Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

lunedì 17 gennaio 2011

Polpo Paul, la gloria continua: Sea Life gli dedica una statua

La Prefettura: via la scorta a Sgarbi E lui: «Mi dimetto, esposto a minacce»

Corriere del Mezzogiorno


Il critico, primo cittadino di Salemi, era sotto protezione dal 2009 perché aveva denunciato alcune intimidazioni



Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi


TRAPANI - Gli tolgono la scorta e lui annuncia le dimissioni: potrebbe concludersi qui, dunque, l'avventura del sindaco-critico d'arte Vittorio Sgarbi, dal 30 giugno 2008 alla guida del Comune-laboratorio di Salemi. La Prefettura di Trapani, infatti, ha deciso di revocargli la tutela, che veniva svolta dalla guardia di finanza e che gli era stata assegnata nell’agosto 2009, dopo che Sgarbi aveva denunciato di avere subito minacce intimidatorie.

LE DENUNCE DEL SINDACO - E ora il critico d'arte ferrarese decide di mollare, non senza polemiche: «Non posso non rilevare l'assoluta mancanza di rispetto e di garanzia per il mio ruolo, nell’avermi così esposto all’azione di quanti possono colpirmi dopo le conclamate denunce contro gli speculatori, la mafia dell’eolico e i documentati scontri con gruppi, assai minacciosi, interessati a queste forme di speculazione». Per Sgarbi proseguire nel suo ruolo di sindaco senza la protezione garantita fino ad oggi dai finanzieri sarebbe troppo «pericoloso»: «La tutela», polemizza, «viene facilmente assegnata a magistrati di cui spesso non si è apprezzata alcuna attività repressiva rispetto a comportamenti documentatamente criminosi e devastanti per il territorio: per questo annuncio le mie dimissioni».

«UNA MINACCIA AL GIORNO» - «Evidentemente per la prefettura di Trapani la presenza di un sindaco così esposto, popolarissimo, più volte minacciato, non rientra negli obiettivi da tutelare», conclude Sgarbi, che ricorda anche una serie di iniziative «scomode» intraprese durante il suo mandato e denuncia quello che a suo avviso è un atteggiamento fatto di due pesi e due misure: «La stessa istituzione del museo della mafia ha rappresentato una proposta altamente rischiosa, non diversamente, per esempio, dalle denunce giornalistiche e letterarie di Roberto Saviano a cui nessuno si sognerebbe di togliere la scorta. Evidentemente chi non rientra nelle logiche dell’antimafia di maniera, non merita di essere tutelato. Ogni giorno, da quando sono sindaco», sottolinea Sgarbi, «ho ricevuto telefonate anonime e di minaccia».


Chiara Marasca
17 gennaio 2011




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Boston, gatto chiamato come giurato

Corriere della sera


Tutto nasce da un errore dell'amministrazione Usa: il micio Sal giudice popolare ad un processo


Era stato indicato nello stato di famiglia, ignorata la qualifica di «felino»


Il gatto Sal con i suoi famigliari (da YouTube)
Il gatto Sal con i suoi famigliari (da YouTube)
MILANO - Chissà se i suoi miagolii verranno ritenuti attendibili, fatto sta che a Boston un gatto è stato convocato come giurato in tribunale. Nonostante le proteste della sua padrona che ha più volte ripetuto che si è trattato di un malinteso. Tutto nasce dal fatto che Anna Esposito, la padrona dell'animale, «Sal», lo ha inserito nel censimento 2010, ben specificando che si trattava di un felino, fatto, questo, probabilmente sfuggito alla macchina burocratica Usa. La notizia è stata riportata dal quotidiano inglese «Daily Mail».

Un'altra immagine di Sal (da YouTube)
Un'altra immagine di Sal (da YouTube)
ALLA CORTE SUPREMA - Sal si dovrà dunque presentare come giurato alla corte Suprema di Boston il 23 marzo. E la signora Esposito si chiede ironicamente come farà a rispondere all'eventuale avvocato dell'accusa o della difesa: «Quando gli chiederanno colpevole o non colpevole cosa farà? Dirà miao?». Anche il marito di Anna Esposito è molto sorpreso: «Com'è possibile? Gli piace stare seduto sulle mie ginocchia mentre guardiamo le serie poliziesche alla tv, ma nonostante tutto non è qualificato per fare il giurato». (Fonte: Apcom)


17 gennaio 2011



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Il topo che agita Downing Street

Corriere della sera


A Londra un grosso roditore filmato di fronte alla casa di David Cameron. E a New York invadono il metrò



PIAGHE METROPOLITANE


Topo in diretta sulla Bbc
Topo in diretta sulla Bbc
MILANO - Cercasi disperatamente Pifferaio Magico per Downing Street e per la metropolitana di New York. L'annuncio, anche se un tantino stravagante, potrebbe di certo risultare utile sia all'inquilino della residenza al numero 10, il primo ministro David Cameron, che ai passeggeri della subway nella Grande Mela. In questi giorni due video stanno facendo il giro della blogosfera. I protagonisti? Due grossi roditori.

IL TOPO DI LONDRA - Gli spettatori della BBC sono stati testimoni la scorsa notte di un ospite alquanto sgradito presente sui gradini della sede del governo del Regno Unito: un grosso ratto. A documentare la curiosa scena sono state le telecamere della Bbc che stavano riprendendo in diretta il commento del corrispondente politico Gary O'Donoghue. «Non sarà certo il primo e neanche l'ultimo topo che vedremo davanti al civico più famoso d'Inghilterra, soprattutto da quando non c'è più Humphrey», scrive ironicamente l'inglese Mail. Il famoso felino, a partire dal 1989, è stato infatti la mascotte di tre primi ministri: Margaret Thatcher e John Major, conservatori, che lo coccolarono, poi del laburista Tony Blair che invece lo sfrattò. Il micio morì nel 2006.


Un grosso ratto sulla faccia di un passeggero in metropolitana a New York
Un grosso ratto sulla faccia di un passeggero in metropolitana a New York
PIAGA METROPOLITANA - Negli Usa, invece, è un video girato col cellulare lo scorso giovedì notte sulla linea 4 della metropolitana a Brooklyn ad agitare gli animi. In uno dei vagoni un uomo ha ripreso un grosso roditore che si muove velocemente tra le gambe dei pendolari fino a finire in faccia ad un passeggero appisolato. Anche se i topi a New York ci sono sempre stati, negli ultimi anni questa popolazione clandestina è diventata una vera e propria piaga. Se ne contano a frotte, sono presenti ad ogni angolo di strada e oramai si infilano ovunque. La sequenza, ripresa dagli organi d'informazione, ha riacceso il dibattito sulla mancanza d'igene nei parchi della città e sui mezzi pubblici.

VIDEO-BUSINESS - Il filmato, cliccato finora quasi 1,5 milioni di volte, ha in ogni caso fatto la fortuna del ventunenne Jeffrey Forde, l'autore dell'inconsueta ripresa. Il ragazzo ha venduto il materiale video a diversi media per alcune migliaia di dollari. Preoccupate si dicono però le autorità: una soluzione per arginare questo fenomeno sembra per ora lontana. Si stima che nell'intera città, con più di 8 milioni di abitanti, ci siano almeno 17 milioni di topi. Ce ne sono di tutte le specie: dal topolino domestico ai ratti norvegesi (i topi di fogna) fino agli agili ratti dei tetti.




Elmar Burchia
17 gennaio 2011



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Lo show è un vero disastro: mago si buca la mano in diretta tv

Il Mattino

SUCRE (17 gennaio) - Piccolo incidente in diretta per un mago boliviano. Durante un numero dei suoi, si è ferito una mano infilzandosi mentre cercava di schiacciare un bicchiere.
Nonostante il dolore, lo showman non si è lamentato e ha pulito la sua mano grondante sangue: emblematica l'espressione della sua valletta, letteralmente scioccata da quanto accaduto.

Caso Ruby, gli atti alla Camera: «Tante giovani donne si prostituivano»

Corriere della sera

Aperto il fascicolo che contiene le oltre 300 pagine dell'inchiesta milanese. La Giunta si riunisce mercoledì


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MILANO - «Un rilevante numero di giovani donne si sono prostituite con Silvio Berlusconi presso le sue residenze, dietro pagamento di corrispettivo in denaro da parte di quest'ultimo». È quanto si legge nella «domanda di autorizzazione ad eseguire perquisizioni domiciliari nei confronti del deputato Berlusconi» firmata dai pm di Milano e inviata alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. Copia della richiesta della procura di Milano è stata pubblicata sul sito della Camera dei deputati

IL RUOLO DELLA MINETTI - In particolare, si parla del ruolo di Nicole Minetti che, «in concorso con Fede Emilio e Mora Dario (detto Lele, ndr)», avrebbe indotto diverse ragazze alla prostituzione. Tra queste c'era anche Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori. Nelle cinque pagine in cui si chiede l'autorizzazione alle perquisizioni anche delle residenze del premier Berlusconi, si spiega in particolare che «i contenuti delle dichiarazioni testimoniali» rese da Ruby (all'epoca dei fatti minorenne e «parte lesa» del delitto di induzione alla prostituzione minorile) e il «complesso degli atti di indagine compiuti» fanno ritenere che: «Minetti Nicole, in concorso con Fede Emilio e Mora Dario (detto Lele, ndr.), nonchè in concorso con ulteriori soggetti, abbia continuativamente svolto un'attività di induzione e favoreggiamento della prostituzione di soggetti maggiorenni, e della minore El Mahroug, individuando, selezionando, accompagnando un rilevante numero di giovani donne, che si sono prostitute con Silvio Berlusconi, presso le sue residenze, dietro pagamento del corrispettivo in denaro da parte di quest'ultimo, nonchè gestendo e intermediando il sistema di retribuzione delle suddette ragazze a fronte dell'attività di prostituzione svolta».

«AMPI RISCONTRI» - I pm di Milano, sempre secondo quanto si legge nella richiesta di autorizzazione a procedere, avrebbero trovato «ampi riscontri investigativi» sulle case date dal premier Silvio Berlusconi ad alcune ragazze che partecipavano alle serate di Arcore.ha raccontato la stessa Ruby ai pm nell'interrogatorio del 3 agosto scorso. La ragazza ha infatti raccontato che «alcune giovani donne ch partecipavano ai suddetti eventi ricevevano in corrispettivo da Silvio Berlusconi la disponibilità gratuita di appartamenti ubicati in "Milano due"».

RUBY A CASA DEL PREMIER - «Allo stato degli elementi raccolti» le indagini della procura di Milano hanno consentito di verificare come Ruby «abbia frequentato la residenza di Silvio Berlusconi in Arcore dal febbraio 2010 al maggio 2010» scrivono i pm di Milano nella richiesta di autorizzazione alla perquisizione dell'ufficio di Giuseppe Spinelli, a Segrate. Nella richiesta non sono indicate le date in cui Ruby sarebbe stata ad Arcore ma si cita la relazione della Polizia in cui si da conto dell'analisi delle celle radio-base agganciate dai telefoni utilizzati da Ruby. Da qui risulta che la giovane marocchina è stata ad Arcore il 14 febbraio, la notte tra il 20 e 21 febbraio, quella tra il 27 e 28 febbraio, il 9 marzo, il 4 e 5 aprile (Pasqua e Pasquetta), il fine settimana del 25 aprile (24, 25 e 26), la notte tra il 1 e il 2 maggio.

L'ITER ALLA CAMERA - Il presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Pierluigi Castagnetti, ha aperto in mattinata il fascicolo, con la richiesta di autorizzazione a procedere per Berlusconi. Le carte con cui la procura chiede di perquisire gli uffici di Giuseppe Spinelli, addetto alla contabilità del Cavaliere, saranno fotocopiate e solo dal pomeriggio i commissari ne potranno prendere visione. Castagnetti ha anche preannunciato l'intenzione di mettere la richiesta all'ordine del giorno della prossima convocazione della giunta, mercoledì, per l'avvio dell'esame. Lo stesso Castagnetti è stato il primo dei parlamentari ad aver letto gli atti che accusano Silvio Berlusconi. Lasciando l'ufficio di Motecitorio, per una breve pausa, ha ammesso di aver provato imbarazzo per quanto letto: «Embeh, un po' a disagio lo sono, insomma... «Sono arrivato per varie ragioni solo fino a pagina 80 e posso confermare che per il momento non è ancora successo niente che non sia sui giornali. Adesso si capisce perchè Berlusconi ha fatto quelle dichiarazioni in televisione. Evidentemente disponeva di queste carte già domenica sera». Castagnetti ha poi annunciato che il relatore della richiesta della Procura di Milano sarà il vicepresidente di Montecitorio Antonio Leone (Pdl).




DAI PM? - Il Cavaliere in ogni caso non sembra intenzionato a presentarsi dai pm di Milano che l'hanno convocato per il prossimo fine settimana. Ufficialmente non è stato deciso nulla, ma l'orientamento della difesa sarebbe quello di evitare, al momento, un interrogatorio davanti a chi lo accusa di concussione e prostituzione minorile per la vicenda di Ruby. Dopo il videomessaggio con il quale ha respinto gli addebiti muovendo accuse all'operato dei pm di Milano, quale sarà la prima contromossa «giudiziaria» del premier che venerdì ha ricevuto un invito a comparire in vista di una richiesta di giudizio immediato non si sa ancora con certezza. Con certezza invece si sa che in queste ore si sta studiando la strategia processuale per affrontare la nuova tegola giudiziaria. Una delle ipotesi è che presenti un legittimo impedimento per il 21, il 22 e il 23 gennaio le tre date alternative indicate dai procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Piero Forno e dal pm Antonio Sangermano nell'atto di convocazione. In questo modo, si guadagnerebbe il tempo necessario per mettere a punto la tattica difensiva per cercare di "sfilare" il procedimento alla magistratura milanese in quanto - secondo il premier ed i suoi difensori - non avrebbe la competenza funzionale: il fascicolo, è la tesi degli avvocati del presidente del Consiglio che come lui respingono nel merito le accuse, in primo luogo doveva essere trasmesso subito, o comunque entro 15 giorni dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati (che risale al 21 dicembre scorso) al Tribunale dei Ministri, senza nemmeno effettuare alcuna attività di indagine come invece è stato fatto con le perquisizioni di venerdì.

Redazione online
17 gennaio 2011

Donne e corpi da spot Ecco La Réclame, format di denuncia

Corriere della sera

Il progetto sarà presentato al Senato il prossimo 19 gennaio



MILANO - Uso grottesco e inadeguato del corpo femminile. Da qui prende le mosse La Réclame, un progetto video (in formato web series) finalizzato proprio a rappresentare in modo ironico e disincantato, con tanto di voce fuori campo, i meccanismi che regolano l’utilizzo inappropriato e a volte addirittura fuori luogo della figura femminile in manifesti e spot. Firmato dal collettivo artistico Le Occasioni, e supportato dal bando «Creatività Giovanile» di Fondazione Cariplo, La Réclame prende spunto da pubblicità recensite dal collettivo stesso o segnalate in Rete dagli utenti o da associazioni o "captate" attraverso il passaparola.

L'EVENTO - Il progetto sarà presentato dalla casa di produzione Non Chiederci La Parola il prossimo 19 gennaio presso Sala Zuccari, al Senato, in occasione dell'evento «Questione femminile, Questione Italia» organizzato dall’associazione Pari O Dispare. Tra le ospiti Emma Marcegaglia, Anna Maria Tarantola, Susanna Camusso, Emma Bonino, Anna Finocchiaro, Rosy Bindi, Maria Ida Germontani, Linda Lanzillotta.

SPOT E ARTE - «Fare pubblicità è un’arte - spiega Cristina Tagliabue, Presidente di Non Chiederci La Parola -. Ormai, quasi, cultura. Perché art director e agenzie creative sono gli ideatori di immaginari che si riflettono in tutto il nostro quotidiano. E quando oggetto delle pubblicità sono le donne - aggiunge la Tagliabue -, diventa particolarmente importante sapere chi ha originato un manifesto, uno spot, un claim. Generare immagini che permeano il nostro quotidiano è una professione, ma anche una responsabilità».

Redazione online
17 gennaio 2011

Crac Parmalat, il pm chiede la condanna di 4 banche estere

Google News Italia chiusa l'istruttoria L'Antitrust: "Rivedere il diritto d'autore"

Quotidiano.net


Il motore di ricerca sotto indagine per possibile posizione dominante. Tra gli impegni assunti da Google c'è anche quello di consentire agli editori di rimuovere o selezionare i contenuti


Roma, 17 gennaio 2011 - L'Antitrust ha chiuso l'istruttoria per possibile abuso di posizione dominante nei confronti di Google, accettando e rendendo vincolanti, gli impegni presentati dal motore di ricerca nell'ambito del procedimento avviato a suo carico.

Ne dà notizia la stessa Autorità che ha comunque inviato una segnalazione a Governo e Parlamento, chiedendo che venga rivista la normativa a tutela del diritto d’autore, adeguandola alle innovazioni tecnologiche ed economiche del web.

Con gli impegni Google consentirà agli editori di rimuovere o selezionare i contenuti presenti su Google News Italia, renderà note agli editori le quote di ripartizione dei ricavi che determinano la remunerazione degli spazi pubblicitari, rimuoverà il divieto di rilevazione dei click da parte delle imprese che veicolano pubblicità con la sua piattaforma.

In sintesi, come effetto dell’istruttoria conclusa dall’Antitrust, ci sarà un maggiore controllo da parte degli editori on line sui propri contenuti nell’ambito del servizio Google News, e più trasparenza e verificabilità delle condizioni economiche applicate dalle imprese di siti web che si avvalgono dei servizi di intermediazione pubblicitaria di Google.

Secondo l’Autorità, tuttavia, "un’istruttoria antitrust non può sciogliere - spiega in una nota - il nodo dell’adeguata remunerazione dell’attività delle imprese che producono contenuti editoriali online, per lo sfruttamento economico delle proprie opere da parte di altri soggetti. Occorre dunque una legge nazionale che definisca un sistema di diritti di proprietà intellettuale in grado di incoraggiare su internet forme di cooperazione virtuosa tra i titolari di diritti di esclusiva sui contenuti editoriali e i fornitori di servizi innovativi che riproducono ed elaborano i contenuti protetti da tali diritti".

Per l’Antitrust "è necessario, in una prospettiva pro concorrenziale, superare l’oggettivo squilibrio tra il valore che la produzione di contenuti editoriali genera per il sistema di internet nel suo complesso e i ricavi che gli editori online sono in grado di percepire dalla propria attività. Si tratta di un’esigenza che, vista la dimensione sopranazionale del fenomeno internet, deve essere promossa dalle istituzioni italiane anche presso le opportune sedi internazionali".







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Battisti, Torreggiani: "Se ci sarà bisogno andrò in Brasile"

Quotidiano.net


Così figlio del gioielliere per il cui omicidio è stato condannato Cesare Battisti: "Mi chiedono di andare a spiegare la mia posizione. Mercoledì sarò a Strasburgo per parlare con i delegati europei del caso"


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Milano, 17 gennaio 2011 - "Se ci sarà bisogno di andare in Brasile per spiegare la verità farò anche questo". Così Alberto Torreggiani, figlio del gioielliere per il cui omicidio è stato condannato Cesare Battisti, a margine dell’incontro con l’Ufficio di presidente del Consiglio regionale lombardo.

Torreggiani, che nella sparatoria in cui fu ucciso il padre riportò una ferita che oggi lo costringe a vivere su una sedia a rotelle, ha continuato: "Non credo che sia necessario andare in Brasile, anche se ho una forte richiesta di alcuni esponenti, anche del mondo politico, che mi chiedono di andare a spiegare la mia posizione. Il mio interesse non è andare in Brasile, sto facendo altre cose qui".

I prossimi impegni di Torreggiani, infatti, sono l’organizzazione di una "manifestazione nazionale. Una piazza di gente tutta unita a far sentire la sua voce". Un’iniziativa che dovrebbe essere pronta "per fine mese" o comunque entro "la prima settimana di febbraio". Poi c’è il "Comitato cittadini per la giustizia, che lavorerà. Prenderemo le problematiche sulla giustizia e cercheremo di dare il nostro contributo".

Inoltre, sottolinea Torreggiani, "mercoledì sarò a Strasburgo. Grazie al presidente Berlusconi, sono riuscito a ottenere di parlare con i delegati europei del caso Battisti". Il figlio del gioielliere ucciso tiene a far sapere che "non si fermerà mai", anche se "il parere della Corte brasiliana sull’estradizione di Battisti sarà ancora negativo".

Insomma, Battisti deve scontare la sua pena, anche perchè "i suoi compagni si sono presi la responsabilità e, anche grazie ad alcuni sconti di pena, ora sono fuori. Lui, invece, con quel ghigno, dopo 30 anni, si fa beffe di noi familiari".

Infine, Torreggiani ammonisce: "Non estradandolo creiamo un precedente, apriamo una porta per cui delinquenti e assassini possono poi vivere liberi. Vorrebbe dire sovvertire l’ordine democratico. Quando la giustizia non funziona le società vanno in declino".





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Napoli: ai disoccupati corsisti-«fantasma» due milioni in ticket mensa dalla Regione

Io, il Cavaliere e Tremonti Vi racconto i segreti del Pdl"

di Giancarlo Perna



Intervista all'ex ministro Antonio Martino. "Ho scritto il programma di Forza Italia nel '94. Oggi mi rottamano". "Berlusconi ha messo i liberali in parlamento, altro che il Pli". Fini? "Mi ha deluso, non poteva fare un partito da Montecitorio"


 
Questa intervista ad Antonio Martino ha l’andamento sinfonico corrispondente all’attuale treno di vita dell’ex ministro (Esteri e Difesa) nei governi Berlusconi I, II, III. Raggiunti i 68 anni, ritiratosi dall’università per non pagare più gabelle previdenziali all’avido Tremonti, in disparte nel Pdl di cui è deputato per la quinta volta e detestando le panchine dei giardinetti, Martino si è dato alla musica classica. Su questa passione ritaglia esistenza e interviste. Quella che segue è così scandita: Andante nostalgico sul tempo che fu; Crescendo polemico con uso di tamburi e mazzuoli sul rotondetto Tremonti che a fine trattamento esce pelle e ossa; Finale accorato.

L’ufficio di Montecitorio del mio ospite è lo specchio della sua anima di siculo-anglosassone, liberale già nel ventre della mamma per influsso del babbo, il grande europeista, Gaetano. La sobrietà è einaudiana: scrittoio, biblioteca, striminzito sofà chippendale, disadatto tanto per seduzioni che pennichelle. Martino a sua volta è semplice e diretto. «Vedo che si fa delle méche grigie», sfotte accennando al leggero sale e pepe sulla mia testa. Per la cronaca, lo spiritosone è tre volte più canuto di me. Lascio perdere e gli do sotto.


Con l’intervista si riaffaccia al Giornale dopo una dozzina d’anni.
«Piacevole ritorno. Vi scrissi il mio primo articolo, dei molti, nel 1976. Quando li rileggo mi rendo conto che non ero stupido, allora».

Erano i tempi di Montanelli.
«Ho la presunzione di credere di avere fatto un buon lavoro. Mi trovai benissimo soprattutto con la condirezione di Federico Orlando che, per altri versi, detesto».

Lei è defilato anche nel Pdl.
«Sono stato defilato: mi hanno rottamato. Non mi ha giovato il mio scarso entusiasmo per le politiche economiche di Tremonti».

Eppure fu lei l’autore del programma economico che permise a Fi di stravincere nel ’94.
«Nel kit del candidato Fi c’erano undici cassette. Nove erano mie. Berlusconi voleva pagarmi per il lavoro. Declinai, dicendo: “Dottore, io a queste idee ci credo”».

Perché il Cav non chiamò lei all’Economia?
«Mea culpa. Berlusconi me l’offrì ma chiesi consiglio al mio maestro, l’economista Milton Friedman, che disse: “Come accademico non puoi accettare compromessi. Da politico, devi”. Scelsi la Farnesina perché non volevo fare mercanteggiamenti in economia. Feci malissimo».

E arrivò Tremonti...
«Sì. Il peggio arrivò nel 2001 quando - con la sciagurata riforma Bassanini - divenne superministro dell’Economia dopo l’accorpamento di Finanze, Bilancio e Tesoro. Finanze e Tesoro sono in rapporto dialettico e non possono stare in mano alla stessa persona».

Che successe?
«Quello che è sotto gli occhi di tutti. Tremonti è il monocrate del governo. Non si muove foglia che lui non voglia. Lui ha l’unico portafoglio, gli altri sono al verde. Anche il premier con lui ha i suoi problemi».

La diminuzione delle tasse è andata farsi friggere.
«Lui pensa che abbassare le aliquote riduca le entrate. Vero il contrario: meno evasori ed economia più vivace che porta soldi all’Erario».

L’arrembaggio estivo allo yacht di Briatore?
«Una vergognosa operazione sudamericana dell’Agenzia delle Entrate. Tanto più che legalmente Briatore aveva ragione».

Le tv al confine svizzero per riprenderci sul presupposto che siamo tutti spalloni?
«È lo stato di polizia di orwelliana memoria».

E dire che il governo si proclama liberale.
«Ci sono quattro tipi di governi. L’ottimo che parla e agisce da liberale: Reagan e Thatcher. Il buono che parla socialista e governa liberale, Blair. Quello che parla e agisce da socialista: Prodi. Mi ripugna, ma è sempre meglio di un governo che parla liberale e agisce socialista».

Tremonti però è stato bravo nella lesina.
«Vero. Anche grazie al cattivo carattere, ha impedito l’espansione della spesa. Ma ha usato la scure e tagliato sia il grasso sia l’osso».

Il ministro, sulla crisi, vede nero, il Cav rosa.
«Chi prevede calamità soffre due volte: quando le pensa e quando si avverano. Se non si prevedono si soffre solo se accadono. Due anni fa, Giulio previde il petrolio a 200 dollari. È ancora sugli 80».

Lei che avrebbe fatto?
«Una radicale riforma fiscale, accompagnata da tagli di spesa».

Il negativo del Cav?
«Eletto per le idee liberali, meno tasse, meno Stato, non ce la sta facendo».

Il buono?

«Con lui siamo approdati nel XXI secolo. Dopo sessant’anni, l’ortodossia catto-comunista è quasi scomparsa».

Il Cav ha un domani?
«Ha un temperamento unico: non molla mai. Ha affrontato attacchi che avrebbero stroncato un toro. Ma è lì, in gran forma».

I liberali del Pdl sono emarginati.
«Ma ne ha portati più Berlusconi in Parlamento che il Pli in tutta la sua storia».

Un liberale come Della Vedova è passato con Fini che considera più liberale del Cav.
«Un caro amico che sbaglia. Che il Fli sia liberale, lo nego assolutamente. Come faccia poi a stare con i Granata e i Bocchino, proprio non so».

Fini?
«Mi ha deluso. Non può da presidente della Camera fondare un partito. Bertinotti lasciò gli incarichi a Rifondazione. Si è completamente squalificato».

L’opposizione è il disastro che si dice?
«Purtroppo per il governo, sì. Non ha leader, non un programma, neanche coesione. Se li avesse, farebbe trottare il governo e il Fli non sarebbe mai nato».

Elezioni anticipate?
«Possibili, anzi probabili. Non auspicabili perché l’esito è incerto».

Vuole che il Cav la ricandidi?
«L’idea dei giardinetti e del cane che bagna il tronco dell’albero, non mi entusiasma».

Se non sarà ricandidato, chi voterà per ripicca?
«Insolente. Mai voterei per ripicca».

Allora?
«Voterò Pdl, se c’è Berlusconi».



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Il rogo di Primavalle: inchiesta 38 anni dopo "Tre persone indagate"

di Gian Marco Chiocci


Rogatoria in Nicaragua per Manlio Grillo che, con Achille Lollo, è stato condannato per la morte dei fratelli Mattei



 
nostro inviato a Rio de Janeiro

Da Roma a Rio de Janeiro fino a Managua. Rimbalza come una biglia nel flipper la notizia della clamorosa riapertura dell’inchiesta sul rogo di Primavalle. Schizza impazzita dall’altra parte dell’Oceano nel giorno in cui il Giornale rivela che Achille Lollo, uno dei tre mostri di Potere Operaio condannati a 18 anni quali assassini «colposi» dei fratelli Mattei bruciati vivi il 16 aprile del 1973, è tornato a Roma libero da pendenze giudiziarie (mai scontato un giorno di galera, condanna prescritta) dopo una latitanza trentennale trascorsa soprattutto in Brasile.

La procura di Roma, che nell’ottobre scorso aveva archiviato il supplemento di inchiesta nato nel 2005 dalle dichiarazioni choc del condannato Lollo sulla compartecipazione all’agguato anche dei compagni Diana Perrone, Elisabetta Lecco e Paolo Gaeta (indagati e poi archiviati) ha messo sott’inchiesta nuovamente questi tre soggetti. Che risultano iscritti a modello 21 per il reato di strage, in concorso fra loro. E ciò alla luce di nuovi elementi top secret emersi nelle indagini e dagli accertamenti incrociati dopo il confronto fra le interviste rilasciate da Lollo con quelle del compare di Pot Op, Manlio Grillo (anche lui condannato per Primavalle al pari di Manlio Clavo) rifugiatosi in Nicaragua insieme al brigatista Alessio Casimirri col quale inaugurò il ristorante Magica Roma.

Latitanza dorata col placet dei sandinisti che diedero ospitalità a rifugiati rossi del calibro di Guglielmo Guglielmi, Tommaso Gino Liverani, Giovanni Lucchesi, Maurizio Leonelli, Angelo Vignolo, Almachiara D’Angelo, Enrico Castaldo, Daniela Dolce e molti altri. I magistrati romani hanno ripreso e sviluppato il fascicolo nato dalle dichiarazioni di Lollo (archiviato tre mesi fa) sulla base di quanto esternato in più interviste da Grillo, oggetto di specifica richiesta di rogatoria dei pubblici ministeri alle autorità di Managua. Nella prima intervista a Repubblica, del 17 febbraio 2005, l’ex katanga diventato maestro di diving a Managua smentiva l’amico Achille sostenendo che a partecipare materialmente all’attentato erano stati solo loro, che Lollo «aveva fantasie da borgataro», che dunque «i tre accusati da Lollo erano innocenti». Di lì a poco, alla giornalista Solange Manfredi, Grillo fece ulteriori rivelazioni che in parte smentivano le sue frasi virgolettate precedentemente da Repubblica. Specie laddove escludeva il coinvolgimento di Paolo Gaeta e Diana Perrone, senza invece fare alcun riferimento a Elisabetta Lecco, quasi a voler lasciare intendere la fondatezza del coinvolgimento di quest’ultima nell’esecuzione dell’agguato con una tanica di benzina.

L’interesse dei pm per Manlio Grillo punta soprattutto a fare luce su determinati aspetti che l’ex Pot Op ha sollevato nelle sue confessioni. A cominciare dall’interrogatorio a caldo subìto in Svizzera da Oreste Scalzone, Valerio Morucci e Jaroslaw Novak interessati a capire come si erano svolti realmente i fatti di Primavalle. Per passare alle presunte raccomandazioni dell’avvocato Tommaso Mancini, attraverso suo fratello Enzo, sul profilo «negazionista» da tenere con i media rispetto all’uscita kamikaze di Lollo.
La necessità di sentire Manlio Grillo in qualità di testimone, con l’obbligo di dire la verità, nascerebbe dunque dalla necessità di appurare le sue reali conoscenze sull’eventuale coinvolgimento di Paolo Gaeta, Diana Perrone ed Elisabetta Lecco.

E in subordine per cercar di capire, una volta per tutte, se l’azione di Primavalle fosse un’iniziativa sporadica e isolata oppure rientrasse in una precisa strategia criminale inserita nel contesto della lotta armata che un’organizzazione come quella di Potere Operaio (nella quale militava Morucci, futuro brigatista rosso) poteva aver realizzato in tandem con affiliati alla formazione militarista della stella a cinque punte. Anche perché nella chiacchierata con la giornalista Solange il buon Grillo si lasciò andare a confidenze devastanti. Una su tutte. L’esistenza di un Grande Vecchio, burattinaio della lotta armata: «Altri due compagni, di cui uno è il capo effettivamente, a te lo dico, che è quello che ci ha detto “Fate sto nucleo e poi vediamo”, capisci? Quello è uno grosso, quello sta fuori. Si è salvato pure da tutte ’ste cose delle Brigate Rosse. Non ho mai capito, nessuno l’ha mai saputo, il nome di questo. È uno potente adesso - continua Grillo - già allora era potente a livello politico, potente ai livelli di Br e caso Moro. Duemila persone in galera e di lui? Da nessuno è mai stato fatto il nome suo». Anche di questo la procura di Roma vuol chiedergli conto.




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Rogo di Primavalle, Anchille Lollo sentito dai pm

di Redazione

L’ex terrorista di Potere operaio viene sentito dal pm Luca Tescaroli e dall’aggiunto Pietro Saviotti nell’ambito dell’inchiesta sul rogo di Primavalle. Nell’aprile del 1973 la tragedia in cui furono uccisi Stefano e Virgilio Mattei.



 

Roma - Achille Lollo negli uffici della procura di Roma in piazza Adriana. L’ex terrorista di Potere operaio viene sentito dal pm Luca Tescaroli e dall’aggiunto Pietro Saviotti nell’ambito dell’inchiesta sul rogo di Primavalle, avvenuto nell’aprile del 1973 in cui furono uccisi Stefano e Virgilio Mattei.

Lollo sentito in procura Il motivo per il quale viene ascoltato Lollo nell’ambito dell’inchiesta sul rogo di Primavalle è tutto in un’intervista che lo stesso Lollo rilasciò dopo che la corte d’appello di Roma aveva sancito la prescrizione ed estinzione della sua condanna. La sua lunga latitanza in Brasile, da cui è tornato pochi mesi fa, finì una volta che i giudici stabilirono che la pena a 18 anni di reclusione non andava più scontata. Lollo nell’organizzazione dell’attentato, in quella intervista rilasciata al Corriere della sera nel 2005, coinvolse altri tre ex simpatizzanti della formazione Potere operaio: Diana Perrone, Elisabetta Lecco e Paolo Gaeta. In seguito a quelle parole gli stessi furono iscritti sul registro degli indagati per il reato di strage. Ulteriori accertamenti però sono stati negli anni impediti dal fatto che Lollo non si mise mai a disposizione degli inquirenti che gli chiedevano l’audizione tramite rogatoria.





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Iran, è giallo su Sakineh Sospesa l'impiccagione: "I figli l'hanno pedinata"

di Redazione


Sospesa la sentenza di impiccagione. Il governo ha spiegato che la donna, condannata a morte per l'omicidio del marito, è stata graziata a causa del perdono concesso dai figli della coppia



 

Teheran - L’Iran ha sospeso la sentenza di impiccagione a Sakineh Mohammadi. Il capo della commissione parlamentare iraniana per i diritti umani, Zohre Elahian, ha spiegato in una lettera al presidente brasiliano Dilma Rousseff che la donna, condannata per l'omicidio del marito, è stata graziata a causa del perdono concesso dai figli della coppia.

Sospesa la condanna a morte Sakineh Mohammadi Ashtiani era stata colpita da una sentenza capitale per adulterio e complicità nell’omicidio del marito. "Sebbene la sentenza di lapidazione non sia stata ancora finalizzata, la sentenza di impiccagione è stata sospesa per il perdono" dei figli, si legge nella lettera citata dalla agenzia di informazione Isna. La donna, arrestata nel 2006, dovrà però scontare dieci anni di prigione, aggiunge Elhian n