calabrese - anche perché Napoli è già stracolma di tesori di questo tipo. Basta farsi un giro nel garage situato a pochi passi da noi, una grotta delle meraviglie...». Detto questo «è chiaro che se ad esempio il Comune avrà intenzione di inserire questo piccolo sito nei vari percorsi suggeriti ai turisti ne saremmo ben contenti».



Un acquedotto nell'hotel Correra: fotogallery

Entrando nella sala d'accoglienza del Correra, subito s'intravede la parete color ocra di fondo con un'apertura che dà sulla cavità: un pozzo sviluppato in altezza e in larghezza, adornato con volti pendenti di vecchie bambole. Dopodiché, scesi un paio di scalini, si penetra nel braccio dell'acquedotto, perfettamente conservato, esteso per una decina di metri.
LA STORIA DEGLI ACQUEDOTTI - Che il Cavone s'incrorci con la storia degli acquedotti partenopei non è una novità. In quella zona, nella Napoli antica, se ne incrociavano più o meno tre: quello della Bolla, che intersecava piazza Dante, il Serino nella zona dei Quartieri Spagnoli, e quello secentesco del Carmignano, che passava proprio nei pressi del Cavone integrando i preesistenti. Un termine, «Cavone», che indica il canyon tufaceo sotto il vetusto «colle della conigliera», zona di cacciagione ai tempi dei Borbone, dove oggi sorgono la caserma Salvo d'Acquisto e la chiesa di San Potito. La scoperta dei pozzi degli acquedotti in via Correra, come racconta l'esperto speleologo Clemente Esposito, è datata 1979, anno in cui avvenne un crollo del costone in seguito a piogge torrenziali, che provocò anche la morte di due donne anziane.
IMPLUVIO DEL SEBETO - Il Cavone, tra l'altro, come racconta Esposito, potrebbe essere l'impluvio del letto del mitico fiume Sebeto, che passava nella zona di piazza Dante. Zona che poi divenne ottima per quanto riguarda l'estrazione del tufo e che si sviluppò nel corso dei secoli come mercato. Piazza Dante si chiamava infatti largo Mercatello e il Cavone coi suoi fondaci divenne luogo di deposito merci, accatastate in bassi senza luce né aria, che ai giorni nostri sono divenuti fetidi appartamenti.



Alessandro Chetta
Marco Perillo
20 gennaio 2011
(ultima modifica: 21 gennaio 2011)





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Gb, 80enne ritrova l'auto dopo 3 anni nel parcheggio: era sempre rimasta lì

Corriere della sera


Gerald Sanctuary soffre di demenza e al ritorno dalla farmacia non ricordava più dove l'aveva posteggiata

avrebbe dovuto pagare 17mila euro di posteggio, ma i custodi hanno chiuso un occhio



L'auto ritrovata
L'auto ritrovata
MILANO - Dove ho lasciato l'auto? In un pomeriggio di maggio del 2008 un attempato signore britannico aveva posteggiato la sua Honda metallizzata in un parcheggio di un centro commerciale prima di andare a fare la spesa. Al ritorno però la macchina era sparita. O meglio: Gerald Sanctuary, ottantenne di St. Albans, nell'Hertfordshire, non ricordava più dove l'aveva lasciata. Da quel giorno sono trascorsi tre anni. La settimana scorsa la sua auto è stata finalmente ritrovata. Era proprio là dove l'aveva lasciata.
ALLA RICERCA DELL'AUTO PERDUTA - Chi va in giro a fare compere nei grandi centri commerciali, soprattutto di sabato pomeriggio, conosce bene la frustrazione di doversi ricordare, esattamente in quale spazio e in quale fila, ha posteggiato la sua vettura. Cosa accade tuttavia se in quel momento la memoria gioca brutti scherzi? E' la disavventura capitata a Gerald Sanctuary. Uscito dalla farmacia e tornato verso l'auto, l'anziano aveva dimenticato il luogo usato per il parcheggio. In uno stato di sconforto il nonno di quattro nipotini ha dunque cominciato e girovagare per ore alla disperata ricerca della sua amata Honda. Senza successo. Gerald Sanctuary, affetto da demenza, non ha potuto far altro che rinunciare e tornarsene a casa con un passaggio. Anche l'aiuto dei figli arrivati sul posto non ha dato frutti. Probabilmente l'auto era stata rubata, la conclusione logica.
SOTTO IL NASO - Lo scorso Natale, poi, la sorpresa: un posteggiatore del garage di St. Albans, a 40 chilometri da Londra, nota finalmente quell'auto sospetta e sporca, e avvisa la polizia. Alle forze dell'ordine basta qualche ora per rintracciare il legittimo proprietario. «E' incredibile, era là per tutto il tempo, proprio sotto il nostro naso», ha raccontato ai tabloid inglesi il figlio Nigel. La soddisfazione è stata maggiore quando Gerald ha rivisto la macchina nelle stesse condizioni in cui l'aveva lasciata. Con tutto il suo contenuto di effetti personali. Oltretutto, la carta di credito era in bella vista sul cruscotto. A quanto pare in tutti questi anni i posteggiatori non si sono mai accorti del tagliando per il parcheggio oramai scaduto. E con un pedaggio giornaliero di 8,50 sterline (circa 10 euro) il prezzo da pagare dopo due anni e mezzo di sosta era arrivato a quasi 17 mila euro. La National Car Parks (NCP), i gestori del garage, hanno chiuso un occhio e rinunciato ai soldi per l'uscita. La macchina è ripartita al primo giro di chiave.



Elmar Burchia
24 gennaio 2011



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Lui 46 anni, lei 41, in 19 anni 14 figli: «Ci aiuta la Provvidenza»

Il Messaggero


Fiocco azzurro in casa Scalco, a San Giorgio in Bosco: nove maschi e cinque femmine nella super-famiglia veneta







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Addio a LaLanne, il primo "palestrato"

Corriere della sera


A 96 anni se ne va l'antesignano dei culturisti. Insegnò all’America fitness e dieta sana a base di pesce e verdure

a sessanta anni trascinava A nuoto, con le caviglie incatenate, una barca di cinque quintali


Jack LaLanne in una foto degli anni Cinquanta
Jack LaLanne in una foto degli anni Cinquanta
WASHINGTON – È morto a 96 anni Jack LaLanne, icona americana, padre del culturismo, antesignano dei Mister Universo alla Schwarzenegger, che durante lo scorso secolo riplasmò letteralmente il fisico maschile. Apostolo della dieta sana e della ginnastica spietata, Jack LaLanne impose all’America il suo ideale di virilità, straripanti bicipiti e pettorali, vita sottile, e nessun vizio a tavola. Nemico dichiarato della obesità, tutt’oggi una piaga americana, La Lanne aprì la prima palestra a San Francisco in California nel 1936, a soli 22 anni, e insegnò all’America a saltare la corda, fare sollevamento pesi, e via di seguito, e a mangiare uova pesce frutta verdura invece del fast food.

Jack LaLanne con Happy, il pastore tedesco ammaestrato che lo accompagnava durante il
Jack LaLanne con Happy, il pastore tedesco ammaestrato che lo accompagnava durante il
L'ESEMPIO DEI BAMBINI - Ebbe un successo enorme. Nel ’51, lanciò il Jack LaLanne show alla tv californiana, un programma che dal ’59, per 25 anni, fu esteso a tutta l’America. Commentandone la scomparsa, causata da una polmonite, il dietologo Robert Thompson ha definito LaLanne «il pioniere del movimento salutista americano», l’ispiratore dei guru odierni della bella linea come l’attrice Jane Fonda e il dottor Atkins. «LaLanne», ha dichiarato Thompson «ebbe dalla sua un fisico eccezionale e una comunicativa straordinaria». La chiave iniziale del successo furono i bambini. LaLanne esordì alla tv con un cane ammaestrato, il pastore tedesco Happy, e chiese loro di costringere i genitori, i nonni, gli altri familiari a fare dieta e ginnastica. Reclamizzò inoltre lo yogurt con la frutta, la Power juce, il succo della forza, un misto di frutti e vegetali. E produsse attrezzature, tute, magliette per le proprie palestre, creando un impero industriale.
MUSCOLATURA - Dopo una lunga parentesi, tornò novantenne alla ribalta con un programma radiofonico sponsorizzato dal governo. LaLanne amava raccontare di essersi trasformato in un palestrato a 15 anni. «Mangiavo male, ero esile e debole. Mia madre mi ammonì che dovevo irrobustirmi. Mi dedicai agli sport e agli esercizi più pesanti, ore e ore tutti i giorni». Alto neppure un metro e settanta, pesante meno di settanta chili, LaLanne sviluppò una tremenda muscolatura. Fu considerato uno degli uomini più forti del mondo: a sessanta anni, trascinava ancora a nuoto, con le caviglie incatenate, una barca di cinque quintali dalla isola di Alcatraz, nella baia di San Francisco, fino alla città. Le sue foto, i suoi video, i suoi libri invasero l’America. Ma eccessi del culturismo a parte, ha osservato Thompson, fu un buon esempio per i giovani. Sposato a una salutista, con un figlio, nonostante la sua celebrità LaLanne condusse una vita riservata a Morro Bay. Un giorno alla radio, disse scherzosamente che non poteva morire «perché danneggerebbe la mia immagine». «Ebbe una salute di ferro» ha commentato Thompson «anche in tarda età, la conferma di quanto sia importante tenersi in forma e attenersi a un vitto equilibrato».
Ennio Caretto
24 gennaio 2011



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Ucciso per un cane, indagini chiuse Il pm: omicidio volontario per i tre

In coda per pane e caffè: è il Monopoli comunista

Corriere della sera


Si chiama «Queue». Nasce per insegnare cosa significò vivere in Polonia coi viveri razionati e i crimini di guerra

i tabloid britannici: «è IL GIOCO più noioso di sempre»



«Queue», il Monopoli comunista (da metro.co.uk)
«Queue», il Monopoli comunista (da metro.co.uk)
MILANO – Al posto di un hotel di lusso o di un appartamento, il nuovo Monopoli comunista mette in palio una decina di generi di prima necessità o comunque a basso costo: carta igienica, pane, caffè, una frusta elettrica per cucinare, una bambola, e più curiosamente, una guida della Bulgaria. Per accaparrarseli occorre pazientare e mettersi in coda, davanti a uno dei pochi spacci disponibili e riforniti. Con una serie di imprevisti a disturbare il gioco: si rischia di essere puniti e mandati in fondo alla fila, o i beni promessi possono non essere più disponibili all'arrivo alla propria meta. Vince il gioco da tavola chi riesce a comprare i dieci articoli prima degli altri giocatori.


IN CODA - Eccolo il gioco giudicato dai tabloid britannici «il più noioso di sempre»: si chiama Queue, «coda» appunto, e nasce per insegnare a chi negli Anni Ottanta ancora non era nato cosa significò vivere in Polonia in tempo di viveri razionati e di crimini di guerra, prima della caduta dei regimi comunisti nell'Europa dell'est. Lo ha progettato l'istituto polacco della Memoria, ovvero la Commissione incaricata della prosecuzione dei crimini attuati contro la popolazione polacca, dal 1939 alla fine degli Anni Ottanta. In particolare, il gioco da tavola che verrà lanciato a inizio febbraio si rivolge ai più giovani e agli studenti – si gioca dagli 8 anni in su – per dar loro modo di sperimentare l'impotenza davanti a file interminabili, con chi passa davanti perché raccomandato da qualche gerarca, con i viveri razionati e la difficoltà a reperire beni di ogni genere tipici di quegli anni, in Polonia e non solo.


IL GIOCO – Come nel Monopoli originale che Queue ha preso a modello, ci si muove su caselle tirando un dado o pescando carte dalla versione polacca dei mazzetti di «imprevisti» e «probabilità». Tra gli imprevisti, una improvvisa chiusura dello spaccio dove il giocatore avrebbe dovuto trovare il pane; tra le probabilità, la raccomandazione di una persona influente per avere i generi di prima necessità prima degli altri, o, magari, per passare davanti a tutti. Al posto della prigione, la punizione peggiore è quella di finire in fondo alla coda. E al posto delle casette colorate di hotel e appartamenti di lusso del Monopoli, i legnetti rappresentano tanti omini che si allineano a formare la coda degli avventori davanti alla bottega (rappresentata dalla casella sul tabellone quadrato).



Eva Perasso
24 gennaio 2011



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Choc in Olanda: ragazzo malato di mente al "guinzaglio" in ospedale

Corriere della sera

 

Il 18enne Brandon van Ingen è legato a una corda per evitare che aggredisca c