Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

lunedì 20 dicembre 2010

Un poliziotto scrive agli studenti: siamo con voi, in piazza per consentirvi di manifestare

Il Mattino


ROMA (20 dicembre), 20 DIC - «Siamo con voi. Se siamo in piazza è per consertivi che il vostro diritto di manifestare sia rispettato». È quanto scrive Maurizio Cudicio, un poliziotto della questura di Trieste, in una lettera aperta agli studenti che «che mercoledì andranno in piazza».

«Io poliziotto, sono figlio e padre, e quando finisco di lavorare torno a casa dalla mia famiglia - scrive Cudicio nella lettera pubblicata su Grnet.it, il portale di informazione indipendente del comparto Difesa e Sicurezza - Mia moglie mi chiama al cellulare e mi dice di non fare tardi. Io la tranquillizzo e le dico che tornerò prima possibile. Passano le ore e mi ritrovo in ospedale con la testa rotta. Studente, mi rivolgo a te, io sono consapevole che non sei stato tu, tu hai tutte le ragioni del mondo di manifestare per i tuoi diritti, ma quello che non sai forse è che noi poliziotti siamo con voi, siamo dalla vostra parte e non siamo contro nessuno».

«Noi rappresentiamo lo Stato quando ci vedete in strada - continua la lettera - ma credimi siamo orgogliosi di farlo, amiamo il nostro lavoro ma siamo in piazza anche per voi. Per noi siete tutte persone che hanno diritto di manifestare e noi siamo in piazza perchè questo diritto sia rispettato. Non siamo lì per divertimento e facciamo di tutto, credimi studente, per evitare che qualcuno si faccia male. Certo gli ordini sono ordini e noi siamo obbligati ad eseguirli, ma sappiamo benissimo dove dobbiamo fermarci per il bene nostro e vostro. Abbiamo paura, sì tanta a volte e in certi momenti forse sbagliamo, ma credimi, parlo con il cuore, quando ci troviamo tra due fronti, in mezzo alla guerriglia urbana è veramente dura».

Cudicio ha creato un gruppo su Facebook, Movimento poliziotti, con il quale si propone di creare un punto di incontro fra cittadini e poliziotti.





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La gaffe di Rutelli al Senato

Corriere della sera

 

Il magistrato "buonista" diventa "comunista"

 

Il doppio colpo di Manuel»

Corriere della sera

Spunta sul web un altro filmato che mostra che in precedenza un altro ragazzo è stato colpito con il casco


MILANO - Ha fatto appena in tempo ad autodenunciarsi che sul web spuntano altre immagini di una seconda aggressione che puntano il dito su di lui. Manuel De Santis, il ventenne pizzaiolo precario, che ha già ammesso di aver rotto il naso ad un quindicenne nel corso del corteo di Roma del 14 dicembre, apparirebbe in un nuovo video, ripreso da altra angolazione, nel quale sarebbe stato immortalato nel colpire, sempre con il casco, un altro manifestante. L'obiettivo della telecamera è puntato in via delle Botteghe oscure. Sono le 12 e 30. I fotogrammi sono stati girati casualmente da un videoamatore e postati sul sito dei filosofiprecari. La versione integrale del video mostra l’aggressione al quindicenne, Cristiano, al minuto 2:47 ma prima ne mostra un'altra, al minuto 1:20. In quest'ultima si vede un ragazzo che appena lanciato un fumogeno viene raggiunto alla testa da un colpo di un casco brandito da un giovane somigliante a Manuel De Santis.


IL VIDEOAMATORE - «Spero di essere di aiuto alle indagini in corso e all’appello dei genitori del povero quindicenne», scrive online il videoamatore. «In queste immagini che ho ripreso casualmente durante la manifestazione (a circa 200 metri dall’evento), il facinoroso con il casco in mano colpisce al capo non uno, ma due ragazzi... Dal video sembra che il facinoroso con il casco in mano, quello che colpisce il ragazzo 1, non sia l’unico a minacciare la folla con un casco in mano, e faccia una sorta di paradossale servizio d’ordine estremamente violento assieme ad almeno altri due forse tre compagni, i quali invitano la folla a scorrere e a non fermarsi di fronte al blindato». L'autore del video mette a disposizione degli inquirenti anche le immagini originali ad «alta definizione» . E la posizione giudiziaria di Manuel De Santis dunque potrebbe aggravarsi.

Nino Luca
20 dicembre 2010

La Francia alla caccia di «Max lo svizzero»

Corriere della sera


L'autostoppista truffatore che inganna gli automobilisti transalpini con le sue storie strappalacrime

Dice di essere un industriale in viaggio per lavoro a cui hanno rubato l'auto



Matteo Schaub, alias «Max lo svizzero», foto che risale però al settembre 2008
Matteo Schaub, alias «Max lo svizzero», foto che risale però al settembre 2008
MILANO - Gli automobilisti transalpini alla caccia di «Max lo svizzero». Il suo vero nome è Matteo Schaub e da diversi anni truffa i conducenti francesi con le sue storie strappalacrime. Il settantenne, originario della Svizzera e che in passato è stato arrestato più volte per truffa e per altri reati finanziari nel Paese elvetico, recita sempre lo stesso copione: vestito di tutto punto fa l'autostop sulle strade francesi e ai malcapitati che si fermano in suo soccorso, racconta di chiamarsi Max, di provenire dalla Svizzera e di essere un industriale in viaggio per lavoro a cui hanno rubato l'automobile.

COMPASSIONE - Preso a compassione il soccorritore di solito non solo accompagna il truffatore nella località più vicina, ma spesso gli offre anche il pranzo e del denaro per comprare il minimo necessario. A sua volta il truffatore promette che, non appena tornerà a casa, restituirà i soldi avuti in prestito e invierà al benefattore ottimi cioccolatini svizzeri. I soccorritori più gentili ricevono promesse speciali: sono invitati da Max nel suo chalet a St.Moritz per la stagione invernale

BLOG - Naturalmente le promesse di Max si rivelano false. Solo negli ultimi dodici mesi è riuscito a truffare decine di automobilisti e secondo la polizia francese ha messo da parte oltre 3 mila euro. Adesso alcune vittime dei suoi raggiri hanno creato un blog chiamato "Stoppermaxlesuisse", in cui hanno raccolto le testimonianze di tutte le persone imbrogliate dallo svizzero. Inoltre tentano di seguire tutte le mosse del truffatore per riuscire a scoprire dove si trova. Uno delle sue vittime nel 2008 è riuscito a fotografarlo. Nell'immagine è immortalato con lo zaino sulle spalle e in camicia bianca mentre racconta all'interlocutore la sua falsa storia. Negli ultimi mesi, con un’abilità straordinaria, ha messo a segno i suoi colpi da una città all'altra. Recentemente la sua presenza è stata segnalata prima a Nantes e poi a La Rochelle, più tardi a Lione e a Puy-en-Velay, paesino di 19 mila abitanti nel dipartimento dell'Alta Loira. Una delle ultime truffe l'ha commessa a Bordeaux all'inizio del mese di dicembre: è riuscito a estorcere solo 5 euro al suo soccorritore, ma ancora una volta la sua recita ha funzionato.

TESTIMONIANZE - La maggior parte dei truffati ha raccontato di essere stata ingannata dal volto di Max che potrebbe essere quello del nonno ideale. Inoltre per riuscire a sedurre gli interlocutori, lo svizzero parla spesso dell'amore che prova per la sua famiglia e del dramma della lontananza. Non tutte le sue vittime condannano le truffe di Max. Un utente che usa il nickname Baba confessa: «Non si può parlare di truffa perché quest'uomo regala veri momenti di piacere». Dello stesso avviso un altro automobilista che racconta: «Gli ho dato 20 euro e mi ha raccontato una bella storia. Gli ho augurato buona fortuna e io gli ho detto che forse ci saremmo rivisti presto». C'è chi la prende con ironia: «Anche gli svizzeri hanno capito che in Francia si possono fare soldi senza lavorare». Altri invece analizzano la sua strategia: «È un adulatore che vive sulle spalle degli sciocchi che lo ascoltano». Tanti sono realisti: «Non si può arrestare un uomo al quale si danno soldi consapevolmente». Alla fine tutti restano stupefatti e un po’ delusi quando scoprono che quel simpatico vecchietto non è altro che un imbroglione: «Sono rimasta davvero senza parole», ha raccontato amaramente sul blog Florence, che recentemente ha donato a Max 40 euro e gli ha offerto anche caffè e sigarette.



Francesco Tortora
20 dicembre 2010



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Berlusconi: "L'Anm ha protetto Fini Fli è in un'area che non esiste, sparirà"

di Redazione


Secondo il presidente del Consiglio la legge sulle intercettazioni si è arenata alla Camera a causa di un accordo tra Gianfranco Fini e i rappresentanti dell'Anm. Sul progetto politico di Fli: "Si è portato in un'area di non voto, un'area che non esiste ed è destinato a sparire"



 

Roma - Il Cavaliere torna all'attacco di Fini. La legge sulle intercettazioni si è arenata alla Camera dopo l’incontro tra Gianfranco Fini e i rappresentanti dell’Anm. Lo ha sostenuto Silvio Berlusconi durante il pranzo con gli eurodeputati del Pdl. L’Anm ha garantito - ha spiegato il premier - protezione a Fini e ai suoi uomini. Fini dal canto suo - ha proseguito il presidente del Consiglio - ha dato assicurazione che fin quando ci sarà lui nel ruolo di presidente della Camera non verrà fatta alcuna legge contro i magistrati. Il Cavaliere ha sostenuto che il presidente dell’Anm, Luca Palamara, ha consegnato quattro emendamenti alla signora Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera.

Fli sparirà Fini "si è portato in un'area di non voto, un’area che non esiste" ed è destinato a sparire. È il parere di Silvio Berlusconi confidato agli europarlamentari del pdl durante un pranzo in un albergo della Capitale. I cattolici moderati non possono votare per Fini, ha sostenuto il premier. Noi andremo in campagna elettorale a spiegare quello che è successo - ha proseguito il Cavaliere -, quando la gente capirà ancora di più Fini è destinato a sparire, ha sostenuto il presidente del Consiglio. 
 
Casini? Piace alle signore Il Pdl è al 31%, Fli è al 3,4 mentre Pier Ferdinando Casini ha il 6% ma solo perchè piace alle signore e perchè, al pari di Di Pietro, gode di una sovraesposizione mediatica. Lo ha detto Silvio Berlusconi parlando con gli eurodeputati del Pdl. Il presidente del Consiglio ha ripetuto la sua intenzione di abrogare la legge sulla par condicio.




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Giudice contro Prefetto, Comune e Viminale "Date le case ai rom, negate per motivi etnici"

di Redazione



Il tribunale civile di Milano ha dato ragione a dieci nomadi milanesi che avevano presentato un ricorso contro il ministro Maroni, il sindaco Moratti e il prefetto Lombardi. Disposta l'assegnazione di dieci case popolari ai rom "entro e non oltre il termine del 12 gennaio 2011"



 

Milano - La decisione del tribunale di Milano farà discutere, alimentando la polemica politica, e non solo. Il ministero dell’Interno, la prefettura e il sindaco del capoluogo lombardo non hanno voluto assegnare le case popolari ai rom, come prevedeva invece un accordo già stipulato, "in dipendenza dell’origine etnica" dei nomadi che avrebbero dovuto entrare negli alloggi. È questa una delle motivazioni per cui il tribunale civile di Milano ha dato ragione a dieci nomadi milanesi che avevano presentato un ricorso contro Roberto Maroni, Letizia Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi.

L'ordinanza Secondo il giudice, Roberto Bichi, come si legge nell’ordinanza, trova riscontro la tesi dei nomadi "circa la motivazione del comportamento omissivo" dell’amministrazione comunale, che non ha assegnato i 25 alloggi, "correlato alla mera constatazione dell’appartenenza all’etnia rom dei beneficiari" degli alloggi. Il giudice inoltre fa riferimento alla "obiettiva constatazione che il diniego all’attuazione delle convenzioni riguarda esclusivamente tutti i soggetti accomunati dall’appartenenza alla medesima etnia". Perciò per il magistrato l’ordinanza emanata serve anche a "impedire che possano trovare spazio nel circuito sociale condotte (...) che, anche indirettamente, determinino una situazione di svantaggio o impediscano il raggiungimento di un legittimo vantaggio a persone, in dipendenza dell’origine etnica".

Le case ai nomdadi Col suo provvedimento il giudice ha disposto che i dieci appartamenti che erano stati in un primo momento assegnati ai dieci nomadi che hanno fatto ricorso "siano posti a disposizione" dei rom "non oltre il termine del 12 gennaio 2011". Fino a quella data, inoltre, i nomadi non potranno essere sgomberati dal campo.




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La Natività digitale spopola sul web Ma c'è chi critica l'assenza di Wikileaks

Il Messaggero

Successo senza confini di un video che usa Youtube, Twitter, iPhone, Facebook e Gmail per raccontare la nascita di Gesù


di Laura Bogliolo


ROMA (19 dicembre) - “Dobbiamo parlare subito. Sono incinta! Rispondi presto!”. L'account Gmail del mittente è holy_mary (Santa Maria), il destinatario joseph_carpenter07, (il falegname Giuseppe). Maria ha appena ricevuto un sms sul suo iPhone inviato dall'aracangelo Gabriele che annuncia: “Presto partorirai il figlio di Dio...”. Maria cerca su Wikipedia il significato di Spirito Santo, poi scrive a Giuseppe. E' il racconto della Natività versione 2.0 che sta spopolando sul web. The Guardian parla già di viral video, uno di qui filmati capaci di infettare il web peggio di un virus influenzale in inverno. Su Youtube il video “The digital story of the Nativity” ha raggiunto oltre un milione e mezzo di clic in pochi giorni.


Il racconto digitale prosegue con le emozioni di Giuseppe su Twitter (“sono così emozionato..”). Intanto sulla pagina Facebook dei futuri genitori appare l'acquisto di un bue e di un asinello. Poi l'annuncio: ”E' nato!”. Fioccano gli “I like” (mi piace) sulla pagina del social network, il contenuto viene condiviso da migliaia di amici online. Si passa poi ai re Magi che diffondono la notizia e comprano online regali da portare a Gesù. Immancabile Google maps per trovare Nazareth. E poi la creazione di un evento da condividere sempre sui social network (“stalla, Betlemme”). Il tutto finisce con il video della nascita. “I tempi cambiano, le emozioni restano le stesse” la frase che chiude il video.


Autore del filmato la Excentric, una società portoghese che realizza siti web, esperta di comunicazione online. Le uniche critiche che il video riceve sul web sono quelle relative all'assenza di Wikileaks nella ricostruzione digitale della Natività.

E' Natale 2.0 anche a con la North Point iBand che ha tenuto un concerto utilizzando esclusivamente iPad e iPhone.

Dedicato a chi crede nel futuro. Buon 2011 da Quotidiano.net

Quotidiano.net





Guarda il video realizzato da Michele Accursi ("I fatti e i volti 2010") che ripercorre gli ultimi dodici mesi della nostra vita. E' il nostro modo per dirvi che non bisogna mollare mai





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Camera, Fini non molla la poltrona: "Presidente fino a termine legislatura"

di Redazione




Il leader di Futuro e Libertà smentisce personalmente le indiscrezioni che lo volevano vicino alle dimissioni dalla presidenza della Camera, in previsione del congresso fondativo del suo movimento. Fini ai dipendenti di Montecitorio: "Le istituzioni restano e gli uomini vanno, siamo pro-tempore e tutti dovrebbero ricordarselo, però finchè dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale"



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Roma -
Fini non molla e rimane attaccato alla poltrona. Il leader di Futuro e Libertà smentisce personalmente i rumors che lo volevano vicino alle dimissioni da presidente della Camera in previsione del congresso fondativod el suo partito, che si terrà a gennaio a Milano. "Fin quando dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale", ha detto Fini in occasione degli auguri ai dipendenti di Montecitorio. "Come passa il tempo, sono già due anni e mezzo, è già la terza volta che ci facciamo gli auguri- ha ricordato Fini - e ci vedremo anche in futuro", perchè "Le istituzioni restano e gli uomini vanno, siamo pro-tempore e tutti dovrebbero ricordarselo, però- ribadisce - finchè dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale".




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La peggio gioventù

Il Tempo


Il tam tam dell’antagonismo e dello sfascismo parla chiaro: mercoledì la Peggio Gioventù vuole mettere a soqquadro Roma e già da oggi promette un antipasto di quel che sarà. Gli studenti minacciano raid a sorpresa da oggi. E spuntano volantini inquietanti.



Il volantino dei


Eccolo qua, il nuovo nemico pubblico, Maurizio Gasparri. Il capogruppo del Pdl ha detto che al posto della pacca sulla spalla e delle scarcerazioni automatiche per i teppisti, ci vuole legge e ordine. Bisogna isolare i violenti e metterli in sicurezza prima delle manifestazioni. Al netto del modo un po’ ruspante con il quale Gasparri mette giù le sue proposte politiche, credo che il capogruppo del Pdl abbia ragione. Siamo circondati da un’aria torbida, cattiva e sinistra e i miei cronisti in questi giorni mi hanno riferito cose che spero non si realizzino. Il tam tam dell’antagonismo e dello sfascismo parla chiaro: mercoledì la Peggio Gioventù vuole mettere a soqquadro Roma e già da oggi promette un antipasto di quel che sarà.



Agli studenti pacifici e in buona fede il diritto di manifestare deve essere garantito, ma più osservo i fatti e più sono convinto che sia arrivato il momento della linea dura. Guardate la foto che pubblichiamo qui a fianco. Per i redattori del mio giornale non ci sono dubbi: è un volantino distribuito in piazza nei giorni degli scontri e la giovinetta sorridente sotto l’ascella cela una pistola. Forse qui a Il Tempo ci vediamo tutti male, ma sfido i lettori a vedere qualcos’altro. Mi auguro che almeno sia caricata ad acqua e che sia una goliardata, ma in ogni caso, il segnale è inquietante.

Quando i cronisti Fabio di Chio e Augusto Parboni mi hanno mostrato il volantino e informato delle intenzioni dei descamisados fuori corso, ho realizzato che tutti i discorsi degli intelligentoni sono fuori tempo massimo. C’è un treno carico di materiale che scotta in corsa. Bisogna fermarlo. I disordini, gli incidenti, gli scontri drammatici di qualche giorno fa sono solo il primo piatto di un pranzo indigesto. Ho letto in questi giorni articoli pieni di comprensione per «i ragazzi», editoriali colmi di buonismo e sociologia da quattro soldi. Sono pericolosi. Innescano una reazione di solidarietà, danno ai violenti la giustificazione per colpire e sentirsi parte di un progetto per un radioso avvenire. Attenti, cari chierici in servizio permanente effettivo, questo non è il Sessantotto, siamo di fronte a qualcosa che non ha progetto politico e rispetto al passato ha a disposizione strumenti ancor più letali.

C’è la Rete, con la sua comunicazione in tempo reale, i suoi slogan, le sue parole d’ordine e la sua capacità di mobilitazione. Muovere masse di violenti, di ingenui pronti a immolarsi per una causa sbagliata, è facile. Non siamo nell’era della clandestinità, ma dello scambio di informazioni in chiaro, in real time, della sfida aperta, della violenza dichiarata, cercata e sbattuta in faccia al mondo, possibilmente in diretta. Quel che sta accadendo nelle università e nelle fabbriche dovrebbe preoccupare tutti e invece stiamo assistendo a una folle gara alla giustificazione del peggio e alla mistificazione della realtà contemporanea.


Il fallimento del nostro sistema educativo è totale, è plasticamente rappresentato dalla piazza sbavante di giovani che imbracciano spranghe e tirano sanpietrini. Una parte di loro ha la testa completamente vuota, ma le mani sono armate. Sono là perché vogliono pestare lo sbirro, odiano lo Stato, desiderano lo scontro fisico. Questo fallimento è, prima di tutto, delle famiglie e poi della scuola che ha dimenticato una materia fondamentale: l’educazione civica. Invece di alzare il sopracciglio e impartire lezioni dal salotto, l’intellighentsia di questo Paese dovrebbe fare lo sforzo di ascoltare e leggere cosa si dice nelle università.
Scoprirebbero un mondo intriso di fanatismo e una nuova ideologia che sogna il rovesciamento del governo con la piazza.

Sono «contro» tutto», perfino contro Roberto Saviano. Parte di questo movimento estremista viene da sinistra, ma si salda con il magma del mondo degli ultras da stadio, con gli sbandati delle aree metropolitane, con la pura delinquenza il cui unico fine è il caos. Gasparri è il nuovo nemico pubblico e una massa di sfascisti è l’emblema della democrazia. Questo è il risultato del dibattito politico italiano. Fa orrore. Dei fatti, quelli che Il Tempo pubblica da giorni non gliene importa niente a nessuno. Un ragazzo ha rischiato di essere ammazzato con un colpo di casco in faccia e sapete perché? Secondo le direttive dei compagni non doveva lanciare arance ma pietre contro i poliziotti. É stato «punito» da un suo compagno di lotta. Sono sballati che ballano la danza della morte.

Mario Sechi
20/12/2010




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2001 Odissea nello spazio: dal sottosuolo spuntano 17 minuti di scene inedite

Il Messaggero


La Warner pensa al lancio di una versione integrale del film



di Flavio Pompetti

NEW YORK (19 dicembre) - Una miniera di sale abbandonata a 230 metri di profondità sotto il manto della prateria del Kansas, ha custodito per 42 anni 17 minuti di pellicola del film “2001, Odissea nello spazio”. Lo spezzone recuperato lo scorso settembre durante le ricerche per un documentario sulla realizzazione del film, è stato proiettato venerdì sera a Toronto, come corredo alla presentazione di una nuova versione cinematografica del colossal americano, restaurato e adattato in 70 mm.

A presentare i “fotogrammi dimenticati” del capolavoro epico, c’era Douglas Trumbull, il giovane poco più che ventenne che nel 1968 ricevette l’incarico da parte del regista Stanley Kubrick di curare gli effetti speciali fotografici del film, e che poi finì per firmare nel prosieguo della sua carriera successi del calibro di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Spielberg e poi Blade Runner di Ridley Scott.

Trumbull non si è imbarcato in una ricerca avventurosa, e la sua non è stata una scoperta archeologica alla Indiana Jones. Più semplicemente, aveva ricevuto con il suo collega David Larson l’incarico da parte della Warner Brothers di girare un documentario sulla realizzazione del film, e nel corso della ricerca ha visitato le volte sotterranee della miniera Hutchinson, in Kansas. Questa cava abbandonata, come altre negli Usa, da decenni è utilizzata per immagazzinare preziosi frammenti di pellicola che l’umidità dell’aria potrebbe danneggiare. La MGM, che aveva prodotto Odissea nello spazio, aveva affittato una sezione del deposito, ed è qui che le sequenze fotografiche sono state trovate, come ha confermato la curatrice della collezione filmica delle volte, Elizabeth Spence.

Che cosa contengono le sequenze ritrovate? Una scena nella quale il computer di bordo HAL rescinde la comunicazione radio tra l’astronave Discovery e la navetta nella quale si trova l’astronauta Frank Poole, prima di tappare la riserva di ossigeno e di ammazzarlo. La seconda, mostra l’altro astronauta Dave Bowman, quello che sopravviverà al duello finale con HAL, alla ricerca di pezzi di ricambio per un antenna danneggiata. Una terza è una ripresa di quasi sette minuti del lancio di un osso da parte di una delle scimmie, nella sequenza che conclude la prima parte del film.

Nel complesso i 17 minuti di pellicola sembrano essere la parte centrale dei 19 che furono alleggeriti in post produzione, e che portarono la durata dai 160 minuti originali agli attuali 141. Non ci sono dunque rivelazioni straordinarie, né svolte di contenuto tali da fornire nuove chiavi di lettura per i tanti misteri interpretativi che ancora circondano “2001” a quattro decenni dal suo debutto nelle sale. Ma anche i dettagli più insignificanti sono destinati a lasciare una traccia nello stuolo di adoratori della pellicola, che viene considerata una pietra miliare nello sviluppo del film di fantascienza, e uno dei lungometraggi che hanno fatto la storia del cinema.

Il ritrovamento infatti ha risvolti commerciali che sicuramente supereranno quelli filologici. La Warner Brothers ha cancellato l’accordo iniziale con Trumbull per la realizzazione del documentario sulla creazione del film. Il tecnico potrebbe decidere al suo posto di confezionare un libro fotografico di documentazione “dietro le scene”, che includa i fotogrammi inediti.

Non è da escludere poi che la major hollywoodiana pensi all’uscita di un nuovo home video da aggiungere alla poderosa collezione di materiali già sul mercato. Una versione pregiata in blu-ray, per chi non può farsi mancare nemmeno un frammento di immagine tagliato dalle forbici del montatore. Trumbull ha già gettato l’amo: i fotogrammi sono stati conservati alla perfezione, per l’appunto sotto sale, e sono degni di essere riaccordati ad una pellicola che i pochi detrattori in verità hanno sempre denunciato per l’eccessiva lentezza, e per una durata complessiva esasperante.




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Banca Meridionale: sesso, cocaina, usura Ecco dove finirono i soldi di Cacciapuoti

Il Mattino


di Leandro Del Gaudio


NAPOLI (20 dicembre) - Se la prende con i suoi ex compagni di avventura e li mette in fila uno dopo l’altro. Fa nomi e cognomi, una cinquantina in tutto, svela aneddoti e misfatti, raccontando la storia di un crac finanziario per il quale resta l’unico indiziato. Tono bonario, strategia accusatoria ma non troppo, parla Raffaele Cacciapuoti, principe di Montebello, che mette in mezzo amici, soci, professionisti napoletani. Un lungo racconto che spiega in parte come sono finiti i milioni della mai nata banca popolare meridionale, a partire dalle spese «scriteriate» di un ex «collega» che avrebbe fatto man bassa dei risparmi raccolti con l’acquisto di cocaina e macchine di lusso. Cinquantuno pagine, un memoriale spedito in Procura a Napoli dove è in corso l’inchiesta sulla presunta sottrazione di otto milioni di euro, capitale della Banca popolare del Meridione.

La bella vita.
Le accuse di Cacciapuoti colpiscono un sedicente imprenditore napoletano, che avrebbe avuto libero accesso ai fondi raccolti per le sottoscrizioni di 842 aspiranti soci della banca mai nata: «Scopro con grande sorpresa ed amarezza - spiega Cacciapuoti agli inquirenti - che grazie alla mole di soldi per incanto piovuta nelle sue tasche, ”omissis” aveva incominciato a frequentare i locali notturni più alla moda d’Italia, Porto Cervo e Desenzano su tutte».

L’usura. Stando al racconto del promotore latitante, sarebbero proprio le «pazzie» del suo ex amico a far entrare nel circuito delle sottoscrizioni alcuni usurai, pronti a mettere le mani sul flusso di denaro «reale» che entrava nelle casse di via Santa Brigida. «Non sono stato l’unico ad operare su quel conto corrente - spiega nel suo memoriale - c’è stato ”omissis” che ha fatto uso di massicce dosi di cocaina, preso da un delirio di onnipotenza raccoglieva soldi all’impazzata, anche da usurai, che non aspettavano altro per entrare nel mio progetto e comincia a promettere posti chiave nella futura banca, oltre a mettere sempre più spesso le mani nelle casse». Dunque: «In quel periodo non sono stato l’unico ad operare sul conto corrente». È a questo punto che Cacciapuoti fa i nomi anche di alcuni usurai, qualcuno di Chiaia - riconosciuto con il soprannome di «King Kong» - qualcun altro di Ercolano...




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C’era un attacco allo Stato, oggi no"

La Stampa


Così commenta il pm del «teorema»





GUIDO RUOTOLO
ROMA

Il nuovo movimento degli studenti ricorda per certi versi gli albori del ’68». Pietro Calogero, oggi procuratore generale di Venezia, in quei terribili Anni 70 pm alla Procura di Padova, indagò sulla autonomia operaia, e con il processo «7 Aprile» (1979) portò alla sbarra i capi di Autonomia, da Toni Negri a Oreste Scalzone, ritenuti «cervello organizzativo di un progetto di insurrezione armata contro i poteri dello Stato».

Procuratore Calogero, possiamo già parlare di un nuovo ’68?
«Questo non lo so. Vedo una parentela, mettiamola così, tra il ’68 e questo movimento. Ma invocare oggi un nuovo “7 Aprile” è una sciocchezza. Quegli arresti furono frutto di una indagine di anni di lavoro condotti nel pieno rispetto della legalità, ci tengo a precisarlo. Riproporli oggi equivale a dare una risposta emotiva sbagliata».

Anche perché siamo in un contesto radicalmente diverso dagli Anni Settanta.
«Questo lo penso anch’io. Dietro ai fatti di oggi, al movimento, non vedo nessun disegnostrategia che possa riportarci agli Anni Settanta. Allora c’era una tenaglia che stringeva il movimento: il combattentismo rivoluzionario, penso alle Br, e, dall’altra parte, l’illegalità diffusa, Potere Operaio e l’Autonomia operaia».

Oggi tutto questo non c’è.
«Il nuovo che è sceso in piazza assomiglia al movimento di contestazione del ’68 ma, a differenza di quegli anni, non aggredisce l’intero sistema ma solo alcuni aspetti, per esempio sul versante della formazione scolastica. Per il momento, non vedo nulla di eversivo, nessun disegno preordinato di ribaltamento del sistema. Semmai è un movimento di protesta, di insoddisfazione».

Di giovani senza futuro?
«E mica siamo indovini. Il futuro c’è sempre stato e per tutti. Bisogna aspettare e creare le condizioni perché le nuove generazioni trovino una loro collocazione».

La suggestione del parallelismo con il ’68 è forte. Soprattutto per quello che ne seguì, con la violenza di piazza, il terrorismo