venerdì 8 aprile 2011

Napoli, Porta Nolana: sarà sepolta l'antica strada. E dallo scavo spuntano ossa

Il Mattino

 

di Paolo Barbuto

NAPOLI - La storia maltrattata, abbandonata, ripudiata: un giorno il campanile di una chiesa cade in pezzi, il giorno seguente una antica strada della città, scoperta per caso durante lavori di riqualificazione, viene sepolta nuovamente: non si può valorizzare perché mancano i fondi. Se amate la storia e le antichità di Napoli, dunque, date uno sguardo alla foto che vedete pubblicata qui a destra: è l’antica strada di Porta Nolana emersa dieci mesi fa durante gli scavi per la ristrutturazione della piazza.
È l’ultima volta che potete vederla, perché stanno per iniziare i lavori di copertura che seppelliranno definitivamente il ritrovamento e lo nasconderanno per sempre agli occhi della città. Addio sogni di ristrutturazione e valorizzazione del sito archeologico. I soldi per portare avanti quel progetto non ci sono e la città reclama con forza la chiusura del cantiere per ritrovare i suoi spazi: così è stato deciso di procedere ai lavori di riqualificazione dell’area senza tener conto della scoperta.
Una gettata di terreno, una base di cemento e i lastroni antichi torneranno nell’oblio millenario dal quale erano rinvenuti. Ad essere sinceri la scoperta non è del tutto inedita. In una rara edizione del «Bullettino archeologico napoletano» (il volume numero 11, pubblicato il primo giugno del 1843), c’è un racconto che è praticamente identico a quello di oggi. L’archeologo Giuseppe Maria Fusco racconta del casuale ritrovamento di «un antico sentiero lastricato a grosse selci, come quelli che ci è dato osservare in Pompei... questi frammenti accosto alla porta Nolana erano a pochi palmi sottoposti all’odierno livello».

 

 

L’archeologo dell’ottocento argomenta con puntualità che quella scoperta rappresenta la conferma del fatto che la strada esisteva già trecento anni prima di Cristo: fu utilizzata - spiega Fusco - anche per la fuga dei nolani che erano giunti in soccorso di Neapolis e Palepoli aggredite, e poi conquistate, dai romani guidati dal console Publilio nel 328 avanti Cristo. La notizia cambierebbe completamente l’iniziale attribuzione al periodo cinquecentesco fatta lo scorso maggio dagli esperti dopo un primo esame dei reperti. Ma quel documento ottocentesco racconta anche altri particolari: «Più che ogni altra strada della nostra città, questa nolana dovette risplendere per nobiltà e magnificenza di pubblici e privati edifizi che la fiancheggiavano e pe’ sepolcri che lungo vi si eressero».
E questa parte del racconto, dopo le casuali scoperte di ieri mattina, fa venire i brividi. Durante un ultimo sopralluogo prima della definitiva scomparsa di quel ritrovamento, abbiamo dato un accurato sguardo al materiale di risulta che fin dal primo momento ha restituito piccoli frammenti dell’antichità: e abbiamo scoperto un numero incredibile di ossa. Alcune palesemente di animale, altre drammaticamente simili a quelle umane. Dopo la lettura del bollettino archeologico del 1843, anche la presenza di quelle ossa assume un valore completamente diverso: se da queste parti più di duemila anni fa c’erano sepolcri, è quasi naturale che si trovino ancora frammenti di ossa delle braccia o un femore come è accaduto ieri mattina a noi. Ma anche quei reperti, secondo i progetti che fanno i conti con la mancanza di fondi, sono destinati ad essere ricoperti, a sparire sotto la nuova piazza che sarà certamente bellissima, come mostrano i progetti della municipalità. Ma nasconderà un pezzo della storia di Napoli.

 

Giovedì 07 Aprile 2011 - 21:10    Ultimo aggiornamento: Venerdì 08 Aprile - 10:19